Diario quotidiano del 4 febbraio 2016: il procacciatore d’affari non è soggetto all’Enasarco

Pubblicato il 4 febbraio 2016



chiarimenti dal welfare sulle collaborazioni; Cassazione conferma: il procacciatore d’affari non è soggetto all’Enasarco; accertamento fiscale nei riguardi della società “a ristretta base” salvo il socio che non si occupa della gestione; 730 precompilato e spese mediche: in G.U. la proroga al 9 febbraio del termine per l’invio dei dati; istanze di interpello anche alle Dogane; imposte sui redditi: da Assonime le novità sulla Certificazione Unica 2016 con una circolare; niente sgravio contributivo per i lavoratori con partita Iva “pescati” seguito di accertamento ispettivo dell’INPS; flussi d’ingresso dei lavoratori non comunitari per l’anno 2016; genitori e figli, la legge oltre gli affetti: dalla collaborazione tra CNN e Associazioni dei consumatori, studi di settore: Gerico 2016 per i marginali
 
Indice: 1) Chiarimenti dal welfare sulle collaborazioni 2) Cassazione conferma: il procacciatore d’affari non è soggetto all’Enasarco 3) Accertamento fiscale nei riguardi della società “a ristretta base” salvo il socio che non si occupa della gestione 4) 730 precompilato e spese mediche: in G.U. la proroga al 9 febbraio del termine per l’invio dei dati 5) Istanze di interpello anche alle Dogane 6) Imposte sui redditi: da Assonime le novità sulla Certificazione Unica 2016 con una circolare 7) Niente sgravio contributivo per i lavoratori con partita Iva “pescati” seguito di accertamento ispettivo dell’INPS 8) Flussi d’ingresso dei lavoratori non comunitari per l’anno 2016 9) Genitori e figli, la legge oltre gli affetti: dalla collaborazione tra CNN e Associazioni dei consumatori 10) Studi di settore: Gerico 2016 per i marginali  
  1) Chiarimenti dal welfare sulle collaborazioni Sono puntualmente arrivati i primi chiarimenti sulle collaborazioni. Sgravi contributivi a chi regolarizza le co.co.co. e le partite Iva. Chi si avvale della procedura di stabilizzazione Jobs act, infatti, può applicare la riduzione contributiva del 40% riconosciuta dalla legge Stabilità 2016 sulle assunzioni di quest’anno. La sanatoria, inoltre, può riguardare sia rapporti in essere e sia ex contratti. Il Ministero del lavoro, con la circolare n. 3 del 2016 sulla riforma delle co.co.co., illustra come e quando si applicano le regole del lavoro dipendente alle co.co.co. etero-organizzate (tempi e luogo lavoro) e anche ai contratti di “lavoro a progetto” in corso e annuncia campagne ispettive nei call-center. Dal 25 giugno 2015 finisce il lavoro a progetto: infatti, da tale data non è più possibile stipulare contratti del genere e la relativa disciplina della riforma Biagi (artt. 61-69bis del dlgs n. 276/2003) continua a trovare applicazione “esclusivamente per la regolamentazione dei contratti stipulati prima, i quali potranno pertanto esplicare effetti fino alla loro scadenza”. Il superamento del “lavoro a progetto”, spiega il ministero, è il fine specifico dell’operazione di riforma del Jobs act mediante l’art. 52 del Dlgs n. 81/2015 (cd codice dei contratti). La circolare spiega poi che l’etero-organizzazione ricorre qualora il collaboratore operi all’interno di un’organizzazione datoriale rispetto alla quale sia tenuto ad osservare determinati orari e a svolgere l’attività presso luoghi di lavoro individuati dal committente. Per “prestazioni di lavoro esclusivamente personali” si intendono prestazioni svolte personalmente dal titolare del rapporto, senza l’ausilio di altri soggetti, mentre sono “continuative” le prestazioni che si ripetono in un determinato arco temporale. Perché si avverino le condizioni di cui al comma 1 dell’art. 2 del DLgs. 81/2015 detti indici devono ricorrere congiuntamente. La circolare conclude la propria disanima soffermandosi sul meccanismo di “stabilizzazione” previsto dall’art. 54 del DLgs. 81/2015, consistente nella possibilità, per i datori di lavoro privati che, dal 1° gennaio 2016 e nel rispetto di determinate condizioni, assumano a tempo indeterminato soggetti già parti di contratti di co.co.co. anche a progetto e di titolari di partita IVA con cui abbiano intrattenuto rapporti di lavoro autonomo, di godere dell’estinzione degli illeciti amministrativi, contributivi e fiscali connessi all’erronea qualificazione del rapporto. Viene chiarito che tale beneficio può essere fruito anche in relazione a rapporti già esauriti, mentre è escluso per gli illeciti accertati all’esito di accessi ispettivi iniziati prima dell’avvio della procedura di assunzione.   ******   2) Cassazione conferma: il procacciatore d’affari non è soggetto all’Enasarco Niente Enasarco per il procacciatori d’affari: Affinché sia dovuta il pagamento dei contributi previdenziali occorre soffermarsi sui profili contributivi legati all’occasionalità o meno della collaborazione. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1974 del 2 febbraio 2016, ha esaminato il tema concernente l’individuazione degli elementi caratterizzanti il rapporto di agenzia rispetto a quelli attinenti al rapporto di procacciamento d’affari, ai fini del versamento dei contributi previdenziali da corrispondere all’Enasarco. In particolare, nel caso di specie, la Fondazione Enasarco proponeva ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte d’appello, che ha revocato il decreto ingiuntivo relativo alla condanna di pagamento, emessa nei confronti di una società, circa i contributi previdenziali non corrisposti al predetto Ente, in riferimento ad alcuni collaboratori, inquadrati come procacciatori d’affari ma qualificabili, nella sostanza, come agenti di commercio. Il giudice di merito aveva, infatti, ritenuto non provato che le attività in questione fossero inquadrabili come rapporti di agenzia e che, conseguentemente, dovessero essere versati i relativi contributi previdenziali. La Cassazione, dopo aver delineato quelli che sono gli elementi caratterizzanti il rapporto di agenzia, ex art. 1742 c.c., e quelli che, invece, attengono al rapporto di procacciamento d’affari, accoglie il ricorso per omessa valutazione delle risultanze istruttorie da parte della Corte d’appello.   ******   3) Accertamento fiscale nei riguardi della società “a ristretta base” salvo il socio che non si occupa della gestione E’ salvo dall’accertamento fiscale il socio che risulta estraneo alla gestione della società. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1932 del 2 febbraio 2016, è, infatti, del parere che la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ammetta la prova contraria. La Corte Suprema ribadisce il principio che, l’Agenzia delle Entrate può notificare accertamenti al socio di società di capitali “ristrette” sulla base di quanto rettificato in capo alla società. Quindi, secondo giurisprudenza vige la c.d. “complicità” sussistente tra soci di una società di capitali a ristretta base sociale, specie se familiare. La particolare presunzione consiste nell’avvenuta distribuzione degli utili extracontabili ai soci. In particolare, la sentenza n. 1932/2016 afferma che, se la base sociale è ristretta, esiste, “anche quando i soci non siano legati da rapporti familiari, la presunzione che gli stessi siano edotti degli affari sociali e quindi siano consapevoli dell’esistenza di utili extrabilancio e se li distribuiscano in proporzione delle rispettive quote di partecipazione al capitale”. Tuttavia, rimane fermo che il contribuente possa dimostrare che, nella specie, la presunzione non ha ragione di esistere, posto che il socio era estraneo alla gestione sociale. Si salva dunque da tale presunzione il socio che non ha la gestione della società   ******   4) 730 precompilato e spese mediche: in G.U. la proroga al 9 febbraio del termine per l’invio dei dati È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 1 febbraio 2016 il decreto del Ministero dell’Economia che dispone il rinvio al 9 febbraio 2016 del termine entro cui le strutture mediche, le farmacie e i professionisti che li assistono dovranno effettuare l’invio al Sistema Tessera Sanitaria dei dati relativi alle spese sanitarie e ai rimborsi effettuati nel 2015. Gli operatori interessati (strutture medico-sanitarie, farmacie e così via) e i professionisti che li assistono avranno tempo fino al 9 febbraio 2016 per l’invio al Sistema Tessera Sanitaria dei dati relativi alle spese sanitarie e ai rimborsi effettuati nel 2015 per prestazioni non erogate o parzialmente erogate. Sulla Gazzetta Ufficiale è stato infatti pubblicato il D.M. 26 gennaio 2016 con cui il Ministero dell’Economia ha formalizzato la proroga anticipata nei giorni scorsi dall’Agenzia delle Entrate. Il rinvio rispetto alla scadenza iniziale del 31 gennaio 2016 va incontro alle esigenze rappresentate dagli Ordini professionali e dalle associazioni di categoria, anche in considerazione della novità dell’adempimento che permetterà ai contribuenti di poter disporre, nel proprio 730 precompilato, delle spese mediche sostenute l’anno precedente. Opposizione per la “privacy” entro il 9 marzo Il rinvio dei termini per l’invio dei dati sanitari determina a sua volta lo slittamento al 9 marzo 2016 di quello entro il quale i contribuenti potranno comunicare alle Entrate il proprio rifiuto all’utilizzo delle spese mediche sostenute nell’anno 2015 per l’elaborazione del 730 precompilato, non alterando il sistema di tutela della privacy approvato. Tale sistema prevede la possibilità per l’assistito di esercitare l’opposizione con le seguenti modalità: direttamente all’Agenzia delle Entrate fino al 31 gennaio 2016 e dal 10 febbraio al 9 marzo 2016 accedendo direttamente all’area autenticata del sito web del Sistema Tessera Sanitaria (www.sistemats.it).     ******   5) Istanze di interpello anche alle Dogane Come cambia la disciplina sugli interpelli: Ecco le istruzioni delle Dogane. L’amministrazione “consultata” dovrà fornire risposta entro 90 giorni nel caso dell’ordinario; 120 giorni, invece, per il probatorio, l’antiabuso e il disapplicativo Le novità normative in materia di interpello tributario introdotte dal Dlgs 156/2015, in vigore dal 1° gennaio 2016, trovano applicazione anche per l’Agenzia delle Dogane. L’Agenzia delle Dogane, con la circolare n. 2/D del 29 gennaio 2016, che fa seguito a un precedente documento di prassi (circolare n. 21/D/2015) e alla determinazione direttoriale n. 10539/2016, ha fornito le necessarie istruzioni per la concreta applicazione dell’istituto da parte delle Dogane. Per i tributi amministrati dall’Agenzia delle Dogane, dunque, a esclusione delle risorse proprie, è possibile presentare l’istanza di interpello, nelle diverse tipologie previste dal Dlgs 156/2015, ovvero interpello ordinario, probatorio, antiabuso e interpello disapplicativo. L’amministrazione interpellata sarà tenuta, come prescritto dalla legge, a fornire risposta entro 90 giorni nel caso di interpello ordinario, entro 120 giorni nell’ipotesi di interpello probatorio, antiabuso e disapplicativo. Termine decorrente, in ogni caso, dalla data di ricezione dell’istanza. Come per gli interpelli gestiti dall’Agenzia delle Entrate, la risposta all’istanza vincola ogni organo dell’amministrazione con esclusivo riferimento alla questione oggetto dell’istanza e limitatamente al richiedente, con conseguente nullità di qualsiasi atto, anche a contenuto impositivo o sanzionatorio emesso in difformità dalla risposta. Il comportamento silente dell’Amministrazione, ossia la mancata risposta nel termine normativamente prescritto, viene qualificato come condivisione (silenzio-assenso), con l’effetto, che limitatamente alla questione oggetto di interpello, sono nulli eventuali atti amministrativi – anche a contenuto impositivo o sanzionatorio – emanati in difformità dalla soluzione prospettata dal contribuente. Nella prospettiva del contribuente-istante, confermato il requisito della preventività dell’istanza, per cui essa deve essere presentata prima della scadenza dei termini per la presentazione della dichiarazione o per l’assolvimento di altri obblighi tributari aventi a oggetto o, comunque, connessi alla fattispecie cui si riferisce l’istanza medesima. Quanto al contenuto, il linea con il Dlgs 156/2015, essa deve contenere i dati idonei a identificare: - l’istante; - la tipologia di interpello alla quale si intende accedere; - la circostanziata e specifica descrizione della fattispecie; - le specifiche disposizioni di cui si richiede l’interpretazione, l’applicazione o la disapplicazione; - l’esposizione, in maniera chiara e univoca, della soluzione proposta; - l’indicazione dei recapiti dell’istante e la sua sottoscrizione o del suo rappresentante legale. All’istanza deve essere allegata copia della documentazione non in possesso dell’amministrazione procedente o di altre amministrazioni pubbliche indicate dall’istante, rilevante ai fini della risposta. Qualora non sia possibile fornire risposta sulla base dei documenti allegati dal richiedente, gli uffici competenti devono chiedere, una sola volta, l’integrazione della documentazione prodotta. La mancanza degli elementi essenziali dell’istanza, quali i dati identificativi dell’istante o la descrizione circostanziata e specifica della fattispecie, comporta l’inammissibilità dell’istanza. Inammissibilità che, altresì, si configura nelle altre ipotesi contemplate nel decreto legislativo, ovvero qualora si configuri: la mancanza del requisito di preventività; il difetto delle obiettive condizioni di incertezza (ipotesi riguardante il solo interpello ordinario); la circostanza che, oggetto dell’istanza, sia una questione sulla quale il contribuente ha già ottenuto un parere o siano state già avviate attività di controllo; la mancata regolarizzazione dell’istanza prodotta nel termine di trenta giorni. Per espressa disposizione normativa, richiamata dalla circolare in esame, nell’ottica di coordinamento con l’attività di accertamento e contenzioso, le risposte alle istanze di interpello non sono impugnabili, salvo quelle relative all’interpello disapplicativo, avverso le quali può essere proposto ricorso unitamente all’atto impositivo. Sul punto, le Dogane richiamano quanto precisato dalla relazione illustrativa al Dlgs 156/2015, per cui “l’impugnazione differita, essendo configurata dal legislatore come facoltà e non obbligo del contribuente, non comporta alcuna preclusione in ordine alla contestazione in giudizio delle argomentazioni contenute nella risposta all’interpello (tendenzialmente confluite nell’atto impositivo) anche in assenza di una espressa impugnazione del parere in sede di ricorso avverso l’atto”.   ******   6) Imposte sui redditi: da Assonime le novità sulla Certificazione Unica 2016 con una circolare I sostituti d’imposta devono rilasciare il modello Certificazione Unica 2016 a lavoratori dipendenti, autonomi e titolari di redditi diversi entro il 28 febbraio 2016 per poi trasmetterlo all’Agenzia delle entrate entro il 7 marzo 2016. Assonime, con la circolare n. 4 del 3 febbraio 2016, segnala le principali novità normative incidenti sulla compilazione del modello. La prima evidente novità è la presenza di un doppio modello. Da quest’anno, difatti, i sostituti d’imposta saranno chiamati, con riferimento a quanto effettuato nel corso del 2015, ad elaborare due distinte certificazioni. Nel dettaglio, entro la consueta data del 28 febbraio 2016, i sostituti dovranno procedere a rilasciare ai lavoratori interessati, una certificazione denominata “CU Sintetico”. Così come previsto per lo scorso anno, inoltre, le certificazioni dovranno essere trasmesse all’Amministrazione finanziaria, entro la scadenza del 7 marzo 2016, con la novità che i flussi telematici inviati non saranno equivalenti al modello CU sintetico rilasciato al sostituito. Al contrario, così come chiarito nelle istruzioni, il modello trasmesso conterrà maggiori informazioni – includendo una serie di dati trasmessi, sino allo scorso anno, mediante la presentazione del modello 770 Semplificato - e sarà denominato “CU Ordinario”. Nuovi contenuti della CU Oltre il cambiamento di struttura innanzi riportato, la CU 2016 contiene ulteriori importanti modifiche rispetto al 2015 in parte originate proprio dal migrazione in tale modello di alcuni dati in precedenza contenuti nel Modello 770 semplificato. Di seguito si riportano alcune delle novità più significative: - l’obbligatorietà di riportare sempre il codice fiscale del coniuge del sostituito, ancorché non a carico, nell’apposita sezione dei familiari. Tale dettaglio permette di risolvere la problematica di compilazione del modello 730 precompilato, riscontrata lo scorso anno, laddove in casi analoghi risultava necessario intervenire manualmente, al fine di indicare nel modello dichiarativo, il codice fiscale del coniuge non a carico; - risulta sdoppiata la casella relativa ai redditi di lavoro dipendente, in modo da dare distinta evidenza di quanto erogato in relazione a rapporti di lavoro a tempo indeterminato, rispetto ad eventuali erogazioni inerenti rapporti a tempo determinato. Con l’aggiunta di tale distinzione scompare la casella, presente nel vecchio modello, necessaria per indicare la natura del rapporto, a tempo indeterminato o determinato. Attraverso tale modifica, peraltro, non è più necessario, nei casi di certificazioni contenenti entrambe le tipologie, procedere con la predisposizione del cosiddetto “multi-modulo”; - la necessita di indicare, mediante l’apposizione del codice 2, all’apposita casella 11, denominata “Casi particolari”, se sono presenti giorni per i quali non spettano detrazioni d’imposta; - il dettaglio degli oneri da indicare nella sezione “Oneri deducibili”, mediante l’apposizione di appositi codici da rilevare dalla tabella L, annessa alle istruzioni; - l’inclusione nella sezione “Altri dati” della casella 477, necessaria al fine di indicare la liquidazione mensile del TFR come parte integrante della retribuzione (c.d. Qu.I.R.), prevista per i lavoratori dipendenti del settore privato con un rapporto di lavoro in essere da almeno sei mesi. Come precisato dalle istruzioni, tale quota non risulta rilevante ai fini del superamento dei limiti di reddito complessivo, da tenere in considerazione per poter beneficiare del bonus previsto all’art. 13, c. 1-bis, del TUIR (c.d. “bonus Irpef”). Relazioni con il Modello 770 Altro aspetto di sicuro interesse attiene ai rapporti tra CU e Modello 770 Semplificato. Da una prima lettura delle istruzioni di entrambi i modelli, difatti, si nota come le informazioni di natura dichiarativa siano state eliminate dal modello 770 Semplificato, in quanto completamente trasferite nel modello CU 2016 Ordinario. Tale impostazione, da un lato evita la duplicazione dei dati avvenuta lo scorso anno – i dati dichiarativi delle certificazioni, quest’anno saranno trasmesse esclusivamente mediante il flusso telematico che il sostituto d’imposta dovrà inviare all’Amministrazione entro il 7 marzo 2016 – dall’altro, tuttavia, porta con sé alcune complicazioni che non possono sfuggire agli operatori del settore. Con tutti i suoi limiti, difatti, il vecchio Modello 770 Semplificato permetteva ai sostituti di chiudere, mediante la compilazione di un unico strumento dichiarativo, tutti gli adempimenti connessi a quanto operato nell’anno d’imposta precedente. In altre parole, il modello permetteva da un lato di dichiarare i redditi erogati e le ritenute operate e dall’altro lato di riassumere i versamenti d’imposta effettuati, nonché le relative compensazioni. Al contrario, con la nuova modulistica tale adempimento dovrà svolgersi in due fasi: - entro il 7 marzo saranno trasmesse le Certificazioni Uniche; - entro il 1 agosto 2016, verrà inviato il modello 770 Semplificato, contenente esclusivamente i quadri ST, SV, SX e SY.     ******   7) Niente sgravio contributivo per i lavoratori con partita Iva “pescati” seguito di accertamento ispettivo dell’INPS Nel caso in cui, a seguito di accertamento ispettivo, il rapporto di lavoro autonomo, con o senza partita IVA, e quello parasubordinato vengano riqualificati come rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, è da escludere la possibilità di usufruire, in relazione a tali lavoratori, dello sgravio contributivo ex art. 1, comma 118 e ss., della L.190/2014, Lo precisa l’INPS, con il messaggio n. 459 del 3 febbraio 2106, relativo Esonero contributivo ex art.1, comma 118 e ss., L.190/2014. Interpelli del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sulla spettanza del beneficio in ipotesi di assunzione effettuata dai Gruppi Parlamentari (n. 30/2015), di riqualificazione del rapporto di lavoro a seguito di accesso ispettivo (n. 2/2016) e di assunzione di lavoratore percettore del trattamento pensionistico (n. 4/2016). Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Direzione generale per l’Attività Ispettiva - ha recentemente fornito precisazioni in materia di accesso all’esonero contributivo triennale previsto dall’art.1, comma 118 e seguenti, della Legge n.190/2014. A tal proposito, l’INPS con il suddetto messaggio procede ad illustrare il contenuto degli interpelli in oggetto, a beneficio delle strutture territoriali. Esonero contributivo per assunzioni a tempo indeterminato – Gruppi parlamentari Su richiesta del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, il Ministero ha chiarito che il beneficio contributivo introdotto dalla legge n.190/2014 può essere riconosciuto anche a favore dei gruppi parlamentari costituiti presso la Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica in relazione alle assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel corso dell’anno 2015 (all. n. 1). Al riguardo, il Dicastero rileva che l’art. 1, comma 118, della legge 190/2014, nel fare esplicito riferimento ai datori di lavoro privati, non sembra restringere la platea dei beneficiari ai soli datori di lavoro “imprenditori”; tale interpretazione letterale ed estensiva della disposizione normativa è stata confermata anche dall’INPS che, nella circolare n.17/2015, ha ritenuto il beneficio applicabile a tutti i datori di lavoro, anche non imprenditori. Riqualificazione del rapporto di lavoro a seguito di accertamento ispettivo e fruizione degli sgravi contributivi di cui alla L. n. 190/2014 Nell’ipotesi in cui, a seguito di accertamento ispettivo, il rapporto di lavoro autonomo, con o senza partita IVA, e quello parasubordinato vengano riqualificati come rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha escluso la possibilità di usufruire, in relazione a tali lavoratori, dello sgravio contributivo ex art. 1, comma 118 e ss., della L.190/2014. La decisione del Ministero si fonda su tre ordini di ragioni: innanzitutto, in applicazione dell’art. 1, comma 1175, della L.296/2006 che subordina la fruizione dei benefici contributivi e normativi, tra l’altro, al rispetto degli altri obblighi di legge, è escluso che si possa accedere all’incentivo nell’ipotesi in cui non siano stati rispettati gli obblighi previsti dalle leggi in materia di lavoro e di legislazione sociale. In secondo luogo, poiché la disposizione di legge, nell’intento di creare stabile occupazione, vuole sollecitare ed incentivare l’assunzione “spontanea” di personale, sarebbe contrario allo spirito della legge premiare una situazione che non ha tali caratteristiche essendo inoltre instaurata in violazione della legge. Infine, il Ministero richiama l’art. 54 del D.Lgs. n. 81/2015, con il quale, nell’ipotesi di stabilizzazione di collaboratori o titolari di partita IVA, si prevede l’estinzione “degli illeciti amministrativi, contributivi e fiscali connessi all’erronea qualificazione del rapporto di lavoro, fatti salvi gli illeciti accertati a seguito di accessi ispettivi effettuati in data antecedente alla assunzione”. In tal caso il legislatore ha escluso la possibilità di avvantaggiarsi della estinzione degli illeciti qualora sia già “iniziato” un accertamento ispettivo; a maggior ragione, deve escludersi la possibilità di usufruire di un esonero contributivo dopo la definizione dell’accertamento che ha riqualificato il rapporto di lavoro. Esonero contributivo ex art. 1, comma 118, L. n. 190/2014 – lavoratore percettore di trattamento pensionistico Con la risposta al terzo interpello, il Ministero comprende, tra i possibili destinatari dell’assunzione agevolata ex L.190/2014, anche i percettori di un trattamento pensionistico, in quanto il disposto dell’art.1, comma 118, della citata legge non limita in alcun modo la platea dei lavoratori che possono essere assunti con lo sgravio in questione. In assenza di una preclusione espressa, previo il rispetto di tutti i requisiti richiesti dalla legge, si deve, pertanto, ritenere possibile il riconoscimento del sopra citato beneficio anche nell’ipotesi di assunzione di titolari di trattamento pensionistico.   ******   8) Flussi d’ingresso dei lavoratori non comunitari per l’anno 2016 Il Ministero del Lavoro ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 26 del 2 febbraio 2016, il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 dicembre 2015, con la programmazione transitoria dei flussi d’ingresso dei lavoratori non comunitari nel territorio dello Stato, per l’anno 2016. DPCM 14 dicembre 2015 Programmazione transitoria dei flussi d'ingresso dei lavoratori non comunitari nel territorio dello Stato, per l'anno 2016. (16A00667) (GU n. 26 del 2-2-2016) IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI Visto il decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni ed integrazioni, recante il   Testo   unico   delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero; Visto, in particolare, l'art. 3 del Testo unico sull'immigrazione, il quale dispone che la determinazione annuale delle quote massime di stranieri da ammettere nel territorio dello Stato avviene con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sulla base dei criteri generali per la definizione dei flussi d'ingresso individuati nel Documento   programmatico   triennale,   relativo   alla   politica dell'immigrazione e degli stranieri nel territorio dello Stato, e che «in caso di mancata pubblicazione del decreto di programmazione annuale, il Presidente del Consiglio dei ministri puo' provvedere in via transitoria, con proprio decreto, entro il 30 novembre, nel limite delle quote stabilite nell'ultimo decreto emanato»; Visto il decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, e successive modificazioni ed integrazioni, «Regolamento recante norme di attuazione del Testo unico sull'immigrazione»; Considerato che il Documento programmatico triennale non e' stato emanato; Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 dicembre 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, Serie generale n. 300 del 29 dicembre 2014, concernente la Programmazione transitoria dei flussi d'ingresso dei lavoratori non comunitari per lavoro non stagionale nel territorio dello Stato per l'anno 2014, che prevede una quota d'ingresso di 17.850 lavoratori non comunitari per motivi di lavoro non stagionale; Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 2 aprile 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, Serie generale, n. 104 del 7   maggio   2015,   concernente   la Programmazione transitoria dei flussi d'ingresso dei lavoratori non comunitari per lavoro stagionale nel territorio dello Stato per l'anno 2015, che autorizza l'ingresso di 13.000 cittadini non comunitari residenti all'estero per motivi di lavoro stagionale; Rilevato che e' necessario prevedere una quota di ingresso per l'anno 2016 di lavoratori non comunitari per lavoro non stagionale, residenti all'estero, che hanno partecipato a corsi di formazione professionale e di istruzione nei Paesi di origine, ai sensi dell'art. 23 del citato Testo unico sull'immigrazione, al fine di assicurare continuita' ai rapporti di cooperazione con i Paesi terzi; Tenuto conto inoltre delle esigenze di specifici settori produttivi nazionali che richiedono lavoratori autonomi per particolari settori imprenditoriali e professionali; Visto l'art. 21 del citato Testo unico sull'immigrazione, circa la previsione di quote riservate all'ingresso di lavoratori di origine italiana; Ravvisata l'esigenza di prevedere una quota di ingresso in Italia, nell'anno 2016, di lavoratori cittadini dei Paesi non comunitari che hanno partecipato all'Esposizione Universale di Milano del 2015 che gli stessi Paesi ritenessero di utilizzare per le attivita' di smantellamento dei rispettivi padiglioni espositivi; Considerata infine l'esigenza di consentire la conversione in permessi di soggiorno per lavoro subordinato e per lavoro autonomo di permessi di soggiorno rilasciati ad altro titolo; Rilevato che ai fini anzidetti puo' provvedersi con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri da adottare, in via di programmazione transitoria, nel limite della quota complessivamente utilizzabile per l'anno 2016, risultante dalla corrispondente quota di ingresso di 17.850 unita' per motivi di lavoro non stagionale ed autonomo, autorizzata con il citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 dicembre 2014, sopra richiamato, in quanto ultimo decreto emanato per tale categoria di lavoratori; Ravvisata inoltre la necessita' di prevedere una quota di ingresso di lavoratori non comunitari per lavoro stagionale da ammettere in Italia per l'anno 2016, al fine di rendere disponibile il contingente di lavoratori necessario, in particolare, per le esigenze del settore agricolo e del settore turistico-alberghiero e che, allo scopo, puo' provvedersi, in via di programmazione transitoria, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, nel limite della quota stabilita con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 2 aprile 2015, sopra richiamato, in quanto ultimo decreto emanato per la tipologia dei lavoratori non comunitari stagionali; Considerato infine che, allo scopo di semplificare ed ottimizzare procedure e tempi per l'impiego da parte dei datori di lavoro di lavoratori non comunitari stagionali, e' opportuno incentivare le richieste di nulla osta al lavoro pluriennale, riservando una specifica quota, all'interno della quota complessiva stabilita per lavoro stagionale; Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 aprile 2015, con il quale al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Professor Claudio De Vincenti, e' stata conferita la delega per talune funzioni del Presidente del Consiglio dei ministri,   Decreta:   Art. 1  
  1. A titolo di programmazione transitoria dei flussi d'ingresso dei
lavoratori non comunitari per l'anno 2016, sono ammessi in Italia, per motivi di lavoro subordinato non stagionale e di lavoro autonomo, i cittadini non comunitari entro una quota massima di 17.850 unita'.
  1. Nella quota complessiva indicata al comma 1, sono comprese le
quote da riservare alla conversione in permessi di soggiorno per lavoro subordinato e per lavoro autonomo di permessi di soggiorno rilasciati ad altro titolo. Art. 2  
  1. Nell'ambito della quota indicata all'art. 1, sono ammessi in
Italia 1.000 cittadini stranieri non comunitari residenti all'estero, che abbiano completato programmi di formazione ed istruzione nei Paesi d'origine ai sensi dell'art. 23 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.
  1. E' consentito inoltre l'ingresso in Italia per motivi di lavoro
autonomo, nell'ambito della quota di cui all'art. 1, di 2.400 cittadini non comunitari residenti all'estero, appartenenti alle seguenti categorie:
  1. a) imprenditori che intendono attuare un piano di investimento di
interesse per l'economia italiana, che preveda l'impiego di risorse proprie non inferiori a 500.000 euro e provenienti da fonti lecite, nonche' la creazione almeno di tre nuovi posti di lavoro;
  1. b) liberi professionisti che intendono esercitare professioni
regolamentate o vigilate, oppure non regolamentate ma rappresentate a livello nazionale da associazioni iscritte in elenchi tenuti da pubbliche amministrazioni;
  1. c) titolari di cariche societarie di amministrazione e di controllo
espressamente previsti dal decreto interministeriale 11 maggio 2011,
  1. 850;
  2. d) artisti di chiara fama o di alta e nota qualificazione
professionale, ingaggiati da enti pubblici o privati, in presenza dei requisiti espressamente previsti dal decreto interministeriale 11 maggio 2011, n. 850;
  1. e) cittadini stranieri che intendono costituire imprese «start-up
innovative» ai sensi della legge 17 dicembre 2012 n. 221, in presenza dei requisiti previsti dalla stessa legge e che sono titolari di un rapporto di lavoro di natura autonoma con l'impresa.
  1. Nell'ambito della quota prevista all'art. 1, e' consentito
l'ingresso in Italia nell'anno 2016, per motivi di lavoro subordinato non stagionale e di lavoro autonomo, di 100 lavoratori di origine italiana per parte di almeno uno dei genitori fino al terzo grado in linea diretta di ascendenza, residenti in Argentina,   Uruguay, Venezuela e Brasile.
  1. Nei limiti della quota complessiva indicata all'art. 1, e'
consentito l'ingresso in Italia di 100 lavoratori cittadini dei Paesi non comunitari che hanno partecipato all'Esposizione Universale di Milano 2015. Art. 3  
  1. Nell'ambito della quota di cui all'art. 1, e' autorizzata la
conversione in permessi di soggiorno per lavoro subordinato di:
  1. a) 4.600 permessi di soggiorno per lavoro stagionale;
  2. b) 6.500 permessi di soggiorno per studio, tirocinio e/o formazione
professionale;
  1. c) 1.300 permessi di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo
rilasciati ai cittadini di Paesi terzi da altro Stato membro dell'Unione europea.
  1. Nell'ambito della quota di cui all'art. 1,   e'   inoltre
autorizzata la conversione in permessi di soggiorno per lavoro autonomo di:
  1. a) 1.500 permessi di soggiorno per studio, tirocinio e/o formazione
professionale;
  1. b) 350 permessi di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo,
rilasciati ai cittadini di Paesi terzi da altro Stato membro dell'Unione europea. Art. 4  
  1. Sono inoltre ammessi in Italia, in via di programmazione
transitoria dei flussi d'ingresso dei lavoratori non comunitari per l'anno 2016, per motivi di lavoro subordinato stagionale, i cittadini non comunitari residenti all'estero entro una quota di 13.000 unita', da ripartire tra le regioni e le province autonome a cura del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
  1. La quota di cui al comma 1 del presente articolo riguarda i
lavoratori subordinati stagionali non comunitari   cittadini   di Albania, Algeria, Bosnia-Herzegovina, Corea (Repubblica di Corea), Costa d'Avorio, Egitto, Etiopia, Ex   Repubblica   Jugoslava   di Macedonia, Filippine, Gambia, Ghana, Giappone,   India,   Kosovo, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria, Pakistan, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Sudan, Ucraina, Tunisia.
  1. Nell'ambito della quota indicata al comma 1 del presente
articolo, e' riservata una quota di 1.500 unita' per i lavoratori non comunitari, cittadini dei Paesi indicati al comma 2, che abbiano fatto ingresso in Italia per prestare lavoro subordinato stagionale per almeno due anni consecutivi e per i quali il datore di lavoro presenti richiesta di nulla osta pluriennale per lavoro subordinato stagionale. Art. 5   I termini per la presentazione delle domande ai sensi del presente decreto decorrono:
  1. a) per le categorie dei lavoratori non comunitari per lavoro non
stagionale ed autonomo, compresi nella quota complessiva indicata al precedente art. 1, comma 1, dalle ore 9,00 del settimo giorno successivo alla data di pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana;
  1. b) per i lavoratori non comunitari stagionali, compresi nella quota
complessiva indicata al precedente art. 4, comma 1, dalle ore 9,00 del quindicesimo giorno successivo alla data di pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Art. 6  
  1. Le quote per lavoro subordinato, stagionale e non stagionale,
previste dal presente decreto, saranno ripartite dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali alle Direzioni territoriali del lavoro, alle Regioni e alle Province autonome.
  1. Trascorsi novanta giorni dalla data di pubblicazione del
presente decreto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, qualora vengano rilevate quote significative non utilizzate tra quelle comprese nelle quote complessive rispettivamente indicate agli articoli 1 e 4 del presente decreto, tali quote, ferma restando ciascuna quota complessiva   massima   prevista,   possono   essere diversamente ripartite dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sulla base delle effettive necessita' riscontrate sul mercato del lavoro.
  1. Resta fermo quanto previsto dall'art. 34, comma 7, del decreto
del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n.   394   con riferimento alla redistribuzione della quota di lavoratori non comunitari formati all'estero prevista al precedente art. 2, comma 1. Art. 7   Le disposizioni attuative relative all'applicazione del presente decreto saranno definite, in un'ottica di semplificazione, con apposita circolare congiunta del Ministero dell'Interno e   del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, sentito il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.   ******   9) Genitori e figli, la legge oltre gli affetti: dalla collaborazione tra CNN e Associazioni dei consumatori La tredicesima Guida per il Cittadino disponibile sul sito www.notariato.it sui siti delle Associazioni. E’ stata presentata e distribuita il 3 Febbraio 2016 presso l’auditorium del Consiglio notarile di Roma la tredicesima guida per il cittadino “Genitori e figli, la legge oltre gli affetti”, promossa dal Consiglio Nazionale del Notariato insieme a 12 tra le principali associazioni dei consumatori (Adiconsum, Adoc, Altroconsumo, Assoutenti, Casa del Consumatore, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori), che affronta gli aspetti legislativi della relazione genitori-figli alla luce delle novità introdotte nel 2014, che hanno sostanzialmente equiparato il rapporto con i figli nati dentro o fuori il matrimonio. Il vademecum nasce dalla necessità di rispondere alle trasformazioni della società italiana in cui, secondo i dati Istat, nel 2014 sono appena 363.916 i figli nati all’interno del matrimonio, ben 100mila in meno rispetto al 2008, anche a fronte del forte calo della nuzialità registrato nello stesso periodo (-57mila nozze tra 2008 e 2014). Ad aumentare risultano quindi i nati da genitori non coniugati che diventano oltre 138mila nel 2014 (quasi 26mila in più sul 2008), e il loro “peso” relativo, che raggiunge il 27,6% del totale delle nascite, con punte del 30% al Centro-Nord. La Guida descrive gli aspetti giuridici della relazione genitori-figli come la responsabilità genitoriale che si sostituisce alla potestà enfatizzandone gli aspetti “doverosi” di cura morale e materiale del figlio fino a quando non abbia raggiunto l’indipendenza economica; l’affidamento e l’adozione, nelle modalità ammesse in Italia, la procreazione assistita e tutte le misure di tutela quando si ha a che fare con minori; e ancora, l’amministrazione di sostegno, la fase successoria con i relativi aspetti fiscali e il passaggio generazionale di un’azienda. Come tutte le altre Guide, il vademecum è distribuito gratuitamente dal Consiglio Nazionale del Notariato e dalle Associazioni dei Consumatori che hanno partecipato alla sua realizzazion e; ed è inoltre scaricabile dai rispettivi siti web. (Consiglio Nazionale del Notariato, comunicato del 3 Febbraio 2016)   ******   10) Studi di settore: Gerico 2016 per i marginali Studi di settore: più leggeri già dal 2015. La pubblicazione dei modelli e delle relative istruzioni sul sito delle Entrate ha portato in dote l’esonero dall’obbligo di compilazione con riferimento ad alcune casistiche rispetto alle quali operano delle specifiche cause di esclusione. Sul punto va tuttavia segnalato che al fine di semplificare in modo completo l’adempimento sarebbe stato più opportuno estendere tale semplificazione anche ad altre situazioni analoghe. Con la prossima dichiarazione non saranno più obbligati all’invio del modello studi di settore i soggetti che hanno cessato l’attività e quelli in liquidazione ordinaria.   Vincenzo D’Andò