Diario quotidiano del 3 febbraio 2016: le novità contributive INPS per il 2016

Pubblicato il 3 febbraio 2016



non basta essere socio di una s.n.c. per averne la rappresentanza processuale; Assonime: chiarimenti sulla disciplina del ravvedimento operoso; artigiani ed esercenti attività commerciali: contribuzione per l’anno 2016; elenco aggiornato delle agevolazioni subordinate al DURC; lavori usuranti: entro il 1° marzo 2016 la domanda per il riconoscimento; Legge di stabilità 2016: finanza locale; gestione separata: aliquote contributive, massimale e minimale per il 2016; disponibile il software di compilazione Iva base 2016; nuove co.co.co.: indicazioni operative per il personale ispettivo; nuove quote per l’ingresso di lavoratori stagionali e autonomi e per le conversioni dei permessi di soggiorno
 
Indice: 1) Non basta essere socio di una s.n.c. per averne la rappresentanza processuale 2) Assonime: chiarimenti sulla disciplina del ravvedimento operoso 3) Artigiani ed esercenti attività commerciali: contribuzione per l’anno 2016 4) Elenco aggiornato delle agevolazioni subordinate al DURC 5) Lavori usuranti: entro il 1° marzo 2016 la domanda per il riconoscimento 6) Legge di stabilità 2016: finanza locale 7) Gestione separata: aliquote contributive, massimale e minimale per il 2016 8) Disponibile il software di compilazione Iva base/2016 9) Nuove co.co.co.: indicazioni operative per il personale ispettivo 10) Nuove quote per l’ingresso di lavoratori stagionali e autonomi e per le conversioni dei permessi di soggiorno  
  1) Non basta essere socio di una s.n.c. per averne la rappresentanza processuale Non è sufficiente essere socio di una s.n.c. per avere la rappresentanza processuale della stessa. Lo ha stabilito la Comm. Trib. Reg. per la Sicilia, con la sentenza del 09/12/2015 n. 5253/3. Avverso una intimazione di pagamento, emessa ai danni di una società in nome collettivo, proponeva ricorso il socio eccependo la nullità dell'atto per vizi propri e perché non preceduto dalla notifica della prodromica cartella di pagamento. Si costituiva in giudizio l'ente Riscossione Sicilia S.p.A., opponendo il difetto di legittimazione attiva del ricorrente poiché l'intimazione per cui era causa riguardava la società e non già il ricorrente che, nel caso di specie, aveva agito in nome proprio e non in rappresentanza della società. Contro la sentenza di primo grado, favorevole all'Agente della Riscossione, proponeva appello il ricorrente asserendo che, in quanto socio della s.n.c., aveva di diritto la rappresentanza sostanziale e processuale della società. I giudici d'appello, confortati da quanto affermato dalla Cassazione con sent. nn° 5233/1999 e 26245/2011, osservano che la società in nome collettivo, sebbene priva di personalità giuridica è comunque titolare di una autonomia patrimoniale cui è possibile imputare debiti e/o crediti distinti da quelli riferibili a ciascun socio. Inoltre, se è vero che in questo tipo di società la rappresentanza spetta ad un socio, è pur vero che questi deve sempre preliminarmente specificare se sta agendo in veste di rappresentante o in nome proprio. Ciò posto, da un'analisi documentale risultava evidente che l'intimazione di pagamento impugnata individuava espressamente quale soggetto passivo la società, mentre il ricorso ed il successivo appello risultavano entrambi presentati dal socio non in veste di rappresentante dell'ente, ma in nome proprio. Alla luce di tutto quanto sopra esposto, i giudici aditi confermano la sentenza di primo grado, riconoscendo il difetto di legittimazione attiva del ricorrente. Fatto e svolgimento del processo Con atto ritualmente depositato, XXX impugnava dinanzi alla Commissione tributaria provinciale di Palermo l'intimazione di pagamento, notificata il 20.4.2012, in virtù della quale la S.S. S.p.A. aveva richiesto l'adempimento del debito tributario per omesso versamento di imposte sul patrimonio. Il ricorrente nella sostanza eccepiva la nullità ed illegittimità dell'intimazione per vizi propri (omessa indicazione dell'ente impositore, dell'autorità giudiziaria alla quale presentare ricorso e del termine entro il quale presentarlo; mancata allegazione della cartella di pagamento e mancata indicazione del responsabile del procedimento) e perché non preceduta dalla notifica della cartella di pagamento. Eccepiva, altresì, la prescrizione del diritto a riscuotere le somme indicate nella predetta intimazione di pagamento. L'Agenzia delle Entrate si costituiva deducendo l'inammissibilità del ricorso, essendo stata la notifica dell'intimazione preceduta da quella della cartella di pagamento, nonché la mancanza di legittimazione passiva. La società R.S.S.p.A., già S.S. S.p.A., si costituiva in giudizio, eccependo il difetto di legittimazione attiva del ricorrente giacché l'intimazione di pagamento riguardava la società XXX di XXX s.n.c. e non già il ricorrente che nella specie agiva in nome proprio. Per il resto depositava copia della relazione di notifica della cartella di pagamento sostenendo la legittimità del suo operato e l'infondatezza delle eccezioni sollevate nel ricorso introduttivo. La Commissione tributaria provinciale di Palermo, con sentenza n. 401 in data 6 maggio - 11 settembre 2013 rigettava il ricorso e compensava le spese dichiarando il difetto di legittimazione attiva del ricorrente. Il contribuente ha proposto appello, contrassegnato con il n. R.G.A, avverso la predetta pronuncia sostenendo che "l'odierno appellante, quale socio della s.n.c. aveva la rappresentanza sostanziale e processuale dell'ente". L'Agenzia delle Entrate si è costituita in giudizio sottolineando che i giudici di prime cure hanno correttamente rigettato il ricorso per difetto di legittimazione attiva. Ha sostenuto la legittimità del proprio operato ribadendo le argomentazioni già rappresentate in primo grado. La R.S. S.p.A. si è costituita in giudizio deducendo l'assoluta illegittimità e infondatezza dei motivi di gravame. All'udienza del 7 ottobre 2015 si è dato atto che al presente sono riuniti i proc. n. 2164-2165 e 2166/14. La Commissione tributaria provinciale di Palermo, con sentenza n. 402 in data 6 maggio - 11 settembre 2013 rigettava il ricorso e compensava le spese dichiarando il difetto di legittimazione attiva del ricorrente. Il contribuente ha proposto appello, contrassegnato con il n. R.G.A., avverso la predetta pronuncia sostenendo che "l'odierno appellante, quale socio della s.n.c. aveva la rappresentanza sostanziale e processuale dell'ente". L'Agenzia delle Entrate si è costituita in giudizio sottolineando che i giudici di prime cure hanno correttamente rigettato il ricorso per difetto di legittimazione attiva. Ha sostenuto la legittimità del proprio operato ribadendo le argomentazioni già rappresentate in primo grado. La R.S.S.p.A. si è costituita in giudizio deducendo l'assoluta illegittimità e infondatezza dei motivi di gravame. All'udienza del 7 ottobre 2015, il Collegio ha posto la causa in decisione riunendo il presente procedimento al N.. stante la connessione. Motivi della decisione I quattro appelli riuniti, di cui in narrativa, sono infondati e meritano di essere rigettati. Risulta documentalmente che le intimazioni di pagamento individuano come soggetto al quale viene richiesto il pagamento dei tributi la società XXX di XX e X s.n.c. con sede in ---. Orbene, come correttamente affermato dalla Suprema Corte, la società in nome collettivo "ancorché priva di personalità giuridica, costituisce, in ragione della propria autonomia patrimoniale, un centro di imputazione di rapporti distinto da quello riferibile a ciascun socio ed è fornita di una propria capacita processuale" (Cass. 29 maggio 1999, n. 5233 e, in senso sostanzialmente analogo, Cass. 6 dicembre 2011, n. 26245). In tale società, peraltro, il potere di rappresentanza spetta ad un socio. Sennonché, nel caso in esame, XXX non ha agito in giudizio nella veste di legale rappresentante della società, ma in nome proprio. Ciò risulta, come già rilevato dai giudici di prime cure, anche nell'intestazione del ricorso e nel conferimento del mandato al difensore ove non vi è alcun riferimento alla sua qualità di amministratore e rappresentante della società. Tale circostanza peraltro è confermata dall'esame delle note di iscrizione a ruolo dei giudizi di primo e di secondo grado ove il ricorrente, odierno appellante, viene identificato quale persona fisica e non quale società di persone. Da quanto sopra esposto consegue il difetto di legittimazione attiva del ricorrente, nonché il rigetto degli appelli riuniti. Le spese seguono la soccombenza. La Commissione, pertanto, condanna XXX a pagare a favore dell'Agenzia delle Entrate e della Riscossione Sicilia S.p.A. le spese del presente grado di giudizio che liquida in euro 1.000,00 a favore dell'Agenzia delle Entrate ed euro 1.000,00 a favore della R.S. S.p.A., oltre oneri di legge.                                                         P.Q.M. Rigetta gli appelli e conferma la sentenza di primo grado. Condanna XXX a pagare a favore dell'Agenzia delle Entrate e della R. S. S.p.A. le spese del presente grado di giudizio che liquida in euro 1.000,00 a favore dell'Agenzia delle Entrate e euro 1.000,00 a favore della R. S. S.p.A., oltre oneri di legge.  (Comm. Trib. Reg. per la Sicilia, sentenza del 09/12/2015 n. 5253/3)   ******   2) Assonime: chiarimenti sulla disciplina del ravvedimento operoso Assonime evidenzia le indicazioni di Telefisco 2016 in merito al c.d. super ammortamento e alla disciplina del ravvedimento operoso. In occasione di Telefisco 2016 l’Amministrazione finanziaria ha fornito importanti indicazione in merito, tra l’altro, al c.d. super ammortamento e alla disciplina del ravvedimento operoso. L’art. 1. comma 91, della l. n. 208/2015 (legge finanziaria per il 2016) prevede che i soggetti IRES e IRPEF che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi dal 15 ottobre 2015 al 31 dicembre 2016 possono, ai soli fini dell’ammortamento di tali beni, assumere il relativo costo di acquisizione maggiorato del 40 per cento” (c.d. super ammortamento). Sono esclusi dall’ambito applicativo di tale agevolazione i beni con coefficiente di ammortamento inferiore al 6,5% e, in ogni caso, gli investimenti in fabbricati e costruzioni, nonché gli investimenti in beni indicati in un apposto allegato di tale disposizione. Tale maggiore quota di ammortamento viene fruita mediante apposita variazione in diminuzione in sede dichiarativa. In merito a tale agevolazione l’Amministrazione finanziaria ha precisato che: - nell’ipotesi in cui il contribuente stanzi in bilancio un ammortamento in misura inferiore al coefficiente fiscale (c.d. coefficiente tabellare), la maggiorazione del 40% può essere fruita in via extracontabile tenendo conto di tale coefficiente. Pertanto, riprendendo l’esempio svolto dai funzionari dell’Agenzia delle entrate, a fronte di un bene con costo 100 e coefficiente tabellare di 10%, se l’impresa adotta in bilancio un coefficiente dell’8%, non dovrà calcolare il c.d. superammortamento (40%) tenendo conto di tale minore coefficiente – così giungendo ad una variazione in diminuzione di soli 3,2 – bensì dovrà operare la stessa variazione in diminuzione che avrebbe operato in caso di allineamento del coefficiente civilistico a quello tabellare e, dunque, una variazione in diminuzione pari a 4; - l’agevolazione spetta in relazione ai predetti investimenti in beni materiali strumentali nuovi effettuati dal 15 ottobre 2015 al 31 dicembre 2016 anche se tali beni entrano in funzione successivamente a tale periodo; - la maggiorazione in esame non rileva ai fini del test di operatività previsto in tema di società di comodo, mentre al contempo, al pari di ogni altra agevolazione, riduce il c.d. reddito minimo presunto a cui devono fare riferimento le società colpite da tale disciplina; - conformemente al dato letterale, l’agevolazione in esame rileva esclusivamente ai fini IRES e IRPEF e non anche ai fini IRAP; - che la maggiorazione del 40% del costo dei beni in esame non influisce sulla regola di cui all’art. 102, comma 5, del TUIR – secondo cui per i beni di costo inferiore a 516,46 euro è consentita la deduzione integrale nell’esercizio in cui tali costi sono stati sostenuti – nel senso che ai fini della verifica del predetto limite quantitativo non assume rilevanza la maggiorazione in esame. In altri termini, a fronte di un bene che rientra nell’ambito applicativo della disposizione in commento – di un bene, cioè, con costo per esempio di 500 – l’impresa dedurrà integralmente nell’esercizio in cui lo ha sostenuto il relativo costo di acquisto maggiorato del 40 per cento. Per quanto concerne le indicazioni fornite in merito al ravvedimento, invece, ricordiamo che per effetto delle novità introdotte dalla legge finanziaria per il 2015, a tale istituto i contribuenti possono ora ricorrere senza più alcun limite temporale sin tanto che non vengano raggiunti da un formale atto di accertamento o di liquidazione ex artt. 36-bis e 36-ter del d.P.R. n. 600/1973. In relazione al c.d. controllo formale ex art. 36-ter che si sostanzia nell’invito al contribuente a fornire i chiarimenti ed esibire i documenti attestanti la correttezza della dichiarazione e, successivamente, in caso di valutazione negativa di tali elementi, nella notifica di un c.d. avviso bonario con la quale l’Amministrazione finanziaria comunica gli esiti del controllo formale e la richiesta delle somme dovute, avevamo espresso il convincimento che il ravvedimento possa comunque esser fruito dai contribuenti anche quando siano stati già raggiunti dal suddetto invito a esibire documenti e a fornire chiarimenti, ma non sia stato loro ancora notificato il c.d. avviso bonario, contenente gli esiti del controllo formale. Questa conclusione, come avevamo all’epoca osservato, sembrava trovare conferma nella circolare dell’Agenzia delle entrate n. 6/E del 2015 ove l’Amministrazione finanziaria individuava come causa ostativa del ravvedimento la “comunicazione degli esiti del controllo automatizzato e/o di quello formale”. In occasione di Telefisco 2016 i funzionari dell’Amministrazione finanziaria hanno puntualmente confermato questa soluzione interpretativa. (Assonime, documento del 29 gennaio 2016)   ******   3) Artigiani ed esercenti attività commerciali: contribuzione per l’anno 2016 L’Inps ha emanato la circolare n. 15 del 29 gennaio 2016, con la quale comunica che le aliquote contributive per il finanziamento delle gestioni pensionistiche dei lavoratori artigiani e commercianti, per l’anno 2016, sono pari alla misura del 23,10 %. Continuano ad applicarsi, anche per l’anno 2016, le disposizioni di cui all’art. 59, comma 15 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, relative alla riduzione del 50% dei contributi dovuti dagli artigiani e dagli esercenti attività commerciali con più di sessantacinque anni di età, già pensionati presso le gestioni dell’Istituto. Per i coadiuvanti e i coadiutori di età inferiore a ventuno anni, continuano ad applicarsi le agevolazioni stabilite dall’art. 1, comma 2, della legge 2 agosto 1990, n. 233. Per i soli iscritti alla gestione degli Esercenti attività commerciali, alla predetta aliquota dovrà essere sommato lo 0,09%, a titolo di aliquota aggiuntiva istituita dall’art. 5 del Decreto legislativo 28 marzo 1996 n. 207, ai fini dell’indennizzo per la cessazione definitiva dell’attività commerciale. L’obbligo al versamento di tale contributo è stato prorogato, ad opera dell’art. 1, comma 490, lett b), della legge n.147 del 2013, fino al 31 dicembre 2018. Per effetto di quanto disposto dall’articolo 49, comma 1 della legge 23 dicembre 1999, n. 488 e successive modificazioni ed integrazioni, è dovuto inoltre un contributo per le prestazioni di maternità stabilito, per gli iscritti alle gestioni degli artigiani e dei commercianti, nella misura di € 0,62 mensili.   ******   4) Elenco aggiornato delle agevolazioni subordinate al DURC Il Ministero del Lavoro, ha emanato la nota n. 1471 del 28 gennaio 2016, con la quale fornisce indicazioni in merito al c.d. “Durc interno” necessario per la fruizione delle agevolazioni normative e contributive ai sensi dell’art. 1, della Legge n. 296/2006. In particolare, la nota ministeriale fornisce un elenco aggiornato delle agevolazioni che sono subordinate al possesso del DURC.   ******   5) Lavori usuranti: entro il 1° marzo 2016 la domanda per il riconoscimento L’Inps, con il messaggio n. 386 del 29 gennaio 2016, fornisce le istruzioni per la presentazione, entro il 1° marzo 2016, delle domande di riconoscimento dello svolgimento di lavori particolarmente faticosi e pesanti, con riferimento ai soggetti che perfezionano i prescritti requisiti nell’anno 2016. La domanda intesa ad ottenere il riconoscimento dello svolgimento di lavori particolarmente faticosi e pesanti può essere presentata anche da lavoratori dipendenti che hanno svolto detti lavori e che raggiungono il diritto alla pensione di anzianità con il cumulo della contribuzione versata in una delle Gestioni Speciali dei lavoratori autonomi secondo le regole previste per dette Gestioni Speciali. La domanda di accesso al beneficio di cui all’art. 2, comma 1, lettere a) e b) del decreto legislativo n. 67 del 2011 deve essere presentata entro il 1° marzo del 2016 per coloro che perfezionano i requisiti dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2016. Lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti; lavoratori addetti alla cosiddetta “linea catena”; conducenti di veicoli adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo. Le categorie di lavoratori destinatari del beneficio in parola, che maturano i requisiti nel 2016, possono conseguire il trattamento pensionistico ove in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 35 anni e, se lavoratori dipendenti, di un’età minima di 61 anni e 7 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 97,6, se lavoratori autonomi, di un’età minima di 62 anni e 7 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 98,6, così come riassunto nella tabella che segue.
PERIODO DI MATURAZIONE DEI REQUISITI dal 01.01.2016 al 31.12.2016
LAVORATORI DIPENDENTI LAVORATORI AUTONOMI
Anzianità contributiva Requisito anagrafico Quota (somma età e anzianità contributiva) Anzianità contributiva Requisito anagrafico Quota (somma età e anzianità contributiva)
almeno 35 anni minimo 61 e 7 mesi* 97,6* almeno 35 anni minimo 62 e 7 mesi* 98,6*
* Requisiti adeguati all’incremento della speranza di vita per effetto del decreto interministeriale del 16 dicembre 2014, in attuazione dell’articolo 12 della legge n. 122 del 2010 e s.m.i. (vedi anche Msg. n. 20600 del 13.12.2012 – punto 3.2 e circolare n. 63 del 2015).
Lavoratori notturni Lavoratori a turni
  1. A) OCCUPATI PER UN NUMERO DI GIORNI LAVORATIVI PARI O SUPERIORE A 78 ALL’ANNO
Per detta categoria di lavoratori sono richiesti i requisiti generali previsti per i lavoratori impegnati in mansioni particolarmente faticose e pesanti, di cui al punto 2.1.
  1. B) OCCUPATI PER UN NUMERO DI GIORNI LAVORATIVI DA 64 A 71 ALL’ANNO
I lavoratori appartenenti a tale categoria, che maturano i requisiti nel 2016, possono conseguire il trattamento pensionistico ove in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 35 anni e, se lavoratori dipendenti, di un’età minima di 63 anni e 7 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 99,6, se lavoratori autonomi, di un’età minima di 64 anni e 7 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 100,6, così come riassunto nella tabella che segue.
PERIODO DI MATURAZIONE DEI REQUISITI dal 01.01.2016 al 31.12.2016
LAVORATORI DIPENDENTI LAVORATORI AUTONOMI
Anzianità contributiva Requisito anagrafico Quota (somma età e anzianità contributiva) Anzianità contributiva Requisito anagrafico Quota (somma età e anzianità contributiva)
almeno 35 anni minimo 63 e 7 mesi* 99,6* almeno 35 anni minimo 64 e 7 mesi* 100,6*
* Requisiti adeguati all’incremento della speranza di vita per effetto del decreto interministeriale del 16 dicembre 2014, in attuazione dell’articolo 12 della legge n. 122 del 2010 e s.m.i. (vedi anche Msg. n. 20600 del 13.12.2012 – punto 3.2 e circolare n. 63 del 2015).
  1. C) OCCUPATI PER UN NUMERO DI GIORNI LAVORATIVI DA 72 A 77 ALL’ANNO
I lavoratori appartenenti a tale categoria, che maturano i requisiti nel 2016, possono conseguire il trattamento pensionistico ove in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 35 anni e, se lavoratori dipendenti, di un’età minima di 62 anni e 7 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 98,6, se lavoratori autonomi, di un’età minima di 63 anni e 7 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 99,6, così come riassunto nella tabella che segue.
PERIODO DI MATURAZIONE DEI REQUISITI dal 01.01.2016 al 31.12.2016
LAVORATORI DIPENDENTI LAVORATORI AUTONOMI
Anzianità contributiva Requisito anagrafico Quota (somma età anagrafica e anzianità contributiva) Anzianità contributiva Requisito anagrafico Quota (somma età anagrafica e anzianità contributiva)
almeno 35 anni minimo 62 e 7 mesi* 98,6* almeno 35 anni minimo 63 e 7 mesi* 99,6*
* Requisiti adeguati all’incremento della speranza di vita per effetto del decreto interministeriale del 16 dicembre 2014, in attuazione dell’articolo 12 della legge n. 122 del 2010 e s.m.i. (vedi anche Msg. n. 20600 del 13.12.2012 – punto 3.2 e circolare n. 63 del 2015). Lavoratori notturni che prestano attività per periodi di durata pari all’intero anno lavorativo Per tale tipologia di lavoratori sono richiesti i requisiti generali previsti per i lavoratori impegnati in mansioni particolarmente faticose e pesanti.   ******   6) Legge di stabilità 2016: finanza locale La legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016) ha apportato alcune innovazioni fondamentali nell’ambito della finanza locale. In particolare, i commi da 707 a 712 e da 719 a 734 introducono il criterio del pareggio di bilancio per le regioni e gli enti locali secondo la definizione data dalla legge rinforzata n. 243 del 2012 di attuazione della riforma dell’articolo 81 della Costituzione. Per pareggio di bilancio si intende il saldo non negativo tra entrate finali e spese finali in termini di competenza (comma 710). Il saldo è calcolato al netto delle voci relative all’accensione o rimborso di prestiti, e deve essere tale sia ex ante che ex post. Il comma 713 stabilisce che nel saldo non sono considerate le spese sostenute dagli enti locali per interventri di edilizia scolastica effettuati a valere sull’avanzo di amministrazione e su risorse rivenienti dal ricorso al debito. L’esclusione dal saldo è limitata a un ammontare massimo di 480 milioni di euro. Dal saldo non sono considerate spese quelle sostenute dagli enti locali per interventi di bonifica ambientale conseguenti ad attività minerarie effettuati a valere sull’avanzo di amministrazione e su risorse rivenienti dal ricorso al debito. Anche qui viene fissato un limite massimo in 20 milioni di euro (comma 716). I commi 719 e 720 stabiliscono alcuni oneri informativi finalizzati al monitoraggio degli adempimenti delle disposizioni previste nei commi da 707 a 734 e più in generale per la raccolta di informazioni utili per il controllo della finanza pubblica. Le conseguenze finanziarie e le sanzioni per le ipotesi in cui non sia stato conseguito l’obiettivo del saldo di bilancio sono dettate nei commi da 723 a 727. Sono previste, in questo contesto, riduzione dei fondi a disposizione, obblighi di versare un importo pari allo scostamento nel bilancio dello Stato, limiti alla possibilità di incrementare gli impegni di spesa corrente, il divieto di ricorrere all’indebitamento per gli investimenti, limiti alla possibilità di assumere personale, riduzioni delle indennità e dei gettoni di presenza. Il comma 726 sancisce la nullità dei contratti di servizio e degli altri atti che hanno natura elusiva delle regole fissate dai commi dal 707 a 734 . Qualora invece la Corte dei Conti accerti che il rispetto di tali regole sia stato raggiunto artificialmente con metodi elusivi, irroga una serie di sanzioni pecuniarie, i cui importi sono acquisiti al bilancio dell’ente, in capo agli amministratori che hanno posto in essere gli atti elusivi e al responsabile amministrativo individuato dalla sezione giurisdizionale della Corte dei Conti (comma 727). Il comma 728 dispone che la regione possa autorizzare enti locali che fanno parte del proprio territorio a peggiorare il saldo di bilancio per consentire un aumento degli impegni in conto capitale purché il raggiungimento dell’obiettivo complessivo a livello regionale sia garantito da un miglioramento contestuale di importo pari del saldo degli altri enti locali della regione e del saldo della regione stessa. L’assegnazione degli spazi finanziari ceduti dalla regione deve avvenire, in base al comma 729, tenendo conto in via prioritaria delle richieste dei comuni con popolazione inferiore a 1000 abitanti e quelli istituiti per fusione a partire dall’anno 2011. Il comma 730 incarica le Regioni e le province autonome di definire i criteri di virtuosità e le modalità operative per la rideterminazione degli obiettivi di cui al comma 728 e le modalità con le quali attuarle. Il comma 731 introduce un elemento “premiale” per gli enti locali che cedono spazi finanziari riconoscendo loro nel biennio successivo una modifica migliorativa del saldo che è commisurata al valore degli spazi ceduti. Rimane comunque fermo l’obiettivo complessivo di pareggio a livello regionale. Corrispondentemente, viene introdotto un elemento “punitivo” agli enti locali che acquisiscono spazi finanziari ai quali vengono attribuiti nel biennio successivo saldi obiettivi peggiorati per un importo pari agli spazi acquisiti. La somma del complesso degli spazi finanziari deve essere pari a zero. In base al comma 732, quando gli enti locali prevedono di conseguire nell’anno di riferimento un saldo negativo possono richiedere gli spazi di cui necessitano nell’esercizio in corso per sostenere gli impegni di spesa ; quelli che prevedono invece un differenziale positivo nell’esercizio in corso possono comunicare gli spazi finanziari che intendono cedere. In entrambi i casi il termine perentorio è quello del 15 giugno e le richieste vanno presentate tramite il sito web http://pareggiobilancioentiterritoriali.tesoro.it al MEF- Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato. Nel caso in cui le richieste superino l’ammontare degli spazi finanziari disponibili, l’attribuzione viene effettuata in proporzione agli spazi finanziari richiesti. Il comma 734 sancisce che, se risulta che gli andamenti di spesa degli enti locali non sono coerenti con gli impegni assunti con l’Unione Europea il MEF, sentite la Conferenza Stato-città e la Conferenza Stato- regioni, deve proporre misure adeguate di contenimento della spesa. (Assonime, documento del 01 febbraio 2016)   ******   7) Gestione separata: aliquote contributive, massimale e minimale per il 2016 L’Inps, con circolare del 29 gennaio 2016, n. 13, ha reso noto le aliquote contributive per gli iscritti alla Gestione separata, il massimale e minimale per l’anno 2016. Con riferimento ai collaboratori e alle figure assimilate, iscritti in via esclusiva alla Gestione Separata, l’articolo 2, comma 57, della Legge 28 giugno 2012, n. 92, ha disposto che l’aliquota contributiva e di computo è elevata, per il 2016, al 31%. Per lo stesso anno, l’articolo 1, comma 203, della Legge n. 208/2015 (Legge di stabilità 2016) ha confermato per i lavoratori autonomi, titolari di posizione fiscale ai fini dell'imposta sul valore aggiunto, iscritti alla gestione separata INPS e che non risultano iscritti ad altre gestioni di previdenza obbligatoria né pensionati, l'aliquota contributiva al 27%. Quanto ai soggetti già pensionati o assicurati presso altre forme previdenziali obbligatorie, l’articolo 1 della Legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Legge di stabilità 2014) ha stabilito, invece, al 24% l’aliquota per il 2016. L’ulteriore aliquota contributiva per il finanziamento dell’onere derivante dall’astensione agli iscritti, che non risultino già assicurati ad altra forma previdenziale obbligatoria o pensionati, della tutela relativa alla maternità, agli assegni per il nucleo familiare, alla degenza ospedaliera, alla malattia ed al congedo parentale, è pari allo 0,72%.
Liberi Professionisti Aliquote
Soggetti non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie 27,72% (27,00 IVS + 0,72 aliquota aggiuntiva)
Soggetti titolari di pensione o provvisti di altra tutela pensionistica obbligatoria 24%
 
Collaboratori e figure assimilate Aliquote
Soggetti non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie 31,72% (31,00 IVS + 0,72 aliquota aggiuntiva)
Soggetti titolari di pensione o provvisti di altra tutela pensionistica obbligatoria 24%
Come è noto, la ripartizione dell'onere contributivo tra collaboratore e committente è stabilita nella misura rispettivamente di un terzo (1/3) e due terzi (2/3). L’Inps ricorda che l'obbligo del versamento dei contributi è in capo all'azienda committente, che deve eseguire il pagamento entro il 16 del mese successivo a quello di effettiva corresponsione del compenso, tramite il modello F24 telematico per i datori privati e modello F24 EP per le Amministrazioni Pubbliche. Relativamente ai professionisti iscritti alla Gestione Separata, l'onere contributivo è a carico degli stessi ed il versamento deve essere eseguito, tramite modello F24 telematico, alle scadenze fiscali previste per il pagamento delle imposte sui redditi (saldo 2015, primo e secondo acconto 2016). Per l'anno 2016, il massimale di reddito previsto dall'articolo 2, comma 18, della Legge n. 335/95, è pari a € 100.324,00. Pertanto, le aliquote si applicano, con i criteri sopra indicati, facendo riferimento ai redditi conseguiti dagli iscritti alla Gestione Separata fino al raggiungimento del citato massimale. Per lo stesso anno 2016, il minimale di reddito previsto dall'articolo 1, comma 3, della Legge n. 233/1990, è pari a € 15.548,00. Conseguentemente, gli iscritti per i quali è applicata l'aliquota del 24 per cento, avranno l'accredito dell'intero anno con un contributo annuo di euro 3.731,52, mentre gli iscritti per i quali il calcolo della contribuzione avviene applicando l'aliquota maggiore avranno l'accredito con un contributo annuale pari a: - € 4.309,91 (di cui € 4.197,96 ai fini pensionistici) per i liberi professionisti che applicano l'aliquota del 27,72%; - € 4.931,83 (di cui € 4.819,88 ai fini pensionistici) per i collaboratori e figure assimilate che applicano l'aliquota al 31,72%.
Reddito minimo annuo Aliquota Contributo minimo annuo
€ 15.548,00 24% € 3.731,52
€ 15.548,00 27,72% € 4.309,91 (IVS 4.197,96)
€ 15.548,00 31,72% € 4.931,83 (IVS 4.819,88)
Infine, l’Inps rammenta che, in seguito al superamento del contratto a progetto, al fine di individuare le tipologie dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa stipulati dal 1° luglio 2015, nell'ambito del flusso Uniemens è stato individuato un nuovo codice “Tipo Rapporto” con le seguenti caratteristiche: - Tipo rapporto: 18 - Descrizione: “Collaborazioni Coordinate e Continuative - D.Lgs. n. 81/2015 art. 52 (Job Act)”.   ******   8) Disponibile il software di compilazione Iva base/2016 Si tratta del software Iva 2016 (versione 1.0.0 del 01/02/2016) che consente la compilazione della dichiarazione modello Iva 2016 e della dichiarazione modello Iva Base 2016 da presentare in via autonoma. L'applicazione mediante una serie di domande determina quale sia il modello Iva più adatto alle esigenze dell'utente e predispone i relativi quadri per la compilazione. Tale scelta può comunque essere variata in qualunque momento selezionando (o deselezionando) l’apposita casella presente nel Frontespizio. Novità nel modello Iva 2016: aggiornate istruzioni e specifiche Ora, nel rigo VA10, riservato ai contribuenti vittime di eventi eccezionali, potranno distinguersi, con lo specifico codice "5", le aziende partner colpite dall'insolvenza dell'Ilva Nella sezione del sito dell'Agenzia dedicata ai modelli dichiarativi, sono in rete le istruzioni "rivisitate" della dichiarazione Iva 2016 e le relative, attualizzate, specifiche tecniche. In particolare, nell'appendice delle istruzioni, al paragrafo "soggetti colpiti da eventi eccezionali", trovano posto, con il codice "5", le imprese di autotrasporto e le piccole imprese creditrici dell'Ilva. La modifica, ovviamente, si ripercuote sulle specifiche tecniche per la trasmissione telematica del modello. Il numero identificativo dovrà essere evidenziato nel rigo VA10 della dichiarazione Iva 2016, quello riservato ai contribuenti vittime di eventi eccezionali, dalle imprese che vantano crediti nei confronti dell'Ilva Spa per prestazioni effettuate a favore della società prima del deposito della domanda di accertamento dello stato di insolvenza, circostanza a seguito della quale si sono visti sospendere i termini di versamento delle imposte in scadenza tra il 6 marzo e il 15 settembre 2015.   ******   9) Nuove co.co.co.: indicazioni operative per il personale ispettivo La Direzione Generale per l’Attività Ispettiva, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha pubblicato la circolare n. 3 del 1° febbraio 2016, con le indicazioni operative, al proprio ispettivo, circa le nuove collaborazioni coordinate e continuative disciplinate dal decreto legislativo n. 81/2015. In particolare, il Ministero fornisce i primi chiarimenti interpretativi relativamente alle “Collaborazioni organizzate dal committente” e la procedura di “Stabilizzazione dei collaboratori coordinati e continuativi anche a progetto e di persone titolari di partita IVA“. Applicazione della disciplina del rapporto di lavoro subordinato Per quanto riguarda l’articolo 2 del decreto legislativo n. 81/2015, viene prevista l’applicazione della “disciplina del rapporto di lavoro subordinato” nell’ipotesi di rapporti di collaborazione che si concretino in prestazioni di lavoro esclusivamente personali e continuative, le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento “ai tempi e al luogo di lavoro“ (c.d. etero-organizzazione). Pertanto, ogniqualvolta il collaboratore operi all’interno di una organizzazione datoriale rispetto alla quale sia tenuto ad osservare determinati orari di lavoro e sia tenuto a prestare la propria attività presso luoghi di lavoro individuati dallo stesso committente, si considerano avverate le condizioni di legge, sempre che le prestazioni risultino continuative ed esclusivamente personali. In definitiva, le citate condizioni devono ricorrere congiuntamente. Il Dicastero spiega anche il significato di: “prestazioni di lavoro esclusivamente personali“: si intendono le prestazioni svolte personalmente dal titolare del rapporto, senza l’ausilio di altri soggetti; “continuative“: il ripetersi in un determinato arco temporale al fine di conseguire una reale utilità. La contestuale presenza delle suddette condizioni di etero-organizzazione, farà sì che venga applicata la “disciplina del rapporto di lavoro subordinato“. La formulazione utilizzata dal Legislatore, di per sé generica, lascia intendere l’applicazione di qualsivoglia istituto, legale o contrattuale (ad es. trattamento retributivo, orario di lavoro, inquadramento previdenziale, tutele avverso i licenziamenti illegittimi, ecc.), normalmente applicabile in forza di un rapporto di lavoro subordinato. Inoltre, l’applicazione della disposizione comporterà altresì l’irrogazione delle sanzioni in materia di collocamento (comunicazione di assunzione e dichiarazione di assunzione) i cui obblighi, del resto, attengono anch’essi alla disciplina del rapporto di lavoro subordinato. Stabilizzazione delle collaborazioni I datori di lavoro privati che procedano alla assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato di soggetti già parti di contratti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, o di soggetti titolari di partita IVA con cui abbiano intrattenuto rapporti di lavoro autonomo, godono di taluni effetti concernenti l’estinzione di illeciti amministrativi, contributivi e fiscali connessi all’erronea qualificazione del rapporto di lavoro. La procedura, che può essere attivata anche in relazione a rapporti di collaborazione già esauriti, prevede due condizioni: i lavoratori interessati alle assunzioni sottoscrivano, con riferimento a tutte le possibili pretese riguardanti la qualificazione del pregresso rapporto di lavoro, atti di conciliazione in una delle sedi di cui all’articolo 2113, quarto comma, del codice civile, o avanti alle Commissioni di certificazione; nei 12 mesi successivi alle assunzioni, i datori di lavoro non recedano dal rapporto di lavoro, salvo che per giusta causa ovvero per giustificato motivo soggettivo. L’adesione alla procedura “comporta l’estinzione degli illeciti amministrativi, contributivi e fiscali connessi all’erronea qualificazione del rapporto di lavoro, fatti salvi gli illeciti accertati a seguito di accessi ispettivi effettuati in data antecedente alla assunzione“. In altri termini, qualora la procedura di stabilizzazione venga avviata successivamente all’accesso ispettivo e quindi all’inizio dell’accertamento, non si potrà beneficiare della estinzione degli illeciti che verranno eventualmente accertati all’esito dell’ispezione. Viceversa, qualora l’accesso ispettivo abbia luogo a procedura di stabilizzazione in corso (ad esempio sia stata già presentata istanza di conciliazione ovvero non siano ancora trascorsi 12 mesi dall’assunzione dei lavoratori interessati), il rispetto delle condizioni di cui all’art. 54 del D.Lgs. n. 81/2015 potrà determinare l’estinzione degli eventuali illeciti accertati all’esito dell’ispezione. Infine, il Ministero del Lavoro evidenzia come tale procedura non inficia la possibilità di avvalersi dell’esonero contributivo previsto dalla Legge di Stabilita 2016, attesa l’assenza di esplicite previsioni in senso contrario, sempreché risultino rispettate anche le altre condizioni che l’ordinamento richiede per il godimento di benefici normativi e contributivi.   ******   10) Nuove quote per l’ingresso di lavoratori stagionali e autonomi e per le conversioni dei permessi di soggiorno Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali comunica che è in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 dicembre 2015, che prevede un’apertura dei flussi d’ingresso per i lavoratori non comunitari per l’anno 2016. Il nuovo decreto fissa quote sia per le conversioni e per l’ingresso per lavoro autonomo e alcune altre categorie di lavoratori non stagionali, sia per lavoro stagionale. Lavoratori non stagionali e conversioni Per la compilazione delle domande, a partire dalle ore 9.00 del 3 febbraio 2016, collegarsi al sito: https://nullaostalavoro.dlci.interno.it/ Invio a partire dal 7° giorno successivo alla pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale. LE QUOTE In base al nuovo decreto – così come chiarito nella circolare congiunta dei Ministeri dell’Interno e del Lavoro del 29 gennaio – sono ammessi in Italia 17.850 lavoratori stranieri per motivi di lavoro subordinato non stagionale e di lavoro autonomo. La quota complessiva è così ripartita. 1.000 Lavoratori stranieri che abbiano completato programmi di formazione e istruzione nei Paesi d’origine ai sensi dell’art. 23 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286; 100 lavoratori stranieri cittadini di Paesi che hanno partecipato all’Esposizione Universale di Milano del 2015; 2.400 lavoratori autonomi appartenenti alle seguenti categorie: imprenditori che svolgono attività di interesse per l’economia italiana che prevede l’impiego di risorse proprie inferiori a 500.000 euro e provenienti da fonti lecite, nonché la creazione di almeno tre nuovi posti di lavoro; liberi professionisti riconducibili a posizioni vigilate oppure non regolamentate ma rappresentative a livello nazionale e comprese negli elenchi curati dalla Pubblica amministrazione; figure societarie, di società non cooperative, espressamente previste dalla normativa vigente in materia di visti d’ingresso; artisti di chiara fama internazionale, o di alta qualificazione professionale, ingaggiati da enti pubblici oppure da enti privati; cittadini stranieri per la costituzione di imprese “start-up innovative” ai sensi della legge 17 dicembre 2012 n. 221, in presenza dei requisiti previsti dalla stessa legge, a favore dei quali sia riconducibile un rapporto di lavoro di natura autonoma con l’impresa; 100 lavoratori stranieri per motivi di lavoro subordinato non stagionale e di lavoro autonomo di origine italiana per parte di almeno uno dei genitori fino al terzo grado di linea diretta di ascendenza, residenti in Argentina, Uruguay, Venezuela e Brasile. Le restanti 14.250 quote vengono riservate a coloro che devono convertire in lavoro subordinato il permesso di soggiorno già posseduto ad altro titolo. Lavoratori stagionali Per la compilazione delle domande, a partire dalle ore 9.00 del 10 febbraio 2016, collegarsi al sito: https://nullaostalavoro.dlci.interno.it/ Invio a partire dalle ore 9.00 del 15° giorno successivo alla pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale. LE QUOTE In base all’articolo 4 del nuovo decreto sono ammessi in Italia 13.000 lavoratori stranieri per motivi di lavoro subordinato stagionale. La quota complessiva riguarda i lavoratori subordinati stagionali non comunitari di Albania, Algeria, Bosnia-Herzegovina, Corea (Repubblica di Corea), Costa d’Avorio, Egitto, Etiopia, Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, Filippine, Gambia, Ghana, Giappone, India, Kosovo, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria, Pakistan, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Sudan, Ucraina, Tunisia. Con una successiva circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali tali quote verranno ripartite tra le Direzioni territoriali del Lavoro. Nell’ambito della quota di 13.000 unità, 1.500 ingressi sono riservati alle richieste di nulla osta stagionale pluriennale, ovvero relative a quei lavoratori che abbiano già fatto ingresso in Italia per prestare lavoro subordinato stagionale per almeno due anni consecutivi e per i quali il datore di lavoro può presentare richiesta di nulla osta pluriennale per lavoro subordinato stagionale. Della pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale verrà data tempestiva notizia sui siti istituzionali del Ministero dell’Interno e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Le domande potranno essere presentate fino al 31 dicembre 2016.   Vincenzo D’Andò