Diario quotidiano del 24 febbraio 2016: ampliata l’assegnazione agevolata dei beni ai soci

Pubblicato il 24 febbraio 2016

Commercialisti: dall'1 marzo 2016 in vigore il nuovo codice deontologico; indennità maturata per ferie non godute: contabilizzazione in bilancio; bilanci: nuovi obblighi informativi previsti per le controllanti; ampliata l’assegnazione agevolata dei beni ai soci; confisca sui beni del reo limitata; perdite nelle srl semplificate: rimedi semplici e senza costi notarili purché il capitale non superi € 10.000; trasformazione transfrontaliera: studio del Consiglio Nazionale del Notariato; TFR - Coefficiente di rivalutazione - Gennaio 2016; dati anticipati dalla comunicazione Iva al capolinea; niente valutazioni per il falso in bilancio
diario-immagine2Indice: 1) Commercialisti: dal 1° marzo 2016 in vigore il nuovo codice deontologico 2) Indennità maturata per ferie non godute: contabilizzazione in bilancio 3) Bilanci: nuovi obblighi informativi previsti per le controllanti 4) Ampliata l’assegnazione agevolata dei beni ai soci 5) Confisca sui beni del reo limitata 6) Perdite nelle srl semplificate: rimedi semplici e senza costi notarili purché il capitale non superi € 10.000 7) Trasformazione transfrontaliera: studio del Consiglio Nazionale del Notariato 8) TFR - Coefficiente di rivalutazione - Gennaio 2016 9) Dati anticipati dalla comunicazione Iva al capolinea  10) Niente valutazioni per il falso in bilancio  
  1) Commercialisti: dal 1° marzo 2016 in vigore il nuovo codice deontologico A giorni sarà in vigore il nuovo codice deontologico dei commercialisti. Difatti, il nuovo codice deontologico dei Dottori commercialisti ed Esperti contabili entrerà in vigore il 1° marzo 2016. Peraltro, tale disciplina contiene modifiche rilevanti alle regole e ai principi da rispettare nel rapporto con la clientela: regole e principi che attengono all’intera evoluzione del rapporto professionale, dalla sua genesi (con l’indicazione delle modalità di attivazione del rapporto), fino alla sua cessazione - fisiologica (con le conseguenti regole in ordine al compenso professionale) o patologica (con l’individuazione del perimetro, anche cronologico, della responsabilità professionale in caso di rinuncia all’incarico). Il Titolo II del Codice deontologico, intitolato ai “Rapporti professionali”, contiene il Capo II interamente dedicato alle regole deontologiche del rapporto con i clienti. Vi vengono dettate le regole deontologiche e di comportamento professionale che gli iscritti agli Albi dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili sono tenuti a seguire in tutte le fasi del rapporto professionale: Partendo dalla sua genesi, passando per il suo concreto espletamento, per giungere fino al suo esaurimento. Esaurimento, tanto fisiologico - ad avvenuto completamento della prestazione pattuita - quanto patologico, per i casi di cessazione dell’incarico prima del termine concordato. Infine, il Capo II detta specifiche norme in ordine al compenso professionale. Principi generali In piena continuità con il Codice deontologico del 2008, il nuovo Codice esordisce (art. 20) con l’affermazione del rapporto fiduciario tra cliente e professionista. Ne deriva che: - “il cliente ha diritto di scegliere il suo professionista e di sostituirlo in qualsiasi momento”; - (anche) “il professionista ha il diritto di scegliere i clienti nei confronti dei quali erogare le sue prestazioni professionali”. D’altro canto, il nuovo Codice introduce la previsione secondo la quale le parti del rapporto professionale “possono (in accordo tra loro) liberamente limitare l’esercizio del diritto di recesso da parte del cliente, ovvero anche prevedere - a carico del cliente recedente - un indennizzo in favore del professionista, commisurato all’importanza dell’incarico e/o al compenso inizialmente previsto per il completamento dell’incarico. Infine, quale principio generale e di chiusura, il Codice pone un divieto assoluto di “acquisire clientela tramite agenzie o procacciatori” oltre che di “corrispondere compensi o omaggi in cambio di acquisizione di clienti o incarichi professionali”. Va segnalato, per concludere su tale ultimo aspetto, che la norma appena illustrata si pone in coordinamento logico con quanto disposto dal successivo art. 43 del Codice, in materia di divieto di intermediazione: divieto posto a tutela dell’indipendenza e dell’obiettività del professionista. Accettazione dell’incarico L’art. 21 del Codice è concettualmente diviso in due parti: - una prima, forse un poco datata, relativa ai limiti che il professionista si deve porre prima di accettare l’incarico, - una seconda relativa ai diritti del cliente in caso di accettazione. Alla prima parte fanno capo le disposizioni secondo le quali “prima di accettare un incarico professionale […] il professionista deve valutare se tale accettazione possa dar luogo a violazione dei principi espressi dal […] Codice quali, a titolo esemplificativo, il sospetto coinvolgimento del cliente in attività illegali”. Questa previsione risulta - peraltro - mitigata, rispetto a quella del Codice del 2008 che poneva, tra gli elementi ostativi all’accettazione dell’incarico, anche la “dubbia onesta” del cliente. Quindi, l’art. 21 procede affermando che “alla luce della disamina compiuta e della possibilità o meno di assumere le misure necessarie ad impedire che l’accettazione dell’incarico dia luogo a violazioni da parte del professionista”, egli deve informare tempestivamente il “cliente” in ordine alla decisione di accettare o meno l’incarico. Pur essendo stata mitigata la “carica etica” di queste disposizioni, rispetto al testo del 2008, appare poco verosimile che, nella generalità dei casi, i professionisti procedano a verifiche investigative propedeutiche all’accettazione di incarichi professionali. Circostanza, questa, che invece non fa venire meno l’obbligo deontologico di interrompere la prestazione qualora vengano accertati a posteriori rischi deontologici (ove non penali) connessi all’incarico ricevuto. Quindi, l’articolo prosegue chiarendo che, in caso di accettazione dell’incarico, il professionista deve: - assicurare al cliente (come peraltro previsto anche dal precedente art. 8 in termini di principi generali sull’esercizio professionale) la specifica competenza richiesta e un’adeguata organizzazione dello studio; - informare il cliente dei reciproci e rispettivi diritti e doveri nell’ambito del mandato professionale