Diario quotidiano del 22 febbraio 2016: start-up innovative, incentivi fiscali a favore di chi investe

Pubblicato il 22 febbraio 2016



i fisioterapisti non possono costituire le società tra professionisti; la notifica della cartella si prova esibendo solo l’avviso di ricevimento; start-up innovative: incentivi fiscali confermati nel 2016 a favore di chi investe, Iva: sconti e abbuoni ai clienti, l’accordo contrattuale con il cliente deve essere provato; INPS: servizi – percorso semplificato per lavoratori autonomi 'Esercenti Attività Musicali'; nuovi benefici fiscali previsti in occasione di procedure di crisi; l’Agenzia delle entrate può farsi risarcire dai propri funzionari per i reati commessi; valore penale delle false valutazioni in bilancio nelle ultime sentenze della Corte di Cassazione; trasmissione delle spese all’Anagrafe tributaria: confermate le istruzioni per gli operatori ; novità per le cartelle di pagamento: provvedimento delle Entrate
 
Indice: 1) I fisioterapisti non possono costituire le società tra professionisti 2) La notifica della cartella si prova esibendo solo l’avviso di ricevimento 3) Start-up innovative: incentivi fiscali confermati nel 2016 a favore di chi investe 4) Iva: sconti e abbuoni ai clienti, l’accordo contrattuale con il cliente deve essere provato 5) INPS: servizi – percorso semplificato per lavoratori autonomi “Esercenti Attività Musicali” 6) Nuovi benefici fiscali previsti in occasione di procedure di crisi 7) L’Agenzia delle entrate può farsi risarcire dai propri funzionari per i reati commessi 8) Valore penale delle false valutazioni in bilancio nelle ultime sentenze della Corte di Cassazione 9) Trasmissione delle spese all’Anagrafe tributaria: confermate le istruzioni per gli operatori 10) Novità per le cartelle di pagamento: provvedimento delle Entrate  
  1) I fisioterapisti non possono costituire le società tra professionisti Per i fisioterapisti sono out le società tra professionisti. La mancata istituzione dell’Ordine impedisce la costituzione in via esclusiva di STP. Il Ministero dello Sviluppo economico, con il parere n. 39343 del 15 febbraio 2016, ha fornito precisazioni in merito all’applicabilità ai fisioterapisti della disciplina delle società tra professionisti (STP), trattandosi di professione inclusa tra quelle sanitarie riabilitative dal DM 29 marzo 2001, poi richiamato dall’art. 1 della legge 1° febbraio 2006, n. 43. Nel caso di specie, il quesito posto al MISE da un notaio evidenzia due ordini di problemi: uno di natura sostanziale, relativo all’ammissibilità di un’operazione di trasformazione in snc tra professionisti di una sas costituita da fisioterapisti, e uno di carattere formale circa le modalità di iscrizione nella relativa sezione speciale dell’Albo professionale riservata alle STP. Il dubbio nasce non tanto dalla fattibilità della trasformazione della sas – peraltro confermata dall’Ufficio Studi del Consiglio nazionale del Notariato –, quanto dalla mancata istituzione dell’Ordine professionale dei fisioterapisti, posto che l’ambito di applicazione della nuova disciplina recata dall’art. 10 della L. 183/2011 è delimitato alle “società per l’esercizio di attività professionali regolamentate nel sistema ordinistico”. Come sopra accennato, la professione di fisioterapista è stata espressamente inclusa tra le professioni sanitarie riabilitative dal DM 29 marzo 2001 e tale inclusione è stata poi ribadita dall’art. 1 della legge 1° febbraio 2006 n. 43, ma la delega al Governo per l’istituzione dei relativi Ordini professionali (tra cui quello dei fisioterapisti) prevista dall’art. 4 della richiamata L. 43/2006 non è mai stata attuata. Per conseguenza, il MISE osserva che, fino al momento dell’istituzione tramite decreto legislativo dell’Ordine o Collegio dei fisioterapisti chiamato a tenere il relativo Albo, “non è consentita agli stessi la costituzione in via esclusiva di società professionisti”.   2) La notifica della cartella si prova esibendo solo l’avviso di ricevimento E’ sufficiente esibire l’avviso di ricevimento per provare la notifica della cartella. Dunque, Equitalia non deve mostrare anche la matrice o la copia della cartella. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 3036 del 17 febbraio 2016, ha stabilito che in caso di contestazione, da parte del contribuente, della notifica della cartella di pagamento, avvenuta mediante spedizione diretta da Equitalia di raccomandata postale, l’agente deve solo esibire, per assolvere al suo onere probatorio, l’avviso di ricevimento della raccomandata, non dovendo allegare anche la cartella di pagamento. Peraltro, ai sensi dell’art. 26, primo comma del DPR 602/1973, la cartella è notificata dagli ufficiali della riscossione, dai messi comunali o dagli agenti della polizia municipale, ma anche – in base a quanto disposto dal secondo periodo del medesimo primo comma – “mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento; in tal caso, la cartella è notificata in plico chiuso e la notifica si considera avvenuta nella data indicata nell’avviso di ricevimento sottoscritto da una delle persone previste dal secondo comma o dal portiere dello stabile dove è l’abitazione, l’ufficio o l’azienda”. La giurisprudenza di merito, ancora di recente, ha evidenziato che l’art. 26 attribuisce l’attività di notifica ai soli ufficiali della riscossione o agli altri soggetti abilitati dal concessionario nelle forme previste dalla legge, senza che sia dato disperdere la valenza garantista del loro intervento laddove si opti per la notifica a mezzo posta. L’esattore, invece, non è contemplato tra i soggetti abilitati alla notifica diretta a mezzo posta, in ragione della valenza immediatamente patrimoniale per il contribuente della cartella esattoriale. Diversamente, secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità, la notifica della cartella esattoriale può avvenire anche mediante invio diretto, da parte del concessionario, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, in quanto la seconda parte del comma 1 dell’art. 26 del DPR n. 602/1973 prevede una modalità di notifica, integralmente affidata al concessionario stesso e all’ufficiale postale, alternativa rispetto a quella della prima parte della stessa disposizione e di competenza esclusiva dei soggetti ivi indicati. In tal caso, la notifica si perfeziona con la ricezione del destinatario, alla data risultante dall’avviso di ricevimento, senza necessità di un’apposita relata, visto che è l’ufficiale postale a garantirne, nel menzionato avviso, l’esecuzione effettuata su istanza del soggetto legittimato e l’effettiva coincidenza tra destinatario e consegnatario della cartella. La nuova pronuncia della Suprema Corte ha riguardato proprio la corretta interpretazione della normativa, giacché, a fronte della contestazione del contribuente dell’avvenuta notifica tramite raccomandata, il collegio di merito aveva ritenuto che Equitalia dovesse esibire in contenzioso non solo l’avviso di ricevimento relativo alla raccomandata contenente la cartella di pagamento, ma anche la cartella. Per la Cassazione, però, questa è un’errata lettura della predetta disposizione, che impone al concessionario di esibire, a fronte di specifica contestazione, “la matrice o la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta notificazione o l’avviso di ricevimento, in ragione della forma di notificazione prescelta”. Se la forma di notifica usata è quella della spedizione per raccomandata postale, quindi, Equitalia deve esibire soltanto l’avviso di ricevimento, e non anche matrice o copia della cartella, occorrente (assieme alla relata) nel sol caso della notifica a mezzo degli altri soggetti abilitati (messi, agenti, ecc.). Del resto, il contribuente aveva contestato la mancata ricezione del plico raccomandato e non la difformità del suo contenuto, rimanendo irrilevante l’esibizione, da parte di Equitalia, dell’incontestata cartella (il vizio eccepito era solo quello di notifica). Neppure può invalidare la notifica, poi, la circostanza che sulla copia esibita in contenzioso dell’avviso di ricevimento sia illeggibile il codice della raccomandata con cui è stata spedita la cartella, atteso che si tratta di un impedimento materiale, a cui il giudice di merito avrebbe potuto far fronte, avvalendosi dei suoi poteri, rivolgendo l’invito ad Equitalia di esibire l’originale, al fine di desumere il numero apposto su di esso. ****** 3) Start-up innovative: incentivi fiscali confermati nel 2016 a favore di chi investe Gli incentivi fiscali previsti a favore dei soggetti che investono nel capitale delle start-up innovative sono validi anche per il 2016. Per le persone fisiche l’incentivo consiste in una detrazione dall’imposta lorda pari al 19% della somma investita. Invece, i soggetti passivi IRES potranno fruire di una deduzione dal reddito complessivo di un importo pari al 20% dei conferimenti effettuati. Le percentuali salgono rispettivamente al 25 e al 27% nel caso di investimenti nelle start-up a vocazione sociale o per gli investimenti in start-up innovative che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico. La Commissione UE ha dato lo sta bene all’estensione anche al 2016 delle agevolazioni fiscali a favore dei soggetti che investono nel capitale delle start-up innovative. L’autorizzazione è arrivata con la decisione SA 36866 del 14 dicembre 2015. Le agevolazioni, previste dall’articolo 29 del D.L. 179/2012, sono state autorizzate dalla Commissione UE con decisione C(2013) 8827l del 5 dicembre 2013. Tale autorizzazione tuttavia era limitata ai periodi di imposta 2013, 2014 e 2015, dato che il periodo di imposta 2016, introdotto dal comma 16-ter dell’art. 9 del D.L. n. 76/2013, non era stato oggetto di valutazione a livello comunitario. Pertanto, il 2016 per poter essere considerato anch’esso un periodo agevolato necessitava di una specifica autorizzazione da parte della Commissione UE:arrivata con la suddetta decisione del 14 dicembre 2015. Soggetti beneficiari Gli incentivi sono riconosciuti: - ai soggetti passivi IRPEF, di cui al Titolo I del TUIR (vale a dire persone fisiche, enti non commerciali, imprenditori individuali, soggetti che producono redditi in forma associata); - ai soggetti passivi IRES, di cui al Titolo II dello stesso TUIR. Ai sensi dell’art. 4, comma 1, del Decreto interministeriale 30 gennaio 2014, sono ammessi anche i soci di società in nome collettivo e in accomandita semplice. Secondo la Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 16/E/2014, possono beneficiare delle agevolazioni anche: - le società semplici; - le società equiparate a quelle di persone (società di armamento, società di fatto, associazioni senza personalità giuridica costituite fra persone fisiche per l’esercizio in forma associata di arti e professioni); - le imprese familiari. Soggetti esclusi Per espressa previsione normativa non possono fruire degli incentivi fiscali: - le start-up innovative; - gli incubatori certificati; - gli organismi di investimento collettivo del risparmio e le altre società di capitali che investono prevalentemente in start-up innovative, che realizzino investimenti propri nel capitale di start-up innovative. Investimenti agevolabili Il beneficio fiscale è correlato ai conferimenti in denaro effettuati sia in sede di costituzione della start-up innovativa, sia in sede di aumento di capitale sociale in caso di società già costituite. Nello specifico, le agevolazioni trovano applicazione nel caso di: - conferimenti in denaro (non in natura) iscritti alla voce capitale sociale e riserva da sovrapprezzo delle start-up innovative o delle società di capitali che investono prevalentemente in start up innovative; - conferimenti derivanti dalla conversione di obbligazioni convertibili in azioni o quote di nuova emissione; - investimenti in quote degli organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) che investono prevalentemente in start-up innovative. Come chiarito dal Decreto interministeriale 30 gennaio 2014 (art. 3, comma 2) e dalla Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 16/E/2014, può essere considerato conferimento in denaro (e costituisce pertanto investimento agevolato) anche la sottoscrizione di un aumento di capitale mediante compensazione di crediti, ad eccezione di quelli originati da cessione di beni o prestazione di servizi. Tale esclusione non opera (e sono quindi agevolabili se utilizzati in compensazione per sottoscrivere aumenti di capitale) per i crediti vantati dai soggetti che eseguono le prestazioni lavorative o di servizi previste dall’art. 27 del D.L. 179/2012, ossia lavoratori dipendenti, amministratori, collaboratori, prestatori di opere e servizi. La rinuncia ai propri crediti da parte di questi soggetti viene agevolata in quanto, di fatto, evita la fuoriuscita di capitali dalla start-up. Investimenti esclusi Non sono agevolabili gli investimenti effettuati in start-up innovative: - che operano nel settore delle costruzioni navali, dell’acciaio e del carbone; - che si qualificano come “imprese in difficoltà” a norma degli orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà. Modalità di investimento Gli incentivi possono essere fruiti sia in caso di investimento diretto, sia mediante intermediari “qualificati” (investimento indiretto), ossia organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) oppure altre società di capitali che investono prevalentemente in start-up innovative. Secondo quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate nella risoluzione n. 9 del 22 gennaio 2015, l’investimento nelle start-up innovative è agevolato fiscalmente anche se avviene tramite fiduciaria. Esclusioni Non sono agevolabili i conferimenti effettuati dai soggetti che esercitano un’influenza notevole sulla start-up innovativa, ossia da coloro che già possiedono nelle start-up innovative oggetto dell’investimento partecipazioni superiori al 30%, in termini di diritti di voto esercitabili nell’assemblea ordinaria o di partecipazione al capitale o di patrimonio dell’azienda. Tuttavia, come precisato dall’Agenzia delle Entrate nella risoluzione n. 9 del 22 gennaio 2015, tale condizione preclusiva in sede di costituzione non può mai verificarsi, in quanto, prima della costituzione, i soci fondatori non possono vantare nessuna partecipazione nella costituenda società. Sono quindi agevolabili solo i conferimenti posti in essere da soggetti che, prima di effettuare l’investimento, non possiedono, nei termini sopra specificati, partecipazioni superiori al 30%. Nel computo del limite del 30% bisogna considerare anche le partecipazioni possedute dai familiari (individuati ai sensi dell’art. 230-bis, comma 3, c.c.), ovvero da società controllate (ai sensi dell’art. 2359, comma 1, n. 1, c.c.). Le agevolazioni non si applicano, inoltre, in caso di investimenti effettuati tramite OICR o altre società di capitali che siano, direttamente o indirettamente, a partecipazione pubblica. Detrazione per i soggetti IRPEF Per i soggetti passivi IRPEF, l’agevolazione consiste in una detrazione dall’IRPEF lorda pari al 19% della somma investita nel capitale sociale di una o più start-up innovative. La percentuale è elevata al 25% nel caso di investimenti in start-up innovative a vocazione sociale o in start-up innovative che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico. L’investimento massimo su cui calcolare la detrazione non può eccedere l’importo di 500.000 euro. Secondo quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate nella Circolare n. 26/E del 7 luglio 2015, i soggetti passivi IRPEF che effettuano investimenti in imprese start-up innovative per ottenere la detrazione fiscale devono presentare obbligatoriamente il Modello Unico (nel modello 730 la detrazione non è presente). Deduzione per i soggetti IRES Con riferimento ai soggetti IRES, il beneficio consiste in una deduzione dal reddito imponibile pari al 20% dei conferimenti rilevanti. La deduzione è aumentata al 27% nel caso in cui l’investimento venga effettuato in start-up innovative a vocazione start-up innovative a vocazione sociale e del settore energetico. In ogni caso, l’investimento massimo deducibile non può comunque eccedere l’importo di 1,8 milioni di euro. Qualora la deduzione sia di ammontare superiore al reddito complessivo dichiarato, l’eccedenza può essere computata in aumento dell’importo deducibile dal reddito complessivo dei periodi di imposta successivi, ma non oltre il terzo, fino a concorrenza del suo ammontare. Documentazione necessaria per il godimento delle agevolazioni Per beneficiare degli incentivi fiscali, è necessario conservare la seguente documentazione: - certificazione rilasciata dalla start-up innovativa che attesti il rispetto del limite annuo di investimenti agevolabili ricevuti pari a 2,5 milioni di euro, relativamente al periodo di imposta in cui è stato effettuato l’investimento; - copia del piano di investimento della start-up innovativa, contenente informazioni dettagliate sull’oggetto della prevista attività della medesima start-up innovativa, sui relativi prodotti, nonché sull’andamento, previsto o attuale, delle vendite e dei profitti; - la certificazione rilasciata dalla start-up innovativa attestante l’oggetto della propria attività, per gli investimenti effettuati in start-up a vocazione sociale e in start-up che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico. Nel caso di investimenti indiretti, il possesso dei requisiti che identificano le OIRC o le altre società che investono prevalentemente in start-up innovative, deve essere certificato, su richiesta dell’investitore, dalle società intermediarie unitamente all’entità dell’investimento agevolabile indirettamente effettuato. Tale certificazione deve essere rilasciata entro il termine per la presentazione della dichiarazione delle imposte sui redditi relativa al periodo d’imposta in cui l’investimento si intende effettuato. Tuttavia, nel caso in cui l’esercizio delle start-up innovative, degli OICR e delle altre società che investono prevalentemente in start-up innovative non coincida con il periodo di imposta dell’investitore e quest’ultimo riceva la certificazione nel periodo d’imposta successivo a quello di effettuazione dell’investimento, le agevolazioni spettano a partire da tale successivo periodo d’imposta. Cause di decadenza Il diritto al beneficio decade se, entro 2 anni dalla data in cui l’investimento rileva, si verifica: - la cessione, anche parziale, a titolo oneroso, delle partecipazioni ricevute in cambio degli investimenti, inclusi gli atti a titolo oneroso che importano costituzione o trasferimento di diritti reali di godimento e i conferimenti in società; - la riduzione di capitale sociale nonché la ripartizione di riserve o altri fondi costituiti con sovrapprezzi di emissione delle azioni o quote delle start-up innovative o delle società che investono prevalentemente in start-up innovative; - il recesso o l’esclusione degli investitori; - la perdita, in capo alla società partecipata, di uno dei requisiti (soggettivi ed oggettivi) richiesti per la qualifica di start-up innovativa. La decadenza produce effetti nel periodo di imposta in cui si verifica una delle circostanze descritte e comporta l’obbligo per il beneficiario di restituire il risparmio di imposta complessivamente goduto fino a tale momento, unitamente agli interessi legali. Esclusioni dalle cause di decadenza Non si considerano cause di decadenza dall’agevolazione: - i trasferimenti a titolo gratuito e mortis causa, nonché quelli conseguenti ad operazioni straordinarie; - la perdita della qualifica di start-up innovativa correlata alla naturale scadenza della qualifica di start-up innovativa per il decorso dei 60 mesi dalla data di costituzione (termine previsto dall’art. 25, comma 2, lettera b, del D.L. 179/2012, in seguito alla modifica apportata dall’art. 4, comma 11-ter del D.L. 3/2015) o del diverso termine previsto per le start-up già costituite alla data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L. 179/2012.   ******   4) Iva: sconti e abbuoni ai clienti, l’accordo contrattuale con il cliente deve essere provato E’ legittimo l’avviso di accertamento emesso ad una società che ha omesso componenti positivi di reddito, pari alle note di credito che hanno diminuito il conto “ricavi per vendite e prestazioni”. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2060 del 3 febbraio 2016, afferma che affinché siano giustificati gli sconti accordati ai clienti che portano a una riduzione dei ricavi, serve una prova documentale o verbale da parte del contribuente. La dimostrazione dell’avvenuta registrazione della variazione (articolo 26, comma 2, Dpr 633/1972), dell’emissione di note di credito, della registrazione nei partitari clienti, non è sufficiente a dimostrare l’esistenza della previsione contrattuale, così come richiede la legge. Neppure presso la massima Corte il ricorso presentato dalla società ha trovato accoglimento. In particolare, secondo la Corte suprema, secondo le regole generali che governano la materia, in tema di Iva, sono legittime le detrazioni di imposta effettuate in relazione a note di accredito per sconti su vendite praticati in base ad accordo, anche successivo all’originario contratto, e concluso verbalmente. A tal fine, in base all’articolo 26, comma 2, del Dpr 633/1972, vigente ratione temporis, se un’operazione per la quale è stata emessa fattura, successivamente alla registrazione, viene meno in tutto o in parte, o se ne riduce l’ammontare imponibile, in dipendenza di abbuoni o sconti previsti contrattualmente, il diritto di portare in detrazione, ai sensi del precedente articolo 19, l’imposta corrispondente alla variazione spetta al cedente del bene, il quale deve, a tal fine, registrarla, a norma dell’articolo 25, entro l’anno dal compimento dell’operazione imponibile (articolo 26, comma 3), nel rispetto degli obblighi di fatturazione di cui all’articolo 21 (Cassazione, 25987/2014). Due sono, quindi, le condizioni previste dalla legge per fruire dell’agevolazione: - che venga praticato dall’azienda uno sconto sul prezzo della vendita; - che la riduzione del corrispettivo al cliente sia il frutto di un accordo, sia esso documentale, verbale e successivo, non operando, la norma, distinzioni di sorta (Cassazione, 9195/2001, 318/2006, 5006/2007, 26513/2011 e 8535/2014). Per smentire tali valutazioni di fatto, sarebbe stato, peraltro, onere del contribuente indicare specificamente i documenti allegati, al fine di dare concreto spessore ai vizi motivazionali dedotti e probatori. A tal fine, si specifica che lo strumento della nota di variazione è applicabile anche nell’ipotesi in cui tra l’alienante e l’acquirente finale non intercorra un rapporto giuridico diretto, come nel caso di rimborso di un buono sconto, presentato dal consumatore direttamente al produttore, anziché al dettagliante dal quale erano stati acquistati i beni. In questa ipotesi, tuttavia, per potere operare la variazione Iva, è necessario che lo sconto, concesso all’acquirente finale, sia ricollegabile, in modo univoco, all’operazione originaria, effettuata dal produttore nei confronti del dettagliante (risoluzione 147/2008). Novità La Legge di Stabilità 2016 ha riscritto sostanzialmente il disposto dell’art. 26 del D.P.R. 633/72 in materia di note di variazione ai fini Iva, stabilendo diverse decorrenze in relazione a talune previsioni in esso contenute. Le novità attengono alla facoltà di emissione della nota di variazione nel momento in cui l’operazione sia venuta meno, in tutto o in parte, al ricorrere delle cause tassativamente previste dalla stessa norma. E’ stato confermato l’obbligo di emissione da parte del fornitore della nota di variazione in aumento dell’imponibile e/o dell’imposta tutte le volte in cui, successivamente all’effettuazione dell’operazione originaria, l’operazione stessa sia aumentata a livello di imponibile o di imposta. La nuova versione dell’articolo 26 del decreto Iva opera una precisa distinzione tra le seguenti ipotesi che legittimano l’emissione di una nota di variazione in diminuzione:
  1. a) verificarsi di una causa di nullità, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione (e simili) dell’operazione;
  2. b) applicazione di abbuoni o sconti previsti contrattualmente;
  3. c) assoggettamento del cessionario o committente ad una procedura concorsuale (fallimento, concordato preventivo, liquidazione coatta amministrativa, amministrazione straordinaria) o ad altra procedura di soluzione della crisi d’impresa quali l’accordo di ristrutturazione dei debiti ed piano attestato di risanamento;
  4. d) procedura esecutiva individuale rimasta infruttuosa.
Limiti temporali per le note di variazione Dette ipotesi risultano inoltre chiaramente differenziate anche per quanto riguarda il limite temporale entro il quale è possibile effettuare la variazione; ciò può avvenire: - entro il termine di un anno nelle ipotesi di cui alle precedenti lettere a) e b) e richiamate dal comma 2 dell’articolo 26, qualora si verifichino in dipendenza di sopravvenuto accordo fra le parti; - senza alcun termine nell’ipotesi di cui alle lettere c) e d) richiamate dal comma 4 dell’articolo 26, pur nel rispetto dell’ordinario termine per l’esercizio del diritto alla detrazione stabilito dall’articolo 19 del decreto Iva. Decorrenza Una particolare attenzione va posta alla decorrenza delle nuove disposizioni, posto che il comma 127 della Legge di Stabilità 2016 prevede: - per le procedure esecutive individuali infruttuose un’efficacia immediata alle modifiche apportate dal comma 126 al predetto articolo 26 si applicano letteralmente dal 1° gennaio 2016 (data di entrata in vigore della legge di stabilità) ma, stante il dichiarato carattere interpretativo delle stesse, dovrebbero ritenersi applicabili anche alle operazioni effettuate ante 2016. Tra le disposizioni per così dire ad efficacia immediata e con valenza interpretativa (e quindi retroattiva) possiamo individuare: 1) per i contratti ad esecuzione continuata o periodica, la possibilità di emettere nota di variazione in diminuzione nel caso di risoluzione contrattuale dovuta a inadempimento del cessionario o committente (ad eccezione del caso in cui le parti abbiano correttamente adempiuto alle proprie obbligazioni); 2) la possibilità di emettere una nota di variazione da parte del cessionario o committente dell’operazione, laddove l’operazione sia assoggettata al meccanismo del reverse charge; 3) la chiara definizione dei termini e le condizioni per effettuare la variazione nell’ipotesi di procedure esecutive individuali rimaste infruttuose. - Per le procedure concorsuali un’efficacia differita per le disposizioni di cui al comma 4, lettera a) e comma 5 secondo periodo dell’articolo 26 che si applicano nei casi in cui il cessionario o committente sia assoggettato a una procedura concorsuale successivamente al 31 dicembre 2016. Le disposizioni che presentano un’efficacia differita (a partire cioè dalle procedure concorsuali dichiarate successivamente al 31 dicembre 2016) sono quelle che: 1) legittimano l’emissione di una nota di variazione Iva in diminuzione “a partire dalla data in cui il cessionario o committente è assoggettato a una procedura concorsuale” (articolo 26, comma 4, lettera a), quindi la possibilità di emissione della nota di variazione al momento di apertura della procedura concorsuale stessa (fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo, amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, ristrutturazione debiti ex art. 182-bis, piano di risanamento attestato ex art. 67, comma 3, lett. d); 2) consentono al cessionario o committente assoggettato alla procedura concorsuale di non registrare “in aumento” la nota di variazione emessa dal cedente o prestatore (articolo 26, comma 5).   ******   5) INPS: servizi – percorso semplificato per lavoratori autonomi “Esercenti Attività Musicali” L’Inps ha pubblicato il messaggio n. 727 del 17 febbraio 2016, con il quale comunica che è stato predisposto un percorso semplificato, già disponibile in procedura, di compilazione delle denunce Uniemens riferite ai lavoratori autonomi “Esercenti Attività Musicali”. La procedura, in fase di inserimento del Codice Fiscale, riconosce automaticamente il soggetto quale “Lavoratore Autonomo Esercente Attività Musicale” sulla base dello specifico inquadramento (CSC 7.07.11 – cfr Circ 154 del dic 2014) e guida l’Utente nell’inserimento delle sole informazioni pertinenti. INPS: aggiornamenti ai servizi Web Gestione Dipendenti Pubblici L’Inps ha pubblicato il messaggio n. 721 del 17 febbraio 2016, con il quale comunica che sono state apportate delle implementazioni ai servizi Web Gestione Dipendenti Pubblici, che consentiranno la visualizzazione, al soggetto giuridico vigente, dei dati degli Aziende/Amministrazioni/Enti in esso confluiti. I servizi interessati a tale modifica sono: Visualizzazione note di debito (ECA, Sistemazioni Contributive, Benefici in sede di pensione) Visualizzazione versamenti ente Visualizzazione denunce contributive In fase di accesso al servizio, nel caso in cui nell’anagrafe dell’Istituto risultino soggetti giuridici confluiti nell’ente di appartenenza dell’operatore che ha effettuato il login, sarà prospettata una maschera dalla quale si potrà selezionare la persona giuridica per la quale visualizzare i dati di interesse. In particolare nel servizio di visualizzazione denunce contributive nella funzione di ricerca per iscritto, autenticandosi come ente vigente, sarà possibile consultare le denunce riferite all’intera carriera lavorativa del proprio dipendente amministrato.   ******   6) Nuovi benefici fiscali previsti in occasione di procedure di crisi Il D.L. 14 febbraio 2016, n. 18, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 15 febbraio 2016, contiene tre disposizioni di interesse fiscale. Lo rileva Assonime nella nota del 18 febbraio 2016. L’art. 14 del citato decreto sancisce l’irrilevanza fiscale dei contributi percepiti a titolo di liberalità da soggetti sottoposti a procedure concorsuali (R.D. n. 267 del 1942), all’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi (D.Lgs. n. 270 del 1999) e all’amministrazione straordinaria speciale per le imprese di rilevanti dimensioni (D.L. n. 347 del 2003), nonché, per quanto concerne gli enti creditizi, alle procedure di gestione di crisi di cui all’art. 20 del D.Lgs. n. 180 del 2015 (c.d. Decreto “Bail in”) e all’amministrazione straordinaria di cui agli artt. 70 e ss. del D.Lgs. n. 385 del 1993 (TUB). Precisamente, mediante l’inserimento del nuovo comma 3-bis nell’art. 88 del TUIR viene stabilito che “non costituiscono sopravvenienze attive, in quanto escluse, i contributi percepiti a titolo di liberalità” a partire dal periodo di imposta in corso alla data di entrata in vigore del decreto e ciò anche se i contributi sono stati “percepiti nei ventiquattro mesi successivi alla chiusura delle predette procedure”. Sono esclusi dal beneficio, tuttavia, i contributi “provenienti da società controllate dall’impresa o controllate dalla stessa società che controlla l’impresa”. Per i contributi percepiti nel periodo di imposta in corso, in luogo della predetta esclusione, è prevista “una deduzione dal reddito ripartita in cinque quote costanti da effettuare nelle dichiarazioni dei redditi relative ai cinque periodi d’imposta successivi” ma l’irrilevanza in questo caso è riconosciuta solo se i contributi hanno concorso “integralmente a formare il reddito nell’esercizio in cui sono stati incassati”. È comunque previsto che la determinazione dell’acconto dovuto per i periodi d’imposta per i quali è operata la predetta deduzione debba essere effettuata “considerando, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata in assenza delle disposizioni del presente articolo”. Il successivo art. 15 disciplina gli effetti fiscali della cessione di diritti, attività e passività prevista dall’art. 43, comma 1, lett. b, del D.Lgs. n. 180 del 2015 nell’ambito della nuova procedura di risoluzione delle crisi bancarie. A questo proposito, è previsto che tale cessione da parte di un ente sottoposto a risoluzione ad un ente ponte “non costituisce realizzo di plusvalenze o minusvalenze” ai fini IRES ed IRAP e che i beni ricevuti dall’ente ponte “sono valutati fiscalmente in base agli ultimi valori fiscali riconosciuti in capo all’ente cedente”. Inoltre, dalla data in cui ha effetto la cessione, l’ente ponte subentra nella posizione dell’ente sottoposto a risoluzione “in ordine ai diritti, attività o passività oggetto di cessione, incluse la deduzione o la tassazione dei componenti di reddito dell’ente sottoposto a risoluzione già imputati a conto economico e non ancora dedotti o tassati dallo stesso alla data della cessione, e nelle deduzioni derivanti da opzioni di riallineamento dell’avviamento e di altre attività immateriali esercitate dall’ente sottoposto a risoluzione”. Infine, le perdite (di cui all’art. 84 del TUIR) dell’ente sottoposto a risoluzione sono portate in diminuzione del reddito dell’ente ponte. Per agevolare il collocamento degli immobili in sede di vendita giudiziaria, l’art. 16 prevede una tassazione agevolata temporanea ai fini delle imposte indirette per “gli atti e i provvedimenti recanti il trasferimento della proprietà o di diritti reali su beni immobili”, emessi dalla data di entrata in vigore del decreto fino al 31 dicembre 2016 nell’ambito di una procedura giudiziaria di espropriazione immobiliare di cui al libro III, titolo II, capo IV, del c.p.c., ovvero di una procedura di vendita di cui all’art. 107 del R.D. n. 267 del 1942. I suddetti trasferimenti immobiliari, infatti, scontano le imposte di registro ed ipocatastali nella misura fissa (di euro 200 ciascuna) “a condizione che l’acquirente dichiari che intende trasferirli entro due anni”. Il mancato avveramento della condizione di ritrasferimento entro il biennio comporta il recupero delle suddette imposte nella misura ordinaria nonché l’irrogazione della sanzione amministrativa del 30%, oltre agli interessi di mora. (Assonime, nota del 18/02/2016)   ******   7) L’Agenzia delle entrate può farsi risarcire dai propri funzionari per i reati commessi La Corte di Cassazione, la sentenza n. 6659 del 18 febbraio 2016, ha stabilito che l’Amministrazione finanziaria può ottenere il risarcimento del danno dai funzionari delle Entrate accusati di concussione e, quindi, di aver estorto ai contribuenti del denaro in cambio di chiudere un occhio sulle irregolarità fiscali. Ma non solo. L’azione civile non impedisce quella della Corte dei conti per danno erariale. In tal modo, la Suprema Corte ha reso definitiva la condanna inflitta a un funzionario delle Entrate che aveva chiesto 5 mila euro a un cittadino, dopo avergli spedito il questionario, omettendo, così, di spiccare un accertamento. La vicenda riguarda un dipendente dell’amministrazione che aveva chiesto del denaro a un cittadino prospettandogli il rischio che, se non avesse acconsentito, avrebbe emesso un avviso di 80 mila euro. L’uomo, nonostante le rassicurazioni della sua commercialista circa la sua posizione fiscale, era caduto nella rete avendo versato la somma richiesta. Poi, però, lo aveva denunciato. Il tribunale e la Corte d’appello di Milano hanno condannato il funzionario per concussione. Inutile il ricorso alla Suprema corte con il quale lui ha tentato senza successo di mettere in discussione l’intero impianto accusatorio. La sesta sezione penale ha infatti confermato la decisione di merito, negando le attenuanti. L’ha resa definitiva anche sul fronte del risarcimento del danno chiesto dall’amministrazione finanziaria e liquidato secondo equità. ******   8) Valore penale delle false valutazioni in bilancio nelle ultime sentenze della Corte di Cassazione A pochi mesi dalla sua entrata in vigore, la riforma delle false comunicazioni sociali attuata con la Legge 27 maggio 2015 ha già sollevato gravi problemi interpretativi sull’aspetto più rilevante della disciplina: cosa residui oggi del falso in bilancio dopo la modifica degli articoli 2621 e 2622 del codice civile. Dal nuovo testo dell’articolo 2621 c.c. è stato infatti eliminato il riferimento alle valutazioni come condotta rilevante ai fini della commissione del reato di false comunicazioni sociali. Ciò ha indotto a chiedersi se oggi assumano ancora rilievo i fatti derivati da procedimento valutativo, di cui si dia conto in bilancio. La Cassazione ha cercato di rispondere alla domanda con due sentenze molto articolate, che hanno condotto a soluzioni opposte. La prima decisione (Cassazione pen., 16 settembre 2015, n. 33774) afferma che, alla luce della nuova formulazione del reato, non hanno più rilevanza penale gli enunciati valutativi falsi; la seconda decisione (Cass. pen., sez. V, 12 gennaio 2016, n. 890) ritiene invece che le valutazioni possano ancora integrare il reato di false comunicazioni sociali. Si registra dunque un contrasto giurisprudenziale che richiederà l’intervento delle Sezioni Unite della Cassazione. (Assonime, Il Caso n. 1/2016 del 19/02/2016)   ******   9) Trasmissione delle spese all’Anagrafe tributaria: confermate le istruzioni per gli operatori Pubblicati sul sito dell’Agenzia delle Entrate i quattro provvedimenti definitivi per la comunicazione all’Anagrafe tributaria, da parte degli operatori di ciascun settore, di spese funebri e universitarie, rimborsi per spese sanitarie e contributi versati alle forme pensionistiche complementari, relativi all’anno d’imposta 2015. Sono quindi confermati i provvedimenti già disponibili in bozza sul sito delle Entrate dal mese di dicembre 2015, con il dettaglio dei dati da trasmettere e le specifiche tecniche per l’invio. Le comunicazioni vanno effettuate, anche tramite intermediario, attraverso i servizi telematici dell’Agenzia (Entratel e Fisconline). Per le spese universitarie è disponibile online il modello di opposizione all’invio. I provvedimenti sono disponibili sul sito www.agenziaentrate.it nella sezione Normativa e prassi. Le comunicazioni devono essere effettuate annualmente entro il 28 febbraio, con riferimento ai dati relativi alle spese sostenute nel periodo d’imposta precedente. Per i dati del 2015, la scadenza slitta al 29 febbraio 2016 (il 28 è domenica). Per quanto riguarda le spese universitarie, le università statali e non devono trasmettere all’Anagrafe tributaria quelle sostenute nel 2015 per ciascuno studente, con indicazione dei soggetti che hanno sostenuto l’onere e l’anno accademico di riferimento. Le spese vanno comunicate al netto di eventuali rimborsi e contributi. I rimborsi erogati nell’anno d’imposta, ma riferiti a spese sostenute in anni precedenti, devono essere indicati separatamente. Il provvedimento definisce anche le modalità con le quali gli studenti universitari possono comunicare la propria opposizione all’inserimento delle spese universitarie nella dichiarazione precompilata. Lo studente può esercitare tale diritto inviando, dal 2 al 28 febbraio, lo specifico modello, insieme alla copia di un documento di identità, all’indirizzo di posta elettronica opposizioneutilizzospeseuniversitarie@agenziaentrate.it oppure via fax, al numero 0650762273. Per i dati del 2015, l’opposizione può essere esercitata fino al 21 marzo. Relativamente alle spese funebri, i soggetti che emettono le relative fatture devono comunicare quelle relative al 2015, specificando l’ammontare dei costi riferibili a ogni decesso, i dati del defunto e l’intestatario del documento fiscale. Circa le spese sanitarie rimborsate, gli enti e le casse aventi esclusivamente fine assistenziale e i fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale sono tenuti a inviare all’Agenzia delle Entrate i dati relativi alle spese sanitarie rimborsate nel 2015 (incluse quelle sostenute negli anni precedenti) per effetto dei contributi versati (articolo 51, comma 2, lettera a, e articolo 10, comma 1, lettera e-ter, del Tuir), nonché i dati relativi ai contributi versati direttamente o tramite un soggetto diverso dal sostituto d’imposta. Non vanno invece comunicati i dati relativi alle spese sanitarie rimborsate per effetto di contributi non deducibili. Infine, per quanto riguarda la previdenza complementare, le forme pensionistiche complementari, per le quali i contributi non sono versati per il tramite del sostituto d’imposta, devono inviare all’Anagrafe tributaria i dati relativi ai contributi a esse versati nel 2015. Spese diverse, stesse modalità di invio Per inviare i dati richiesti, i soggetti tenuti alla comunicazione possono avvalersi dei servizi Entratel o Fisconline o rivolgersi a un intermediario abilitato. La trasmissione telematica avviene tramite gli appositi software disponibili gratuitamente sul sito dell’Agenzia. (Agenzia delle entrate, comunicato n. 29 del 19 febbraio 2016)   ******   10) Novità per le cartelle di pagamento: provvedimento delle Entrate La cartella di pagamento si rinnova: cambiano modello e avvertenze. A decorrere dal 1° gennaio 2016 è obbligatoria l’adozione della nuova versione per i ruoli consegnati dall’Agenzia delle Entrate agli agenti della riscossione. Il restyling della cartella di pagamento è arrivato con il provvedimento del 19 febbraio 2016. Nello specifico i maggiori ritocchi hanno riguardato le avvertenze, infatti, dopo la revisione della disciplina dell’istituto del reclamo-mediazione, la sezione “Presentazione del reclamo-mediazione e del ricorso” è diventata “Presentazione del ricorso”. Eliminato quindi ogni riferimento alle norme precedenti che imponevano al contribuente di presentare, in via preliminare, un’istanza di reclamo-mediazione. Ora, per le controversie di valore non superiore a ventimila euro, la presentazione del ricorso giurisdizionale produce anche gli effetti di un reclamo e può contenere una proposta di mediazione con rideterminazione dell’ammontare della pretesa (articolo 17-bis, Dlgs 546/1992). Nel restyling trova anche posto il nuovo limite di valore della controversia entro il quale il contribuente può agire in giudizio senza l’assistenza tecnica di un difensore. Tale limite, infatti, è passato da 2.582,28 a 3mila euro. Inoltre, il foglio Avvertenze relativo ai ruoli emessi dagli Uffici provinciali-Territorio è stato modificato per tutti gli uffici, tranne per quelli di Roma, Milano, Napoli e Torino che, avendo mantenuto una struttura autonoma, continuano a usare le “istruzioni” approvate nel 2013 con provvedimento, naturalmente aggiornate. Più soft la revisione del modello che, come anticipato, presenta, al posto delle due del vecchio modulo, un’unica sezione per il “Dove e come pagare”. Infine, cambia la terminologia relativa alle somme spettanti all’agente della riscossione: la parola “compensi” si trasforma in “oneri di riscossione”. Per completezza il provvedimento pubblica sia il nuovo modello sia tutti gli allegati con le Avvertenze.   Vincenzo D’Andò