Diario quotidiano del 12 febbraio 2016: i nuovi limiti di pagamento in contante per le locazioni immobiliari

Pubblicato il 12 febbraio 2016



tardiva fatturazione sempre sanzionabile; istituito meccanismo di reazione rapida contro le frodi in materia di Iva; riforma delle discipline delle crisi di impresa e dell’insolvenza; al via la riduzione dei costi per internet; cancellazione dal Registro delle imprese dei sindaci cessati; variazioni Iva: circolare di Assonime sul recupero dell’imposta addebitata ai clienti; restituzione dei contributi in conto capitale erogati alle imprese in caso di delocalizzazione in uno Stato non UE; dal CNDCEC la richiesta di eliminazione degli studi di settore per i professionisti, Pos non per tutti; nuovi limiti di pagamento in contante per le locazioni immobiliari; ricongiunzione dei periodi assicurativi ai fini previdenziali per i liberi professionisti
 
Indice: 1) Tardiva fatturazione sempre sanzionabile 2) Istituito meccanismo di reazione rapida contro le frodi in materia di Iva 3) Riforma delle discipline delle crisi di impresa e dell’insolvenza  4) Al via la riduzione dei costi per internet 5) Cancellazione dal Registro delle imprese dei sindaci cessati 6) Variazioni Iva: circolare di Assonime sul recupero dell’imposta addebitata ai clienti 7) Restituzione dei contributi in conto capitale erogati alle imprese in caso di delocalizzazione in uno Stato non UE 8) Dal CNDCEC la richiesta di eliminazione degli studi di settore per i professionisti, Pos non per tutti 9) Nuovi limiti di pagamento in contante per le locazioni immobiliari 10) Ricongiunzione dei periodi assicurativi ai fini previdenziali per i liberi professionisti  
  1) Tardiva fatturazione sempre sanzionabile La tardiva fatturazione è sanzionabile come violazione sostanziale e non, quindi, puramente formale. Sono, pertanto, pesanti le conseguenze per tali violazioni. Lo sostiene la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2605 del 10 febbraio 2016. Secondo la Corte Suprema, la tardiva fatturazione integra una violazione sostanziale della normativa tributaria, poiché arreca pregiudizio all’azione di controllo del Fisco ed è, quindi, punibile anche se non comporta l’omesso versamento del tributo. La decadenza del bonus prima casa non è coperta da cause di forza maggiore La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2616 del 10 febbraio 2016 ha invertito l’orientamento consolidato della giurisprudenza di legittimità in materia di agevolazione prima casa, affermando che nessun evento, neppure dotato dei caratteri della “forza maggiore” può impedire la decadenza dal beneficio, se il contribuente non riesce ad adempiere l’onere di trasferire la residenza nel Comune in cui si trova l’immobile acquistato con l’agevolazione, entro 18 mesi dal rogito.   ******   2) Istituito meccanismo di reazione rapida contro le frodi in materia di Iva Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Matteo Renzi e del Ministro dell’economia e delle finanze Pietro Carlo Padoan, ha approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo di attuazione delle direttive 2013/42/UE e 2013/43/UE, che istituiscono un “meccanismo di reazione rapida” contro le frodi dell’imposta attraverso l’applicazione facoltativa e temporanea del meccanismo dell’inversione contabile (reverse charge) a determinate operazioni a rischio di frodi. Nello specifico, il decreto introduce una procedura particolarmente veloce e semplificata che consente agli Stati di applicare il reverse charge quando i controlli fiscali rilevino l’esistenza di frodi improvvise e massicce su specifiche transazioni commerciali. Il provvedimento, inoltre, amplia l’elenco delle operazioni alle quali gli Stati membri, in via sperimentale fino al 31 dicembre 2018, possono applicare il regime dell’inversione contabile per il versamento dell’Iva. Il reverse charge può quindi essere esteso alle cessioni di console da gioco, tablet PC e laptop, ai dispositivi a circuito integrato. Resta confermata per il Ministro dell’economia e delle finanze la possibilità di individuare, con decreti di natura non regolamentare, ulteriori operazioni da assoggettare a reverse charge nell’ambito degli elenchi inclusi nella direttiva europea. Il Ministro può anche, attraverso propri decreti di natura regolamentare, individuare ulteriori operazioni non incluse negli elenchi per le quali sarà necessario ottenere l’autorizzazione dalle istituzioni europee. (Consiglio dei ministri, comunicato n. 103 del 11 febbraio 2016)   ******   3) Riforma delle discipline delle crisi di impresa e dell’insolvenza Delega al governo per la riforma organica delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza (disegno di legge). Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della giustizia Andrea Orlando, ha approvato un disegno di legge delega al governo per la riforma organica delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza. Nello specifico, il disegno di legge si pone nel solco del processo di riforma inaugurato con il D.L. n. 83 del 2015 (conv. dalla L. n. 132 del 6 agosto 2015), adottato per sostenere, in via d’urgenza, l'attività delle imprese in crisi agevolando il loro accesso al credito. Il provvedimento muove da una premessa di fondo: un’azienda con problemi rischia di trascinare con sé altre imprese (fornitori di beni e servizi e intermediari finanziari), continuando a contrarre obbligazioni che non potrà soddisfare. Affrontare tempestivamente i casi di crisi aziendale consente di limitare le perdite del tessuto economico, sia nella dimensione strettamente imprenditoriale sia sul piano finanziario, o di risanare l’azienda, con benefici sul piano occupazione e più in generale tutelando il tessuto economico contiguo. Con il disegno di legge delega, che consolida gli approdi dell’intervento del Governo dell’agosto 2015, la prospettiva riformatrice si evolve: si lascia la strada dell’intervento puntuale e urgente per delineare un disegno organico di riforma del diritto dell’insolvenza. Inoltre, nel disegno di legge di riforma del diritto fallimentare: - viene tolta la parola fallimento mettendo al centro i concetti di gestione della crisi e dell’insolvenza; - vengono semplificate le regole processuali con la riduzione delle incertezze interpretative e applicative che molto nuocciono alla celerità delle procedure concorsuali; - vengono inserite norme per la revisione delle amministrazioni straordinarie (leggi Prodi e Marzano) vengono innalzate le soglie per l'accesso alla procedura e si prevede che i commissari vengano scelti da un apposito albo, il tutto allo scopo di contemperare la continuità produttiva e occupazionale delle imprese con la tutela dei creditori. (Consiglio dei ministri, comunicato n. 103 del 11 febbraio 2016)   ******   4) Al via la riduzione dei costi per internet Attuazione della direttiva europea relativa alle misure volte a ridurre i costi dell’installazione di reti di comunicazione elettronica ad alta velocità (decreto legislativo – esame definitivo). Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Matteo Renzi e del Ministro dello sviluppo economico Federica Guidi, ha approvato, in esame definitivo, il decreto legislativo che recepisce la direttiva 2014/61/UE riguardante le misure finalizzate alla riduzione dei costi dell’installazione di reti di comunicazione elettronica ad alta velocità su cui è stato espresso parere favorevole dalle competenti Commissioni parlamentari. Obiettivo della direttiva europea è la rapida diffusione di reti di comunicazioni elettroniche ad alta velocità, in linea con l’Agenda digitale europea che prevede, entro il 2020, che tutti gli europei abbiano accesso a connessioni molto più rapide, superiori a 30 Mbit/s, e che almeno il 50 % delle famiglie dell'Unione si abboni a Internet con connessioni al di sopra di 100 Mbit/s. Lo strumento individuato dalla direttiva europea è essenzialmente quello della riduzione del costo delle opere di ingegneria civile necessarie al passaggio delle reti ad alta velocità. La direttiva chiede agli Stati membri di fissare obblighi in capo ai gestori di infrastrutture fisiche, tali che - ove ne siano richiesti da operatori di rete di comunicazione - debbano acconsentire a che questi ultimi il passaggio. Al fine di rendere effettivi gli obblighi, la direttiva impone agli Stati membri di garantire simmetria informativa, prevedendo un diritto d’accesso ad alcune informazioni minime circa le infrastrutture fisiche esistenti ed in corso di progettazione. A queste misure si affiancano ulteriori previsioni rafforzative dell’obiettivo di facilitare la posa della fibra ottica. Segnatamente, la semplificazione delle procedure amministrative di rilascio delle autorizzazioni all’effettuazione di scavi, alla realizzazione di opere civili con termini abbreviati; e l’attribuzione all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni della funzione delle risoluzione delle eventuali controversie in ordine alle richieste di accesso. Il decreto legislativo è coordinato alle disposizioni vigenti nel nostro ordinamento che hanno anticipato alcune previsioni della direttiva europea. Ciò vale, in particolare, per quanto riguarda la raccolta delle informazioni circa le infrastrutture fisiche esistenti presso un’unica banca dati – il Sistema Informativo Nazionale Federato delle Infrastrutture (SINFI). (Consiglio dei ministri, comunicato n. 103 del 11 febbraio 2016)   ******   5) Cancellazione dal Registro delle imprese dei sindaci cessati Per l’art. 2400 c.c. la nomina e la cessazione dei sindaci devono essere iscritte nel Registro delle imprese, entro trenta giorni, a cura degli amministratori. Secondo il tenore letterale della disposizione spetta quindi in via esclusiva agli amministratori il compito di procedere all’iscrizione nel predetto Registro della nomina e della cessazione dei sindaci. Tale sistema può comportare che, nel caso di inerzia dell’organo amministrativo, pur di fronte al verificarsi di una situazione che determini la cessazione dell’incarico, tale mutamento nella composizione dell’organo non abbia una sua evidenza pubblicitaria. Al fine di contemperare le esigenze di rispettare il dettato normativo e di tutelare l’affidamento delle risultanze pubblicitarie del Registro delle imprese, il Ministero dello sviluppo economico ha fornito un’interpretazione che consente anche a soggetti diversi dall’amministratore la facoltà di sollecitare l’avvio del procedimento di ufficio di cancellazione. In particolare, il Mise, con la circolare n. 3687/C del 9 febbraio 2016, in considerazione del fatto che tale procedimento è un procedimento amministrativo ordinario che rientra nella disciplina generale della legge n. 241/1990, ha espresso l’opinione secondo cui, “decorsi trenta giorni dalla cessazione del sindaco, nell’inerzia pubblicitaria dell’organo amministrativo, si verificano due conseguenze: una di ordine sanzionatorio, connessa all’applicazione dell’art. 2630 c.c., e una di ordine pubblicitario connessa all’avvio del procedimento di iscrizione d’ufficio” nel Registro delle imprese dell’avvenuta cessazione, a seguito della segnalazione da parte dello stesso sindaco cessato. (Assonime, documento del 11 febbraio 2016)   ******   6) Variazioni Iva: circolare di Assonime sul recupero dell’imposta addebitata ai clienti Assonime, con la circolare n. 5 del 10 febbraio 2106 in materia d’imposta sul valore aggiunto, esamina la misura introdotta dalla Legge di stabilità 2016, con la quale il Legislatore inserisce alcune misure importanti per le imprese che risolvono pressanti problemi da tempo segnalati anche da parte nostra. Tra tali misure, particolare rilievo assumono quelle concernenti il recupero dell’IVA nei casi di mancato pagamento dei corrispettivi e dell’imposta addebitata ai clienti; imposta che il fornitore anticipa all’erario senza poter concretamente esercitare la rivalsa. In particolare, i temi affrontati dalle nuove disposizioni sono tre. Il più importante è quello del recupero dell’imposta nei casi in cui il debitore sia stato assoggettato a procedure concorsuali: le nuove norme anticipano alla data dell’inizio della procedura il momento in cui il creditore ha la possibilità di procedere al recupero dell’imposta, senza necessità di attenderne l’esito, come invece era fino ad oggi sancito. Il secondo tema è quello dell’identificazione del momento in cui le procedure esecutive a carattere individuale – per le quali il recupero dell’IVA resta subordinato all’esito negativo della procedura – si possono considerare infruttuose; riguardo a tale questione sono state date indicazioni precise e semplificatorie circa la prova dell’infruttuosità della procedura. Il terzo tema, pure fortemente sentito per molte categorie di imprese, è quello della possibilità di procedere al recupero dell’imposta nei casi di risoluzione giudiziale o di diritto, in presenza di contratti a prestazioni continuative o periodiche, senza necessità di iniziare una procedura esecutiva. Su questi punti, la presente circolare analizza le questioni applicative di maggior interesse e le implicazioni che derivano dalla nuova disciplina. Dunque, la legge di stabilità 2016, che ha riscritto l’art. 26 del D.P.R. n. 633/72, apportando importanti novità in relazione alle variazioni dell’imponibile o dell’imposta:
  1. a) ha individuato in maniera analitica i casi in cui si può emettere la nota di variazione per mancato pagamento, per le seguenti cause:
- fallimento; - liquidazione coatta amministrativa; - concordato preventivo; - amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi; - ristrutturazione debiti ex art. 182-bis , legge fallimentare; - piano di risanamento attestato ex art. 67, comma 3 , lett. d), legge fallimentare;
  1. b) ha individuato la data dalla quale il creditore può emettere la nota di variazione.
Da notare che le novità del punto a) si applicano alle procedure concorsuali successive al 31 dicembre 2016. Nota di variazione in aumento o in diminuzione Secondo le regole generali, la nota di variazione: - deve essere emessa quando, dopo l’emissione della fattura o la registrazione dei corrispettivi, l’imponibile o l’imposta aumenta per qualsivoglia ragione; - può essere emessa, per portare in detrazione l’IVA, ex art. 19 , D.P.R. n. 633/1972, se un’operazione per la quale sia stata emessa fattura, successivamente alla registrazione, viene meno in tutto o in parte o se ne riduce l’ammontare imponibile, in conseguenza di dichiarazione di nullità, annullamento, revoca, risoluzione rescissione e simili. L’emissione della nota di variazione in diminuzione non può essere emessa dopo che sia decorso un anno dall’effettuazione dell’operazione qualora gli eventi indicati si verifichino a seguito di sopravvenuti accordi tra le parti. Quindi, mentre la nota di variazione in aumento è obbligatoria, la nota di variazione in diminuzione è facoltativa ed è necessaria per portare in detrazione la relativa imposta. Nota di variazione in caso di mancato pagamento L’art. 26, comma 4 , D.P.R. n. 633/1972, riscritto dall’art. 1, comma 126 , della legge, prevede che la nota di variazione in diminuzione possa essere emessa anche in caso di mancato pagamento, in tutto o in parte, dal cessionario o dal committente, quando il medesimo: - è assoggettato a una procedura concorsuale; - ha concluso un accordo di ristrutturazione dei debiti a mente dell’articolo 182-bis , legge fallimentare; - ha pubblicato nel registro delle imprese un piano di risanamento ex articolo 67, terzo comma , lett. d), legge fallimentare; oppure a causa di procedure esecutive individuali rimaste infruttuose. L’emissione della nota di variazione negativa, che non soggiace alla regola temporale annuale dall’effettuazione dell’operazione, non è legittimata da un mancato pagamento generico ma da un mancato pagamento qualificato ed esattamente individuato dal Legislatore. I mancati pagamenti qualificati sono: - le procedure concorsuali: fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo, amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi; - la ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis , legge fallimentare; - il piano di risanamento attestato ex art. 67, comma 3 , lett. d), legge fallimentare; - le procedure individuali rimaste infruttuose. Momento dal quale il creditore può emettere la nota di variazione Una delle problematiche più controverse prima della riformulazione dell’art. 26 è stata sicuramente quella dell’individuazione del momento dal quale il creditore insoddisfatto era legittimato a emettere il predetto documento, necessario e indispensabile, per esercitare il diritto a detrarre l’imposta di rivalsa addebitata, quindi entrata nella liquidazione di periodo, ma non incassata. In relazione alla procedura di fallimento, se da una parte alcuna qualificata dottrina sosteneva che il momento decorresse dalla data di fallimento, dall’altra si affermava che si dovesse attendere l’approvazione del piano di riparto momento nel quale si ha la certezza del mancato pagamento. Tale incertezza viene spazzata via dall’espressione letterale della norma che al comma quattro prevede che la facoltà “a) a partire dalla data in cui quest’ultimo è assoggettato a una procedura concorsuale o dalla data del decreto che omologa un accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all’articolo 182-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, o dalla data di pubblicazione nel registro delle imprese di un piano attestato ai sensi dell’articolo 67, terzo comma , lettera d), del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267; b) a causa di procedure esecutive rimaste infruttuose.” Il Legislatore non solo ha indicato il momento dal quale scatta il diritto all’emissione della nota di variazione ma ha anche provveduto, per le procedure concorsuali, ad individuarlo direttamente. Il debitore viene inteso sottoposto a procedura concorsuale: - dalla sentenza che dichiara il fallimento; - dal provvedimento che ordina la liquidazione coatta amministrativa; - dal decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo; - dal decreto che dispone la procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi. Per quanto riguarda le procedure esecutive individuali la nota di variazione IVA può essere emessa soltanto quando la procedura è rimasta infruttuosa. Una procedura è comunque infruttuosa: - quando dal verbale di pignoramento presso terzi, redatto dall’ufficiale giudiziario, risulta che non vi sono beni o crediti da pignorare; - quando dal verbale redatto dall’ufficiale giudiziario risulti la mancanza di beni da sottoporre a pignoramento, ovvero l’impossibilità di accesso al domicilio del debitore ovvero la sua irreperibilità; - quando l’asta per la vendita dei beni pignorati sia andata deserta per tre volte e si decide d’interrompere la procedura esecutiva per eccessiva onerosità. Per espressa previsione dell’art. 26, comma 5, riformulato nel caso in cui il cedente o prestatore si avvalga della facoltà di emettere la nota di variazione per mancato pagamento a carico del soggetto di cui al quarto comma, lettera a), il curatore non deve procedere alla registrazione del documento ricevuto. La riscossione totale o parziale successivamente all’emissione della nota di variazione per mancato pagamento da parte del cessionario/committente La norma prevede anche tale ipotesi disponendo che in tal caso scatta l’obbligo della emissione della nota di variazione di cui al primo comma dell’art. 26. L’obbligo dell’emissione della nota di variazione, scatta tutte le volte che successivamente all’emissione e registrazione di una fattura varia l’imponibile o l’imposta. Decorrenza delle novità Per espressa previsione normativa: - le disposizioni dell’art. 26, comma 4 , lett. a) e comma 5 , D.P.R. n. 633/1972 D.P.R. n. 633/1972 si applicano nel caso in cui il committente o cessionario sia assoggettato a una procedure concorsuale successivamente al 31 dicembre 2016; - le altre disposizioni in quanto volte a chiarire l’applicazione e quindi di carattere interpretativo, si applicano anche alle operazioni effettuate anteriormente al 31 dicembre 2016.   ******   7) Restituzione dei contributi in conto capitale erogati alle imprese in caso di delocalizzazione in uno Stato non UE Il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 33 del 10 febbraio 2016, la Direttiva 25 novembre 2015, con le modalità e tempi di restituzione dei contributi in conto capitale erogati alle imprese in caso di delocalizzazione della produzione in uno Stato non appartenente all’Unione europea. La disposizione si applica ai provvedimenti di concessione di contributi in conto capitale adottati dal 1° gennaio 2014. Mentre, non riguarda:
  1. a) i provvedimenti di concessione di contributi in conto capitale adottati entro il 31 dicembre 2013;
  2. b) le agevolazioni concesse nelle forme di cui all’art. 7 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123, diverse dal contributo in conto capitale;
  3. c) le agevolazioni concesse nella forma del contributo alla spesa, in quanto concesso in conto esercizio e a sostegno della ricerca e dell’innovazione e non della produzione di beni;
  4. d) i contributi di cui all’art. 2, comma 4, del Decreto legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla Legge 9 agosto 2013, n. 98, in quanto assimilabili al contributo in conto interessi previsto dal citato art. 7 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123;
  5. e) le agevolazioni di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico 29 luglio 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana dell’8 ottobre 2013, n. 236, limitatamente alla quota rimborsabile.
  ******   8) Dal CNDCEC la richiesta di eliminazione degli studi di settore per i professionisti, Pos non per tutti Presso il Cndcec: Semplificazioni, incontro Casero – Commercialisti. Il Viceministro: “Presto provvedimenti legislativi per taglio costi adempimenti fiscali” Longobardi: “Modificare la disciplina fiscale del lavoro autonomo” Semplificazioni finalizzate alla riduzione dei costi degli adempimenti fiscali per i contribuenti. E’ stato questo l’oggetto dell’incontro tenutosi l’11 febbraio 2106 a Roma tra il Viceministro dell’Economia con delega alle Finanze, Luigi Casero e una rappresentanza del Consiglio nazionale dei commercialisti composta dal presidente nazionale della categoria, Gerardo Longobardi e dal Consigliere nazionale con delega alla fiscalità, Luigi Mandolesi. L’incontro, tenutosi presso la sede del Consiglio nazionale dei commercialisti, è un ulteriore tappa di un confronto avviato da tempo su questi temi. I commercialisti hanno consegnato al Viceministro un documento di proposte di modifica della disciplina fiscale relativa ai lavoratori autonomi. “Quello di oggi – afferma il Viceministro Casero – è stato un incontro estremamente soddisfacente. Confido nella possibilità che le proposte formulate oggi dai commercialisti possano velocemente trasformarsi in provvedimenti legislativi in grado di produrre un tangibile taglio dei costi a carico di imprese, professionisti e contribuenti tutti per gli adempimenti fiscali. Un impegno che avevo assunto proprio in occasione del Convegno nazionale dei commercialisti tenutosi lo scorso anno a Rimini e che sta andando avanti con risultati concreti”. “Il nostro documento – affermano Longobardi e Mandolesi – contiene proposte molto dettagliate, non partigiane ma utili per l’intera collettività, che ci auguriamo possano a breve trasformarsi in norme di legge. La collaborazione fattiva da tempo avviata con il MEF ci lascia ben sperare”. Tra le proposte avanzate dai commercialisti, oltre alla richiesta di eliminazione degli studi di settore per i professionisti, figura innanzitutto la proroga automatica dei termini per la presentazione di dichiarazioni e comunicazioni fiscali e per il versamento dei tributi di competenza dello Stato e degli enti locali nel caso in cui si verifichino ritardi nella pubblicazione dei provvedimenti attuativi o del software applicativo necessario all’effettuazione degli stessi adempimenti. Altra proposta avanzata dalla categoria è quella relativa alla sospensione feriale, dal 1° al 31 agosto, dei termini amministrativi tributari a carico dei contribuenti. Un intervento di buon senso di cui il CNDCEC chiede, da tempo, l’approvazione, che ha il pregio di essere “a costo zero” e che trova giustificazione nel recente proliferare di comunicazioni e di richieste da parte dell’Agenzia delle Entrate. Sull’obbligo che incombe su imprese, esercenti al minuto e professionisti di accettare pagamenti effettuati tramite POS, i commercialisti chiedono che sia circoscritto a quanti esercitano un’attività rivolta ad una clientela di consumatori finali. Il documento contiene inoltre proposte di modifica per la determinazione del reddito di lavoro autonomo. (Consiglio Nazionale dei Commercialisti, comunicato del 11 febbraio 2016)   ******   9) Nuovi limiti di pagamento in contante per le locazioni immobiliari Legge di stabilità 2016: Per quanto riguarda il pagamento dei canoni di affitto, una interessante ulteriore novità viene sottolineata dall’Aduc (Associazione dei consumatori): Ritorna la possibilità di pagarli in contanti perché è stata abrogata la norma che imponeva pagamenti tracciabili a prescindere dal loro importo. Ovviamente deve comunque essere rispettata la nuova soglia. La legge di Stabilità 2016 ha introdotto alcune novità sull’utilizzo del contante -alzando la soglia oltre la quale i pagamenti sono vietati (da 1.000 a 3.000 euro)- e sull’utilizzo delle carte di pagamento. Viceversa, le regole fissate dalle norme antiriciclaggio rimangono invariate. In estrema sintesi è vietato effettuare tramite contanti pagamenti, di qualsiasi tipo e natura, di somme pari o superiori a 3.000 euro. Si va dal pagamento di una fattura, di un debito tra due persone, del conto di un medico, della merce acquistata in un negozio, e cosi via. La regola vale per tutti i soggetti, imprese, professionisti e privati consumatori, in rapporto tra di loro. Il divieto riguarda anche pagamenti frazionati in modo artificioso, ovvero in modo non certificato da un contratto oppure da una rateizzazione promozionale o di legge. Vi rientrano, in poche parole, tutti i casi dove il frazionamento appare eseguito con fini elusivi. La regola si applica anche al pagamento di stipendi, ora possibile in contanti fino a 3.000 euro e con qualsiasi altro mezzo per importi superiori (assegno, bonifico, ecc.). Attenzione, però, ciò vale solo in ambito privato. Le aziende pubbliche devono continuare ad eseguire i pagamenti di stipendi e pensioni oltre la vecchia soglia di 1.000 euro con modalità esclusivamente elettroniche (bonifici bancari o postali, accredito su carte prepagate, ecc.).   ******   10) Ricongiunzione dei periodi assicurativi ai fini previdenziali per i liberi professionisti L’Inps ha pubblicato la circolare n. 29 del 11 febbraio 2016 sulla ricongiunzione dei periodi assicurativi ai fini previdenziali per i liberi professionisti ai sensi della legge 5.3.90 n.45. Rateizzazione oneri di ricongiunzione relativi alle domande presentate nel 2016. Gli oneri di ricongiunzione relativi a domande presentate nel corso del corrente anno 2016  possono essere versati ratealmente senza applicazione di interessi per la rateizzazione. Fondo di solidarietà bilaterale del settore marittimo – SOLIMARE. Decreto interministeriale n. 90401 dell’8 giugno 2015, di adeguamento all’articolo 3, della legge 28 giugno 2012, n. 92, e successive modificazioni, e articoli 26 e ss., del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148. Finanziamento. Adempimenti procedurali. Modalità di composizione del flusso Uniemens. L’Inps, con la circolare n. 28 del 11 febbraio 2016 fornisce indicazioni e chiarimenti in ordine all’ambito di applicazione del Fondo di solidarietà bilaterale del settore marittimo SOLIMARE, istituito dal D.I. n. 90401/2015. Il suddetto Fondo di solidarietà – originariamente costituito per le imprese con una media occupazionale di più di quindici dipendenti ed esteso, a decorrere dal 1° gennaio 2016, anche alle imprese con media occupazionale compresa tra più di cinque e quindici dipendenti – eroga prestazioni a tutela del reddito dei lavoratori marittimi e del personale amministrativo e di terra delle imprese armatoriali. I contributi per il finanziamento delle prestazioni ordinarie erogate dal Fondo sono dovuti a decorrere dal periodo di paga in corso alla data di sottoscrizione dell’accordo costitutivo del Fondo medesimo (marzo 2014). Sul piano operativo, l’adeguamento dell’aliquota contributiva è stato fissato a decorrere dal mese di febbraio 2016. La circolare disciplina anche le modalità di denuncia e versamento dei contributi dovuti fino al mese di gennaio 2016. Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito del personale delle aziende di trasporto pubblico. Decreto interministeriale n. 86985 del 9 gennaio 2015, di adeguamento all’articolo 3, della legge 28 giugno 2012, n. 92, e successive modificazioni, e articoli 26 e ss., del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148. Finanziamento. Adempimenti procedurali. Modalità di composizione del flusso Uniemens. L’Inps, con la circolare n. 27 del 11 febbraio 2016 fornisce indicazioni e chiarimenti in ordine all’ambito di applicazione del Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito del personale delle aziende di trasporto pubblico, istituito dal D.I. n. 86985/2015. Il suddetto Fondo di solidarietà – originariamente costituito per le aziende con una media occupazionale di più di quindici dipendenti ed esteso, a decorrere dal 1° gennaio 2016, anche alle aziende con media occupazionale compresa tra più di cinque e quindici dipendenti – prevede interventi a favore dei lavoratori delle aziende, sia pubbliche che private che svolgono servizi di trasporto pubblico autofiloferrotranviari e di navigazione sulle acque interne e lagunari, con esclusione delle aziende ricomprese nel campo di applicazione di analoghi Fondi di settore già costituiti e di quelle esercenti servizi ferroviari di alta velocita. I contributi per il finanziamento delle prestazioni ordinarie erogate dal Fondo sono dovuti a decorrere dal periodo di paga in corso alla data di entrata in vigore del decreto istitutivo del Fondo (marzo 2015). Sul piano operativo, l’adeguamento dell’aliquota contributiva per il finanziamento delle prestazioni ordinarie è stato fissato a decorrere dal mese di febbraio 2016. La circolare disciplina anche le modalità di denuncia e versamento dei contributi dovuti fino al mese di gennaio 2016.   Vincenzo D’Andò