Rassegna giurisprudenziale del mese di gennaio 2016: il problema dei beni strumentali e della cessione d'azienda

Premessa

Iniziamo l’anno 2016 con un argomento giurisprudenziale che viene spesso contestato nell’ambito delle compravendite di gruppi di beni strumentali.

Il motivo è di seguito illustrato. Ai fini IVA infatti non sono considerate cessioni di beni quelle aventi ad oggetto aziende o rami di azienda. Pertanto, in virtù del “principio di alternatività” tra Iva e imposta di registro, la cessione d’azienda, in quanto esclusa dal campo di applicazione dell’Iva, risulta soggetta all’imposta di registro avendo riguardo, ai sensi dell’art.51 del DPR n.131/86, al valore complessivo dei beni che la compongono, compreso l’avviamento. Il trasferimento di singoli beni che non sono idonei a costituire un complesso aziendale rimane, invece, soggetto all’imposta sul valore aggiunto nei modi ordinari. Pertanto, la cessione d’azienda si rivela un’operazione fiscalmente più onerosa rispetto alla cessione dei singoli beni che la compongono in quanto mentre l’Iva è in generale neutrale, l’imposta di registro è a tutti gli effetti un onere.

Per tale ragione è dunque ricorrente da parte degli operatori la pratica di eludere il pagamento dell’imposta di registro mediante atti di cessione dei singoli beni costituenti un’azienda (spesso frazionati nel tempo) anziché stipulare un atto di cessione d’azienda. La stessa Cassazione ha avuto modo di definirla “cessione spezzatino”.

Di seguito dunque una carrellata di sentenze che hanno affrontato il problema.

 

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Non c’è cessione di azienda se si cedono solo servizi

In base all’art. 2112 c.c., deve intendersi per ramo autonomo di azienda, come tale suscettibile di trasferimento, ogni entità economica organizzata in maniera stabile che, in occasione del trasferimento, conservi la propria identità. Ciò presuppone una preesistente realtà produttiva funzionalmente autonoma e non anche una struttura produttiva creata ad hoc in occasione del trasferimento.

La norma codicistica menzionata presuppone che vengano trasferiti, nella loro funzione unitaria e strumentale, beni materiali destinati all’esercizio dell’impresa, ovvero strutture a tal fine organizzate; ciò in quanto, seppure un’azienda (o un ramo d’azienda) possa comprendere anche beni immateriali, non può tuttavia ridursi solo ad essi, posto che la stessa nozione di azienda (art. 2555 c.c.) postula la necessità di beni materiali organizzati fra loro in funzione dell’esercizio dell’impresa, di fatto impossibile in totale assenza di strutture fisiche, per quanto modeste le stesse siano; peraltro, anche laddove i beni immateriali assumano preponderante rilevanza, è d’uopo, ad evitare la realizzazione di un mero trasferimento di mano d’opera, che il ramo d’azienda trasferito sia caratterizzato dall’organizzazione e dal coordinamento, in modo stabile, di dipendenti la cui capacità operativa sia assicurata dal fatto di essere dotati di un particolare know how, o, comunque, dall’utilizzo di copyright, brevetti, marchi, o altro.
Deve intendersi per ramo autonomo d’azienda, come tale suscettibile di trasferimento, ogni entità economica organizzata in maniera stabile che, in occasione del trasferimento, conservi la propria identità; il che presuppone però una preesistente realtà produttiva funzionalmente autonoma e non anche una struttura produttiva creata ad hoc in occasione del trasferimento.
(Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 8756/2014)

 

Nessuna cessione di azienda se il trasferimento spezzato non include elementi determinanti

È illegittimo l’operato dell’Ufficio finanziario che provveda alla rettifica d’ufficio di più atti riqualificandoli come cessione di ramo di azienda non rilevando la circostanza che i singoli beni siano stati ceduti globalmente o con più atti separati e che non vengano ceduti crediti e debiti.

Non costituisce cessione di azienda finalizzata all’elusione dell’imposta di registro il compimento di più …

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