Diario quotidiano del’11 gennaio 2016: prorogate le detrazioni sugli interventi di recupero edilizio e risparmio energetico

Pubblicato il 11 gennaio 2016



prorogate le detrazioni sugli interventi di recupero edilizio e risparmio energetico; riproposta la possibilità di rivalutare terreni e partecipazioni; mediazione: ecco le nuove regole in vigore dal 1° gennaio 2016; al via le segnazioni agevolate degli immobili delle imprese; entrate tributarie: a gennaio-novembre 2015 aumentano del 9,2%. Bene il gettito di Irpef (+11,2%), Ires (+67,9%) e IVA (+4,4%); Assonime: ecco la guida alla lettura del Regolamento generale di esenzione sugli aiuti di Stato; rinnovo delle pensioni per l’anno 2016; lavoratori stagionali: commercialisti, bene deducibilità Irap al 70%; Legge di Stabilità 2016: per il Fisco 1 anno in più per i controlli; per i pensionati si tassa lo sconto sulla bolletta
 
Indice: 1) Prorogate le detrazioni sugli interventi di recupero edilizio e risparmio energetico 2) Riproposta la possibilità di rivalutare terreni e partecipazioni 3) Mediazione: ecco le nuove regole in vigore dal 1° gennaio 2016 4) Al via le segnazioni agevolate degli immobili delle imprese 5) Entrate tributarie: a gennaio-novembre 2015 aumentano del 9,2%. Bene il gettito di Irpef (+11,2%), Ires (+67,9%) e IVA (+4,4%) 6) Assonime: ecco la guida alla lettura del Regolamento generale di esenzione sugli aiuti di Stato 7) Rinnovo delle pensioni per l’anno 2016 8) Lavoratori stagionali: Commercialisti, bene deducibilità Irap al 70% 9) Legge di Stabilità 2016: per il Fisco 1 anno in più per i controlli 10) Per i pensionati si tassa lo sconto sulla bolletta
  1) Prorogate le detrazioni sugli interventi di recupero edilizio e risparmio energetico La Legge di stabilità 2016 (Legge n. 208 del 28.12.2015) ha disposto la proroga alle condizioni previste per il 2015, sia della detrazione per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio di cui all’art. 16-bis, Tuir che per quelli di riqualificazione energetica di cui all’art. 1, commi da 344 a 347, Legge n. 269/2006. In particolare, per le spese sostenute fino al 31.12.2016 (anziché fino al 31.12.2015) la detrazione: - per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio è riconosciuta nella misura del 50%, su un importo massimo di spesa pari a € 96.000,00; - per gli interventi di risparmio e riqualificazione energetica, inclusi i nuovi interventi introdotti dal 2015 (schermature solari e impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili), è riconosciuta nella misura del 65%. Le detrazioni per gli interventi di risparmio e riqualificazione energetica sono ora fruibili anche dagli Istituti autonomi per le case popolari (IACP) comunque denominati, per le spese sostenute dall’1.1 al 31.12.2016, per interventi realizzati sugli immobili di loro proprietà e adibiti ad edilizia residenziale pubblica. Bonus mobili ed elettrodomestici È confermata la proroga della detrazione Irpef del 50% su una spesa massima di € 10.000,00, riconosciuta ai soggetti che sostengono fino al 31/12/2016 spese per l’acquisto di mobili e/o grandi elettrodomestici rientranti nella categoria A+ (A per i forni) finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di interventi di recupero del patrimonio edilizio per il quale si fruisce della detrazione Irpef (alle stesse condizioni previste per il 2015). Bonus mobili giovani coppie In sede di approvazione è stata introdotta una nuova detrazione Irpef riservata alle giovani coppie (coniugi ovvero conviventi more uxorio) che costituiscono nucleo familiare da almeno 3 anni, in cui almeno uno dei 2 non abbia superato i 35 anni di età e che siano acquirenti di un’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale (la norma non precisa i termini temporali relativi all’acquisto). La detrazione compete nella misura massima del 50% su una spesa massima di € 16.000,00, per l’acquisto di mobili destinati all’arredo dell’abitazione. Detta spesa deve essere sostenuta dall’1.1 al 31.12.2016 e la detrazione va ripartita in 10 quote annuali. Tale detrazione non è cumulabile né con la detrazione per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio né con il bonus “mobili ed elettrodomestici”.   ******   2) Riproposta la possibilità di rivalutare terreni e partecipazioni Per effetto della modifica dell’art. 2, comma 2 del D.L. n. 282/2002, la Legge di stabilità 2016 (Legge n. 208 del 28.12.2015) ha riproposto la possibilità di rideterminare il costo d’acquisto di terreni edificabili e agricoli posseduti a titolo di proprietà, usufrutto, superficie ed enfiteusi e partecipazioni non quotate in mercati regolamentati, possedute a titolo di proprietà e usufrutto possedute alla data dell’1.1.2016, non in regime d’impresa, da parte di persone fisiche, società semplici e associazioni professionali, nonché di enti non commerciali. È fissato al 30.6.2016 il termine entro il quale provvedere alla redazione ed all’asseverazione della perizia di stima ed al versamento dell’imposta sostitutiva. In sede di approvazione è stata “unificata” all’8% la misura dell’imposta sostitutiva dovuta per le partecipazioni qualificate / non qualificate e per i terreni (non è più prevista l’aliquota “agevolata” del 4% con riferimento alle partecipazioni non qualificate). Rivalutazione dei beni d’impresa Altresì è stata riproposta la rivalutazione dei beni d’impresa riservata alle società di capitali ed enti commerciali che nella redazione del bilancio non adottano i principi contabili internazionali. La rivalutazione va effettuata nel bilancio 2015 e deve riguardare tutti i beni risultanti dal bilancio al 31.12.2014 appartenenti alla stessa categoria omogenea. Il saldo attivo di rivalutazione va imputato al capitale o in un’apposita riserva che ai fini fiscali è considerata in sospensione d’imposta. È possibile provvedere all’affrancamento, anche parziale, di tale riserva mediante il pagamento di un’imposta sostitutiva ai fini Ires/Irap in misura pari al 10%. Il maggior valore dei beni è riconosciuto ai fini fiscali a partire dal terzo esercizio successivo a quello della rivalutazione (in generale, dal 2018). Il costo della rivalutazione è pari ad un’imposta sostitutiva determinata nelle seguenti misure: - 16% per i beni ammortizzabili; - 12% per i beni non ammortizzabili. Le imposte sostitutive dovute per il riconoscimento della rivalutazione e per l’eventuale affrancamento della riserva vanno versate in unica soluzione senza interessi, entro il termine previsto per il saldo delle imposte sui redditi. In caso di cessione, assegnazione ai soci / autoconsumo o destinazione a finalità estranee all’esercizio dell’impresa prima dell’inizio del quarto esercizio successivo a quello di rivalutazione (in generale, 1.1.2019), la plusvalenza/minusvalenza è calcolata con riferimento al costo del bene ante rivalutazione.   ******   3) Mediazione: ecco le nuove regole in vigore dal 1° gennaio 2016 Reclamo e mediazione: dal 1° gennaio 2016 nuove regole, difatti da tale data entreranno in vigore le modifiche in tema di reclamo e mediazione, introdotte dal decreto sulla riforma del contenzioso tributario. Prima della riforma, per gli accertamenti emessi dall’Agenzia delle entrate di valore fino a 20.000 euro, da intendersi con esclusivo riferimento alla sola maggiore imposta accertata, era necessario notificare il reclamo, in via preliminare al ricorso, che poteva contenere una proposta di mediazione. In particolare: - se le parti non riuscivano a trovare un accordo, il reclamo diventava ricorso e veniva depositato in segreteria; - se l’accordo veniva raggiunto, le sanzioni erano ridotte al 40% e la fase del contenzioso poteva considerarsi archiviata. In tale contesto si inseriscono le novità introdotte dal D.Lgs. n 156 del 24.09.2015 che sono entrate in vigore a partire dal 1° gennaio 2016. Fermo restando il limite di valore dei 20.000,00 euro, la procedura del reclamo e mediazione viene estesa anche agli enti impositori diversi dall’Agenzia delle Entrate, come gli enti locali, i Consorzi di bonifica e gli agenti per la riscossione. Le uniche esclusioni riguarderanno: - le liti su atti relativi al recupero di aiuti di Stato dichiarati incompatibili con il mercato comune (ex all’art. 47-bis del D.Lgs. 546/1992); - le liti su atti aventi valore indeterminabile, quali per esempio la sanzione accessoria sulla chiusura dei locali commerciali a seguito di ripetute violazioni sugli scontrini fiscali (ex art. 12 D.Lgs. 471/1997). In tale contesto, per espressa previsione normativa, saranno reclamabili gli atti che riguardano gli avvisi di classamento (ex art. 2 co. 2 primo periodo del D.Lgs. 546/92). A seguito di tali novità sarà possibile applicare la procedura del reclamo anche per le cartelle di pagamento. Il contribuente, quindi, che nel ricorso formulerà censure relative sia al merito della pretesa sia alla legittimità della cartella, potrà notificare il reclamo sia all’ente impositore sia all’agente della riscossione, senza rischiare alcuna inammissibilità per mancato rispetto dei termini per la costituzione in giudizio. Nel nuovo testo non è più stabilito che nelle liti soggette a reclamo è inibita la conciliazione giudiziale. Per questa ragione, se le parti, in sede di mediazione, non hanno trovato un accordo, rimane ferma la possibilità, durante la fase contenziosa, di stipulare la conciliazione giudiziale, che sarà ammessa pure in appello. Resta confermato il procedimento del reclamo. Il contribuente, nelle liti reclamabili, deve, entro il termine per il ricorso, notificare un atto di reclamo che, a sua discrezione, può contenere una motivata proposta di mediazione. La novità di rilievo è quella che “il reclamo produce gli effetti del ricorso” ma “il ricorso produce anche gli effetti di un reclamo”. Questo comporta il riconoscimento della natura processuale del procedimento di reclamo e per conseguenza il reclamo altro non è che un ricorso, per cui devono essere presenti tutti i requisiti per la formazione di tale atto, pena, eventualmente, l’inammissibilità. Non sarà possibile procedere con il deposito del ricorso fino a 90 giorni dalla notifica del reclamo. Entro tale termine va conclusa la mediazione, e: - spirati i 90 giorni, decorrono i trenta giorni per la costituzione in giudizio del contribuente (art. 22 del D.Lgs. 546/92); - se la costituzione in giudizio avviene in un momento antecedente, il giudice rinvia la causa per consentire l’esame del reclamo. Mutano le sanzioni correlate all’esito del reclamo: - in caso di accoglimento del reclamo o della proposta di mediazione in esso contenuta, la procedura si conclude perfezionandosi con il versamento delle somme pattuite entro 20 giorni dalla data di sottoscrizione dell’accordo tra le parti. Il versamento può essere eseguito in maniera integrale oppure con modalità rateali, con la precisazione che con il pagamento della prima rata il reclamo si considera perfezionato. Per incentivare il buon fine della procedura è previsto altresì che le sanzioni scendano nella misura del 35% del minimo di legge (rispetto al 40% della precedente versione). Viene precisato che, sulle somme dovute a titolo di contributi previdenziali e assistenziali, non si applicheranno sanzioni e interessi; - con l’esito negativo della mediazione si passa alla fase contenziosa dove viene consentito il ricorso all’istituto della conciliazione giudiziale (applicabile anche in appello), con una riduzione delle sanzioni al 40% del minimo di legge. La novità è rappresentata dal fatto che in precedenza il ricorso alla conciliazione era esplicitamente precluso. La mediazione dovrà essere gestita da strutture autonome delle Agenzie fiscali, diverse da quelle che hanno curato la fase di accertamento, che sono state individuate negli uffici legali delle Agenzie. Per gli altri enti impositori, per esempio gli Enti Locali, si tratterà di verificare come tale precetto si concretizzerà, posto che la norma dovrà essere attuata compatibilmente con la loro struttura organizzativa.   ******   4) Al via le segnazioni agevolate degli immobili delle imprese La Legge di stabilità 2016 (Legge n. 208 del 28.12.2015) per le imprese ha riproposto l’assegnazione/cessione agevolata di beni immobili ai soci. È, infatti, consentito alle società di persone e di capitali di assegnare/cedere ai soci gli immobili, diversi da quelli strumentali per destinazione, o mobili iscritti in Pubblici registri non utilizzati come beni strumentali, applicando le disposizioni di seguito esaminate. L’assegnazione/cessione va effettuata entro il 30.9.2016 a condizione che tutti i soci risultino iscritti nel libro dei soci, se prescritto, alla data del 30.9.2015, ovvero che vengano iscritti entro il 30.1.2016 in forza di un titolo di trasferimento avente data certa anteriore all’1.10.2015. A tal fine è dovuta un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e Irap pari all’8% (10,50% se la società risulta non operativa in almeno 2 dei 3 periodi d’imposta precedenti l’assegnazione/cessione) calcolata sulla differenza tra il valore dei beni assegnati e il costo fiscalmente riconosciuto. In mancanza di uno specifico riferimento alla “sostituzione” dell’IVA, quest’ultima va applicata con le regole ordinarie. Per le assegnazioni/cessioni soggette a imposta di registro è prevista la riduzione alla metà delle relative aliquote e l’applicazione delle imposte ipocatastali in misura fissa. Le riserve in sospensione d’imposta annullate per effetto dell’assegnazione dei beni ai soci sono assoggettate ad un’imposta sostitutiva pari al 13%. In sede di assegnazione la società può richiedere che il valore normale degli immobili sia determinato su base catastale, ossia applicando alla relativa rendita catastale rivalutata i moltiplicatori in materia di imposta di registro ex art. 52 del D.P.R. n. 131/86. In caso di cessione, al fine della determinazione dell’imposta sostitutiva, il corrispettivo, se inferiore al valore del bene ex art. 9 del Tuir, o al valore catastale, è computato in misura non inferiore ad uno dei 2 valori. Quanto sopra è applicabile anche alle società che hanno per oggetto esclusivo o principale la gestione dei citati beni e che entro il 30.9.2016 si trasformano in società semplici. Il versamento dell’imposta sostitutiva dovuta va effettuato nella misura del 60% entro il 30.11.2016 e il rimanente 40% entro il 16.6.2017. In sede di approvazione è stata riproposta l’estromissione dell’immobile da parte dell’imprenditore individuale. L’agevolazione è riconosciuta agli immobili strumentali per natura ex art. 43, comma 2 del Tuir, posseduti al 31.10.2015 ed ha effetto “dal periodo di imposta in corso alla data del 1° gennaio 2016”, ossia dal 2016. A tal fine è dovuta un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e Irap pari all’8% calcolata sulla differenza tra il valore normale dell’immobile e il relativo costo fiscalmente riconosciuto da pagarsi entro il 31.5.2016. A tal fine è applicabile, in quanto compatibile, quanto disposto in materia di assegnazione agevolata.   ******   5) Entrate tributarie: a gennaio-novembre 2015 aumentano del 9,2%. Bene il gettito di Irpef (+11,2%), Ires (+67,9%) e IVA (+4,4%) Nel periodo gennaio-novembre 2015 le entrate tributarie erariali, accertate in base al criterio della competenza giuridica, ammontano a 387.837 milioni di euro, con un aumento del 9,2% (+32.668 milioni) rispetto allo stesso periodo del 2014. Ai fini di un confronto omogeneo, neutralizzando le entrate straordinarie del 2014(1) e tenendo conto dell’aumento delle imposte dirette influenzato dal gettito derivante dall’autoliquidazione IRPEF e IRES 2015, le entrate tributarie erariali presentano una crescita tendenziale del + 3,8%. IMPOSTE DIRETTE Registrano un gettito complessivamente pari a 216.417 milioni di euro, in aumento del 16% (+ 29.874 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2014. Tale dato risente principalmente del gettito derivante dall’autoliquidazione IRPEF e IRES pari a 5.890 milioni di euro (+42%) che nel 2015 aveva come scadenza di versamento il 30 novembre, mentre nel 2014 il 1° dicembre. Le entrate IRPEF crescono del 11,2% (+16.144 milioni di euro) per effetto, oltre che dall’autoliquidazione, anche dall’andamento positivo delle ritenute di lavoro dipendente (+ 10.959 milioni di euro). Tale andamento risente sia degli effetti delle disposizioni del D.lgs 175/2014 relative al modello di versamento delle imposte che prevedono, a decorrere dal 2015, l’indicazione dell’Irpef al lordo delle compensazioni di imposta effettuate(2), sia del meccanismo di regolazione contabile del bonus degli 80 euro corrisposto che per il settore pubblico avviene l’anno successivo a quello di attribuzione (1.500 milioni di euro). Depurando da questi effetti, il confronto omogeneo rispetto al periodo gennaio-novembre del 2014 mostra una crescita dell’Irpef del 2,4% (+2.779 milioni di euro). L’IRES presenta un aumento di gettito pari a 67,9% (+13.296 milioni di euro) grazie ai maggiori versamenti in autoliquidazione che confermano un quadro congiunturale in miglioramento rispetto all’anno precedente. Il risultato è ancora più significativo se si tiene conto del venir meno, nel 2015, dei maggiori versamenti a saldo effettuati nel 2014 a titolo di addizionale IRES (+8,5 punti percentuali per i soggetti che esercitano attività assicurativa, enti creditizi e finanziari - DL 133/2013). Tra le altre imposte dirette, aumenta del 47,4% (+ 735 milioni di euro) il gettito dell’imposta sostitutiva sui redditi da capitale e sulle plusvalenze e del 92,5% (+532 milioni di euro) e quello dell’imposta sostitutiva sul valore dell’attivo dei fondi pensione. Gli introiti di entrambe le imposte sono sostenuti dagli incrementi delle aliquote di tassazione dei redditi di natura finanziaria, rispettivamente dal 20 al 26 per cento e dall’11,5 al 20 per cento, adottati per finanziare le misure di riduzione del cuneo fiscale sul lavoro. L’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi nonché ritenute sugli interessi e altri redditi di capitale registra un incremento di 936 milioni di euro (+9,9%) dovuto alla variazione di aliquota, dal 12,5 al 20 per cento prevista dal D.Lgs. n.44/2014, sui proventi derivanti dalla partecipazione ad OICVM (Organismo di Investimento Collettivo in Valori Mobiliari) di diritto estero. IMPOSTE INDIRETTE Il gettito ammonta a 171.420 milioni di euro, in aumento dell’1,7% (+2.794 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2014. Prosegue il trend di crescita delle entrate dell’IVA che aumentano di 4.289 milioni di euro (+4,4%). Il dato è l’effetto dell’andamento positivo della componente relativa agli scambi interni e dei versamenti dovuti in base all’applicazione del meccanismo dello “Split Payment” (+ 5.816 milioni), mentre continua ad essere in calo il gettito registrato dalle importazioni dai Paesi extra-UE (-4,4% pari a -529 milioni di euro). Le entrate dell’accisa sui prodotti energetici, loro derivati e prodotti analoghi (oli minerali) presentano un calo di 45 milioni di euro.In flessione anche il gettito dell’accisa sul gas naturale per combustione (gas metano) che ha generato minori entrate per 1242 milioni di euro (–32,4%). Il meccanismo di versamento dell’imposta prevede rate di acconto mensili calcolate in base ai consumi dell’anno precedente e un saldo che viene versato l’anno successivo a quello di riferimento, entro fine marzo, in base ai consumi effettivi. Per effetto di tale meccanismo, la flessione del gettito registrata è stata determinata dalla variazione negativa del conguaglio versato a marzo 2015 sulla base dei consumi effettivi di tutto l’anno 2014, risultati inferiori a quelli del 2013. ENTRATE DA GIOCHI Le entrate relative ai giochi presentano, nel complesso, una crescita di 2,9% (+ 305 milioni di euro). ENTRATE DA ACCERTAMENTO E CONTROLLO Il gettito derivante dall’attività di accertamento e controllo presenta una diminuzione dell’ 1,3% (- 97 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, determinata dai minori incassi derivante dai ruoli relativi alle imposte dirette (-7%), in parte compensati dall’aumento riscontrato nei ruoli IVA (+10,3%). Non si rilevano variazioni nell’attività di accertamento rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso. Sul sito del Dipartimento delle Finanze è disponibile il Bollettino delle entrate tributarie del periodo gennaio–novembre 2015, corredato dalle appendici statistiche e dalla guida normativa, che fornisce l’analisi puntuale dell’andamento delle entrate tributarie, e la relativa Nota tecnica che illustra in sintesi i principali contenuti del documento. (Ministero dell’Economia, comunicato stampa n. 4 del 08 gennaio 2016)   ******   6) Assonime: ecco la guida alla lettura del Regolamento generale di esenzione sugli aiuti di Stato n. 651/2014 La circolare n. 1 del 08 gennaio 2016 di Assonime fornisce una guida alla lettura del Regolamento generale di esenzione sugli aiuti di Stato della Commissione europea (n. 651/2014). Il regolamento, che costituisce l’architrave della riforma volta alla modernizzazione della disciplina europea sugli aiuti di Stato avviata nel 2012, individua tredici categorie di aiuto che, in presenza di certe condizioni, sono esentate dall’obbligo di notifica preventiva alla Commissione europea. Tra gli aiuti coperti dal regolamento vi sono, ad esempio, quelli alle PMI, quelli a favore della formazione e per l’occupazione dei lavoratori svantaggiati e con disabilità, quelli a sostegno delle attività di ricerca, sviluppo e innovazione, gli aiuti a tutela dell’ambiente e quelli per la realizzazione di alcune tipologie di infrastrutture. Data l’eliminazione del controllo preventivo della Commissione europea, le amministrazioni pubbliche degli Stati membri sono chiamate a verificare con cura la sussistenza delle condizioni per l’applicazione dell’esenzione e ad assolvere una serie di oneri informativi finalizzati alla trasparenza del sistema, così da agevolare il controllo ex post. Dal punto di vista delle imprese, una corretta applicazione del regolamento è fondamentale per evitare di essere esposte a una serie di conseguenze negative nel caso in cui abbiano ricevuto un aiuto non debitamente notificato (obbligo di restituzione dell’aiuto con gli interessi, impossibilità di ricevere nuovi aiuti, esposizione a eventuali azioni di risarcimento del danno).   ******   7) Rinnovo delle pensioni per l’anno 2016 Con la circolare n. 210 del 31 dicembre 2015, l’INPS ha effettuato le operazioni di rinnovo delle pensioni per il 2016, finalizzate: - ad attribuire la rivalutazione per il 2015 in misura definitiva e per l’anno 2016 in misura provvisoria sulle pensioni e sulle prestazioni assistenziali; - ad attribuire la rivalutazione definitiva sulle indennità degli invalidi civili, dei sordomuti, dei ciechi civili e sugli assegni accessori annessi alle pensioni privilegiate di 1° categoria concesse agli ex dipendenti civili e militari delle amministrazioni pubbliche; - ad effettuare i conguagli relativi alle pensioni e alle ritenute erariali; - ad attribuire in via provvisoria le prestazioni collegate al reddito, ove spettanti, ovvero ad applicare le trattenute di legge, sulla base delle ultime dichiarazioni rese dagli aventi titolo e registrate negli archivi informatici; - per le pensioni delle gestioni private, ad impostare le variazioni di importo in considerazioni delle scadenze e delle variazioni memorizzate sulla prestazione. Cessione quinto pensioni: aggiornamento tassi Aggiornati i tassi soglia TAEG da utilizzare per i prestiti con cessione del quinto della pensione con decorrenza 1° gennaio 2016.
Tassi soglia convenzionali per classi di età del pensionato e classe di importo del prestito
Classi di età del pensionato Fino a € 5.000,00 Oltre € 5.000,00
fino a 59 anni 9,09 8,71
60-69 10,69 10,31
70-79 13,29 12,91
Per approfondire, vai al Messaggio n. 23 del 5/01/2016. (INPS, comunicato del 8 gennaio 2016)   ******   8) Lavoratori stagionali: Commercialisti, bene deducibilità Irap al 70% Longobardi (Presidente del CNDCEC): “Importante aiuto alle imprese che operano nel settore turistico”. “Un scelta importante, sebbene ancora parziale, da tempo caldeggiata dai commercialisti, che può dare respiro ad un settore determinante per la nostra economia come quello turistico”. Il presidente nazionale dei commercialisti, Gerardo Longobardi, esprime la soddisfazione della categoria per l’approvazione nella Legge di stabilità di un emendamento che prevede la deducibilità dalla base imponibile IRAP del 70% del costo dei lavoratori stagionali assunti per 120 giorni annui e per due anni consecutivi. “Un emendamento in tal senso - afferma Vito Jacono, consigliere nazionale delegato ai Commercialisti del lavoro - era stato proposto dai commercialisti già per la legge di stabilità 2015, oltre che per quella 2016 e ora è stato finalmente accolto, grazie anche all’impegno dell’Onorevole Davide Zoggia, con il quale su questo tema ci siamo lungamente confrontati”. Da tempo i commercialisti denunciavano gli effetti negativi per le imprese operanti nel settore turistico della norma che prevedeva la deducibilità dalla base imponibile ai fini IRAP delle spese per i soli lavoratori a tempo indeterminato. “Per come era concepito – spiega Longobardi– il pur meritorio intervento sull’Irap dello scorso anno, finiva sostanzialmente per non impattare sulle imprese turistiche che, essendo legate alla stagionalità, sono spesso costrette ad assumere invece solo a tempo determinato. Per questo motivo, ci siamo battuti affinché fosse superata una situazione palesemente incongruente e potenzialmente incostituzionale, a causa della diversità di applicazione delle imposte ad imprese operanti nel medesimo settore”. “E’ però evidente – conclude Jacono – come una disparità di trattamento comunque permanga. Il nostro auspicio è che in prospettiva si possa arrivare alla piena deducibilità IRAP anche per i lavoratori stagionali, superando la soglia appena fissata al 70%”. (CNDCEC, comunicato del 8 gennaio 2016)   ******   9) Legge di Stabilità 2016: per il Fisco 1 anno in più per i controlli Legge di Stabilità 2016: costi black list, patent box, termini di accertamento. Gli uffici del Fisco avranno a disposizione un anno in più per le ordinarie attività di controllo. Niente raddoppio temporale in caso di violazione che comporta l’obbligo di denuncia penale. Tra le tante novità fiscali contenute nella Stabilità 2016 (Legge n. 208/2015), l’Agenzia delle entrate, nell’articolo del 8 gennaio 2016, segnala le modifiche: ai termini di accertamento in materia di Iva e di imposte dirette; alle norme sulla deducibilità dei costi connessi a operazioni con Paesi black list; alla disciplina cfc; al patent box, il regime opzionale di tassazione per i redditi derivanti dall’utilizzo di opere dell’ingegno, brevetti industriali, marchi, disegni e modelli, nonché di processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili. Nuovi termini di accertamento in materia di Iva e di imposte dirette Il comma 130 dell’articolo 1 della legge 208/2015, in vigore dal 1° gennaio 2016, ha riscritto completamente l’articolo 57 del Dpr 633/1972 in materia di accertamento ai fini Iva. Le principali novità concernono lo slittamento di un anno del termine per la notifica degli avvisi di rettifica e di accertamento, che dovrà avvenire - a pena di decadenza - entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è presentata la dichiarazione (in precedenza, erano quattro). Inoltre, sono state equiparate le fattispecie della dichiarazione nulla e dell’omessa presentazione della dichiarazione: in tali ipotesi, l’avviso di accertamento potrà essere notificato fino al 31 dicembre del settimo anno (non più il quinto) successivo a quello in cui si sarebbe dovuto presentare la dichiarazione. E stata tolta, infine, dal testo dell’articolo 57 la norma sul raddoppio dei termini di accertamento in caso di violazione che comporti l’obbligo di denuncia per uno dei reati penal-tributari previsti dal Dlgs 74/2000, già modificata dall’articolo 2 del Dlgs 128/2015 (il raddoppio dei termini avrebbe operato solo se la notizia di reato fosse stata presentata o trasmessa entro la scadenza dei termini di accertamento vigenti ratione temporis). Modifiche analoghe a quelle introdotte in materia di Iva dal comma 130 sono state apportate alle imposte dirette dal comma 131, che ha sostituito il testo dell’articolo 43 del Dpr 600/1973. Il successivo comma 132 raccorda le norme in vigore al 31 dicembre 2015 e quelle successive. Alla luce della novella normativa, il raddoppio in caso di comunicazione di notizia di reato è eliminato per il periodo di imposta in corso alla data del 31 dicembre 2016, mentre continua a operare per gli accertamenti relativi ai periodi di imposta precedenti. Inoltre, gli avvisi di accertamento relativi alle annualità ante 2016 devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione ovvero, nell’ipotesi di dichiarazione omessa o nulla, entro il quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata. Le nuove norme non impattano su quanto disposto in tema di termini decadenziali degli avvisi di accertamento e degli atti di contestazione emessi nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria, per i quali la scadenza resta fissata, anche in deroga ai termini ordinari, al 31 dicembre 2016. Comunicazione del pubblico ministero all’Agenzia delle Entrate Il comma 141 ha apportato un’importante modifica all’articolo 14, comma 4, della legge 537/1993, disponendo a riguardo che, nell’ipotesi in cui sia commessa una violazione che comporti obbligo di denuncia a carico dei pubblici ufficiali e degli incaricati di un pubblico servizio, dalla quale può derivare un vantaggio o un provento illecito, il pubblico ministero competente dovrà darne immediata notizia all’Agenzia delle Entrate, affinché si possa procedere al conseguente accertamento ai fini delle imposte. Modifica alla disciplina relativa alle operazioni black list La Stabilità 2016, con i commi 142-144, ha modificato la disciplina sulla deducibilità dei costi connessi a operazioni con Paesi black list e quella in materia di controlled foreign companies (cfc). Le novità si applicano dal periodo d’imposta successivo a quelli in corso al 31 dicembre 2015. In primo luogo, è stata abrogata la disciplina speciale che prevedeva, in caso di operazioni intercorse con soggetti operanti in Paesi o Stati a regime fiscale privilegiato, la deducibilità dei costi nei limiti del valore normale delle componenti negative, a meno che non fosse stato provato che le operazioni compiute non rispondessero a un effettivo interesse economico, concretamente eseguito. Pertanto, anche con riferimento a tali componenti negative, vanno applicate le disposizioni generali sulla deducibilità fiscale dei costi contenute nell’articolo 110 del Tuir. Modificato anche il contenuto dell’articolo 167 del Tuir nella parte in cui erano individuati gli Stati o territori considerati come aventi regime fiscale privilegiato ai fini dell’applicazione della disciplina sulle cfc. D’ora in avanti, per individuare gli Stati black list cfc, è previsto un criterio unico e oggettivo consistente nella presenza di un livello nominale di tassazione inferiore al 50% di quello applicabile in Italia. Inoltre, in presenza di particolari condizioni relative per lo più a un basso livello di tassazione, la disciplina sulle cfc potrà essere applicata anche a stati membri dell’Unione europea o a Paesi dello Spazio economico europeo che hanno in essere un accordo con l’Italia in materia di scambio di informazioni ai fini fiscali. È stato introdotto, inoltre, uno specifico obbligo a carico delle imprese multinazionali tenute alla redazione del bilancio consolidato (con fatturato consolidato almeno pari a 750 milioni di euro), consistente nell’invio all’Agenzia delle Entrate di un rendiconto, distinto paese per paese, con l’ammontare dei ricavi lordi, le imposte pagate e maturate e tutti gli altri elementi indicatori di un’attività economica effettiva. L’omessa o inesatta presentazione di tale rendicontazione, le cui modalità, termini ed elementi saranno stabiliti con apposito decreto del ministro dell’Economia e delle Finanze, comporterà una sanzione pecuniaria da 10mila a 50mila euro. Modifica della disciplina patent box Il comma 148 apporta modifiche al decreto patent box di cui all’articolo 1, commi 37-43, della legge 190/2014, che ha introdotto un regime opzionale di tassazione per i redditi derivanti dall’utilizzo di opere dell’ingegno, di brevetti industriali, di marchi, di disegni e modelli, nonché di processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili. In virtù delle modifiche, non si dovrà più far riferimento alle “opere dell’ingegno” ma ai software protetti da copyright. Inoltre, è previsto che, qualora più beni tra quelli indicati al comma 39 presentino un vincolo di complementarietà e siano utilizzati in maniera unitaria per la realizzazione di un prodotto o di un processo, gli stessi possono costituire un unico bene immateriale ai fini del riconoscimento del patent box.   ******   10) Per i pensionati si tassa lo sconto sulla bolletta Pensionati ed ex dipendenti Enel: lo sconto sulla bolletta va tassato È considerato compenso in natura e, in quanto tale, assoggettato a Irpef in base all’articolo 51 del Tuir come emolumento economico accessorio del reddito di lavoro dipendente Lo sconto sui costi dell’energia elettrica consumata, praticato in bolletta ai pensionati ed ex dipendenti dell’Enel, costituisce reddito di lavoro e, perciò, ai fini fiscali, parte della retribuzione o della pensione. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza 25024 del 11 dicembre 2015, il cui giudizio sul punto era molto atteso, stante il fatto che la questione, negli scorsi anni, era stata ampiamente dibattuta davanti alla giurisdizione tributaria di merito. Il fatto I pensionati ed ex dipendenti Enel fruiscono di un vantaggio economico tariffario (pari a circa l’80% del totale della bolletta energetica bimestrale), in precedenza riservato a tutti i dipendenti Enel, in servizio e non. Tale “sconto” è qualificato, nella prassi dell’Agenzia delle Entrate (cfr circolare 1/2007 e risoluzione 137/2009) un “vantaggio accessorio”, noto come fringe benefit, tassabile ai fini Irpef quale voce costitutiva del reddito di lavoro dipendente, “ancorché la materiale corresponsione avvenga” in favore dell’ex dipendente o pensionato “successivamente”, quindi, “alla cessazione del rapporto di lavoro subordinato”. La questione è stata, tuttavia, dibattuta dagli interessati, che hanno sempre sostenuto la non tassabilità di tale “vantaggio economico”, argomentando che il prelievo fiscale su tale componente potrebbe trovare applicazione solo in costanza di rapporto di lavoro dipendente. A seguito di molteplici contestazioni, mosse in sede giudiziaria da beneficiari non più dipendenti Enel, la problematica è stata rimessa al vaglio della Corte suprema. La sentenza La sentenza trova la sua premessa nella contestazione mossa da un contribuente davanti alla Commissione tributaria provinciale di Livorno avverso il prelievo tributario subito alla fonte sulla agevolazione tariffaria concessagli dall’Enel, in quanto ex dipendente della società. Il ricorso veniva accolto dal giudice di primo grado ma, a seguito dell’atto di appello interposto dall’ufficio tributario, la Commissione tributaria per la Toscana ribaltava l’esito del giudizio e affermava la legittimità della imposizione a Irpef dello sconto tariffario sull’energia elettrica accordato agli ex dipendenti e pensionati Enel. Al fine di ottenere la riforma del citato decisum, il contribuente sosteneva la tesi contraria davanti alla Corte di cassazione che, con la sentenza 25024 dell’11 dicembre 2015, si pronunciava per il rigetto del ricorso. A sostegno della propria pronuncia la Cassazione ha richiamato, in primis, il tenore testuale dell’articolo 49 del Dpr 917/1986 (Tuir), ove espressamente si afferma che le pensioni di ogni genere “costituiscono…redditi di lavoro dipendente”. Dalla piena parificazione operata in via normativa tra i redditi derivanti da pensioni e quelli di lavoro dipendente, il Supremo collegio ha sancito che la disciplina tributaria dei redditi da pensione deve essere perfettamente identica a quello del lavoro dipendente (ancorché differiti nel tempo). Secondariamente, la combinazione del citato articolo 49 con la disposizione di cui al successivo articolo 51, comma 1, del Tuir (già articolo 48), ove viene espressamente previsto che “il reddito di lavoro dipendente è costituito da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro”, ha consentito al giudice di legittimità di potere affermare che “anche il beneficio dello sconto sui costi della energia elettrica consumata, in quanto concesso dal datore di lavoro ai propri dipendenti (e pensionati) costituisce reddito di lavoro e perciò, ai fini fiscali, parte della retribuzione e della pensione”. La sentenza interviene, quindi, sulla questione circa l’imposizione fiscale dei compensi in natura aggiuntivi che si identificano in sconti o agevolazioni di vario genere, che il lavoratore dipendente riceve in relazione al rapporto di lavoro, ed estende l’applicazione di tale principio di onnicomprensività anche al reddito da pensione.   Vincenzo D’Andò