Diario quotidiano del 29 gennaio 2016: Certificazione Unica 2016 a doppia via

Pubblicato il 29 gennaio 2016



possibile la confisca sui beni in comunione legale; modello 730 precompilato e garante sulla privacy; super-ammortamenti: ok al bonus per gli autoveicoli immatricolati dai rivenditori a “km 0”; niente accertamento fiscale sui conti bancari parenti e amici; Certificazione Unica a doppia via; dai principi contabili le novità sulla redazione dei bilanci; istituito il codice tributo per compensare il Bonus spettante agli enti non commerciali; CONI: co.co.co. fuori dal rapporto di lavoro subordinato come per le ASD; formazione continua: cinque professioni per una formazione condivisa; determinazione delle giacenze di oli vegetali e di grassi animali - sviluppo del serbatoio: coefficienti di interesse fiscale
 
Indice: 1) Possibile la confisca sui beni in comunione legale 2) Modello 730 precompilato e garante sulla privacy 3) Super-ammortamenti: ok al bonus per gli autoveicoli immatricolati dai rivenditori a “km 0” 4) Niente accertamento fiscale sui conti bancari parenti e amici 5) Certificazione Unica a doppia via  6) Dai principi contabili le novità sulla redazione dei bilanci  7) Istituito il codice tributo per compensare il Bonus spettante agli enti non commerciali 8) CONI: co.co.co. fuori dal rapporto di lavoro subordinato come per le ASD 9) Formazione continua: cinque professioni per una formazione condivisa 10)   Determinazione delle giacenze di oli vegetali e di grassi animali - sviluppo del serbatoio: coefficienti di interesse fiscale  
1) Possibile la confisca sui beni in comunione legale È legittimo il sequestro dell’immobile che appartiene al presunto evasore e al coniuge estraneo all’indagine penale. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3535 del 27 gennaio 2016. La cointestazione dei beni tra i coniugi non ferma le azioni del Fisco per contrastare l’evasione fiscale. Può infatti essere confiscato pro quota l’immobile dell'imprenditore che non ha pagato l’Iva anche se in comunione legale con il partner. Infatti, a quest’ultimo può essere assegnata la somma lorda ricavata dalla vendita del bene stesso. Comunque, la Suprema Corte ha respinto il secondo motivo del ricorso relativo alla possibilità di spiccare la misura sull’immobile in comunione e accolto il primo con il quale la difesa dell’imprenditore chiedeva la confisca diretta prima sui beni della società. Dunque, gli ermellini hanno accolto il ricorso prodotto da un imprenditore, accusato del reato di cui all’art. 10-ter del D.Lgs. n. 74/2000, poiché se l’indagato del reato fiscale è il legale rappresentante di una società, i suoi beni personali possono essere legittimamente sequestrati soltanto nel caso in cui non sia stato trovato presso la persona giuridica il “profitto” del reato il quale può consistere nel risparmio di spesa corrispondente alla somma non versata alla scadenza oppure nei beni acquistati mediante il suo reinvestimento. In particolare, sul primo punto il giudice di legittimità afferma che la comunione legale dei beni non è di ostacolo di per sé alla confisca “pro quota” dell’immobile che ne costituisca oggetto. Ciò sul rilievo che tale regime patrimoniale non esclude la disponibilità dell’immobile da parte dell’autore del reato e non lo sottrae all’azione esecutiva dei creditori particolari del coniuge, salvo in tal caso l’assegnazione, a favore dell’altro, della somma lorda ricavata dalla vendita del bene stesso o del valore di questo. Inoltre, aggiungono gli Ermellini, il sequestro preventivo per equivalente può riguardare nella loro interezza anche i beni in comproprietà con un terzo estraneo al reato, qualora essi siano indivisibili o sussistano inderogabili esigenze per impedirne la dispersione o il deprezzamento, essendo altrimenti assoggettabile alla misura cautelare soltanto la quota appartenente all’indagato.   ******   2) Modello 730 precompilato e garante sulla privacy opposizione al 730 precompilato: Dal garante ok alla tutela privacy sui dati sanitari. Ma la detrazione é a rischio. Non è quindi dovuto il codice fiscale per lo scontrino parlante ?. Spese mediche nel 730 precompilato, l’ultima parola sull'inserimento spetta al contribuente. Ma occhio, nel caso di scontrino parlante il diniego di fornire il codice fiscale per motivi di privacy fa anche decadere dalla possibilità di portare la spesa in detrazione con i Caf. A sottolineare che i dati sanitari e farmaceutici nella dichiarazione dei redditi sono a discrezione del contribuente interessato che può sempre esercitare l’opposizione all'invio è una nota del garante sulla privacy del 27 gennaio 2016. Il garante sulla tutela per il trattamento dei dati sanitari nella dichiarazione precompilata ha invitato le strutture sanitarie, medici e farmacisti alla massima diffusione della facoltà che può esercitare il paziente. In buona sostanza, scrive il garante nella comunicazione di ieri: «L'assistito può chiedere, a chi eroga il servizio sanitario, di non trasmettere i dati della singola spesa al Mef o, ove già trasmessi, ottenere la cancellazione anche di singole spese. Come si evidenzia, tale opposizione» «può essere esercitata autonomamente anche dalle persone fiscalmente a carico, come il coniuge o i figli (maggiori di 16 anni)». Nel documento si fornisce un calendario con le modalità con cui ci si può opporre alla trasmissione dei dati. «Per le spese sostenute a partire dal 1° gennaio 2016 l'assistito può opporsi alla trasmissione dei dati relativi alla singola prestazione al momento dell'erogazione della stessa». Basta dirlo oralmente al medico o alla struttura sanitaria che annoteranno il diniego sul documento fiscale. Il garante privacy individua una procedura anche per l'anno di imposta 2015 per il periodo compreso tra il primo ottobre 2015 e il 31 gennaio 2016. La modalità è più complessa perché l'assistito può opporsi richiedendo all'Agenzia delle entrate la cancellazione di una o più macro tipologie di spesa dal sistema Ts (tessera sanitaria) al telefono 848800444 da fisso, 0696668907 dal cellulare e da +390696668933 dall'estero, per posta elettronica all'indirizzo: opposizioneutilizzospesesanitarie@agenziaentrate.it o presso gli uffici dell'Agenzia. Infine dal 10 febbraio al 9 marzo 2016 e a regime dal 1° al 28 febbraio dell'anno successivo al periodo di imposta di riferimento accedendo all'area autenticata del sito web del sistema tessera sanitaria. In questo caso il garante evidenzia che l'assistito può consultare l'elenco delle spese sanitarie, compreso anche il dato inviato con lo scontrino parlante e opporsi alla messa a disposizione anche delle singole spese dell'Agenzia. In particolare il garante precisa che per gli scontrini parlanti della farmacia l'opposizione può essere esercitata molto semplicemente non fornendo il codice fiscale al momento dell'acquisto del farmaco. Il garante, infine, ricorda che l'Agenzia non può accedere al dettaglio delle singole spese sanitarie degli assistiti ma solo a dati aggregati del ministero dell'economia e che gli intermediari abilitati previa delega del contribuente, possono accedere unicamente al totale delle spese sanitarie detraibili.   ******   3) Super-ammortamenti: ok al bonus per gli autoveicoli immatricolati dai rivenditori a “km 0” Sono possibili i super-ammortamenti anche per le auto a «km zero». La precisazione è contenuta nella circolare Assilea n. 2/2016, con la quale fornisce ulteriori indicazioni sull’agevolazione dei cd. “super-ammortamenti”, disciplinati dall’art. 1 commi 91 ss. della L. 208/2015. Ambito soggettivo Viene, intanto, precisato che possono fruire dell’agevolazione sia i soggetti titolari di reddito d’impresa sia i professionisti. Ovviamente, l’agevolazione non può interessare i contribuenti forfetari, tenuto conto che determinano il reddito attraverso l’applicazione di un coefficiente di redditività al volume dei ricavi o compensi; in tale ipotesi, infatti, l’ammontare dei costi sostenuti dal contribuente (inclusi quelli relativi all’acquisto di beni strumentali nuovi) non rileva ai fini del calcolo del reddito imponibile. Diversamente, dovrebbe essere possibile includere tra i soggetti per i quali è ammessa la maggiorazione degli ammortamenti deducibili i contribuenti “minimi”, poiché il procedimento di determinazione del reddito prevede che il costo di acquisto dei beni strumentali sia deducibile dal reddito dell’esercizio in cui è avvenuto il pagamento (principio di cassa). Ambito oggettivo Sotto questo aspetto, Assilea ricorda che la misura agevolativa interessa i beni materiali strumentali (incluso il targato) nuovi acquisiti, anche in locazione finanziaria, dal 15 ottobre 2015 al 31 dicembre 2016. Pertanto, i beni agevolabili devono possedere le caratteristiche della materialità, strumentalità e novità, fermo restando le esclusioni espressamente previste (es. fabbricati e costruzioni, beni materiali con coefficiente di ammortamento inferiore al 6,5%). Requisito della novità: Indicazione in fattura del non utilizzo In tale ambito, Assilea ritiene valide le indicazioni fornite in passato dall’Agenzia delle Entrate nell’ambito delle agevolazioni “Tremonti” (circolari dell’Agenzia delle Entrate nn. 90/2001, 4/2002, 44/2009, 5/2015). Secondo i citati chiarimenti, il requisito della novità sussiste anche nel caso in cui l’acquisto del bene avvenga presso un soggetto che non sia né il produttore né il rivenditore, a condizione che il bene stesso non sia mai stato utilizzato (o dato ad altri in uso) né da parte del cedente, né da alcun altro soggetto. È necessario precisare che deve comunque trattarsi di beni per i quali il venditore non abbia fruito di agevolazioni. Sulla base di tali indicazioni, gli autoveicoli immatricolati dai rivenditori e rivendibili a “km 0” potevano quindi beneficiare della c.d. Tremonti-bis. In tal caso, nella fattura d’acquisto il concessionario doveva inserire una dicitura che richiamasse da un lato che si trattasse di auto nuova (non aver percorso km neppure a fini dimostrativi) e che, dall’altro, sulla stessa non si fosse mai beneficiato di agevolazioni fiscali. Alla luce di tale precedente interpretazione ministeriale, secondo Assilea pare corretto ritenere applicabile il super-ammortamento alle predette condizioni anche agli autoveicoli immatricolati dai rivenditori e rivendibili a “km 0”. Periodo interessato Infine, Assilea rammenta che solo per le acquisizioni, anche in locazione finanziaria, effettuate dal 15 ottobre 2015 al 31 dicembre 2016 il legislatore nell’ambito della disciplina del c.d. “super-ammortamento” ha anche aumentato le soglie massime di deducibilità per i veicoli disciplinati dall’art. 164 comma 1 lettera b) del TUIR. In particolare: - per le auto non assegnate utilizzate da imprese e lavoratori autonomi, da € 18.076 a € 25.306; - per agenti e rappresentanti, da € 25.823 a € 36.152. Importante precisazione: Viene per ultimo chiarito che restano applicabili le percentuali di deducibilità del 20%, 70% (auto in uso promiscuo ai dipendenti) e dell’80% (agenti e rappresentanti) da calcolare somma max somma deducibile (ad es. per le auto sul 140% da ammortizzare in 4 anni circa).   ******   4) Niente accertamento fiscale sui conti bancari parenti e amici Conti bancari di parenti e amici: accertamento annullato ? Sembra proprio di si. Può, infatti, essere annullato l’accertamento fiscale a una piccola società basato sui conti di parenti e amici. Ciò a meno che l’Ufficio del Fisco non riesca a dimostrare l’intestazione fittizia del rapporto bancario. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza 1464 del 27 gennaio 2016, in controtendenza con le centinaia di decisioni che legittimano questo modus operandi dell'Amministrazione finanziaria, ha accolto il ricorso di una snc. In particolare la piccola impresa aveva ricevuto un atto con il quale era stato elevato il suo reddito. E ciò era scaturito da controlli sui conti bancari dei soci e di familiari. Per la Ctp e Ctr Venezia, nulla da eccepire sul sistema usato dall'ufficio. Di diverso avviso Piazza Cavour che, invece, sul punto, ha accolto il gravame della società e ribaltato il verdetto. In motivazione la sezione tributaria ha infatti spiegato che in tema di accertamento a carico di società di persone a ristretta base familiare, l'ufficio finanziario può legittimamente utilizzare le movimentazioni dei conti correnti bancari intestati ai soci. Ma, ecco il nocciolo della questione, l'utilizzazione delle risultanze dei conti correnti bancari intestati esclusivamente a soggetti diversi, ancorché legati ai soci da vincoli familiari è illegittimo, salvo che l'ufficio alleghi e comprovi, in relazione alle circostanze del caso concreto, il carattere fittizio dell'intestazione del conto o, comunque, la sostanziale riferibilità alla società o ai soci delle posizioni creditorie e debitorie annotate sul conto medesimo.   ******   5) Certificazione Unica a doppia via Entro il 28 febbraio 2016, i sostituti dovranno rilasciare ai lavoratori interessati, una certificazione denominata “CU Sintetico”. Diverse novità, in materia, anche quest’anno. Vediamole di seguito, non prima di avere ricostruito la recente introduzione della CU. Nell’anno 2105 ha debuttato la cd. Certificazione Unica (CU) che ha sostituito il modello CUD. La novità era strettamente collegata al Modello 730 precompilato; si è, infatti, reso necessario adeguare la modulistica prevista per la certificazione dei redditi corrisposti a determinati contribuenti e delle relative ritenute effettuate dal sostituto d’imposta. Proprio in tale ottica, per la prima volta è stato introdotto l’obbligo per i sostituti d’imposta di trasmettere telematicamente la CU all’Agenzia delle entrate e, al riguardo, è stato fissato al 7 marzo il termine per tale adempimento. Tale termine si aggiunge all’usuale scadenza del 28 febbraio per la consegna della certificazione ai sostituiti. Ovviamente, il nuovo adempimento ha rappresentato una complicazione nelle attività dei sostituti d’imposta che si sono dovuti confrontare con lo stesso avendo, dopotutto, poco tempo per adeguare le proprie procedure. Inoltre, da più parti si è evidenziato come in alcune occasioni la complicazione introdotta poteva risultare sovrabbondante rispetto alle finalità perseguite. Qualche perplessità, ad esempio, ha accompagnato l’estensione dell’ambito soggettivo di applicazione della CU ai lavoratori autonomi, nonché ai percettori di provvigioni e di alcuni redditi diversi i quali, come noto, non possono utilizzare il Modello 730 precompilato. Il processo, tuttavia, sembra lungi dall’essere concluso; la Legge di Stabilità 2016, difatti, ha introdotto alcune modifiche anche alla certificazione dei sostituti d’imposta e, non a caso, la CU 2016 presenta moltissime novità rispetto a quella del 2015. CU sintetico e ordinario La prima evidente novità è la presenza di un doppio modello. Da quest’anno, difatti, i sostituti d’imposta saranno chiamati, con riferimento a quanto effettuato nel corso del 2015, ad elaborare due distinte certificazioni. Nel dettaglio, entro la consueta data del 28 febbraio 2016, i sostituti dovranno procedere a rilasciare ai lavoratori interessati, una certificazione denominata “CU Sintetico”. Così come previsto per lo scorso anno, inoltre, le certificazioni dovranno essere trasmesse all’Amministrazione finanziaria, entro la scadenza del 7 marzo 2016, con la novità che i flussi telematici inviati non saranno equivalenti al modello CU sintetico rilasciato al sostituito. Al contrario, così come chiarito nelle istruzioni, il modello trasmesso conterrà maggiori informazioni – includendo una serie di dati trasmessi, sino allo scorso anno, mediante la presentazione del modello 770 Semplificato - e sarà denominato “CU Ordinario”. Nuovi contenuti della CU Oltre il cambiamento di struttura innanzi riportato, la CU 2016 contiene ulteriori importanti modifiche rispetto al 2015 in parte originate proprio dal migrazione in tale modello di alcuni dati in precedenza contenuti nel Modello 770 semplificato. Di seguito si riportano alcune delle novità più significative: - l’obbligatorietà di riportare sempre il codice fiscale del coniuge del sostituito, ancorché non a carico, nell’apposita sezione dei familiari. Tale dettaglio permette di risolvere la problematica di compilazione del modello 730 precompilato, riscontrata lo scorso anno, laddove in casi analoghi risultava necessario intervenire manualmente, al fine di indicare nel modello dichiarativo, il codice fiscale del coniuge non a carico; - risulta sdoppiata la casella relativa ai redditi di lavoro dipendente, in modo da dare distinta evidenza di quanto erogato in relazione a rapporti di lavoro a tempo indeterminato, rispetto ad eventuali erogazioni inerenti rapporti a tempo determinato. Con l’aggiunta di tale distinzione scompare la casella, presente nel vecchio modello, necessaria per indicare la natura del rapporto, a tempo indeterminato o determinato. Attraverso tale modifica, peraltro, non è più necessario, nei casi di certificazioni contenenti entrambe le tipologie, procedere con la predisposizione del cosiddetto “multi-modulo”; - la necessita di indicare, mediante l’apposizione del codice 2, all’apposita casella 11, denominata “Casi particolari”, se sono presenti giorni per i quali non spettano detrazioni d’imposta; - il dettaglio degli oneri da indicare nella sezione “Oneri deducibili”, mediante l’apposizione di appositi codici da rilevare dalla tabella L, annessa alle istruzioni; - l’inclusione nella sezione “Altri dati” della casella 477, necessaria al fine di indicare la liquidazione mensile del TFR come parte integrante della retribuzione (c.d. Qu.I.R.), prevista per i lavoratori dipendenti del settore privato con un rapporto di lavoro in essere da almeno sei mesi. Come precisato dalle istruzioni, tale quota non risulta rilevante ai fini del superamento dei limiti di reddito complessivo, da tenere in considerazione per poter beneficiare del bonus previsto all’art. 13, c. 1-bis, del TUIR (c.d. “bonus Irpef”). Rapporti con il Modello 770 Altro aspetto di sicuro interesse attiene ai rapporti tra CU e Modello 770 Semplificato. Da una prima lettura delle istruzioni di entrambi i modelli, difatti, si nota come le informazioni di natura dichiarativa siano state eliminate dal modello 770 Semplificato, in quanto completamente trasferite nel modello CU 2016 Ordinario. Tale impostazione, da un lato evita la duplicazione dei dati avvenuta lo scorso anno – i dati dichiarativi delle certificazioni, quest’anno saranno trasmesse esclusivamente mediante il flusso telematico che il sostituto d’imposta dovrà inviare all’Amministrazione entro il 7 marzo 2016 – dall’altro, tuttavia, porta con sé alcune complicazioni che non possono sfuggire agli operatori del settore. Con tutti i suoi limiti, difatti, il vecchio Modello 770 Semplificato permetteva ai sostituti di chiudere, mediante la compilazione di un unico strumento dichiarativo, tutti gli adempimenti connessi a quanto operato nell’anno d’imposta precedente. In altre parole, il modello permetteva da un lato di dichiarare i redditi erogati e le ritenute operate e dall’altro lato di riassumere i versamenti d’imposta effettuati, nonché le relative compensazioni. Al contrario, con la nuova modulistica tale adempimento dovrà svolgersi in due fasi: - entro il 7 marzo saranno trasmesse le Certificazioni Uniche; - entro il 1 agosto 2016, verrà inviato il modello 770 Semplificato, contenente esclusivamente i quadri ST, SV, SX e SY.   ******   6) Dai principi contabili le novità sulla redazione dei bilanci Arrivano dai nuovi OIC le ulteriori novità sulla redazione dei bilanci: con l’adozione dell’OIC 24 nel gennaio 2015 si è concluso il processo di aggiornamento dei principi contabili nazionali per la redazione dei bilanci d’esercizio. In particolare, è stato modificato l’OIC 14 che, rispetto alla versione precedente, affronta anche la rilevazione della gestione accentrata della tesoreria (cash pooling). Un’altra novità riguarda le commesse di breve durata (inferiore all’anno) per cui il nuovo OIC 23 consente di applicare o il criterio della commessa completata o quello della percentuale di completamento. La novità di maggior impatto dell'OIC 17 riguarda, invece, l’eliminazione del metodo patrimoniale per l’imputazione della rivalutazione. L’obiettivo di avvicinare la normativa professionale agli IAS/IFRS, coerentemente a quanto previsto dalla disciplina del codice civile, ha comportato l’introduzione di importanti novità che incidono tecnicamente sulla rilevazione di numerose poste di bilancio. Il processo di aggiornamento dei principi contabili nazionali, ultimato con l’adozione dell’OIC 24 nel gennaio 2015, assume fondamentale importanza per la redazione dei bilanci d’esercizio 2015. Ecco di seguito breve illustrazione dei contenuti dei vari principi contabili: OIC 14 L’OIC 14 disciplina la rilevazione, classificazione e valutazione delle disponibilità liquide in bilancio e le informazioni da fornire nella nota integrativa. Rispetto alla versione precedente, il nuovo principio affronta anche la rilevazione della gestione accentrata della tesoreria (cash pooling). Il cash pooling costituisce uno strumento generalmente utilizzato nei gruppi aziendali per rendere efficiente la gestione della liquidità di gruppo. Con la gestione accentrata della tesoreria, la capogruppo o una società finanziaria parte del gruppo gestisce infatti la liquidità per conto di tutte le unità partecipanti al gruppo aziendale, attraverso un conto corrente comune. Con tale strumento, si riesce a supportare le esigenze finanziarie delle controllate spostando la liquidità in eccesso di alcune società verso quelle che evidenziano fabbisogni finanziari, minimizzando il ricorso agli enti creditizi. In pratica, sul conto corrente comune affluiscono le disponibilità liquidità delle società del gruppo che si trovano in surplus finanziario, disponibilità liquide che sono poi girate alle società che si trovano in deficit. In tale ambito, il nuovo OIC 14 prevede che, nel bilancio d’esercizio delle partecipanti al cash pooling, la quota di pertinenza di ogni società del saldo del conto corrente comune si classifichi tra i crediti o tra i debiti (a seconda del segno) verso la società gestrice la quale, nel proprio bilancio d’esercizio, classificherà tale quota in modo simmetrico. Pertanto, le società che apportano le disponibilità liquide iscriveranno tale importo tra i crediti verso il pooler (specificando la natura del pooler, controllante, controllata o collegata), quelle che prelevano risorse finanziare dal conto corrente comune rileveranno un debito, mentre il pooler iscriverà simmetricamente un debito verso le prime ed un credito verso le seconde OIC 11 I lavori in corso su ordinazione sono contratti a durata normalmente ultrannuale per la realizzazione di un bene, di una combinazione di beni oppure per la fornitura di beni/servizi non di serie e che insieme formino un unico progetto. Tali lavori vengono eseguiti su ordinazione (formalizzata nel suddetto contratto) del committente che richiede determinate specifiche tecniche, che trovano analitica descrizione nel contratto stipulato. Generalmente l’affidamento avviene attraverso contratti d’appalto (possono essere stipulati anche altri atti come ad esempio la vendita di cosa futura) riguardanti la realizzazione di opere, edifici, ponti, dighe, navi, impianti o la fornitura di servizi inerenti la realizzazione di un opera. Se al termine dell’esercizio tali lavori non sono terminati, l’impresa esecutrice del lavoro deve rilevare in bilancio tali contratti secondo quanto previsto dall’OIC 23. In particolare, due sono i criteri di valutazione applicabili. Il primo, denominato “criterio della commessa completata”, si caratterizza per rilevare i lavori in corso al costo e di iscrivere il ricavo, ed il conseguente margine, solo quando ultimati. Il secondo è invece il “criterio della percentuale di completamento” che prevede di imputare il ricavo complessivo ad ogni esercizio in cui vengono eseguiti i lavori in proporzione alla percentuale di completamento dell’opera, rispettando il principio di competenza. Il nuovo principio definisce in modo puntuale i requisiti necessari per l’applicazione del criterio della percentuale di completamento. In particolare, per i lavori ultrannuali, l’applicazione di tale criterio diventa obbligatoria quanto: - 1) esiste un contratto vincolante per le parti che ne definisca in modo chiaro le obbligazioni (tra cui il diritto al corrispettivo per l’esecutore); - 2) il diritto ad ottenere il corrispettivo matura con ragionevole certezza (come quando il contratto garantisce, all’esecutore dell’opera, il risarcimento dei costi sostenuti più un congruo margine qualora il committente recedesse) progressivamente durante l’esecuzione dei lavori; - 3) non vi sono condizioni di incertezza con riferimento a condizioni contrattuali o fattori esterni tali da rendere dubbia la capacità dei contraenti a far fronte alle obbligazioni; - 4) il risultato può essere attendibilmente misurato. Solo nella circostanza in cui non siano rispettate tali condizioni allora deve essere applicato il criterio della commessa completata. Un’altra novità riguarda le commesse di breve durata (inferiore all’anno) per cui il nuovo OIC 23 consente di applicare o il criterio della commessa completata o quello della percentuale di completamento. Altra importante novità riguarda i costi pre-operativi. In precedenza, con riferimento al criterio della percentuale di completamento, tali oneri dovevano essere rilevati tra le immobilizzazioni immateriali ed ammortizzati negli esercizi futuri in funzione dell’avanzamento dei lavori, mentre se si fosse applicata la “commessa completata” tali costi andavano rilevati in modo analogo agli oneri sostenuti per l’esecuzione delle opere. Il nuovo principio non modifica la rilevazione contabile dei costi pre-operativi nel caso si applichi il criterio della commessa completata ma modifica la rilevazione in applicazione della percentuale di completamento. In tale caso, infatti, l’azienda esecutrice del lavoro deve considerare tali oneri come costi di commessa. Pertanto, questi partecipano alla definizione del margine di commessa in proporzione allo stato di avanzamento dei lavori. OIC 13 Le rimanenze sono i beni destinati alla vendita o che saranno destinati alla produzione che risultano ancora in magazzino al termine dell’esercizio. La normativa professionale che approfondisce i criteri di rilevazione, classificazione e valutazione è costituita dall’OIC 13 con riferimento alle seguenti tipologie di beni: - materie prime e semilavorati di acquisto (beni acquistati esternamente ma che saranno oggetto di ulteriori processi di trasformazione); - materie sussidiarie e di consumo; - semilavorati (parti finite di produzione interna destinate ad essere utilizzate in un successivo processo produttivo); - merci, prodotti finiti e prodotti in corso di lavorazione. Le rimanenze di magazzino sono valutate al minore tra il costo di acquisto o di produzione e il valore di realizzazione desumibile dal mercato. Il criterio generale per la determinazione del costo delle rimanenze di beni non fungibili è il “costo specifico” secondo il quale occorre determinare il costo di ogni singolo bene. Per quanto riguarda i beni fungibili, invece, l’art. 2426 del codice civile, nonché l’OIC 13, consentono di determinare il costo attraverso l’applicazione di metodi sintetici quali il metodo della media ponderata, il FIFO (first in, first out) ed il LIFO (last in, first out). Il nuovo principio provvede a chiarire il trattamento contabile dei contributi in conto esercizio relativi all’acquisto delle rimanenze. L’OIC 13 prevede che i contributi acquisiti a titolo definitivo devono essere portati in deduzione al costo di acquisto dei beni. Tale comportamento contabile consente di sospendere, attraverso la rilevazione delle rimanenze, solo i costi effettivamente sostenuti (ossia costo di acquisto – contributi in conto esercizio). In termini di classificazione nel conto economico, i contributi in conto esercizio devono essere iscritti nella voce A5 (altri ricavi e proventi), i costi sostenuti per acquisire i beni vanno rilevati nella voce B6 espressiva del costo di acquisto di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci mentre la variazione delle rimanenze (di materie prime, semilavorati e prodotti finiti) va indicata nella voce B11 (variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie e di consumo e di merci) o A2 (variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti) al netto dei contributi ricevuti. OIC 17 Le società che non utilizzano i principi contabili internazionali per redigere il bilancio consolidato devono applicare quanto disciplinato dal D.Lgs. 127/91 integrato dall’OIC 17. Il nuovo OIC 17 sancisce la possibilità di effettuare la determinazione della differenza di consolidamento alla data di primo consolidamento, nel caso in cui la prima redazione del bilancio consolidato sia successiva ad un periodo di esonero (in quanto piccoli gruppi o per partecipazioni irrilevanti) e solo nella circostanza in cui non sia disponibile una documentazione adeguata. Qualora invece si trattasse di subholding, occorre calcolare la differenza di consolidamento con riferimento ai valori alla data di acquisto poiché la documentazione necessaria dovrebbe essere disponibile. Altra novità riguarda la specificazione della classificazione del Fondo di consolidamento. In applicazione dell’OIC 17, tale posta deve essere iscritta tra i Fondi per rischi ed oneri nella voce separata BI2-bis e denominata “Fondo di consolidamento per rischi ed oneri futuri”. Con riferimento alla sezione relativa al metodo del patrimonio netto, l’OIC 17 chiarisce il trattamento degli utili e delle perdite che derivano da operazioni infragruppo. Coerentemente alla logica applicativa di tale metodologia, tali valori devono essere considerati e rettificati in modo proporzionale alla frazione di capitale sociale posseduta dalla partecipante, in quanto il metodo del patrimonio netto mira a rappresentare solo il capitale sociale di pertinenza della capogruppo che sarebbe emerso redigendo il consolidato. La novità di maggior impatto riguarda invece l’eliminazione del cd. metodo patrimoniale per l’imputazione della rivalutazione. In particolare, il precedente OIC 21 (che si ricorda in precedenza disciplinava l’applicazione del metodo del patrimonio netto) consigliava di iscrivere la rivalutazione a conto economico accantonando a riserva non distribuibile solo la parte che eccedeva l’eventuale perdita della partecipante (metodo del patrimonio netto integrale) e, alternativamente, consentiva di accantonare tale rivalutazione direttamente a riserva non distribuibile (metodo del patrimonio netto con rappresentazione solo patrimoniale). Il nuovo principio invece consente solo la prima metodologia con la conseguenza che, in presenza di un utile rettificato della partecipata, la partecipante si potrebbe trovare in una delle seguenti situazioni (si veda l’esempio successivo):
  1. a) - se la partecipante determina un utile d’esercizio che, considerando anche l’effetto dell’applicazione del metodo del patrimonio netto, è inferiore all’utile rettificato della partecipata, allora la partecipante imputa quest’ultimo a conto economico e, in sede di destinazione del risultato d’esercizio, rileva a riserva non distribuibile l’intero ammontare dell’utile d’esercizio dalla stessa determinato (prima ipotesi nell’esempio successivo);
  2. b) - se la partecipante realizza un utile d’esercizio superiore all’utile rettificato della partecipata, quest’ultimo deve essere imputato a conto economico al 31 dicembre e, in sede di destinazione del risultato d’esercizio, la partecipante deve costituire una riserva non distribuibile di ammontare pari all’utile rettificato della partecipata (seconda ipotesi nell’esempio successivo);
  3. c) - se l’utile rettificato della partecipata è inferiore o uguale (in valore assoluto) alla perdita d’esercizio determinata dalla partecipante senza considerare l’effetto dell’applicazione del metodo del patrimonio netto, la partecipante deve imputare il suddetto utile rettificato a conto economico senza costituire alcuna riserva non distribuibile (terza ipotesi nell’esempio successivo).
OIC 18 Il nuovo OIC 18 precisa le condizioni per la rilevazione dei ratei e dei risconti. In particolare, il paragrafo 13 dispone che la rilevazione può avvenire quando sussistono le seguenti condizioni: - il contratto inizia in un esercizio e termina in uno successivo; - il corrispettivo delle prestazioni è contrattualmente dovuto in via anticipata o posticipata rispetto a prestazioni comuni a due o più esercizi consecutivi; - l’entità di tali poste varia con il trascorrere del tempo. Non devono pertanto essere inclusi tra i ratei e i risconti, tutti i proventi e gli oneri la cui competenza matura “per intero” nell’esercizio a cui si riferisce il bilancio o in quelli successivi, in quanto tali condizioni non sono rispettate. Ad es., il paragrafo 14 della nuova versione dell’OIC 18 evidenzia come poste non rilevabili come ratei e risconti le fatture da emettere e da ricevere, nonché gli anticipi pagati o ricevuti per canoni di locazione che maturano nell’esercizio successivo. OIC 22 La nuova versione dell’OIC 22 sancisce che non si procede alla rappresentazione tra i conti d’ordine di quegli accadimenti che sono già stati oggetto di rilevazione nello stato patrimoniale, nel conto economico e/o nella nota integrativa. Pertanto, pur costituendo informazioni con caratteristiche tali da poter essere iscritte tra i conti d’ordine, la loro specificazione negli schemi di bilancio e/o nella nota integrativa fa venir meno l’obbligo di iscrizione in calce allo stato patrimoniale. Viene riportato l’esempio dei depositi cauzionali ricevuti dalla società che, trovando esposizione nello stato patrimoniale, non devono essere specificati nei conti d’ordine. Non si iscrivono tra questi neanche le garanzie ricevute in quanto oggetto di analitica rappresentazione nella nota integrativa, a norma dell’art. 2427, numero 9, c.c..   ******   7) Istituito il codice tributo per compensare il Bonus spettante agli enti non commerciali E’ arrivato il codice tributo per compensare il Bonus spettante agli enti non commerciali con la risoluzione dell’Agenzia delle entrate n. 6/E del 28 gennaio 2016. Il credito d’imposta è fruibile quest’anno e nei due successivi: nella misura del 33,33% del suo ammontare nel 2016, altrettanto nel 2017, la quota rimanente nel 2018 La legge di stabilità 2015, se da una parte ha aumentato l’imposta sul reddito delle società dovuta dagli enti non commerciali in relazione agli utili e i dividenti percepiti a decorrere dal 2014, dall’altro ha previsto un credito d’imposta, soltanto in riferimento allo stesso 2014, finalizzato ad attenuare gli effetti della maggiore tassazione (articolo 1, commi 655 e 656, della legge 190/2014). Più nello specifico, la nuova norma ha ridotto la quota esente dal 95 al 22,26%. Il bonus concesso è pari alla differenza tra l’imposta dovuta in base al nuovo regime e quella calcolata secondo le precedenti regole. Il credito è utilizzabile in compensazione tramite modello F24, senza alcun altro limite quantitativo, nella misura del 33,33% del suo ammontare dal 1° gennaio 2016, nella stessa misura dal 1° gennaio del prossimo anno e, per la parte rimanente, dal 1° gennaio 20018. Nel caso in cui, per motivi di incapienza, la quota annuale non possa essere messa a frutto, la somma potrà essere recuperata nel periodo d’imposta successivo sommata al credito fruibile in tale anno. Dopo questa breve contestualizzazione per ricordare l’origine e le principali modalità di utilizzo del bonus, si arriva alla risoluzione n. 6/E del 28 gennaio 2016, con la quale è istituito il codice tributo “6861”, che gli enti interessati dovranno indicare nel modello F24 al momento della compilazione. Il numero trova spazio nella sezione “Erario” tra gli “importi a credito compensati” oppure, nei casi di riversamento del credito, tra gli “importi a debito versati”. Nel campo “anno di riferimento” va riportato l’anno di imposta a cui si riferisce il credito.   ******   8) CONI: co.co.co. fuori dal rapporto di lavoro subordinato come per le ASD Il Ministero del Lavoro, con l’Interpello n. 6 del 27 gennaio 2016, fornisce chiarimenti in relazione all’ambito di applicazione dell’art. 2, comma 2, lett. d) del D.Lgs n. 81/2015, concernente le tipologie di collaborazioni escluse dalla presunzione di subordinazione prevista dal comma 1 della medesima disposizione. In particolare, il Ministero esclude la presunzione di subordinazione nei confronti non solo delle collaborazioni coordinate e continuative rese in favore delle Associazioni sportive e delle Società sportive dilettantistiche, ma anche nei confronti di quelle rese in favore del CONI, delle Federazioni Sportive nazionali, delle discipline associate e degli Enti di promozione sportiva. In particolare, gli interpellanti chiedono se il dettato normativo di cui alla lett. d) della citata disposizione possa essere riferito anche al CONI, alle Federazioni Sportive Nazionali, alle discipline associate e agli Enti di promozione sportiva riconosciuti dallo stesso CONI. La risposta in sintesi del Ministero “….In forza di una lettura in chiave sistematica delle norme sopra riportate, nonché in ragione delle motivazioni che hanno indotto il Legislatore del tempo a riconoscere tale regime agevolato, si ritiene che nell’ambito di applicazione dell’art. 2, comma 2, lett. d) D.Lgs. n. 81/2015 debbano essere ricomprese non solo le collaborazioni coordinate e continuative rese in favore delle Associazioni sportive e delle Società sportive dilettantistiche ma anche quelle rese in favore del CONI, delle Federazioni Sportive nazionali, delle discipline associate e degli Enti di promozione sportiva.   ******   INPS: Determinazione per l’anno 2016 del limite minimo di retribuzione giornaliera La circolare dell’INPS n. 11 del 27 gennaio 2016 è relativa alla determinazione per l’anno 2016 del limite minimo di retribuzione giornaliera ed aggiornamento degli altri valori per il calcolo di tutte le contribuzioni dovute in materia di previdenza ed assistenza sociale per la generalità dei lavoratori dipendenti. Questi gli argomenti trattati: - Minimali di retribuzione giornaliera per la generalità dei lavoratori dipendenti - Minimale di retribuzione per il personale iscritto Fondo volo - Minimale contributivo per le retribuzioni convenzionali in genere - Minimale di retribuzione ai fini contributivi per i rapporti di lavoro subordinato a tempo parziale - Quota di retribuzione soggetta nell'anno 2016 all'aliquota aggiuntiva dell’ 1% - Massimale annuo della base contributiva e pensionabile - Limite per l'accredito dei contributi obbligatori e figurativi - Importi che non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente - Rivalutazione dell’importo a carico del bilancio dello Stato per prestazioni di maternità obbligatoria - Lavoratori dello spettacolo: valori, per l’anno 2016, per il calcolo del contributo di solidarietà, dell’aliquota aggiuntiva 1% e massimali giornalieri - Sportivi professionisti: valori, per l’anno 2016, per il calcolo del contributo di solidarietà, dell’aliquota aggiuntiva 1% e massimali giornalieri - Datori di lavoro iscritti alle gestioni pubbliche ex Inpdap   ******   9) Formazione continua: cinque professioni per una formazione condivisa Il 3 febbraio 2016 a Roma i rappresentanti degli Ordini di commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro, giornalisti e notai si incontreranno per fare il punto della situazione in seguito alle modifiche introdotte dal DPR 137/2012 Qual è lo stato dell’arte della formazione continua negli Ordini professionali italiani? Risponderanno a questa domanda i rappresentanti di commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro, giornalisti e notai che il prossimo 3 febbraio, sotto l’egida del CUP (Comitato unitario permanente degli Ordini e Collegi professionali), si incontreranno presso la Residenza di Ripetta a Roma per fare il punto della situazione in seguito alle modifiche introdotte dal DPR 137 del 2012. E sottoscrivere un protocollo per un mutuo riconoscimento dei crediti affinché ogni iscritto possa seguire un corso di formazione organizzato da una qualsiasi delle cinque categorie. L’incontro nasce dall’intuizione della Fondazione nazionale dei commercialisti e del suo presidente Giorgio Sganga sulla scia di due accordi firmati oltre un anno fa tra commercialisti, avvocati e giornalisti per promuovere attività comuni rivolte alla formazione continua attraverso corsi, seminari e pubblicazioni. Ad aprire i lavori sarà il presidente del CUP, Marina Calderone, a cui seguirà un intervento del senior advisor del Censis Giuseppe Roma sul contributo che le professioni possono dare per il buon funzionamento della pubblica amministrazione. Sarà poi la volta delle testimonianze, quelle dei rappresentanti dei diversi Ordini professionali che faranno il punto sulla stato dell’arte della formazione continua per i professionisti di qualità: il presidente dell’Ordine dei Veterinari Gaetano Penocchio, delegato per l’area sanitaria, il consigliere nazionale degli avvocati Salvatore Sica, il consigliere nazionale dei commercialisti Massimo Miani, Rosario De Luca per i consulenti del lavoro, Pier Luigi Bertello per i giornalisti e Massimo Palazzo per il notariato. Ma quali sono le prospettive nel rapporto tra la formazione continua e il mercato? Ne parleranno in una tavola rotonda, moderata dal presidente della Fondazione nazionale dei commercialisti Giorgio Sganga, il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri con i presidenti dei Consigli nazionali di commercialisti, giornalisti, avvocati e notai, rispettivamente Gerardo Longobardi, Enzo Iacopino, Andrea Mascherin e Maurizio D’Errico. L’incontro terminerà con il sottosegretario allo Sviluppo economico, Simona Vicari, sulla discussione di un Protocollo d’intesa per la formazione professionale continua. La formazione continua rappresenta una delle novità più importanti introdotte dal DPR 137 del 2012. L’adempimento degli obblighi di formazione, infatti, costituisce per il professionista il requisito minimo indispensabile per il mantenimento delle proprie competenze e capacità professionali ad un livello tale da garantire alla clientela la qualità delle prestazioni erogate. Il Regolamento per la formazione professionale continua dei commercialisti è stato approvato dal Consiglio nazionale di categoria nella seduta dello scorso 3 dicembre e pubblicato sul Bollettino Ufficiale n. 24 del 31 dicembre 2015. Nel recepire le novità introdotte in tema di formazione dall’art. 7 del DPR 137, il CNDCEC ha tenuto conto delle esperienze e delle esigenze degli Ordini. Infatti, pur essendo stata riconosciuta la possibilità di erogare eventi anche alle “Associazioni di iscritti agli albi e di altri soggetti”, a loro è riservato un ruolo centrale nella definizione dell’offerta formativa per gli iscritti. Tra le materie obbligatorie sono inoltre state inserite la normativa antiriciclaggio e le tecniche di mediazione. Il testo, approvato alla luce delle osservazioni espresse dal ministero della Giustizia, contiene la riduzione a 10 CFP annuali per gli iscritti che compiano il 65° anno di età nel triennio, per chi non esercita l’attività professionale e per gli iscritti nell’elenco speciale, malgrado i commercialisti avessero chiesto per queste categorie l’astensione dall’obbligo formativo. (CNDCEC, comunicato del 27 gennaio 2016)   ******   10) Determinazione delle giacenze di oli vegetali e di grassi animali - sviluppo del serbatoio: coefficienti di interesse fiscale L’Agenzia delle Dogane ha pubblicato il 28 gennaio 2016 la circolare n. 1/D sulla determinazione delle giacenze di oli vegetali e di grassi animali - sviluppo del serbatoio. In particolare, vengono riportati i coefficienti di dilatazione volumica da applicare, per gli intervalli di temperatura di interesse fiscale (cioè quelli in cui il prodotto è in fase liquida), sono quelli dell’appendice D della norma UNI 11163:2009, che vengono riportati nella tabella (illustrata nella suddetta neo circolare) in funzione del tipo di olio vegetale o di grasso animale oggetto dell’inventario. (Agenzia delle Dogane, circolare n. 1/D del 28 gennaio 2016)   ******   Corte Ue: l’accisa è esigibile dove si consegna il prodotto Gli eurogiudici chiamati a fornire indicazioni per chiarire le condizioni di riscuotibilità nell’ipotesi in cui siano stati rilevati quantitativi mancanti rispetto al luogo d’origine. Nell’ambito della circolazione, in sospensione di accisa, di prodotti energetici (gasolio) da un deposito fiscale situato nei Paesi Bassi verso un deposito fiscale situato in Germania, veniva riscontrato, presso il deposito fiscale (di destinazione) situato in Germania, l’arrivo di un quantitativo di gasolio inferiore a quello dichiarato. L’Ufficio doganale tedesco, pertanto, assoggettava ad accisa il quantitativo di gasolio mancante che superava la soglia di tolleranza generalmente accettata dall’amministrazione tedesca. Ne scaturiva un contenzioso volto a stabilire se il quantitativo mancante di gasolio fosse dovuto a un’irregolarità che si poteva presumere avvenuta nel territorio fiscale tedesco e avente come conseguenza l’immissione in consumo di tale prodotto. Conclusioni della Corte UE Secondo i giudici dell’Unione, se al momento della consegna sono rilevati quantitativi mancanti di prodotti rispetto al luogo di partenza, tali ammanchi implicano necessariamente un’immissione in consumo che si presume avvenuta nello Stato membro in cui è effettuata e nel momento in cui è rilevata. (Data della sentenza 28 gennaio 2016, n. causa C-64/2015)   Vincenzo D’Andò