Diario quotidiano del 28 gennaio 2016: segnalazione di operazioni sospette antiriciclaggio solo all’UIF

Pubblicato il 28 gennaio 2016



invio dati delle spese sanitarie ai fini della elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata; anche i prelevamenti delle imprese artigiane non vanno necessariamente giustificati; CNDCEC: segnalazione di operazioni sospette solo alla UIF; va tassata la rinuncia del socio; accertamento sulla base del redditometro: il semplice vincolo di convivenza non giustifica il contribuente; Telefisco 2016: stop agli studi di settore per i professionisti; INPS: come gestire il regime agevolato; definito lo strumento per facilitare lo smaltimento delle sofferenze bancarie; possibili i rimborsi IVA anche dopo i due anni; l’Italia ha un sistema bancario solido, criticità in via di soluzione
 
Indice: 1) Invio dati delle spese sanitarie ai fini della elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata 2) Anche i prelevamenti delle imprese artigiane non vanno necessariamente giustificati 3) CNDCEC: segnalazione di operazioni sospette solo alla UIF 4) Va tassata la rinuncia del socio 5) Accertamento sulla base del redditometro: il semplice vincolo di convivenza non giustifica il contribuente 6) Telefisco 2016: stop agli studi di settore per i professionisti 7) INPS: come gestire il regime agevolato 8) Definito lo strumento per facilitare lo smaltimento delle sofferenze bancarie 9) Possibili i rimborsi IVA anche dopo i due anni 10) L’Italia ha un sistema bancario solido, criticità in via di soluzione  
  1) Invio dati delle spese sanitarie ai fini della elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata Prorogata, ufficialmente, di 9 giorni la scadenza del 31 gennaio prevista per la trasmissione delle spese sanitarie riferite all’anno 2015, senza impattare sul calendario della campagna dichiarativa 2016. In tal senso, viene previsto che il termine per la trasmissione dei dati delle spese sanitarie riferite all’anno 2015 al Sistema Tessera Sanitaria sia rinviato dal 31 gennaio al 9 febbraio 2016. Lo dispone il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate n. 14464 del 26 gennaio 2016, pubblicato in pari data sul sito delle Entrate, che equivale a pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (Legge 244/2007). Questa la motivazione del provvedimento: Con il decreto 31 luglio 2015 del Ministero dell’Economia e delle Finanze sono state definite le specifiche tecniche e le modalità operative relative alla trasmissione telematica delle spese sanitarie al Sistema Tessera Sanitaria, da rendere disponibili all’Agenzia delle entrate per la dichiarazione dei redditi precompilata. Il medesimo decreto ha previsto che la trasmissione dei predetti dati debba essere effettuata entro e non oltre il mese di gennaio dell’anno successivo a quello della spesa effettuata dall’assistito. Con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 31 luglio 2015 sono state definite le modalità tecniche di utilizzo dei dati delle spese sanitarie ai fini della elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata, secondo quanto disposto dall’articolo 3, comma 5, del decreto legislativo 21 novembre 2014, n. 175. Tenuto conto delle esigenze manifestate dai soggetti tenuti alla trasmissione dei dati e della necessità di assicurare l’invio di informazioni il più possibile corrette e complete ai fini della predisposizione della dichiarazione precompilata, trattandosi del primo anno di avvio della trasmissione dei dati delle spese sanitarie, si è ritenuto, d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, di poter prorogare di 9 giorni la scadenza del 31 gennaio prevista per la trasmissione delle spese sanitarie riferite all’anno 2015, senza impattare sul calendario della campagna dichiarativa 2016. In tal senso, con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze (ancora da emanare) è previsto che il termine per la trasmissione dei dati delle spese sanitarie riferite all’anno 2015 al Sistema Tessera Sanitaria sia rinviato dal 31 gennaio al 9 febbraio 2016. Conseguentemente, al fine di non alterare il sistema di tutela della privacy approvato, slitta al 10 febbraio (fino al 9 marzo 2016) il periodo entro il quale i contribuenti potranno comunicare la propria opposizione all’utilizzo delle spese sanitarie sostenute nell’anno 2015 per l’elaborazione della dichiarazione precompilata, accedendo direttamente all’area autenticata del sito web del Sistema Tessera Sanitaria (www.sistemats.it). Pertanto, con il presente provvedimento, viene modificato il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 31 luglio 2015 prevedendo che, per l’anno 2016, gli assistiti possano esercitare la propria opposizione all’invio dei dati da parte del Sistema Tessera Sanitaria all’Agenzia delle entrate, in relazione ad ogni singola voce, dal 10 febbraio 2016 al 9 marzo 2016. Viene disposto, di conseguenza, che il Sistema Tessera Sanitaria a partire dal 10 marzo 2016 metta a disposizione dell’Agenzia delle entrate i dati relativi alle spese sanitarie e ai rimborsi per i quali non è stata esercitata l’opposizione da parte degli assistiti.   ******   2) Anche i prelevamenti delle imprese artigiane non vanno necessariamente giustificati Come avviene per i professionisti (sentenza della Consulta), anche i prelevamenti delle imprese artigiane non subiscono presunzioni fiscali di sorta. La C.T.P. di Venezia, con la sentenza n. 18/13/2016, estende ai lavoratori autonomi il principio sancito per i professionisti: I prelevamenti ingiustificati non sono ricavi in nero. Dunque, negli accertamenti fondati sulle indagini bancarie, non si possono considerare ricavi imponibili i prelevamenti e gli addebiti sul conto corrente non giustificati, se il contribuente accertato esercita un'attività artigiana. Il principio stabilito dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 228/2014 nei confronti dei professionisti, secondo cui i prelevamenti bancari non possono essere considerati come componenti positivi di reddito da recuperare a tassazione, si estende anche agli artigiani, pur se titolari di reddito d’impresa. Per talune categorie di artigiani, infatti, la produzione di ricavi non è direttamente legata al sostenimento di costi, per cui deve escludersi la correlazione «prelievo = costo = ricavo», esattamente come avviene nel caso di lavoratori autonomi e professionisti. Sono queste delle novità che scaturiscono dalla citata sentenza n. 18/13/2016 della Ctp di Venezia, depositata il 22 gennaio 2016. Il giudice tributario ha così annullato parzialmente degli avvisi di accertamento rivolti nei confronti di un carrozziere, escludendo dalla materia imponibile la parte relativa ai prelievi e agli addebiti sul conto corrente, che l’Ufficio finanziario aveva ritenuto non adeguatamente giustificati. La vicenda nasce dalle indagini bancarie condotte nei confronti di un contribuente, da cui l’Agenzia delle entrate presumeva l’esistenza di redditi non dichiarati, in base alla previsione contenuta nell'articolo 32, comma 1, n. 2), del dpr 600/73, in base alla quale si considerano come ricavi o compensi i versamenti e i prelevamenti di conto corrente non adeguatamente giustificati. In relazione a detta norma, è intervenuta la Consulta, con la sentenza n. 228 del 2014, dichiarandone l'illegittimità costituzionale nella parte in cui considera come «compensi» da recuperare a tassazione i movimenti in addebito riscontrati sui conti dei lavoratori autonomi. Per tali categorie di contribuenti, è irragionevole presumere che i prelievi ingiustificati possano dar adito a un maggior reddito, mancando quella correlazione che è invece consona per un'attività d'impresa, laddove ad ogni prelievo corrisponde un costo e ad ogni costo si affianca un ricavo. Di contro, nelle attività di lavoro autonomo, la produzione di componenti positivi di reddito è legata alla prestazione lavorativa fornita dal contribuente e non è strettamente legata al sostenimento di un costo. Tale principio, spiega la C.T.P. di Venezia, può essere applicato anche a talune categorie di artigiani che, pur producendo reddito d’impresa (e non di lavoro autonomo), conseguono ricavi facendo leva sulle proprie capacità e sulle proprie prestazioni personali, non direttamente correlate al sostenimento di costi. È il caso, ad esempio, dell'attività di un carrozziere, come nel caso di specie; ma anche, perché no, di un parrucchiere, di un’estetista e così via. Per queste ragioni, il principio enunciato dalla C.T.P. di Venezia interessa anche tutte quelle categorie di contribuenti che rientrano nell’ambito del reddito d’impresa.   ******   3) CNDCEC: segnalazione di operazioni sospette solo alla UIF La segnalazione di operazioni sospette si può fare soltanto alla UIF e non anche al CNDCEC. Ciò poiché il protocollo d’intesa tra UIF e il CNDCEC che consentirà ai commercialisti di trasmettere al Consiglio nazionale la segnalazione di operazioni sospette di riciclaggio/finanziamento del terrorismo è attualmente ancora in fase di redazione. Difatti, come informa lo stesso CNDCEC nel P.O. n. 293/2015 rispondendo all’istanza dell’Ordine di Verbania, i dottori commercialisti e gli esperti contabili possono trasmettere la segnalazione dell’operazione sospetta esclusivamente in via telematica alla UIF, secondo le modalità descritte nel provvedimento emanato da Banca d’Italia il 4 maggio 2011. Come è noto, l’art. 43 del DLgs. 231/2007 concede ai professionisti l’opportunità di potere trasmettere la segnalazione direttamente alla UIF ovvero agli ordini professionali individuati dal Ministero dell’Economia di concerto con il Ministero della Giustizia. Tali ordini provvedono poi senza ritardo a trasmetterla integralmente alla UIF priva del nominativo del segnalante. Il DM 4 maggio 2012 ha disposto che il CNDCEC possa ricevere le segnalazioni dei propri iscritti e trasmetterle all’Unità di informazione finanziaria. Tuttavia, l’operatività del provvedimento è subordinata alla stipula di un protocollo d’intesa con la UIF, non ancora ultimato, e nel quale dovranno essere definite le specifiche tecniche della procedura di segnalazione per il tramite del Consiglio nazionale. Cassetto fiscale: Longobardi, strumento utile con criticità da superare Le proposte migliorative dei commercialisti in un documento inviato al direttore delle Entrate, Rossella Orlandi. “Il cassetto fiscale ha contributo ad agevolare il lavoro dei contribuenti e di molti operatori, primi fra tutti i commercialisti. Ma presenta delle criticità che vanno superate per renderlo ancor più efficace”. E’ quanto scrive il presidente dei commercialisti italiani, Gerardo Longobardi, in una lettera inviata al direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi. Le proposte migliorative dei commercialisti, fatte pervenire alle Entrate, sono contenute in un documento predisposto dalla Commissione “Tecnologie informatiche negli studi e negli Ordini”, che rientra nell’area di delega del consigliere nazionale Maurizio Grosso. I commercialisti chiedono innanzitutto di aumentare il numero di intermediari contemporaneamente delegabili da ogni singolo contribuente. “La previsione di un numero limitato ed esiguo di soggetti delegabili per la consultazione dei dati del cassetto fiscale dello stesso contribuente – spiega Longobardi - non è coerente con la finalità stessa dello strumento”. I commercialisti sottolineano come la possibilità di costituire uno o più procuratori speciali che compiano, anche disgiuntamente, atti in sua rappresentanza, rientri nei diritti di ciascun contribuente e aggiungono come, alla luce dei principi generali del diritto civile, non si ravvisino impedimenti ad estendere il numero di soggetti abilitati ad interfacciarsi con l’Amministrazione finanziaria in rappresentanza del contribuente. La professione propone inoltre di velocizzare la procedure di attivazione del Cassetto fiscale. “Suggeriamo – afferma Maurizio Grosso - di utilizzare una piattaforma dell’Agenzia delle Entrate che prepari il documento informatico di richiesta firmabile digitalmente dal contribuente e dall’intermediario, in questo caso munito di procura speciale cartacea firmata dal cliente e autenticata dal professionista tramite apposizione sul documento della propria firma autografa o digitale da tenere a disposizione di un “uplodatore” alla richiesta”. Questo sistema dovrebbe anche prevedere, secondo Grosso, “l’invio a stretto giro dell’intero codice di attivazione all’indirizzo di posta elettronica certificata del soggetto firmatario la richiesta, sia che si tratti di un contribuente, sia che si tratti di un intermediario delegato”. Questa procedura, secondo i commercialisti, altre a ridurre i tempi per l’ottenimento dell’accesso, consentirebbe di evitare il rischio, legato all’attuale modalità, di smarrimento del codice di attivazione da parte del contribuente o quello di mancata consegna dello stesso all’intermediario. I commercialisti chiedono infine di prevedere una scadenza illimitata della delega/procura speciale, così come già previsto in un ambito analogo dall’Inps. Al momento la durata della delega è limitata a quattro anni. L’adempimento di rinnovo della delega, soprattutto nei periodi di scadenze fiscali, complica inutilmente, secondo i commercialisti, l’attività degli intermediari. (CNDCEC, comunicato stampa del 26 gennaio 2016)   ******   4) Va tassata la rinuncia del socio La Suprema Corte sancisce la validità della tesi del c.d. “incasso giuridico”: La rinuncia del socio di crediti derivanti da compensi di lavoro autonomo equivale al conseguimento del credito, con il conseguente obbligo di tassazione in capo al socio stesso. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1335 del 26 gennaio 2016. Nel caso di specie, il Fisco ha sostenuto che le rinunce alle indennità di fine mandato da parte di due soci-amministratori siano assoggettabili a ritenuta d’imposta ai fini IRPEF. I giudici in merito, in entrambi i gradi di giudizio, avevano, invece, stabilito che, in mancanza del pagamento, la rinuncia al credito da parte dei soci non assumesse rilevanza fiscale, essendo assimilabile a versamenti a fondo perduto o in conto capitale. La Cassazione ha, invece, sconfessato le decisioni delle commissioni tributarie sottostanti, accogliendo la tesi del Fisco secondo cui “la rinuncia ai crediti correlati a redditi che vanno acquisiti a tassazione per cassa (quali, ad esempio, i compensi spettanti agli amministratori e gli interessi relativi a finanziamenti dei soci) presuppone l’avvenuto incasso giuridico del credito e quindi l’obbligo di sottoporre a tassazione il loro ammontare, anche mediante applicazione della ritenuta di imposta”. Le finalità sono quelle di evitare che, nei contesti di società a ristretta base, prima la società deduca i costi imputati per competenza nei diversi esercizi e poi beneficia, all’atto della rinuncia dei soci a tali redditi, di una sopravvenienza attiva totalmente esclusa da tassazione. Da ricordare, infine, che il Legislatore, con le modifiche apportate dal DLgs. 147/2015, ha comunque cambiato il regime fiscale delle rinunce ai crediti da parte dei soci.   ******   5) Accertamento sulla base del redditometro: il semplice vincolo di convivenza non giustifica il contribuente Per potere contestare dei maggiori redditi, attribuiti in maniera presunta dal Fisco con l’accertamento sulla base del redditometro, non basta il semplice vincolo di convivenza con la propria madre. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1332 del 26 gennaio 2016, che ha, così, dato ragione al Fisco. La C.T.R. aveva, invece, accolto la tesi del contribuente sulla base della convivenza del contribuente con la madre “benestante”, fruendo della presunzione che questa sopperisse, in caso di bisogno, alle esigenze economiche del figlio, “dovendosi presumere il concorso di tutti i componenti nella gestione della vita familiare”. Ebbene, l’operato del giudice di merito è stato censurato dalla Cassazione per contrasto con i principi che regolano la ripartizione dell’onere probatorio tra fisco e contribuente nell’ambito dell’accertamento con metodo sintetico. L’Erario aveva accertato la disponibilità e l’acquisto (nel periodo 2004-2007) di svariati autoveicoli dalla considerevole potenza fiscale, oltreché sull’acquisto di quote societarie e sugli esborsi non compatibili con i redditi dichiarati. Ebbene, secondo la Corte Suprema, il contribuente non è riuscito a fornire la valida prova documentale contraria ammessa per il contribuente dall’art. 38, comma 6, del D.P.R. n. 600/73. Pertanto, ai fini del possesso di detti redditi a favore del contribuente detta idonea “documentazione” non è stata rinvenuta nel semplice vincolo di convivenza, poiché deve rispondere alle più rigorose specifiche forme richieste dalla norma per la dimostrazione del transito “endofamiliare” del reddito (finalità antielusiva). Di recente, la Suprema Corte, ha stabilito che la prova contraria ammessa dalla normativa implica un riferimento alla complessiva posizione reddituale dell’intero nucleo familiare, per tale intendendosi esclusivamente la famiglia naturale, costituita dai coniugi conviventi e dai figli, soprattutto minori; la presunzione del concorso di tali soggetti alla produzione del reddito, che può fornire giustificazione all’accertamento sintetico, trovando fondamento nel vincolo che lega le predette persone, e non già nel mero fatto della convivenza, esclude infatti la possibilità di desumere da quest’ultima il possesso di redditi prodotti da un parente diverso o da un affine, in quanto tale estraneo al nucleo familiare (Cass. 5365/2014), Per la Cassazione, infatti, è ben vero che sussiste quella presunzione di concorso reddituale dei familiari alle spese della famiglia, ma è altresì vero che l’effettivo transito delle disponibilità da un membro all’altro della famiglia deve essere dimostrato, perché la capienza del reddito di un familiare anche per le spese di un altro non implica necessariamente che ciò sia avvenuto, potendo tale reddito capiente del familiare essere utilizzato per altri soggetti o fini. Nel caso di specie, quindi, mancava una prova idonea volta a dimostrare che il contribuente fosse rimasto (in tutto o in parte) sollevato dall’onere pecuniario delle spese sostenute in virtù del contributo dei redditi (esenti o già assoggettati a prelievo tributario) materni ed elargiti a suo favore. Tale prova, secondo i giudici della Suprema Corte, non può rinvenirsi nel semplice vincolo di convivenza, ma deve rispondere alle più rigorose specifiche forme richieste dalla norma per la dimostrazione del “transito endofamiliare del reddito”, le quali ultime sono evidentemente improntate ad una finalità antielusiva. No al redditometro per l’acquisto nella sola nuda proprietà dell’immobile Stavolta la Corte di Cassazione ha dato ragione al contribuente, con la sentenza n. 930 del 20 gennaio 2016. Questo poiché, l’accertamento con metodo sintetico per incrementi patrimoniali, consistiti nell’acquisto di alcune unità immobiliari, è illegittimo qualora il contribuente abbia acquistato solo la nuda proprietà. Se l’Ufficio ha considerato l’onere economico inerente alla manutenzione e gestione degli immobili, non è di certo compito del contribuente provare di non avere sostenuto il prezzo relativo all’acquisto dell’usufrutto, oltre a quello concernente la nuda proprietà. Verifica fiscale “lunga” sempre possibile La Corte di Cassazione, infine, con l’ordinanza n. 1334 del 26 gennaio 2016, ha ribadito che l’accertamento fiscale è pienamente legittimo anche quando la permanenza degli operatori civili o militari dell’Amministrazione finanziaria presso la sede del contribuente si sia protratta oltre il termine previsto dall’articolo 12 comma 5 della Legge 212 del 2000 (statuto del contribuente che come è noto non ha mai funzionato a favore dello stesso contribuente).   ******   6) Telefisco 2016: stop agli studi di settore per i professionisti Il viceministro all’Economia, Luigi Casero, oggi nel corso di Telefisco 2016 dovrebbe dare l'annuncio tanto atteso dell’abolizione, forse già a partire dall’anno d’imposta in corso, degli studi di settore per tutti i liberi professionisti. Ad accompagnare la semplificazione dello strumento in generale e l'abolizione per i professionisti, la velocizzazione dell'introduzione della fatturazione elettronica: “con la fatturazione elettronica non faremo solo contrasto all'evasione – spiega Casero - ma potremo mandare in soffitta tantissimi adempimenti, penso allo spesometro”. Il Governo studia, dunque, una soluzione per abolire gli studi di settore per i professionisti, forse già dal periodo d’imposta 2016. Il Governo sarebbe al lavoro per abolire già per il periodo d’imposta 2016 lo strumento degli studi di settore per tutti i liberi professionisti, probabilmente con correttivo alla delega fiscale. Il possibile addio allo strumento di determinazione dei compensi dei lavoratori autonomi sarà seguito da un’accelerazione della fatturazione elettronica con la comunicazione al Fisco in via telematica e periodica di tutte le fatture. Da sempre gli Ordini contestano l’attendibilità degli studi, lamentando tra l’altro il fatto che i professionisti, applicando il principio di cassa nella determinazione del reddito, non sempre riescono ad evidenziare una stretta relazione tra le spese sostenute nell’anno e i compensi percepiti.   ******   7) INPS: come gestire il regime agevolato Artigiani e Commercianti: Ecco le modalità operative per la gestione del regime agevolato. Intervento dell’INPS con il messaggio n. 286/2016. Gli artigiani e i commercianti possono aderire al nuovo regime agevolato contributivo, così come modificato dalla Legge di stabilità 2016, presentando apposita domanda tassativamente entro il giorno 28 febbraio. Le domande saranno istruite in maniera automatizzata ad esclusione dei casi in cui si renda necessario l’intervento della sede (Messaggio Inps n. 286/2016). La Legge n.190/2014, art. 1, co. 54 e ss. aveva previsto, in presenza di determinati requisiti, un nuovo regime forfetario di determinazione del reddito per gli esercenti in forma individuale di attività d'impresa, arti o professioni, stabilendo un regime contributivo agevolato per quegli esercenti attività di impresa obbligati al versamento dei contributi previdenziali alle gestioni artigiani e commercianti. La Legge n. 208/2015, art. 1, co. 111 e ss. è intervenuta in materia apportando alcune modifiche alle precedenti diposizioni e dettando nuove regole per il regime contributivo agevolato. La richiesta per l’adesione al regime agevolato avverrà tramite apposita istanza disponibile all’interno del cassetto previdenziale per artigiani e commercianti. Le domande saranno istruite in maniera automatizzata ad esclusione dei casi in cui si renda necessario l’intervento della sede. Tutte le domande presentate per il regime agevolato dall'art. 1 commi 77-84 della L. 23 dicembre 2014, n. 190 sono state chiuse d’ufficio al 31/12/2015, l’adesione al nuovo regime agevolato è quindi sempre e comunque vincolata alla presentazione di una nuova domanda. Il termine ultimo di acquisizione delle domande, per soggetti già esercenti attività d’impresa e/o attivi in gestione al 31/12 dell’anno precedente all’anno corrente è tassativamente il giorno 28 febbraio dell’anno di presentazione della domanda stessa (anno corrente). Si ricorda che per riconoscere il regime agevolato, è necessario che alla data della presentazione la posizione debba essere attiva. La consultazione delle domande per le quali si rende necessario l’intervento da parte della sede avverrà tramite il percorso Intranet – Processi – Artigiani e Commercianti – Sezione Gestione: Istanza presentate mediante moduli telematizzati – Adesione/Rinuncia al regime agevolato L 208/2015. La gestione delle posizioni invece sarà possibile tramite l’accesso alle nuove funzionalità dal percorso Intranet – Processi – Artigiani e Commercianti –Sezione Gestione: Accesso alle applicazione EAP (ex AS400) reingegnerizzate Aggiornamenti online: Imposizione Contributiva – Regime agevolato L 208/2015. Nel dettaglio, a seguito dell’inserimento del codice azienda interessato, sono disponibili le seguenti funzionalità: - Adesione al regime agevolato - Adesione parziale al regime agevolato - Rinuncia al regime agevolato - Revoca totale dal regime agevolato - Revoca parziale dal regime agevolato Tali funzionalità rispecchiano quelle già rilasciate per il regime agevolato ex art.1, commi 77-84, L. 190/2014 (messaggio n. 1035 del 11/02/2015) a meno dell’adesione parziale che, avviene a fronte di una domanda presentata dal contribuente ma può essere inserita solo dalla sede essendo necessaria una valutazione amministrativa, si pensi al contribuente che ha un periodo di attività chiuso nell’anno e inizia una nuova attività nell’anno stesso. Se la nuova attività si prefigura come star up è possibile inserire l’adesione al regime agevolato come parziale mettendo come data di adesione la data di inizio della start up. Per chiarimenti/segnalazioni esclusivamente di carattere tecnico - applicativo è possibile utilizzare l'indirizzo email SupportoArtCom@inps.it.     ******   8) Definito lo strumento per facilitare lo smaltimento delle sofferenze bancarie Presto disponibile la Garanzia Cartolarizzazione Sofferenze (GACS). Il Governo sta per varare le norme che definiscono un meccanismo di garanzia utile a smaltire i crediti in sofferenza presenti nei bilanci bancari. La Commissione europea concorda che il meccanismo non prevede aiuti di Stato. Lo schema prevede la concessione di garanzie dello Stato nell'ambito di operazioni di cartolarizzazione che abbiano come sottostante crediti in sofferenza. Lo Stato garantirà soltanto le tranche senior delle cartolarizzazioni, cioè quelle più sicure, che sopportano per ultime le eventuali perdite derivanti da recuperi sui crediti inferiori alle attese. Non si potrà procedere al rimborso delle tranche più rischiose (junior e mezzanina), se non saranno prima state integralmente rimborsate le tranche senior garantite dallo Stato. Le garanzie possono essere richieste dalle banche che cartolarizzano e cedono i crediti in sofferenza, a fronte del pagamento di una commissione periodica al Tesoro, calcolata come percentuale annua sull'ammontare garantito. Il prezzo della garanzia è di mercato, come riconosciuto anche dalla Commissione europea, che concorda sul fatto che lo schema non contempli aiuti di Stato. Il prezzo sarà calcolato prendendo come riferimento i prezzi dei CDS degli emittenti italiani con un livello di rischio corrispondente a quello dei titoli garantiti. Il prezzo sarà crescente nel tempo, sia per tenere conto dei maggiori rischi connessi a una maggiore durata delle note, sia per introdurre nello schema un forte incentivo a recuperare velocemente i crediti. Il prezzo previsto per i primi tre anni è calcolato come media del mid price dei CDS a tre anni per gli emittenti con rating corrispondente a quello delle tranche garantite. Al quarto e quinto anno il prezzo aumenterà in conseguenza dell'applicazione di un primo step up (CDS a 5 anni) e del pagamento di una maggiorazione incentivante, a compensazione del minore tasso pagato per i primi 3 anni. Dal sesto anno in avanti il prezzo della garanzia sarà pieno (CDS a 7 anni). Per il sesto e settimo anno sarà anche dovuta una ulteriore maggiorazione incentivante, a compensazione del minore tasso pagato per i primi 5 anni. Lo Stato rilascerà la garanzia solo se i titoli avranno preventivamente ottenuto un rating uguale o superiore all'Investment Grade, da un'agenzia di rating indipendente e inclusa nella lista delle agenzie accettate dalla BCE. Il rating sarà rilasciato applicando i criteri rigorosi che le agenzie sono tenute ad osservare, che includono: la stima analitica dei flussi di cassa associati al titolo garantito, la verifica della qualità di tutti i crediti sottostanti, la percentuale investita nelle tranche che assorbono per prime le perdite, la capacità operativa del servicer che sarà incaricato del recupero dei crediti. Le banche saranno tenute a dare l'incarico di recuperare i crediti a un servicer esterno e indipendente. Questo impedirà che l'azione di recupero sia frenata da eventuali conflitti di interesse. La presenza della garanzia pubblica faciliterà il finanziamento delle operazioni di cessione delle sofferenze. Questo intervento si aggiunge alle numerose misure approvate in questi mesi per contribuire al rafforzamento in atto del settore bancario (trasformazione delle maggiori banche popolari in società per azioni, riforma delle fondazioni bancarie, semplificazione delle procedure di recupero crediti e delle procedure di insolvenza per ridurre i tempi, adeguamento allo standard europeo del trattamento fiscale delle svalutazioni, la prossima riforma delle banche di credito cooperativo). Con questo ulteriore tassello, il complesso degli interventi faciliterà la gestione efficace e progressiva del residuo elemento di debolezza del settore bancario italiano, rappresentato dalla concentrazione di crediti deteriorati. L'intervento non genererà oneri per il bilancio dello Stato. Al contrario, si prevede che le commissioni incassate siano superiori ai costi, e che vi sia pertanto un'entrata netta positiva. (MEF, Comunicato Stampa n. 20 del 27/01/2016)   ******   9) Possibili i rimborsi IVA anche dopo i due anni Rimborsi Iva anche dopo i due anni. L’Iva restituita al proprio cliente che, in seguito all'accertamento dell’Ufficio, non l’ha detratta, può essere chiesta a rimborso anche oltre il termine biennale previsto dalla norma. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 1426 del 26 gennaio 2016. Una società aveva emesso alcune fatture ad un’impresa con sede all’estero per prestazioni di servizio applicando l’Iva con aliquota ordinaria. Le Entrate ritenevano, invece, che si trattasse di operazioni fuori campo Iva e, pertanto, emettevano un provvedimento nei confronti della committente per il recupero dell’imposta detratta. Quest’ultima, dopo aver versato l’Iva all’Erario, ne richiedeva la restituzione al proprio prestatore di servizi. La società che aveva emesso le fatture, quindi, a sua volta, richiedeva il rimborso all’Agenzia. L’Ufficio rigettava l’istanza costringendo il contribuente a rivolgersi al giudice tributario. Per i giudici la domanda di restituzione di un’imposta non dovuta può essere presentata oltre due anni solo quanto il richiedente abbia a sua volta rimborsato l’imposta al committente in esecuzione di un provvedimento coattivo. Dunque, la Corte Suprema con l’ordinanza n. 1426/2016 stabilito che l’IVA restituita al proprio cliente che, in seguito all’accertamento dell’Ufficio, non l’ha detratta, può essere chiesta a rimborso anche oltre il termine di due anni. Nel caso in esame, una società aveva emesso fatture ad un’impresa estera applicando l’IVA con aliquota ordinaria, mentre le Entrate sostenevano che si trattasse di operazioni fuori campo IVA, richiedendo alla committente l’imposta detratta. La società, dopo aver versato l’IVA al Fisco, ha però richiesto a sua volta al prestatore di servizi la restituzione della somma: la società che aveva emesso le fatture ha chiesto rimborso all’Agenzia, la quale negò ritenendo che la domanda fosse tardiva, presentata oltre il termine biennale. Ma, per la Cassazione, il termine può essere disapplicato per evitare che le conseguenze di pagamenti indebiti dell'IVA imputabili allo Stato debbano essere pagate dal contribuente. ******   10) L’Italia ha un sistema bancario solido, criticità in via di soluzione Il settore bancario italiano è stato interessato nelle ultime settimane dalla volatilità che ha colpito i mercati globali. I crediti deteriorati presenti nel sistema bancario costituiscono un parametro penalizzante nel confronto con le banche di altri Paesi. Tuttavia il livello di sofferenze (o NPL: Non Performing Loans) non è l'unico criterio per valutare il livello di rischio associabile a un istituto di credito o al settore di uno specifico paese. Le banche di altri Paesi, per esempio, risultano molto più esposte di quelle italiane verso i paesi emergenti, che stanno affrontando una difficile fase economica. O ancora sono molto più esposte su quegli strumenti derivati da cui ha preso le mosse la crisi finanziaria tra il 2007 e il 2008, per poi contagiare il comparto del debito sovrano e l'economia reale. Ma anche restando nell'ambito dei crediti, le statistiche mettono in luce un tasso di copertura dei crediti deteriorati da parte delle banche italiane superiore a quello che si registra in altri Paesi. Gli stessi indici relativi alla leva finanziaria collocano i nostri istituti di credito in una posizione di vantaggio rispetto a quelli degli altri Paesi dell'Eurozona. Alla luce di questi dati l'ondata di vendite che ha colpito i titoli degli istituti di credito italiani quotati in borsa appare ampiamente ingiustificata. Il sistema bancario italiano è solido, e negli anni peggiori della congiuntura economica ha affrontato le conseguenze della crisi senza fare ricorso agli ingenti aiuti di Stato messi a disposizione dai bilanci pubblici (in ultima analisi dai contribuenti) di altri Stati membri dell'Unione economica e monetaria. Una prassi peraltro vietata a partire dal 1 agosto 2013. Per rafforzare il settore bancario il Governo ha seguito una strategia strutturale, nel solco del piano di riforme ad ampio spettro avviato fin dal 2014 e basato su tre assi: consolidamento del settore bancario, attraverso la riforma delle maggiori Banche popolari, la riforma delle Fondazioni bancarie, la prossima riforma delle Banche di credito cooperativo. Banche più grandi, più forti e più trasparenti gestiranno con più efficienza i crediti deteriorati; riduzione dei tempi di recupero dei crediti, in Italia storicamente più alti che altrove. L’implementazione del processo civile telematico e dei tribunali delle imprese sta producendo ottimi risultati; nel 2015 è stata introdotta una prima revisione delle procedure concorsuali e sono in corso di introduzione altre misure in questa direzione, in attesa della più ampia riforma della legge fallimentare. Questi interventi riducono i costi di recupero crediti e migliorano il prezzo potenziale dei crediti deteriorati in caso di cessione; ritorno alla crescita, dopo tre anni di recessione. Con l’economia in crescita sarà più facile ridurre le sofferenze. In questo quadro si inserisce e si integra uno strumento che il Tesoro mette a disposizione degli operatori per favorire lo smaltimento delle sofferenze bancarie: la Garanzia sulla Cartolarizzazione delle Sofferenze (GACS). Si tratta di una garanzia che il Tesoro venderà agli operatori che ne faranno richiesta, nell'ambito di operazioni di cartolarizzazione che abbiano come sottostante crediti in sofferenza. Lo Stato garantirà soltanto le tranche più sicure, che sopportano per ultime le eventuali perdite derivanti da recuperi sui crediti inferiori alle attese. Non si potrà procedere al rimborso delle tranche più rischiose, se non saranno prima state integralmente rimborsate le tranche senior garantite dallo Stato. Le garanzie possono essere richieste dalle banche che cartolarizzano e cedono i crediti in sofferenza, a fronte del pagamento di una commissione periodica al Tesoro. Il prezzo della garanzia è di mercato, come riconosciuto anche dalla Commissione europea, che concorda sul fatto che lo schema non contempli aiuti di Stato. Lo Stato rilascerà la garanzia solo se i titoli avranno preventivamente ottenuto un rating uguale o superiore all'Investment Grade valutato da un'agenzia di rating indipendente e inclusa nella lista delle agenzie accettate dalla BCE. La presenza della garanzia pubblica faciliterà il finanziamento delle operazioni di cessione delle sofferenze e non avrà impatti né sul debito pubblico né sul deficit. (Ministero dell’Economia, comunicato del 27 Gennaio 2016)   Vincenzo D’Andò