Diario quotidiano del 26 gennaio 2016: in G.U. i due decreti che depenalizzano i reati tributari

 

Indice:

1) In G.U. i due decreti che depenalizzano i reati tributari

2) 730 precompilato: comunicazione di spese: decreto in G.U.

3) Revisione annuale per gli studi di settore

4) Le vere Co.co.co. possono ancora esistere, lo dice il welfare

5) Appello tributario senza particolari formalismi

6) Niente IRAP con prestazioni limitate nel tempo

7) Nuovi termini di prescrizione fiscale

9) Visite fiscali: patologie gravi e per invalidità esenti

10) Cococo: come stabilizzare con conciliazione

11) Archivio rapporti finanziari: ecco il provvedimento di aggiornamento delle specifiche tecniche

12) Agenzia Dogane: chiarimenti su utilizzo/accettazione dell’assegno circolare

 

 

1) In G.U. i due decreti che depenalizzano i reati tributari

Sono stati pubblicati, sulla Gazzetta Ufficiale n. 17 del 22 gennaio 2016, i due decreti attuativi della delega per la riforma della disciplina sanzionatoria dei reati.

In particolare, si tratta di:

– Decreto legislativo 15 gennaio 2016, n. 7 recante disposizioni in materia di abrogazione di reati e introduzione di illeciti con sanzioni pecuniarie civili, a norma dell’articolo 2, comma 3, della legge 28 aprile 2014, n. 67 con entrata in vigore del provvedimento: 06/02/2016;

– Decreto legislativo 15 gennaio 2016, n. 8 recante disposizioni in materia di depenalizzazione, a norma dell’articolo 2, comma 2, della legge 28 aprile 2014, n. 67 con entrata in vigore del provvedimento: 06/02/2016.

Un primo decreto, il DLgs. 8/2016, individua talune fattispecie in cui, ferma la definizione della condotta illecita, la sanzione penale viene sostituita da quella meramente amministrativa. In particolare, si tratta di quei reati per i quali è prevista la sola pena della multa o dell’ammenda previsti al di fuori del codice penale (c.d. depenalizzazione “in astratto”), oltre ad una serie di reati previsti nel codice penale, specificamente elencati nel decreto in oggetto (depenalizzazione “nominativa”).

Dal 6 febbraio 2016 sarà, dunque, in vigore anche la depenalizzazione della condotta di omissione di ritenute previdenziali quando non superi la soglia di 10.000 euro. Le modifiche apportate all’art. 2 comma 1-bis del D.L. 463/1983 prevedono che l’omesso versamento delle ritenute, per un importo superiore a 10.000 euro annui, sia punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a 1.032 euro. Dunque, tale condotta continua ad essere qualificata come delitto, con tutte le conseguenze legate ai principi applicabili e agli aspetti procedurali connessi.

Mentre, se l’importo omesso non è superiore a 10.000 euro annui, si applicherà la sola sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 euro a 50.000 euro.

L’art. 8 del nuovo D.Lgs. 8/2016 disciplina, inoltre, gli aspetti intertemporali della riforma, con particolare riguardo alla possibile retroattività in caso di “favor rei”.

Sempre in materia di omesse ritenute, viene anche previsto che il datore di lavoro non sia punibile, né assoggettabile alla sanzione amministrativa, quando provveda al versamento delle stesse entro tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’avvenuto accertamento della violazione.

Reati che riguardano la sicurezza sul lavoro ancora penalmente rilevanti: Rimangono, invece, penalmente rilevanti i reati che, pur prevedendo la sola pena della multa o dell’ammenda, attengono a materie come la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, l’urbanistica, l’ambiente, la sicurezza pubblica, i giochi d’azzardo e le scommesse, le armi, e il finanziamento ai partiti.

Il secondo decreto (D.Lgs. 7/2016) definisce l’abrogazione di taluni reati, “di più scarsa offensività”, e la conseguente introduzione di illeciti con sanzioni pecuniarie civili, associate al risarcimento del danno alla parte offesa. Per tali sanzioni sarà competente il giudice civile, che potrà irrogare d’ufficio la sanzione pecuniaria, …

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