Diario quotidiano del 26 gennaio 2016: in G.U. i due decreti che depenalizzano i reati tributari

Pubblicato il 26 gennaio 2016



in G.U. i due decreti che depenalizzano i reati tributari; 730 precompilato: comunicazione di spese: decreto in G.U.; revisione annuale per gli studi di settore; le vere Co.co.co. possono ancora esistere, lo dice il welfare; appello tributario senza particolari formalismi; niente IRAP con prestazioni limitate nel tempo; nuovi termini di prescrizione fiscale; visite fiscali: patologie gravi e per invalidità esenti; Cococo: come stabilizzare con conciliazione; archivio rapporti finanziari: specifiche tecniche; Agenzia Dogane: chiarimenti su utilizzo/accettazione dell’assegno circolare
 
Indice: 1) In G.U. i due decreti che depenalizzano i reati tributari 2) 730 precompilato: comunicazione di spese: decreto in G.U. 3) Revisione annuale per gli studi di settore 4) Le vere Co.co.co. possono ancora esistere, lo dice il welfare 5) Appello tributario senza particolari formalismi 6) Niente IRAP con prestazioni limitate nel tempo 7) Nuovi termini di prescrizione fiscale 9) Visite fiscali: patologie gravi e per invalidità esenti 10) Cococo: come stabilizzare con conciliazione 11) Archivio rapporti finanziari: ecco il provvedimento di aggiornamento delle specifiche tecniche 12) Agenzia Dogane: chiarimenti su utilizzo/accettazione dell’assegno circolare  
  1) In G.U. i due decreti che depenalizzano i reati tributari Sono stati pubblicati, sulla Gazzetta Ufficiale n. 17 del 22 gennaio 2016, i due decreti attuativi della delega per la riforma della disciplina sanzionatoria dei reati. In particolare, si tratta di: - Decreto legislativo 15 gennaio 2016, n. 7 recante disposizioni in materia di abrogazione di reati e introduzione di illeciti con sanzioni pecuniarie civili, a norma dell'articolo 2, comma 3, della legge 28 aprile 2014, n. 67 con entrata in vigore del provvedimento: 06/02/2016; - Decreto legislativo 15 gennaio 2016, n. 8 recante disposizioni in materia di depenalizzazione, a norma dell'articolo 2, comma 2, della legge 28 aprile 2014, n. 67 con entrata in vigore del provvedimento: 06/02/2016. Un primo decreto, il DLgs. 8/2016, individua talune fattispecie in cui, ferma la definizione della condotta illecita, la sanzione penale viene sostituita da quella meramente amministrativa. In particolare, si tratta di quei reati per i quali è prevista la sola pena della multa o dell’ammenda previsti al di fuori del codice penale (c.d. depenalizzazione “in astratto”), oltre ad una serie di reati previsti nel codice penale, specificamente elencati nel decreto in oggetto (depenalizzazione “nominativa”). Dal 6 febbraio 2016 sarà, dunque, in vigore anche la depenalizzazione della condotta di omissione di ritenute previdenziali quando non superi la soglia di 10.000 euro. Le modifiche apportate all’art. 2 comma 1-bis del D.L. 463/1983 prevedono che l’omesso versamento delle ritenute, per un importo superiore a 10.000 euro annui, sia punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a 1.032 euro. Dunque, tale condotta continua ad essere qualificata come delitto, con tutte le conseguenze legate ai principi applicabili e agli aspetti procedurali connessi. Mentre, se l’importo omesso non è superiore a 10.000 euro annui, si applicherà la sola sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 euro a 50.000 euro. L’art. 8 del nuovo D.Lgs. 8/2016 disciplina, inoltre, gli aspetti intertemporali della riforma, con particolare riguardo alla possibile retroattività in caso di “favor rei”. Sempre in materia di omesse ritenute, viene anche previsto che il datore di lavoro non sia punibile, né assoggettabile alla sanzione amministrativa, quando provveda al versamento delle stesse entro tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’avvenuto accertamento della violazione. Reati che riguardano la sicurezza sul lavoro ancora penalmente rilevanti: Rimangono, invece, penalmente rilevanti i reati che, pur prevedendo la sola pena della multa o dell’ammenda, attengono a materie come la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, l’urbanistica, l’ambiente, la sicurezza pubblica, i giochi d’azzardo e le scommesse, le armi, e il finanziamento ai partiti. Il secondo decreto (D.Lgs. 7/2016) definisce l’abrogazione di taluni reati, “di più scarsa offensività”, e la conseguente introduzione di illeciti con sanzioni pecuniarie civili, associate al risarcimento del danno alla parte offesa. Per tali sanzioni sarà competente il giudice civile, che potrà irrogare d’ufficio la sanzione pecuniaria, nel caso in cui accolga la domanda di risarcimento del danno proposta dalla persona offesa. Salvi, tuttavia, alcuni principi legati alla natura afflittiva di tali sanzioni che vengono mutuati dall’ordinamento processual-penalistico (quali, in particolare, il regime del procedimento in assenza).   ******   2) 730 precompilato: comunicazione di spese: decreto in G.U. E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 17 del 22 gennaio 2016, il decreto 13 gennaio 2016 del Ministero dell’Economia e delle finanze recante termini e modalità per la trasmissione all’Agenzia delle entrate dei dati relativi alle spese universitarie, alle spese funebri, alle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio e alle spese per interventi volti alla riqualificazione energetica, ai fini della elaborazione della dichiarazione precompilata. Si tratta del decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, già anticipato nei giorni scorsi, che disciplina le modalità di trasmissione all’Agenzia delle Entrate dei dati relativi alle spese universitarie, alle spese funebri e a quelle per interventi di ristrutturazione e riqualificazione energetica ai fini dell’elaborazione del 730 precompilato. I dati relativi alle suddette spese dovranno essere trasmessi entro il 28 febbraio di ciascun anno. Il testo del decreto è stato anticipato ieri sul sito del MEF. Il provvedimento metto in atto quanto delineato dall’art. 3, comma 4, D.Lgs. n. 175/2014 che prevede che con apposito decreto del MEF siano individuati i termini e le modalità per la trasmissione telematica all’Agenzia dei dati relativi alle suddette spese che danno diritto alla detrazione dall’IRPEF. Con riferimento alle spese di istruzione, il decreto dispone che le università statali e private trasmettano in via telematica, entro il 28 febbraio di ciascun anno e con riferimento a ciascuno studente, una comunicazione contenente i seguenti dati riferiti all’ano precedente: spese per la frequenza di corsi di istruzione universitaria e di specializzazione; spese per la frequenza di corsi di perfezionamento; spese per la frequenza di master assimilabili ai predetti corsi; spese di iscrizione a corsi di dottorato e ricerca. Tali spese devono essere comunicate al netto dei relativi rimborsi e contributi. Entro lo stesso termine del 28 febbraio dovranno essere comunicati i dati relativi alle spese funebri e relative a ciascun decesso, con l’indicazione dei dati del soggetto deceduto e degli intestatari del documento fiscale. Infine, con riferimento alle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica la comunicazione riguarderà l’ammontare delle spese sostenute nell’anno d’imposta precedente e i dati identificativi del mittente, dei beneficiari della detrazione e dei destinatari del pagamento.   ******   3) Revisione annuale per gli studi di settore Snellita la revisione degli studi di settore, cura dimagrante che porterà i 200 studi in vigore a 170 e aggiornamento, non più triennale, ma annuale. Sono questi i numeri su cui stanno discutendo i tecnici dell’Agenzia dell’entrate e della Sose la società per gli studi di settore che in queste settimane stanno implementando il nuovo modello sperimentale per la revisione dello strumento introdotto nel 1993. Il via ufficiale alla ristrutturazione del meccanismo di accertamento induttivo che passa ai raggi X circa 3,6 milioni di partite Iva è stato dato la scorsa settimana dall’atto di indirizzo del ministro dell'economia Pier Carlo Padoan alle amministrazioni finanziarie. Nel documento infatti si legge che: «Si procederà a una revisione degli studi di settore per renderli maggiormente efficaci e massimizzare l'attendibilità delle stime, assicurandone al contempo la semplificazione anche attraverso la riduzione del loro numero». Ecco dunque l'ipotesi anticipata ai rappresentanti di imprese e professionisti durante la riunione del 14 gennaio 2016 in Sose. Agli esperti rappresentanti di imprese e professionisti il 14 gennaio 2015 sono stati elencati 5 punti della road map di svecchiamento: l’aggiornamento annuale degli studi di settore; la riduzione del numero degli studi di settore; la revisione del processo metodologico; la riduzione del numero delle variabili del modello e la riduzione del numero dei cluster. Un progetto che partirà già con i modelli 2016 e vedrà come cavie 30 studi di quei 60 che andranno in revisione quest’anno. Per questi 30 si realizzerà un doppio modello. Vecchia e nuova metodologia e i cui risultati saranno valutati con il tavolo degli esperti. Ma cosa cambierà realmente nella metodologia? Un traghettamento dall’attuale sistema degli oltre 2 mila cluster (gruppo di elementi omogenei in un insieme di dati) con cui sono costruiti i singoli studi affiancato a una drastica riduzione delle variabili: 100-150. L’obiettivo principale sarà quello di snellire il recupero dei dati di struttura e contabili che servono per la costruzione della regressione lineare che serve per ricostruire i ricavi e i compensi potenzialmente ascrivibili a imprese e professionisti a cui si applicano gli studi di settore. Un vero e proprio cambio di rotta per cui non si lavorerà più per cluster ma per Mob, un nuovo acronimo che sta per modelli organizzativi di business. Si individueranno, in buona sostanza, le imprese rispetto al loro valore aggiunto e non rispetto al modello organizzativo che è in essere. Nella sperimentazione saranno coinvolti sia gli studi legati alle imprese sia quelli ai professionisti. Un’operazione per far uscire dal cono d’ombra in cui sono entrati gli studi di settore. Lo strumento di accertamento induttivo, dopo aver conosciuto un periodo di grande rilevanza come strumento di contrasto all’evasione per la capacità di far emergere situazioni grigie sconosciute al fisco attraverso la coerenza e congruità dei dati delle partite Iva rispetto allo studio di riferimento, ha subito un viale del tramonto a partire dal 2011 culminato con la scelta dell’Agenzia di ridurre gli accertamenti da studi di settore puntando ad altre strategie di contrasto all’evasione e ad altri strumenti di adempimento spontaneo. ******   4) Le vere Co.co.co. possono ancora esistere, lo dice il welfare Restano solo le vere Co.co.co. ?. Sembra proprio di si. Le collaborazioni coordinate e continuative continuano a essere legittime. Le numerose riforme che, negli ultimi anni, sono state varate per cercare di stanare le false co.co.co non hanno cancellato la possibilità di stipulare un valido contratto di co.co.co. in presenza di requisiti precisi come l’autonomia del lavoratore nella gestione del tempo e delle modalità di lavoro, il fatto che la prestazione lavorativa non si svolga in azienda ecc. A tal fine, se una collaborazione maschera un rapporto di subordinazione (cioè in presenza di prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro) a questa co.co.co. si applica la disciplina del lavoro subordinato. Non c’è bisogno di convertire o trasformare il rapporto di lavoro. Il rapporto di lavoro resta qualificabile come collaborazione ma si applica tutta la disciplina del rapporto di lavoro dipendente. Chiarita poi la possibilità di potere applicare alla collaborazione la disciplina del rapporto di lavoro subordinato, difatti è applicabile anche ai titolari di partita Iva. Sono questi i chiarimenti forniti dal ministero del lavoro, sia pure nella “veste” del direttore delle attività ispettive, Paolo Pennesi, che ha interpretato l’ultima modifica alla disciplina delle co.co.co. contenuta nel decreto legislativo n. 81 del 2015. I chiarimenti sono arrivati nel corso del cd. Video forum organizzato dalla stampa specializzata lo scorso 21 gennaio.   ******   5) Appello tributario senza particolari formalismi Secondo la Corte di Cassazione (ordinanza n. 227/2016), l’appello tributario non deve rispettare rigidi formalismi, per cui è irrilevante, per esempio, che gli specifici motivi di censura alla sentenza di prime cure siano enunciati nella parte espositiva (c.d. «fatto») o nella premessa, purché siano chiaramente identificabili e ricavabili, anche per implicito, nell’atto considerato nel suo complesso. Neppure la riproposizione al giudice d’appello delle argomentazioni già sottoposte al vaglio dei primi giudici può determinare l’inammissibilità del gravame, atteso il carattere devolutivo pieno dell’appello, che è un mezzo d’impugnazione non limitato al controllo dei soli vizi specifici della sentenza, ma rivolto a ottenere il riesame della causa di merito. La Suprema Corte ha così cassati tre sentenze della Ctr Calabria, che avevano dichiarato inammissibili i ricorsi in appello proposti da una società di persone e dai suoi soci. Il collegio della sezione staccata di Reggio Calabria aveva individuato una violazione dell’articolo 53 del Dlgs 546/92, per mancanza di censure specifiche alle impugnate sentenze di primo grado. La Cassazione, dopo aver riunito le cause promosse dalla società di persone e dai suoi soci (per litisconsorzio necessario), ha rinviato gli atti alla Commissione regionale che, in diversa composizione, dovrà procedere al riesame degli appelli. L’appello tributario, spiega Piazza Cavour, è regolato dall’articolo 53 del dlgs 546/92, norma che non richiede affatto rigidi formalismi per la predisposizione dell’atto. Per cui, non è indispensabile rispettare precise suddivisioni, quali «fatto» o «motivi d’appello», poiché gli specifici motivi dell’impugnazione possono essere indifferentemente contenuti in ogni parte dell’atto, la cui completezza e ammissibilità va valutata nel complesso. In tal senso, se i motivi d’appello sono contenuti in un paragrafo denominato «premessa» o «esposizione dei fatti», ciò non compromette l’ammissibilità della domanda. Viepiù che, aggiunge la Cassazione, il giudizio d’appello non è essenzialmente demandato a evidenziare vizi specifici della sentenza impugnata, stante la sua natura devolutiva, volta a ottenere una nuova valutazione della causa nel merito. Ciò che rileva, da ultimo, è che l’appello contenga una chiara e univoca, seppur sommaria, esposizione della domanda rivolta al giudice e delle ragioni della doglianza, indipendentemente dalla collocazione «formale» di tali elementi all’interno dell’atto.   ******   6) Niente IRAP con prestazioni limitate nel tempo L’IRAP non é dovuta se il dipendente svolge prestazioni limitate nel tempo. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 573 del 15 gennaio 2016. Se i costi per il personale dipendente sono assolutamente modesti, l’IRAP è dovuta o no? Alla questione ha risposto la Suprema Corte, con la suddetta decisione. Nel caso di specue, sia la CTP sia la CTR avevano riconosciuto il diritto di rimborso dell’IRAP versata dal contribuente, ma l’Agenzia delle Entrate era ricorsa fino in Cassazione. La Commissione Regionale aveva infatti accertato la sporadicità delle spese sostenute per lavoro dipendente e per collaborazioni di terzi, oltre all’esiguità dei beni strumentali, ma ciò non era bastato alle Entrate, che erano ricorse perché il contribuente si era comunque avvalso di un dipendente, rientrando a loro dire nel requisito dell’autonoma organizzazione. Secondo la Cassazione il ricorso era infondato. Nuovamente, gli Ermellini hanno dovuto ricordare gli estremi applicativi dell’IRAP, che si esercita sull’”esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi”. Il requisito dell’autonoma organizzazione (il cui accertamento spetta al Giudice di merito) ricorre quando il contribuente sia responsabile dell’organizzazione e non sia inserito in strutture riferibili a responsabilità altrui; inoltre, ricorre qualora impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, avvalendosi in modo non occasionale del lavoro altrui. Il Giudice di merito aveva fatto corretta applicazione di tali principi. La valutazione del Giudice di secondo grado era riscontrabile anche dal fatto che il modesto costo sostenuto per il personale dipendente (appena 1700 euro) rendeva evidente il carattere di prestazione assai limitata nel tempo (brevità che può essere sia per il suo dispiegarsi in poche ore giornaliere, sia perché derivi dalla breve durata nell’anno). Dunque, da questo era evidente che la collaborazione aveva rappresentato un contributo minimamente rilevante nell’organizzazione dell’attività di lavoro autonomo del professionista.   ******   7) Nuovi termini di prescrizione fiscale I commi 130 e 131 della Legge di Stabilità 2016 (Legge 208 del 2015), modificano i termini di notificazione degli accertamenti fiscali. Il legislatore, in particolare, interviene rispettivamente negli articoli 57 del DPR 633/72 (in materia IVA, mediante il comma 130) e 43 del DPR 600/73 (per le imposte sui redditi e per l’Irap con il successivo comma 131), disciplinando diversamente la fattispecie dell’omessa e dell’infedele dichiarazione: nella prima ipotesi, infatti, è previsto un termine più lungo, fissato al settimo anno successivo a quello in cui sarebbe dovuta avvenire la presentazione della dichiarazione (pertanto trattasi di due anni in più rispetto al termine attuale ancora applicabile per gli accertamenti che saranno eseguiti in relazione agli anni fino al 2015 incluso), mentre per le dichiarazioni infedeli il termine di accertamento è allungato di un anno, passandosi dall’attuale previsione del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione al termine del quinto anno successivo. La rilevante novità è che viene eliminato qualsiasi dubbio circa la rilevanza di un eventuale reato tributario, posto che i nuovi termini in precedenza descritti non risentono di alcuna modifica in tal senso. Il reato tributario, pertanto, nella nuova configurazione è del tutto neutrale, richiedendosi agli uffici accertatori di adempiere al loro compito entro i nuovi termini tassativamente prestabiliti dal legislatore. TABELLA VALIDA DAL 1 GENNAIO 2016 (LEGGE DI STABILITA' 2016)
TERMINI PER L’ACCERTAMENTO - IMPOSTE SUI REDDITI E IVA
Periodo d'imposta Anno presentazione della dichiarazione Termine ORDINARIO accertamento sulla dichiarazione Termine accertamento (dichiarazione omessa)
2009 2010 2015 2016
2010 2011 2016 2017
2011 2012 2017 2018
2012 2013 2018 2019
2013 2014 2019 2020
2014 2015 2020 2021
2015 2016 2021 2022
2016 2017 2022 2023
  ******   8) Autoliquidazione 2015/2016: coefficienti per pagare a rate L’INAIL, con la nota n. 1015 del 22 gennaio 2016, ha reso noto il tasso di interesse da applicare in caso di richiesta di pagamento a rate del premio relativo all’autoliquidazione 2015/2016, fissato nella misura dello 0,70% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Sulla base del suddetto tasso, l’INAIL fornisce i coefficienti per il calcolo degli interessi da applicare alle rate.   ******   9) Visite fiscali: patologie gravi e per invalidità esenti Il Ministero del lavoro, con il Decreto Ministeriale 11 gennaio 2016 ha integrato e modificato il decreto 15 luglio 1986, concernente le visite mediche di controllo dei lavoratori da parte dell'Istituto nazionale della previdenza sociale. In particolare, ha previsto che sono esclusi dall'obbligo di rispettare le fasce di reperibilità i lavoratori subordinati, dipendenti dai datori di lavoro privati, per i quali l’assenza sia riconducibile ad una delle seguenti circostanze:
  1. a) patologie gravi che richiedono terapie salvavita;
  2. b) stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta.
Tale decreto è entrato in vigore dal 22 gennaio 2016, ossia dal giorno successivo a quello di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, che è avvenuto nella G.U. n. 16 del 21 gennaio 2016.   ******   10) Cococo: come stabilizzare con conciliazione Introdotto un meccanismo di stabilizzazione dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, con il duplice fine di promuovere la stabilizzazione dell’occupazione e di garantire il corretto utilizzo dei contratti di lavoro autonomo. Come stabilito dal Jobs act, i datori di lavoro privati che a partire dal 1° gennaio 2016 procedono alla assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato di soggetti già parti di contratti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto e di soggetti titolari di partita IVA con cui abbiano intrattenuto rapporti di lavoro autonomo, godono (art. 54 c.2 Dlgs n.81/15) dell’estinzione degli illeciti amministrativi, contributivi e fiscali connessi all'erronea qualificazione del rapporto di lavoro, fatti salvi gli illeciti accertati a seguito di accessi ispettivi effettuati in data antecedente all’assunzione. Sono richiesti però, due ulteriori requisiti per l’utilizzo di questo beneficio. Il primo è che i lavoratori interessati alle assunzioni sottoscrivano, con riferimento a tutte le possibili pretese riguardanti la qualificazione del pregresso rapporto di lavoro (comprese, quindi, le rivendicazioni relative alla cessazione del rapporto), atti di conciliazione in una delle sedi di cui all'articolo 2113, quarto comma, del codice civile, o avanti alle Commissioni di certificazione (anche presso i Consigli provinciali degli Ordine dei Consulenti del Lavoro). Il secondo requisito è che il datore di lavoro non receda dal rapporto di lavoro, salvo che per giusta causa, o per giustificato motivo soggettivo, nei 12 mesi successivi alle assunzioni(non è consentito, quindi, nei 12 mesi successivi l’assunzione, ilrecesso per motivi economici). Eventuali pretese relative a diritti controversi tra le parti sono risolte, come imposto dall’art. 54, dall’accordo transattivo preliminare obbligatorio. Pertanto, la “stabilizzazione” delle collaborazioni autonome o delle c.d. partite IVA comporta per il datore di lavoro la sanatoria (estinzione) di tutti gli illeciti amministrativi, contributivi e fiscali che potrebbero derivare dall’erronea qualificazione dei rapporti in questione. Nella circolare n. 13/15 di Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro sono state approfondite tutte le novità sul riordino dei contratti di lavoro contenute nel nuovo decreto in vigore dal 25 giugno (associazioni in partecipazioni, contratti a progetto, disciplina delle mansioni). (Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, nota del 25 gennaio 2016)   ******   11) Archivio rapporti finanziari: ecco il provvedimento di aggiornamento delle specifiche tecniche L’Agenzia delle entrate ha pubblicato il connesso provvedimento che fissa al 30 aprile il termine ultimo per comunicare i dati di gennaio e febbraio 2015. In caso di invio parziale, seppur tempestivo, l’adempimento non si considera effettuato. Le informazioni che affluiscono all’Archivio dei rapporti finanziari dovranno essere inviate in base a nuove specifiche tecniche e nuove modalità di compilazione. Il provvedimento 25 gennaio 2016 apporta modifiche a quello precedente del 10 febbraio 2015, che aveva introdotto il tracciato unico per la segnalazione delle informazioni da trasmettere all’Archivio dei rapporti finanziari. In particolare, il documento odierno prevede quattro distinti allegati: - modalità di compilazione del tracciato unico (allegato 1) - specifiche tecniche del tracciato unico (allegato 2) - istruzioni per l’invio della comunicazione integrativa annuale relativa al 2015 (allegato 3) - tracciato diagnostici e ricevute per la restituzione degli esiti della trasmissione (allegato 4). Slittano i termini di scadenza Aggiornati, inoltre, i termini per l’invio dei dati. La comunicazione integrativa annuale dovrà essere trasmessa entro il 31 marzo 2016, mentre il termine per la comunicazione mensile dei dati di gennaio e febbraio 2015 è stato fissato al 30 aprile 2016. L’obbligo di comunicazione non si ritiene adempiuto in caso di invio parziale delle informazioni, anche se l’operatore rispetta i tempi previsti. Comunicazioni sulla variazione dei dati Riformulato il punto 6.1 del provvedimento del 10 febbraio 2015, in base al quale non erano consentite “variazioni delle informazioni annuali e mensili pervenute oltre 90 giorni dai termini stabiliti ai punti 1 e 2 del presente provvedimento ovvero dalla ricezione degli esiti di elaborazione trasmessi dall’anagrafe tributaria”. Il documento di oggi precisa, invece, che non sono consentiti gli invii ordinari di comunicazioni integrative annuali oltre 90 giorni dal termine stabilito. Dopo tale data, è possibile modificare i dati inviati solo tramite comunicazione straordinaria. Uso del canale Ftp: precisazione sulla scadenza Un’ulteriore modifica riguarda il riferimento temporale utile a verificare il rispetto del termine di invio della comunicazione nel caso in cui si utilizzi il canale Ftp (File transfer protocol). Il provvedimento, a modifica di quanto stabilito nel provvedimento del 25 marzo 2013, prevede che i file trasmessi tramite Ftp si considerano presentati nei termini anche se pervengono entro venti minuti dalla mezzanotte del giorno di scadenza. Eventuali correzioni al tracciato e alle specifiche tecniche saranno pubblicate sul sito dell’Agenzia nell’apposita sezione.   ******   12) Agenzia Dogane: chiarimenti su utilizzo/accettazione dell’assegno circolare L’Agenzia delle Dogane ha pubblicato la nota n. 8044/RU del 25 gennaio 2016. Sono pervenute talune segnalazioni relative ad un’asserita mancata accettazione, da parte del capo Area gestione Tributi – Ricevitore dell’Ufficio delle dogane di pagamenti a mezzo assegno circolare a fronte di circostanze che avrebbero dovuto consentirlo in quanto riconducibili ai “casi eccezionali” di cui è fatta menzione nella circolare n. 20/D del 21 dicembre 2015. In proposito, preme sottolineare che il principio generale che deve essere seguito è che il bonifico bancario o postale è la modalità ordinaria di pagamento dei diritti doganali e che si ricorre all’assegno quando non è possibile l’utilizzo degli altri strumenti o per motivi collegati alla situazione concreta, o per regioni tecniche o giuridiche. Sulla base di tale premessa, al di fuori dei casi concreti di seguito elencati, l’operatore dovrà specificare, in apposita istanza, gli ulteriori casi e le motivazioni per le quali intende utilizzare l’assegno circolare, e il capo Area gestione Tributi – Ricevitore dell’Ufficio delle dogane, dovrà esprimere al riguardo la sua accettazione o rifiuto, indicando in quest’ultima evenienza la modalità alternativa da utilizzare. I casi concreti in cui potrebbe ricorrere la necessità di accettare assegno circolare possono essere ricondotti, a titolo puramente esemplificativo, ai seguenti:
  1. garanzia diritti doganali con A/28 (bolletta di somme depositate);
  2. operazioni doganali in linea su automezzi (TIR in arrivo su traghetti o su navi ro-ro) alle frontiere terrestri e/o marittime per merci urgenti e/o deperibili, ove l’importo non sia riscuotibile tramite il POS (ad esempio, importo elevato o POS non disponibile);
  3. merci alla rinfusa su navi a carico completo (legname, cereali, mangimi, alluminio, ferro, macchinari, ecc.), ove l’importo non sia riscuotibile tramite il POS (ad esempio, importo elevato o POS non disponibile);
  4. tasse di ancoraggio non per durata ed altri diritti il cui ammontare non è possibile conoscere in anticipo;
  5. saturazione del plafond disponibile sul conto di debito per operazioni non previste e non programmabili o a seguito di revisione di accertamento.
Si ribadisce che l’elencazione non è esaustiva e che, in ogni caso, l’Ufficio dovrà contemperare le esigenze della parte con il principio generale sopra richiamato. Si reputa opportuno, inoltre, che gli Uffici delle Dogane sensibilizzino gli operatori sull’utilizzo del bonifico come metodo ordinario di pagamento dei diritti doganali richiamando a tal fine la circolare 20/D del 21 dicembre 2015. Anche in merito alla questione della tempestività del pagamento, cui consegue quella dell’eventuale applicazione della sanzione prevista dall’articolo 13 del D. Lgs 471/1997 nonché degli interessi di mora, si confermano le indicazioni contenute nella circolare sopra citata, emanata in applicazione della normativa europea inerente i Servizi di Pagamento PSD – Payment Services Directive - Direttiva 64/2007/CE, per cui è onere dell’operatore garantire l’effettivo accredito dell’importo dovuto sul conto dell’Agenzia entro il giorno di scadenza del pagamento, effettuando il bonifico con le modalità ed entro i termini (orario di cut-off) previsti dal proprio istituto di credito. Appare opportuno, infine, rammentare che, nonostante alcune lamentele in merito alla funzione del riaccredito, con le linee guida pubblicate sul sito dell’Agenzia fin da luglio 2011 (a cui tra breve seguirà la versione aggiornata), ne sono state chiaramente illustrate le modalità e le tempistiche. Si invitano codeste Strutture, ognuna per la parte di competenza, ad assicurare la massima diffusione al contenuto della presente e ad assicurare la conforme e uniforme applicazione delle presenti istruzioni.   ******   Adeguamento tasse e diritti marittimi - Anno 2016 L’Agenzia delle Dogane ha pubblicato la nota n. 5910/RU del 25 gennaio 2016. Con nota prot. n. 15827/R.U. del 09/02/2015 la scrivente Direzione ha fornito istruzioni univoche in merito alle modalità di adeguamento delle tasse e dei diritti marittimi previsti dal Decreto interministeriale indicato in oggetto, specificando che l’adeguamento in parola deve essere calcolato in ragione del 75% del tasso di inflazione FOI accertato dall’ISTAT per l’anno precedente di ciascun anno. Tenuto conto che il tasso accertato dall’Istituto di statistica per il 2015 è stato dello - 0,1%, l’adeguamento da effettuare in ragione del 75% è pari a - 0,075% con decorrenza dal 1° febbraio c.a.. Tale criterio di calcolo si applica a tutte le realtà portuali del territorio nazionale, fatta eccezione per il Porto franco di Trieste ove, in forza del successivo comma 5 della stessa disposizione citata, si applicano, per la tassa erariale e portuale, i criteri di adeguamento come sopra descritti, prendendo tuttavia a base il 100% del tasso ufficiale di inflazione. Pertanto, presso i punti franchi di detto porto, l’adeguamento delle aliquote sarà dello - 0,1%. Ai fini della corretta liquidazione dei suddetti tributi si allegano due tabelle riepilogative delle aliquote aggiornate che, si rammenta, resteranno in vigore sino al 31 gennaio 2017 (Tabella A, per tutti i Porti nazionali – Tabella B, per i soli punti franchi del Porto di Trieste). Per la riscossione della tassa di ancoraggio continuerà, invece, a farsi riferimento agli ordini di introito rilasciati dalle Capitanerie di porto territorialmente competenti (art. 1 DPR n. 1340/1966).   ******   Applicazione della Convenzione transito comune e convenzione relativa alla semplificazione delle formalità negli scambi di merci nella Repubblica di Serbia a decorrere dal 1° Febbraio 2016 L’Agenzia delle Dogane ha pubblicato la nota n. 8311/RU del 25 gennaio 2016. Si rende noto che nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea (GUCE) L 344, del 30 Dicembre 2015, sono state pubblicate le Decisioni n. 2/2015 e n. 3/2015 relative agli inviti rivolti alla Repubblica di Serbia ad aderire, rispettivamente, alla convenzione relativa alla semplificazione delle formalità negli scambi di merci e alla convenzione relativa ad un regime di transito comune entrambe del 20 maggio 1987. Tenuto conto dell’avvenuto deposito, presso il Segretariato del Consiglio EU, degli strumenti di accesso alle Convenzioni in parola, la Repubblica Serba, ne diventerà a pieno titolo Parte Contraente dal 1° Febbraio 2016. Inoltre, sempre nella suddetta GUCE, è stata pubblicata la Decisione n. 4/2015 che inserisce nella convenzione relativa ad un regime comune di transito, nell’ordine opportuno, la traduzione in lingua serba dei riferimenti ivi riportati. Al riguardo, si richiama l’attenzione, in particolare, in merito alla possibilità di utilizzare, fino al 1° Maggio 2016 - con i necessari adattamenti geografici e di elezione di domicilio o di indirizzo del mandatario – i formulari relativi agli atti costitutivi delle garanzie e ai certificati di garanzia di cui agli allegati C1, C2, C3, C4, C5 e C6 dell’appendice III della convenzione transito comune. Si pregano le Strutture territoriali in indirizzo di assicurare la più ampia diffusione delle presente comunicazione presso i dipendenti uffici e le categorie professionali interessate.   Vincenzo D’Andò