Diario quotidiano del 22 gennaio 2016: nuovo regime forfettario dei contribuenti minimi; invio Tesssera Sanitaria prorogato al 9 febbraio

Pubblicato il 22 gennaio 2016

alla Commissione Tributaria compete il PVC d’ufficio; redditometro: donazioni con prova documentale; alcuni aspetti del nuovo regime forfettario dei minimi; obblighi di pubblicità per gli incarichi di collaborazione, consulenza o incarichi professionali; nuova CIGS e licenziamento collettivo: parere della Fondazione studi CDL; per gli studi professionali: “Rete del Valore”; medici: comunicazione al sistema tessera sanitaria sanzioni mitigate; l’avvocato con collaboratori ha diritto al rimborso dell’IRAP pagata; verifica fiscale - permanenza degli ispettori presso la sede del contribuente oltre il termine previsto dallo Statuto del contribuente; quando è tassabile la rinuncia al credito del socio
Indice: 1) Accertamento della GdF: alla Commissione Tributaria compete il PVC d’ufficio 2) Redditometro: donazioni con prova documentale 3) Alcuni aspetti del nuovo regime forfettario dei contribuenti minimi 4) Obblighi di pubblicità per gli incarichi di collaborazione, consulenza o incarichi professionali 5) Nuova CIGS e licenziamento collettivo: parere della Fondazione studi CDL 6) Per gli studi professionali: “Rete del Valore”, avviso pubblico del CNDCEC 7) Medici: comunicazione al sistema tessera sanitaria, per il 1° anno sanzioni mitigate  8) L’avvocato con collaboratori ha diritto al rimborso dell’IRAP pagata 9) Verifica fiscale - permanenza degli ispettori presso la sede del contribuente oltre il termine previsto dallo Statuto del contribuente: l’avviso di accertamento è comunque valido 10) Quando è tassabile la rinuncia al credito del socio  
  1) Accertamento della GdF: alla Commissione Tributaria compete il PVC d’ufficio Il processo verbale di constatazione può essere acquisito d’ufficio dalla Commissione Tributaria adita. In genere, l’esercizio del potere di acquisizione d’ufficio dei mezzi di prova, da parte del giudice tributario, non può sopperire al mancato assolvimento dell’onere probatorio che grava comunque sulle parti in base all’art. 2697 del codice civile. Accolta la tesi del contribuente che si è visto annullare l’avviso di accertamento emesso dall’Amministrazione finanziaria, senza che fosse stato prodotto il PVC. Dunque, nei casi di non certezza della validità dell’avviso di accertamento tributario, il giudice adito può acquisire il processo verbale di constatazione (PVC) redatto dalla Guardia di finanza. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 955 del 20 gennaio 2016, ha accolto il ricorso del contribuente presentato contro la decisione con la quale la CTR di Messina aveva ritenuto valido l’atto impositivo, senza ordinare l’acquisizione d’ufficio del processo verbale di constatazione. La sezione tributaria ha motivato la decisione chiarendo che l’articolo 7 del Decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, laddove attribuisce al giudice il potere di disporre l’acquisizione d'ufficio di mezzi di prova, e dunque anche nell’ora abrogato terzo comma (che attribuiva «alle commissioni tributarie facoltà di ordinare alle parti il deposito di documenti ritenuti necessari per la decisione della controversia»), va interpretato alla luce del principio di terzietà sancito dall’articolo 111 della Costituzione, il quale non consente al giudice di sopperire alle carenze istruttorie delle parti, sovvertendo i rispettivi oneri probatori, ma gli attribuisce solamente un potere istruttorio in funzione integrativa, e non integralmente sostitutiva, degli elementi di giudizio. Tale potere, pertanto, può essere esercitato soltanto ove sussista un’obiettiva situazione di incertezza, al fine di integrare gli elementi di prova già forniti dalle parti e non anche nel caso in cui il materiale probatorio acquisito agli atti imponga una determinata soluzione della controversia.   ******   2) Redditometro: donazioni con prova documentale La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 916 del 20 gennaio 2016, ha stabilito che nell’ambito dell’accertamento sintetico deve essere documentale anche la prova delle liberalità che, secondo il contribuente, hanno consentito l’incremento patrimoniale. Illegittimo l’accertamento se il contribuente compra solo la nuda proprietà L’acquisto della nuda proprietà blocca sia pure in parte il redditometro. I giudici valorizzano l’effettivo esborso patrimoniale, senza che abbiano rilievo le “clausole di stile” contenute nel rogito. La Corte di Cassazione, con ulteriori sentenze, analizza alcune questioni inerenti al c.d. “redditometro”, relative all’immobile acquistato a titolo di nuda proprietà e alla valenza del c.d. “giudicato esterno”. Nella sentenza n. 930 del 20 gennaio 2016, la Suprema Corte ha stabilito che l’accertamento basato sulla spesa patrimoniale ha ragione di esistere, tanto nel “nuovo” quanto nel “vecchio” sistema, solo ove effettivamente si sia verificato un esborso patrimoniale. Tale fatto, che rappresenta il presupposto di applicazione per procedere all’accertamento, deve essere dimostrato dall’ufficio, spettando poi al contribuente l’onere di provare che l’acquisto è stato possibile grazie a proventi già tassati o che, comunque, non possono ritenersi frutto di evasione. Infine, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 943 del 20 gennaio 2016, ha ritenuto operante, pure nell’accertamento sulla spesa patrimoniale, il giudicato esterno. La Cassazione ha sancito che, se il contribuente, anche in Cassazione, eccepisce il giudicato esterno favorevole, il ricorso introduttivo deve essere accolto. ****** Ok all’avviso di accertamento basato sui soli movimenti bancari L’avviso di accertamento può essere fondato sui soli movimenti bancari; il contribuente, se vuole impugnarlo, deve provare che tali movimentazioni non siano riferibili ad operazioni imponibili. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 545 del 15 gennaio 2016. La CTP aveva accolto il ricorso del contribuente avverso un avviso di accertamento che gli era stato notificato per recupero di IRPEF. L’Agenzia delle entrate aveva proposto ricorso, ottenendo il rigetto del suo appello; ciò perché la CTR aveva imputato all’Amministrazione di aver fondato l’avviso di accertamento sulle sole movimentazioni bancarie risultanti dal processo verbale di constatazione della Guardia di Finanza, senza accertare la provenienza delle somme registrate in entrata, contando inoltre che il contribuente non aveva svolto attività lavorativa nell’anno in considerazione. A detta del contribuente, le uniche entrate erano motivate da un mutuo contratto con la consorte. Secondo la Cassazione, il ricorso dell’Agenzia era da accogliere. Infatti, in tema di accertamento delle imposte sui redditi, l’Ufficio finanziario è vincolato ad assumere per certo che i movimenti bancari effettuati sui conti correnti intestati al contribuente siano a lui imputabili, e non è necessario analizzare le singole operazioni. La dimostrazione contraria, al fine di affermare che le movimentazioni non abbiano rilevanza, è