Diario quotidiano del 22 gennaio 2016: nuovo regime forfettario dei contribuenti minimi; invio Tesssera Sanitaria prorogato al 9 febbraio

Pubblicato il 22 gennaio 2016



alla Commissione Tributaria compete il PVC d’ufficio; redditometro: donazioni con prova documentale; alcuni aspetti del nuovo regime forfettario dei minimi; obblighi di pubblicità per gli incarichi di collaborazione, consulenza o incarichi professionali; nuova CIGS e licenziamento collettivo: parere della Fondazione studi CDL; per gli studi professionali: “Rete del Valore”; medici: comunicazione al sistema tessera sanitaria sanzioni mitigate; l’avvocato con collaboratori ha diritto al rimborso dell’IRAP pagata; verifica fiscale - permanenza degli ispettori presso la sede del contribuente oltre il termine previsto dallo Statuto del contribuente; quando è tassabile la rinuncia al credito del socio
Indice: 1) Accertamento della GdF: alla Commissione Tributaria compete il PVC d’ufficio 2) Redditometro: donazioni con prova documentale 3) Alcuni aspetti del nuovo regime forfettario dei contribuenti minimi 4) Obblighi di pubblicità per gli incarichi di collaborazione, consulenza o incarichi professionali 5) Nuova CIGS e licenziamento collettivo: parere della Fondazione studi CDL 6) Per gli studi professionali: “Rete del Valore”, avviso pubblico del CNDCEC 7) Medici: comunicazione al sistema tessera sanitaria, per il 1° anno sanzioni mitigate  8) L’avvocato con collaboratori ha diritto al rimborso dell’IRAP pagata 9) Verifica fiscale - permanenza degli ispettori presso la sede del contribuente oltre il termine previsto dallo Statuto del contribuente: l’avviso di accertamento è comunque valido 10) Quando è tassabile la rinuncia al credito del socio  
  1) Accertamento della GdF: alla Commissione Tributaria compete il PVC d’ufficio Il processo verbale di constatazione può essere acquisito d’ufficio dalla Commissione Tributaria adita. In genere, l’esercizio del potere di acquisizione d’ufficio dei mezzi di prova, da parte del giudice tributario, non può sopperire al mancato assolvimento dell’onere probatorio che grava comunque sulle parti in base all’art. 2697 del codice civile. Accolta la tesi del contribuente che si è visto annullare l’avviso di accertamento emesso dall’Amministrazione finanziaria, senza che fosse stato prodotto il PVC. Dunque, nei casi di non certezza della validità dell’avviso di accertamento tributario, il giudice adito può acquisire il processo verbale di constatazione (PVC) redatto dalla Guardia di finanza. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 955 del 20 gennaio 2016, ha accolto il ricorso del contribuente presentato contro la decisione con la quale la CTR di Messina aveva ritenuto valido l’atto impositivo, senza ordinare l’acquisizione d’ufficio del processo verbale di constatazione. La sezione tributaria ha motivato la decisione chiarendo che l’articolo 7 del Decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, laddove attribuisce al giudice il potere di disporre l’acquisizione d'ufficio di mezzi di prova, e dunque anche nell’ora abrogato terzo comma (che attribuiva «alle commissioni tributarie facoltà di ordinare alle parti il deposito di documenti ritenuti necessari per la decisione della controversia»), va interpretato alla luce del principio di terzietà sancito dall’articolo 111 della Costituzione, il quale non consente al giudice di sopperire alle carenze istruttorie delle parti, sovvertendo i rispettivi oneri probatori, ma gli attribuisce solamente un potere istruttorio in funzione integrativa, e non integralmente sostitutiva, degli elementi di giudizio. Tale potere, pertanto, può essere esercitato soltanto ove sussista un’obiettiva situazione di incertezza, al fine di integrare gli elementi di prova già forniti dalle parti e non anche nel caso in cui il materiale probatorio acquisito agli atti imponga una determinata soluzione della controversia.   ******   2) Redditometro: donazioni con prova documentale La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 916 del 20 gennaio 2016, ha stabilito che nell’ambito dell’accertamento sintetico deve essere documentale anche la prova delle liberalità che, secondo il contribuente, hanno consentito l’incremento patrimoniale. Illegittimo l’accertamento se il contribuente compra solo la nuda proprietà L’acquisto della nuda proprietà blocca sia pure in parte il redditometro. I giudici valorizzano l’effettivo esborso patrimoniale, senza che abbiano rilievo le “clausole di stile” contenute nel rogito. La Corte di Cassazione, con ulteriori sentenze, analizza alcune questioni inerenti al c.d. “redditometro”, relative all’immobile acquistato a titolo di nuda proprietà e alla valenza del c.d. “giudicato esterno”. Nella sentenza n. 930 del 20 gennaio 2016, la Suprema Corte ha stabilito che l’accertamento basato sulla spesa patrimoniale ha ragione di esistere, tanto nel “nuovo” quanto nel “vecchio” sistema, solo ove effettivamente si sia verificato un esborso patrimoniale. Tale fatto, che rappresenta il presupposto di applicazione per procedere all’accertamento, deve essere dimostrato dall’ufficio, spettando poi al contribuente l’onere di provare che l’acquisto è stato possibile grazie a proventi già tassati o che, comunque, non possono ritenersi frutto di evasione. Infine, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 943 del 20 gennaio 2016, ha ritenuto operante, pure nell’accertamento sulla spesa patrimoniale, il giudicato esterno. La Cassazione ha sancito che, se il contribuente, anche in Cassazione, eccepisce il giudicato esterno favorevole, il ricorso introduttivo deve essere accolto. ****** Ok all’avviso di accertamento basato sui soli movimenti bancari L’avviso di accertamento può essere fondato sui soli movimenti bancari; il contribuente, se vuole impugnarlo, deve provare che tali movimentazioni non siano riferibili ad operazioni imponibili. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 545 del 15 gennaio 2016. La CTP aveva accolto il ricorso del contribuente avverso un avviso di accertamento che gli era stato notificato per recupero di IRPEF. L’Agenzia delle entrate aveva proposto ricorso, ottenendo il rigetto del suo appello; ciò perché la CTR aveva imputato all’Amministrazione di aver fondato l’avviso di accertamento sulle sole movimentazioni bancarie risultanti dal processo verbale di constatazione della Guardia di Finanza, senza accertare la provenienza delle somme registrate in entrata, contando inoltre che il contribuente non aveva svolto attività lavorativa nell’anno in considerazione. A detta del contribuente, le uniche entrate erano motivate da un mutuo contratto con la consorte. Secondo la Cassazione, il ricorso dell’Agenzia era da accogliere. Infatti, in tema di accertamento delle imposte sui redditi, l’Ufficio finanziario è vincolato ad assumere per certo che i movimenti bancari effettuati sui conti correnti intestati al contribuente siano a lui imputabili, e non è necessario analizzare le singole operazioni. La dimostrazione contraria, al fine di affermare che le movimentazioni non abbiano rilevanza, è a carico del contribuente, in virtù dell’inversione dell’onere di prova. “Pertanto, conclude la Corte, nell’ipotesi in cui l’accertamento sia effettuato dall’amministrazione […] sulla base delle verifiche di conti correnti bancari, è onere del contribuente, a carico del quale si determina la menzionata inversione dell’onere di prova, comprovare che gli elementi desumibili dalla motivazione bancaria non siano riferibili ad operazioni imponibili”. Il contribuente deve quindi fornire una prova “non generica, bensì analitica”, indicando in essa i riferimenti di ogni versamento bancario, dimostrando così come ciascuna operazione effettuata sia estranea ai fatti. ****** Per le frodi Iva la prescrizione riparte dopo ogni atto interruttivo Va disapplicata la disciplina italiana sulla prescrizione delle frodi Iva anche se non in assoluto. E’ illegittimo il termine massimo di prescrizione per le frodi IVA. La Corte di Cassazione, la sentenza n. 2210 del 20 gennaio 2016, conferma la necessità di disapplicare le previsioni in contrasto con la normativa comunitaria. La Suprema Corte avalla l’impostazione della sentenza della Corte di Giustizia Ue, in ordine alla disciplina della prescrizione in materia di frodi IVA. I giudici di legittimità chiariscono, dunque, l’ambito operativo della disapplicazione delle norme legate alla prescrizione, in occasione di una condanna per dichiarazione fraudolenta ai sensi dell’art. 2 del DLgs. 74/2000. Per alcune delle annualità contestate veniva, infatti, dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione e, data la gravità della condotta fraudolenta del caso di specie, la Cassazione ritiene necessarie alcune considerazioni alla luce della pronuncia della Corte del Lussemburgo. ****** La frode dell’amministratore non esime la società dalle sanzioni L’amministratore e il direttore generale non sono “terzi” rispetto alla società. Non costituisce causa di non punibilità, legittimante la disapplicazione delle sanzioni a carico della società, il comportamento fraudolento dell’amministratore e del direttore di quest’ultima, che abbia determinato l’emersione del maggior imponibile accertato dal Fisco, unitamente all’irrogazione delle relative sanzioni, atteso che tali soggetti non possono essere considerati come “terzi” rispetto alla società. (Corte di Cassazione, ordinanza n. 1024 del 20 gennaio 2016).   ****** Copertura dello “scudo fiscale” limitata Anche in sede cautelare, l’indagato deve provare l’attinenza delle somme rimpatriate rispetto a quelle oggetto della condotta illecita contestata. Nel caso in cui vi sia una forte discrepanza tra gli elementi attivi non indicati in dichiarazione, con potenziale integrazione della fattispecie di dichiarazione infedele, e le somme oggetto della procedura di rimpatrio/regolarizzazione ex art. 13-bis del DL 78/2009, non è possibile limitarsi ad eccepire, anche solo in sede cautelare, l’efficacia estintiva della causa di non punibilità ivi prevista senza allegare elementi da cui desumere una certa, ancorché non esatta, corrispondenza tra la somma rimpatriata e quella oggetto di contestazione. (Corte di Cassazione, sentenza n. 2221 del 20 gennaio 2016)   ******   3) Alcuni aspetti del nuovo regime dei minimi forfettario Le novità contenute nella Legge di stabilità 2016 portano a tenere conto di alcune necessarie considerazioni: Dal 2016 il regime forfetario è fruibile sia per chi inizia, sia per chi è già in attività, a tal fine, sotto l’aspetto sostanzialem è determinante è la tenuta di un comportamento concludente in linea con la disciplina del regime: Il regime forfetario è applicato “naturalmente” dai soggetti che possiedono i requisiti richiesti dalla Legge 190/2014, tenendo un comportamento concludente in linea con le disposizioni del regime (ad esempio, non addebitando l’IVA sulle fatture emesse e non detraendo quella sugli acquisti). La circolare dell’Agenzia delle entrate, n. 6 (§ 9.1) del 19 febbraio 2015, ha precisato che, ai fini dell’accesso al regime, nessun rilievo assume l’esercizio in anni precedenti di un’attività d’impresa, arte o professione. Così, previa verifica del possesso dei requisiti necessari e dell’assenza di condizioni ostative, l’accesso al regime dal 1° gennaio 2016 risulta possibile: - sia per i soggetti che iniziano l’attività; - sia per i soggetti già in attività (che applicavano nel 2015 il regime ordinario, oppure quello di vantaggio per l’imprenditoria giovanile di cui al DL 98/2011). La circostanza di aver svolto in precedenza qualche attività d’impresa o di lavoro autonomo (così come lo svolgimento di altra attività sotto forma di lavoro dipendente) rileva ai fini impositivi per fruire dell’agevolazione consistente nella riduzione dell’aliquota dell’imposta sostitutiva, dal 15% al 5%, per i primi cinque anni di attività. Le persone fisiche che intraprendono una nuova attività, presumendo il possesso dei requisiti di legge, comunicano la scelta di avvalersi del regime forfetario nella dichiarazione di inizio attività di cui all’art. 35 del DPR 633/72 (modello AA9/12), da presentare entro 30 giorni dalla data di inizio dell’attività. In particolare, occorre indicare nella sezione relativa ai “Regimi fiscali agevolati” del quadro B il codice 2, per il regime forfetario. Per coloro che hanno già un’attività in corso, come precisato dalla circ. Agenzia delle Entrate n. 6/2015 (§ 9.2), il passaggio al regime agevolato avviene, a partire dal 1° gennaio 2016, senza effettuare specifici adempimenti, ossia senza doverne dare alcuna comunicazione preventiva (con il mod. AA9/12) o successiva (nella dichiarazione annuale). Determinante è che sia tenuto un comportamento “fiscale” in linea con le prescrizioni del regime. Più nel dettaglio, in presenza dei requisiti necessari, l’accesso al regime forfetario dal 2016 sarebbe possibile per i soggetti che nel 2015 hanno applicato: - il regime di vantaggio di cui al DL 98/2011, - oppure il regime ordinario (fatto salvo che, in quest’ultima ipotesi, l’applicazione del regime ordinario sia conseguenza dell’esercizio dell’opzione di cui all’art. 1 comma 70 della L. 190/2014, nel qual caso tale regime dovrà essere obbligatoriamente utilizzato per un triennio). Passaggio al regime forfetario dal 2016 Ovviamente, il passaggio dal 2016 al regime forfetario determina conseguenze per i soggetti che sono tenuti alla presentazione della dichiarazione IVA 2016: Con la finalità di “comunicare che si tratta dell’ultima dichiarazione annuale IVA precedente all’applicazione del regime” forfetario, tali soggetti sono tenuti alla compilazione del rigo VA14 della predetta dichiarazione. Inoltre, il passaggio dalle regole ordinarie IVA al regime forfetario determina la necessità di operare la rettifica della detrazione di cui all’art. 19-bis2 del DPR 633/72 (art. 1 comma 61 della Legge 190/2014). La rettifica va operata nella dichiarazione IVA dell’ultimo anno di applicazione delle regole ordinarie: quindi, ipotizzando l’accesso al regime forfetario dal 2016, il riferimento è alla dichiarazione IVA 2016 relativa al 2015 (rigo VF56). Un apposito codice è stato poi previsto per indicare l’imposta a credito da chiedere a rimborso. Si ricorda, infatti, che, secondo l’art. 1 comma 63 della Legge 190/2014, a seguito dell’accesso al regime forfetario, l’imposta detraibile emergente dalla dichiarazione relativa all’ultimo anno di applicazione del regime ordinario IVA può essere chiesta a rimborso, ovvero utilizzata in compensazione nel modello F24 secondo le consuete modalità (art. 17 del DLgs. 241/97). I soggetti che accedono al regime forfetario dal 2016 indicano l’imposta che intendono chiedere a rimborso risultante dalla dichiarazione IVA 2016 al rigo VX4, casella 3 con codice 11. La Legge di stabilità 2016 Con alcune modifiche all'impianto normativo definito dalla precedente Legge di Stabilità 2015 (articolo 1, commi da 54 a 89, legge 190/2014), la legge 208/2015 (commi da 111 a 113) ha reso decisamente più fruibile il regime forfetario per i professionisti e le imprese “di piccole dimensioni”: - è stato elevato (da 15mila a 30mila euro per i professionisti, di 10mila euro per le altre attività) il valore delle soglie di ricavi o di compensi, diverse a seconda del tipo di attività esercitata, per accedere al regime forfetario (vedi tabella in fondo all'articolo) - per il periodo d’imposta in cui è avviata l'attività e per i quattro successivi, in presenza di ulteriori requisiti, il reddito imponibile sarà assoggettato a imposta sostitutiva con l'aliquota ridotta del 5%, anziché quella ordinaria del 15% (invece, le regole in vigore nel 2015 prevedevano la riduzione di un terzo della base imponibile per i primi tre anni). Tale novità vale anche per chi ha iniziato l'attività nel 2015, avvalendosi del regime forfetario - possono accedere al regime anche i lavoratori dipendenti e i pensionati che svolgono o hanno intenzione di svolgere un'attività in proprio, se i redditi di lavoro dipendente e assimilati non superano i 30.000 euro (nel 2015, era richiesto che i redditi conseguiti nell'anno precedente dall'attività d'impresa, arte o professione fossero prevalenti rispetto ai redditi di lavoro dipendente e assimilati). Ammessi ed esclusi Per poter applicare il regime forfetario, occorre che nell’anno precedente: - i ricavi conseguiti o i compensi percepiti (senza considerare quelli derivanti dall'adeguamento agli studi di settore o ai parametri) non abbiano superato una determinata soglia, diversa a seconda del codice Ateco che contraddistingue l'attività esercitata (vedi tabella). Se si esercitano più attività contraddistinte da codici diversi, si fa riferimento al tetto più elevato dei ricavi/compensi relativi alle diverse attività; - le spese sostenute per lavoro accessorio, lavoratori dipendenti e collaboratori (comprese le somme erogate sotto forma di utili da partecipazione agli associati) non siano andate oltre i 5mila euro lordi; - il costo complessivo, al lordo degli ammortamenti, dei beni strumentali alla chiusura dell'esercizio non superi 20mila euro. A tal fine: - per i beni in leasing, rileva il costo sostenuto dal concedente per i beni in locazione, noleggio e comodato, rileva il loro valore normale (articolo 9 del Tuir); - i beni detenuti in regime di impresa o arte e professione, utilizzati promiscuamente, concorrono nella misura del 50%; - non rilevano i beni il cui costo unitario non superi 516,46 euro; - non rilevano i beni immobili, comunque acquisiti, utilizzati per l'esercizio dell'impresa, dell’arte o della professione. Non possono, invece, applicare il regime forfetario: - le persone fisiche chi si avvalgono di regimi speciali ai fini Iva (ad esempio, attività agricole); - chi non risiede in Italia, a meno che sia residente in uno degli Stati membri dell'Unione europea o in uno Stato aderente all'accordo sullo Spazio economico europeo, che assicura un adeguato scambio di informazioni, e produca in Italia almeno il 75% del proprio reddito complessivo; - i soggetti che, in via esclusiva o prevalente, effettuano cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi; chi, oltre a esercitare attività d'impresa, arte o professione, partecipa anche a società di persone, associazioni o Srl in regime di trasparenza; - coloro che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e assimilati eccedenti l’importo di 30mila euro (se il rapporto di lavoro è cessato, la verifica della soglia è irrilevante). Benefici per gli ammessi Numerosi i vantaggi per i contribuenti che riescono ad accedere al regime forfetario: - esclusione dall’Iva, dall’Irap e dall’applicazione degli studi di settore e dei parametri; - esonero da tutti gli obblighi in materia di Iva previsti dal Dpr 633/1972, esclusi quelli di numerazione e di conservazione delle fatture di acquisto e delle bollette doganali, di certificazione dei corrispettivi e di conservazione dei relativi documenti (per le sole operazioni in cui risultano debitori dell’imposta, devono emettere fattura o integrarla con l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta e versare l’imposta entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni); - esonero, ai fini delle imposte dirette, dagli obblighi di registrazione e di tenuta delle scritture contabili, fermo restando l’obbligo di conservare i documenti ricevuti ed emessi; - determinazione semplificata del reddito imponibile, applicando all’ammontare dei ricavi realizzati o dei compensi percepiti un coefficiente di redditività diverso a seconda del codice Ateco che contraddistingue l’attività esercitata (vedi tabella). Dal reddito possono essere dedotti i contributi previdenziali, compresi quelli corrisposti per conto dei collaboratori dell'impresa familiare fiscalmente a carico ovvero, se non a carico, qualora il titolare non abbia esercitato il diritto di rivalsa sui collaboratori stessi (l’eventuale eccedenza è deducibile dal reddito complessivo). All’imponibile così calcolato si applica un’imposta sostitutiva dell'Irpef e relative addizionali comunale e regionale e dell’Irap, con aliquota del 15%; - non assoggettamento a ritenuta d’acconto, da parte del sostituto d’imposta, dei ricavi/compensi relativi al reddito oggetto del regime forfetario (a tal fine, bisogna rilasciare una dichiarazione da cui risulti che le somme in questione sono soggette a imposta sostitutiva); - nessun obbligo di operare ritenute di imposta sui redditi erogati (vanno però riportati in dichiarazione il codice fiscale di chi ha percepito i redditi non assoggettati a ritenuta e l’ammontare dei redditi stessi); - riduzione del 35% dei contributi previdenziali (nel 2015, invece, era previsto l’esonero dal minimale contributivo). Sconto maggiore per chi avvia l’attività Un vantaggio ulteriore è riconosciuto a chi avvia l’attività (o l'ha avviata lo scorso anno accedendo al regime forfetario): l’imposta sostitutiva è ulteriormente ridotta al 5% nel primo anno e nei quattro successivi. Per aver diritto alla tassazione extralight, oltre agli ordinari requisiti necessari per l’applicazione del regime forfetario, devono sussistere altre condizioni: - il contribuente, nei tre anni precedenti, non deve aver esercitato attività artistica, professionale o d’impresa, anche in forma associata o familiare; - l’attività da avviare non deve rappresentare la mera prosecuzione di un’altra svolta prima sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, a meno che non si tratti del periodo di pratica obbligatoria per l'esercizio di arti o professioni; - se si tratta di proseguimento di attività precedentemente svolta da un altro soggetto, i ricavi/compensi da questo realizzati nell’ultimo periodo d'imposta non devono superare i limiti indicati nella seguente tabella per quell’attività.
Gruppo di settore Codici attività Ateco 2007 Limite ricavi o compensi Coefficiente di redditività
Industrie alimentari e delle bevande (10 - 11) 45.000 40%
Commercio all'ingrosso e al dettaglio 45 - (da 46.2 a 46.9) - (da 47.1 a 47.7) - 47.9 50.000 40%
Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande 47.81 40.000 40%
Commercio ambulante di altri prodotti 47.82 - 47.89 30.000 54%
Costruzioni e attività immobiliari (41 - 42 - 43) - (68) 25.000 86%
Intermediari del commercio 46.1 25.000 62%
Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (55 - 56) 50.000 40%
Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi (64 - 65 - 66) - (69 -70 - 71 - 72 - 73 - 74 - 75) - (85) - (86 - 87 - 88) 30.000 78%
Altre attività economiche (01 - 02 - 03) - (05- 06 - 07 - 08 - 09) - (12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17 - 18 - 19 - 20 - 21 - 22 - 23 - 24 - 25 - 26 - 27 - 28 - 29 - 30 - 31 - 32 - 33) - (35) - (36 - 37 - 38 - 39) - (49 - 50 - 51 - 52 - 53) - (58 - 59 - 60 - 61 - 62 - 63) - (77 - 78 - 79 - 80 - 81 - 82) - (84) - (90 - 91 - 92 - 93) - (94 - 95 - 96) - (97 - 98) - (99) 30.000 67%
  ******   4) Obblighi di pubblicità per gli incarichi di collaborazione, consulenza o incarichi professionali Legge di stabilità 2016 gli interventi di contenimento della spesa: Vengono stabiliti alcuni obblighi di pubblicità per gli incarichi di collaborazione, consulenza o incarichi professionali, inclusi quelli arbitrali, svolti presso le società controllate dallo Stato e dalle altre amministrazioni pubbliche nonché presso le società in regime di amministrazione straordinaria, ad esclusione delle società emittenti strumenti finanziari quotati nei mercati regolamentati e delle loro controllate. L’adempimento degli obblighi di pubblicità costituisce condizione di efficacia per il pagamento dei compensi (commi 675-676). La legge di stabilità 2016 interviene sulla disciplina dei compensi degli amministratori, dei dirigenti e dei dipendenti delle società controllate dal Ministero dell'economia (articolo 23-bis del decreto legge n. 201/2011), estendendola a tutte le società direttamente o indirettamente controllate da pubbliche amministrazioni. Entro il 30 aprile il Ministero dell'economia e delle finanze è tenuto ad adottare un decreto che definisce indicatori qualitativi e quantitativi al fine di individuare fino a cinque fasce per la classificazione delle società controllate da pubbliche amministrazioni. Per ciascuna fascia è indicato il limite massimo al quale i consigli di amministrazione devono fare riferimento per la determinazione del trattamento economico annuo onnicomprensivo da corrispondere, che non potrà in ogni caso superare 240.000 euro. Sono esclusi dall'ambito di applicazione del decreto le società emittenti strumenti finanziari quotati nei mercati regolamentati e le loro controllate (comma 672). Interventi di contenimento della spesa Ai commi 587 e 588 viene stabilita la riduzione delle dotazioni di bilancio, sia in termini di competenza che di cassa, degli stati di previsione dei singoli Ministeri a decorrere dall’anno 2016 (per 512,5 milioni di euro nel 2016, 563 milioni nel 2017 e 537,6 milioni nel 2018 e negli anni successivi) e degli stanziamenti di bilancio iscritti a favore della Presidenza del Consiglio (per 23 milioni di euro nel 2016, 21,8 milioni nel 2017 e 18 milioni nel 2018). E’ prorogata al 31 dicembre 2016 l’applicazione della norma, introdotta dal decreto legge n. 101/2013 convertito con modificazioni dalla legge n. 125/2013, che vieta alle pubbliche amministrazioni inserite nel conto economico consolidato della PA come individuate dall’Istat, alle Autorità indipendenti e alla Consob di acquistare autovetture e di stipulare contratti di locazione finanziaria aventi ad oggetto autovetture (comma 636). Con specifico riferimento alle autorità indipendenti, è previsto che l’Autorità di regolazione dei trasporti, l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, l’Isvap e il Garante per la protezione dei dati personali sono assoggettati al regime di tesoreria unica di cui alla legge n. 720/1984 e inseriti nella Tabella A allegata alla legge stessa (comma 742). I cassieri di tali Autorità provvedono entro il 1° marzo 2016 a versare le disponibilità liquide sulle rispettive contabilità speciali, sottoconto fruttifero, che saranno aperte presso la tesoreria statale; essi sono tenuti ad adeguare l’operatività dei servizi di cassa alla disciplina della tesoreria unica (commi 743 e 744). Entro il 30 giugno 2016 le Autorità sopra indicate devono smobilizzare gli eventuali investimenti finanziari e versare le relative risorse sulle contabilità speciali aperte presso la tesoreria statale. Restano esclusi dall’obbligo di smobilizzo i titoli di Stato e le altre tipologie di investimento individuate dal decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 27 aprile 2012 ed è prevista la possibilità di non smobilizzare gli investimenti in strumenti finanziari (come definiti dal TUF) solo nel caso in cui il loro valore di mercato in uno dei giorni compresi tra il 16 e il 31 maggio 2016 sia inferiore al prezzo di acquisto (comma 745). Infine, si prevede che sono considerate assoggettabili al regime di tesoreria unica, con la procedura di cui all'articolo 2, comma 4 della legge n. 720/1984 (ossia con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro del tesoro, che modifica o integra le tabelle allegate alla legge), le Autorità indipendenti che riscuotono diritti o contributi obbligatori aventi valore di tributi statali, pur in assenza di trasferimenti provenienti dal bilancio dello Stato (comma 746). (Assonime, nota del 21 gennaio 2016)   ******   5) Nuova CIGS e licenziamento collettivo: parere della Fondazione studi CDL Il Decreto n. 158/2015 sul riordino degli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro ha modificato in buona parte l'iter applicativo della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria, intervenendo sui destinatari del trattamento, le causali d’intervento e la procedura amministrativa e prevedendo, in particolare all’art. 21, che le imprese provvedano alla predisposizione di uno specifico programma di riorganizzazione aziendale o di risanamento della crisi. Tra le novità, l’estensione dell'applicazione della cassa integrazione (ordinaria e straordinaria) agli apprendisti assunti con contratto di apprendistato professionalizzante, ma con tutele limitate e diversificate, a seconda che l’impresa, presso la quale l’apprendista sia dipendente, applichi la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria o Ordinaria. La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro è intervenuta con il parere n. 1/2016 per analizzare tutte le modifiche in oggetto. Il D.lgs. 148/2015 introduce poi diverse nuove disposizioni in materia procedurale, semplificando anche gli adempimenti a carico dei datori di lavoro. Le imprese devono comunicare le cause di sospensione o di riduzione dell’attività, l’entità e la durata prevedibile della Cigs, il numero dei lavoratori coinvolti, mentre l’indicazione dei criteri di individuazione dei lavoratori da sospendere e le modalità della rotazione sono oggetto del successivo esame congiunto con i sindacati. In merito alla presentazione delle domande l’art. 25 del nuovo decreto prevede che l’istanza di concessione debba essere avanzata al Ministero del Lavoro e alla direzione territoriale competente per territorio entro sette giorni dalla data di conclusione della procedura di consultazione sindacale o dalla data di stipula dell’accordo collettivo aziendale relativo al ricorso all’intervento. Il nuovo decreto modifica in buona parte l’iter della Cigs (destinatari, causali d’intervento e procedura amministrativa) prevedendo, in particolare all’art. 21, che le imprese debbano provvedere alla predisposizione di uno specifico programma di riorganizzazione aziendale o di risanamento della crisi (circostanza questa già prevista dall’art. 1 della L. 223/1991, ora abrogato). Il d.lgs. 148/2015 non incide invece sulla disciplina della procedura di mobilità, che opera sia dopo il fallimento della Cigs che ai sensi dell’art 24 L. 223/1991, e cioè nei casi in cui l’impresa che occupi più di 15 dipendenti, in conseguenza di una riduzione o trasformazione di attività o di lavoro o di cessazione dell’attività, intenda effettuare almeno cinque licenziamenti, nell’arco di 120 giorni, in ciascuna unità produttiva, o in più unità produttive della stessa provincia. In merito al collocamento in mobilità operato successivamente all’attivazione della Cigs, l’art. 4 della L. 223/1991 prevede che l’impresa ammessa al trattamento straordinario di integrazione salariale – qualora nel corso di attuazione del programma di riorganizzazione aziendale o di risanamento della crisi, ritenga di non essere in grado di garantire il reimpiego a tutti i lavoratori sospesi e di non poter ricorrere a misure alternative – ha facoltà di avviare le procedure di mobilità. Attualmente, il richiamo che l’art. 4 fa all’art. 1 della L. 223/1991 (ora abrogato) si deve intendere riferito all’art. 21 del decreto n. 148 che disciplina le causali di intervento ed il programma di attuazione della Cigs. È da ritenere quindi che l’abrogazione dell’art 1 della L. 223/1991 non comporti alcuna conseguenza in merito al collocamento in mobilità attivato a seguito del fallimento del programma predisposto contestualmente alla Cigs, che continua ad essere regolato dall’art. 4 della L. 223/1991. Tale facoltà del datore di lavoro può essere esercitata indipendentemente dal numero dei lavoratori da collocare in mobilità, in quanto in questo caso la situazione legittimante il recesso prescinde dal numero dei dipendenti interessati dal licenziamento e risulta dalla combinazione tra l’attivazione della Cigs e la “sopravvenuta impossibilità di garantire il reimpiego a tutti i lavoratori sospesi” (art. 4, c. 1). Sicché ai fini dell’applicazione dell’art. 4, è sufficiente l’eliminazione di un certo numero di posizioni lavorative, anche inferiore a cinque, in conseguenza della scelta economico-organizzativa di attivazione della Cigs. Allo stesso modo, la formulazione dell’art. 4 della L. 223/1991 comporta che il fallimento del programma di Cigs dia luogo comunque ad una procedura di mobilità anche se l’azienda interessata ha superato la soglia dei 15 dipendenti per l’accesso alla Cigs mediante i lavoratori apprendisti. Infatti, come in passato, in tale ipotesi il datore di lavoro è tenuto ad applicare la procedura di mobilità a prescindere dalla sussistenza dei requisiti previsti dall’art. 24 L. n. 223/1991 (“non vi è dubbio che la procedura di mobilità, regolata dagli artt. 4 e 5 della legge per l’ipotesi in cui l’impresa ammessa alla Cigs non possa utilmente ricollocare in tutto o in parte i cassintegrati al termine del trattamento, è istituto diverso dal c.d. licenziamento collettivo, previsto e disciplinato dal successivo art. 24 per il caso in cui l’impresa, non ammessa o non avente diritto alla Cigs, proceda al licenziamento di almeno cinque dipendenti nell’arco di 120 giorno, ancorché le procedure di consultazione sindacali siano coincidenti”: Cass. 17 ottobre 2002, n. 14736). (Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, parere n. 1 del 21 gennaio 2016)   ******   6) Per gli studi professionali: “Rete del Valore”, avviso pubblico del CNDCEC Gli operatori economici interessati possono inviare le domande di partecipazione entro il 17 febbraio 2016. “Rete del Valore-Studi Professionali”: è il nome del progetto promosso dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili con l’obiettivo di mettere in collegamento gli studi professionali dei propri iscritti. Il progetto prevede la realizzazione di una rete (i.e. modello hub & spoke) al fine di promuoverne la crescita dimensionale, rafforzando le attività tradizionali ed ampliando i servizi offerti alla propria clientela (pubblica e privata). La presenza dei dottori commercialisti in Italia è capillare: i 120.000 iscritti all’Ordine sono presenti in ogni Comune con strutture “fisiche” – studi professionali - e svolgono attività e prestano consulenza e servizi all’intera collettività, dal pensionato all’Ente pubblico, dal piccolo imprenditore alla grande realtà imprenditoriale. Lo scopo del progetto è quello di consentire quindi allo Studio del dottore commercialista di diventare un “punto” strutturato di erogazione di servizi in grado di soddisfare sia i bisogni dei clienti, sia le aspettative di business dei fornitori dei servizi stessi. In questa prospettiva, il Consiglio nazionale ha pubblicato un avviso con il quale si invitano gli operatori economici interessati ad esprimere il loro interesse alla partecipazione alla procedura di dialogo competitivo che sarà successivamente bandita. Entro le 11,00 del 17 febbraio 2016 i soggetti interessati dovranno far pervenire presso l'ufficio di Segreteria del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, a propria esclusiva cura e rischio, il plico contenente la domanda di partecipazione, completa della documentazione richiesta, a pena di esclusione. I servizi essenziali oggetto della procedura rientrano tra quelli appartenenti alle seguenti macro-categorie: Settore Informatica (software gestionali e infrastrutture) Finanza aziendale Internazionalizzazione Amministrazione e controllo delle imprese Revisione Crisi d’impresa Editoria specializzata Formazione Servizi connessi alle esecuzioni immobiliari Risk management Utilities, Efficienza energetica Facility Management anche nel settore immobiliare Risparmio gestito e wealth management Non si esclude la partecipazione di operatori di altri settori interessati allo sviluppo della rete. Sono ammessi a partecipare i soggetti di cui all' art. 34 del D.Lgs n.163/2006, costituiti da imprese singole o imprese riunite o consorziate, ovvero da imprese che intendano riunirsi o consorziarsi ai sensi dell'art. 37 del D.Lgs n. 163/2006. (CNDCEC, comunicato del 21 gennaio 2016)   ******   7) Medici: comunicazione al sistema tessera sanitaria prorogata al 9 febbraio 2016 e saznioni mitigate per il 1° anno Per il primo anno l’Agenzia delle entrate potrebbe non irrogare sanzioni. Per i medici e gli odontoiatri si avvicina la scadenza del 31 gennaio 2016 - PROROGATA AL 9 FEBBRAIO - , termine entro il quale dovranno trasmettere al sistema tessera sanitaria l’elenco delle prestazioni sanitarie erogate nel 2015, al fine di consentirne l’inserimento del modello 730/2016 precompilato. Per quanto concerne le modalità di invio della comunicazione, sono ormai note le difficoltà tecnico-organizzative evidenziate da più parti. Tali difficoltà, infatti, hanno portato prima la Federazione degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri e poi anche il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili a chiedere al Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e alla Direttrice dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, di concedere una proroga della scadenza. Dati da inviare Sulla base del punto 2.3.1 dell’allegato al D.M. 31 luglio 2015, per ogni fattura ovvero ricevuta emessa da ogni medico iscritto all’ordine, a seguito della presentazione della tessera sanitaria, devono essere inviate le informazioni riguardanti le seguenti tipologie di prestazioni sanitarie: - spese per prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale esclusi gli interventi di chirurgia estetica; - visite mediche generiche e specialistiche o prestazioni diagnostiche e strumentali; - prestazioni chirurgiche ad esclusione della chirurgia estetica; - interventi di chirurgia estetica ambulatoriali o ospedalieri; certificazioni mediche; - altre spese sostenute dagli assistiti, non comprese nell’elenco precedente. Al fine di individuare l’importo delle spese sanitarie sostenute che effettivamente potrà beneficiare della detrazione d’imposta da inserire nel modello 730/2016 precompilato, occorre conoscere anche l’ammontare dei rimborsi effettuati direttamente dai medici e dalle strutture sanitarie e quanto è stato rimborsato dai vari fondi assistenziali a cui il contribuente risulta iscritto. Per quanto riguarda il termine per l’invio, come è noto, l’Agenzia delle entrate ha confermato le seguenti scadenze: - entro il 31 gennaio 2016 - PROROGATA AL 9 FEBBRAIO - , le strutture sanitarie e i medici dovranno trasmettere i dati relativi alle spese sanitarie e ai rimborsi effettuati nel 2015 per prestazioni non erogate o erogate parzialmente; - entro il 29 febbraio 2016, gli enti e le casse aventi finalità esclusivamente assistenziale e i fondi integrativi del SSN dovranno inviare i dati relativi alle spese sanitarie rimborsate nell’anno 2015 per effetto dei contributi versati dai contribuenti iscritti a tali enti e casse. In caso di omessa, tardiva o errata trasmissione dei dati in oggetto si applica la sanzione di 100 euro per ogni comunicazione con un massimo di 50.000 euro. Se la comunicazione è correttamente trasmessa entro 60 giorni dalla scadenza, la sanzione è ridotta a un terzo, con un massimo di 20.000 euro. Nei casi di errata comunicazione dei dati, inoltre, la sanzione non si applica se la trasmissione dei dati corretti è effettuata entro i cinque giorni successivi alla scadenza, ovvero, in caso di segnalazione da parte dell’Agenzia delle Entrate, entro i cinque giorni successivi alla segnalazione stessa. Sanzioni soft Meno male che la Legge di Stabilità 2016 ha stabilito che, per le trasmissioni effettuate nel primo anno previsto per l’invio dei dati all’Agenzia delle entrate non si applicano le sanzioni nei casi di lieve tardività o di errata trasmissione dei dati stessi, se l’errore non determina un’indebita fruizione di detrazioni o deduzioni nella dichiarazione precompilata.   ******   8) L’avvocato con collaboratori ha diritto al rimborso dell’IRAP pagata Al via il rimborso IRAP per l’avvocato con collaborazioni “sporadiche”. Ai fini IRAP, l’autonoma organizzazione non è provata solo dai costi per collaborazioni "sporadiche" di terzi e per l’ammortamento di beni strumentali. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 573 del 15 gennaio 2016. La sporadicità ed esiguità delle spese sostenute per lavoro dipendente e per collaborazioni di terzi e l’esiguità degli ammortamenti dei beni strumentali, oltre alle esiguità di tutte le altre spese sostenute, fanno ritenere che l’avvocato, negli anni in contestazioni, abbia esercitato la propria attività professionale senza “organizzazione di capitali o lavoro altrui”. Inoltre, la Cassazione afferma che anche una spesa consistente riferita all’acquisto di beni o servizi indispensabili per l’esercizio della professione può rilevarsi inidonea a significare l’esistenza del presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione, tutte le volte in cui il capitale a tal fine investito non valga a rappresentare fattore aggiuntivo o moltiplicativo del valore rappresentato dalla mera attività intellettuale del professionista ma risulti ad essa asservito ai fini dell’acquisto di attrezzatura connaturata e indispensabile all’esercizio dell'attività medesima e come tale inidoneo ad assumere rilievo, quale fattore produttivo di reddito, distinguibile da quello rappresentato dalla stessa attività intellettuale e/o dalla professionalità del lavoratore autonomo.   ******   9) Verifica fiscale - permanenza degli ispettori presso la sede del contribuente oltre il termine previsto dallo Statuto del contribuente: l’avviso di accertamento è comunque valido Verifica fiscale - permanenza degli ispettori presso la sede del contribuente oltre il termine di cui all’art. 12, co. 5, della Legge n. 212/2000: l’avviso di accertamento è valido. In tema di verifiche tributarie, la violazione del termine di permanenza degli operatori dell’Amministrazione finanziaria presso la sede del contribuente, previsto dall'art. 12 comma 5 della legge 27 luglio 2000, n. 212 non determina la sopravvenuta carenza del potere di accertamento ispettivo, né l'invalidità degli atti compiuti o l'inutilizzabilità delle prove raccolte, atteso che nessuna di tali sanzioni è stata prevista dal legislatore. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 966 del 20 gennaio 2016, che ha così accolto il ricorso presentato dall’Agenzia delle entrate, dopo che si vista respingere le proprie richieste sia in primo grado (CTP) sia in secondo grado (CTR). Dal canto suo il contribuente si avvaleva della sentenza della CTR Piemonte 26/15/09 del 7.5.2009 che, rigettando l'appello dell'ufficio, aveva confermato la sentenza di primo grado con cui era stato annullato l'avviso di accertamento notificato allas.r.l. in quanto la verifica, che vi aveva dato adito, si era protratta dal 19.10.2004 al 30.11.2004 violando il termine stabilito dall'art. 12, comma 5, l. 212/00. Ma, a malincuore del contribuente, non cosi per la Cassazione. Valido l’accertamento integrativo se c’è conoscenza di nuovi elementi E non è detto che debbano essere necessariamente reddituali, poiché l’emersione di ulteriori cespiti imponibili legittima senz’altro l’adozione di un autonomo avviso. La Corte di Cassazione con la sentenza n. 576 del 15 gennaio 2016 ritiene che la sopravvenienza di nuovi elementi, da parte dell’Agenzia delle entrate, legittima l’accertamento integrativo, qualora l’ufficio, successivamente all’accertamento originario, venga a conoscenza di elementi fattuali, probatoriamente rilevanti, sconosciuti al momento dell’emissione dell’avviso di accertamento originario.   ******   10) Quando è tassabile la rinuncia al credito del socio Rinuncia al credito: imponibile la quota che eccede il costo fiscale. Il socio deve comunicare alla partecipata il valore riconosciuto, altrimenti questo si considera pari a zero e la società deve assoggettare a tassazione l'intera sopravvenienza attiva. Tra le novità introdotte dal cd. decreto internazionalizzazione (Dlgs 147/2015), a regime dal periodo d'imposta 2016, l'introduzione del nuovo comma 4-bis dell’articolo 88 del Tuir, in materia di sopravvenienze attive, riforma il regime fiscale Ires delle rinunce ai crediti da parte dei soci. La rinuncia al credito del socio, invero, per la parte che eccede il valore fiscalmente riconosciuto costituisce sopravvenienza attiva e, dunque, è tassata in capo alla società. La lettera a) del comma 1 dell'articolo 13 del Dlgs 147/2015 ha introdotto il comma 4-bis dell’articolo 88 del Tuir, inserendo tra le sopravvenienze attive, quale componente reddituale imponibile che concorre alla formazione del reddito d'impresa, la rinuncia al credito da parte dei soci per la parte che eccede il relativo valore fiscale. Mentre, pertanto, fino al 2015 le rinunce del socio al credito non avevano alcuna rilevanza fiscale in capo alla società, queste sono ora imponibili e, dunque, tassabili per la parte eccedente il valore fiscalmente riconosciuto. A tal fine, lo stesso legislatore prevede che il socio, con dichiarazione sostitutiva di atto notorio o atto estero di natura equivalente, comunichi alla partecipata tale valore. In assenza di tale comunicazione, viene attribuito al credito un valore fiscale pari a zero, con la conseguenza che la società (o debitore) assoggetta a tassazione tutta la sopravvenienza attiva. Pertanto, secondo quanto precisato dalla relazione illustrativa, il nuovo regime qualifica fiscalmente “apporto” (non tassabile) la sola parte di rinuncia che corrisponde al valore fiscalmente riconosciuto del credito, tanto nelle operazioni di rinuncia diretta a crediti originariamente sorti in capo al socio, quanto per quelle precedute dall'acquisto del credito (o della partecipazione) da parte del socio (o del creditore). Nei limiti del valore fiscale del credito, dunque, per simmetria il socio incrementa il costo fiscale della partecipazione in misura pari al costo fiscale del credito rinunciato (articolo 94, comma 6, Tuir), mentre la società rileva fiscalmente un apporto non tassabile; l'eccedenza, invece, costituisce per il debitore partecipato una sopravvenienza imponibile. “Viene così equiparata - si legge sempre nella relazione illustrativa del “decreto internazionalizzazione” - l'operazione di apporto da parte del socio e successivo saldo e stralcio del debitore partecipato con il creditore con l'operazione di previa acquisizione del credito (a “sconto”) da parte del socio e successiva rinuncia”. Nelle ipotesi, invece, di conversione del credito in partecipazioni, il valore fiscale delle stesse equivarrà a quello del credito convertito, al netto delle perdite rilevate al momento della conversione, a prescindere dalla modalità seguita per il loro compimento (ad esempio, sottoscrizione di aumento di capitale con compensazione) e dai regimi contabili adottati dai soggetti coinvolti. Per espressa previsione normativa, nei casi contemplati dal comma 4-bis, trovano applicazione le previsioni di riduzione o eliminazione della tassazione della sopravvenienza attiva del debitore in presenza delle procedure concorsuali o situazioni similari previste dal nuovo comma 4-ter per le riduzioni dei debiti delle imprese in difficoltà. Con la riforma, dunque, il regime fiscale Ires delle rinunce ai crediti da parte dei soci è stato ricondotto a sostanziale unità, a prescindere dalla modalità con cui l'operazione viene formalmente svolta, nonché dai principi contabili utilizzati dai soggetti coinvolti. Pertanto, rispetto al trattamento contabile adottato, potrà generarsi un fenomeno di tassazione da gestire con una variazione in aumento in sede di dichiarazione dei redditi. (Agenzia delle entrate, notiziario del 21 gennaio 2016) [blox_button text="Clicca qui per acquistare il facsimile di rinuncia predisposto dal Commercialista Telematico" link="https://www.commercialistatelematico.com/ecommerce/rinuncia-al-finanziamento-soci.html" target="_self" button_type="btn-default" icon="" size="btn-md" /] Vincenzo D’Andò