Diario quotidiano del 21 gennaio 2016: distruzione beni aziendali: niente più comunicazione al Fisco fino a € 15.000,00

Pubblicato il 21 gennaio 2016



bonus prima casa perso per il mancato cambio di residenza dell’immobile inagibile; sicurezza sul lavoro: bando INAIL per finanziare i progetti di formazione, avviso in G.U.; valide le verifiche fiscali della Direzione Regionale delle Entrate anche per il passato; dichiarazione precompilata: termini e modalità trasmissione dati alla Agenzia delle entrate; contraddittorio fisco/contribuente per gli accertamenti a tavolino: La CTR di Firenze rinvia la questione alla Corte Costituzionale; distruzione beni aziendali: niente comunicazione al Fisco fino a € 15.000,00; privacy: Orlandi in audizione sui dati dell’Anagrafe tributaria; Agenzia delle entrate: proroga dell’invio dei dati al vaglio delle strutture tecniche; certificato di legislazione applicabile (A1): on line il nuovo modulo di richiesta; nuova disciplina della concessione delle integrazioni salariali: competenza concessoria delle strutture territoriali dell’INPS; modello F24: istituito codice tributo per l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta per la riqualificazione delle imprese alberghiere; EXPO Milano 2015: trattamento fiscale delle operazioni relative alla fase di smantellamento dei padiglioni espositivi
Indice: 1) Bonus prima casa perso per il mancato cambio di residenza dell’immobile inagibile 2) Sicurezza sul lavoro: bando INAIL per finanziare i progetti di formazione, avviso in G.U. 3) Valide le verifiche fiscali della Direzione Regionale delle Entrate anche per il passato 4) Dichiarazione precompilata: termini e modalità trasmissione dati alla Agenzia delle entrate 5) Niente contraddittorio fisco/contribuente per gli accertamenti a tavolino: la CTR di Firenze rinvia la questione alla Corte Costituzionale 6) Distruzione beni aziendali: niente comunicazione al Fisco fino a € 15.000,00 7) Privacy: Orlandi in audizione sui dati dell’Anagrafe tributaria 8) Agenzia delle entrate: proroga dell’invio dei dati al vaglio delle strutture tecniche 9) Certificato di legislazione applicabile (A1): on line il nuovo modulo di richiesta 10) Nuova disciplina della concessione delle integrazioni salariali: competenza concessoria delle strutture territoriali dell’INPS 11) Modello F24: istituito codice tributo per l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta per la riqualificazione delle imprese alberghiere 12) EXPO Milano 2015: trattamento fiscale delle operazioni relative alla fase di smantellamento dei padiglioni espositivi  
  1) Bonus prima casa perso per il mancato cambio di residenza dell’immobile inagibile Anche se la casa é inagibile, il contribuente deve comunque trasferire la residenza, altrimenti perde il bonus prima casa. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 864 del 19 gennaio 2016. Perde, dunque, le agevolazioni sulla prima casa il contribuente che non trasferisce la residenza entro 18 mesi perché l’immobile è inagibile. La necessità di una ristrutturazione non esonera il neoproprietario dai suoi adempimenti legali. In tal modo, la Corte Suprema ha accolto il ricorso presentato dall’Agenzia delle entrate poiché il contribuente non aveva trasferito la residenza nella casa appena acquistata per l’impossibilità di andarci a vivere. La notizia desta scalpore, tuttavia, i supremi giudici spiegano che il trasferimento della residenza può essere fatto anche quando il contribuente, di fatto, non abita la casa. L’una cosa non esclude l’altra. Nella motivazione, la Cassazione, inoltre afferma che “la causa di forza maggiore che può giustificare l’inottemperanza del contribuente all’onere di trasferire la propria residenza nel comune ove è situato l’immobile acquistato con l’agevolazione prima casa, entro 18 mesi dall’acquisto, pur potendo riferirsi alla inutilizzabilità dell’immobile acquistato con detta agevolazione, deve tuttavia essere caratterizzata dei requisiti delle non imputabilità al contribuente, della necessità e della imprevedibilità”.   ******   2) Sicurezza sul lavoro: bando INAIL per finanziare i progetti di formazione, avviso in G.U. E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 14 del 19 gennaio 2016, il bando dell’INAIL che mette a disposizione ingenti fondi per il finanziamento di una campagna nazionale di rafforzamento della formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro nelle piccole, medie e micro imprese, in attuazione di quanto previsto dal DLgs. 81/2008 e successive modifiche e integrazioni. Viene comunicato, in attuazione dell'art. 11, comma 1, lett. b), del decreto legislativo n. 81/2008 e s.m.i., l'emanazione del bando per il finanziamento di una campagna nazionale di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro: Obiettivo Finanziare una campagna nazionale   di   rafforzamento   della formazione prevista dalla legislazione vigente in materia di salute e sicurezza sul lavoro, destinata alle piccole, medie e micro imprese, con risorse economiche trasferite dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Destinatari I soggetti destinatari della campagna di formazione sono: - datori di lavoro delle piccole, medie e microimprese; - piccoli imprenditori di cui all'art. 2083 del codice civile; - lavoratori compresi quelli stagionali, delle piccole, medie e microimprese; - rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS/RLST) delle - piccole, medie e microimprese; - soggetti individuati ex art. 21, del decreto legislativo n. 81/2008 e s.m.i. Soggetti attuatori I Soggetti attuatori sono:
  1. a) Organizzazioni sindacali dei lavoratori e organizzazioni sindacali dei datori di lavoro rappresentati nell'ambito della Commissione Consultiva Permanente per la salute e sicurezza sul lavoro di cui all'art. 6, del decreto legislativo n. 81/2008 e s.m.i., che possono avvalersi per la realizzazione anche di strutture formative di diretta o esclusiva emanazione;
  2. b) Organismi paritetici di cui all'art. 2, comma 1, lett. e) e del decreto legislativo n. 81/2008 e s.m.i.;
  3. c) Università;
  4. d) Dipartimento dei Vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile;
  5. e) Ordini e collegi professionali, limitatamente ai propri iscritti;
  6. f) Enti di patronato;
  7. g) Soggetti formatori accreditati in conformità al modello di accreditamento definito in ogni Regione e Provincia autonoma ai sensi dell'intesa sancita in data 20 marzo 2008 e pubblicata nella G.U.R.I. del 23 gennaio 2009, in ogni Regione in cui si svolgerà il progetto formativo. ciascun soggetto attuatore potrà realizzare il progetto nelle sole Regioni in cui e' accreditato, anche in caso   di aggregazione.
Le imprese, cui sono dedicati i progetti,   delegano   alla presentazione della domanda di finanziamento, esclusivamente   i suddetti soggetti attuatori, in forma singola o in aggregazione. Progetti ammessi a finanziamento Sono ammessi a finanziamento progetti realizzati in almeno quattro Regioni (una Regione per ciascuna delle seguenti quattro macroaree: nord, centro, sud, isole) che prevedano il ricorso a docenti in possesso di una comprovata esperienza, almeno triennale, di insegnamento o professionale in materia di salute e sicurezza sul lavoro. I progetti devono essere relativi ai seguenti ambiti:
  1. Formazione   finalizzata   all'adozione   di   modelli   di organizzazione e di gestione ai sensi dell'art.   30,   decreto legislativo n. 81/2008 e s.m.i. in un'ottica di sviluppo del sistema delle relazioni e del cambiamento della cultura organizzativa;
  2. Formazione per i soggetti individuati ai sensi dell'art. 21, del decreto legislativo n. 81/2008 e s.m.i. sui rischi propri delle attivitò svolte;
  3. Formazione sugli aspetti organizzativo - gestionali e tecnico-operativi nei lavori in appalto e negli ambienti confinati, con particolare riferimento alla gestione delle emergenze;
  4. Formazione per   l'adozione   di   comportamenti   sicuri, finalizzati alla   prevenzione   del   fenomeno   infortunistico   e tecnopatico;
  5. Formazione sulla valutazione   dei   rischi   nell'ambito dell'art. 28, comma 1, del decreto legislativo n. 81/2008 e s.m.i., con particolare attenzione alle specificita' di quelli collegati allo stress lavoro correlato, alle lavoratrici in stato di gravidanza, alle differenze di genere e agli altri ivi previsti;
  6. Formazione sulla gestione dei rischi in ambiente di lavoro legati alla dipendenza da alcool, sostanze psicotrope e stupefacenti.
Non sarà finanziato più di un progetto per ciascun soggetto attuatore, singolo o in aggregazione, in ogni ambito progettuale. Risorse finanziarie L'entità delle risorse previste per il bando è pari   a complessivi € 14.589.896,00, destinati con decreto interministeriale 17 dicembre 2009 del Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze e il Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il suddetto importo viene frazionato in misura paritaria per ciascun ambito progettuale, per un importo pari a € 2.431.649,33. Il finanziamento erogabile e' compreso tra un massimo di € 800.000,00 ed un minimo di € 200.000,00 (comprensivi dell'eventuale I.V.A.). Ciascun progetto di formazione sarà finanziato per un importo pari al totale dei costi ammissibili, sostenuti per la sua realizzazione e documentati. Può essere richiesta un'anticipazione del finanziamento fino al 30% dell'importo del finanziamento concesso. I finanziamenti rispettano le condizioni e le limitazioni della normativa comunitaria relativa agli aiuti "de minimis". Modalità e tempistiche di presentazione della domanda La domanda, unitamente a tutta la documentazione indicata nel bando, deve essere presentata entro le ore 13 del giorno 19 aprile 2016 mediante servizio postale, a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento, o mediante corrieri privati o agenzie di recapito debitamente autorizzati, ovvero consegnata a mano da un incaricato del soggetto attuatore all'indirizzo indicato nel bando.   ******   3) Valide le verifiche fiscali della Direzione Regionale delle Entrate anche per il passato Le verifiche fiscali svolte dalla varie DRE sono valide anche prima del 2009. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 848 del 19 gennaio 2016. Dunque, le Direzioni regionali dell’Agenzia delle Entrate potevano eseguire le verifiche fiscali anche prima del 2009, quando è stato a loro normativamente attribuito uno specifico potere di controllo sui cosiddetti “grandi contribuenti”. Negli ultimi anni si è formato nella giurisprudenza di merito un orientamento, in verità abbastanza diffuso, secondo cui le Direzioni regionali non avrebbero potuto espletare attività ispettive nei confronti dei contribuenti prima dell’intervento legislativo del 2009, sicché, qualora invece ciò fosse avvenuto e l’accertamento fosse stato emesso proprio sulla base di un PVC da queste illegittimamente redatto, l’atto impositivo consequenziale sarebbe nullo. Con la neo ordinanza i giudici di legittimità, dopo aver ripercorso l’evoluzione delle norme di riferimento, sono sostanzialmente giunti alle conclusioni formulate dalla difesa erariale, per cui una corretta esegesi della normativa succedutasi per effetto dell’istituzione delle Agenzie fiscali in esito al DLgs. 300/1999 non lascia dubbi in ordine al fatto che le Direzioni regionali, diventate organi dell’Agenzia delle entrate, avevano pieno titolo al compimento di verifiche fiscali, essendosi l’art. 27, comma 13 del D.L. 185/2008 limitato a contenere tale potere nei limiti di una competenza per valore diversa da quella generale già esistente.   ******   4) Dichiarazione precompilata: termini e modalità trasmissione dati alla Agenzia delle entrate In attesa della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, il MEF, in data 19 gennaio 2016, ha reso disponibile il testo del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze recante: “ Termini e modalità per la trasmissione alla Agenzia delle Entrate dei dati relativi alle spese universitarie, alle spese funebri, alle spese per interventi del recupero del patrimonio edilizio e alle spese per interventi volti alla riqualificazione energetica ai fini della elaborazione della dichiarazione precompilata”. Il 730 precompilato si arricchisce di tre nuovi tasselli A partire dalle dichiarazioni di quest'anno i contribuenti vi troveranno indicate anche le spese sostenute per la frequenza di corsi universitari, le spese funebri e la prima rata delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici. A tale scopo gli operatori di settore dovranno comunicare i dati all'amministrazione finanziaria entro il 28 febbraio di ogni anno, con riferimento agli oneri sostenuti dal contribuente nell'anno solare precedente (quest’anno il termine slitta al 29, poichè il 28 cade di domenica). I nuovi obblighi di comunicazione si applicano a partire dai dati relativi al 2015, in modo da essere utilizzati per la precompilazione dei modelli 730/2016, da rendere disponibili entro il 15 aprile 2016. Il termine per la comunicazione dei dati all’Agenzia delle Entrate è stabilito entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello di riferimento; la prima scadenza sarà quindi il prossimo 29 febbraio, considerando che il giorno 28 cade di domenica. In relazione alle spese universitarie, l’obbligo di comunicazione riguarda le università statali e non statali. La comunicazione, con riferimento a ciascuno studente, deve contenere i seguenti dati, riferiti all’anno precedente: - spese per la frequenza di corsi di istruzione universitaria; - spese per la frequenza di corsi universitari di specializzazione; - spese per la frequenza di corsi di perfezionamento; - spese per la frequenza di master che per durata e struttura dell’insegnamento siano assimilabili a corsi universitari o di specializzazione; - spese di iscrizione a corsi di dottorato di ricerca. Per ciascuno studente, le università statali e non statali devono comunicare l’ammontare delle spese relative all’anno d’imposta precedente con l’indicazione dei soggetti che hanno sostenuto le spese e dell’anno accademico di riferimento. Le spese universitarie sono comunicate al netto dei relativi rimborsi e contributi; devono essere indicati separatamente i rimborsi erogati nell’anno ma riferiti a spese sostenute in anni precedenti. I soggetti che emettono fatture relative a spese funebri devono invece trasmettere una comunicazione contenente: - l’ammontare delle spese funebri sostenute in dipendenza della morte di persone nell’anno precedente, con riferimento a ciascun decesso; - l’indicazione dei dati del soggetto deceduto e dei soggetti intestatari del documento fiscale. Si ricorda, infatti, che la legge di stabilità 2016 ha stabilito che la detrazione IRPEF del 19% delle spese funebri spetta indipendentemente dall’esistenza di un vincolo di coniugio/parentela/affinità con il defunto, fino a 1.550 euro per ciascun decesso, a partire dal periodo d’imposta 2015. Spese per recupero edilizio e riqualificazione energetica dalla prima rata Con riferimento ai bonifici relativi a spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici, i cui dati sono già trasmessi all’Anagrafe tributaria dalle banche e da Poste Italiane per le previste finalità di controllo, viene stabilito l’obbligo di invio in via telematica all’Agenzia delle Entrate anche ai fini della elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata. Le comunicazioni relative ai bonifici contengono: - l’ammontare delle spese sostenute nell’anno d’imposta precedente; - i dati identificativi del mittente, dei beneficiari della detrazione e dei destinatari dei pagamenti. Nel modello 730/2016 precompilato sarà quindi possibile inserire i dati relativi alle spese sostenute per interventi di recupero edilizio e di riqualificazione energetica, già a partire dalla prima rata della detrazione spettante.     ******   5) Niente contraddittorio fisco/contribuente per gli accertamenti a tavolino: La CTR di Firenze rinvia la questione alla Corte Costituzionale Niente contraddittorio fisco/contribuente per gli accertamenti a tavolino: La Commissione Tributaria Regionale di Firenze, con un’ordinanza emessa a seguito di udienza tenutasi il 21 dicembre 2015, ha rinviato la questione alla Corte Costituzionale, di fatto “bacchettando” le Sezioni Unite. È fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 12, comma 7, dello Statuto del contribuente nella parte in cui riconosce al contribuente il diritto a ricevere copia del verbale di chiusura delle operazioni di accertamento e di disporre dei 60 giorni per eventuali controdeduzioni, nelle sole ipotesi di verifiche in loco. Infatti, il contraddittorio amministrativo appare strumentale a garantire il diritto di difesa sancito dall’art. 24 Cost. e a far sì che le parti processuali si trovino su un piano di sostanziale parità. Inoltre, voler applicare l’art. 12, comma 7, alle sole verifiche in loco sarebbe discriminatorio nei confronti di quei contribuenti che hanno invece subito accertamenti a tavolino, i quali hanno comunque diritto ad evidenziare le proprie ragioni prima che la pretesa del fisco si cristallizzi in un atto impositivo. Così la CTR di Firenze con la sentenza n. 736/1/15 ha rimesso la questione alla Consulta. Una società riceveva un avviso di accertamento che veniva impugnato innanzi la CTP competente. La contribuente eccepiva preliminarmente la nullità dell’atto impositivo poiché emesso in violazione delle garanzie previste dall’art. 12, comma 7, legge n. 212/2000 (dopo il rilascio del PVC e la conseguente chiusura della verifica, il contribuente può comunicare entro 60 giorni osservazioni e richieste che sono valutate dagli uffici impositori. L'avviso di accertamento non può essere emanato prima della scadenza del predetto termine, salvo casi di particolare e motivata urgenza). La CTP accoglieva il ricorso solo parzialmente, respingendo l’eccezione di nullità. Infatti, la norma citata si applicherebbe solo alle verifiche conseguenti ad accessi, ispezioni o verifiche presso i locali in cui si svolge l’attività del contribuente e non a quelle a tavolino (come era nel caso di specie). La società presentava dunque appello in CTR, riproponendo la medesima eccezione di nullità dell’atto. La decisione della CTR La CTR di Firenze, sez. I, con l’ordinanza n. 736/1/15, depositata il 10 gennaio 2015 (Pres. e Rel. Cicala), con un interessante percorso argomentativo ha sollevato il dubbio di legittimità costituzionale dell’art. 12, comma 7, legge n. 212/2000, rimettendo gli atti alla Consulta. Quadro giurisprudenziale I giudici di appello ripercorrono anzitutto le varie pronunce giurisprudenziali che si sono susseguite negli anni sull’argomento. Le SS.UU. della Cassazione, con la sentenza n. 18184 del 2013, avevano stabilito che l’inosservanza del termine dilatorio di 60 giorni per l’emanazione dell’avviso di accertamento determina di per sé, salvo che ricorrano specifiche ragioni di urgenza, l’illegittimità dell’atto impositivo emesso ante tempus. Detto termine è infatti posto a garanzia del pieno dispiegarsi del diritto al contraddittorio, che costituisce espressione dei principi costituzionali di collaborazione e buona fede tra amministrazione e contribuente. Tuttavia, tale diritto al contraddittorio è previsto dall’art. 12, comma 7 solo per il contribuente che abbia subito un accertamento conseguente ad accessi, ispezioni e verifiche fiscali effettuate nei locali ove si esercita la sua attività imprenditoriale o professionale. Poi le medesime SS.UU. (sentenze n. 19667 e n. 19668 del 2014) sembravano aver fatto un passo in avanti, sancendo un vero e proprio “principio generale del contraddittorio”: infatti, il diritto al contraddittorio realizza l’inalienabile diritto di difesa del cittadino garantito dall’art. 24 Cost., nonché il buon andamento della PA. Tale orientamento era stato avallato anche dalla Corte Costituzionale con la pronuncia n. 132 del 2015 secondo cui nel nostro diritto vige il principio generale del contraddittorio, che trova applicazione anche se non è enunciato in specifiche disposizioni di legge. Tuttavia, con la recente sentenza n. 24823 del 2015, le Sezioni Unite della Cassazione hanno nuovamente limitato l’applicazione del contraddittorio. In particolare, si era affermato che non esiste nel nostro ordinamento un obbligo generalizzato per l’Amministrazione di attivare il contraddittorio prima dell’emissione dell’atto, salvo non sia espressamente previsto per legge. Si tratta, infatti, di un principio di derivazione comunitaria e pertanto applicabile solo ai tributi “armonizzati” (IVA). Peraltro, anche per questa ipotesi, perché operi la sanzione di nullità del provvedimento, occorre che il contribuente dimostri che in tale sede avrebbe concretamente potuto produrre elementi difensivi. Con tale pronuncia si era dunque di fatto limitata l’applicazione dell’art. 12, comma 7, alle sole verifiche in loco. Attesa Adesso, quindi, si pone la questione di legittimità costituzionale. Non ci resta che aspettare e vedere che cosa deciderà la Consulta.   ******   6) Distruzione beni aziendali: niente comunicazione al Fisco fino a € 15.000,00 Cessione gratuita di beni: La legge di Stabilità 2016 (comma 396, articolo unico, Legge n. 208/2015) ha portato a € 15.000,00 il tetto sotto il quale non è più necessario comunicare all’Agenzia delle entrate e alla Guardia di finanza la cessione di beni deperibili o di valore limitato. La comunicazione è esclusa anche in presenza di cessione gratuita di beni facilmente deperibili, qualunque sia il loro costo di acquisto. In caso di perdite per cause straordinarie il contribuente, in caso di verifica, dovrà fornire idonea documentazione rilasciata dalla Pa competente o, in mancanza, una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà. In caso di distruzione o trasformazione va inviata una comunicazione scritta con la redazione di un verbale da parte di un pubblico funzionario o da ufficiali delle Fiamme gialle o da notai che hanno presenziato alla distruzione o alla trasformazione. La comunicazione serve anche in caso di cessione gratuita dei beni ad enti pubblici, associazioni e fondazioni con finalità di assistenza. Dunque, per la cessione gratuita di beni facilmente deperibili o di valore non superiore a € 15.000,00 non è più necessario effettuare la relativa comunicazione all’Amministrazione Finanziaria e alla Guardia di Finanza. Fino al 31 dicembre 2015, infatti, andava effettuata una comunicazione scritta qualora il costo della merce ceduta fosse stato superiore a 5.164 euro: con la nuova legge di Stabilità (Legge 208/2015) viene innalzata tale soglia a 15mila euro, escludendo la comunicazione obbligatoria anche in presenza di cessione gratuita di beni facilmente deperibili, qualsiasi sia il loro costo di acquisto. Le comunicazioni obbligatorie all’Amministrazione e alla GdF sono state introdotte dal D.P.R. 441/1997, che stabiliva regole per poter vincere le presunzioni di cessione e di acquisto di beni in nero. Ecco la disposizione della Legge di stabilità 2016
  1. All'articolo 2, comma 2, lettera a), ultimo periodo, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1997, n. 441, le parole: «superiore a lire dieci milioni» sono sostituite dalle seguenti: «superiore a euro quindicimila o si tratti di beni facilmente deperibili ».
  ******   7) Privacy: Orlandi in audizione sui dati dell’Anagrafe tributaria Nel corso dell’audizione del 20 gennaio 2016 in Commissione parlamentare di vigilanza sull’Anagrafe tributaria, il direttore dell’Agenzia Rossella Orlandi fa il punto sull’utilizzo delle banche dati dell’At nel contrasto all’evasione dell’Iva e sul potenziamento degli strumenti informatici. Audizione Orlandi: l’utilizzo dei dati dell’Anagrafe tributaria: Il patrimonio informativo a disposizione dell’Agenzia ha consentito una costante crescita del contrasto all’evasione, che ora punta anche su forme di comunicazione preventiva. L’evoluzione delle banche dati dell’Anagrafe tributaria e le nuove iniziative in tema di analisi del rischio delle partite Iva. Orlandi, in particolare, ha sottolineato, in primo luogo, come l’attuale patrimonio informativo dell’Agenzia delle Entrate abbia consentito una costante crescita dei processi di lavoro finalizzati alla prevenzione e al contrasto dei fenomeni evasivi. I dati acquisiti dall’Anagrafe tributaria sono, infatti, condivisi con numerose pubbliche amministrazioni ed enti esterni, fra cui Agenzie fiscali, Guardia di finanza, Comuni, Regioni, Inps, Inail, i quali possono consultare le informazioni necessarie alle attività di controllo, sulla base di specifiche convenzioni in linea con le direttive del Garante della protezione dei dati personali. Stato dell’arte e evoluzione dell’Anagrafe tributaria l numero e la tipologia di informazioni acquisite e catalogate nella banca dati dell’Anagrafe tributaria hanno consentito pienamente all’Agenzia di portare avanti la sua mission istituzionale. Tuttavia, sottolinea il direttore, il vasto patrimonio informativo dell’At, seppur ampio e strutturato, deve essere ulteriormente valorizzato per consentire un continuo miglioramento del livello di adempimento degli obblighi fiscali, basato sul dialogo innovativo tra cittadini e amministrazione fiscale, coerentemente con le linee di indirizzo elaborate dall’Ocse e le iniziative intraprese dalle amministrazioni dei Paesi più avanzati. Il rinnovamento del patrimonio informativo in possesso dell’Agenzia è, infatti, indispensabile in vari ambiti: per lo sviluppo di servizi che possano ridurre significativamente l’onerosità degli adempimenti fiscali, per l’introduzione di nuove forme di confronto con i contribuenti, come le azioni di comunicazione preventiva finalizzate a stimolare comportamenti virtuosi, per l’identificazione dei comportamenti fraudolenti o a elevato rischio di evasione, per l’automatizzazione dei processi di verifica e accertamento che puntino all’ottimizzazione dell’attività dell’Agenzia alla massima riduzione dell’invasività dei controlli. Questi obiettivi, evidenzia il direttore, saranno raggiunti insieme a Sogei attraverso un articolato processo di consolidamento dei data base e la successiva adozione di strumenti informatici di nuova generazione, oltre a un’attenta attività di monitoraggio. Meno adempimenti più supporti Le nuove strategie puntano senz’altro a una maggiore tempestività di acquisizione dati e a una riduzione degli adempimenti comunicativi dei contribuenti e delle parti tenute a trasmettere le informazioni, ma soprattutto a garantire una semplificazione prima che i dati stessi vengano acquisiti. Si tratta, cioè, di mettere a punto soluzioni applicative semplici e di supporto e guida al contribuente per evitare che compia errori o dimenticanze. In tal senso, il direttore dell’Agenzia ricorda che il Dlgs 127/2015 prevede un regime opzionale per i soggetti Iva, cioè la facoltà di scegliere tra il mantenimento di alcuni attuali adempimenti comunicativi (spesometro, black list, modelli Intra) e la trasmissione telematica dei dati delle fatture e dei dati dei corrispettivi riguardanti le operazioni rilevanti ai fini Iva. Il decreto, inoltre, introduce disposizioni finalizzate a incentivare l’adozione della fattura elettronica, metodo che rafforzerebbe l’azione preventiva di contrasto all’evasione. Rossella Orlandi, nel sottolineare che l’Agenzia ha già avviato i lavori per i provvedimenti che consentiranno l’attuazione tecnica delle disposizioni entro i termini previsti (1° luglio 2016 e 1° gennaio 2017), precisa che superare il regime opzionale, introducendo l’unica e unitaria comunicazione prevista dal Dlgs 127, potrebbe essere una soluzione vantaggiosa per tutti, contribuenti e amministrazione. Analisi di rischio delle partite Iva L’Agenzia delle Entrate ha messo a punto specifiche strategie sull’analisi di rischio delle partite Iva, per prevenire e contrastare fenomeni evasivi. La Orlandi precisa che tale attività è realizzata anche grazie ad applicativi informatici creati ad hoc ed è diversificata sulla base delle caratteristiche dei contribuenti e dei diversi momenti in cui essi interagiscono con l'Amministrazione finanziaria. In questo contesto, un’attenzione particolare è dedicata al mondo delle partite Iva, che vengono monitorate lungo tutto il periodo di relativa durata. L’Agenzia raccoglie e analizza le informazioni dichiarate dal contribuente al momento della richiesta di apertura delle partita Iva; tali dati sono incrociati con le ulteriori informazioni in possesso dell’At sulla persona fisica collegata (titolare di ditta individuale, rappresentante legale o socio), così da esaminare il comportamento anche nel periodo precedente l’inizio della nuova attività. Sulla base di alcuni criteri pre-impostati l’applicativo informatico attribuisce al contribuente un punteggio di rischio che permette di generare elenchi di partite Iva ordinate per “rischiosità” decrescente, in base ai quali l’Agenzia pianifica accessi brevi, finalizzati a riscontrare l’esistenza della società o della ditta e l’effettivo esercizio dell’attività. È previsto anche un monitoraggio dell’attività della partita Iva nella fase successiva alla sua apertura, per un periodo massimo di tre anni. Una specifica analisi del rischio è dedicata alle partite Iva autorizzate all’esercizio di operazioni intracomunitarie e iscritte nel Vies (Vat information exchange system), il sistema che raccoglie le informazioni connesse agli scambi intracomunitari (elenchi riepilogativi) e che consente a ogni Stato membro di verificare la validità della partita Iva dei soggetti. In tale contesto, l’Agenzia delle Entrate provvede a controlli sia di natura sostanziale sia di natura formale, volti a escludere dalla banca dati le partite Iva che non hanno presentato almeno un elenco riepilogativo nell'arco di quattro trimestri consecutivi, comportamento che evidenzia la volontà del soggetto passivo di non volere più effettuare scambi intracomunitari. Inoltre, l’Agenzia è costantemente attenta a individuare nuovi criteri di rischio, alla luce dei mutamenti registrati dal sistema economico. In tale contesto, sono utilizzate tutte le banche dati disponibili, che a loro volta vengono periodicamente arricchite nei loro contenuti, così da supportare un’assidua attività di sviluppo e di implementazione di nuove ed efficaci metodologie di indagine. Nuovi approcci per promuovere la compliance L’Agenzia, nell’attività di prevenzione e contrasto all’evasione, punta sempre di più su un dialogo innovativo tra cittadini e fisco che consenta, da un lato, la tempestiva correzione di errori, dall’altro l’individuazione di reali comportamenti illeciti. Al riguardo, la Orlandi ricorda la recente iniziativa con cui l’Agenzia ha allertato 65mila contribuenti, tramite Pec o posta ordinaria, su possibili irregolarità commesse nelle dichiarazioni Iva 2014. In pratica, tale azione ha già consentito a 48mila contribuenti di sanare la propria situazione e ha portato, inoltre, nelle casse dell’erario circa 59 milioni di euro. Il prossimo passo, ha concluso il direttore, sarà quello di adottare nuove tecnologie informatiche che possano aumentare ulteriormente le strategie di analisi del rischio e la realizzazione di nuove forme di comunicazione anche in termini preventivi rispetto alle scadenze fiscali. ******   8) Agenzia delle entrate: proroga dell’invio dei dati al vaglio delle strutture tecniche Precisazione dell’Agenzia delle entrate in riferimento alla nota emanata dal servizio relazioni esterne e media dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali. In riferimento alla nota emanata dal servizio relazioni esterne e media dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali si precisa che la Dott.ssa Orlandi non ha in alcun modo attribuito, nell’audizione odierna o in altre circostanze, responsabilità al Garante per ritardi nell’erogazione dei rimborsi fiscali ai contribuenti per l’anno di imposta 2015. Durante l’odierna audizione in Commissione di vigilanza sull’Anagrafe tributaria, il Direttore dell’Agenzia, nel rappresentare le difficoltà insite in una proroga all’invio dei dati delle spese sanitarie, ha evidenziato come, ai fini della tutela della privacy in una materia così delicata, è stato previsto nell’ambito del tavolo di lavoro condiviso con il Garante, un sistema di opposizione da parte dei cittadini all’utilizzo dei dati, che dura 30 giorni. Pertanto a una proroga all’invio dei dati dovrebbe conseguire un rinvio del termine per l’esercizio dell’opposizione. Ciò sposterebbe in avanti il giorno a partire dal quale i dati possono essere elaborati e utilizzati ai fini della precompilata. Questo tipo di soluzione, come precisato nel corso della stessa audizione, è al vaglio delle strutture tecniche, al fine di contemperare le esigenze operative dei soggetti coinvolti nell’invio con il diritto dei cittadini al legittimo rispetto della tempistica nella predisposizione della dichiarazione precompilata. (Agenzia delle entrate, comunicato stampa n. 11 del 20 gennaio 2016)     ******   9) Certificato di legislazione applicabile (A1): on line il nuovo modulo di richiesta Pubblicato il nuovo modulo per chiedere il certificato di legislazione applicabile (A1). Tale certificato, come disposto dalla normativa comunitaria sulla sicurezza sociale, deve essere richiesto dal lavoratore che vada a lavorare temporaneamente in un paese dell’Unione europea diverso da quello di provenienza(distacco), oppure che svolga la sua attività lavorativa in più stati membri (lavoro contemporaneo). Il messaggio numero 218 del 20 gennaio 2016 dell’INPS illustra le modalità per compilare il modulo e inviare la richiesta di rilascio del certificato. I nuovi moduli per il rilascio del certificato di legislazione applicabile A1 (allegato n. 1), distinti per categoria di lavoratore, sono disponibili nell’area modulistica del sito intranet, per gli operatori interni, e nell’area modulistica/ Unione Europea del sito internet dell’Istituto (www.Inps.it), per gli utenti esterni. Si specifica che, trattandosi di modelli a compilazione dinamica, gli utenti, una volta aperto il file, nella prima pagina dovranno specificare la fattispecie per la quale si richiede il rilascio del certificato di legislazione applicabile. Si riporta di seguito l’elenco delle casistiche riportate nella pagina iniziale:
  1. Dipendente pubblico distaccato (Art.11 par.3/b)
  2. Personale di volo e di cabina (Art.11 par.5)
  3. Lavoratore subordinato distaccato (Art.12 par.1)
  4. Lavoratore autonomo distaccato (Art.12 par.2)
  5. Lavoratore subordinato che esercita un'attività in più Stati (Art.13 par.1)
  6. Lavoratore autonomo che esercita un'attività in più Stati (Art.13 par.2)
  7. Lavoratore autonomo e subordinato che esercita un'attività in più Stati (Art.13 par.3)
  8. Dipendente pubblico che svolge attività di lavoro subordinato e/o autonomo in più Stati (Art.13 par.4).
Una volta indicata la condizione soggettiva del lavoratore per il quale si chiede la certificazione di distacco, sarà possibile procedere nella compilazione delle pagine successive del modulo. A tal riguardo, si precisa che le domande di distacco relative ai lavoratori subordinati (opzione 3.) potranno essere presentate solo dai datori di lavoro o dai soggetti delegati da questi ultimi alla gestione delle posizioni contributive (rappresentanti legali o consulenti del lavoro). In questi casi, il modello, una volta compilato, dovrà essere inoltrato all’Inps tramite utilizzo della funzione cassetto bidirezionale disponibile, con accesso tramite PIN, tra i Servizi OnLine per la tipologia di utente “Aziende, consulenti e professionisti” presenti sul portale Inps www.inps.it, avvalendosi della funzionalità “contatti”, oggetto “certificazioni di distacco”. In tutti gli altri casi (opzioni 1., 2., 4., 5., 6., 7., 8.), gli utenti potranno inoltrare la richiesta tramite utilizzo di pec o lettera raccomandata A/R alle strutture territoriali Inps competenti. Inoltre, in tali casi, rimane la facoltà di presentare il modulo anche a mano presso gli sportelli Inps di residenza, che provvederanno all’inoltro dello stesso presso le Strutture territoriali competenti al rilascio della certificazione A1. (INPS messaggio, n. 218 del 20 gennaio 2016)   ******   10) Nuova disciplina della concessione delle integrazioni salariali: competenza concessoria delle strutture territoriali dell’INPS La circolare INPS n. 7 del 20 gennaio 2016 fornisce istruzioni amministrative ed operative per la gestione della nuova disciplina sulla concessione delle integrazioni salariali ordinarie. Strutture Inps territorialmente competenti Per una istanza di CIG Ordinaria la struttura territorialmente competente alla concessione è individuata in base ai seguenti criteri. Se l’Unità produttiva è ubicata nella medesima provincia dove è iscritta l’Azienda, la sede Inps territorialmente competente a ricevere la domanda è quella presso cui è iscritta l’Azienda. Se l’Unità produttiva è ubicata in una provincia diversa da quella dove è iscritta l’Azienda, la sede Inps territorialmente competente a ricevere la domanda è quella presso cui è ubicata l’Unità produttiva. Nel caso in cui l’Unità produttiva, oltre ad essere “fuori provincia” rispetto alla sede INPS presso cui è iscritta l’azienda di riferimento, è ubicata in un’Area metropolitana o in una Provincia con almeno una Agenzia complessa, la sede territorialmente competente a ricevere la domanda è rispettivamente la Direzione metropolitana o la Direzione provinciale, a prescindere dalla circoscrizione territoriale in cui è ubicata tale Unità produttiva. Se il Cantiere non è qualificabile come Unità produttiva (vedi msg. 7336/2015), la sede Inps territorialmente competente a ricevere la domanda è quella presso cui è iscritta l’Azienda. In tali fattispecie, per l’istruttoria delle domande relative ad eventi meteo nel settore edilizia ed affini, in attesa dell’attivazione della convenzione con un unico soggetto abilitato alla fornitura dei dati, le Sedi Inps dove è ubicato il cantiere dovranno rendere disponibili tutte le informazioni e i dati necessari alla Sede Inps competente alla trattazione della domanda. Fino a quando non saranno effettuati i necessari adeguamenti procedurali, le sedi INPS che riceveranno la domanda dovranno attribuirla alla sede INPS di competenza in base ai principi sopra illustrati, utilizzando il tasto “Cambia sede” presente in procedura sul dettaglio delle domande telematiche pervenute ed in stato “da trasferire”. Soggetti legittimati ad adottare i provvedimenti amministrativi di concessione della integrazione salariale ordinaria o di reiezione della domanda Come sopra evidenziato, l’Istituto nella circolare n. 197 del 2 dicembre 2015, ha espressamente previsto che i direttori di sede avranno l’esclusiva competenza circa la definizione delle istanze di CIGO. Per ragioni di carattere operativo – funzionale, la definizione delle istanze di CIGO può essere delegata formalmente dal Direttore metropolitano/provinciale e di Filiale di coordinamento, mediante apposito ordine di servizio, alla dirigenza di sede. In particolare, per quanto riguarda le Direzioni metropolitane/provinciali e le Filiali di coordinamento, si attribuisce ai direttori delle strutture in questione l’esclusiva competenza sulla definizione delle istanze di CIGO per le quali le medesime strutture sono territorialmente competenti, nonché la definizione delle istanze di CIGO presentate presso le Agenzie complesse, territorialmente afferenti. Istruttoria Fino al momento dell’adozione del decreto del Ministro del lavoro e delle Politiche Sociali, di cui all’art 16, secondo comma, del decreto legislativo sopra menzionato, le Strutture territorialmente competenti, in sede di istruttoria della domanda, continueranno ad osservare i criteri di esame delle domande di concessione già applicati dalle Commissioni Provinciali. Si precisa che la fase istruttoria, oltre a seguire lo stesso iter procedimentale, continuerà, in attesa delle implementazioni procedurali che si renderanno necessarie, e che verranno illustrate con appositi, separati messaggi, ad avvalersi delle medesime procedure già esistenti. Sin dall’emanazione della presente circolare, peraltro, si precisa che i provvedimenti di concessione della CIGO o di reiezione della domanda riporteranno, ovviamente, non più il riferimento alla Commissione Provinciale quale organo collegiale decisore, bensì indicheranno il nuovo organo monocratico nella persona del Direttore di Struttura o di un Dirigente suo delegato ai sensi di quanto previsto nella presente circolare. Prepensionamento dei lavoratori dipendenti poligrafici di aziende editoriali. Prime indicazioni INPS L’INPS con la circolare n. 8 del 20 gennaio 2016 fornisce le prime indicazioni in ordine ai destinatari della norma ed al termine di presentazione delle domande di prepensionamento. Pubblicazione nuovo modello di fideiussione bancaria Con le circolari INPS n. 119/2013, n. 63/2014 e n. 90/2014 sono state fornite indicazioni per l’accesso alla prestazione di esodo a favore dei lavoratori prossimi a pensione, previsto dall’articolo 4, commi da 1 a 7-ter, della legge n. 92/2012. La legge prevede che per accedere alla suddetta prestazione il datore di lavoro presenti all’Istituto una fideiussione bancaria a garanzia dell’adempimento degli obblighi assunti nei confronti dell’Istituto medesimo, aventi ad oggetto il versamento anticipato della provvista per la prestazione e per la contribuzione figurativa correlata. Con il messaggio INPS n. 216 del 20 gennaio 2016 viene sostituito il precedente schema di contratto di fideiussione bancaria – che era stato reso noto con messaggio n. 20538 del 13/12/2013 – per l’accesso alla prestazione che, a far data dalla pubblicazione del medesimo, dovrà essere redatto esclusivamente secondo lo schema di cui all’allegato n.1.   ******   11) Modello F24: istituito codice tributo per l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta per la riqualificazione delle imprese alberghiere In attuazione del citato comma 6, il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 14 gennaio 2016 ha definito le modalità e i termini di fruizione della predetta misura agevolativa. Per consentire l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta in argomento, tramite il modello F24, è istituito il seguente codice tributo: - “6850” denominato “Credito d’imposta per la riqualificazione delle imprese alberghiere – D.M. 7 maggio 2015”. In sede di compilazione del modello di pagamento F24, il suddetto codice tributo è esposto nella sezione “Erario” in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati” ovvero, nei casi in cui il contribuente debba procedere al riversamento dell’agevolazione, nella colonna “importi a debito versati”. Il campo “anno di riferimento” è valorizzato con l’anno di sostenimento della spesa, nel formato “AAAA”. (Agenzia delle entrate, risoluzione n. 5/E del 20 gennaio 2016)   ******   12) EXPO Milano 2015: trattamento fiscale delle operazioni relative alla fase di smantellamento dei padiglioni espositivi L’Agenzia delle entrate con la circolare n. 1/E del 20 gennaio 2016 fornisce chiarimenti in merito al trattamento fiscale delle operazioni relative alla fase di smantellamento dei padiglioni espositivi, tenuto conto anche della diversa natura/status dei soggetti interessati. Le cessioni dei padiglioni di Expo 2015 e dei beni impiegati per la loro realizzazione sono fuori campo Iva. Questo vale per le cessioni di beni acquistati e/o importati dai Partecipanti Ufficiali all’Expo Milano 2015, in quanto relativi allo svolgimento dell’attività istituzionale espositiva. Per quelli Non Ufficiali, invece, va verificato caso per caso, se la cessione è riferibile alla sfera istituzionale o a quella commerciale. Le cessioni effettuate dai Partecipanti Ufficiali La cessione del padiglione e dei beni impiegati per la sua realizzazione è fuori campo Iva, essendo riconducibile alla sfera istituzionale del Partecipante Ufficiale. Nessun adempimento Iva, quindi, sempre che precedentemente, in sede di acquisizione o costruzione del padiglione oppure di acquisto o importazione dei beni impiegati per realizzare la struttura, sia stato legittimamente applicato l’accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Bureau International des Expositions (BIE) sulla non imponibilità dei beni utilizzati per lo svolgimento dell’attività istituzionale. L’estraneità all’Iva è valida anche per i Commissariati Generali di Sezione titolari di partita Iva per aver svolto, per esempio, un’attività di vendita di gadget o di ristorazione, dal momento che il bene essenziale e caratterizzante per la rappresentazione istituzionale del Partecipante è comunque il padiglione. Cessioni dei Partecipanti Non Ufficiali, ai fini Iva conta la sfera commerciale Scontano ordinariamente l’Iva le cessioni dei padiglioni effettuate dai Partecipanti Non Ufficiali che esercitano in via esclusiva, o prevalente, attività commerciali, o che abbiano forma societaria. Anche in questo caso quindi, il documento di prassi ribadisce, ai fini Iva, la netta distinzione tra le attività svolte in veste istituzionale, ossia quali “espositori”, e le attività a carattere commerciale. Per la stessa ragione, prosegue la circolare, non sono da considerare rilevanti ai fini Iva le cessioni dei padiglioni da parte di enti non commerciali, amministrazioni pubbliche territoriali e organizzazioni della società civile che, pur avendo preso parte all’evento in veste di Partecipanti Non Ufficiali, solo in via residuale o, comunque, non prevalente, svolgono attività commerciali. Le altre imposte per le cessioni Relativamente alle imposte sul reddito, ogni cessione riferibile ad attività istituzionale è esclusa da tassazione. Per quanto riguarda l’imposta di registro, se la cessione del padiglione è fuori campo Iva, sull’atto di compravendita è dovuta l’imposta di registro, scontata al 3% come bene mobile. La registrazione è in termine fisso se l’atto è in forma scritta o in caso d’uso se invece è verbale o perfezionato per corrispondenza. Se la cessione è soggetta a Iva, in applicazione del principio di alternatività, l’imposta di registro è dovuta in misura fissa. Nel caso delle cessioni a titolo gratuito, la donazione del padiglione rileva ai fini Iva nell’ipotesi in cui sia effettuata da un soggetto passivo d’imposta, cioè la cui attività è in prevalenza commerciale. Resta, invece, esente dall’Iva se a favore di enti pubblici, associazioni riconosciute, fondazioni con finalità esclusivamente di assistenza, beneficienza, educazione, istruzione, studio o ricerca scientifica, e nei confronti delle Onlus. In particolare, il cedente deve far pervenire la comunicazione scritta al competente ufficio dell’Amministrazione finanziaria, nel caso di Expo Milano 2015 la Direzione Provinciale II di Milano, riportando i dati richiesti, tra cui l’ammontare dei beni ceduti gratuitamente; deve essere emesso regolare documento contabile di consegna o di trasporto progressivamente numerato; l’ente beneficiario della donazione deve attestare la natura, la qualità e la quantità dei beni ricevuti. Per quanto riguarda l’imposta di donazione, quando dovuta, è calcolata in misura proporzionale sul valore globale del bene trasferito, fatti salvi i beneficiari esclusi per legge. Fuori campo Iva la fuoriuscita di beni dal territorio comunitario Non assume alcuna rilevanza ai fini Iva la fuoriuscita dal territorio comunitario, tramite cessione, di beni che sono stati utilizzati nell’ambito dell’attività istituzionale del Paese Partecipante. Nessun assoggettamento ad Iva nemmeno per la fuoriuscita dei beni che riguardano la sfera commerciale, ma in questo caso dovranno essere rispettati gli adempimenti di fatturazione, oltre a quelli connessi alle procedure doganali. Ricadono, infine, nell’ambito di applicazione del sistema del reverse charge i servizi di smontaggio e/o smantellamento, riconducibili all’attività di demolizione dei padiglioni, se resi a soggetti passivi d’imposta.   Vincenzo D’Andò