Diario quotidiano del 15 gennaio 2016: ecco come andrà in bolletta il canone RAI

Pubblicato il 15 gennaio 2016



il canone Rai arriva in bolletta e costa di meno; F24: istituiti dei codici tributo per il versamento delle somme richieste dal Fisco per le indebite compensazioni; professionisti non soggetti all’Irap; dalla Legge di Stabilità 2016 un regime dei minimi con più appeal?; lavoratori autonomi: aliquota INPS al 27%; spese sanitarie da comunicare al Fisco protette dalla privacy; dichiarazione infedele: nuova soglia vale anche per il passato; nuova contabilizzazione del leasing: lo IASB ha pubblicato il principio contabile IFRS 16; Legge di stabilità 2016: estesa durata dei programmi di amministrazione straordinaria; internazionalizzazione: protocollo d’intesa CNDCEC - Experts comptables Marocco
Indice: 1) Il canone Rai arriva in bolletta e costa di meno 2) F24: istituiti dei codici tributo per il versamento delle somme richieste dal Fisco per le indebite compensazioni 3) Professionisti non soggetti all’Irap 4) Dalla Legge di Stabilità 2016 un regime dei minimi con più appeal? 5) Lavoratori autonomi: aliquota INPS al 27% 6) Spese sanitarie da comunicare al Fisco protette dalla privacy 7) Dichiarazione infedele: nuova soglia vale anche per il passato 8) Nuova contabilizzazione del leasing: lo IASB ha pubblicato il principio contabile IFRS 16 9) Legge di stabilità 2016: estesa durata dei programmi di amministrazione straordinaria 10) Internazionalizzazione: protocollo d’intesa CNDCEC - Experts comptables Marocco  
  1) Il canone Rai arriva in bolletta e costa di meno Da quest’anno pagare l’abbonamento Tv è più semplice ed economico. Niente più bollettini postali nelle case degli italiani. Pagare il canone tv è adesso facile come accendere la luce: dal 2016 il costo sarà incluso nella bolletta elettrica e sarà più conveniente. Il canone è dovuto una sola volta, per ogni famiglia o per gruppo di persone residenti nella stessa casa. Per tutte le altre abitazioni non ci sarà inoltre alcun addebito. Il canone Rai è oggi più vantaggioso: l’importo per il 2016 è stato ridotto a 100 euro, diviso in rate e comincerà ad essere integrato nella bolletta elettrica di luglio. Niente più bollettino da pagare entro il 31 gennaio: il canone verrà addebitato nella bolletta elettrica della casa di residenza a prescindere dalla persona a cui è intestata. Scompare anche il rischio di dimenticare il versamento e di incappare nelle sanzioni per il ritardato pagamento. Per qualunque dubbio o chiarimento è sempre possibile consultare il sito www.canone.rai.it. Per permettere a tutti di conoscere le nuove regole, su tutti i canali della Rai viene inoltre da oggi trasmesso uno spot che illustra le modalità della nuova normativa. La Rai sta inoltre lavorando per attivare nei prossimi giorni un Numero Verde gratuito con cui spiegare ai cittadini tutti i dubbi sul nuovo canone. Sul sito della RAI sono state pubblicate le prime Faq sull’argomento, tra le quali viene precisato che chi possiede solo un pc non ha l’obbligo di pagare, a meno che il pc non sia dotato di sintonizzatore. Se, invece, il contribuente utilizza il pc per vedere solo in streaming i programmi non deve pagare il canone. A tal fine, deve presentare un’autocertificazione allo sportello Sat delle Entrate. (Agenzia delle entrate, comunicato n. 4 del 13 gennaio 2016)   ******   2) Modello F24: istituiti dei codici tributo per il versamento delle somme richieste dal Fisco per le indebite compensazioni Modello F24: istituiti dei codici tributo per il versamento delle somme richieste con gli atti emessi ai sensi della legge 30 dicembre 2004, n. 311, per la violazione delle disposizioni di cui all’articolo 10 del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78. A tal fine, l’Agenzia delle entrate ha rilasciato la risoluzione n. 3/E del 13 gennaio 2016. L’articolo 10 del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, ha introdotto disposizioni in materia di utilizzo in compensazione dei crediti IVA, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Per la riscossione dei crediti indebitamente utilizzati in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni, nonché per il recupero delle relative sanzioni e interessi, l’articolo 1, comma 421, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, prevede che l’Agenzia delle Entrate possa emanare apposito atto di recupero motivato, da notificare al contribuente con le modalità previste dall’articolo 60 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. Per consentire il versamento, tramite il modello F24, delle somme richieste con gli atti emessi ai sensi della legge n. 311/2004, in relazione ai crediti IVA utilizzati in compensazione in violazione delle disposizioni di cui al citato decreto n. 78/2009, si istituiscono i seguenti codici tributo: - “7497” denominato “Credito Iva utilizzato in compensazione in violazione dell’articolo 10 del d.l. 78/2009 - Imposta”; - “7498” denominato “Credito Iva utilizzato in compensazione in violazione dell’articolo 10 del d.l. 78/2009 - Interessi”; - “7499” denominato “Credito Iva utilizzato in compensazione in violazione dell’articolo 10 del d.l. 78/2009 - Sanzione”. In sede di compilazione del modello di versamento F24, i suddetti codici tributo sono esposti nella sezione “Erario”, esclusivamente in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, riportando nei campi specificamente denominati il codice ufficio, il codice atto e l’anno di riferimento (nella forma “AAAA”), reperibili nell’ atto notificato al contribuente.   ******   3) Professionisti non soggetti all’Irap Professionisti non sono soggetti al pagamento dell’Irap. Il principio è stato ribadito dalla sentenza n. 24670 del 3 dicembre 2015 della Corte di Cassazione. Secondo quanto rilevato dagli ermellini, appare “evidente che nel caso di un’attività professionale svolta in assenza di elementi di organizzazione – il cui accertamento, in mancanza di specifiche disposizioni normative, costituisce questione di mero fatto – risulterà mancante il presupposto stesso dell’imposta sulle attività produttive, rappresentato, secondo l’art. 2, dall’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi, con la conseguente inapplicabilità dell’imposta stessa”. Il fatto L’Agenzia delle entrate aveva emesso nei confronti di un professionista un avviso con cui accertava l’Irap non dichiarata dal medesimo contribuente per gli anni 2004 e 2005. I giudici tributari di prime cure avevano respinto il ricorso proposto dal contribuente, che propose pertanto appello dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia. Quest’ultima rigettava l’appello interposto dal contribuente rilevando, rispetto all’Irap accertata dall’Agenzia delle entrate, che le spese esposte dal contribuente nella dichiarazione del proprio reddito professionale erano elevate. Ad avviso dei giudici tributari di seconde cure, infatti, il sostenimento di costi elevati per attrezzature tecniche e locazioni finanziarie costituisce un elemento di fatto idoneo di per sé a fare presumere che il professionista disponga di un’autonoma organizzazione. La decisione La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza in oggetto, ha accolto il ricorso del professionista anche con riferimento all’Irap, rilevando che la sussistenza dell’“autonoma organizzazione”, quale presupposto oggettivo dell’imposta, non può essere presunta dalla mera componente “capitalistica” del reddito professionale, rappresentata, nella fattispecie, “dal costo elevato delle attrezzature tecniche e delle locazioni finanziarie”. Inoltre, come emerge da un consolidato orientamento della stessa giurisprudenza di legittimità, in tema di Irap, anche alla stregua dell'interpretazione costituzionalmente orientata fornita dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 156/2001, l’esistenza di un'autonoma organizzazione, che costituisce il presupposto per l’assoggettamento a imposizione dei soggetti esercenti arti o professioni indicati dall’art. 49, comma primo, del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, esclusi i casi di soggetti inseriti in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità e interesse, non dev’essere intesa in senso soggettivo, come autoorganizzazione creata e gestita dal professionista senza vincoli di subordinazione, ma in senso oggettivo, come esistenza di un apparato esterno alla persona del professionista e distinto da lui, risultante dall’aggregazione di beni strumentali e/o di lavoro altrui.   ******   4) Dalla Legge di Stabilità 2016 un regime dei minimi con più appeal? Secondo un recente intervento dell’Agenzia delle entrate sembra di si. Porte aperte a una accresciuta platea di contribuenti, grazie all'innalzamento delle soglie di ricavi per l'accesso. Aliquota ridotta al 5% nei primi cinque anni di attività Con alcune modifiche all'impianto normativo definito dalla Stabilità 2015 (articolo 1, commi da 54 a 89, legge 190/2014), la legge 208/2015 (commi da 111 a 113) ha reso decisamente più fruibile il regime forfetario per i professionisti e le imprese "di piccole dimensioni": - è stato elevato (da 15mila a 30mila euro per i professionisti, di 10mila euro per le altre attività) il valore delle soglie di ricavi o di compensi, diverse a seconda del tipo di attività esercitata, per accedere al regime forfetario (vedi tabella in fondo all'articolo) - per il periodo d'imposta in cui è avviata l'attività e per i quattro successivi, in presenza di ulteriori requisiti, il reddito imponibile sarà assoggettato a imposta sostitutiva con l'aliquota ridotta del 5%, anziché quella ordinaria del 15% (invece, le regole in vigore nel 2015 prevedevano la riduzione di un terzo della base imponibile per i primi tre anni). Tale novità vale anche per chi ha iniziato l'attività nel 2015, avvalendosi del regime forfetario - possono accedere al regime anche i lavoratori dipendenti e i pensionati che svolgono o hanno intenzione di svolgere un'attività in proprio, se i redditi di lavoro dipendente e assimilati non superano i 30.000 euro (nel 2015, era richiesto che i redditi conseguiti nell'anno precedente dall'attività d'impresa, arte o professione fossero prevalenti rispetto ai redditi di lavoro dipendente e assimilati). Gli ammessi e gli esclusi Per poter applicare il regime forfetario, occorre che nell'anno precedente: i ricavi conseguiti o i compensi percepiti (senza considerare quelli derivanti dall'adeguamento agli studi di settore o ai parametri) non abbiano superato una determinata soglia, diversa a seconda del codice Ateco che contraddistingue l'attività esercitata (vedi tabella). Se si esercitano più attività contraddistinte da codici diversi, si fa riferimento al tetto più elevato dei ricavi/compensi relativi alle diverse attività le spese sostenute per lavoro accessorio, lavoratori dipendenti e collaboratori (comprese le somme erogate sotto forma di utili da partecipazione agli associati) non siano andate oltre i 5mila euro lordi il costo complessivo, al lordo degli ammortamenti, dei beni strumentali alla chiusura dell'esercizio non superi 20mila euro. A tal fine: per i beni in leasing, rileva il costo sostenuto dal concedente per i beni in locazione, noleggio e comodato, rileva il loro valore normale (articolo 9 del Tuir) i beni detenuti in regime di impresa o arte e professione, utilizzati promiscuamente, concorrono nella misura del 50% non rilevano i beni il cui costo unitario non superi 516,46 euro non rilevano i beni immobili, comunque acquisiti, utilizzati per l'esercizio dell'impresa, dell'arte o della professione. Non possono, invece, applicare il regime forfetario: le persone fisiche chi si avvalgono di regimi speciali ai fini Iva (ad esempio, attività agricole) le persone fisiche che si avvalgono di regimi forfetari di determinazione del reddito chi non risiede in Italia, a meno che sia residente in uno degli Stati membri dell'Unione europea o in uno Stato aderente all'accordo sullo Spazio economico europeo, che assicura un adeguato scambio di informazioni, e produca in Italia almeno il 75% del proprio reddito complessivo i soggetti che, in via esclusiva o prevalente, effettuano cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi chi, oltre a esercitare attività d'impresa, arte o professione, partecipa anche a società di persone, associazioni o Srl in regime di trasparenza coloro che nell'anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e assimilati eccedenti l'importo di 30mila euro (se il rapporto di lavoro è cessato, la verifica della soglia è irrilevante). I benefici per gli ammessi Numerosi i vantaggi per i contribuenti che riescono ad accedere al regime forfetario: esclusione dall'Iva, dall'Irap e dall'applicazione degli studi di settore e dei parametri esonero da tutti gli obblighi in materia di Iva previsti dal Dpr 633/1972, esclusi quelli di numerazione e di conservazione delle fatture di acquisto e delle bollette doganali, di certificazione dei corrispettivi e di conservazione dei relativi documenti (per le sole operazioni in cui risultano debitori dell'imposta, devono emettere fattura o integrarla con l'indicazione dell'aliquota e della relativa imposta e versare l'imposta entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni) esonero, ai fini delle imposte dirette, dagli obblighi di registrazione e di tenuta delle scritture contabili, fermo restando l'obbligo di conservare i documenti ricevuti ed emessi determinazione semplificata del reddito imponibile, applicando all'ammontare dei ricavi realizzati o dei compensi percepiti un coefficiente di redditività diverso a seconda del codice Ateco che contraddistingue l'attività esercitata (vedi tabella). Dal reddito possono essere dedotti i contributi previdenziali, compresi quelli corrisposti per conto dei collaboratori dell'impresa familiare fiscalmente a carico ovvero, se non a carico, qualora il titolare non abbia esercitato il diritto di rivalsa sui collaboratori stessi (l'eventuale eccedenza è deducibile dal reddito complessivo). All'imponibile così calcolato si applica un'imposta sostitutiva dell'Irpef e relative addizionali comunale e regionale e dell'Irap, con aliquota del 15% non assoggettamento a ritenuta d'acconto, da parte del sostituto d'imposta, dei ricavi/compensi relativi al reddito oggetto del regime forfetario (a tal fine, bisogna rilasciare una dichiarazione da cui risulti che le somme in questione sono soggette a imposta sostitutiva) nessun obbligo di operare ritenute di imposta sui redditi erogati (vanno però riportati in dichiarazione il codice fiscale di chi ha percepito i redditi non assoggettati a ritenuta e l'ammontare dei redditi stessi) riduzione del 35% dei contributi previdenziali (nel 2015, invece, era previsto l'esonero dal minimale contributivo). Sconto maggiore per chi avvia l'attività Un vantaggio ulteriore è riconosciuto a chi avvia l'attività (o l'ha avviata lo scorso anno accedendo al regime forfetario): l'imposta sostitutiva è ulteriormente ridotta al 5% nel primo anno e nei quattro successivi. Per aver diritto alla tassazione extralight, oltre agli ordinari requisiti necessari per l'applicazione del regime forfetario, devono sussistere altre condizioni: il contribuente, nei tre anni precedenti, non deve aver esercitato attività artistica, professionale o d'impresa, anche in forma associata o familiare l'attività da avviare non deve rappresentare la mera prosecuzione di un'altra svolta prima sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, a meno che non si tratti del periodo di pratica obbligatoria per l'esercizio di arti o professioni se si tratta di proseguimento di attività precedentemente svolta da un altro soggetto, i ricavi/compensi da questo realizzati nell'ultimo periodo d'imposta non devono superare i limiti indicati in tabella per quell’attività.
Gruppo di settore Codici attività Ateco 2007 Limite ricavi o compensi Coefficiente di redditività
Industrie alimentari e delle bevande (10 - 11) 45.000 40%
Commercio all'ingrosso e al dettaglio 45 - (da 46.2 a 46.9) - (da 47.1 a 47.7) - 47.9 50.000 40%
Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande 47.81 40.000 40%
Commercio ambulante di altri prodotti 47.82 - 47.89 30.000 54%
Costruzioni e attività immobiliari (41 - 42 - 43) - (68) 25.000 86%
Intermediari del commercio 46.1 25.000 62%
Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (55 - 56) 50.000 40%
Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi (64 - 65 - 66) - (69 -70 - 71 - 72 - 73 - 74 - 75) - (85) - (86 - 87 - 88) 30.000 78%
Altre attività economiche (01 - 02 - 03) - (05- 06 - 07 - 08 - 09) - (12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17 - 18 - 19 - 20 - 21 - 22 - 23 - 24 - 25 - 26 - 27 - 28 - 29 - 30 - 31 - 32 - 33) - (35) - (36 - 37 - 38 - 39) - (49 - 50 - 51 - 52 - 53) - (58 - 59 - 60 - 61 - 62 - 63) - (77 - 78 - 79 - 80 - 81 - 82) - (84) - (90 - 91 - 92 - 93) - (94 - 95 - 96) - (97 - 98) - (99) 30.000 67%
(Agenzia delle entrate, nota del 13 gennaio 2016)   Abbiamo a disposizione un ottimo file per la simulazione della convenienza del nuovo regime forfettario ******   5) Lavoratori autonomi: aliquota INPS al 27% Per i lavoratori autonomi l’aliquota INPS resta confermata nella misura del 27%. Sembra questa l’unica buona notizia per tali soggetti nel 2016. Non sono infatti previsti aumenti dell’aliquota contributiva dovuta alla Gestione Separata da questa categoria di contribuenti che, almeno per quest’anno, potrà mantenere la percentuale già prevista per i due anni immediatamente precedenti. Anche per il 2016, infatti, l’aliquota viene confermata al 27%. Questo sulla base di quanto ha disposto la Legge di Stabilità 2016 (Legge n. 208/2015, art. 1, comma 203), la quale conferma che l’aliquota contributiva dovuta è pari al 27%, e non al 28%, come previsto dal decreto Milleproroghe (dall’art. 10-bis del D.L. del 31 dicembre 2014, n. 192 convertito dalla L. n. 11/2015). Una disposizione che quantomeno tenta di “calmierare” l’esoso peso contributivo per i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata (all'art. 2, co. 26, della Legge 8 agosto 1995, n. 335) che non sono iscritti ad altre gestioni di previdenza sociale e non risultano pensionati. Ricordiamo che l’art. 10-bis del D.L. del 31 dicembre 2014, n. 192 convertito dalla L. n. 11/2015, aveva modificato quanto precedentemente stabilito in tema di aliquota contributiva per i lavoratori autonomi: si stabiliva che essa fosse pari al 27% per gli anni 2014 e 2015, per passare al 28% nel 2016 e successivamente, nel 2017, al 29%. La modifica apportata dalla Stabilità, dunque, non influisce sull’aliquota prevista per il 2017: l’anno prossimo, se non interverranno altre modifiche, essa schizzerà di due punti percentuali, attestandosi al 29%.   ******   6) Spese sanitarie da comunicare al Fisco protette dalla privacy Il contribuente potrebbe comunicare il diniego all'Agenzia senza perdere la detrazione. Opposizione all’invio dei dati agli archivi del fisco. Il diritto alla privacy vince sempre?. Il cittadino potrebbe opporsi all’inserimento di tutte o di alcune delle spese sanitarie dallo stesso sostenute negli archivi del Fisco. I motivi di tale opposizione possono rientrare nel diritto alla riservatezza che un soggetto a carico di altri (ad es. per il coniuge a carico) potrebbe vantare. Per le spese sostenute nel corso dell’anno 2015 il cittadino potrebbe, quindi, opporsi alla loro trasmissione al fisco comunicando il proprio diniego all’Agenzia delle entrate. Per le spese sanitarie sostenute a partire dal 1° gennaio 2016 l’opposizione potrebbe, invece, essere manifestata direttamente al medico, alla farmacia o alla struttura sanitaria, al momento della predisposizione della relativa certificazione fiscale. Una modalità potrebbe essere quella dell’invio di una comunicazione all’Agenzia delle entrate con la quale si individuano direttamente sia la tipologia (o le tipologie) di spesa da escludere nonché i dati anagrafici (nome e cognome, luogo e data di nascita), codice fiscale, numero della tessera sanitaria e relativa data di scadenza. Opposizione alle spese 2016 Dal 1° gennaio 2016 ogni cittadino può opporre il rifiuto al trattamento ai fini fiscali delle proprie spese sanitarie. Questo sulla base di verrebbe specificato nel provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate del 31 luglio 2015 (prot. n. 103408/2015) l’opposizione potrebbe essere manifestata con due distinte modalità: nel caso di scontrino parlante, non comunicando al soggetto che lo emette (ad es. la farmacia) il codice fiscale riportato sulla tessera sanitaria; in tutti gli altri casi chiedendo verbalmente al medico o alla struttura sanitaria l’annotazione del rifiuto sul documento fiscale (fattura o ricevuta). Quando il paziente esercita l’opposizione il medico o la struttura sanitaria è obbligato alla conservazione di tali informazioni nel rispetto delle norme vigenti in materia di protezione dei dati personali. Qualunque sia la modalità con cui il cittadino si oppone alla trasmissione al fisco delle proprie spese sanitarie o dei rimborsi eventualmente ricevuti, ciò non impedisce la successiva possibilità di usufruire delle detrazioni fiscali previste dalla legge per tali oneri. A tal fine, il citato provvedimento direttoriale afferma che resta comunque ferma la possibilità per il contribuente di inserire le spese per le quali è stata esercitata l’opposizione nella successiva fase di modifica o integrazione della dichiarazione precompilata, purché ovviamente sussistano i requisiti per la detraibilità delle spese sanitarie previsti dalla legge.   ******   7) Dichiarazione infedele: nuova soglia vale anche per il passato Dichiarazione infedele: la nuova soglia vale anche per i processi in corso. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 891 del 13 gennaio 2016, relativa alla contestazione per infedele dichiarazione ai sensi dell’art. 4 del DLgs. 74/2000. Il D.Lgs. 158/2015 (che ha attuato la delega per la revisione del sistema sanzionatorio penale tributario) ha, infatti, elevato le soglie di punibilità previste dall’art. 4 del D.Lgs. n. 74/2000 e, per il principio del favor rei, le nuove soglie sono applicabili ai procedimenti in corso, con l’effetto che deve essere mandato assolto, per insussistenza del fatto, chi ha presentato una dichiarazione infedele inferiore nel quantum alle soglie di punibilità oggi vigenti. In particolare, si dispone che “Fuori dei casi previsti dagli articoli 2 e 3, è punito con la reclusione da uno a tre anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi inesistenti, quando, congiuntamente: a) l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a euro centocinquantamila; b) l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi inesistenti, è superiore al dieci per cento dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque, è superiore a euro tre milioni”. Ne consegue, nel caso di specie, che la dichiarazione infedele contestata all’imputato è risultata per alcune annualità inferiore alla nuova soglia oggi vigente. Ciò comporta l’annullamento della sentenza senza rinvio, per l’insussistenza del fatto. La Cassazione precisa come tale formula sia da preferirsi rispetto a quella “perché il fatto non è previsto dalla legge come reato”, poiché quest’ultima riguarda i casi in cui il fatto commesso non corrisponda ad una fattispecie incriminatrice, in ragione dell’assenza di una previsione normativa ovvero per l’intervenuta abrogazione o dichiarazione di incostituzionalità di una norma. Accertamento: vizio di firma rilevabile solo in primo grado In tema di sottoscrizione degli avvisi di accertamento, la CTR non può valutare positivamente il motivo centrato sulla violazione dell’art. 42 co. 3 del D.P.R. 600/73 se è “nuovo”, poiché mai proposto dal contribuente nella fase del primo grado di giudizio. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 381 del 13 gennaio 2016.   ******   8) Nuova contabilizzazione del leasing: lo IASB ha pubblicato il principio contabile IFRS 16 L’International Accounting Standards Board (IASB) il 13 gennaio 2016 ha pubblicato il nuovo principio contabile IFRS 16, intitolato “Leases”, che sostituisce regole contabili introdotte da diversi decenni e, quindi, non più consone a rappresentare il leasing nel momento economico che stiamo attraversando. I contratti di leasing costituiscono una fonte di finanziamento rilevante per molte imprese. Peraltro, la stessa si caratterizza per un elevato grado di flessibilità. Tuttavia, l’attuale versione del principio contabile IAS 17 rende complesso, per gli investitori e gli altri stakeholders, definire un quadro accurato dei contratti di leasing e delle passività dell’impresa, in particolare con riferimento alle compagnie aeree e alle imprese operanti nei settori retail e trasporto. Comunque, l’IFRS 16 si applica a partire dal 1° gennaio 2019. È, peraltro, consentita un’applicazione anticipata per le imprese che adottano anche l’IFRS 15 “Revenue from contracts with customers”.   ******   9) Legge di stabilità 2016: estesa durata dei programmi di amministrazione straordinaria Con la legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Legge di stabilità per il 2016) in materia di disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato sono state introdotte alcune modifiche alla disciplina dell’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza (comma 841). In particolare, con l’introduzione di un nuovo comma 2 bis all’articolo 27 del d.Lgs. n. 270/1999 (c.d. Prodi-bis) la legge prevede che quando l’impresa opera nel settore dei servizi pubblici essenziali o gestisce almeno uno stabilimento industriale di interesse strategico nazionale, il Ministero dello Sviluppo Economico può autorizzare l’estensione della durata dei programmi di amministrazione straordinaria fino ad un massimo di 4 anni. Tale possibilità può essere esercitata sia quando l’impresa ha adottato il programma di cessione dei complessi aziendali (la cui durata ordinaria è di un anno), sia quando ha optato per il programma di ristrutturazione economico-finanziaria (la cui durata ordinaria è di due anni). (Assonime, nota del 14 gennaio 2016)   ****** 10) Internazionalizzazione: protocollo d’intesa CNDCEC - Experts comptables Marocco Il documento è finalizzato alla cooperazione tra professionisti per lo sviluppo delle attività di assistenza legate all’internazionalizzazione delle imprese, con particolare riferimento a quelle di medie e piccole dimensioni. Il Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili ha firmato un protocollo d’intesa con l’Ordine degli Esperti contabili del Marocco per lo sviluppo delle attività di assistenza professionale legate all’internazionalizzazione delle imprese italiane e marocchine, con particolare riferimento a quelle di medie e piccole dimensioni. Le attività congiunte prevedono, in particolare, la creazione di elenchi di professionisti specializzati in materia di consulenza all’internazionalizzazione delle imprese da mettere a disposizione di entrambi gli Ordini professionali che ne agevoleranno la diffusione tra gli iscritti ai rispettivi Albi; la promozione di iniziative di scambio di informazioni tra imprese che abbiano interesse a sviluppare le attività economiche nei mercati all’interno dei quali operano i due Ordini professionali; la facilitazione di contatti con Istituzioni pubbliche e private (ministeri, banche, camere di commercio, associazioni di categoria, agenzie per l’attrazione degli investimenti, ecc.), presenti in Italia ed in Marocco, per consentire lo sviluppo di progetti di internazionalizzazione delle imprese assistite dai commercialisti italiani e dagli experts comptables marocchini. “Nell’attuale scenario economico globalizzato – afferma Gerardo Longobardi, presidente dei commercialisti italiani – le attività svolte dalle pmi in contesti geografici prevalentemente circoscritti ai confini nazionali necessitano sempre più di una spinta all’attuazione di programmi che prevedano lo sviluppo di progetti internazionali. A tale scopo il professionista delle discipline contabili, fiscali e aziendali può contribuire efficacemente, ponendosi quale soggetto che da un lato assiste l’azienda nella valutazione preventiva dell’iniziativa imprenditoriale da realizzare all’estero, analizzando le condizioni di reale fattibilità dell’obiettivo, e dall’altro mette a disposizione informazioni, relazioni e competenze professionali”. “Tra le attività previste dal protocollo – afferma Giovanni Gerardo Parente, consigliere nazionale dei commercialisti delegato all’Attività internazionale – c’è anche la costituzione di un gruppo di lavoro a cui parteciperanno rappresentanti dei due Ordini professionali e che fungerà anche da piattaforma per il dialogo, facilitando lo scambio d’informazioni, l’individuazione di specifiche competenze nonché la promozione di relazioni istituzionali finalizzate all’attivazione di processi virtuosi e collaborativi tra i professionisti e le pmi dei due paesi”. (CNDCEC, comunicato del 14 gennaio 2016)   Vincenzo D’Andò