Diario quotidiano del 12 gennaio 2016: i nuovi importi per iscriversi al registro imprese; inoltre: nascono le “Società benefit”

Pubblicato il 12 gennaio 2016



incentivi fiscali nella forma del «credito d'imposta» nei procedimenti di negoziazione assistita: decreto in G.U.; Legge di Stabilità 2016: esenzione Imu per tutti i terreni agricoli; responsabilità solidale per i CAF sul visto/asseverazione infedele; osservatorio partite IVA: on line i dati di novembre 2015; settima salvaguardia pensionistica: chi può accedervi, quando presentare la domanda; ammortizzatori sociali in deroga: concessione da parte delle Regioni; dal 2016 le nuove sanzioni amministrative tributarie: ecco la circolare della Fondazione CNCL; nascono le “Società benefit”; diritto annuale per l’iscrizione nel Registro delle Imprese per il 2016; Milleproroghe 2016: disciplina dell’attività d’impresa
Indice: 1) Incentivi fiscali nella forma del «credito d'imposta» nei procedimenti di negoziazione assistita: decreto in G.U. 2) Legge di Stabilità 2016: esenzione Imu per tutti i terreni agricoli 3) Responsabilità solidale per i CAF sul visto/asseverazione infedele 4) Osservatorio partite IVA: on line i dati di novembre 2015 5) Settima salvaguardia pensionistica: chi può accedervi, quando presentare la domanda 6) Ammortizzatori sociali in deroga: concessione da parte delle Regioni 7) Dal 2016 le nuove sanzioni amministrative tributarie: ecco la circolare della Fondazione CNCL 8) Nascono le “Società benefit” 9) Diritto annuale per l’iscrizione nel Registro delle Imprese per il 2016 10) Milleproroghe 2016: disciplina dell’attività d’impresa  
  1) Incentivi fiscali nella   forma   del   «credito   d'imposta»   nei procedimenti di negoziazione assistita: decreto in G.U. A partire dal 11 gennaio 2016 coloro che abbiano scelto la negoziazione assistita (sinistri stradali, recupero dei crediti fino a 50 mila euro, e comunque per tutte le liti civili e commerciali) o l'arbitrato come forma di soluzione alternativa delle cause e che abbiano corrisposto, con riferimento all'anno 2015, un compenso all'avvocato che li ha assistiti in procedimenti che si siano conclusi con successo, potranno presentare domanda per il riconoscimento di un credito di imposta. E’ stato, infatti, stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 5 del 8 gennaio 2016, il Decreto 23 dicembre 2015, recante gli incentivi fiscali nella   forma   del   «credito   d'imposta»   nei procedimenti di negoziazione assistita. Il presente decreto stabilisce le modalità e la documentazione da esibire a corredo della richiesta di credito di imposta da parte del richiedente, nonchè i controlli sull'autenticità della stessa. Ai fini del presente decreto, per "richiedente" si intende la parte che ha corrisposto, nell'anno 2015, il compenso all'avvocato che lo ha assistito nel corso di uno o più procedimenti di negoziazione assistita conclusi con successo, ovvero agli arbitri nel procedimento di cui al capo I, del D.L. 12 settembre 2014, n. 132/2014, sempre che si sia concluso con lodo. Richiesta di attribuzione del credito di imposta La richiesta di attribuzione del credito di imposta deve essere proposta compilando l'apposito modulo (FORM), disponibile dal giorno 10 gennaio 2016 in un'area dedicata, denominata "Incentivi fiscali alle misure di degiurisdizionalizzazione di cui al decreto-legge n. 132 del 2014" del sito internet del Ministero della giustizia ("www.giustizia.it"). Alla richiesta deve essere allegata:
  1. a) copia dell'accordo di negoziazione assistita e prova della trasmissione dello stesso al Consiglio dell'Ordine degli avvocati a norma dell'articolo 11 del decreto legge 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 novembre 2014, n. 162, ovvero copia del lodo arbitrale che ha concluso il procedimento di cui al capo I del predetto decreto legge, nonchè copia per immagine dell'originale o della copia autentica del provvedimento giudiziale di trasmissione del fascicolo adottato a norma dell'articolo 1, comma 2, del medesimo decreto-legge;
  2. b) copia della fattura, inerente la prestazione di cui sopra, rilasciata dall'avvocato o dall'arbitro;
  3. c) copia della quietanza, del bonifico, dell'assegno o di altro documento attestante   l'effettiva   corresponsione   del   compenso nell'anno 2015.
  4. d) copia del documento di identità del richiedente;
In caso di definizione con successo di più negoziazioni assistite, ovvero di più arbitrati conclusi con lodo, per i quali è stato corrisposto un compenso all'avvocato o agli arbitri, è necessario compilare un numero di richieste corrispondente al numero di procedure. Modalità di trasmissione della richiesta La richiesta del credito di imposta è trasmessa esclusivamente avvalendosi delle funzionalità del sito internet del Ministero della giustizia ("www.giustizia.it"). La trasmissione deve essere effettuata non prima dell'11 gennaio 2016 e, a pena di decadenza, entro l'11 febbraio 2016. Limiti complessivi di spesa e relativo rispetto Il credito di imposta, riconosciuto in caso di successo della negoziazione, ovvero di conclusione dell'arbitrato con lodo, è commisurato, secondo criteri di proporzionalità,   al   compenso corrisposto all'avvocato o all'arbitro fino alla concorrenza di 250 euro ed è determinato, secondo i medesimi criteri, in misura corrispondente alle risorse stanziate, nel limite di spesa di 5 milioni di euro per l'anno 2016. Modalità di comunicazione dell'esito della richiesta Il Ministero della giustizia - Dipartimento per gli affari di giustizia, entro il 30 aprile 2016, comunica al richiedente l'importo del credito di imposta effettivamente spettante in relazione a ciascuno dei procedimenti. Procedure di utilizzo del credito di imposta Il credito d'imposta deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi per l'anno 2015 ed è utilizzabile in compensazione, ai sensi dell'art. 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni, a decorrere dalla data di ricevimento della comunicazione ai beneficiari dell'importo spettante, effettuata dal Ministero della giustizia. A tal fine, il modello F24 deve   essere   presentato esclusivamente tramite i servizi telematici offerti dall'Agenzia delle entrate, pena il rifiuto dell'operazione di versamento. In alternativa, le persone fisiche non titolari di redditi di impresa o di lavoro autonomo possono utilizzare il credito spettante in diminuzione delle imposte dovute in base alla dichiarazione dei redditi.   ******   2) Legge di Stabilità 2016: esenzione Imu per tutti i terreni agricoli Legge di Stabilità 2016: esenzione Imu per tutti i terreni agricoli, a prescindere dall’ubicazione, posseduti e condotti da coltivatori diretti o imprenditori professionali iscritti nella previdenza agricola. La Legge n. 208/2015, con una serie di diposizioni (abrogative, modificative e innovative), ha, infatti, rivisitato il quadro delle agevolazioni Imu per i terreni agricoli. L’Agenzia delle entrate spiega le novità contenute nella manovra 2016. Le norme in vigore nel 2015 prevedevano l’esenzione per: i terreni agricoli e quelli incolti ubicati nei comuni classificati dall’Istat totalmente montani (pure nei comuni parzialmente montani, in caso di terreni posseduti e condotti - anche in comodato o in affitto - da coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola); i terreni agricoli e quelli non coltivati ubicati nei comuni delle isole minori; i terreni a immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile non ricadenti in zone montane o di collina. Inoltre, spettava una detrazione di 200 euro per i terreni ubicati nei comuni della “collina svantaggiata”, posseduti e condotti da coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola. Dal 2016, invece, a seguito degli interventi operati dalla Stabilità (commi 8, lettere b e c, e 11), l’imposta municipale non è dovuta per quelli: - ricadenti in aree montane o di collina - posseduti e condotti da coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola - ubicati nei comuni delle isole minori con immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile. Terreni ricadenti in aree montane o di collina Per l’individuazione dei terreni agricoli non assoggettati all’Imu, è dunque andata in soffitta la classificazione Istat dei comuni italiani ed è tornata in auge la circolare ministeriale n. 9/1993 che, all’epoca, specificò i comuni montani o collinari i cui terreni agricoli fruivano dell’esenzione dall’Ici, l’imposta comunale sugli immobili in vigore in quegli anni. Lo stesso elenco va dunque ora preso in considerazione per stabilire le aree in cui opera la non applicazione dell’Imu. Se accanto al nome del comune non è presente alcuna annotazione, l’esenzione vale per tutto il territorio comunale; se è presente la sigla “PD” (“parzialmente delimitato”), il beneficio spetta solo per una parte del territorio. Terreni posseduti e condotti da coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali Dal 2016, per coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, l’esenzione opera a tappeto, a prescindere cioè dall’ubicazione dei terreni. Quindi, non più soltanto quelli che si trovano nei comuni totalmente o parzialmente montani (secondo l’elenco predisposto dall’Istat), ma anche quelli collinari o di pianura. Terreni ubicati nei comuni delle isole minori L’elenco delle isole minori, per le quali è confermata l’esenzione dall’Imu, è contenuto nell’allegato A della legge 448/2001 (in pratica, tutte le isole italiane, escluse Sardegna e Sicilia). L’agevolazione, in quei comuni, spetta indipendentemente dal possesso e dalla conduzione da parte di specifici soggetti. Terreni con immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile. L’esenzione Imu è ribadita anche per questa tipologia di terreni, a prescindere dall’ubicazione e dal possesso. Ricadute ai fini Irpef Il non assoggettamento all’Imu comporta che i redditi dominicali di quei terreni siano imponibili ai fini Irpef e relative addizionali comunale e regionale. Infatti, viene meno l’effetto sostitutivo Imu/Irpef previsto dal Dlgs 23/2011, secondo cui l’imposta municipale sostituisce l’imposta sul reddito in relazione al reddito fondiario dei fabbricati non locati e, per la componente dominicale, dei terreni non affittati. A tal fine, viene segnalato dalle Entrate che il comma 909 della stessa Stabilità 2016 ha elevato dal 7 al 30%, a decorrere da quest’anno, il moltiplicatore per la ulteriore rivalutazione dei redditi dominicale e agrario (ne sono esclusi i terreni agricoli e quelli non coltivati posseduti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, iscritti alla previdenza agricola).   ******   3) Responsabilità solidale per i CAF sul visto/asseverazione infedele Il comma 957, Legge di Stabilità 2016 (Legge n. 208/2015) ha modificato l’art. 39, comma 1-bis, D.Lgs. n. 241/97, prevedendo che in caso di rilascio di visto di conformità infedele, il CAF è obbligato solidalmente con il responsabile dell’assistenza fiscale (individuato dall’art. 35, D.Lgs. n. 241/1997) al pagamento di un importo che comprende: oltre le sanzioni; anche le imposte e gli interessi dovuti. Dichiarazione precompilata Vengono rivisti alcuni meccanismi tra cui la trasmissione dei dati sanitari, i limiti ai poteri di controllo, i requisiti dei CAF e gli adempimenti a loro carico. Tra le altre, vanno segnalate le seguenti novità: - si rende permanente l’obbligo per le aziende sanitarie locali, le aziende ospedaliere e tutti i soggetti espressamente menzionati nella disposizione di inviare al Sistema tessera sanitaria, ai fini della elaborazione della dichiarazione dei redditi, i dati relativi alle prestazioni sanitarie erogate. Tale obbligo viene esteso, a partire dal 1° gennaio 2016, anche alle strutture autorizzate per l’erogazione dei servizi sanitari, sebbene non accreditate; - si stabilisce che l’Agenzia delle entrate può eseguire controlli preventivi, entro quattro mesi dal termine stabilito per la trasmissione della dichiarazione o dalla data di trasmissione qualora tale data fosse posteriore a tale termine, nell’ipotesi in cui la dichiarazione dei redditi viene presentata direttamente o tramite il sostituto d’imposta che presta l’assistenza fiscale e risulta differente rispetto a quella precompilata con riferimento alla determinazione del reddito o dell’imposta o incoerente rispetto ai criteri stabiliti con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, o risulti un rimborso superiore all’importo di 4.000 euro; - si modificano i requisiti dimensionali ai fini dello svolgimento dell’attività di assistenza fiscale da parte dei CAAF; - si fissa al 28 febbraio di ciascun anno il termine entro il quale tutti gli enti, le casse, le società di mutuo soccorso aventi esclusivamente fine assistenziale e i fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale devono trasmettere all’Agenzia delle entrate i dati relativi alle spese sanitarie rimborsate ai soggetti del rapporto, a seguito del versamento dei contributi secondo le previsioni dell’art. 51, comma 2, e dell’art. 10, comma 1, TUIR, nonché tutti i dati relativi alle spese sanitarie rimborsate e che comunque non risultano essere rimaste a carico dei contribuenti; la norma vale a partire dal periodo d’imposta 2015; - si prevede che i sostituti d’imposta che operano le ritenute sui redditi sono tenuti a presentare per via telematica entro il 31 luglio di ciascun anno all’Agenzia delle entrate una dichiarazione unica dei dati fiscali e contributivi relativi all’anno solare precedente; - si esonera, in via sperimentale, per l’anno 2016, dall’obbligo di comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini dell’IVA (spesometro) i contribuenti che hanno trasmesso i dati tramite il Sistema Tessera Sanitaria; - non si applicano le sanzioni in caso di lieve ritardo o di errata trasmissione dei dati relativi al 2014 ovvero relativi al primo anno di applicazione della normativa, a condizione che l’errore non abbia determinato una indebita fruizione di detrazioni o deduzioni nella dichiarazione precompilata. Si tratta, in particolare, delle sanzioni a carico dei soggetti obbligati con riferimento alle prestazioni sanitarie; quelle a carico degli altri soggetti obbligati, ovvero banche, fondi pensioni, imprese assicuratrici e enti previdenziali (art. 78, comma 26, legge n. 413/1991); quelle a carico dei sostituti di imposta (art. 4, comma 6-quinquies, D.P.R. n. 322/1998); - i requisiti previsti per lo svolgimento dell’attività dei CAF (in particolare, in relazione al numero di dichiarazioni da essi trasmesse) si applicano con riferimento alle dichiarazioni trasmesse negli anni 2015-2017, in luogo degli anni da 2016 a 2018; - si consente ai CAF, in luogo della polizza assicurativa ad essi richiesta per lo svolgimento delle proprie attività di assistenza, di prestare idonea garanzia sotto forma di titoli di Stato o titoli garantiti dallo Stato, ovvero ancora sotto forma di fideiussione bancaria o assicurativa; - si disciplina la responsabilità solidale del centro di assistenza fiscale con chi commette violazioni relative all’assistenza dei contribuenti (visto di conformità ed asseverazione infedeli, certificazione tributaria infedele). In particolare, viene previsto che, in tali ipotesi, il CAF è obbligato solidalmente con il trasgressore al pagamento di una somma pari alla sanzione (come previsto dalla norma attuale), nonché alle ulteriori somme irrogate al trasgressore. Riduzione risorse CAF Vengono ridotte le risorse destinate ai centri autorizzati di assistenza fiscale (CAF). Per conseguenza, viene demandata ad apposito decreto del Ministro dell’Economia e delle finanze, da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, la rideterminazione dei compensi spettanti ai CAF in misura tale da realizzare i risparmi di spesa. Precisazioni in merito all’articolo di Italia Oggi sull’invio dei dati per il 730 precompilato In relazione all’articolo pubblicato il 5 gennaio 2016 sul quotidiano Italia Oggi, dal titolo “730 fase 2, c’è più tempo”, l’Agenzia delle entrate, con il comunicato n. 2 di pari data, ha chiarito la tempistica per l’invio dei dati relativi ai rimborsi delle spese sanitarie. In particolare, sarebbe errata l’affermazione secondo cui, a seguito della pubblicazione delle bozze delle specifiche tecniche per la trasmissione dei dati relativi ai rimborsi delle spese sanitarie, sarebbe stato modificato il termine per l’invio di questi dati, fissato al 31 gennaio 2016 dal Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 31 luglio 2015. Nell’articolo, a parere delle Entrate, vengono confusi due adempimenti diversi in relazione a differenti tipologie di rimborsi. L’Agenzia conferma, quindi, che le scadenze previste per l’invio dei dati sono le seguenti: - Entro il 31 gennaio 2016, le strutture sanitarie e i medici trasmettono al Sistema Tessera Sanitaria i dati relativi alle spese sanitarie e ai rimborsi effettuati nel 2015 per prestazioni non erogate o parzialmente erogate (allegato A al Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 31 luglio 2015); - Entro il 28 febbraio (per il 2016 entro il 29 febbraio visto che il 28 è domenica), gli enti e le casse aventi esclusivamente fine assistenziale e i fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale inviano all’Agenzia delle Entrate i dati relativi alle spese sanitarie rimborsate nell’anno 2015 per effetto dei contributi versati dai contribuenti iscritti a tali enti e casse (bozza delle specifiche tecniche pubblicata sul sito dell’Agenzia il 23 dicembre 2015). Resta pertanto fermo l’obbligo di trasmissione entro il 31 gennaio al Sistema Tessera Sanitaria dei dati relativi ai rimborsi effettuati dalle strutture sanitarie e dai medici per prestazioni non erogate o parzialmente erogate.   ******   4) Osservatorio partite IVA: on line i dati di novembre 2015 Sono stati pubblicati sul sito del Dipartimento delle Finanze i dati relativi all’Osservatorio sulle partite IVA aggiornati al mese di Novembre 2015. Nel mese di novembre 2015 sono state aperte 38.607 nuove partite Iva ed in confronto al corrispondente mese dell’anno precedente si registra una sostanziale stabilità (-0,1%). La distribuzione per natura giuridica mostra che il 69,3% delle nuove partite Iva è stato aperto da persone fisiche, il 24,5% da società di capitali, il 5,2% da società di persone; la quota dei “non residenti” ed “altre forme giuridiche” rappresenta complessivamente l’1% del totale delle nuove aperture. Rispetto al mese di novembre 2014 vi è stato un apprezzabile aumento di avviamenti per le società di capitali (+13,2%), mentre le persone fisiche e le società di persone fanno registrare una diminuzione (rispettivamente del 3,7% e del 7,8%). Riguardo alla ripartizione territoriale, il 43,2% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 22,6% al Centro e il 33,9% al Sud e Isole. Il confronto con lo stesso mese del 2014 mostra incrementi significativi nella Provincia Autonoma di Trento (+18%), in Emilia-Romagna (+12,8%) e Liguria (+8,7%), mentre le flessioni più consistenti si rilevano nella Provincia Autonoma di Bolzano (-30,5%), Molise (-9,8%) e Valle d’Aosta (-8,3%). In base alla classificazione per settore produttivo, il commercio continua a registrare il maggior numero di avviamenti di partite Iva con circa il 24,2% del totale, seguito dalle attività professionali con il 13,2% e dall’agricoltura con il 9,8%. Rispetto a novembre 2014, tra i settori principali si osserva un aumento sensibile nel comparto dei trasporti/magazzinaggio (+30,7%) e, aumenti seppure più contenuti nell’agricoltura (+16,8%) e nelle attività manifatturiere (+12,6%). Le maggiori flessioni di aperture di partite Iva si registrano, invece, nelle attività professionali (-16,5%), in quelle finanziarie (-8,8%) e nei servizi di comunicazione (-6%). Relativamente alle persone fisiche, la ripartizione è relativamente stabile, con il 61,4% di aperture di partite Iva che appartengono al genere maschile. Il 49% viene avviato da giovani fino a 35 anni e il 33,1% da soggetti appartenenti alla fascia dai 36 ai 50 anni. Rispetto al corrispondente mese dello scorso anno, la classe di età più giovane registra un significativo calo di aperture (-10,5%), mentre le classi più anziane mostrano incrementi tra il 12 e il 13%. Analizzando il Paese di nascita, si evidenzia che un avviamento su cinque è operato da parte di un soggetto nato all’estero. Nello scorso mese di novembre, 2.942 soggetti hanno aderito al nuovo regime forfetario, mentre 9.312 soggetti hanno aderito al regime fiscale di vantaggio. La possibilità di opzione tra i due regimi è stata prevista dal decreto “milleproroghe” approvato a dicembre 2014 (DL 192/2014) ed è valida solo per il 2015, in considerazione della circostanza che da gennaio 2016 è in vigore solo il regime forfetario. (MEF, comunicato stampa n. 7 del 11 gennaio 2016)   ******   5) Settima salvaguardia pensionistica: chi può accedervi, quando presentare la domanda Con la circolare n. 1 del 8 gennaio 2016 l’INPS illustra le disposizioni relative alla Settima Salvaguardia pensionistica introdotte dalla Legge di stabilità 2016 (articolo 1, commi da 263 a 270, della Legge n. 208 del 28 dicembre 2015). In particolare, l’articolo 1 (vedi Allegato n. 1 alla circolare in oggetto): - ridetermina le risorse finanziarie per le salvaguardie fino ad oggi intervenute; - individua le categorie di lavoratori che possono fruire della Settima Salvaguardia pensionistica e i criteri di ammissione; - stanzia le risorse finanziarie per la Settima Salvaguardia. La decorrenza dei trattamenti pensionistici da liquidare ai beneficiari della Settima salvaguardia non può essere anteriore al 1° gennaio 2016. La domanda per accedere al beneficio deve essere presentata entro il 1° marzo 2016 osservando che:
  1. a) i lavoratori di cui all’articolo 1, comma 265, lettere a) e b) (soggetti in mobilità o trattamento speciale edile e prosecutori volontari), iscritti alle gestioni private, pubbliche e dei lavoratori di sport e spettacolo, devono presentare online la domanda all’Inps, direttamente o tramite patronato.
  2. b) i lavoratori di cui all’art. 1, comma 265, lettere c), d) ed e) (soggetti cessati per accordi e risoluzione unilaterale, in congedo ai sensi dell’art. 42, c. 5, del D.lgs, n. 151 del 2001, con contratto a tempo determinato) devono presentare la domanda alle Direzioni territoriali del lavoro competenti per territorio, secondo le modalità definite dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con circolare n. 36 del 31 dicembre 2015 cui si rimanda integralmente (vedi Allegato n. 2 alla circolare in oggetto). Tali lavoratori possono anticipare la trattazione del conto presentando istanza anche all’Inps, per via telematica, direttamente o tramite patronato.
(INPS, comunicato del 11 gennaio 2016)   ******   6) Ammortizzatori sociali in deroga: concessione da parte delle Regioni L’INPS ha emanato il messaggio n. 54 del 11 gennaio 2016, con il quale informa che, in data 24 dicembre 2015, il Ministero del Lavoro ha emanato il decreto interministeriale prot. n. 40/0026591, che, all’art.1, dispone, per le finalità di cui all’articolo 44, comma 6, del decreto legislativo n.148 del 14 settembre 2015, che le Regioni e le Province autonome possano concedere i trattamenti di integrazione salariale e di mobilità, anche in deroga ai criteri, di cui all’articolo 2 e 3 del decreto interministeriale n.83473 del 1 agosto 2014, nella misura del 5% delle risorse attribuite con il D.I. n.90973 dell’8 luglio 2015, secondo la seguente ripartizione:
Regione Riparto del 5% delle risorse del D.I. 90973
Abruzzo € 767.063
Basilicata € 259.750
Calabria € 1.110.223
Campania € 1.557.301
Emilia Romagna € 1.929.136
Friuli Venezia Giulia € 372.527
Lazio € 2.119.615
Liguria € 542.119
Lombardia € 4.421.028
Marche € 735.205
Molise € 171.974
P.A. Bolzano € 122.923
P.A. Trento € 147.374
Piemonte € 1.873.884
Puglia € 2.169.541
Sardegna € 1.082.067
Sicilia € 1.231.732
Toscana € 1.661.387
Umbria € 460.110
Valle D’Aosta € 37.713
Veneto € 2.227.328
Gli effetti dei suddetti trattamenti non possono prodursi oltre la data del 31 dicembre 2015. Sulla base di quanto previsto dal Ministero del lavoro, l’Istituto è autorizzato ad erogare i trattamenti solamente fino a concorrenza delle risorse finanziarie disponibili per ciascuna Regione e Provincia autonoma.   ******   7) Dal 2016 le nuove sanzioni amministrative tributarie: ecco la circolare della Fondazione CNCL Con la circolare n. 2 del 11 gennaio 2016 la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro spiega le novità della riforma delle sanzioni tributarie amministrative contenute nel Decreto legislativo n. 158/2015, in vigore dal 1° gennaio 2016 a seguito di quanto previsto dalla Legge di Stabilità 2016. La disciplina è contenuta nel Decreto legislativo 24 settembre 2015, n.158 con il quale il Governo, in attuazione di una delle deleghe previste dalla legge 11 marzo 2014, n.23, ha modificato le sanzioni, sia penali che amministrative. Queste ultime, secondo le previsioni originarie del decreto, dovevano entrare in vigore originariamente nel 2017, ma la Legge n.208/2015 – Legge di Stabilità 2016, ha anticipato di un anno l’entrata in vigore. Si tratta di una modifica importante in quanto in materia di sanzioni tributarie si applica il principio del favor rei, conseguentemente la nuova disciplina si applica anche per le condotte precedenti ove più favorevole. OMESSA DICHIARAZIONE Nel caso di omessa presentazione della dichiarazione con imposte dovute, la sanzione prevista resta confermata nella misura che va dal 120% al 240% dell’imposta con un minimo di euro 250. Nel caso in cui non vi siano imposte dovute la sanzione fissa da euro 258 a 1.032 (2.065 per l’Iva) passa da 250 a 1.000 (2.000 per l’Iva). La novità principale è rappresentata da una riduzione sanzionatoria, volta a distinguere in un’ottica di maggiore proporzionalità, la condotta di chi omette la presentazione della dichiarazione a chi invece la presenta tardivamente oltre i 90 giorni canonici della scadenza, ma entro il termine della presentazione della dichiarazione dell’anno successivo e prima che sia intervenuta un’attività di controllo dell’Amministrazione finanziaria. Tale nuova fattispecie potrebbe essere definita come una “dichiarazione ultratardiva”. Si precisa che la dichiarazione continua a considerarsi omessa, l’effetto è solo sulla distinzione delle sanzioni che vengono ridotte della metà nella misura che va dal 60% al 120%. Appare discutibile mantenere tale distinzione, mentre il legislatore avrebbe potuto prevedere un estensione a tutti gli effetti del termine di omessa dichiarazione al termine della presentazione della dichiarazione dell’anno successivo. Nulla cambia per la dichiarazione tardiva, presentata entro i 90 giorni successivi alla scadenza del termine, la dichiarazione continua a considerarsi valida e la violazione può continuare ad essere ravveduta pagando 1/10 della sanzione fissa di euro 250. DICHIARAZIONE INFEDELE La sanzione prevista dal regime sanzione precedentemente andava dal 100% al 200% dell’imposta dovuta o della differenza di credito utilizzato. La riforma prevede quattro casistiche. Per le violazioni caratterizzate da colpevolezza, ma senza condotte particolarmente insidiose per l’amministrazione, la sanzione scende dal 90% al 180%. Se vi sono condotte fraudolente la sanzione può essere aumentata dal 135% al 270%. Se l’infedeltà della dichiarazione è di scarso profilo le sanzioni sono ridotte e vanno dal 30% al 60% Infine, se non vi è danno erariale, l’errore è sanzionato in misura fissa di 250 euro; si tratta dei casi in cui errori di competenza economica nella determinazione del reddito del contribuente non abbiano prodotto alcun vantaggio fiscale. ERRORI RELATIVI ALL’APPLICAZIONE DEL PRINCIPIO DI COMPETENZA ECONOMICA Per le violazioni relative ad errori di competenza fiscale sull’errata imputazione di componenti negativi e positivi di reddito, il nuovo art. 1, c. 4 del D.Lgs. 471 del 1997 prevede la sanzione ordinaria nella misura dal 90% al 180% sia ridotta di un terzo dal 30% al 60%. La norma è riservata ai casi in cui vi sia un accertamento da parte dell’amministrazione finanziaria e che vi siano due condizioni: - il quantum accertato: la maggior imposta o il minor credito accertati siano complessivamente inferiori al 3% dell’imposta o del credito dichiarati e che non superino trentamila euro; l’inserimento del tetto in misura fissa crea di fatto un presidio per evitare di favorire con la sola soglia percentuale i soggetti di maggiori dimensioni; - per i componenti positivi, è necessario che siano già stati imputati in altri periodi d’imposta e che quindi abbiano già concorso alla determinazione del reddito di un periodo d’imposta. La norma, in maniera non condivisibile, sembra limitare la sua applicazione alle sole annualità precedenti l’accertamento. Infine si precisa, che per quanto concerne i componenti negativi è sufficiente che gli stessi non siano stati dedotti più volte. STUDI DI SETTORE Il decreto interviene anche sulle sanzioni relative a violazioni sulla presentazione dei modelli per gli studi di settore. Il regime precedente prevedeva tre fattispecie sanzionabili: - sanzione in misura fissa di euro 2.065 per chi omette di presentare il modello degli studi di settore anche a seguito di specifico invito dell’amministrazione finanziaria; - se nel caso di omessa presentazione emerga un maggior reddito superiore al 10% rispetto al dichiarato la sanzione va dal 150% al 300% della maggiore imposta dovuta; - se gli studi di settore sono presentati con dati non corretti ed emerga un maggior reddito superiore al 10% rispetto al dichiarato la sanzione variabile va dal 110% al 220% Con le modifiche apportate si eliminano due fattispecie. La sanzione fissa prevista viene ridotta ad euro 2.000. L’intervento riformatore sulle sanzioni amministrative implicitamente, afferma il ruolo secondario degli studi di settore, ovvero strumenti ritenuti idonei a ricostruire la situazione reddituale del contribuente solo se confortati da altri elementi desunti, in contraddittorio rispetto alla realtà economica del contribuente. REGIME DEL CUMULO GIURIDICO Il regime del cumulo giuridico nella previdente normativa era disciplinato dall’art. 12, D. Lgs. n. 472 del 1992, e prevedeva per il contribuente che con una sola azione od omissione viola diverse disposizioni, l’applicazione della sola sanzione per la violazione più grave aumentata da un quarto al doppio. Il cumulo di applica separatamente per ciascun periodo d’imposta nei soli casi di accertamento con adesione. Per la conciliazione giudiziale e l’acquiescenza anche quando vengono emessi più atti per più periodi d’imposta, è possibile applicare la sanzione unica per più periodi. L’art. 16, c. 1, lett. e) del decreto in commento interviene sul principio del cumulo giuridico prevedendo la sua applicazione separatamente e limitatamente per ciascun tributo e ciascun periodo d’imposta, non solo nei casi di accertamento con adesione, ma anche per la mediazione tributaria e la conciliazione giudiziale.
  1. Procedimento di computo in diminuzione delle perdite in accertamento.
L’art. 25 del D.Lgs. n. 158 del 2015 disciplina, con effetti dal 1° gennaio 2016 e in relazione ai periodi di imposta ancora suscettibili di accertamento alla predetta data, le modalità con cui gli Uffici dell’Agenzia delle entrate possono riconoscere, nell’esercizio del potere di accertamento o nel procedimento di accertamento con adesione e in abbattimento del maggior reddito imponibile accertato, eventuali “perdite di periodo” o “perdite pregresse” non utilizzate dal contribuente, apportando modifiche all’art. 42 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 60 (rubricato “Avviso di accertamento”), all’art. 7 del D.Lgs. 19 giugno 1997, n. 241 (rubricato “Atto di accertamento con adesione”) e all’art. 36-bis del D.P.R. n. 600 del 1973 (rubricato “Liquidazione delle imposte, dei contributi, dei premi e dei rimborsi dovuti in base alle dichiarazioni”). La relazione illustrativa evidenzia che la disciplina introdotta dall’art. 25 del D.Lgs. n. 158 del 2015 persegue sia l’obiettivo di fornire certezza agli Uffici dell’Agenzia delle entrate e ai contribuenti in merito all’utilizzabilità in sede di accertamento delle perdite fiscali mediante l’introduzione di uno specifico iter procedurale sia di garantire il rispetto del principio di capacità contributiva. Con riguardo alle “perdite di periodo”, cioè alle perdite formatesi nel periodo di imposta oggetto di accertamento, il nuovo comma 2-bis dell’art. 42 del D.P.R. n. 600 del 1973 prevede che l’Agenzia delle entrate, in sede di accertamento, debba computare in diminuzione del maggior reddito imponibile accertato la perdita realizzata nel medesimo esercizio, sino a concorrenza dell’importo della medesima perdita. Il contribuente, una volta ricevuto l’avviso di accertamento, se le “perdite di periodo” riconosciute dall’Ufficio accertatore non hanno abbattuto integralmente il maggior reddito imponibile accertato, ha facoltà di chiedere al medesimo Ufficio che siano utilizzate in diminuzione del maggior reddito accertato delle “perdite pregresse”, cioè perdite formatesi in periodi di imposta precedenti al periodo di imposta oggetto di accertamento e non ancora utilizzate. A tale fine, il contribuente, entro il termine per proporre ricorso, dovrà presentare all’Ufficio accertatore un’apposita istanza, i cui contenuti e modalità di presentazione saranno stabiliti dal Direttore dell’Agenzia delle entrate con apposito provvedimento da emanare entro 90 giorni decorrenti dalla data del 22 ottobre 2015, data di entrata in vigore del decreto legislativo di riforma del sistema sanzionatorio amministrativo e penale. In tale ipotesi, il termine per la proposizione del ricorso è sospeso per un periodo di 60 giorni. In questo lasso di tempo, l’Ufficio accertatore procede al ricalcolo dell’eventuale maggiore imposta, degli interessi e delle sanzioni amministrative pecuniarie e ne comunica l’esito al contribuente. Come specifica la più volte citata relazione illustrativa, le sanzioni amministrative pecuniarie sono irrogate al contribuente solo se residua una maggiore imposta dalla rideterminazione dei maggiori redditi imponibili operata dall’Ufficio procedente a seguito dell’istanza di scomputo delle “perdite fiscali pregresse”. Il contribuente, anche nell’ambito del procedimento di accertamento con adesione e fermo restando l’obbligo per l’Ufficio accertatore di portare in diminuzione dal maggiore reddito accertato le “perdite di periodo”, potrà esercitare la facoltà di richiedere che dal maggior reddito imponibile accertato siano portati in diminuzione le “perdite fiscali pregresse”. Il legislatore delegato, al fine di evitare che le “perdite fiscali pregresse” che il contribuente ha richiesto e ottenuto in scomputo dal maggiore reddito imponibile rimangano ancora nella sua disponibilità, dispone, introducendo il nuovo comma 3-bis nell’art. 36-bis del D.P.R. n. 600 del 1973, che l’Agenzia delle entrate proceda a ridurre, nell’ultima dichiarazione dei redditi presentata dal contribuente, l’ammontare delle “perdite pregresse” riportabili in avanti ai sensi dell’art. 8 e 84 del TUIR. Sempre con il citato nuovo comma 3-bis dell’art. 36-bis del D.P.R. n. 600 del 1973, il legislatore delegato prevede che l’Agenzia delle entrate, ove il contribuente abbia usufruito dello scomputo delle perdite formatesi nel periodo di imposta oggetto di accertamento o di accertamento con adesione, debba ridurre l’ammontare delle perdite fiscali riportabili nelle dichiarazioni dei redditi presentate per i periodi di imposta successivi a quello oggetto di rettifica e, ove emerga un maggior reddito imponibile, debba esercitare il potere di accertamento in relazione ai tali successivi periodi di imposta. ASSOCIAZIONI SPORTIVE DILETTANTISTICHE L’articolo 19, modifica l’art. 25, comma 5, della legge n. 133 del 1999, recante disposizioni tributarie in materia di associazioni sportive dilettantistiche. Viene abrogata la sanzione impropria della decadenza dalle relative agevolazioni in caso di inosservanza della disciplina sulla tracciabilità dei pagamenti e dei versamenti dettata per lo svolgimento di efficaci controlli da parte dell’Amministrazione finanziaria. RIDUZIONE SANZIONATORIA IN CASO DI RETTIFICHE DEL CAF O DEL PROFESSIONISTA L’art. 24 del decreto modifica l’art. 39, del D.lgs. 9 luglio 1997, n. 241, recante la disciplina del visto ovvero dell'asseverazione infedele. L’articolo 39 prevedeva espressamente la possibilità di applicare il ravvedimento operoso, “nella misura prevista dall’articolo 13, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472”, tali parole sono sostituite con “a un none del minimo” realizzando una seppur piccola riduzione della sanzione. Pur risultando un intervento apprezzabile, il decreto avrebbe potuto intervenire eliminando la sproporzionata disciplina del visto di CAF e professionisti, introdotta dall’art. 6 del D.Lgs. n. 175/2014. Infatti, il d.lgs. n. 175/2014 in caso di inesattezze ha ribaltato totalmente la responsabilità a professionisti e CAF generando un’assurda concezione del rapporto tributario, con la nascita di un conflitto tra contribuente e professionista, diventando il primo, totalmente disinteressato da quello che finirà all’interno del modello e il secondo compresso tra responsabilità intrasferibili e costi crescenti. Tutte le inefficienze del sistema di riscossione delle maggiori imposte e sanzioni, in caso di errori, ricadranno esclusivamente sui professionisti ai quali l’Amministrazione finanziaria richiederà le somme dovute, non dovendo così più rivolgersi all’intera platea dei contribuenti. Tale attribuzione della responsabilità per imposta, sanzioni e interessi che il contribuente avrebbe dovuto versare si pone in contrasto con il principio di capacità contributiva di cui all’art. 53 Cost., in quanto il presupposto imponibile è sempre riconducibile al contribuente e non al CAF o al professionista. DECORRENZA Un aspetto di particolare interesse della riforma delle sanzioni tributarie riguarda l’entrata in vigore della nuova disciplina. Il decreto legislativo n.158 del 2015 è stato pubblicato nella gazzetta ufficiale n. 233 del 7 ottobre 2015 - Suppl. Ordinario n. 55, ma l’efficacia delle nuove disposizioni risulta in parte differita rispetto al 22 ottobre 2015, data di entrata in vigore del provvedimento, salvo quanto si dirà (v. infra). Specificamente l’art.23 si occupa della decorrenza degli effetti e, di converso, delle abrogazioni. In particolare, a seguito delle modifiche recate dall’art.1, comma 133 della legge n.208 del 2015, è previsto che le disposizioni di cui al Titolo II del decreto – sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie - si applicano a decorrere dal 1°gennaio 2016. L’applicabilità del principio del favor rei determina le seguenti conseguenze:
IPOTESI DISCIPLINA APPLICABILE
La sanzione non è stata contestata Si applica la disciplina più favorevole
La sanzione è stata contestata ma il provvedimento non definitivo Si applica la disciplina più favorevole
La sanzione è stata contestata ed il provvedimento è divenuto definitivo Si applica la sanzione irrogata
  ******   8) Nascono le “Società benefit” Nascono in Italia le “Società benefit”, introdotte dai commi 376 - 384 della Legge di Stabilità 2016. Si tratta di società che, nell’esercizio di un’attività economica, oltre allo scopo di dividerne gli utili, proseguono una o più finalità di beneficio comune e operano in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di tutti i portatori di interesse (persone, comunità, territori, enti, etc.). A vigilare sull'operato delle aziende, per evitare che sfruttino il "marchio" di benefit corporation per ragioni di immagine, sarà l' Autorità garante della concorrenza e del mercato. Questa innovazione consente all'Italia di essere il primo paese in Europa ad avere riconosciuto alle società benefit la veste di imprese profit, avviando un necessario percorso di innovazione economica che riguarda anche i modelli d’impresa nella direzione della sostenibilità. Le società benefit possono essere costituite in una qualsiasi forma giuridica prevista nel codice civile (società di persone, di società capitali e anche di cooperative) e, dunque, non costituiscono dal punto di vista giuridico un nuovo tipo di società, ma si concretizzano in un'impresa che persegue finalità sociali pur mantenendo a pieno lo scopo lucrativo. In questo la società benefit si differenzia dall'impresa sociale, alla quale è vietata in forma sia diretta che indiretta la distribuzione di utili o avanzi di gestione, nonché di fondi e riserve in favore di amministratori, soci, partecipanti, lavoratori e collaboratori. (Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, nota pubblicata l’11 gennaio 2016)   ******   9) Diritto annuale per l’iscrizione nel Registro delle Imprese per il 2016 Il Ministero per lo Sviluppo Economico, con la nota n. 279880 del 22 dicembre 2015, si è soffermato sull’applicazione del diritto annuale per i soggetti che si iscrivono nel Registro delle imprese e nel REA a decorrere dal 1° gennaio 2016. L’art. 18, commi 4 e 5, della legge 29 dicembre 1993, n. 580, come modificato dal comma 19 dell’art. 1 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 23, stabilisce che il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, determina e, in caso di variazioni significative del fabbisogno, aggiorna, sentite l'Unioncamere e le organizzazioni di categoria maggiormente rappresentative a livello nazionale, la misura del diritto annuale dovuto ad ogni singola camera di commercio da parte di ogni impresa iscritta o annotata nei registri di cui all’art. 8 della stessa legge, ivi compresi gli importi minimi e massimi, quelli dovuti in misura fissa e quelli applicabili alle unità locali. L’articolo 28, comma 1, del decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito con modificazioni nella legge 11 agosto 2014, n. 114 recante “Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari stabilisce che “Nelle more del riordino del sistema delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, l’importo del diritto annuale di cui all’articolo 18 della legge 29 dicembre 1993, n. 580 e successive modificazioni, come determinato per l’anno 2014, è ridotto, per l’anno 2015, del 35 per cento, per l’anno 2016, del 40 per cento, e, a decorrere dall’anno 2017, del 50 per cento”. Alla luce del disposto del predetto comma 1, che sostanzialmente vincola la determinazione delle misure del diritto annuale, è stato adottato il decreto interministeriale 8 gennaio 2015, con il quale sono state determinate le misure del diritto annuale a decorrere dal 2015, in conformità alle riduzioni percentuali legislativamente previste, a partire da quella del 35% prevista per il 2015, e confermando per il resto le disposizioni degli articoli da 2 a 6 del decreto interministeriale 21 aprile 2011, con l’aggiornamento dinamico di tutti i riferimenti e termini temporali indicati. Tale decreto, in assenza di nuovi interventi, ha già quindi l’effetto di disporre riduzioni delle misure del diritto annuale in misura pari a quelle legislativamente previste anche per gli anni successivi e, quindi, del 40% per il 2016 e del 50% a partire dal 2017. Poiché in sede di determinazione del fabbisogno per l’anno 2016 si è avuto modo di constatare cha la prevista riduzione legislativa delle misura del diritto annuale per tale anno, in misura pari al 40% è di gran lunga superiore alla riduzione comunque intervenuta anche per tale fabbisogno e, pertanto, rende la variazione del fabbisogno assolutamente irrilevante ai fini della determinazione del diritto annuale 2016 e, quindi, non significativa, si è anche ritenuto che non sia necessario aggiornare le misure del diritto annuale con un nuovo decreto da adottare ai sensi del comma 5 del citato articolo 18 della legge n. 580/1993 e successive modificazioni. Si ritiene infatti in questo caso sufficnete limitarsi ad illustrare con circolare, come in precedenti analoghe occasioni di variazione non significativa del fabbisogno, gli effetti per il 2016 del predetto decreto 8 gennaio 2015, che a sua volta in parte rinviava al decreto interministeriale 21 aprile 2011. Premesso quanto sopra si riportano, già ridotte del 40%, le misure fisse del diritto annuale dovuto dalle imprese e dagli altri soggetti obbligati dal 1° gennaio 2016.
MISURE FISSE DIRITTO ANNUALE
                                                                                 importi 2016
IMPRESE CHE PAGANO IN MISURA FISSA Sede Unità locale
* Imprese individuali iscritte o annotate nella sezione speciale (piccoli imprenditori, artigiani, coltivatori diretti e imprenditori agricoli) € 52,80 € 10,56
* Imprese individuali iscritte nella sezione ordinaria € 120,00 € 24,00
IMPRESE CHE IN VIA TRANSITORIA PAGANO IN MISURA FISSA Sede Unità locale
* Società semplici non agricole € 120,00 € 24,00
* Società semplici agricole € 60,00 € 12,00
* Societa' tra avvocati previste dal D.Lgs. N. 96/2001 € 120,00 € 24,00
* Soggetti iscritti al REA € 18,00
IMPRESE CON SEDE PRINCIPALE ALL'ESTERO
* per ciascuna unità locale/sede secondaria € 66,00
Si riportano, a tale fine, le fasce di fatturato e le relative aliquote da utilizzare per i calcoli:
Fasce e aliquote 2014
Scaglioni di fatturato (somma degli importi dovuti per ciascuno scaglione con arrotondamento matematico al quinto decimale) ALIQUOTE
da euro a euro
0 100.000,00 € 200,00 (misura fissa)
oltre 100.000,00 250.000,00 0,015%
oltre 250.000,00 500.000,00 0,013%
oltre 500.000,00 1.000.000,00 0,010%
oltre 1.000.000,00 10.000.000,00 0,009%
oltre 10.000,00 35.000.000,00 0,005%
oltre 35.000.000,00 50.000.000,00 0,003%
oltre 50.000.000,00 0,001% (fino ad un massimo di €40.000,00)
Si rammenta che anche la misura fissa prevista per la prima fascia di fatturato - da utilizzare comunque nel calcolo nell’importo integrale di € 200,00 - è soggetta, a conclusione del calcolo, alla riduzione complessiva 40%, con la conseguenza che per le imprese con fatturato fino a 100.000,00 euro, l’importo del diritto annuale da versare è pari ad € 120,00. Si evidenzia, inoltre, che anche l’importo massimo da versare, indicato nella tabella in 40.000 euro, è soggetto alla riduzione del 40%, con la conseguenza che in nessun caso l’importo da versare sarà superiore a € 24.000,00. Sia nel caso di misure del diritto annuale fisse che di misure commisurate al fatturato dell’esercizio precedente, occorre, quando necessario, provvedere all’arrotondamento all’unità di euro tenendo conto del criterio richiamato nella nota di questo Ministero n. 19230 del 30 marzo 2009. In merito trovano conferma le indicazioni e gli esempi riportati nella nota n. 227775 del 29 dicembre 2014 di questo Ministero, salva ovviamente la modifica della percentuale di riduzione.   ******   10) Milleproroghe 2016: disciplina dell’attività d’impresa Il 30 dicembre 2015 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 302 il Decreto legge 30 dicembre 2015, n. 210 in materia di proroga di termini previsti da disposizioni legislative (c.d. Milleproroghe). Il decreto contiene, tra l’altro, disposizioni in materia di: processo amministrativo digitale; giustizia amministrativa, servizio di interrompibilità del carico elettrico per grandi consumatori elettrici in territori insulari, gestione associata delle funzioni fondamentali dei piccoli comuni, distretti turistici, appalti pubblici, regime di doppio binario in materia di Sistema di tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) e altre disposizioni in materia ambientale. L’articolo 3, comma 1, estende di un anno, fino al 31 dicembre 2016, il periodo nel quale, in base all’articolo 43, comma 12, del decreto legislativo n. 177/2005 (Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici), i soggetti che esercitano l’attività televisiva in ambito nazionale e che soddisfano determinati requisiti in termini di ricavi non possono acquisire partecipazioni in imprese editrici di giornali quotidiani o partecipare alla costituzione di nuove imprese editrici di giornali quotidiani, fatta eccezione per le imprese editrici di giornali quotidiani diffusi esclusivamente in modalità elettronica. Con l’articolo 7, comma 5, viene differito al 31 dicembre 2016 il termine entro cui il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e previa intesa con la Conferenza Unificata, dovrà adottare una disciplina attuativa in tema di esercizio abusivo del servizio di taxi e del servizio di noleggio con conducente. L’emanazione di tale decreto è prevista dall’articolo 2, comma 3, del decreto legge n. 40/2010, convertito con modificazioni dalla legge n. 73/2010. L’articolo 7, comma 9, inserisce nel decreto legislativo n. 112/2015 (di attuazione della direttiva 2012/34/UE sullo spazio ferroviario europeo unico) una previsione che estende l’efficacia del vigente contratto di programma – parte servizi 2012-2014, stipulato tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Rete Ferroviaria Italiana Spa, per il periodo necessario alla stipula del nuovo contratto e comunque non oltre il 31 dicembre 2016. L’articolo 12 riguarda il settore della distribuzione e vendita della stampa quotidiana e periodica. Ricordiamo che con il decreto legge n. 63/2012, in materia di sostegno pubblico all’editoria, è stato introdotto l’obbligo di tracciabilità delle vendite e delle rese dei giornali basato sulla lettura del codice a barre, che richiede la realizzazione di una rete informatica di collegamento di tutti i componenti della filiera (editori, distributori ed edicolanti). Per sostenere l’adeguamento tecnologico di tali soggetti, il medesimo decreto legge ha attribuito loro un credito d’imposta, per un importo non superiore ai risparmi accertati con apposito decreto del presidente del Consiglio dei ministri ovvero del sottosegretario delegato, fino ad un limite massimo di 10 milioni di euro. In considerazione dei tempi necessari per realizzare la rete, l’applicazione sia dell’obbligo di tracciabilità delle vendite che del credito d’imposta è stata più volte rinviata. Il decreto legge Milleproroghe dispone un’ulteriore slittamento delle scadenze: la tracciabilità delle vendite e delle rese sarà obbligatoria dal 31 dicembre 2016; il credito d’imposta connesso all’effettuazione degli interventi di modernizzazione e informatizzazione della rete è riconosciuto per l’anno 2016 a valere sulle risorse stanziate. Con l’articolo 10, comma 4, il termine per l’esercizio dell’attività di consulenza in materia di investimenti da parte dei soggetti che al 31 dicembre 2007 prestavano già tale attività, senza detenere somme di denaro o strumenti finanziari di pertinenza dei clienti, è prorogato fino al 31 dicembre 2016 nelle more della definizione del nuovo quadro normativo e dell’avvio effettivo dell’Albo dei consulenti finanziari.   Vincenzo D’Andò