Il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte

Premessa

Come è noto, l’articolo 11 del D.Lgs. n. 74/2000, che non è stato toccato dalle recenti modifiche di cui al D.Lgs. n. 158/2015, espressamente dispone che chiunque aliena simulatamente o compie altri atti fraudolenti sui propri o su altrui beni idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva, al fine di sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi o sul valore aggiunto ovvero di interessi o sanzioni amministrative relativi a dette imposte di ammontare complessivo superiore ad € 50.000, commette un reato punito con la reclusione.

Si tratta del reato di “sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte”, sul quale in precedenti puntate della rassegna giurisprudenziale dedicate al tema dei reati tributari sono già state illustrate alcune sentenze; in questa ne riproponiamo altre, alcune delle quali mettono in evidenza come il tema possa riguardare anche il professionista che consiglia l’effettuazione delle operazioni fraudolente.

 

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 Le donazioni ai parenti possono configurare il reato

Affinché siano integrati gli elementi costitutivi della fattispecie incriminatrice basta unicamente che la condotta risulti idonea a rendere in tutto o in parte inefficace una procedura di riscossione coattiva da parte dello Stato, e tale idoneità va apprezzata ex ante. Non rileva dunque l’effettiva verificazione dell’evento; di conseguenza, ai fini della configurabilità del reato, sono necessari sia il dolo specifico, sia la condotta fraudolenta atta a vanificare l’esito dell’esecuzione tributaria coattiva la quale non configura un presupposto della condotta, in quanto la legge la prevede solo come evenienza futura che la condotta perpetrata tende a neutralizzare. Nel caso di specie, riguardante degli avvisi di accertamento notificati alla fine del 2013, a cui seguiva infruttuosa istanza di adesione nel gennaio 2014 e infine l’atto di disposizione nel novembre del 2014, il giudice di merito ha correttamente applicato la legge. D’altra parte “la donazione è un tipico atto idoneo a sottrarre la garanzia patrimoniale ai creditori, andando a incidere, riducendola, sulla garanzia patrimoniale del debitore di cui all’articolo 2740 del codice civile. E l’azione revocatoria è un rimedio previsto dalla legge proprio per rimediare ad altre iniziative; essa inoltre, […] comporta comunque la necessità di promuovere un’altra lite – anche se con il minor rigore probatorio derivante dal fatto che non si richiede l’ulteriore condizione di cui all’art. 2901 n. 2 cc (cioè la consapevolezza del pregiudizio da parte del terzo) – con tutte le conseguenze in termini di tempi, costi e incertezza”.

(Cassazione, sez. III penale, sentenza n. 36378/2015)

 

Donazione di immobili di cui il donatario non ha bisogno

Ricorre il reato quando il professionista decide di donare tutto il suo patrimonio immobiliare al figlio il quale, però, non ha necessità degli immobili ricevuti, essendo già proprietario di un appartamento. Inutile, poi, giustificare l’atto di liberalità con lo scopo di acquistare un altro immobile con IVA agevolata se tale intenzione non si è tradotta in un atto definitivo a distanza di molto tempo dal preliminare.

Gli elementi dai quali è rinvenibile il carattere fraudolento delle cessioni a titolo gratuito oggetto di controversia sono: il fatto che l’indagato, con la donazione al proprio figlio, si era spogliato di tutto il suo patrimonio immobiliare; la circostanza che il donatario non aveva necessità degli immobili ricevuti in quanto già dotato di una propria abitazione; la circostanza che l’indagato continuava ad avere il possesso di uno degli immobili oggetto di donazione esercitando lì, fra l’altro, la propria attività professionale;  infine, la circostanza che la donazione di era conclusa appena due mesi prima del deposito della sentenza della Commissione Tributaria che aveva confermato in…

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