Gli adempimenti per sfuggire all’applicazione dei diritti CCIAA per l’anno 2016

di Antonino & Attilio Romano

Pubblicato il 15 dicembre 2015



le società di capitali in liquidazione potranno evitare il pagamento dei diritti annuali CCIAA per l’anno 2016 se approveranno il bilancio finale di liquidazione entro il 31 dicembre: in tal caso la domanda di cancellazione dal registro delle imprese dovrà essere inoltrata entro il prossimo 1 febbraio 2016

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Le società di capitali in liquidazione eviteranno il pagamento dei diritti annuali CCIAA per l’anno 2016 se approveranno il bilancio finale di liquidazione entro il 31 dicembre. La domanda di cancellazione dovrà essere inoltrata entro il 1 dicembre 2016. Sono queste alcune delle precisazioni contenute nella nota MISE del 7 ottobre scorso.

Natura “contributiva” dei diritti camerali

Il diritto camerale è stato istituito con l'art. 34 del D.L. 22.12.1981, n. 786, convertito in legge 26.02.1982, n. 51, ai sensi del quale "… a decorrere dall'anno 1982 e al fine di accrescere gli interventi promozionali a favore delle piccole e medie imprese le camere di commercio percepiscono un diritto annuale a carico di tutte le ditte che svolgono attività economiche iscritte agli albi e registri delle predette camere...".

La normativa, nel tempo, è stata oggetto di modifiche; da ultimo l'art. 18 della legge 29.12.1993, n. 580, individua alla lettera b del comma 1, il diritto annuale come mezzo ordinario di finanziamento delle Camere di commercio che trova la sua giustificazione per tutta l'attività di assistenza, di supporto e di promozione degli interessi generali delle imprese.

Trattasi di un contributo dovuto da ogni impresa iscritta nel registro delle imprese, tenuto dalla Camera di Commercio, ai sensi dell'art. 18, L. n. 580/1993 e finalizzato all'espletamento dei servizi che gli Enti camerali sono tenuti a fornire in relazione alle funzioni amministrative ed economiche alle stesse demandate dalle diverse normative in materia.

Gli importi del contributo vengono definiti per decreto del Ministero dello Sviluppo Economico in base ad una ripartizione tra soggetti che pagano in misura fissa e soggetti che versano proporzionalmente al fatturato dell’esercizio precedente in base a scaglioni di reddito predefiniti.

Secondo quanto disposto dall’art. 18, c. 10, L. n. 580/93, rimane nella facoltà di ciascuna struttura territoriale provinciale deliberare una maggiorazione (fino ad un massimo del 20 degli importi ministeriali) per il cofinanziamento di iniziative aventi per scopo l’aumento della produzione ed il miglioramento delle condizioni economiche della circoscrizione di competenza. Per i soggetti iscritti al registro delle imprese il diritto è dovuto per la sede legale e anche per ogni unità locale, rispettivamente alla Camera di Commercio (ovvero alle Camere di Commercio) di relativa iscrizione1.

Imprese <iscritta> ed obbligo del pagamento

Tutte le imprese iscritte o annotate nel Registro delle Imprese ed i soggetti REA sono tenuti al pagamento del diritto annuale, a prescindere dallo status di attive o “inattive” o “in liquidazione”. Come previsto al comma 3 del D.M. n. 359/2001 “… Le società e gli altri soggetti collettivi cessano di essere soggette al pagamento del diritto a partire dall’anno solare successivo a quello in cui è stato approvato il bilancio finale di liquidazione a condizione che la relativa domanda di cancellazione dal Registro delle Imprese sia presentata entro il 30 gennaio successivo all’approvazione del bilancio finale…”.

Pertanto, quand’anche le imprese hanno cessato l’attività ed approvato il bilancio finale di liquidazione restano, comunque, soggette al pagamento del diritto camerale ove non richiedano la cancellazione dal registro delle imprese.

In tale direzione soccorre la normativa contenuta nella L. 24/11/2000, n. 340, recante “Disposizioni per la delegificazione di norme e per la semplificazione di procedimenti amministrativi” che individua specificatamente le condizioni in cui la cancellazione possa essere effettuata ex officio dagli Enti camerali.

In sostanza:

  1. per le imprese soggette a procedura di fallimento o di liquidazione coatta amministrativa lo stop al versamento coincide con l'anno solare successivo a quello in cui è stato adottato il provvedimento, con l'eccezione dei casi in cui sia stato autorizzato l'esercizio provvisorio dell'impresa.;

  2. per le imprese individuali, la regola prevede che nulla sia più dovuto dall'anno solare che scatta dopo la cessazione dell'attività, purché la domanda di cancellazione sia stata presentata entro il 30 gennaio successivo alla data di "chiusura'';

  3. la terza ipotesi riguarda le società e gli altri soggetti collettivi, per i quali la soggezione al pagamento non vale più dall'anno successivo a quello in cui è stato approvato il bilancio finale di liquidazione, ma solo se la domanda di cancellazione arriva entro il 30 gennaio successivo;

  4. infine, le società cooperative, infine, non devono più nulla dall'anno solare successivo al provvedimento con il quale l'autorità governativa le ha sciolte.

Nota MISE 7 ottobre 2015

Con Nota dello scorso 7 ottobre, recepita dalle diverse Camere di Commercio, i tecnici del Ministero dello Sviluppo Economico hanno illustrato le procedure da adottare e gli adempimenti da porre in essere al fine di consentire alle imprese in liquidazione di evitare il pagamento dei diritti annuali per l’anno 2016.

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SOCIETÀ DI CAPITALI

Per non essere tenute al versamento dei contributi CCIAA dell’anno 2016 l’assemblea dei soci dovrà approvare il bilancio finale di liquidazione entro il 31 dicembre 2015.

Ai sensi dell’art. 2493, comma 1, c.c., - Approvazione tacita del bilancio - decorso il termine di novanta giorni senza che siano stati proposti reclami, il bilancio finale di liquidazione s’intende approvato, e i liquidatori, salvo i loro obblighi relativi alla distribuzione dell’attivo risultante dal bilancio, sono liberati di fronte ai soci.

Aldilà della formula di approvazione tacita del bilancio finale di liquidazione è data ai soci la possibilità di approvare lo stesso espressamente, prima del decorso di novanta giorni ex art. 2493, comma 2, c.c. Quindi dicasi approvazione espressa del bilancio finale di liquidazione quella in cui i soci tutti, nel momento del pagamento delle quote di riparto, rilascino quietanza liberatoria al liquidatore. Nel caso in cui l’approvazione del bilancio finale di liquidazione fosse espressa dall’assemblea dei soci, dovrebbe rispettare i seguenti dettami:

  • Presenza della totalità dei soci;

  • Approvazione del bilancio e del piano di riparto;

  • Rilascio della quietanza liberatoria ai liquidatori;

  • Indicazione del luogo di conservazione delle scritture contabili;

  • Firma del presidente e del segretario di assemblea.

La domanda di cancellazione dovrà essere presentata dal liquidatore entro il 1 febbraio 2016.

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SOCIETÀ DI PERSONE

Le società semplici, in nome collettivo ed in accomandita semplice, in caso di scioglimento entro il 31 dicembre 2015 o approvazione del bilancio finale di liquidazione entro la stessa data, devono presentare la domanda di cancellazione entro il 1 febbraio 2016. Ai sensi e per gli effetti dell’art. 2311, c.c. il bilancio sottoscritto dai liquidatori ed il piano di riparto devono essere comunicati mediante raccomandata ai soci e si intendono approvati se non sono impugnati nel termine di sessanta giorni dalla comunicazione. In caso di impugnazione del bilancio e del piano di riparto, il liquidatore può chiedere che le questioni relative alla liquidazione siano esaminate separatamente da quelle relative alla divisione, alle quali il liquidatore può restare estraneo. Con l’approvazione del bilancio, i liquidatori sono liberati di fronte ai soci.

15 dicembre 2015

Attilio Romano

1  M. OTTAVIANO, Liquidazione entro il 31/12? La società evita i tributi cdc. Italia Oggi, ottobre, 2015.