Diario quotidiano del 9 dicembre 2015: il bonus fiscale per l’acquisto di appartamenti da locare

Pubblicato il 9 dicembre 2015



bonus fiscale per l’acquisto di appartamenti da locare: decreto attuativo pubblicato nella G.U.; al via la collaborazione tra Equitalia e Codacons; tassazione cessione azienda: nella base imponibile rientrano i debiti ereditati dall’acquirente della società; istanze di trasformazione sotto controllo doganale di vetri solari provenienti dalla Cina: esame preventivo; dichiarazioni d’intento: è disponibile il nuovo software; recesso ed esclusione del socio: come valutare le quote nelle società di persone; tributi locali e sanatoria delle delibere: é aggravio di adempimenti; acconto Iva: al via il riversamento all’Erario; pronte le bozze dei modelli Cu e 730/2016; regolamento emittenti su assetti proprietari: documento di consultazione della Consob e altre modifiche

Indice:

1) Bonus fiscale per l’acquisto di appartamenti da locare: decreto attuativo pubblicato nella G.U.

2) Al via la collaborazione tra Equitalia e Codacons

3) Tassazione cessione azienda: nella base imponibile rientrano i debiti ereditati dall’acquirente della società

4) Istanze di trasformazione sotto controllo doganale di vetri solari provenienti dalla Cina: esame preventivo

5) Dichiarazioni d’intento: è disponibile il nuovo software

6) Recesso ed esclusione del socio: come valutare le quote nelle società di persone

7) Tributi locali e sanatoria delle delibere: é aggravio di adempimenti

8) Acconto Iva: al via il riversamento all’Erario

9) Pronte le bozze dei modelli Cu e 730/2016

10) Regolamento emittenti su assetti proprietari: documento di consultazione della Consob e altre modifiche

1) Bonus fiscale per l’acquisto di appartamenti da locare: decreto attuativo pubblicato nella G.U.

E’ stato pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale n. 282 del 3 dicembre 2015, il Decreto 8 settembre 2015.

Si tratta delle modalità di attuazione e procedure di verifica ai sensi dell’articolo 21, comma 6, del D.L. 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla Legge 11 novembre 2014, n. 164, in materia di deduzione per l’acquisto, la costruzione o la ristrutturazione di unità immobiliari da destinare alla locazione.

Proprio tale Decreto Legge 133/2014 ravvisava la necessità di fornire ai contribuenti un’informazione completa sui soggetti legittimati, sui titoli abilitanti, sui termini previsti e sugli adempimenti amministrativi necessari per usufruire della deduzione prevista. Ne è quindi scaturito tale decreto attuativo ora apparso in gazzetta.

Come è noto, l’art. 21 del D.L. n. 133/2014 (c.d. decreto “Sblocca Italia”) prevede la possibilità, per persone fisiche non esercenti attività commerciale, di dedurre dal reddito complessivo, risultante ai fini IRPEF, un importo pari al 20% delle spese sostenute, nel limite di 300.000 euro, per l’acquisto o la costruzione di immobili abitativi da destinare alla locazione per una durata complessiva non inferiore a 8 anni. L’agevolazione è limitata agli acquisti sostenuti dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2017.

Il bonus spetta nella misura del 20% del prezzo di acquisto risultante dall’atto di compravendita. Sono inoltre deducibili gli interessi passivi derivanti da mutui contratti per l’acquisto dell’unità immobiliare.

Il beneficio fiscale va ripartito in 8 quote annuali di pari importo, partendo dall’anno in cui viene stipulato il contratto di locazione . Considerando che il tetto alla deduzione è fissato a 60.000 euro (ossia il 20% di 300.000), la quota annua massima deducibile è pari a 7.500 euro.

Ecco, comunque, di seguito tutto il neo provvedimento, articolo per articolo.

Definizione di unità immobiliari invendute (art. 1)

Ai fini del citato neo decreto, sono definite invendute le unità immobiliari che, alla data del 12 novembre 2014, erano già interamente o parzialmente costruite ovvero quelle per le quali alla medesima data era stato rilasciato il titolo abilitativo edilizio comunque denominato, nonché quelle per le quali era stato dato concreto avvio agli adempimenti propedeutici all'edificazione quali la convenzione tra Comune e soggetto attuatore dell’intervento, ovvero gli accordi similari comunque denominati dalla legislazione regionale.

Deduzioni spettanti (art. 2)

Alle persone fisiche, non esercenti attività commerciale che acquistano, dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2017 unità immobiliari a destinazione residenziale di nuova costruzione invendute o oggetto di interventi di ristrutturazione edilizia o di restauro e risanamento conservativo di cui all’art. 3, comma l, lettere d) e c), del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, viene riconosciuta una deduzione dal reddito complessivo ai fini dell’IRPEF pari al 20% del prezzo di acquisto dell’immobile risultante dall'atto notarile di compravendita, nel limite massimo complessivo di euro 300.000,00 comprensivo di IVA.

A detti soggetti spetta, altresì, la deduzione dal reddito complessivo degli interessi passivi sui mutui contratti per l’acquisto della medesima unità immobiliare nella misura del 20% degli stessi.

Le deduzioni sono riconosciute per l’acquisto di unità abitative per le quali é stato rilasciato il certificato di agibilità o si sia formato il silenzio assenso di cui all’art. 25 del citato D.P.R. n. 380 del 2001, nel periodo ricompreso tra il 1° gennaio 2014 e il 31 dicembre 2017.

Le deduzioni spettano ai soggetti titolari del diritto di proprietà dell’unità immobiliare in relazione alla quota di proprietà.

Le deduzioni spettano al proprietario dell’unità immobiliare anche nell’ipotesi in cui quest’ultima sia concessa in usufrutto a soggetti giuridici pubblici o privati operanti da almeno dieci anni nel settore dell’alloggio sociale, come definito dal decreto del Ministro delle infrastrutture 22 aprile 2008, nel rispetto delle condizioni stabilite dal successivo art. 4. Il corrispettivo di usufrutto, calcolato su base annua, non può essere di importo superiore a quello dei canoni di locazione calcolati con le modalità stabilite dal medesimo art. 4.

Ai sensi dell’art. 21, comma 5, del citato D.L. n. 133 del 2014, la deduzione deve essere ripartita in otto quote annuali di pari importo a partire dal periodo di imposta nel quale avviene la stipula del contratto di locazione.

Eventuali interruzioni del periodo di locazione per motivi non imputabili al locatore, purché ciascuna inferiore ad un anno, non determinano la decadenza del diritto alla deduzione.

Costruzione su aree edificabili (art. 3)

Ai suddetti soggetti é riconosciuta la deduzione dal reddito complessivo ivi prevista delle spese sostenute, dipendenti da contratti di appalto, per la costruzione di un’unità immobiliare a destinazione residenziale su aree edificabili già possedute dal contribuente stesso prima dell'inizio dei lavori o sulle quali sono già riconosciuti diritti edificatori. Ai fini della deduzione le predette spese sono attestate dall'impresa che esegue i lavori attraverso fattura.

La deduzione é riconosciuta per la costruzione di unità immobiliari, da ultimare entro il 31 dicembre 2017, per le quali é stato rilasciato il titolo abilitativo edilizio comunque denominato anteriormente alla data del 12 novembre 2014.

La deduzione viene riconosciuta per le spese attestate nel periodo ricompreso tra il 1° gennaio 2014 e il 31 dicembre 2017 ed é ripartita in otto quote annuali di pari importo a partire dal periodo di imposta nel quale avviene la stipula del contratto di locazione.

Requisiti per l’accesso alle deduzioni (art. 4)

Ai sensi dell’art. 21, comma 4, del D.L. 12 settembre 2014, n. 133 convertito, con modificazioni, dalla Legge 11 novembre 2014, n. 164, la spettanza delle deduzioni di cui ai precedenti articoli 2 e 3 viene subordinata alle seguenti condizioni:

a) l’unità immobiliare acquistata sia destinata, entro sei mesi dall’acquisto o dal termine dei lavori di costruzione, alla locazione per almeno otto anni e purché tale periodo abbia carattere continuativo;

b) l’unità immobiliare medesima sia a destinazione residenziale, e non sia classificata o classificabile nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9;

c) l’unità immobiliare non sia ubicata nelle zone omogenee classificate E, ai sensi del decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444;

d) l’unità immobiliare consegua prestazioni energetiche certificate in classe A o B, ai sensi dell’allegato 4 delle Linee Guida nazionali per la classificazione energetica degli edifici di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico 26 giugno 2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 158 del 10 luglio 2009, ovvero ai sensi della normativa regionale, laddove vigente;

e) il canone di locazione non sia superiore a quello indicato nella convenzione di cui all’art. 18 del testo unico di cui al D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, ovvero non sia superiore al minore importo tra il canone definito ai sensi dell’art. 2, comma 3, della Legge 9 dicembre 1998, n. 431, e quello stabilito ai sensi dell’art. 3, comma 114, della legge 24 dicembre 2003, n. 350;

f) non sussistano rapporti di parentela entro il primo grado tra locatore e locatario;

g) accertata esecuzione di opere edilizie conformi a quelle assentite o comunicate.

Divieto di ripetibilità delle deduzioni (art. 5)

Le deduzioni sono riconosciute una sola volta per ogni singolo immobile e non sono cumulabili con le altre agevolazioni fiscali previste da altre disposizioni di legge per le medesime spese.

Decorrenza del termine per la conclusione del contratto di locazione (art. 6)

Il periodo di sei mesi di cui all’art. 21, comma 4, lettera a) del D.L. n. 133 del 2014 decorre, per le unità immobiliari acquistate (cioè quelle di cui all’art. 2, comma 1), dalla data dell’acquisto, ovvero, per le unità immobiliari in costruzione, dalla data del rilascio del certificato di agibilità, ovvero dalla data in cui si é formato il silenzio assenso ex art. 25 del D.P.R. n. 380 del 2001.

Per gli immobili acquistati prima della pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il periodo decorre dalla medesima data di pubblicazione.

Canone di locazione applicabile (art. 7)

La quantificazione del canone e' calcolata sulla base di quanto disposto dall’art. 4, comma l, lettera e), del presente decreto.

Per i fini di cui al presente decreto, le unità immobiliari realizzate sulla base della convenzione di cui all’art. 35 della Legge 22 ottobre 1971, n. 865, nei piani di zona o nei piani assimilati, comunque denominati, sono equiparate alle unità immobiliari realizzate sulla base della convenzione di cui all’art. 18 del D.P.R. n. 380 del 2001.

In assenza di immobili realizzati nell’ambito urbano ai sensi dell’art. 3, comma 114, della Legge 24 dicembre 2003, n. 350, il canone viene calcolato in base ai parametri definiti dall’accordo territoriale vigente, sottoscritto dalle organizzazioni di categoria ai sensi dell’art. 2, comma 3, della Legge 9 dicembre 1998, n. 431 (canone concordato).

Nei comuni in cui non siano stati definiti accordi ai sensi dell’art. 2, comma 3, della Legge 9 dicembre 1998, n. 431, si fa riferimento per la determinazione del canone, ai sensi del Decreto interministeriale (MIT-MEF) del 14 luglio 2004 pubblicato nella G.U. 12 novembre 2004, n. 266, all’Accordo vigente nel comune demograficamente omogeneo di minore distanza territoriale anche situato in altra regione.

Trasferimento dell'abitazione nel periodo di locazione obbligatoria (art. 8)

In caso di trasferimento dell’unità immobiliare locata, per vendita o per successione ereditaria, la deduzione fiscale spettante si trasferisce per la parte residua al nuovo soggetto proprietario purché in possesso dei requisiti di cui all’art. 2 fermo restando in capo ad esso il rispetto delle condizioni di spettanza previste dall’art. 21, comma 4, del D.L. 12 settembre 2014, n. 133, convertito dalla Legge 11 novembre 2014, n. 164.

Nel caso di cessione di usufrutto a titolo oneroso, di cui al comma 4-bis dell’art. 21 del citato D.L. n. 133 del 2014, effettuata contestualmente all’atto di acquisto dell’unità immobiliare, il corrispettivo di usufrutto dovrà essere espressamente indicato nel medesimo atto di acquisto.

Il corrispettivo di usufrutto deve essere calcolato su base annua, non deve essere superiore all’importo dei canoni di locazione calcolati con le modalità stabilite dal comma 4, lettera e), dell’art. 21 del suddetto Decreto Legge.

La cessione in usufrutto non può essere effettuata a soggetti diversi da quelli previsti dall’art. 21, comma 4-bis, del suddetto D.L. n. 133 del 2014. Qualora la cessione in usufrutto fosse disposta in favore di persone fisiche “mortis causa” il soggetto beneficiante é tenuto al rispetto delle condizioni di cui all’art. 4 (si veda sopra, nel paragrafo: “requisiti per l’accesso alle deduzioni”).

2) Al via la collaborazione tra Equitalia e Codacons

Semplificazione e assistenza online per i cittadini. Nuovi canali di contatto che mirano a favorire la trasparenza nell’azione di riscossione dei tributi e a fornire assistenza veloce su cartelle, rateizzazioni e tutte le altre attività svolte da Equitalia. È quanto prevede il protocollo d’intesa firmato il 3 dicembre 2015 dall’Amministratore delegato di Equitalia Spa, Ernesto Maria Ruffini, e dal presidente del Codacons, Giuseppe Ursini.

Attraverso uno sportello telematico dedicato, presente sul sito internet www.gruppoequitalia.it nell’area dedicata ad Associazioni e Ordini, i delegati dell’associazione dei consumatori possono richiedere informazioni per conto dei loro assistiti e avere risposta in modo semplice e veloce.

Il servizio consente, per esempio, di avere tutte le informazioni riguardanti la situazione debitoria e le iscrizioni di ipoteca o di fermo amministrativo, nonché di presentare richiesta per la sospensione della riscossione e altro ancora. Per i casi più complessi è possibile fissare un appuntamento direttamente negli uffici di Equitalia e analizzare nel dettaglio la situazione del contribuente, anche al fine di individuare insieme la migliore soluzione possibile per fare fronte ai pagamenti.

La collaborazione avviata tra Equitalia e Codacons si concretizzerà attraverso specifici protocolli che saranno sottoscritti a livello regionale.

«Questo accordo è molto importante nell’ottica di semplificare gli adempimenti dei contribuenti tramite il dialogo costante con le associazioni che li rappresentano – afferma l’Amministratore delegato di Equitalia, Ernesto Maria Ruffini. – Le iniziative operative che saranno realizzate sono finalizzate a favorire una gestione del servizio di riscossione sempre più attenta alle esigenze di cittadini e imprese attraverso l'impegno congiunto a individuare soluzioni legittime e trasparenti anche ai casi più difficili».

«Si tratta di un accordo che porterà vantaggi concreti agli utenti, avvicinando i cittadini al Fisco e permettendo loro di pagare le dovute tasse con maggiore serenità», afferma il presidente Codacons, Giuseppe Ursini.

(Equitalia, comunicato del 3 dicembre 2015)

3) Tassazione cessione azienda: nella base imponibile rientrano i debiti ereditati dall’acquirente della società

Nella cessione d’azienda, l’imposta di registro proporzionale si applica su tutto ciò che forma il corrispettivo del trasferimento e, quindi, non solo il prezzo corrisposto in denaro, ma anche gli oneri e le passività che, per effetto della cessione, restano a carico del cessionario.

Si tratta, infatti, solo di diverse modalità convenute dai contraenti per il pagamento del prezzo concordato, che non assumono rilevanza per la determinazione della base imponibile.

Dunque, La base imponibile per la registrazione del contratto deve tenere conto del valore totale dell’atto di acquisto inclusi, quindi, i debiti ereditati dall’acquirente della società.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza 23873 del 23 novembre 2015.

La vicenda è cominciata con l’impugnazione di un avviso di liquidazione, con il quale l’Amministrazione finanziaria ha richiesto alle parti contraenti il pagamento dell’imposta suppletiva di registro in relazione a un contratto di cessione di ramo d’azienda.

Detto recupero è derivato dalla correzione della liquidazione dell’imposta effettuata in sede di registrazione del contratto; in particolare, l’ufficio aveva tenuto conto – come base imponibile cui commisurare l’imposta – di una somma indicata dalle parti quale prezzo “netto della cessione” e non del maggiore corrispettivo indicato in atto “al lordo degli accolli dei debiti”, che invece assume rilievo ai sensi dell’articolo 51 del Dpr 131/1986.

I giudici di merito hanno rigettato il ricorso proposto dalle parti affermando, la legittimità dell’atto impositivo sia sotto il profilo della natura dell’atto emesso dall’ufficio sia per quanto concerne il merito.

La Commissione tributaria regionale, a seguito di appello dei contribuenti, ha, da un lato, ribadito la correttezza dell’atto in quanto rapportabile alla categoria degli avvisi di liquidazione, mentre, dall’altro, ha riformato la sentenza di primo grado nella parte concernente il merito, ritenendo corretto individuare la base imponibile nel solo importo versato dal cessionario al cedente al netto dei debiti accollati.

Secondo i giudici, invero, “in tale atto si ravvisano delle incongruenze lessicali nella individuazione del corrispettivo che viene indicato in € 942.000,00, al lordo degli accolli dei debiti. Tale espressione in realtà induce l’interprete ad un giudizio di intrinseca contraddittorietà poiché il prezzo della compravendita rappresenta il sacrificio economico finale sopportato da una parte per ottenere in cambio la proprietà di un determinato bene e non può essere indicato al lordo o al netto”.

Tuttavia, il prezzo che viene indicato quale “netto di cessione”, a parere della Ctr, in base alle predette considerazioni sulla natura del corrispettivo economico nel contratto di compravendita, “meglio si presta ad integrare la base imponibile ai fini dell’imposta di registro come avvenuto in un primo tempo nella fattispecie”. Ha, quindi, proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle entrate.

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il motivo di ricorso formulato dall’Amministrazione finanziaria, che ha denunciato la violazione di legge da parte della Ctr, con riferimento agli articoli 21 (ultimo comma), 43 e 51 (commi 1, 2 e 4), del Dpr 131/1986, affermando che, nel caso di cessione di ramo di azienda, qualora sia convenuto che parte del pagamento del prezzo avvenga mediante accollo, da parte dell’acquirente, dei debiti dell’alienante, tale accollo costituisce una modalità di adempimento dell’obbligazione di pagamento del prezzo e, quindi, concorrere a formare la base imponibile su cui calcolare l’imposta di registro sull’atto di cessione.

In particolare, i giudici di legittimità hanno ritenuto giuridicamente errata la tesi del giudice di seconde cure, poiché poggia esclusivamente sull’affermazione che il prezzo di una compravendita “non potrebbe essere indicato al lordo e al netto”, avendo la Corte già chiarito che “in materia d’imposta di registro, per la determinazione della base imponibile nessuna rilevanza può attribuirsi alle modalità convenute dai contraenti per il pagamento del corrispettivo, quand’anche tali modalità si risolvano nell’accollo dei debiti aziendali da parte del cessionario (sent. n. 12215/2008)”.

Inoltre, a parere della Corte Suprema, ai fini della determinazione del valore dell’atto di acquisto di un complesso aziendale secondo il criterio del valore dichiarato dalle parti – che l’articolo 51, comma 1, del Dpr 131/1986 pone a base normale della tassazione – “non si debbono detrarre dal prezzo indicato nel contratto le eventuali passività trasferite unitamente al cespite, poiché tale operazione è prevista dall'art. 51, comma quarto, del d.P.R. citato per la specifica ipotesi in cui l’Ufficio finanziario disattenda detto valore e proceda ad autonoma valutazione, nel qual caso soltanto esso dovrà sottrarre le passività al prezzo di mercato del bene (ord. n. 22223/2011)….”.

4) Istanze di trasformazione sotto controllo doganale di vetri solari provenienti dalla Cina: esame preventivo

Le istanze di trasformazione sotto controllo doganale di vetri solari provenienti dalla Cina dovranno essere sottoposte al preventivo esame delle condizioni economiche nell’ambito del Comitato Codice Doganale.

Questo poiché rientrano tra le ipotesi previste nella parte B dell’allegato 76 del Reg.to CEE 2454/93.

Lo precisato l’Agenzia delle Dogane, con la nota. 133501/2015 pubblicata sul sito web il 4 dicembre 2015, che riguarda il “Reg. to di esecuzione (UE) n. 2015/2064 del 17.11.2015 che modifica il Reg. to CEE 2454/93 allegato 76 parte A – Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea serie L 301/12 del 18.11.2015”.

Il Regolamento di esecuzione (UE) n. 2064 del 17.11.2015 della Commissione ha modificato la parte A dell’allegato 76 del Reg.to CEE 2454/93 riguardante le ipotesi di trasformazione sotto controllo doganale in cui non è necessario effettuare l’esame delle condizioni economiche in sede comunitaria

In particolare, la modifica riguarda il punto 11 del suddetto allegato che esclude dall’esame delle condizioni economiche “qualsiasi componente elettronico, parti, assemblaggi (inclusi i sottoassemblaggi) o materiali (elettronici o meno) che sono indispensabili al funzionamento elettronico del prodotto trasformato” ad eccezione del vetro solare nel caso in cui tale merce sia soggetta ad un dazio antidumping provvisorio o definitivo o ad un dazio compensativo provvisorio o definitivo se dichiarato per l’immissione in libera pratica.

La modifica si è resa necessaria per evitare che le autorizzazioni alla trasformazione sotto controllo doganale di vetro solare proveniente dalla Repubblica popolare cinese e sottoposto a dazio antidumping o dazio compensativo definitivo, rientrando nelle ipotesi previste dal suddetto punto 11 dell’allegato 76, non essendo sottoposte ad esame delle condizioni economiche, possano incidere negativamente sugli interessi essenziali dei produttori di vetri solari dell’Unione.

A seguito di tale modifica normativa le istanze di trasformazione sotto controllo doganale di vetri solari provenienti dalla Repubblica popolare cinese dovranno essere sottoposte al preventivo esame delle condizioni economiche nell’ambito del Comitato Codice Doganale, rientrando tra le ipotesi previste nella parte B dell’allegato 76 del Reg.to CEE 2454/93.

5) Dichiarazioni d’intento: è disponibile il nuovo software

Dichiarazioni d’intento: nuove funzionalità del software dai primi giorni di dicembre 2015. Nella fase di compilazione sarà possibile, tra l’altro, importare nel modello tutti i dati anagrafici precedentemente inseriti, che si presuppone rimangano invariati. Più semplice e veloce la compilazione delle “dichiarazioni d’intento” da trasmettere all’Agenzia per gli esportatori abituali che utilizzano tanti modelli.

Difatti, dal 4 dicembre 2015 il software dell’Agenzia delle entrate si è arricchito di due nuove funzioni: la prima consente di importare i dati anagrafici da una dichiarazione già compilata, l’altra di raggruppare più dichiarazioni in un file per poter inviare in un’unica soluzione più lettere di intento.

L’aggiornamento tiene conto delle richieste di contribuenti e associazioni di categoria.

Si ricorda brevemente che, a partire dal 1° gennaio 2015, le dichiarazioni d’intento devono essere trasmesse, in via telematica, all’Agenzia delle Entrate, dagli esportatori abituali che intendono acquistare o importare senza applicazione dell’Iva. La dichiarazione, unitamente alla ricevuta di presentazione rilasciata dall’Agenzia va poi consegnata al fornitore o prestatore, oppure in dogana (D.Lgs 175/2014).

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 189 del 4 dicembre 2015)

6) Recesso ed esclusione del socio: come valutare le quote nelle società di persone

Il metodo ritenuto più idoneo a determinare il valore della quota è quello misto patrimoniale/reddituale, caratterizzato dalla ricerca di un valore che tiene conto dell’aspetto patrimoniale senza dimenticare le attese reddituali.

Lo rileva la Fondazione Nazionale dei Commercialisti nel documento del 15 novembre 2015, relativo alla valutazione delle quote nelle società personali nei casi di recesso ed esclusione.

In tal modo, prosegue la FNC, si perviene alla rielaborazione dello stato patrimoniale della società, individuando un “patrimonio netto rettificato” valutato nelle sue singole parti, al quale verrà sommato il valore riconosciuto all’avviamento, in modo tale da quantificare il valore della società e di conseguenza il valore della quota da liquidare al socio uscente.

Questo a causa dell’assenza di un metodo legale e univoco di valutazione delle partecipazioni sociali. Necessita, quindi, fissare dei criteri statutari volti a determinare in maniera oggettiva il valore della quota, considerando illegittime solo quelle clausole che conducono al rimborso della partecipazione secondo criteri diversi dal valore di mercato.

L’art. 2289 c.c. fissa un criterio legale di liquidazione della quota, che prende a cardine della valutazione la situazione patrimoniale al momento in cui si verifica il recesso.

Il pagamento della quota spettante al socio deve essere fatto entro sei mesi dal giorno in cui si verifica lo scioglimento del rapporto, senza alcuna corresponsione di interessi.

Sulla natura del credito spettante al socio recedente dottrina e giurisprudenza sono concordi nel ritenerlo un credito di valuta, che soggiace al principio nominalistico di cui all’art. 1277 c.c., rendendo applicabili i principi sul risarcimento del danno conseguente alla mora del debitore.

L’obbligo di liquidare la quota è posto direttamente in capo alla società, e non ai singoli soci restanti. Tale disposto rimane valido anche per le società di persone, le quali pur non avendo personalità giuridica, sono comunque soggetti di diritto, titolari di un autonomo patrimonio.

Dunque, il debito derivante dalla liquidazione della quota al socio uscente deve essere soddisfatto dalla società e, solo in via sussidiaria, dai rimanti soci.

7) Tributi locali e sanatoria delle delibere: é aggravio di adempimenti

Per l’anno 2015 sono valide le deliberazioni comunali relative a regolamenti, aliquote e tariffe di tributi adottate dai comuni entro il 30 settembre 2015. Lo prevede il DDL di Stabilità 2016, introducendo, di fatto, una sanatoria per i comuni che hanno deliberato oltre il termine previsto dalle norme in vigore, in materia di aumento dei tributi locali. Tuttavia, la non coincidenza tra il termine del 16 dicembre (fissato per il versamento del saldo IMU e TASI) e quello del 1° gennaio 2016 (data di entrata in vigore della legge di Stabilità) potrebbe comportare difficoltà, attualmente allo studio del MEF.

E’ quanto è emerso nel corso del question time alla Camera dei deputati, dalla Commissione Finanze, interrogazione n. 5-07099 del 3 dicembre 2015.

Sono circa 330 i comuni che hanno apportato modifiche, in aumento o in diminuzione, alle aliquote o alle tariffe dei tributi comunali, rispetto a quelle vigenti nell’anno 2014, oltre il termine del 30 luglio 2015. Tali delibere risultano viziate da illegittimità per violazione dell’art. 1, comma 169, legge n. 

Legge di stabilità 2014, IUC: respinte le questioni di legittimità costituzionale

Respinte perché inammissibili o infondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate dalla Regione Sicilia a proposito delle disposizioni della legge di Stabilità 2014 che hanno istituito l’imposta unica comunale IUC, composta dall’IMU, di natura patrimoniale, e da una componente riferita ai servizi, a sua volta articolata nella TASI, a carico sia del possessore che dell’utilizzatore dell’immobile, e nella TARI, a carico dell’utilizzatore. La Regione, da un lato, criticava il fatto che l’istituzione dell’IUC avrebbe fatto comunque salva la precedente disciplina in materia di IMU, dall’altro, lamentava una violazione delle proprie prerogative statutarie, e una sottrazione di risorse finanziarie ai comuni che farebbe gravare sulla Regione l’onere di nuove e diverse competenze, con una grave ripercussione sul bilancio regionale.

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 252 del 3 dicembre 2015, ha respinto - perchè inammissibili o infondate - le questioni di legittimità costituzionale sollevate dalla Regione Sicilia a proposito delle disposizioni della legge di Stabilità 2014 che hanno istituito la IUC - Imposta unica comunale.

8) Acconto Iva: al via il riversamento all’Erario

Acconto Iva: come e quando effettuare il riversamento all’Erario. Entro le 14,50 del 31 dicembre 2015 devono essere trasferite alla Banca d’Italia le somme versate a banche, uffici postali, agenti della riscossione e istituti convenzionati.

Tempi e le modalità sono dettate dal provvedimento 4 dicembre 2015, pubblicato sul sito dell’Agenzia delle entrate, per il riversamento all’Erario degli acconti Iva, che come ogni anno devono essere riscossi entro il 27 dicembre (28 quest’anno, dato che la scadenza canonica cade di domenica).

I contribuenti sottoposti agli obblighi di versamento dell’IVA sono tenuti ad eseguire il pagamento dell’acconto IVA entro il 27 dicembre di ciascun anno. Il versamento è effettuato mediante delega alle banche convenzionate, agli uffici postali, agli agenti della riscossione e, dal 2014, agli istituti di pagamento diversi dalle banche iscritti all’albo e convenzionati con l’Agenzia. Il riversamento delle somme corrisposte dai contribuenti deve poi avvenire non oltre il successivo 31 dicembre. Con provvedimento del 4 dicembre 2015, l’Agenzia delle Entrate ha definito le modalità di riversamento all’Erario dell’acconto IVA del mese di dicembre 2015.

Entro il 27 dicembre di ciascun anno (28 dicembre per il 2015), i contribuenti sottoposti agli obblighi di versamento dell’IVA sono tenuti ad eseguire il pagamento dell’IVA dovuta a titolo di acconto.

Il versamento dell’imposta è effettuato mediante delega alle banche convenzionate, agli uffici postali, agli agenti della riscossione e, dal 2014, agli istituti di pagamento diversi dalle banche iscritti all’albo e convenzionati con l’Agenzia. Il riversamento delle somme corrisposte dai contribuenti deve poi avvenire non oltre il successivo 31 dicembre.

Le somme devono essere riversate in Banca d’Italia con distinti bonifici. Con provvedimento del 4 dicembre 2015, l’Agenzia delle Entrate dispone i tempi e le modalità per il riversamento all’Erario.

In particolare, le somme versate alle banche, agli uffici postali e agli agenti della riscossione, a titolo di acconto IVA nei giorni 23, 24 e 28 dicembre 2015 devono essere riversate in Banca d’Italia - Sezione di Tesoreria dello Stato di Roma - Succursale, sulla contabilità speciale n. 1777 denominata “Agenzia delle entrate - fondi della riscossione”, entro le ore 14,50 del 31 dicembre 2015.

È data facoltà agli intermediari di dar luogo o meno alla prenotazione dei bonifici da regolare il 31 dicembre 2015.

Le somme conferite con il sistema I24 entro il 28 dicembre 2015 e trasmesse dall’Agenzia delle Entrate agli intermediari convenzionati devono essere riversate nei termini ordinari concordati ed attualmente vigenti e, comunque, entro gli stessi termini sopra indicati.

Le banche, Poste Italiane S.p.A. e gli Agenti della riscossione trasmettono in via telematica all’Agenzia delle Entrate i dati relativi alle somme versate a titolo di acconto IVA:

- (nella giornata del 24 dicembre 2015) entro il 4 gennaio 2016

- (nella giornata del 28 dicembre 2015) entro il 5 gennaio 2016.

Gli intermediari possono riversare cumulativamente con un unico bonifico le somme versate a titolo di acconto IVA nelle giornate del 23, 24 e 28 dicembre (in tal caso, il flusso rendicontativo, unico per le tre giornate, dovrà pervenire all’Agenzia delle Entrate entro il 31 dicembre 2015).

Nei giorni 23, 24 e 28 dicembre 2015 non si applicano da parte delle banche le disposizioni relative all’anticipato riversamento.

Per quanto riguarda gli Istituti di Pagamento diversi dalle banche, convenzionati con l’Agenzia delle Entrate, le somme versate a titolo di acconto IVA il giorno 28 dicembre 2015 devono essere riversate in Banca d’Italia - Sezione di Tesoreria dello Stato di Roma - Succursale, sulla contabilità speciale n. 1777 denominata “Agenzia delle entrate - fondi della riscossione”, entro le ore 14,50 del 31 dicembre 2015.

È data facoltà a tali Istituti di dar luogo o meno alla prenotazione dei bonifici da regolare il 31 dicembre 2015.

9) Pronte le bozze dei modelli Cu e 730/2016

Nel Modello 730/2016 entra la comunicazione degli amministratori di condominio. Disponibili dal 4 dicembre 2015 sul sito dell’Agenzia delle Entrate le bozze dei modelli Certificazione Unica (Cu) e 730 targati 2016. Per i contribuenti che possono utilizzare il modello 730/2016, da quest’anno sarà possibile inviare la comunicazione dell’amministratore di condominio compilando il nuovo quadro K, senza dover presentare il quadro AC del modello Unico Persone Fisiche.

Inoltre, la nuova Cu fornirà all’Agenzia delle Entrate più informazioni rispetto all’anno scorso e si tradurrà quindi in una semplificazione per i sostituti d’imposta poiché saranno sensibilmente ridotti i dati da inserire nel modello 770 Semplificato. Per consentire una precompilazione più accurata del modello 730 da parte dell’Agenzia delle Entrate, i sostituti potranno inserire nelle Cu il codice fiscale del coniuge comunicato dai propri dipendenti anche se non fiscalmente a carico.

Ecco le principali novità relative all’anno d’imposta 2015 presenti nei modelli:

- Dalla contribuzione ad enti diversi dall’Inps al Tfr.

- Dal 2016 i sostituti d’imposta potranno rilasciare una Certificazione Unica comprensiva dei dati fiscali e previdenziali, anche in caso di contribuzioni diverse dall’Inps (ad esempio medici, veterinari, ecc.), che nel 2015 sono state rilasciate separatamente in aggiunta alla Cu 2015. Entra sia nella Cu sia nel 730 la liquidazione mensile del TFR come parte integrante della retribuzione, prevista per i lavoratori dipendenti del settore privato con un rapporto di lavoro in essere da almeno sei mesi.

- Spazio al credito d’imposta per erogazioni liberali alla scuola (school bonus)

Nel 730/2016, quadro G, è stato inserito il credito d’imposta per le erogazioni liberali in denaro in favore delle scuole, destinate agli investimenti in favore di tutti gli istituti del sistema nazionale di istruzione, per la realizzazione di nuove strutture scolastiche, la manutenzione e il potenziamento di quelle esistenti e per il sostegno a interventi che migliorino l’impiegabilità degli studenti. Il credito spetta per un importo pari al 65% delle erogazioni effettuate nel 2015.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 190 del 4 dicembre 2015)

10) Regolamento emittenti su assetti proprietari: documento di consultazione della Consob e altre modifiche

Il 25 novembre 2015, la Consob ha adottato la delibera n. 19446 che ha introdotto modifiche al Regolamento Emittenti in materia di obblighi di comunicazione delle partecipazioni rilevanti in attuazione del regolamento Regolamento Delegato (UE) 2015/761 della Commissione del 17 dicembre 2014 contenente i “ Regulatory Technical Standards ” elaborati dall’Esma ai sensi della delega contenuta nella 2013/50/UE.

Il 30 novembre 2015, la Consob ha pubblicato un documento di consultazione contenente proposte di modifiche del regolamento emittenti in materia di obblighi di comunicazione delle partecipazioni rilevanti (con annesso articolato) in attuazione della direttiva 2013/50/UE, che modifica la direttiva Transparency.

Nel documento di consultazione sono indicate:

- le modifiche conseguenti all’applicazione del Regolamento riguardanti gli standard tecnici contenute nel Regolamento RTS (su cui si veda la Delibera n. 19446 del 25 novembre sopra citata);

- le proposte di ulteriori modifiche necessarie ai fini del recepimento della direttiva 2013/50, tra cui si segnalano, in particolare, (a) l’inclusione nel basket attualmente riferito alle sole ‘ partecipazioni potenziali ’ anche degli ‘strumenti finanziari economicamente equivalenti ’, costituendo ora un unico basket comprensivo di tutti gli strumenti finanziari per il quale si propone di mantenere la soglia del 5% in linea con la Direttiva Transparency ; (b) possibili interventi in materia di esenzioni;

- la proposta di ridurre il termine per la notifica.

La consultazione si chiude il 15 dicembre.

Assonime, Note e Studi n. 12-2015 del 4 dicembre 2015 - Analisi economica delle indicazioni geografiche

Con l’accordo TRIPs del 1994 le indicazioni geografiche hanno ricevuto una specifica tutela come diritti di proprietà intellettuale a livello internazionale. L’Unione europea ha proposto di estendere ulteriormente i termini della tutela prevista dall’accordo e ha aperto un dibattito sull’opportunità di conferire analoga protezione anche a beni non agroalimentari, ma che sono comunque espressione di uno specifico territorio.

In questo Note e studi vengono svolte alcune riflessioni sul modo in cui la teoria economica può contribuire a chiarire opportunità e limiti di una specifica tutela delle indicazioni geografiche e della sua eventuale estensione.

Si analizza il problema dell’asimmetria informativa come causa di fallimento del mercato nel caso dei beni di qualità e si accenna a come la teoria della reputazione abbia elaborato soluzioni endogene al mercato. Nonostante tali soluzioni, per rimediare al fallimento del mercato permane la necessità di un intervento correttivo pubblico con la definizione di appositi diritti di proprietà intellettuale. L’analisi economica neoclassica, fondata sul modello di concorrenza perfetta, attribuisce natura intrinsecamente monopolistica a questi diritti. Per contro, la teoria neoistituzionale che ha preso avvio dai lavori di Ronald Coase ha messo in luce come tale esito dipenda dal modo in cui il diritto è disegnato, dall’oggetto della protezione e dall’estensione temporale. In quest’ottica, il Note e studi individua le peculiarità delle indicazioni geografiche, tratteggia la natura economica della loro tutela e ne analizza gli effetti sui prezzi.

Operazioni di Salvaguardia Pensionistica”: Precisazioni INPS messaggio n. 9305 del 2 dicembre 2014

Come precisato con messaggio n. 9305 del 2014, nella lettera di certificazione del diritto alla salvaguardia, l’Istituto indica la data della prima decorrenza teorica utile della pensione, fermo restando la possibilità di presentare la relativa domanda in qualsiasi momento successivo alla predetta data.

Ciò posto, allo stato attuale delle operazioni di monitoraggio, con riferimento a coloro che presentino domanda di pensione in salvaguardia anche successivamente alla data indicata nella predetta certificazione, non sussistono problemi di esclusione dalla salvaguardia a causa della raggiunta copertura finanziaria.

Infine, le Sedi avranno cura di tenere in evidenza le domande di pensione in salvaguardia relative al personale del comparto scuola, in attesa delle indicazioni che saranno successivamente fornite dalla Direzione Centrale Pensioni all’esito della consultazione con i Ministeri competenti.

(INPS, messaggio n. 7327 del 4 dicembre 2015)

Vincenzo D’Andò