Diario quotidiano del 21 dicembre 2015: dall’1/1/2016 aumenta a 2.999,99 euro la soglia del contante sulle transazioni

Pubblicato il 21 dicembre 2015



dichiarazioni Iva 2016: disponibili le bozze dei modelli per il periodo d’imposta 2015; tonnage tax, consolidato, trasparenza e opzione Irap: le quattro opzioni in un unico modello; i professionisti senza POS saranno sanzionati; acquisto casa in leasing: al via la detrazione IRPEF su canoni e costo d’acquisto; introdotta la possibilità di scomputare dalle somme accertate le perdite fiscali; aumenta la soglia del contante sulle transazioni a 2.999,99 euro; niente condanna per il mancato pagamento Iva; liti tributarie pendenti al 30 settembre 2015 in calo del 7,28% nel 3° trimestre dell’anno; dogane: riassetto struttura centrale Area dogane e Area monopoli; pagamento delle pensioni: calendario 2016
 
Indice: 1) Dichiarazioni Iva 2016: disponibili le bozze dei modelli per il periodo d’imposta 2015 2) Tonnage tax, consolidato, trasparenza e opzione Irap: le quattro opzioni in un unico modello 3) I professionisti senza POS saranno sanzionati 4) Acquisto casa in leasing: al via la detrazione IRPEF su canoni e costo d’acquisto 5) Introdotta la possibilità di scomputare dalle somme accertate le perdite fiscali 6) Aumenta la soglia del contante sulle transazioni a 2.999,99 euro 7) Niente condanna per il mancato pagamento Iva 8) Liti tributarie pendenti al 30 settembre 2015 in calo del 7,28% nel 3° trimestre dell’anno 9) Dogane: riassetto struttura centrale Area dogane e Area monopoli 10) Pagamento delle pensioni: calendario 2016 11) Fondi di solidarietà: modalità di presentazione della domanda di assegno emergenziale 12) Assoggettamento del professionista all’IRAP ? interviene la Fondazione studi del CNCL  
  1) Dichiarazioni Iva 2016: disponibili le bozze dei modelli per il periodo d’imposta 2015 Sono disponibili dal 17 dicembre 2015 sul sito internet dell’Agenzia delle entrate le bozze dei modelli dichiarativi Iva/2016, Iva Base/2016 e del Modello Iva 74-bis. Sempre sul sito www.agenziaentrate.it è possibile consultare anche le istruzioni per la compilazione del modello comunicazione dati Iva. Il modello recepisce le novità normative nella disciplina dell’Iva. In particolare, recepisce le novità in materia di IVA introdotte dalla legge di stabilità 2015, vale a dire: - l’estensione del reverse charge a nuove fattispecie, nel settore edile ed energetico; - l’introduzione del sistema di split payment. Per quanto riguarda le operazioni effettuate nel 2015 con il meccanismo del reverse charge di più recente introduzione, esse trovano spazio nel rigo VE35, rispettivamente: - nel campo 8, per le “prestazioni del comparto edile e settori connessi”, intendendo le “prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici”, di cui all’art. 17 comma 6 lett. a-ter) del DPR 633/72; - nel campo 9, per le “operazioni del settore energetico” di cui all’art. 17 comma 6 lettere d-bis), d-ter) e d-quater) del DPR 633/72. Le operazioni nei confronti della Pubblica Amministrazione, effettuate in regime di split payment, ai sensi dell’art. 17-ter) del DPR 633/72, sono invece collocate nel rigo VE38. È stato, inoltre, inserito il campo 5 nel rigo VX4 per i soggetti che hanno effettuato operazioni applicando il meccanismo della scissione dei pagamenti e che intendono richiedere a rimborso l’eccedenza IVA detraibile derivante da tali operazioni (fino a concorrenza dell’imposta applicata sulle operazioni in questione) ai sensi del DM 20 febbraio 2015. Il campo 5 del rigo VX4 replica quanto già previsto nell’ambito del modello TR, per i rimborsi relativi ai crediti IVA trimestrali. Ancora, un campo analogo per l’imposta derivante da scissione dei pagamenti è introdotto anche nel prospetto IVA 26/PR per l’IVA di gruppo. Per gli acquisti con applicazione dell’IVA in reverse charge è stato inserito il rigo VJ17 (prestazioni di servizi nel settore edile ex art. 17 comma 6 lett. a-ter) e il rigo VJ18 (operazioni del settore energetico). Le pubbliche amministrazioni titolari di partita IVA tenute al versamento dell’imposta per gli acquisti effettuati in applicazione del meccanismo della scissione dei pagamenti dovranno compilare il rigo VJ19. Per le pubbliche amministrazioni che non sono soggetti passivi, l’IVA a debito è assolta con il modello F24 Enti Pubblici o con le altre modalità previste dall’art. 4 del DM 23 gennaio 2015. È stato poi modificato il quadro VI, ove i soggetti che hanno effettuato cessioni di beni e prestazioni di servizi nei confronti di esportatori abituali, nel corso del 2015, devono esporre i dati delle dichiarazioni di intento ricevute, ai sensi dell’art. 1 comma 1 lett. c), ultimo periodo del D.L. 746/83, come modificato dal DLgs. 175/2014. Tra le ulteriori novità del modello dichiarativo, si segnalano: - l’introduzione, nel quadro VF, di un unico rigo (VF15) per tutti gli “acquisti da soggetti che si sono avvalsi di regimi agevolativi”, ricomprendendo tanto gli acquisti da soggetti che hanno applicato il regime fiscale di vantaggio ex art. 27 del DL 98/2011 (campo 1), quanto gli acquisti da soggetti che hanno applicato il nuovo regime forfetario ex Legge 190/2014 (campo 2); - nel quadro VO, relativo alle opzioni, il rigo VO15 per la revoca del regime di IVA per cassa e i righi VO33 e VO34 per i soggetti che, rispettivamente, hanno ritenuto di non aderire al regime di vantaggio ex art. 27 del DL 98/2011 e al nuovo regime forfetario ex Legge 190/2014. Infine, il termine per la presentazione del modello in forma autonoma è il 29 febbraio 2016, mentre il termine per la presentazione nell’ambito del modello Unico è il 30 settembre 2016. A decorrere dal periodo d’imposta 2016 (e, dunque, a partire dal modello IVA 2017), vi sarà l’obbligo per tutti i contribuenti di presentare la dichiarazione IVA annuale entro la fine del mese di febbraio 2017.  

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  2) Tonnage tax, consolidato, trasparenza e opzione Irap: le quattro opzioni in un unico modello Trovano spazio in un unico modello le comunicazioni per i quattro regimi di: tonnage tax, consolidato fiscale, trasparenza fiscale e opzione Irap. Con il provvedimento del 17 dicembre 2015, l’Agenzia delle entrate, infatti, approva il modello di comunicazioni per questi quattro regimi, insieme alle istruzioni e alle specifiche tecniche, da utilizzare in determinate ipotesi come per esempio quella legata alle variazioni del gruppo di imprese che hanno aderito al regime della tonnage tax. Il provvedimento definisce anche le modalità di presentazione e di trasmissione dei dati contenuti nella comunicazione in via telematica utilizzando il software “Regimi opzionali” disponibile sul sito delle Entrate. Le novità del 2015 In base alle norme contenute nel Dl n. 175/2014, l’opzione per i quattro regimi va comunicata all’Agenzia delle entrate al momento della presentazione delle dichiarazioni dei redditi (quadro OP) e dell’Irap (quadro IS) relative al periodo di imposta dal quale si vuole esercitare o rinnovare l'opzione o confermare l’adesione ai regimi. Le società che non possono comunicare l’opzione per il regime di tassazione di gruppo, per il regime della tonnage tax o per il regime di trasparenza fiscale con il modello Unico, poiché sono nel primo anno di attività, oppure devono ricorrere a un diverso modello Unico (ad esempio, società di persone e società di capitali) in ragione della forma societaria in essere nell’annualità precedente, possono farlo ora con il nuovo modello approvato. Quando si utilizza il modello La predisposizione di un unico modello di comunicazione al posto di quattro modelli distinti rappresenta una rilevante semplificazione sia per i contribuenti che per l’Amministrazione. Con il nuovo modello potranno essere comunicate le variazioni del gruppo di imprese che hanno aderito al regime della Tonnage tax, l’interruzione della tassazione di gruppo o il mancato rinnovo dell’opzione, la perdita di efficacia o la conferma dell’opzione per la trasparenza fiscale, l’opzione per la determinazione del valore della produzione netta ai fini Irap. La comunicazione può essere presentata direttamente o tramite un intermediario abilitato.  

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  3) I professionisti senza POS saranno sanzionati I professionisti dovranno accettare pagamenti effettuati tramite carte di debito, munendosi del necessario POS (Point Of Sale), e anche tramite carte di credito, ciò a prescindere dagli importi e rischiando, altrimenti, sanzioni pecuniarie. Sono queste le rilevanti novità previste da un emendamento al DDL di stabilità 2016 approvato in Commissione Bilancio della Camera. Reverse charge: applicazione estesa ai consorzi Il reverse charge si applicherà alle prestazioni rese dalle imprese consorziate al consorzio che fattura in regime di split payment Nuova ipotesi di applicazione del reverse charge. Con un emendamento al DDL di Stabilità 2016 si prevede l’applicazione del reverse charge alle prestazioni rese dalle imprese consorziate al consorzio che fattura in regime di split payment e cha ha dunque come committenti prevalentemente enti pubblici. L’ulteriore ipotesi di applicazione del meccanismo dell’inversione contabile ha l’obiettivo di contrastare la crisi di liquidità per i consorzi che hanno quali unici o principali committenti gli enti pubblici.  

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  4) Acquisto casa in leasing: al via la detrazione IRPEF su canoni e costo d’acquisto Legge di Stabilità 2016: leasing agevolato per l’acquisto dell'abitazione principale. Al fine di incentivare l’utilizzo del leasing per l’acquisto di immobili da adibire ad abitazione principale, all’utilizzatore è riconosciuta la possibilità di richiedere al concedente di acquistare o far costruire l’immobile con la previsione, alla scadenza del contratto, della facoltà di riscatto a un prezzo prefissato scontando il canone versato. I giovani under 35, con un reddito complessivo non superiore a 55.000 euro, potranno beneficiare di una detrazione IRPEF pari al 19% dei canoni e dei relativi accessori fino a 8.000 euro, nonché del costo di acquisto dell’immobile per un importo non superiore a 20.000 euro (i limiti sono dimezzati per i restanti contribuenti). Previste agevolazioni anche per quanto concerne l’imposta di registro. Il regime di favore opererà limitatamente al periodo ricompreso tra il 1° gennaio 2016 e il 31 dicembre 2020. Tra le novità del disegno di legge di Stabilità 2016 spicca l’introduzione di una nuova disciplina di favore per incentivare l’utilizzo del contratto di leasing finalizzato all’acquisto dell’abitazione principale. Le modifiche sono tese a ridurre la minore convenienza del leasing rispetto al mutuo ipotecario. Nello specifico, con l’inserimento dei commi da 42-bis a 42-decies nell’art. 1, si introduce nell’ordinamento la disciplina civilistica e fiscale della locazione finanziaria di immobili adibiti ad uso abitativo. La norma chiarisce che con il contratto di locazione finanziaria in questione, la banca o l’intermediario finanziario concedente “si obbliga ad acquistare o far costruire l’immobile su scelta e secondo le indicazioni dell’utilizzatore, che ne assume tutti i rischi, anche di perimento, e lo mette a disposizione per un dato tempo verso un determinato corrispettivo che tenga conto del prezzo d’acquisto o di costruzione e della durata del contratto”. Alla scadenza del contratto è riconosciuta all’utilizzatore la possibilità di riscattare la proprietà del bene a un prezzo prestabilito. Detrazione IRPEF al 19% su canoni e prezzo di riscatto Sul piano fiscale, la norma introduce un regime di favore per incentivare il ricorso alla nuova tipologia contrattuale, con applicazione limitataal periodo ricompreso tra il 1° gennaio 2016 e il 31 dicembre 2020. Nello specifico, con l’aggiunta della lettera i-sexies) all’art. 15, comma 1, TUIR, si prevede la detraibilità dall’IRPEF, nella misura del 19%, dei canoni e dei relativi oneri accessori fino a 8.000 euro, nonché del costo di acquisto dell’immobile all’esercizio dell’opzione finale fino a 20.000 euro, a condizione che le spese siano sostenute da giovaniunder 35, con un reddito non superiore a 55.000 euro all’atto della stipula del contratto che non risultino proprietari di immobili abitativi. L’agevolazione spetta alle medesime condizioni previste per la detrazione degli interessi passivi sui mutui contratti per l’abitazione principale. A parità delle restanti condizioni richieste, l’importo detraibile ai fini IRPEF è dimezzato (dunque al massimo 4 mila euro per i canoni e 10 mila per il costo di acquisto) per i soggetti di età pari o superiore a 35 anni. Con la medesima decorrenza, la norma introduce un regime fiscale agevolato anche con riferimento all’imposta di registro che si applicherà con aliquota ridotta all’1,5% per gli atti di acquisto, operati da banche e società di leasing, aventi ad oggetto immobili abitativi “non di lusso”, diversi da quelli accatastati A/1, A/8 e A/9, acquisiti in locazione finanziariada utilizzatori che soddisfino le condizioni per l’applicazione delle agevolazioni “prima casa”. La norma prevede, inoltre, l’applicazione dell’imposta di registro anche alla cessione, operata dall’utilizzatore, di contratti di leasing aventi a oggetto immobili abitativi, ancorché soggetti ad IVA. Tali cessioni saranno soggette ad aliquota del 9% ove il contratto di locazione finanziaria ceduto dall’utilizzatore e avente a oggetto un immobile abitativo che non soddisfi le condizioni richieste per l’aliquota agevolata dell’1,5%.  

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  5) Introdotta la possibilità di scomputare dalle somme accertate le perdite fiscali In arrivo novità per lo scomputo delle perdite fiscali: dal 2016 sarà possibile scomputare dalle somme accertate dall’Erario le perdite fiscali. Infatti, l’art. 25 del D.Lgs. n. 158/2015, modificando l’art. 42 del DPR n. 600/1973, introduce la possibilità per tutti i contribuenti di utilizzare le perdite pregresse (e quelle di periodo) a scomputo delle maggiori imposte subite a seguito di accertamento. Tutto ciò era già possibile ma solo per le società aderenti al consolidato nazionale, come previsto dall’art. 40-bis dello stesso DPR n. 600/1973. Nuova previsione dell’art. 25 D.Lgs. 158/2015 Il nuovo art. 42 DPR n. 600/1973, rispetto alla formulazione precedente, vede aggiungersi il terzo comma, dove al primo e al secondo periodo è espressamente previsto che: “fatte salve le disposizioni di cui all’art. 40 bis del presente decreto, sono computate in diminuzione dei maggiori imponibili di cui al secondo comma le perdite relative al periodo d’imposta oggetto di accertamento, fino a concorrenza del loro importo. Dai maggiori imponibili che residuano dall’eventuale computo in diminuzione di cui al periodo precedente, il contribuente ha facoltà di chiedere che siano computate in diminuzione le perdite pregresse non utilizzate, fino a concorrenza del loro importo”. Dunque, l’Agenzia delle entrate emetterà l’avviso di accertamento già scomputando, dal maggior imponibile accertato, le perdite relative al periodo d’imposta oggetto dell’accertamento (c.d. perdite coeve). Istanza e sospensione dei termini per il ricorso Il contribuente, ricevuto l’avviso di accertamento, ha, invece, la possibilità (ai sensi del secondo periodo del comma 3 art. 42 DPR 600/1973) di richiedere ulteriormente a scomputo le perdite pregresse non utilizzate (quelle portate a nuovo). Come disposto dall’ultimo periodo del nuovo comma 3 dell’art. 42, per perdite pregresse devono intendersi quelle che erano utilizzabili alla data di chiusura del periodo d’imposta oggetto di accertamento ai sensi dell’art 8 e dell’art. 84 del TUIR. Tuttavia, trattandosi di una “facoltà” riconosciuta al contribuente, questi, “a tal fine deve presentare un’apposita istanza all’ufficio competente all’emissione dell’avviso di accertamento…entro il termine per la proposizione del ricorso”. Dunque, il contribuente, prima di presentare ricorso (quindi entro 60 giorni dal ricevimento dell’avviso di accertamento) può inoltrare, allo stesso ufficio dell’Agenzia delle Entrate che ha emanato l’atto, istanza di scomputo delle perdite pregresse non utilizzate. Ripresa dei termini per il ricorso Entro i predetti 60 giorni, ricevuta l’istanza, gli uffici dell’Agenzia delle Entrate, procedono alle verifiche del caso e all’eventuale riliquidazione della maggiore imposta dovuta, degli interessi e delle sanzioni, comunicando l’esito al contribuente. Decorrenza Viene, infine, previsto (comma 5 dell’art. 25 D.Lgs. n. 158/2015) che tali novità si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2016, con riferimento ai periodo d’imposta per i quali, alla predetta data, sono ancora pendenti i termini per l’accertamento di cui all’art. 43 del DPR 600/1973.  

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  6) Aumenta la soglia del contante sulle transazioni a 2.999,99 euro La legge di stabilità 2016, al comma 511, interviene nel comma 1 dell’articolo 49 del D.Lgs. 231/07, innalzando la soglia di utilizzo del contante nelle transazioni a 2.999,99 euro, in luogo del limite attualmente vigente (e tale fino al 31 dicembre 2015) di 999,99 euro. Nello specifico, il limite dei pagamenti in contanti 2016 passa a 2.999,99 euro per trasferimento di Contanti, Libretti di Deposito e Titoli al Portatore; libretti di Deposito al Portatore, libretti di deposito al portatore emessi dalle Poste. Sostanzialmente viene vietato il trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi (anche se privati), quando il valore oggetto di trasferimento è complessivamente pari o superiore a 3.000,00 euro. Tale limitazione riguarda complessivamente il valore oggetto di trasferimento, indipendentemente dalla causale. Resta ovviamente la possibilità di effettuare pagamenti oltre soglia per gli operatori di commercio al minuto e agenzie di viaggio e turismo, che sono autorizzati a ricevere pagamenti di beni e servizi a cittadini stranieri non residenti in Italia, entro il limite di 15.000 euro. Inoltre, dal 2016 il canone di affitto può essere pagato in contanti, in quanto la Legge di Stabilità 2016 ha eliminato l'obbligo di pagare i canoni di locazione di unità abitative con strumenti idonei alla tracciabilità dei pagamenti come anche l’obbligo per i soggetti della filiera dei trasporti ad effettuare i pagamenti dei corrispettivi relativi ai contratti di trasporto su strada utilizzando strumenti elettronici. Sono invece ancorati alla vecchia soglia di 999,99 euro sia gli assegni che le operazioni di money transfer. Per quanto attiene agli assegni postali, bancari e circolari, nonché sui vaglia postali e cambiari, se di importo pari o superiore a 1.000,00 euro, è obbligatorio indicare il nominativo o la ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità. Il cliente può comunque richiedere, per iscritto, il rilascio di moduli di assegni bancari e postali in forma libera, ossia non muniti della clausola di non trasferibilità, ma anche tali assegni devono recare la clausola di non trasferibilità se il cliente li utilizza per importi pari o superiori a 1.000,00 euro. Quanto agli assegni emessi all’ordine del traente – “a me medesimo” – gli stessi possono essere girati unicamente per l’incasso ad una banca o a Poste italiane e non possono quindi circolare, indipendentemente dall’importo. Per tali assegni infatti, come precisato dal Mef con circolare 281178/2010, l’unico utilizzo possibile è la girata per l’incasso allo stesso nome del traente/beneficiario. Nel medesimo documento di prassi è inoltre precisato che gli assegni utilizzati, anche per la medesima transazione, non sono cumulabili ai fini del calcolo dell’importo totale del trasferimento, essendo la soglia-limite intesa soltanto per il singolo assegno. Pertanto, resta ferma la possibilità di emettere più assegni liberi al di sotto della soglia-limite di € 1.000, anche contemporaneamente, per far fronte ad uno stesso pagamento. Si rammenta che il trasferimento di contante oltre soglia è vietato anche quando è effettuato con più pagamenti inferiori alla soglia che appaiono artificiosamente frazionati. Relativamente alle operazioni frazionate, appare utile richiamare la definizione recata dall’articolo 1 (lettera m) del D.Lgs. 231/2007, secondo cui si ritiene frazionata “un’operazione unitaria sotto il profilo economico, di valore pari o superiore ai limiti stabiliti dal presente decreto, posta in essere attraverso più operazioni, singolarmente inferiori ai predetti limiti, effettuate in momenti diversi ed in un circoscritto periodo di tempo fissato in sette giorni ferma restando la sussistenza dell’operazione frazionata quando ricorrano elementi per ritenerla tale”. Il valore dell’operazione va inteso come valore complessivamente da trasferire e pertanto sono irregolari tutti i trasferimenti artificiosamente frazionati allo scopo di eludere la legge. In ogni caso, come chiarito dal Mef con la circolare 4 novembre 2011, le operazioni di prelievo e/o di versamento di denaro contante richieste da un cliente ad una banca non concretizzano automaticamente una violazione. Lo stesso ministero con la nota del 12 giugno 2008 ha chiarito che nel caso di più trasferimenti, ognuno di importo inferiore alla soglia di legge, ma complessivamente di ammontare superiore, non si realizza alcun cumulo qualora il frazionamento: - risulta connaturato all’operazione stessa (contratto di somministrazione); - ovvero è la conseguenza di un preventivo accordo tra le parti o previsto dalla prassi commerciale ovvero conseguenza della libertà contrattuale. Tuttavia, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha evidenziato che resta fermo il potere discrezionale dell’Amministrazione finanziaria di valutare, caso per caso, se il frazionamento sia stato realizzato con lo specifico scopo di eludere il divieto normativo (parere 1504/95 del Consiglio di Stato). Risulta pertanto ammissibile il pagamento di una fattura per 6 mila euro qualora il contratto preveda tre rate da 2 mila euro con rimesse a 30, 60 e 90, ovvero il pagamento di un’autovettura per 10 mila euro con cinque rate in contanti da 2 mila euro ognuna. Non mutano, infine, gli adempimenti che devono essere effettuati dai destinatari della normativa antiriciclaggio (es. intermediari finanziari e professionisti) che, nello svolgimento delle loro funzioni e nei limiti delle loro attribuzioni, hanno notizia di violazioni relative all’utilizzo di denaro contante, di assegni liberi e di libretti al portatore. Detti soggetti, entro 30 giorni, devono comunicare le infrazioni: - al Mef, ovvero alle competenti Ragionerie territoriali dello Stato, per la contestazione e gli adempimenti previsti dall’art. 14, L. 689/1981; - e alla Guardia di finanza la quale, ove ravvisi l’utilizzabilità di elementi ai fini dell’attività di accertamento, ne dà tempestiva comunicazione all’Agenzia delle entrate. Tale circostanza può verificarsi, ad esempio, quando un cliente effettua il pagamento di una fattura per contanti di importo pari o superiore ad euro 3.000 e ciò risulti al consulente che tiene la contabilità. I 30 giorni indicati dal citato articolo 51 decorrono dal momento in cui il professionista è venuto a conoscenza (ad esempio registrazione in contabilità) della violazione. Il rischio, in questo caso, è incappare nelle misure sanzionatorie previste dalla legge. Infatti, in caso di omessa comunicazione, il professionista è destinatario di una sanzione diretta di tipo amministrativo, variabile dal 3% al 30% dell’importo dell’operazione con una sanzione minima di 3.000 euro. Circostanza dunque assolutamente da evitare, posto che a tale violazione non è applicabile l’oblazione, così come previsto dall’articolo 60, comma 2 del D.lgs. 231/2007.  

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  7) Niente condanna per il mancato pagamento Iva Non rischia l’arresto l’imprenditore, che a causa della rilevante crisi aziendale, non ha potuto pagare l’Iva all’Erario. Quello che conta è risulti mancante l’elemento del dolo, ovvero della volontà di arrecare danno alle casse dello Stato. Con sentenza n. 49666 depositata il 17 dicembre 2015, la Corte di Cassazione, sesta sezione penale, ha accolto il ricorso di un imprenditore, avverso il provvedimento di conferma del sequestro preventivo dei beni della s.r.l. amministrata, in relazione al reato di cui all'art. 10 ter D.Lgs. 74/2000 (omesso versamento Iva). Il ricorrente in particolare, si doleva del fatto che il Tribunale del riesame, nel confermare il provvedimento cautelare, non avesse tenuto nella dovuta considerazione la grave crisi di liquidità in cui versava la società amministrata (ed appositamente documentata) a causa dei cronici ritardi nei tempi di pagamento delle fattura da parte dei clienti (pubbliche amministrazioni). Censura, quest’ultima, ritenuta fondata dalla Cassazione, secondo cui effettivamente, l'ordinanza impugnata si sarebbe risolta in un mero riassunto degli orientamenti giurisprudenziali in materia di sequestro preventivo per reati tributari e crisi di liquidità, senza invece esaminare l'ampia allegazione documentale sulle circostanze del fatto concreto. Invero, a parere della Suprema Corte, in tema di omesso versamento dell'imposta sul valore aggiunto, si afferma la necessità che il soggetto obbligato al pagamento abbia adottato tutte le iniziative per corrispondere il pagamento e che la crisi di liquidità non sia ad esso imputabile, per renderlo esente da responsabilità per insussistenza del profilo soggettivo del reato. Elemento psicologico omesso versamento Iva. Solo se possibile adempiere il pagamento E' quindi necessario, ai fini del reato in questione, che venga esaminata la sussistenza dell'elemento psicologico, costituito dal dolo della condotta omissiva tipizzata, che non può che esigere quale presupposto, l'esistenza concreta della possibilità di adempiere il pagamento.  

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  8) Liti tributarie pendenti al 30 settembre 2015 in calo del 7,28% nel 3° trimestre dell’anno Nel terzo trimestre 2015 le controversie tributarie pendenti si sono ridotte del 7,28% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a conferma di un trend iniziato dal mese di giugno 2012. Nel terzo trimestre dell’anno sono state definite 55.981 controversie, in crescita (+7,01%, pari a +3.669 ricorsi) rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. Nel periodo luglio-settembre 2015 i ricorsi pervenuti in entrambi i gradi di giudizio sono stati 44.049, con un incremento del 29,42% (pari a +10.014 controversie) rispetto al terzo trimestre dell’anno scorso. Analizzando il primo grado di giudizio, si osserva che i nuovi ricorsi presso le Commissioni tributarie provinciali (CTP), pari a 31.358, registrano un incremento tendenziale del 33,87%, maggiormente riscontrabile nelle cause di valore superiore a 20 mila euro (+69% circa). I ricorsi definiti, pari a 45.583, mostrano una crescita del 6,73% rispetto all’analogo periodo del 2014. Nelle Commissioni tributarie regionali (CTR), gli appelli pervenuti nel terzo trimestre del 2015, pari a 12.691, registrano un aumento tendenziale del 19,60%, concentrato prevalentemente nelle controversie di valore inferiore a 20 mila euro (+26% circa). I ricorsi definiti, pari a 10.398, mostrano una crescita tendenziale dell’ 8,28%. Per quanto riguarda l’esito delle controversie nel periodo in esame, si rileva nelle CTP una percentuale di giudizi completamente favorevoli all’Ente impositore di circa il 44%, per un valore complessivo di 1.652,12 milioni di euro; i giudizi completamente favorevoli al contribuente sono stati pari al 33%, per un valore di 1.174,48 milioni di euro, mentre i giudizi intermedi sono stati circa l’ 11%, per un valore complessivo di 537,91 milioni di euro. Presso le CTR, la quota delle cause concluse in modo del tutto favorevole all’Ente impositore è stata di circa il 45%, per un valore complessivo pari a 1.043,23 milioni di euro, quella dei giudizi completamente positivi nei confronti del contribuente è stata pari a circa il 41%, per un valore complessivo di 686,65 milioni di euro, mentre i giudizi intermedi sono stati circa il 9%, per un valore complessivo di 302,92 milioni di euro. Tutte le statistiche e le analisi dei dati del contenzioso tributario sono disponibili sul sito internet del Dipartimento delle Finanze: http://www.finanze.gov.it (Ministero dell’Economia e finanze, comunicato n. 251 del 18 dicembre 2015)  

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  9) Dogane: riassetto struttura centrale Area dogane e Area monopoli   - L’Agenzia delle Dogane, con la circolare n. 18/D del 18 dicembre 2015, ha rilasciato le istruzioni operative per le verifiche dei sistemi di misura elettrici per fini fiscali secondo la guida CEI 13-71 18/12/2015. - La risoluzione n. 1/D del 17 dicembre 2015 dell’Agenzia delle Dogane, pubblicata il 18 dicembre 2015 sul web delle Dogane, disciplina la trasformazione sotto controllo doganale - parere del Comitato Codice Doganale sez. procedure speciali su un istanza per la trasformazione di alcol/acidi grassi per la produzione di alcol etossilato (Documento comunitario 013 pubblicato il 18/12/2015). - Infine, l’Agenzia delle Dogane ha pubblicato il 18 dicembre 2015 sul proprio sito internet la Determinazione n. 28254 del 17 dicembre 2015 recante istituzione e attivazione riassetto struttura centrale Area dogane e Area monopoli.  

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  10) Pagamento delle pensioni: calendario 2016 La pensione di gennaio 2016 avverrà il 4 gennaio per i pagamenti localizzati presso Poste Italiane e il 5 gennaio 2016 per gli istituti bancari. Con il messaggio n. 3519 del 25 maggio 2015 è stata illustrata l’armonizzazione della data di pagamento delle prestazioni previdenziali corrisposte dall'INPS, dei trattamenti pensionistici, degli assegni, delle pensioni e delle indennità di accompagnamento erogate agli invalidi civili, nonché delle rendite vitalizie dell'INAIL, introdotta dall’articolo 6 del decreto legge 21 maggio 2015, n. 65, convertito con modificazioni dalla legge 17 luglio 2015, n. 109 (Allegato 1). A partire dalla mensilità di giugno 2015, il pagamento viene fissato al primo giorno di ciascun mese o il giorno successivo se festivo o non bancabile, con un unico mandato di pagamento, eccezion fatta per il mese di gennaio 2016 in cui il pagamento deve essere effettuato il secondo giorno bancabile. In base al calendario dei giorni bancabili del mese di gennaio 2016, il secondo giorno bancabile cade in giorni diversi per Poste Italiane e per gli Istituti di credito. La data di pagamento della mensilità di pensione di gennaio 2016 viene, conseguentemente, fissata al 4 gennaio per i pagamenti localizzati presso Poste Italiane e al 5 gennaio 2016 per i pagamenti localizzati presso gli Istituti di credito. (INPS, messaggio n. 7508 del 18 dicembre 2015)  

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  11) Fondi di solidarietà: modalità di presentazione della domanda di assegno emergenziale L’INPS, con la circolare n. 203 del 18 dicembre 2015, fornisce le modalità per la presentazione on-line delle domande di accesso all’assegno emergenziale per i fondi di solidarietà bilaterali di cui all’art. 26 e ss del d.lgs. n. 148 del 14 settembre 2015 Fondi di solidarietà Decreto legislativo n.148 del 14 settembre 2015 - Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro in attuazione della legge 10 dicembre 2014 n. 183- Modalità di presentazione della domanda di assegno emergenziale. Presentazione delle domande di assegno emergenziale La procedura di presentazione della domanda è unica per tutti i Fondi di solidarietà che hanno previsto l’erogazione dell’assegno emergenziale. Tale procedura è al momento attiva per i Fondi di solidarietà che sono già pienamente operativi, precisamente: Fondo di solidarietà per il sostegno dell’occupabilità, dell’occupazione e del reddito del personale del credito cooperativo- Decreto interministeriale n. 82761/2014; Fondo di solidarietà per la riconversione e riqualificazione professionale, per il sostegno dell’occupazione e del reddito del personale del credito - Decreto interministeriale n.83486/2014. Con successivo messaggio sarà comunicata l’operatività per gli ulteriori Fondi. Dal giorno della pubblicazione della presente circolare si considerano superate le istruzioni emanate in precedenza. L’INPS fornisce poi le indicazioni per l’accesso al servizio telematizzato, rinviando ai manuali disponibili sul portale dell’Istituto, per le istruzioni di dettaglio. La domanda è disponibile nel portale INPS www.inps.it nei Servizi OnLine accessibili per la tipologia di utente “Aziende, consulenti e professionisti”, alla voce Servizi per aziende e consulenti”, opzione “Assegno Emergenziale/Integrativo per fondi di solidarietà”. Si accede alla procedura tramite codice fiscale e Pin rilasciato dall’Istituto. Il manuale per Aziende e Consulenti, recante le istruzioni per l’invio telematico delle domande nonché l’allegazione dei documenti richiesti, è disponibile all’interno dell’applicazione stessa, nella sezione documentazione. La domanda di intervento deve essere indirizzata al Comitato Amministratore del Fondo di solidarietà, tramite la Sede Inps competente per la matricola di accentramento contributivo per le aziende che hanno adempiuto all’obbligo dell’unicità della posizione contributiva di cui alla circolare n.80 del 25/06/2014 o, in subordine, alla sede principale. L’azienda, al momento della presentazione, dovrà indicare il Fondo al quale richiede l’intervento, allegando l’accordo sindacale, l’elenco ed i dati analitici dei lavoratori, che costituiranno parte integrante della domanda. La domanda non riporta la stima della prestazione in quanto la stessa sarà effettuata in automatico dalla procedura in base ai dati forniti dall’azienda e sarà messa a disposizione della stessa azienda nel cassetto bidirezionale. Completata l’acquisizione della domanda e confermato l’invio, la domanda verrà protocollata e sarà possibile stampare la ricevuta di presentazione nonché il prospetto dei dati trasmessi. Con lo stesso flusso telematizzato le domande, alle quali viene attribuito il numero di protocollo, verranno inviate alle strutture territoriali competenti per l’istruttoria, ed il successivo inoltro, per il tramite della Direzione Generale, al Comitato Amministratore. Nella fase di avvio dell’operatività del fondo, l’intero flusso sarà gestito dalla Direzione Centrale Prestazioni a sostegno del reddito; con apposito messaggio saranno fornite le istruzioni operative per la gestione da parte delle strutture territoriali.  

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  12) Assoggettamento del professionista all’IRAP? Interviene la Fondazione studi del CNCL La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, con il parere n. 6 del 18 dicembre 2015, interviene sul tema riguardante l’assoggettamento dei professionisti all’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP), a seguito della sentenza n.24670, espressa dalla sezione civile della Corte di Cassazione lo scorso 3 dicembre. La Suprema Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista che aveva ricevuto un avviso di accertamento con riferimento all’IRAP dall'Agenzia dell’entrate. Per i giudici della Suprema Corte la sussistenza dell’“autonoma organizzazione”, che è il presupposto oggettivo dell’imposta, non può essere presunta solo dalla componente “capitalistica” del reddito professionale, ovvero dal costo elevato sostenuto dal professionista per l’acquisto di attrezzature tecniche e per locazioni finanziarie. Ad avviso del Collegio Supremo, la presenza di elevati costi sostenuti dal professionista per disporre di beni strumentali non giustifica di per sé l’assoggettamento ad IRAP del lavoratore autonomo in quanto, come emerge ad un consolidato orientamento della stessa giurisprudenza di legittimità, “In tema di IRAP, anche alla stregua dell'interpretazione costituzionalmente orientata fornita dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 156 del 2001, l’esistenza di un'autonoma organizzazione, che costituisce il presupposto per l’assoggettamento ad imposizione dei soggetti esercenti arti o professioni indicati dall’art. 49, comma primo, del DPR 22 dicembre 1986, n. 917, esclusi i casi di soggetti inseriti in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse, non dev’essere intesa in senso soggettivo, come auto-organizzazione creata e gestita dal professionista senza vincoli di subordinazione, ma in senso oggettivo, come esistenza di un apparato esterno alla persona del professionista e distinto da lui, risultante dall’aggregazione di beni strumentali e/o di lavoro altrui. Essa è riscontrabile ogni qual volta il professionista si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui, o impieghi nell’organizzazione beni strumentali eccedenti, per quantità o valore, il minimo comunemente ritenuto indispensabile per l’esercizio dell’attività, costituendo indice di tale eccedenza, tra l’altro, l’avvenuta deduzione dei relativi costi ai fini dell’IRPEF o dell’IVA, ed incombendo al contribuente che agisce per il rimborso dell'imposta indebitamente versata l’onere di provare l’assenza delle predette condizioni” (Corte di Cassazione, sez. trib., sentenza 15 giugno 2010, n. 14379 e Corte di Cassazione, sez. trib., sentenza 16 febbraio 2007, n. 3673. In senso conforme, cfr., ex pluribus: Corte di Cassazione, sez. trib., sentenza 19 agosto 2015, n. 16941; Corte di Cassazione, sez. VI civile, ordinanza 24 dicembre 2014, n. 27394 e Corte di Cassazione, sez. trib., sentenza 17 ottobre 2014, n. 21989). La soluzione giuridica fornita dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 24670 del 2015 è apprezzabile se si tiene conto che la funzione economica dell’IRAP è quella di colpire una capacità produttiva "impersonale ed aggiuntiva" rispetto a quella propria del professionista (determinata dalla sua cultura e preparazione professionale) e, quindi, di colpire un reddito che contenga una parte aggiuntiva di profitto, derivante dall’utilizzo di una struttura personale e materiale suscettibile di creare un valore aggiunto rispetto alla mera attività intellettuale supportata dagli strumenti indispensabili e di corredo al know-how del professionista. Ecco perché il solo sostenimento di costi elevati per l’utilizzo di beni strumentali non può essere indice di autonoma organizzazione, ma occorre verificare se trattasi di beni strumentali che per qualità e quantità eccedono, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività professionale anche senza autonoma organizzazione (cfr., ex pluribus: Corte di Cassazione, sez. trib., sentenza 6 marzo 2015, n. 4578; Corte di Cassazione, sez. trib., sentenza 27 febbraio 2015, n. 4060; Corte di Cassazione, sez. trib., sentenza 27 gennaio 2015, n. 1544 e Corte di Cassazione, sez. trib., sentenza 19 dicembre 2014, n. 26982).   Vincenzo D’Andò