Diario quotidiano del 17 dicembre 2015: dal 1° gennaio 2016 saggio degli interessi legali ridotto allo 0,2%

Pubblicato il 17 dicembre 2015



tabelle ACI: in G.U. pubblicato l’aggiornamento dei costi chilometrici di esercizio per il 2016; ravvedimento operoso meno caro dal 2016: calano ancora gli interessi legali allo 0,2%; in calo il reddito professionale particolarmente al sud; si allungano i termini di prescrizione per l’accertamento fiscale; nuovo trattamento fiscale per l’acquisto della prima casa in leasing; CNDCEC: il sindaco può percepire compensi anche come revisore; agenti di commercio: competenza fiscale delle provvigioni; riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali: l’INPS illustra la disciplina dell’assegno ordinario; INAIL: guida alla compilazione del modello OT/24 per il 2016; comunicazione degli elementi giustificativi per studi di settore 2015
 
Indice: 1) Tabella ACI: in G.U. pubblicato l’aggiornamento dei costi chilometrici di esercizio per il 2016 2) calano ancora gli interessi legali allo 0,2% 3) In calo il reddito professionale particolarmente al sud 4) Si allungano i termini di prescrizione per l’accertamento fiscale 5) Nuovo trattamento fiscale per l’acquisto della prima casa in leasing 6) CNDCEC: il sindaco può percepire compensi anche come revisore 7) Agenti di commercio: competenza fiscale delle provvigioni 8) Riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali: L’INPS illustra la disciplina dell’assegno ordinario 9) INAIL: guida alla compilazione del modello OT/24 per il 2016 10) Comunicazione degli elementi giustificativi per studi di settore 2015  
  1) Tabella ACI: in G.U. pubblicato l’aggiornamento dei costi chilometrici di esercizio per il 2016 E’ stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 291 del 15 dicembre 2015, la consueta tabella ACI necessaria per i conteggi relativi al 2016. Arriva, dunque, dall’ACI l’aggiornamento dei costi chilometrici di esercizio per il 2016. Grazie al consueto comunicato stampa di fine anno pubblicato sulla citata Gazzetta Ufficiale è ora possibile determinare non soltanto il valore dei costi chilometrici e del relativo imponibile fiscale e previdenziale del fringe benefit delle autovetture date in uso promiscuo a dipendenti e collaboratori per l'anno 2016, ma, di riflesso, anche il valore normale del godimento delle auto eventualmente concesse in uso a soci e familiari ai sensi della disciplina antielusiva contenuta nell’articolo 2 del dl 138/2011. Per effetto di tale ultima disciplina è noto infatti che qualora il bene concesso in godimento sia già regolato da altre disposizioni del Tuir, come avviene per le auto aziendali, per la deducibilità dei costi da parte del soggetto concedente e per la determinazione del reddito diverso in capo al soggetto utilizzatore tali regole prevarranno rispetto a quelle dettate dal dl 138/2011. Infatti, se ad es. un socio utilizza l’auto aziendale anche per scopi personali in capo allo stesso verrà rilevato un reddito diverso ex articolo 67, comma 1, lettera h-ter in misura corrispondente al fringe benefit previsto dall'articolo 51, comma 4, del Tuir (30% della percorrenza convenzionale di 15 mila chilometri), mentre per la società concedente la deducibilità dei costi di tale automezzo sarà disciplinata dall’articolo 164 del Tuir.

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2) Calano ancora gli interessi legali allo 0,2% (Ravvedimento operoso meno caro dal 2016!) dal 1° gennaio 2016 saggio degli interessi legali ridotto allo 0,2%. Infatti, con il decreto del Ministero dell’Economia e delle finanze del 11 dicembre 2015, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 291 del 15 dicembre, è stata nuovamente modificata la misura del saggio degli interessi legali ex art. 1284 c.c. che, a partire dal 1° gennaio 2016, sarà dello 0,2%. Nel 2016 si avrà dunque un’ulteriore riduzione di tale misura: il decreto 11 dicembre 2014 aveva infatti previsto che per il 2015 il saggio di interesse fosse pari allo 0,50%. La norma infatti prevede che il Ministro dell’Economia e delle finanze possa modificare tale misura sulla base del rendimento medio annuo lordo dei titoli di Stato di durata non superiore a dodici mesi e tenuto conto del tasso di inflazione registrato nell’anno. La novità avrà, ovviamente, effetti anche ai fini del ravvedimento operoso fiscale, ove come è noto, viene previsto, oltre che all’applicazione delle sanzioni in misura ridotta, anche il pagamento degli interessi legali calcolati in giorni di ritardo.

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3) In calo il reddito professionale particolarmente al sud Dal 2007 al 2014 reddito dei professionisti in calo del 18,35%. Scende, dunque, il reddito dei professionisti. Lo certifica l’Associazione degli enti di previdenza privati (AdEPP) nel suo quinto Rapporto annuale, presentato oggi a Roma. Emerge che dal 2007, prima dell’inizio della crisi, al 2014, anno per cui è disponibile l’ultimo aggiornamento, il reddito medio degli iscritti è “crollato”, con una perdita in termini reali del 18,35%. In euro, il reddito medio reale dei liberi professionisti iscritti all’AdEPP è sotto quota 30 mila, fermandosi a 28.960,02 euro annui. La flessione, viene spiegata nel rapporto, è dovuta principalmente agli effetti erosivi della crescita dei prezzi, che negli anni passati, a differenza di adesso, si è fatta sentire. Infatti, come fa notare l’Associazione, “il valore nominale dei redditi tra il 2005 e il 2014 non è cresciuto, pertanto l’inflazione cumulata nel periodo di analisi ha provocato un decremento considerevole del reddito reale”, cioè del potere d’acquisto. Il Rapporto, inoltre, evidenzia che la platea dei quasi 1,5 milioni di iscritti nel 2014 – 1.469.637 unità per l’esattezza, con un aumento percentuale del 20,02% tra il 2005 e il 2014; per quanto riguarda l’ultima annualità il numero degli iscritti complessivi presenta un incremento percentuale pari al 3,52% – sta invecchiando in fretta, con un calo vistoso delle fasce di età che vanno dai 25 ai 45 anni. Se i redditi sono stati erosi dalla crisi, le perdite non sono state però omogenee. L’analisi dell’AdEPP punta i riflettori sulle situazioni territoriali, mostrando come i guadagni siano declinati tra Nord e Sud e tra giovani e anziani, molto diversamente. Così, un professionista in Calabria, Molise, Sardegna, Sicilia e Basilicata guadagna addirittura il 65% in meno di un collega che risieda invece in Lombardia o in Trentino.

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4) Si allungano i termini di prescrizione per l’accertamento fiscale Si allungano i termini di prescrizione per l’accertamento fiscale, questo anche salta il raddoppio dei termini per le violazioni penali. Infatti, un emendamento al DDL di stabilità 2016 elimina il raddoppio, ma allunga i termini ordinari di accertamento. Un emendamento al disegno di legge di stabilità, presentato da Scelta Civica e approvato il 15 dicembre 2015 dalla Commissione Bilancio della Camera modifica in maniera significativa la disciplina dei termini di decadenza dal potere di accertamento. L’intervento introduce un compromesso tra il termine “ordinario” e quello “raddoppiato” per violazioni penali rientranti nel DLgs. 74/2000. Da un lato, il raddoppio per violazioni penali viene espunto, dall’altro, i termini normali vengono ampliati di uno o di due anni, a seconda del fatto che si tratti di dichiarazione presentata o di dichiarazione omessa. I “nuovi” artt. 43 del DPR 600/73 e 57 del DPR 633/73 stabiliscono che l’avviso di accertamento sarà notificato, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, settimo anno successivo se si è in presenza di dichiarazione omessa o nulla. Con la “vecchia” formulazione della norma, antecedente alle modifiche del DLgs. 241/97, invece, la dichiarazione omessa poteva essere accertata entro il 31 dicembre del sesto anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata. Riguardo la decorrenza, pare che il raddoppio per violazioni penali non venga cancellato con effetto immediato. Difatti, la nuova disciplina trova applicazione dagli avvisi di accertamento relativi al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2016 e a quelli successivi. In altre parole, i nuovi termini opereranno a partire dagli accertamenti sul Modello Unico e sulle dichiarazioni IVA e IRAP 2017.

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5) Nuovo trattamento fiscale per l’acquisto della prima casa in leasing Uno degli emendamenti al DDL di stabilità 2016 modifica la disciplina dell’imposizione indiretta che si applica sugli atti di leasing immobiliare. Con uno degli emendamenti al citato DDL di stabilità, viene cambiato il regime impositivo indiretto applicabile ai leasing di immobili abitativi. Ecco le novità: - viene prevista l’applicazione dell’imposta di registro anche alla cessione, operata dall’utilizzatore, di contratti di leasing aventi ad oggetto immobili abitativi, ancorché assoggettati ad IVA; - si prevede l’applicazione dell’imposta di registro con l’aliquota ridotta all’1,5%, per gli atti di acquisto, operati da banche e società di leasing, aventi ad oggetto immobili abitativi diversi da quelli accatastati A/1, A/8 o A/9, acquisiti in locazione finanziaria da utilizzatori che soddisfino le condizioni per l’applicazione dell’agevolazione prima casa; - viene disposto che, agli atti di cessione di contratti di leasing aventi ad oggetto immobili abitativi, anche da costruire e ancorché assoggettati ad IVA, operati dagli utilizzatori, si applichino le aliquote dell’1,5% o del 9% a seconda che, in capo al cessionario, sussistano le condizioni per l’applicazione dell’agevolazione prima casa o meno. Con l’inserimento del nuovo periodo nell’art. 1 della Tariffa, parte I, allegata al DPR 131/86, il legislatore intende prevedere una specifica aliquota da applicare al trasferimento, nei confronti di banche e intermediari finanziari autorizzati all’esercizio dell’attività di leasing finanziario, avente ad oggetto case di abitazione catastalmente classificate in categorie diverse da A/1, A/8 o A/9, acquisite in locazione finanziaria da utilizzatori che soddisfino le condizioni per l’applicazione dell’agevolazione “prima casa” come prevista dalla Nota II-bis all’art. 1 della Tariffa, parte I, allegata al DPR 131/86. In tal caso, nel valutare l’esistenza delle condizioni agevolative, si deve considerare, in luogo dell’acquirente, il soggetto utilizzatore e, in luogo del contratto di acquisto, il contratto di leasing finanziario. Pertanto, ad esempio, le condizioni relative alla residenza di altre abitazioni dovranno essere rese dall’utilizzatore del contratto di leasing nel contratto medesimo. Per quanto riguarda, invece, la cessione del contratto di leasing, è opportuno ricordare che, con decorrenza dal 1° gennaio 2014, la legge di stabilità per il 2014 (Legge 147/2013), modificando l’art. 40 comma 1-bis del DPR 131/86 e inserendo l’art. 8-bis nella Tariffa, parte I, allegata al decreto medesimo, ha disposto che la cessione di contratti di leasing aventi ad oggetto immobili strumentali, anche da costruire, sia soggetta ad imposta di registro (anche ove l’atto risulti soggetto ad IVA) nella misura del 4%. Per quanto concerne la decorrenza della nuova disciplina, viene previsto che essa si applichi solo dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2020.

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6) CNDCEC: il sindaco può percepire compensi anche come revisore Al soggetto titolare di carica di sindaco non è preclusa la possibilità di percepire emolumenti per lo svolgimento dell’incarico di revisore dei conti di altro ente comunale. Il CNDCEC, con la nota del 14 dicembre 2015 spiega come perviene a tale conclusione. In particolare, al CNDCEC si chiede se il professionista eletto sindaco di un Comune abbia diritto al compenso per l’attività svolta in qualità di revisore presso altro ente locale, ovvero trovi applicazione l’art. 5 del DL 78/2010 secondo cui va esclusa qualsiasi remunerazione per tale incarico, fatto salvo il gettone di presenza di 30 euro. Viene ricordato, a tal fine, che l’art. 5 comma 5 del DL 78/2010 prevede che “ferme le incompatibilità previste dalla normativa vigente, nei confronti dei titolari di cariche elettive, lo svolgimento di qualsiasi incarico conferito dalle pubbliche amministrazioni di cui al comma 3 dell’articolo 1 della legge 31 dicembre 2009 n. 196, inclusa la partecipazione ad organi collegiali di qualsiasi tipo, può dar luogo esclusivamente al rimborso delle spese sostenute; eventuali gettoni di presenza non possono superare l’importo di 30 euro a seduta”. Nella nota viene evidenziato come l’amplissima formula adottata dalla disposizione, letta anche alla luce della giurisprudenza sul tema (Corte dei Conti Veneto n. 326/2012 e Corte dei Conti Lombardia n. 144/2011) possa portare a privilegiare, in via prudenziale, una interpretazione omnicomprensiva che comporti l’inclusione dell’incarico di revisore dei conti tra quelli il cui svolgimento assoggetta il sindaco al vincolo di finanza pubblica introdotto dall’art. 5 comma 5 del DL 78/2010. Secondo il Consiglio nazionale commercialisti esiste, peraltro, un margine per sostenere un’interpretazione meno rigorosa dell’art. 5 comma 5 sulla scorta di quella offerta per l’art. 6 comma 2 prima dal MEF e poi dal legislatore, secondo cui il carattere oneroso degli incarichi di revisore dei conti non appare compatibile, neppure nel caso di svolgimento da parte del titolare di carica elettiva, con una remunerazione limitata al solo gettone di presenza. Nel dettaglio, il MEF con la circolare n. 33 del 28 dicembre 2011 ha precisato che “il rapporto che si instaura tra l’ente ed i componenti dei collegi dei revisori dei conti e sindacali può essere assimilato ad un rapporto di natura contrattuale che mal si concilia con la gratuità dell’incarico, in quanto l’attività svolta dai predetti revisori e sindaci, di natura prettamente tecnica, è una prestazione d’opera a cui normalmente corrisponde una prestazione economica. Alla luce delle considerazioni che precedono si ritiene che il carattere onorifico della partecipazione agli organi collegiali […] possa non trovare applicazione nei confronti dei collegi dei revisori dei conti e sindacali”. Tale orientamento è stato recepito dal legislatore che all’art. 35 comma 2-bis del DL 9 febbraio 2012 n. 5 ha chiarito che “la disposizione di cui all’articolo 6, comma 2, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, si interpreta nel senso che il carattere onorifico della partecipazione agli organi collegiali e della titolarità di organi degli enti che comunque ricevono contributi a carico della finanza pubblica è previsto per gli organi diversi dai collegi dei revisori dei conti e sindacali e dai revisori dei conti”.

In considerazione della delicatezza della questione, la nota in esame conclude annunciando che “il CNCDEC procederà in tempi brevi ad attivarsi presso gli interlocutori istituzionali al fine di sollecitare un chiarimento ufficiale incline a riconoscere che il principio per cui il rapporto tra amministrazione e organo di revisione, avendo fonte contrattuale e natura prettamente tecnica, non è compatibile con una forma di remunerazione sostanzialmente gratuita (affermato dal MEF e, di fatto accolto espressamente dal legislatore in relazione all’art. 6 co. 2 del DL 78/2010) ha carattere generale e, dunque, opera anche nella fattispecie regolata ex. art. 5 co. 5 DL 78/2010”.

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7) Agenti di commercio: competenza fiscale delle provvigioni Siamo ormai giunti a fine anno e in tale periodo i problemi della competenza economica per le aziende (e i loro commercialisti) si fanno più pressanti. A tal fine, a riguardo della problematica della giusta individuazione in quale anno rilevare e quindi tassare le provvigioni, interviene la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12274/2015, con la quale ha affrontato un caso riferito alla individuazione del corretto periodo di competenza in cui dedurre le provvigioni passive corrisposte da un’impresa ad un mediatore a fronte della conclusione di un contratto di vendita di cosa futura. Per la precisione, la società committente svolgeva attività di commercio all’ingrosso di cereali ed altri prodotti di base per l’agricoltura e l’allevamento, che acquistava dai rispettivi produttori e che rivendeva ai clienti i quali si assumevano l’impegno ad acquistare dalla società stessa i beni che essa avrebbe reperito via via nei vari mercati di approvvigionamento mondiali. I contratti stipulati con i clienti si qualificavano quindi come contratti di vendita di cosa futura ex articolo 1472 codice civile. Detti contratti erano stati intermediati da parte di alcuni mediatori ai quali la società aveva corrisposto al momento della conclusione dei contratti di vendita la provvigione pattuita. Tuttavia, la società, nell’ottica di realizzare una corretta correlazione costi-ricavi, ai fini della imputazione di tale onere (la provvigione passiva riconosciuta al mediatore) nel Conto economico di competenza, aveva rinviato detta imputazione all’esercizio in cui l’ordine era stato eseguito e quindi erano stati prodotti e rilevati i corrispondenti ricavi di vendita. In questo modo, la provvigione veniva correlata esattamente al ricavo della vendita intermediata concorrendo alla formazione del risultato economico dello stesso esercizio. L’Amministrazione finanziaria aveva eccepito tale comportamento, sulla base di una interpretazione restrittiva dell’articolo 109 Tuir in merito all’individuazione del periodo d’imposta di competenza dei costi relativi alla prestazione di servizi. Infatti, l’Amministrazione aveva assunto che, poiché la prestazione resa dal mediatore doveva intendersi essere stata “ultimata” nell’esercizio in cui il contratto di vendita era stato concluso tra la società ed il suo cliente, il periodo d’imposta di competenza fiscale della provvigione passiva sarebbe stato quello della ultimazione del servizio, a nulla rilevando il fatto che trattandosi di vendita di cosa futura la società avrebbe realizzato e contabilizzato il ricavo solo in un periodo d’imposta successivo. La Cassazione, nella sentenza in commento, accoglie l’interpretazione della norma fatta propria dall’Amministrazione finanziaria sulla base di un ragionamento che trova i suoi punti fondanti nei seguenti. Il periodo d’imposta di competenza dei costi sostenuti per l’acquisto di servizi è definito dall’articolo 109 Tuir ed è individuato in quello in cui la prestazione viene ultimata, salvo che per le eccezioni previste dalla norma stessa. Il contratto di vendita di cosa futura ex articolo 1472 codice civile, è un contratto consensuale che si perfeziona quindi con il mero consenso delle parti, senza necessità che si abbia anche la consegna della cosa. Il diritto alla provvigione per il mediatore sorge al momento della conclusione del contratto di vendita, senza che abbia rilievo, in assenza di diversa pattuizione, l’esecuzione dell’ordine o altre vicende del rapporto fra venditore e compratore. La provvigione era “certa” riguardo alla sua esistenza, ed anche “oggettivamente determinabile” in quanto la sua quantificazione non era collegata alla successiva identificazione e precisa valorizzazione della “cosa futura” oggetto della vendita. Quindi, secondo la Cassazione, nel caso di specie non sussisterebbero le condizioni per un differimento ad un esercizio successivo della deduzione dei costi in oggetto, stante appunto l’assenza di pattuizioni tali da poter far ritenere l’onere come non “certo” o non “oggettivamente determinabile”.

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8) Riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali: L’INPS illustra la disciplina dell’assegno ordinario L’INPS, con la circolare n. 201 del 16 dicembre 2015, illustra la disciplina dell’assegno ordinario di cui all’art. 30 del D.lgs. n. 148/2015, quale misura di sostegno al reddito, assicurata dai Fondi di solidarietà bilaterali, in caso di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa per le causali previste per la cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria, in favore dei lavoratori operanti in settori non rientranti nel campo di applicazione della cassa integrazione guadagni. Peraltro, il Decreto legislativo n. 148 del 14 settembre 2015, contiene disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro. Adesso l’Istituto previdenziale con la nuova circolare n. 201/2015 illustra la disciplina dell’assegno ordinario assicurato, a norma dell’art 30 del D.lgs. 148/2015, dai Fondi di solidarietà. Ampliata la platea dei beneficiari Dal punto di vista soggettivo, l’art. 26, c. 7, specifica che i fondi sono obbligatori per tutti i settori che non rientrano nell’ambito di applicazione del titolo I del D.lgs. in commento, in relazione ai datori di lavoro che occupano mediamente più di cinque dipendenti compresi gli apprendisti. Le prestazioni ed i relativi obblighi contributivi non si applicano al personale dirigente se non espressamente previsto. Il successivo comma 8 prevede che i Fondi già costituiti alla data di entrata in vigore del decreto, si adeguano alle norme dell’art. 7 entro il 31 dicembre 2015. Nell’ottica della semplificazione dell’attività amministrativa, al fine di rendere il più fluida possibile la transizione nella nuova disciplina da parte dei Fondi già vigenti, garantendo che non vi sia alcuna soluzione di continuità all’operato degli stessi, l’adeguamento di cui al comma 8 è obbligatorio esclusivamente per quei fondi che presentano disposizioni difformi rispetto al precetto del comma 7. Per tutti gli altri Fondi, già conformi al dettato del comma 7, non è dunque necessario alcun adeguamento, con l’avvertenza che, così come specificato dall’art. 46, c. 5, il rinvio da parte dei suddetti decreti all’art. 3, cc. da 4 a 45, della legge 92/2012 o ad altre disposizioni abrogate, si intendono riferiti alle corrispondenti norme del D.lgs. A titolo esemplificativo, sulla base di quanto sopra esposto, in termini di durata della prestazione, il rinvio di cui all’art. 10, c. 5, del D.I. 83486/2014 (Fondo credito) all’articolo 3, comma 31, della legge n. 92/2012 va riferito all’omologo art. 30, c. 1, del D.lgs. in parola. Viene precisato, infine, che l’inciso di cui all’art. 26, c. 8, “I fondi già costituiti ai sensi del comma 1”, si intende riferito sia ai Fondi costituiti a norma dell’abrogato comma 4, art. 3, della legge 28 giugno 2012, n. 92, sia ai Fondi adeguati a norma degli abrogati commi 42 e 45 del medesimo articolo Decorrenza della prestazione Alle domande di assegno ordinario presentate dal 24 settembre 2015, si applicano le seguenti disposizioni: art. 3: misura della prestazione; art 4: durata massima della prestazione; art. 7: modalità di erogazione e termine per il rimborso delle prestazioni; art. 30: misura della prestazione, causali (con rinvio implicito agli art. 11 e 21), durata (con rinvio esplicito agli artt. 12 e 22) e termini di presentazione della domanda; art. 33: contributi di finanziamento; art. 34: contribuzione correlata; art. 39: disposizioni generali. Alle domande presentate dal 24 settembre 2015, per eventi di sospensione o riduzione antecedenti o comunque iniziati prima di questa data, si applicano le modalità di presentazione della domanda ove previste dai singoli decreti istitutivi. In più, alle stesse, ai fini del computo dei limiti di durata previsti dagli artt. 4, c. 1 e 12, c. 5, così come descritti nei successivi paragrafi 6 e 6.1, si prendono in considerazione esclusivamente i periodi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa decorrenti dal 24 settembre 2015. Sempre in tema di durata della prestazione, i trattamenti richiesti prima dell’entrata in vigore del decreto in commento, a norma dell’art. 44, c. 2, ai fini del calcolo della durata massima complessiva di cui all’art. 4, cc. 1 e 2, si computano per la sola parte del periodo autorizzato successiva a tale data. Misura della prestazione L’art. 30, c. 1, stabilisce la misura della prestazione in un importo almeno pari all’integrazione salariale. Ancora una volta, dunque, il legislatore rimette alla volontà delle parti la quantificazione dell’importo della prestazione, vincolandole a stabilire una misura minima almeno pari all’importo previsto per l’integrazione salariale. Pertanto, fermo restando il limite minimo, ciascun Fondo può derogare all’importo massimo mensile dell’integrazione salariale stabilito dall’art. 3, comma 5, del D.lgs. 148/2015. Durata massima della prestazione A norma dell’art. 30, c. 1, i Fondi stabiliscono la durata massima della prestazione, non inferiore a 13 settimane in un biennio mobile e non superiore, a seconda della causale invocata, alle durate massime previste per le causali della cassa integrazioni guadagni ordinaria e straordinaria, illustrati nella circolare n. 197 del 2 dicembre 2015 (ordinarie) e nelle circolari n. 24 del 5 ottobre 2015 e n. 30 del 9 novembre 2015 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (straordinarie). Durata massima complessiva della prestazione A norma dell’art. 4, c .1, per ciascuna unità produttiva il trattamento concesso per le causali CIGO e CIGS non può superare la durata massima complessiva di 24 mesi in un quinquennio mobile, fatto salvo quanto disposto dall’art. 22, comma 5. Termini di presentazione della domanda A norma dell’art. 30, c. 2, la domanda di assegno ordinario deve essere presentata non prima di 30 giorni dall’inizio della sospensione o riduzione dell’attività lavorativa e non oltre il termine di 15 giorni dall’inizio della stessa. Rispetto al sistema previgente, l’attuale assetto normativo introduce, pertanto, due differenti termini, uno iniziale, prima del quale non può essere presentata la domanda, ed uno finale. Si tratta di termini ordinatori, il cui mancato rispetto non determina la perdita del diritto alla prestazione, ma, nel caso di presentazione prima dei 30 giorni, l’irricevibilità della stessa e, nel caso di presentazione oltre i 15 giorni, uno slittamento del termine di decorrenza della prestazione. Sotto quest’ultimo punto di vista, stante il richiamo dell’art. 30, c. 1, all’applicabilità, nei limiti della compatibilità, della normativa in materia di integrazioni salariali ordinarie, è applicabile il disposto di cui all’art. 15, c. 3, in base al quale la presentazione tardiva della domanda comporta che l’eventuale trattamento di integrazione salariale non potrà aver luogo per periodi anteriori di una settimana rispetto alla data di presentazione (cioè dal lunedì della settimana precedente).

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9) INAIL: guida alla compilazione del modello OT/24 per il 2016 L’Inail ha messo a disposizione, sul proprio sito internet, la guida per la compilazione del modello OT/24 per l’anno 2016. Modalità applicazione delle Tariffe dei premi. Mod. OT/24

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10) Comunicazione degli elementi giustificativi per studi di settore 2015 È disponibile sul sito dell’agenzia delle entrate il software con cui il contribuente risultato non congruo, non coerente o non normale negli studi di settore 2015 per il 2014, può segnalare informazioni o elementi giustificativi relativi alle predette situazioni. Il software può essere utilizzato anche per segnalazioni in merito alle cause di inapplicabilità o di esclusione indicate in dichiarazione.   Vincenzo D’Andò