Diario quotidiano del 10 dicembre 2015: nuovo ravvedimento decisamente più conveniente anche per il passato

Pubblicato il 10 dicembre 2015



consulenza tecnica d’ufficio: guida del CNDCEC sui relativi adempimenti dei professionisti; sostituti d’imposta: nuovo calendario fiscale nel 2016; benefici fiscali per le associazioni sportive dilettantistiche: i verbali dei soci non possono essere contestati; quando la tassa sui rifiuti non deve essere pagata; Dogane: quando può essere recuperato il tributo anche dopo il termine di tre anni; tributo successorio e procedura di voluntary disclosure; domande di integrazione salariale: messaggio INPS; caso in cui si manifesta la bancarotta preferenziale; start up: nel personale qualificato sono compresi i co.co.co.; nuovo ravvedimento decisamente più conveniente anche per il passato; voluntary disclosure: 3,8 miliardi di gettito e oltre 129mila istanze; F24 EP: ecco i codici tributo per la compensazione

Indice:

1) Consulenza tecnica d’ufficio: guida del CNDCEC sui relativi adempimenti dei professionisti

2) Sostituti d’imposta: nuovo calendario fiscale nel 2016

3) Benefici fiscali per le associazioni sportive dilettantistiche: i verbali dei soci non possono essere contestati

4) Quando la tassa sui rifiuti non deve essere pagata

5) Dogane: quando può essere recuperato il tributo anche dopo il termine di tre anni

6) Tributo successorio e procedura di voluntary disclosure

7) Domande di integrazione salariale: messaggio INPS

8) Caso in cui si manifesta la bancarotta preferenziale

9) Start up: nel personale qualificato sono compresi i co.co.co.

10) Nuovo ravvedimento decisamente più conveniente anche per il passato

11) Voluntary disclosure: 3,8 miliardi di gettito e oltre 129mila istanze

12) Modello F24 EP: ecco i codici tributo per la compensazione

1) Consulenza tecnica d’ufficio: guida del CNDCEC sui relativi adempimenti dei professionisti

Come è noto, il CNDCEC ha pubblicato (si veda nel Diario quotidiano del 3 dicembre 2015) una sorta di vademecum sulle operazioni peritali in materia di lavoro e previdenza che approfondisce gli aspetti fondamentali della funzione del consulente tecnico d’ufficio (CTU) nell’ambito del processo del lavoro.

Si tratta di una guida schematica che sintetizza gli orientamenti giurisprudenziali in materia, con allegato il relativo formulario.

Una sezione della citata guida è dedicata agli adempimenti del CTU alla luce di quanto previsto dal DM 21 febbraio 2011 n. 44 in tema di processo telematico (PCT), secondo cui anche il professionista contabile impegnato nella consulenza tecnica d’ufficio è tenuto a dotarsi di strumenti telematici finalizzati alla corretta comunicazione con gli uffici giudiziari.

Dal momento della nomina a quello del deposito della relazione tecnica, il documento del CNDCEC chiarisce molti aspetti relativi all’incarico, favorendo allo stesso tempo l’individuazione di un percorso quanto più omogeneo possibile nello svolgimento dell’attività di supporto al giudice.

Il vademecum indica i principali adempimenti di carattere procedurale a carico del CTU conseguenti all’accettazione dell’incarico, tra cui la comunicazione in cancelleria del proprio codice fiscale e la visione dei fascicoli anche al fine di valutare eventuali situazioni di incompatibilità nell’assolvimento della funzione.

Nell’udienza di accettazione dell’incarico il CTU, dopo aver prestato giuramento di rito e analizzato i quesiti posti, fissa generalmente la data, il luogo e l’ora di inizio delle operazioni peritali, indicando al giudice l’arco temporale necessario per il deposito della relazione finale.

A tale proposito il documento precisa che, per il deposito dell’elaborato peritale, non è contemplata la c.d. “sospensione feriale” dei termini processuali, anche se è possibile per il CTU chiedere una proroga del termine di deposito originariamente fissato, ma solo nel caso in cui l’istanza di proroga sia formulata prima della scadenza.

Sullo svolgimento delle operazioni peritali, il Vademecum rimarca la delicatezza della funzione, che può esporre il professionista non solo a responsabilità di carattere civile e disciplinare: nel caso di colpa grave nell’esecuzione degli atti che gli sono richiesti, allo stesso CTU può essere comminata la sanzione dell’arresto fino a un anno o dell’ammenda fino a 10.329 euro, salvo l’obbligo di risarcimento del danno.

Durante le operazioni peritali, il CTU deve a valutare i c.d. “atti di causa”, cioè la documentazione ritualmente depositata dalle parti, non essendo possibile l’acquisizione consulenziale di ulteriori atti nel processo che, di conseguenza, risulterebbero inutilizzabili. Il consulente tecnico, inoltre, può esperire il tentativo di conciliazione ove esistano le condizioni necessarie. La relazione finale deve contenere invece una sintesi chiara delle operazioni svolte e gli allegati previsti dal Vademecum nel capitolo settimo.

Viene precisato che il CTU, durante lo svolgimento dell’incarico, dovrà limitarsi al mandato ricevuto evitando di affermare l’esistenza o inesistenza di diritti a prestazioni economico-patrimoniali, non patrimoniali, previdenziali o assistenziali. La relazione rappresenta un documento autonomo, per cui struttura e contenuto della stessa dovranno consentire alle parti interessate un’agevole comprensione di tutte le attività poste in essere dal consulente, dagli accertamenti preliminari alla descrizione del metodo di calcolo adottato per il raggiungimento del risultato finale.

Il CTU potrà, inoltre, essere chiamato dal giudice a integrare la relazione e/o rispondere alle osservazioni avanzate dalle parti. Peraltro, a seguito dell’istituzione del PCT (processo civile telematico), il consulente opera il deposito telematico degli atti, delle istanze e delle comunicazioni. Nella parte finale, la guida del CNDCEC rileva le cause di nullità formale e sostanziale che possono interessare la consulenza tecnica d’ufficio.

2) Sostituti d’imposta: nuovo calendario fiscale nel 2016

Dalla Legge di Stabilità 2016 arriva il nuovo calendario per i sostituti d’imposta: Nell’anticipare le previsioni della legge di Stabilità 2016, l’Agenzia delle entrate ha pubblicato le bozze del modello di certificazione unica 2016, prevedendo tempi stretti per il sostituto d’imposta: entro il 28 febbraio 2016 la certificazione unica deve essere consegnata al lavoratore dipendente o autonomo e trasmessa telematicamente all’Agenzia delle entrate entro il 7 marzo 2016. La CU 2016 contiene, inoltre, un maggior numero di informazioni rispetto all’anno scorso, recependo il tracciato ed i contenuti precedentemente indicati nella dichiarazione modello 770.

Infine il modello si sdoppia con una versione più “leggera” da consegnare al lavoratore.

Il modello pubblicato dalle Entrate recepisce, dunque, il tracciato ed i contenuti precedentemente indicati nella dichiarazione modello 770, ma i tempi sono estremamente anticipati:

- Entro il 28 febbraio 2016 la CU deve essere consegnata al lavoratore dipendente o autonomo sostituito;

- Entro il 7 marzo 2016 i dati della CU devono essere trasmessi telematicamente all’Agenzia delle Entrate.

Peraltro, in vista dei due adempimenti, il modello si sdoppia con una versione più “leggera” da consegnare al lavoratore, ricordando che la certificazione unica 2016 riguarda:

- I redditi di lavoro dipendente, equiparati ed assimilati;

- I redditi di lavoro autonomo professionale;

- Le provvigioni e redditi diversi soggetti a ritenuta;

- le somme liquidate a seguito di procedure di pignoramento presso terzi;

- le somme corrisposte a titolo di indennità di esproprio, altre indennità ed interessi.

Novità dal DDL Stabilità 2016

Il comma 539, dell’articolo unico, del Disegno Di Legge di Stabilità per l’anno 2016 sostituisce il comma 6-quinquies del art. 4 del DPR 322/1998 e, oltre a ribadire che le certificazioni uniche rilasciate dai soggetti titolati ad eseguire le ritenute alla fonte indicati nel titolo III del D.P.R. n. 600/1973, devono essere trasmesse in via telematica all’Agenzia delle entrate entro il 7 marzo dell’anno successivo a quello cui esse si riferiscono, dispone che entro la stessa data, debbano essere trasmessi gli ulteriori dati fiscali e contributivi e quelli necessari affinché possano essere eseguite le attività di controllo poste in essere dall’Amministrazione finanziaria e dagli enti previdenziali e assicurativi.

I dati della certificazione unica

I dati contenuti nella certificazione riguardano i redditi corrisposti nell’anno indicato nell’apposito spazio previsto nello schema, le relative ritenute operate, le detrazioni effettuate, i dati previdenziali ed assistenziali relativi alla contribuzione versata e/o dovuta all’INPS (comprensiva delle gestioni ex INPDAP) nonché l’importo dei contributi previdenziali e assistenziali a carico del lavoratore versati o dovuti allo stesso ente previdenziale. L’esposizione dei dati da indicare nella certificazione deve rispettare la sequenza, la denominazione e l’indicazione del numero progressivo previste nello schema di certificazione unica.

Lo schema di certificazione deve essere utilizzato anche per attestare i dati relativi agli anni successivi al 2015 fino all’approvazione del nuovo schema di certificazione.

La certificazione è compilata in euro esponendo i dati in centesimi, arrotondando per eccesso se la terza cifra decimale è uguale o superiore a cinque o per difetto se inferiore a detto limite.

Possibili invii separati

È data facoltà ai sostituti d’imposta di suddividere il flusso telematico inviando, oltre il frontespizio ed eventualmente il quadro CT, le certificazioni dati lavoro dipendente ed assimilati separatamente dalle certificazioni dati lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi. E’ possibile effettuare flussi telematici distinti anche nel caso di invio di sole certificazioni dati lavoro dipendente, qualora questo risulti più agevole per il sostituto.

Certificazione elettronica

Il sostituto d’imposta può trasmettere anche al sostituito la certificazione in formato elettronico, purché sia garantita al soggetto la possibilità di entrare nella disponibilità della stessa e di poterla materializzare per i successivi adempimenti.

3) Benefici fiscali per le associazioni sportive dilettantistiche: i verbali dei soci non possono essere contestati

Spettano comunque i benefici fiscali alle associazioni sportive dilettantistiche (ASD), questo anche se l’Amministrazione finanziaria abbia contestato la redazione dei verbali assembleari dei soci, avendoli considerati come “fasulli”.

E’ quanto emerge dalle ultime sentenze dei giudici di merito, in particolare dalle seguenti sentenze:

- Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Emilia, sentenza n. 397/3/15 del 15 ottobre 2015;

- Commissione Tributaria Provinciale di Lecco, sentenza n. 303/1/15.

In particolare, il primo caso scaturisce dal ricorso di una ASD contro l’avviso di accertamento emesso, a fini IRES, IRAP, IVA e correlati interessi e sanzioni per l’anno d’imposta 2010, con il quale l’Amministrazione finanziaria contestava alla contribuente le agevolazioni di cui alla Legge 398/91, applicando la decadenza dai suddetti benefici.

La tesi dell'Amministrazione finanziaria era basata, sostanzialmente, su due punti:

- violazione delle norme sulla tracciabilità (per avere l'associazione effettuato, nell'anno oggetto di verifica, rispettivamente un prelievo di € 850,00 ed un versamento di € 1.000,00);

- carente partecipazione reale degli associati alla vita associativa, in violazione dell’articolo 148 TUIR.

Sul primo aspetto, il giudice merito recepisce integralmente le deduzioni della ricorrente ed afferma che “la fruizione delle agevolazioni è letteralmente condizionata, unicamente, dallo svolgimento di attività sportive dilettantistiche e dall'iscrizione alle federazioni sportive nazionali, condizioni ambedue verificate, nella fattispecie (…)” e non avendo le movimentazioni in contanti superato la soglia prevista per il 2015 di mille euro, si ritiene non fondato il rilievo dell’Ufficio.

La CTP ha, quindi, respinto le contestazioni dell’Amministrazione finanziaria afferenti alla vita associativa in seno all’ASD.

A tal fine, la Commissione Tributaria ha precisato che “la Ricorrente ha, congruamente, dimostrato, con la produzione dei verbali assembleari, come esistesse una vera vita associativa e dunque la stessa non fosse una mera “finzione”, una “copertura”, ma avesse una propria vita, reale e concreta”.

Ancora, e più dettagliatamente, ha ritenuto priva di rilievo “la deduzione dell’Agenzia secondo cui i partecipanti alle assemblee sarebbero “i soliti noti”, essendo notorio come, in queste tipologie di associazioni, il volontariato sia la base stessa, la condizione stessa, della loro sopravvivenza, e come gli appassionati che, alla fine, “tirano il carretto” siano, sempre, gli stessi”.

Infine, ha evidenziato che “il fatto poi che le assemblee avvengano sempre “in seconda convocazione” rafforza, invero, al contrario di quello che opina l'Agenzia, la prova della “realtà” dell'Associazione, posto che dimostra, da un lato, lo sforzo organizzativo per svolgere le assemblee e, dall’altro, che le stesse si sono veramente svolte perchè, in caso contrario, sarebbe stato molto più semplice redigere verbali “fasulli” in prima convocazione”.

Nel secondo caso, il giudice di merito ha stabilito che il fatto che i soci partecipino alle assemblee e manifestino, così, la loro consapevolezza del significato del vincolo associativo, quindi dei relativi obblighi e dei diritti inerenti alla qualifica di socio, è circostanza che può far ritenere il diritto dell’Associazione sportiva dilettantistica (ASD) a godere del regime fiscale di favore, a fronte della presunzione di commercialità che ha giustificato un’eventuale accertamento del Fisco.

4) Quando la tassa sui rifiuti non deve essere pagata

La tassa rifiuti non è dovuta se si riesce a dimostrare che l’immobile non viene più occupato.

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 24577 del 2 dicembre 2015, è tornata sulla questione.

Vedersi recapitare delle cartelle di pagamento per la riscossione della tassa comunale (forse più odiata dai cittadini), se da anni non si occupa più l’immobile in questione, è certamente fastidioso; ma le cartelle non arrivano per caso, e il motivo del loro invio potrebbe essere da ricercarsi nella mancata denuncia, da parte del contribuente, delle variazioni circa la disponibilità dell’immobile. Che fare, in questi casi? La Suprema Corte, con la nuova ordinanza n. 24577 del 2 dicembre 2015, ha ammesso che l’ottenimento dello sgravio o del rimborso del tributo è nelle facoltà del soggetto che ha omesso di presentare la denuncia di cessazione, purché essa venga presentata tardivamente entro sei mesi dalla notifica dell’iscrizione a ruolo, dando prova dell’effettiva cessazione dell’uso dell’immobile, oppure che il tributo sia stato pagato da un nuovo occupante.

In tema di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani – hanno infatti affermato gli Ermellini – l’art. 64, quarto comma, del D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507 deve interpretarsi nel senso che, pur in caso di omissione della denuncia di cessazione di occupazione dell’immobile nell’anno in cui tale cessazione è avvenuta, la tassa non è comunque dovuta, per gli anni successivi a quello della cessazione così dichiarata” purché sussistano delle condizioni: la prima, è che l’utente presenti una denuncia tardiva di cessazione, e non oltre i sei mesi dalla notifica del ruolo, fornendo ovviamente la prova di non aver continuato l’occupazione dell’immobile; inoltre, anche a prescindere dalla denuncia, il rimborso può essere concesso se si dimostri che la TARSU è stata assolta dal soggetto effettivo nuovo occupante o detentore.

In entrambi i casi, per la Suprema Corte, l’esonero del tributo ha effetto dall’anno successivo a quello nel corso del quale si è verificata la cessazione, e non dall’anno successivo a quello di presentazione della denuncia tardiva.

Come dimostrare di non occupare più l’immobile

Il contribuente che dimostra di pagare già la Tari sull’immobile dove ha la residenza, non è più obbligato a pagarla anche sull’appartamento, sempre di sua proprietà, ma disabitato. La Commissione Tributaria Regionale di Roma con la sentenza 7001/2014, ha, infatti, annullato un avviso di accertamento per omessa dichiarazione della Tari e mancato pagamento del relativo tributo, impugnato per il fatto che, nell’immobile, non aveva di fatto mai abitato.

Secondo i giudici, quindi, “non si deve pagare tale imposta sui rifiuti relativa a un determinato immobile se quest’ultimo, nel periodo riguardante l’accertamento, è rimasto inoccupato”. Ovviamente è a carico del contribuente dimostrare il fatto che comunque l’abitazione è rimasta del tutto inoccupata anche per quanto riguarda la presenza di mobili ed elettrodomestici o l’attivazione delle utenze come acqua, luce e gas.

5) Dogane: quando può essere recuperato il tributo anche dopo il termine di tre anni

Secondo la Corte di Cassazione, ordinanza n. 24674 del 3 dicembre 2015, per i tributi doganali l’azione di recupero può avvenire anche dopo il termine di tre anni. In tema di tributi doganali, l’azione di recupero “a posteriori” dei dazi all’importazione o all’esportazione può essere avviata dopo la scadenza del termine di tre anni dalla data di contabilizzazione dell’importo originariamente richiesto quando la mancata determinazione del dazio sia avvenuta a causa di un atto perseguibile penalmente - a prescindere dall'esito, di condanna o assolutorio, del giudizio - purché sia trasmessa, nel corso del termine di prescrizione e non dopo la sua scadenza, la notitia criminis, primo atto esterno prefigurante il nodo di commistione tra fatto reato e presupposto di imposta, destinato ad essere sciolto all'esito del giudizio penale.

L’obbligazione doganale derivata da un fatto-reato non sempre si prescrive nei tre anni decorrenti dalla data in cui l'accertamento del giudice penale è divenuto definitivo.

Omesso versamento di ritenute certificate: atti restituiti ai tribunali

La Corte Costitizionale (ordinanza n. 256 del 3 dicembre 2015) ha disposto la restituzione degli atti ai Tribunali ordinari di Lecce, Monza, Trento e Teramo nei giudizi di legittimità costituzionale della norma della nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto (D.Lgs. n. 74/2000) che, con riferimento ai fatti commessi sino al 17 settembre 2011, punisce l’omesso versamento delle ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti per un ammontare non superiore a 103.291,38 euro per ciascun periodo di imposta. La restituzione degli atti per una nuova valutazione trova il suo fondamento nel mutato quadro normativo.

Le fattispecie concrete all’esame dei diversi Tribunali rimettenti presentano il caso di persone che non hanno versato entro il termine previsto per la dichiarazione annuale di sostituto d’imposta ritenute certificate per importi superiori alla soglia di punibilità prevista dall’art. 10-bis (pari a 50.000 euro) per ciascun periodo di imposta.

Successivamente alle ordinanze di rimessione, però, è stata varata la riforma del sistema sanzionatorio tributario (D.Lgs. n. 158/2015), che ha apportato un ampio complesso di modifiche a tale sistema, tanto penale che amministrativo.

L’applicazione della nuova disciplina è stata differita al 1° gennaio 2017 unicamente in rapporto alle disposizioni del Titolo II, attinenti alle sanzioni amministrative (art. 32, comma 1, D.Lgs. n. 158/2015), anche se il Ddl di Stabilità 2016 anticipa al 1° gennaio 2016 l’entrata in vigore della riforma; le nuove norme penali sono entrate in vigore il 22 ottobre 2015, decorso l’ordinario termine di vacatio legis.

In particolare, l’art. 7, D.Lgs. n. 158/2015 ha modificato anche la norma censurata:

- da un lato, stabilendo che le ritenute, il cui omesso versamento assume rilievo penale, possano risultare, oltre che dalla certificazione rilasciata ai sostituiti, anche dalla dichiarazione di sostituto d’imposta (il reato ha anche un nuovo nomen, risultante dalla rubrica: “Omesso versamento di ritenute dovute o certificate”);

- dall’altro, innalzando la soglia di punibilità dell’illecito dai precedenti 50.000 euro a 150.000 euro per ciascun periodo di imposta (dunque, a un importo più elevato di quello che i giudici rimettenti hanno chiesto a questa Corte di introdurre, quanto ai fatti antecedenti al 17 settembre 2011).

Pertanto, la Consulta ha disposto, con l’ordinanza n. 256/2015, la restituzione degli atti ai giudici a quibus, per una nuova valutazione in ordine alla rilevanza e alla non manifesta infondatezza delle questioni sollevate alla luce del mutato quadro normativo.

6) Tributo successorio e procedura di voluntary disclosure

Lo studio n. 250-2015/T del Consiglio Nazionale del Notariato (si veda nel Diario quotidiano del 3 dicembre 2015) ha esaminato i seguenti argomenti: normativa sulla voluntary e il suo mancato impatto sull’applicazione del tributo successorio; infedele dichiarazione di successione (in quanto priva dei beni esteri) e istanza di regolarizzazione presentata entro i 2 anni dal pagamento dell’imposta; omessa dichiarazione di successione e istanza di regolarizzazione presentata entro i 5 anni dal termine per la dichiarazione; istanza di regolarizzazione presentata essendo decorsi i termini di cui alle ipotesi precedenti; donazioni dirette e indirette.

Il Consiglio Nazionale del Notariato ha, quindi, reso disponibile sul proprio sito istituzionale lo studio n. 250-2015/T che analizza la relazione che può intercorre tra imposte di successione e donazione e voluntary disclosure.

La procedura di emersione, come noto, prevede che laddove non siano già stati avviati controlli o verifiche, i contribuenti tenuti agli obblighi di monitoraggio fiscale (persone fisiche, gli enti non commerciali e le società semplici ed equiparate) che non vi abbiano correttamente adempiuto al 30 settembre 2014, possano presentare una completa autodenuncia, al fine di far “riemergere” sanandole, le proprie disponibilità estere. Autodenuncia che viene completata dal pagamento in misura piena delle imposte e degli interessi dovuti per tutte le annualità per le quali non sono scaduti i termini per l'accertamento ai sensi dell'art. 43, D.P.R. n. 600/1973 e dell'art. 57, D.P.R. n. 633/1972. La procedura consente, invece, di ottenere uno sconto sulle sanzioni amministrative collegate alla omessa o incompleta compilazione del Quadro RW, nonché sulle sanzioni relative alle violazioni in materia di imposte sui redditi e relative addizionali, imposte sostitutive, imposta regionale sulle attività produttive, imposta sul valore aggiunto e alle violazioni degli obblighi dei sostituti d’imposta.

Il Consiglio Nazionale del Notariato evidenzia come non sia prevista la possibilità di sanare l’imposta sulle successioni e donazioni. Può, tuttavia, tornare sicuramente utile capire quali conseguenze discendano dalla voluntary disclosure quando i beni oggetto di regolarizzazione (denaro, immobili, partecipazioni) derivino da una successione ereditaria (o da un atto liberale) per la quale potrebbe essere stato completamente omesso l’obbligo dichiarativo o, se oggetto di dichiarazione in Italia, quest’ultima fosse comunque non comprensiva dei beni in questione.

Nel dettaglio, il CNN si sofferma su:

- normativa sulla voluntary e suo mancato impatto sull’applicazione del tributo successorio;

- infedele dichiarazione di successione (in quanto priva dei beni esteri) e istanza di regolarizzazione presentata entro i 2 anni dal pagamento dell’imposta;

- omessa dichiarazione di successione e istanza di regolarizzazione presentata entro i 5 anni dal termine per la dichiarazione;

- istanza di regolarizzazione presentata decorsi i termini di cui alle ipotesi precedenti;

donazioni dirette e indirette.

Il fine è quello di fare luce sui diversi scenari che possono accompagnarsi a un evento successorio o liberale non correttamente dichiarato in Italia che venga alla luce nell’ambito della procedura di emersione. In non poche ipotesi, infatti, potrebbe essere richiesto al notaio di intervenire o di prestare la propria competenza per integrare o predisporre una dichiarazione di successione o per valutare la convenienza economica della procedura.

7) Domande di integrazione salariale: messaggio INPS

L’INPS, con il messaggio n. 7336 del 7 dicembre 2015, rende noto che, per le domande di integrazione salariale pervenute da tale data, le informazioni relative all’unità produttiva comunicate dal datore di lavoro devono essere registrate dall’operatore di sede, per la prima volta, come una “nuova” unità produttiva. In particolare, l’operatore è tenuto a verificare che l’indirizzo comunicato coincida con la sede legale. In caso contrario l’operatore è tenuto a controllare, anche nei dati presenti negli archivi, che lo stesso si riferisca ad un diverso stabilimento, filiale o laboratorio distaccato dalla sede con organizzazione autonoma.

Maxisanzione e sospensione dell’attività imprenditoriale – codice 79AT

Il Ministero del Lavoro, ha emanato la nota n. 21476 del 7 dicembre 2015 con la quale, con riferimento alla maxisanzione ed al provvedimento di sospensione recentemente modificati per mezzo del D.L.vo n. 151/2015, rammenta che nulla è cambiato in merito ai codici tributo da utilizzare per il relativo pagamento delle maggiorazione del 30% che, conseguentemente, andrà codificata sempre col 79AT.

Fondazione Studi Consulenti del Lavoro: i nuovi ammortizzatori in costanza di rapporto - Cassa Integrazione Ordinaria

La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, con la circolare n. 24 del 4 dicembre 2015, analizza la circolare INPS n. 197 del 2 dicembre 2015 che ha fornito le istruzioni operative in ambito previdenziale per una corretta applicazione dei trattamenti di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria e Cassa Integrazione Straordinaria.

La Fondazione Studi, in particolare, evidenzia le criticità rimaste ancora irrisolte, ad oltre due mesi dell’entrata in vigore della norma, mettendo in luce come non siano stati forniti i necessari chiarimenti sugli aspetti nevralgici del provvedimento.

8) Caso in cui si manifesta la bancarotta preferenziale

La bancarotta preferenziale si manifesta se vengono prelevate somme congrue al lavoro svolto.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 48017 del 3 dicembre 2015.

Quali sono i confini tra bancarotta fraudolenta patrimoniale e quella preferenziale? Elemento centrale per stabilire in quale dei due delitti sia incorso l’amministratore che abbia distratto delle somme dalle casse societarie è essenzialmente la congruità delle somme prelevate. La Corte di Cassazione ha tracciato questa linea con la sentenza depositata n. 48017/2015.

In sede del ricorso il contribuente chiedeva se nella vicenda che lo riguardava fossero ravvisabili gli estremi del delitto di bancarotta fraudolenta o di bancarotta preferenziale, posto che egli era comunque il destinatario degli assegni emessi dal liquidatore della società fallita, dalla quale aveva prelevato le somme che gli spettavano.

A parere della Suprema Corte, l’amministratore che si ripaghi dei suoi crediti verso la società fallita, in merito a compensi per del lavoro effettivamente prestato, prelevando od ottenendo dalla cassa sociale una somma che ripaghi il lavoro prestato in maniera congrua, non risponde di bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione, ma solo di bancarotta preferenziale. È infatti ravvisabile l’elemento caratterizzante di tale tipo di bancarotta, che lo differenzia dalla fraudolenta patrimoniale, ossia l’alterazione della par condicio creditorum, “essendo irrilevante, al fine della qualificazione giuridica del fatto […] la specifica qualità dell’agente di amministratore della società”.

Il punto centrale per stabilire se si tratti di bancarotta fraudolenta è infatti quello di “stabilire se la somma prelevata dalle casse sociali dall’amministratore sia o meno congrua rispetto al lavoro prestato”. E come stabilire tale criterio di congruità? Per la Corte, esso va valutato dai Giudici, e non dagli organi societari: “Se, infatti, la somma prelevata corrisponda a quanto normalmente percepito dall’amministratore a titolo di compenso negli anni precedenti quando la società non trovavasi in stato di insolvenza o a quanto percepito dagli amministratori di società analoghe, non si può parlare di vantaggio indebito, avendo diritto chi abbia offerto una prestazione lavorativa al relativo compenso”.

9) Start up: nel personale qualificato sono compresi i co.co.co.

Per qualificare un'impresa come start-up, la percentuale di personale qualificato impiegato include anche i collaboratori.

Il Ministero dello Sviluppo Economico, nel parere n. 155486/2015, in risposta ad un quesito nel quale si chiede di interpretare la norma di cui all’art. 25, comma 2, lettera h), D.L. n. 179/2012, ha precisato che, perché un’impresa possa essere qualificata come “start-up innovativa”, l’impiego di personale qualificato in percentuale uguale o superiore al quinto della forza lavoro complessiva (che è uno dei requisiti richiesti dalla legge per le società start-up) può avvenire “a qualunque titolo”, ovvero, sia in forma di lavoro dipendente sia a titolo di para-subordinazione. Tuttavia, per determinare la forza lavoro complessiva richiesta affinché l’impresa possa essere iscritta come Pmi innovativa, occorre considerare il personale effettivamente impiegato e non quello che ricopre mere cariche in organi sociali (come l’amministratore della società).

In particolare la società intende avvalersi del requisito soggettivo dell’impiego “di collaboratori a qualunque titolo”.

La norma afferma che “impiego come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo, in percentuale uguale o superiore al quinto della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un'università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all'estero, ovvero, in percentuale uguale o superiore a un terzo della forza lavoro complessiva di personale in possesso di laurea magistrale ai sensi dell’articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 22 ottobre 2004, n. 270”.

La norma consente, in armonia con l’attuale disciplina giuslavoristica, che l’impiego del personale qualificato possa avvenire sia in forma di lavoro dipendente che a titolo di parasubordinazione o comunque “a qualunque titolo”. In altri termini il legislatore non pone, né con riferimento alle PMI innovative, né alle start-up, alcun pregiudizio nei confronti delle forme giuridiche contrattuali di collaborazione del personale “qualificato” con la società.

Il richiedente pone anche un quesito relativo alla propria posizione e cioè se «come amministratore unico pagato dalla …omissis…, rientri nel parametro "quota almeno pari a 1/3 della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di laurea magistrale”»

Fermo quanto sopra precisato, il MISE osserva però, che la locuzione “collaboratore a qualsiasi titolo” non può scindersi dall’altra “impiego”.

Pertanto se i soci amministratori, sono anche impiegati nella società (in qualità di soci lavoratori o “a qualunque titolo”), nulla osta a che risulti verificata la previsione del comma 2, lett. h), n. 2, sopra richiamata. Al contrario, ove si tratti di meri organi sociali, che pure hanno l’amministrazione della società, ma non sono in essa impiegati, tale condizione non appare verificata.

10) Nuovo ravvedimento decisamente più conveniente anche per il passato

Le nuove sanzioni amministrative (artt. 15 e 16 D.Lgs. 158/2015) nel nuovo ravvedimento operoso sono decisamente più convenienti e l’anticipo della decorrenza deve essere attentamente valutato.

Il sistema sanzionatorio amministrativo (e quello penale) è stato in parte revisionato, a seguito delle modifiche introdotte nell’intera disciplina dal decreto delegato (D.Lgs. 158/ 2015) di attuazione della delega fiscale (L. 23/2014).

Mentre le modifiche alla disciplina penale hanno avuto decorrenza immediata (22 ottobre 2015), quelle amministrative avrebbero dovuto decorrere dal 1° gennaio 2017.

Tuttavia, il disegno di legge di Stabilità per l’anno 2016 prevede l’anticipazione di tale decoRrenza al 1° gennaio 2016; pertanto, grazie alla introdotta riduzione nella misura di alcune sanzioni, la possibilità di regolarizzare errori e/o omissioni mediante il ravvedimento operoso diviene più conveniente.

Nel dettaglio, tra le altre, le modifiche più rilevanti riguardano le sanzioni applicabili in caso di:

- omesso o tardivo versamento delle imposte;

- dichiarazione infedele.

Nelle seguenti tabelle vengono riportate le differenti misure delle sanzioni applicabili, in caso di ravvedimento operoso, a seconda che trovi applicazione l’attuale (vecchia) disciplina o quella nuova, tenendo conto della specifica sanzione.

Omesso o insufficiente versamento delle imposte (sanzione base 30%)

Regolarizzazione entro

Attuale (vecchia) disciplina

Nuova disciplina

Riduzione sanzione a

% ridotta

Riduzione sanzione a

% ridotta

30 giorni

1/10 (*)

3%

1/10 (*)

1,5%

90 giorni

1/9

3,33%

1/9

1,67%

1 anno

1/8

3,75%

1/8

3,75%

2 anni

1/7

4,29%

1/7

4,29%

Oltre 2 anni

1/6

5%

1/6

5%

Dopo PVC

1/5

6%

(*) Se il versamento viene eseguito entro i primi 14 giorni, la sanzione è ulteriormente ridotta di 1/15 per ogni giorno di ritardo, secondo le regole del c.d. ravvedimento “sprint”.

Regolarizzazione relativa alla dichiarazione infedele (sanzione base: 100% nella veCchia disciplina, 90% in quella nuova)

Regolarizzazione entro

Attuale (vecchia) disciplina

Nuova disciplina

Riduzione sanzione a

% ridotta

Riduzione sanzione a

% ridotta

30 giorni

1/10

10%

1/10

9%

90 giorni

1/9

11%

1/9

10%

1 anno

1/8

13%

1/8

11,25%

2 anni

1/7

14%

1/7

12,85%

Oltre 2 anni

1/6

17%

1/6

15%

Dopo PVC

1/5

20%

1/5

18%

11) Voluntary disclosure: 3,8 miliardi di gettito e oltre 129mila istanze

Il bilancio dell’operazione presentato il 9 dicembre 2015 al Mef. Circa 3,8 miliardi di euro nelle casse dello Stato dalla voluntary disclosure, la procedura di collaborazione volontaria per l’emersione dei capitali detenuti all’estero: è il gettito stimato, al netto degli interessi, applicando aliquote medie prudenziali agli oltre 59 miliardi e 500 milioni di euro di attività per le quali è stata chiesta la regolarizzazione. Il gettito effettivo sarà determinato dall’attività di accertamento, ad opera dell’Agenzia delle Entrate, sulle istanze presentate.

L’operazione, avviata un anno fa con la legge n. 186/2014, si è chiusa alla mezzanotte del 30 novembre scorso con oltre 129mila domande inviate. I dati sono stati presentati il 9 dicembre 2015 nel corso di una conferenza stampa tenutasi al Ministero dell’Economia e delle Finanze a cui hanno partecipato

il Vice Ministro, Luigi Casero, il Consigliere del Ministro per le politiche fiscali, Vieri Ceriani, il Direttore generale del Dipartimento Finanze del Mef, Fabrizia Lapecorella, il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi.

Delle 129.565 istanze trasmesse, 127.348 riguardano la disclosure internazionale, 1.507 quella nazionale, ossia la regolarizzazione di capitali detenuti in Italia ma non dichiarati, e 710 entrambe.

Degli oltre 59,5 miliardi di euro di attività svelate al Fisco, quasi il 70% (circa 41,5 miliardi) proviene dalla Svizzera. Le istanze sono state inviate da contribuenti residenti in tutte le regioni italiane, dalle 63.580 della Lombardia alle 88 della Basilicata. A differenza di quanto previsto da misure di emersione adottate nel passato, aderendo alla procedura il contribuente è tenuto a versare integralmente le imposte e gli interessi, con la riduzione delle sole sanzioni. Inoltre, il contribuente di fatto autodenuncia la propria posizione fiscale, che viene inevitabilmente posta al setaccio dell’Amministrazione finanziaria. Una impostazione completamente nuova che si innesta in un processo, avviato a livello internazionale, di collaborazione e trasparenza destinato a rivoluzionare le dinamiche globali di contrasto all’evasione fiscale.

Svizzera capofila dei rimpatri

Nel dettaglio, il valore delle attività emerse con la procedura di disclosure ammonta a 59.578.928.219 euro, il gettito dalla regolarizzazione viene valutato in base alle istanze intorno ai 3,8 miliardi. Considerando gli interessi l’introito finale potrà facilmente raggiungere circa 4 miliardi. Alla stima, prudenziale, dei 3,8 miliardi si giunge sommando le seguenti voci: imposte sui redditi per oltre 704 milioni, imposte sostitutive per circa 1,2 miliardi, Iva per più di 54 milioni, Irap per quasi 34 milioni di euro, ritenute per oltre 15 milioni e contributi per 96 milioni. A questi importi si aggiungono sanzioni relative a violazioni della normativa sul monitoraggio fiscale per 1 miliardo e 379 milioni di euro e altre sanzioni per oltre 322 milioni di euro.

Le attività estere provengono per lo più dai seguenti Paesi: Svizzera (69,6%), Principato Di Monaco (7,7%), Bahamas (3,7%), Singapore (2,3%), Lussemburgo (2,2%) e San Marino (1,9%).

Domande a quota 129mila, 66mila solo negli ultimi due mesi

Sono 129.565 le istanze pervenute all’Agenzia delle Entrate alla mezzanotte del 30 novembre scorso. Di queste, 63.251 sono state presentate entro il 30 settembre (il termine previsto prima della proroga stabilita con il Dl n. 153/2015 convertito dalla Legge n. 187/2015) e 66.314 dal 1° ottobre al 30 novembre, ultimo giorno per aderire alla procedura. Sul totale delle domande trasmesse, più di 28mila riguardano attività di importo complessivo tra 300mila e 3 milioni di euro; circa 23mila sono relative a importi compresi tra 60mila e 150mila euro, mentre sono state presentate 326 istanze per la fascia più elevata, quella relativa ad attività di valore superiore a 15 milioni di euro.

Cambia il rapporto Fisco-contribuenti

Ma i numeri non valgono da soli a cogliere la reale portata della misura. La collaborazione volontaria rappresenta una procedura spartiacque rispetto al passato, anche relativamente recente, e un radicale cambio di passo. Finita l’era del segreto bancario, il rapporto tra Fisco e contribuenti riparte quindi da un rinnovato dialogo che si baserà essenzialmente sulla fiducia: da una parte il cittadino, che svela volontariamente dati, informazioni e provenienze dei volumi nascosti all’estero, dall’altro l’Agenzia, che si prepara a curare una ad una le istanze, in contraddittorio con il contribuente stesso.

Per agevolare le operazioni l’Agenzia delle Entrate ha diffuso quattro circolari esplicative al fine di dissipare le eventuali incertezze degli operatori e gli uffici sono già al lavoro per garantire un attento esame delle richieste di adesione.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 191 del 9 dicembre 2015)

12) Modello F24 EP: ecco i codici tributo per la compensazione

Istituiti dei codici tributo per l’utilizzo in compensazione, tramite il modello F24 Enti pubblici, delle somme rimborsate ai percipienti e delle eccedenze di versamento di ritenute e di imposte sostitutive.

Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 1° dicembre 2015 sono state approvate le modifiche al modello F24 Enti pubblici (di seguito F24 EP).

Per consentire ai sostituti d’imposta di compensare, mediante il modello F24 EP, le somme rimborsate ai percipienti, ai sensi dell’articolo 15, comma 1, lett. a), del decreto legislativo n. 175 del 2014, l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 103/E del 9 dicembre 2015, ha istituito i seguenti codici tributo:

- “150E” denominato “Somme a titolo di imposte erariali rimborsate dal sostituto d’imposta a seguito di assistenza fiscale - art. 15, comma 1, lett. a), D.Lgs. n. 175/2014”;

- “151E” denominato “Somme a titolo di imposte erariali rimborsate dal sostituto d’imposta a seguito di assistenza fiscale prestata a dipendenti operanti in impianti situati fuori dalla regione Valle d’Aosta i cui versamenti sono effettuati in regione - art. 15, c. 1, lett. a) D.Lgs. n. 175/2014”;

- “152E” denominato “Somme a titolo di imposte erariali rimborsate dal sostituto d’imposta a seguito di assistenza fiscale prestata a dipendenti operanti in impianti situati nella regione Valle d’Aosta i cui versamenti sono effettuati fuori dalla regione - art. 15, c. 1, lett. a) D.Lgs. n. 175/2014”;

- “153E” denominato “Somme a titolo di addizionale regionale all’IRPEF rimborsate dal sostituto d’imposta a seguito di assistenza fiscale - art. 15, comma 1, lett. a), D.Lgs. n. 175/2014”;

- “154E” denominato “Somme a titolo di addizionale comunale all’IRPEF rimborsate dal sostituto d’imposta a seguito di assistenza fiscale - art. 15, comma 1, lett. a), D.Lgs. n. 175/2014”.

In sede di compilazione del modello F24 EP:

- i codici tributo 150E - 151E - 152E sono esposti nella sezione “Erario”(valore F), in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati”;

- il codice tributo 153E è esposto nella sezione “Regioni” (valore R), indicando nel campo “codice”, il codice della regione desumibile dalla “Tabella T0 Codici delle Regioni e delle Province Autonome” pubblicata sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati”;

- il codice tributo 154E è esposto nella sezione “Enti locali” (valore S), indicando nel campo “codice” il codice catastale del comune di riferimento, desumibile dalla “Tabella dei Codici Catastali dei Comuni” pubblicata sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it., in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati”.

Per i suddetti codici tributo il campo “riferimento B” è valorizzato con l’anno d’imposta cui si riferiscono le somme rimborsate, nel formato “AAAA”. Il campo “riferimento A” non è valorizzato.

Per consentire ai sostituti d’imposta di compensare, mediante il modello F24 EP, le eccedenze di versamento di ritenute e di imposte sostitutive dai successivi versamenti, ai sensi dell’articolo 15, comma 1, lett. b), del decreto legislativo n. 175 del 2014, nonché le somme restituite in sede di conguaglio di fine anno o per cessazione del rapporto di lavoro, si istituiscono i seguenti codici tributo:

- “155E” denominato “Eccedenza di versamenti di ritenute da lavoro dipendente e assimilati - art. 15, c. 1, lett. b) D.Lgs. n. 175/2014”;

- “156E” denominato “Eccedenza di versamenti di ritenute da lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi - art. 15, c. 1, lett. b) D.Lgs. n. 175/2014”;

- “157E” denominato “Eccedenza di versamenti di ritenute su redditi di capitale e di imposte sostitutive su redditi di capitale e redditi diversi - art. 15, c. 1, lett. b) D.Lgs. n. 175/2014”;

- “158E” denominato “Eccedenza di versamenti di ritenute da lavoro dipendente e assimilati maturate fuori dalla regione Valle d’Aosta ed effettuati in regione - art. 15, c. 1, lett. b) D.Lgs. n. 175/2014”;

- “159E” denominato “Eccedenza di versamenti di ritenute da lavoro dipendente e assimilati maturate nella regione Valle d’Aosta ed effettuati fuori dalla regione - art. 15, c. 1, lett. b) D.Lgs. n. 175/2014”;

- “160E” denominato “Eccedenza di versamenti di addizionale regionale all’IRPEF trattenuta dal sostituto d’imposta - art. 15, c. 1, lett. b) D.Lgs. n. 175/2014”;

- “161E” denominato “Eccedenza di versamenti di addizionale comunale all’IRPEF trattenuta dal sostituto d’imposta - art. 15, c. 1, lett. b) D.Lgs. n. 175/2014”.

Per consentire ai sostituti d’imposta di compensare, mediante il modello F24 EP, il credito per famiglie numerose e per canoni di locazione riconosciuti dagli stessi sostituti, il credito d’imposta per le ritenute IRPEF sulle retribuzioni corrisposte dalle imprese che usufruiscono dei benefici di cui all’articolo 4, comma 1, del decreto legge 30 dicembre 1997, n. 457, nonché le somme recuperate dai sostituti d’imposta ai sensi dell’articolo 1 del decreto legge 24 aprile 2014, n. 66 e dell’art. 1, commi 12 e ss. della legge 23 dicembre 2014 n. 190, si istituiscono i seguenti codici tributo:

- “162E” denominato “Credito per famiglie numerose riconosciuto dal sostituto d’imposta di cui all’art. 12, c. 3, del TUIR”;

- “163E” denominato “Credito per canoni di locazione riconosciuto dal sostituto d’imposta di cui all’art. 16, c. 1-sexies, del TUIR”;

- “164E” denominato “Credito d’imposta per ritenute IRPEF su retribuzioni e compensi al personale di cui all’art. 4, c. 1, D.L. n. 457/1997”;

- “165E” denominato “ Recupero da parte dei sostituti d’imposta delle somme erogate ai sensi dell’art. 1 del D.L. n. 66/2014 e dell’art. 1, commi 12 e ss. della L. 190/2014”.

Per consentire ai sostituti d’imposta di compensare, mediante il modello F24 EP, l’eccedenza risultante dalla dichiarazione del sostituto d’imposta, si istituiscono i seguenti codici tributo:

- “166E” denominato “Credito scaturito da ritenute di lavoro dipendente, assimilati e assistenza fiscale derivante dalla dichiarazione del sostituto d'imposta - mod. 770 semplificato”;

- “167E” denominato “Credito scaturito da ritenute di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi derivante dalla dichiarazione del sostituto d'imposta - mod. 770 semplificato”;

- “168E” denominato “Credito scaturito da ritenute su redditi di capitale derivante dalla dichiarazione del sostituto d'imposta - mod. 770 ordinario”.

Vincenzo D’Andò