Diario quotidiano del 3 dicembre 2015: il trattamento fiscale delle ristrutturazioni degli immobili locati

Pubblicato il 3 dicembre 2015

è fiscalmente deducibile la ristrutturazione dell’immobile commerciale detenuto in locazione; lavori in corso su ordinazione: le novità contabili e fiscali; i diritti doganali si pagano anche con un bonifico;datori di lavoro agricolo: esonero triennale; incarico dirigenziale di livello non generale: interpello per posto funzione 'Ufficio Stampa'; privacy: obbligatorio disattivare account di posta dell’ex dipendente; Legge Stabilità: depositato emendamento governo con DL banche; prla Commissione europea pubblica la proposta di regolamento sul prospetto; crisi d’impresa: non stravolgere sistema di amministrazione e controllo; CNDCEC:novità di studi e ricerche;tre nuovi studi del Notariato: trasformazione di aziende speciali e dei consorzi in società, voluntary disclosure e vincoli di destinazione

 

 Indice:

 1) E’ fiscalmente deducibile la ristrutturazione dell’immobile commerciale detenuto in locazione

 2) Lavori in corso su ordinazione: le novità contabili e fiscali

 3) I diritti doganali si pagano anche con un bonifico

 4) Datori di lavoro agricolo:  esonero triennale

 5) Incarico dirigenziale di livello non generale: interpello per posto funzione 'Ufficio Stampa'

 6) Privacy: obbligatorio disattivare account di posta dell’ex dipendente

 7) Legge Stabilità: depositato emendamento governo con DL banche

 8) Prospetto: la Commissione europea pubblica la proposta di regolamento sul prospetto

 10) Crisi d’impresa: non stravolgere sistema di amministrazione e controllo

 11) CNDCEC:novità di studi e ricerche

 12) Tre nuovi studi del Notariato: trasformazione di aziende speciali e dei consorzi in società, voluntary disclosure e vincoli di destinazione

 

 

1) E’ fiscalmente deducibile la ristrutturazione dell’immobile commerciale detenuto in locazione

Ristrutturazione della sede d’impresa: Sono deducibili le spese anche se l’immobile sia di proprietà di terzi. Le spese, sostenute per la ristrutturazione dell’immobile utilizzato per lo svolgimento dell’attività imprenditoriale e ad essa strumentale, sono deducibili.

A ciò non è di ostacolo la circostanza che l’immobile non sia di proprietà dell’impresa, ma da essa condotto in locazione e dunque rilevando che i costi per la ristrutturazione siano sostenuti al fine della realizzazione del miglior esercizio dell’attività imprenditoriale e dell’aumento della redditività e risultino dalla documentazione contabile.

Dunque, secondo la Corte di Cassazione (sentenza n. 24277 del 27 novembre 2015). ai fini della deduzione delle spese di ristrutturazione dell’immobile sede dell’impresa non importa il fatto che lo stesso sia di proprietà di terzi.

Il tutto è scaturito dal contenzioso instaurato tra un contribuente e l’Agenzia delle entrate. A seguito di verifica conclusasi con PVC, l'Amministrazione finanziaria emetteva un avviso di accertamento a carico di una S.r.l. e lo notificava per conoscenza anche all’amministratore: con l’avviso accertava un reddito di impresa per 332.274 euro - a fronte di un reddito dichiarato di 83.883 euro - ed IVA indebitamente detratta per 4.902 euro.

In particolare l’Ufficio accertava, per quanto qui di interesse, e recuperava a tassazione l’ammortamento “migliorie immobile in affitto”, attesa l’assenza di prova certa del preventivo consenso del locatore.

L’amministratore impugnava l’avviso e ne chiedeva l’annullamento alla CTP, che accoglieva parzialmente le istanze della parte privata. La CTR respingeva l’appello principale proposto dall'Ufficio ed accoglieva l’appello incidentale proposto dalla parte privata. Il giudice di appello affermava che erano ammortizzabili:

a) le spese di impianto e di ampliamento dell’immobile e di affitto degli immobili, in quanto costi pluriennali finalizzati alla riattivazione degli impianti, alla ristrutturazione del capannone ed alla messa in sicurezza dell'ambiente di lavoro, da inquadrare come start-up, cioè costi di avviamento pre-operativi (compresi quelli di assunzione e di addestramento del personale operativo) che la società aveva provato documentalmente di aver sostenuto, per cui correttamente erano stati capitalizzati trattandosi di spese con utilità pluriennale;

b) le spese relative alle migliorie apportate all'immobile, a nulla rilevando la circostanza della autorizzazione o meno da parte del proprietario dell'immobile ad effettuare le spese.

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione l’Agenzia delle entrate, in particolare sostenendo, per quanto qui di interesse, che la Commissione non aveva sufficientemente motivato sul perché avesse ritenuto costi ammortizzabili le spese per i lavori di manutenzione straordinaria sostenuti dalla società conduttrice per l’immobile, pur in assenza del requisito della “preventiva autorizzazione” che il locatario deve chiedere per contratto al locatore e che la Commissione aveva ritenuto irrilevante, nonostante tali spese - secondo la ricorrente - dovessero essere ritenute non inerenti in assenza della preventiva autorizzazione. La Corte di Cassazione ha respinto, sul punto, il ricorso.

In particolare, osservano gli Ermellini, il giudice di appello ha accertato in fatto che le spese di cui trattasi sono state sostenute per assicurare “lo sfruttamento nel tempo degli immobili [...] finalizzate all’esercizio della propria attività lavorativa”, che i costi sono stati “antecedenti il momento dell’avvio della stessa possono essere capitalizzati e non imputati al conto economico”, deve ritenersi che la deducibilità di detti costi non possa essere subordinata al diritto di proprietà dell’immobile, essendo sufficiente che gli stessi siano stati sostenuti nell’esercizio dell’impresa, al fine della realizzazione del miglior esercizio dell’attività imprenditoriale e dell’aumento della redditività della stessa, e che, ovviamente, risultino dalla documentazione contabile.

Come la stessa Cassazione ha già affermato ciò che rileva, in definitiva, è la strumentalità dell’immobile, sul quale vengono eseguiti i lavori di ristrutturazione o miglioramento, all’attività dell'impresa, a prescindere dalla proprietà del bene da parte del soggetto che esegue i lavori, restando, quindi, irrilevante, di per sè, la disciplina civilistica in tema di locazione e gli stessi accordi contrattuali intercorsi tra le parti (fermo rimanendo ovviamente la configurabilità di fattispecie fraudolente - e cioè in definitiva di ipotesi di fittizietà dei costi -, che l’Amministrazione non ha, nel caso in esame, contestato. Da qui, dunque, il rigetto, sul punto, del ricorso.

 

2) Lavori in corso su ordinazione: le novità contabili e fiscali

Come da diario quotidiano del 1° dicembre 2015, il CNDCEC ha pubblicato la nuova versione del documento incentrato sugli aspetti contabili e fiscali della disciplina relativa ai lavori in corso su ordinazione.

Vediamone adesso maggiormente i contenuti del citato documento.

Principali novità

A) Classificazione e contenuto delle voci di bilancio coinvolte nella variazione

L’art. 2424 c.c. prevede che i lavori in corso su ordinazione siano iscritti nell’attivo dello stato patrimoniale tra le rimanenze nella voce C3 Lavori in corso su ordinazione.

L’art. 2425 c.c. prevede la loro iscrizione all’interno della voce A3) Variazione dei lavori in corso su ordinazione.

Tuttavia, il D.Lgs 139/2015 inerente il recepimento nel panorama normativo nazionale della direttiva 2013/34/UE non prevede specifici cambiamenti alla disciplina dei lavori in corso su ordinazione.

Nuovi criteri di valutazione

L’articolo 2426, numero 11 prevede che “i lavori in corso su ordinazione possono essere iscritti sulla base dei corrispettivi contrattuali maturati con ragionevole certezza”. Tenuto conto che, fin dall’inizio dell’attività di produzione, il bene o il servizio è stato commissionato all’appaltatore e il corrispettivo è stato contrattualmente stabilito, il codice civile ammette la possibilità di riconoscere il risultato della commessa negli esercizi in cui i lavori sono eseguiti (metodo della percentuale di completamento).

I criteri per la valutazione dei lavori in corso su ordinazione previsti dal codice civile sono:

- il criterio della commessa completata (ex articolo 2426, numero 9): i lavori sono valutati al costo;

- il criterio della percentuale di completamento (ex articolo 2426, numero 11): i lavori sono valutati sulla base del corrispettivo contrattuale maturato ancorché superiore al costo.

Il criterio della percentuale di completamento soddisfa il principio della competenza economica, in quanto consente la rilevazione dei costi, dei ricavi e del risultato di commessa negli esercizi in cui i lavori sono eseguiti.

Il criterio non viola il principio della prudenza e della realizzazione in quanto vi è un diritto al ricavo (corrispettivo) maturato derivante dall’esistenza di un contratto, ovvero dall’obbligo del committente di pagare il corrispettivo.

Inoltre, il requisito della “ragionevole certezza”, previsto dal citato numero 11, impone di tenere conto delle difficoltà a stimare la percentuale di maturazione del corrispettivo e le prevedibili contestazioni del committente.

La contabilizzazione secondo il criterio della percentuale di completamento può essere ammessa solo quando esiste un contratto vincolante per le parti ed è attendibilmente stimabile il risultato della commessa.

Il criter