Diario quotidiano del 3 dicembre 2015: il trattamento fiscale delle ristrutturazioni degli immobili locati

Pubblicato il 3 dicembre 2015



è fiscalmente deducibile la ristrutturazione dell’immobile commerciale detenuto in locazione; lavori in corso su ordinazione: le novità contabili e fiscali; i diritti doganali si pagano anche con un bonifico;datori di lavoro agricolo: esonero triennale; incarico dirigenziale di livello non generale: interpello per posto funzione 'Ufficio Stampa'; privacy: obbligatorio disattivare account di posta dell’ex dipendente; Legge Stabilità: depositato emendamento governo con DL banche; prla Commissione europea pubblica la proposta di regolamento sul prospetto; crisi d’impresa: non stravolgere sistema di amministrazione e controllo; CNDCEC:novità di studi e ricerche;tre nuovi studi del Notariato: trasformazione di aziende speciali e dei consorzi in società, voluntary disclosure e vincoli di destinazione

 

 Indice:

 1) E’ fiscalmente deducibile la ristrutturazione dell’immobile commerciale detenuto in locazione

 2) Lavori in corso su ordinazione: le novità contabili e fiscali

 3) I diritti doganali si pagano anche con un bonifico

 4) Datori di lavoro agricolo:  esonero triennale

 5) Incarico dirigenziale di livello non generale: interpello per posto funzione 'Ufficio Stampa'

 6) Privacy: obbligatorio disattivare account di posta dell’ex dipendente

 7) Legge Stabilità: depositato emendamento governo con DL banche

 8) Prospetto: la Commissione europea pubblica la proposta di regolamento sul prospetto

 10) Crisi d’impresa: non stravolgere sistema di amministrazione e controllo

 11) CNDCEC:novità di studi e ricerche

 12) Tre nuovi studi del Notariato: trasformazione di aziende speciali e dei consorzi in società, voluntary disclosure e vincoli di destinazione

 

 

1) E’ fiscalmente deducibile la ristrutturazione dell’immobile commerciale detenuto in locazione

Ristrutturazione della sede d’impresa: Sono deducibili le spese anche se l’immobile sia di proprietà di terzi. Le spese, sostenute per la ristrutturazione dell’immobile utilizzato per lo svolgimento dell’attività imprenditoriale e ad essa strumentale, sono deducibili.

A ciò non è di ostacolo la circostanza che l’immobile non sia di proprietà dell’impresa, ma da essa condotto in locazione e dunque rilevando che i costi per la ristrutturazione siano sostenuti al fine della realizzazione del miglior esercizio dell’attività imprenditoriale e dell’aumento della redditività e risultino dalla documentazione contabile.

Dunque, secondo la Corte di Cassazione (sentenza n. 24277 del 27 novembre 2015). ai fini della deduzione delle spese di ristrutturazione dell’immobile sede dell’impresa non importa il fatto che lo stesso sia di proprietà di terzi.

Il tutto è scaturito dal contenzioso instaurato tra un contribuente e l’Agenzia delle entrate. A seguito di verifica conclusasi con PVC, l'Amministrazione finanziaria emetteva un avviso di accertamento a carico di una S.r.l. e lo notificava per conoscenza anche all’amministratore: con l’avviso accertava un reddito di impresa per 332.274 euro - a fronte di un reddito dichiarato di 83.883 euro - ed IVA indebitamente detratta per 4.902 euro.

In particolare l’Ufficio accertava, per quanto qui di interesse, e recuperava a tassazione l’ammortamento “migliorie immobile in affitto”, attesa l’assenza di prova certa del preventivo consenso del locatore.

L’amministratore impugnava l’avviso e ne chiedeva l’annullamento alla CTP, che accoglieva parzialmente le istanze della parte privata. La CTR respingeva l’appello principale proposto dall'Ufficio ed accoglieva l’appello incidentale proposto dalla parte privata. Il giudice di appello affermava che erano ammortizzabili:

a) le spese di impianto e di ampliamento dell’immobile e di affitto degli immobili, in quanto costi pluriennali finalizzati alla riattivazione degli impianti, alla ristrutturazione del capannone ed alla messa in sicurezza dell'ambiente di lavoro, da inquadrare come start-up, cioè costi di avviamento pre-operativi (compresi quelli di assunzione e di addestramento del personale operativo) che la società aveva provato documentalmente di aver sostenuto, per cui correttamente erano stati capitalizzati trattandosi di spese con utilità pluriennale;

b) le spese relative alle migliorie apportate all'immobile, a nulla rilevando la circostanza della autorizzazione o meno da parte del proprietario dell'immobile ad effettuare le spese.

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione l’Agenzia delle entrate, in particolare sostenendo, per quanto qui di interesse, che la Commissione non aveva sufficientemente motivato sul perché avesse ritenuto costi ammortizzabili le spese per i lavori di manutenzione straordinaria sostenuti dalla società conduttrice per l’immobile, pur in assenza del requisito della “preventiva autorizzazione” che il locatario deve chiedere per contratto al locatore e che la Commissione aveva ritenuto irrilevante, nonostante tali spese - secondo la ricorrente - dovessero essere ritenute non inerenti in assenza della preventiva autorizzazione. La Corte di Cassazione ha respinto, sul punto, il ricorso.

In particolare, osservano gli Ermellini, il giudice di appello ha accertato in fatto che le spese di cui trattasi sono state sostenute per assicurare “lo sfruttamento nel tempo degli immobili [...] finalizzate all’esercizio della propria attività lavorativa”, che i costi sono stati “antecedenti il momento dell’avvio della stessa possono essere capitalizzati e non imputati al conto economico”, deve ritenersi che la deducibilità di detti costi non possa essere subordinata al diritto di proprietà dell’immobile, essendo sufficiente che gli stessi siano stati sostenuti nell’esercizio dell’impresa, al fine della realizzazione del miglior esercizio dell’attività imprenditoriale e dell’aumento della redditività della stessa, e che, ovviamente, risultino dalla documentazione contabile.

Come la stessa Cassazione ha già affermato ciò che rileva, in definitiva, è la strumentalità dell’immobile, sul quale vengono eseguiti i lavori di ristrutturazione o miglioramento, all’attività dell'impresa, a prescindere dalla proprietà del bene da parte del soggetto che esegue i lavori, restando, quindi, irrilevante, di per sè, la disciplina civilistica in tema di locazione e gli stessi accordi contrattuali intercorsi tra le parti (fermo rimanendo ovviamente la configurabilità di fattispecie fraudolente - e cioè in definitiva di ipotesi di fittizietà dei costi -, che l’Amministrazione non ha, nel caso in esame, contestato. Da qui, dunque, il rigetto, sul punto, del ricorso.

 

2) Lavori in corso su ordinazione: le novità contabili e fiscali

Come da diario quotidiano del 1° dicembre 2015, il CNDCEC ha pubblicato la nuova versione del documento incentrato sugli aspetti contabili e fiscali della disciplina relativa ai lavori in corso su ordinazione.

Vediamone adesso maggiormente i contenuti del citato documento.

Principali novità

A) Classificazione e contenuto delle voci di bilancio coinvolte nella variazione

L’art. 2424 c.c. prevede che i lavori in corso su ordinazione siano iscritti nell’attivo dello stato patrimoniale tra le rimanenze nella voce C3 Lavori in corso su ordinazione.

L’art. 2425 c.c. prevede la loro iscrizione all’interno della voce A3) Variazione dei lavori in corso su ordinazione.

Tuttavia, il D.Lgs 139/2015 inerente il recepimento nel panorama normativo nazionale della direttiva 2013/34/UE non prevede specifici cambiamenti alla disciplina dei lavori in corso su ordinazione.

Nuovi criteri di valutazione

L’articolo 2426, numero 11 prevede che “i lavori in corso su ordinazione possono essere iscritti sulla base dei corrispettivi contrattuali maturati con ragionevole certezza”. Tenuto conto che, fin dall’inizio dell’attività di produzione, il bene o il servizio è stato commissionato all’appaltatore e il corrispettivo è stato contrattualmente stabilito, il codice civile ammette la possibilità di riconoscere il risultato della commessa negli esercizi in cui i lavori sono eseguiti (metodo della percentuale di completamento).

I criteri per la valutazione dei lavori in corso su ordinazione previsti dal codice civile sono:

- il criterio della commessa completata (ex articolo 2426, numero 9): i lavori sono valutati al costo;

- il criterio della percentuale di completamento (ex articolo 2426, numero 11): i lavori sono valutati sulla base del corrispettivo contrattuale maturato ancorché superiore al costo.

Il criterio della percentuale di completamento soddisfa il principio della competenza economica, in quanto consente la rilevazione dei costi, dei ricavi e del risultato di commessa negli esercizi in cui i lavori sono eseguiti.

Il criterio non viola il principio della prudenza e della realizzazione in quanto vi è un diritto al ricavo (corrispettivo) maturato derivante dall’esistenza di un contratto, ovvero dall’obbligo del committente di pagare il corrispettivo.

Inoltre, il requisito della “ragionevole certezza”, previsto dal citato numero 11, impone di tenere conto delle difficoltà a stimare la percentuale di maturazione del corrispettivo e le prevedibili contestazioni del committente.

La contabilizzazione secondo il criterio della percentuale di completamento può essere ammessa solo quando esiste un contratto vincolante per le parti ed è attendibilmente stimabile il risultato della commessa.

Il criterio della commessa completata comporta la valutazione delle rimanenze di lavori in corso su ordinazione non in base al corrispettivo contrattuale previsto, bensì al costo sostenuto per la commessa, anzi al minore tra il costo e il presumibile valore di realizzo, secondo la regola generale di valutazione delle rimanenze di cui al numero 9 dell’articolo 2426. Il riconoscimento dei ricavi di commessa e dell’utile di commessa avviene interamente al completamento della stessa, ossia nel momento in cui le opere sono ultimate e consegnate o i servizi sono resi.

A differenza del criterio della commessa completata, il criterio della percentuale di completamento permette di raggiungere in modo corretto l’obiettivo della contabilizzazione per competenza economica dei lavori in corso su ordinazione di durata ultrannuale. Il criterio della percentuale di completamento prevede, infatti, il riconoscimento del risultato della commessa con l’avanzamento dei lavori.

Il criterio si basa sull’assunto che i ricavi di commessa maturano con ragionevole certezza e sono iscritti in bilancio man mano che i lavori sono eseguiti, consentendo così di assegnare quote di risultato economico agli esercizi nei quali la produzione viene ottenuta. Il criterio della percentuale di completamento è, pertanto, quello che consente la corretta rappresentazione in bilancio dei risultati dell’attività dell’appaltatore in ciascun esercizio.

Il criterio della commessa completata, pur presentando il vantaggio di avere il risultato della commessa determinato sulla base di dati consuntivi, anziché in base alla previsione dei ricavi da conseguire e dei costi da sostenere, ha lo svantaggio di non consentire il riconoscimento del risultato della commessa in base allo stato di avanzamento dei lavori già eseguiti. Tale metodologia genera dunque andamenti irregolari dei risultati d’esercizio, in quanto la rilevazione degli stessi avviene solo al completamento della commessa senza riflettere l’attività svolta dall’appaltatore.

Per i motivi sopraindicati, nel caso di lavori in corso su ordinazione di durata ultrannuale si applica il criterio della percentuale di completamento se sono soddisfatte le condizioni previste. Se non sono soddisfatte tali condizioni, la valutazione dei lavori è effettuata secondo il criterio della commessa completata (i lavori sono valutati al costo).

Nel caso di commesse di durata inferiore all’anno, tenuto conto che generalmente l’utilizzo del criterio della commessa completata non genera andamenti irregolari nei risultati d’esercizio, possono utilizzarsi entrambi i criteri di valutazione.

Modifica dei criteri di valutazione

La modifica dei criteri di valutazione è ammessa dall’articolo 2423-bis solo in casi eccezionali. Qualora da un esercizio all’altro si modificasse il criterio di valutazione, nella nota integrativa del bilancio dell’appaltatore sono indicate le ragioni del cambiamento e gli effetti sull’utile dell’esercizio e sulla situazione patrimoniale e finanziaria che ne derivano. Il trattamento contabile e l’informativa da fornire nella nota integrativa con riferimento al cambiamento dei principi contabili sono disciplinati dall’OIC 29 “Cambiamenti di principi contabili, cambiamenti di stime contabili, correzioni di errori, eventi e operazioni straordinarie, fatti interventi dopo la chiusura dell’esercizio”.

Analoga disciplina si applica anche nel caso in cui venisse modificata, da un esercizio ad un altro, la metodologia utilizzata per stimare lo stato di avanzamento dei lavori per la stessa tipologia di commesse.

Analisi delle conseguenze della transazione alla nuova versione

Contrariamente a quanto previsto dalla precedente versione, secondo il nuovo documento, se sussistono le caratteristiche che consentono l’adozione del metodo della percentuale di completamento per le commesse pluriennali, non sarebbe più possibile utilizzare il criterio della commessa completata.

Si ritiene che il cambiamento del metodo di valutazione per le commesse ancora in corso (anche in virtù di quanto disposto dall’OIC 29) vada fatto solo se effettivamente praticabile o, comunque, non eccessivamente oneroso.

Qualora si cambi il metodo di valutazione delle commesse ovvero del parametro o del metodo applicativo del criterio della percentuale di completamento per la stessa tipologia di commesse, essendo in presenza di un cambiamento di principio contabile, dovranno essere indicati nella nota integrativa, oltre alle ragioni del cambiamento, gli effetti sull’utile e sul patrimonio netto, al netto delle imposte. Dovranno, inoltre, essere fornite le informazioni necessarie per garantire la comparabilità del bilancio con quello dell’anno precedente.

Per le commesse a breve termine, il nuovo principio contabile chiarisce che è ancora possibile, in alternativa al metodo della percentuale di completamento, l’applicazione del criterio della commessa completata a condizione che non si producano effetti distorsivi.

Rilevazione dei costi e ricavi su commessa

Applicazione del criterio della percentuale di completamento:

L’applicazione del criterio della percentuale di completamento prevede:

- la valutazione delle rimanenze per lavori in corso su ordinazione in misura corrispondente al ricavo maturato alla fine di ciascun esercizio, determinato con riferimento allo stato di avanzamento dei lavori;

- la rilevazione dei ricavi e costi di commessa nell’esercizio in cui i lavori sono eseguiti, fatto salvo il caso delle perdite probabili da sostenere per il completamento della commessa che sono rilevate nell’esercizio in cui sono prevedibili.

Nel conto economico il valore delle opere o servizi eseguiti nell’esercizio viene rilevato nel valore della produzione, calcolato come somma algebrica tra:

- i ricavi dalle vendite e prestazioni (voce A1) che riflettono i lavori liquidati in via definitiva nell’esercizio;

- la variazione dei lavori in corso su ordinazione (voce A3) pari alla variazione delle rimanenze per lavori eseguiti e non ancora liquidati in via definitiva rispettivamente all’inizio ed alla fine dell’esercizio.

Tra i costi della produzione sono rilevati i costi riferibili a tali opere e servizi sostenuti nell’esercizio, classificati per natura.

Nell’ambito dei lavori in corso su ordinazione spesso le fatturazioni effettuate dall’appaltatore nei confronti del committente non riflettono lo stato di avanzamento dei lavori. Normalmente, le fatturazioni sono predeterminate contrattualmente a scadenze prestabilite; talvolta sono connesse a stati di avanzamento (SAL) predisposti insieme al committente.

Al momento della rilevazione iniziale, gli anticipi e gli acconti sono iscritti tra le passività alla voce D6 “acconti”.

Nel caso di fatturazione definitiva dei lavori, gli anticipi e gli acconti sono stornati dal passivo in contropartita alla rilevazione di un ricavo nella voce A1 “ricavi delle vendite e delle prestazioni”. Se l’ammontare dei corrispettivi acquisiti a titolo definitivo è superiore al ricavo maturato, la differenza è rilevata nel passivo alla voce D6 “acconti” con contropartita nel conto economico alla voce A3 “variazione dei lavori in corso su ordinazione”. Si tratta, infatti, di un ricavo anticipato.

Nel caso di fatturazione provvisoria dei lavori, gli anticipi e gli acconti continuano ad essere rilevati nel passivo alla voce D6 “acconti”.

La rilevazione a ricavo è effettuata dunque solo quando vi è la certezza che il ricavo maturato sia definitivamente riconosciuto all’appaltatore quale corrispettivo del valore dei lavori eseguiti. Tale certezza normalmente si basa sugli stati di avanzamento lavori (SAL) predisposti in contraddittorio con il committente e accettati dallo stesso committente. Si tratta dunque di corrispettivi acquisiti in via definitiva.

Le fatturazioni determinate contrattualmente costituiscono generalmente delle anticipazioni finanziarie e sono pertanto contabilizzate tra le passività come anticipi da clienti. Tuttavia, quando trovano corrispondenza con il valore dei lavori eseguiti, sono imputati a ricavo nei limiti di tale valore se vi è la certezza che il ricavo maturato sia definitivamente riconosciuto all’appaltatore.

Analisi delle conseguenze della transizione alla nuova versione

Il documento spiega con chiarezza il trattamento contabile da adottare: tutti i costi relativi alla commessa sono rilevati indistintamente per natura tra gli altri costi del conto economico. Il valore attribuito alle commesse in corso a fine esercizio riguarda esclusivamente le voci relative alle rimanenze. I ricavi di commessa possono essere indicati come tali solo se corrispondenti a lavori accettati a titolo definitivo dal committente. Gli acconti vanno sempre iscritti fra le voci del passivo con la seguente scrittura:

_________________ ______________________

Crediti Vs/Clienti                a Diversi

Fattura di anticipo

a Debiti per acconti

a IVA Ns/debito

________________ ______________________

 

Al momento dell’accettazione definitiva la scrittura sarà la seguente:

________________ ______________________

Diversi                      a Diversi

Fattura finale comprensiva del saldo

Crediti Vs/Clienti (saldo)

Debiti per acconti (acconti già incassati)

a Lavori su ordinazione (ricavi)

a IVA Ns/debito

________________ _______________________

In particolare, ora si comprende senza possibilità di fraintendimenti che la frase “la rilevazione dei ricavi e dei costi di commessa nell’esercizio in cui i lavori sono eseguiti” vuol dire che tra i ricavi (voce A1 del conto economico) sono compresi soltanto i valori accettati dal committente a titolo definitivo, mentre tra i costi (classe B), sono compresi e classificati per natura (e quindi non per destinazione) tutti i costi riferibili alla commessa. Il valore attribuibile alle commesse “non consegnate” a fine esercizio (e quindi non quelle accettate dal committente a titolo definitivo) incide sulla voce A3) Variazione dei lavori in corso su ordinazione.

Criteri per la stima della percentuale di completamento

Metodologie per la determinazione dello stato di avanzamento:

Lo stato di avanzamento dei lavori (o percentuale di completamento) consente di accertare il ricavo maturato alla fine di ciascun esercizio e dunque il valore delle rimanenze dei lavori in corso su ordinazione (voce C3) e il valore della produzione eseguita nell’esercizio da rilevare a conto economico (voce A3).

Vi sono differenti metodologie per determinare lo stato di avanzamento dei lavori. L’appaltatore adotta il metodo che misura attendibilmente il lavoro svolto, tenuto conto anche della tipologia di commessa e del sistema di previsione e rendicontazione interna.

Alcuni metodi sono basati su valori o dati di carico della commessa. Altri sono basati sulla misurazione della produzione effettuata. Tra i metodi basati sui valori o dati di carico della commessa rientrano il metodo del costo sostenuto e quello delle ore lavorate o del valore aggiunto. Tra i metodi basati sulla misurazione della produzione effettuata rientrano il metodo delle misurazioni fisiche e quello delle unità consegnate.

Va tenuto presente che vi sono casi in cui nella fase iniziale della commessa non si ha una base adeguata per una ragionevole stima dell’attività svolta dall’azienda. In tali casi si rende necessario attendere un certo avanzamento dei lavori prima di riconoscere l’utile sui lavori eseguiti.

Il metodo prescelto per determinare lo stato di avanzamento è applicato in modo costante sia nel tempo sia, in presenza di tipologie similari di commesse, nell’ambito della stessa impresa. Se in casi eccezionali, per mutate circostanze o per altre ragioni, si rende opportuno cambiare tale metodo, è obbligatorio ai sensi dell’articolo 2423-bis, comma 2, codice civile indicare nella nota integrativa le ragioni del cambiamento e i relativi effetti sull’utile dell’esercizio e sul patrimonio netto.

Analisi delle conseguenze della transazione alla nuova versione

La precedente versione, per la determinazione della percentuale di completamento, consigliava l’utilizzo del metodo di valutazione cost-to-cost (costo sostenuto), imponendo il confronto dei risultati, in caso di utilizzo degli altri metodi previsti (ore lavorate - unità consegnate - misurazioni fisiche). Tale analisi differenziale era volta a verificare eventuali sostanziali divergenze rispetto al metodo consigliato (cost-to-cost) con valutazione delle conseguenze sull’applicazione del criterio della percentuale di completamento. L’attuale versione ha eliminato tale preferenza e la scelta del metodo è lasciata al redattore del bilancio.

I metodi utilizzati per determinare la percentuale di completamento normalmente identificati dalla dottrina e la prassi sono:

- il metodo del costo sostenuto (cost-to-cost);

- il metodo delle ore lavorate;

- il metodo delle unità consegnate;

- il metodo delle misurazioni fisiche.

 

3) I diritti doganali si pagano anche con un bonifico

Il pagamento e il deposito dei diritti doganali possono essere effettuati anche mediante bonifico bancario o postale. Lo ha disposto la determinazione dell’Agenzia delle Dogane e dei monopoli del 23 ottobre 2015, pubblicata il 1° dicembre 2015. In sede di prima applicazione, l’utilizzo del bonifico bancario o postale sarà possibile solo per il pagamento dei diritti doganali. Con una prossima circolare saranno diramate le istruzioni di dettaglio. A decorrere dall’entrata in vigore del provvedimento, la Dogana non potrà più accettare in pagamento assegni circolari non trasferibili intestati alla Tesoreria Provinciale dello Stato.

L’Agenzia delle Dogane e dei monopoli ha pubblicato la determinazione 23 ottobre 2015, pubblicata sul sito dell’Agenzia il 1° dicembre 2015, che prevede l’utilizzo del bonifico bancario o postale per il pagamento e il deposito dei diritti doganali.

Il provvedimento entra in vigore decorsi 60 giorni dalla data di pubblicazione sul sito dell’Agenzia, che sostituisce la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. In sede di prima applicazione, l’utilizzo del bonifico bancario o postale sarà possibile solo per il pagamento dei diritti doganali. Con successivo provvedimento dell’Agenzia saranno emanate le istruzioni operative per il deposito dei diritti doganali mediante bonifico bancario o postale.

Agenzia delle Dogane, comunicato del 01 dicembre 2015

Istruzioni operative per l'utilizzo della modalità di pagamento o di deposito dei diritti doganali mediante bonifico bancario o postale.

Il provvedimento che si pubblica - emanato del Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, d’intesa con il Ragioniere Generale dello Stato e sentita la Banca d’Italia - contiene le istruzioni operative per l’utilizzo della modalità di pagamento o di deposito dei diritti doganali mediante bonifico bancario o postale.

Lo stesso entra in vigore decorsi sessanta giorni dalla data di pubblicazione sul sito dell’Agenzia, che ai sensi dell’art. 1 comma 361 della legge 244/2007 sostituisce la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

A decorrere dalla medesima data, in applicazione dell’articolo 4 del provvedimento in questione e dell’articolo 47 del D.M. del 29.05.2007 (Approvazione delle Istruzioni sul servizio di Tesoreria dello Stato) - che ha escluso tra i titoli ammessi in versamento a favore delle Tesorerie gli assegni circolari - la Dogana non potrà più accettare in pagamento assegni circolari non trasferibili intestati alla Tesoreria Provinciale dello Stato.

Resterà possibile effettuare pagamenti con assegni circolari non trasferibili intestati a "Agenzia delle dogane e dei Monopoli Ufficio delle dogane di .......".

Seguirà a breve circolare esplicativa con riferimento sia alle modalità di utilizzo degli assegni circolari che agli aspetti sanzionatori connessi al pagamento con bonifico.

Legislazione: Agenzia delle Dogane - Determinazione 23 ottobre 2015

Istruzioni operative per l'utilizzo della modalità di pagamento o di deposito dei diritti doganali mediante bonifico bancario o postale

Articolo 1

Articolo 2

  1. sede di prima applicazione della presente determinazione l’utilizzo del bonifico bancario o postale sarà possibile solo per il pagamento dei diritti doganali.

Articolo 3

Articolo 4

Allegato A

MODALITÀ TECNICHE E ISTRUZIONI OPERATIVE PER IL PAGAMENTO DEI DIRITTI DOGANALI MEDIANTE BONIFICO BANCARIO O POSTALE

Processo 1: pagamento effettuato da operatore economico titolare di conto di debito

  1. 'operatore economico richiede, se non già in possesso, l’abilitazione al Servizio Telematico Doganale;
  2. 'operatore attraverso l'accesso autorizzato visualizza i dati relativi ai pagamenti in scadenza sul proprio conto di debito, aperto preventivamente ai sensi dell’art. 78 del Testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale - D.P.R. n. 43 del 23/1/1973, e registra la prenotazione di pagamento utilizzando l’apposita applicazione, disponibile on line sul sito del l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, di seguito Agenzia, nella sezione relativa al Servizio telematico doganale - Pagamenti on-line;
  3. 'operatore seleziona il tipo di pagamento che vuole effettuare:

a) Prenotazione globale;

b) Prenotazione globale per singola sezione;

c) Prenotazione per più sezioni;

d) Prenotazione per intervalli di A93;

e) Prenotazione per singoli A93;

  1. 'operatore può annullare la prenotazione di un pagamento solo nel caso in cui il pagamento non sia stato finalizzato ovvero non sia stato già quietanzato;

a) in caso di quietanzamento di tutti i movimenti prenotati:

"La prenotazione numero n è stata quietanzata in data dd/mm/aaaa alle ore hhmm"

b) in caso di quietanzamento parziale dei movimenti prenotati senza residuo:

"Importo versato insufficiente a quietanzare i movimenti prenotati. I movimenti non quietanzati sono nuovamente prenotabili"

c) in caso di quietanzamento di tutti i movimenti prenotati con residuo:

"Importo versato superiore all' importo dei movimenti prenotati. Il residuo sarei utilizzabile nella prossima prenotazione."

d) in caso di quietanzamento parziale dei movimenti prenotati con residuo:

"Importo versalo insufficiente a quietanzare i movimenti prenotati. I movimenti non quietanzati sono nuovamente prenotabili. E' inoltre presente un residuo utilizzabile nella prossima prenotazione."

E’ pertanto cura del titolare del conto di debito, verificato il mancato riaccredito delle somme oggetto di bonifico, comunicare i dati esatti all’Agenzia, secondo le modalità rese note nelle istruzioni e nelle linee guida diramate e pubblicate sul sito istituzionale dell’Agenzia;

Processo 2: pagamento effettuato da operatore occasionale (non in possesso di conto di debito)

 

4) Datori di lavoro agricolo: esonero triennale

Con messaggi n. 1144 del 13/2/2015 e n. 1689 del 6/3/2015 sono state illustrate le modalità di presentazione, da parte dei datori di lavoro agricolo, della domanda di accesso al beneficio di cui all’art.1, comma 119, L. 190/2014.

L’Inps, con il messaggio n. 7264 del 2 dicembre 2015, comunica che sulla base dell’andamento dell’incentivo in parola, riscontrato con riferimento alle tariffazioni dei dati denunciati ad oggi disponibili, l’Istituto procederà in data 3 dicembre 2015 a processare ulteriori domande di esonero nel rispetto dell’ordine di presentazione delle stesse, così come previsto dall’art. 1, comma 120, L. 190/2014.

Si invitano, pertanto, i datori di lavoro agricolo interessati a monitorare lo stato delle domande presentate, accedendo alle apposite funzionalità del cassetto previdenziale aziende agricole.

(Inps, messaggio n. 7264 del 2 dicembre 2015)

 

5) Incarico dirigenziale di livello non generale: interpello per posto funzione “Ufficio Stampa”

È indetta una procedura di selezione per la copertura del posto funzione in oggetto rivolta a soggetti non di ruolo dell’Istituto ai sensi dell’art. 19, comma 6, del D.lgs. 165/2001, a seguito dell’esito negativo delle procedure di interpello interne.

Ai sensi dell’art. 9 della Legge 150/2000 l'ufficio stampa “è diretto da un coordinatore, che assume la qualifica di capo ufficio stampa, il quale, sulla base delle direttive impartite dall'organo di vertice dell'amministrazione, cura i collegamenti con gli organi di informazione, assicurando il massimo grado di trasparenza, chiarezza e tempestività delle comunicazioni da fornire nelle materie di interesse dell'amministrazione.” Lo stesso non può esercitare, per tutta la durata dell’incarico, “attività professionali nei settori radiotelevisivo, del giornalismo, della stampa e delle relazioni pubbliche.”

Il capo ufficio stampa coordina e gestisce i flussi delle informazioni riferite all’Istituto da e verso l’esterno, rapportandosi in modo proattivo e reattivo con gli organi di stampa a livello nazionale e territoriale.

Ai sensi dell’Ordinamento dei servizi centrali e periferici dell’Inps, l’Ufficio Stampa è al servizio degli Organi dell’Istituto. A tal fine:

-- collabora, con la Direzione centrale Comunicazione, alla redazione del piano di comunicazione dell’Istituto, alla organizzazione delle manifestazioni, degli eventi, dei seminari dell’Istituto ed alle attività della rete degli addetti alle relazioni esterne a livello territoriale;

-- cura i rapporti con i Media divenendo il punto di riferimento nei rapporti tra l’Ente e i Media stessi;

-- cura l’organizzazione delle conferenze stampa;

-- promuove i rapporti con i giornalisti e gli addetti alla comunicazione anche al di fuori di occasioni istituzionali.

Ai sensi dell’art 19, comma 6, D. lgs. 165/2001 e dell’art. 30 co. 6, 7 e 8 del vigente Regolamento di Organizzazione, l’incarico potrà essere conferito a persone di particolare e comprovata qualificazione professionale che abbiano svolto attività in organismi ed enti pubblici o privati ovvero aziende pubbliche o private con esperienza acquisita per almeno un quinquennio in funzioni dirigenziali, o che abbiano conseguito una particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica desumibile dalla formazione o da concrete esperienze di lavoro maturate, anche presso amministrazioni pubbliche, in posizioni funzionali previste per l'accesso alla dirigenza.

I candidati dovranno:

-- essere in possesso di una formazione universitaria non inferiore alla laurea specialistica o magistrale ovvero al diploma di laurea conseguito secondo l'ordinamento didattico previgente al regolamento di cui al Decreto del Ministro dell'Università e della Ricerca scientifica e tecnologica del 3 novembre 1999, n. 509;

-- essere iscritti all’Ordine dei Giornalisti, elenco professionisti;

-- possedere un’età anagrafica non superiore a 65 anni (art. 33, comma 3, Legge 226/2006 – Circolare n. 4/2015 del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione).

La domanda di partecipazione, unitamente al curriculum vitae, ad una copia del documento di riconoscimento in corso di validità e ad un recapito telefonico, dovrà essere trasmessa esclusivamente per via telematica alla Direzione centrale Risorse Umane tramite l’indirizzo PEC: dc.risorseumane@postacert.inps.gov.it entro e non oltre il 10 dicembre 2015.

I candidati parteciperanno ad una prova selettiva scritta e ad un successivo colloquio con la Commissione esaminatrice composta dal Direttore generale, dal Direttore centrale Risorse umane e da due giornalisti professionisti.

La prova scritta sarà volta ad accertare, oltre alle attitudini precipue della funzione giornalistica, la conoscenza, tra l’altro, del ruolo storicamente svolto dall’Inps nonché la capacità di redazione di comunicati e di coordinamento e gestione dei flussi delle informazioni riferite all’Istituto da e verso l’esterno.

La prova scritta avrà luogo il 18 dicembre p.v. presso la Direzione generale INPS, sita in Roma, via Ciro il Grande, 21.

(INPS, messaggio n. 7263 del 2 dicembre 2015)

 

6) Privacy: obbligatorio disattivare account di posta dell’ex dipendente

La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro analizza, con il parere n. 4 del 2 dicembre 2015, la posizione assunta dal Garante della Privacy in materia di gestione e controllo dell’email aziendale.

L’Authority, con il provvedimento n. 456 del 30 luglio 2015, ha infatti confermato le sue interpretazioni precedenti sugli obblighi ricadenti sul datore di lavoro in caso di cessazione del rapporto di lavoro.

Secondo quanto ribadisce il Garante, a conclusione del rapporto di lavoro, il datore deve disattivare e rimuovere gli account degli ex dipendenti, oltre che adottare sistemi automatici per informare i terzi e fornire indirizzi alternativi con cui far proseguire le comunicazioni con l’azienda. Non basta, quindi, ricorrere al “reindirizzo automatico” ad un altro account di posta aziendale operativo, ma è necessaria anche la disattivazione dell'account dell’ex dipendente per permettere al datore di accedere alle informazioni necessarie per la gestione della propria attività, contemperando alla “legittima aspettativa di riservatezza sulla corrispondenza da parte di dipendenti/collaboratori nonché dei terzi”.

In particolare, secondo il Garante il datore, pur avendo la facoltà di verificare l’esatto adempimento della prestazione lavorativa e il corretto utilizzo degli strumenti di lavoro da parte dei dipendenti, deve in ogni caso «salvaguardare la libertà e la dignità» del dipendente.

Per far ciò, in applicazione dei principi di liceità e correttezza del trattamento dei dati personali ex artt. 11 e 13 D.Lgs n. 196/2003 (Codice della Privacy), il datore di lavoro è tenuto a informare i lavoratori in modo chiaro e dettagliato circa le modalità di utilizzo degli strumenti aziendali e l’eventuale effettuazione di controlli, anche su base individuale.

Riferendosi ai principi rassegnati nelle “Linee guida per posta elettronica ed internet” (Provv. 1 marzo 2007, n. 13) ed in altri successivi interventi (Provv. 7 Aprile 2011, n. 139; Provv. 21 Luglio 2011, n. 308; Provv. 23 Dicembre 2010), l’Autorità ha sottolineato come sia onere specifico del datore di lavoro quello di predisporre una “politica aziendale” chiara e puntuale circa il ricorso a strumenti come la posta elettronica

In assenza di una specifica “policy” aziendale, infatti, secondo il Garante si consolida in capo al lavoratore «una legittima aspettativa di confidenzialità rispetto ad alcune forme di comunicazione».

Alla luce delle considerazioni esposte, l’Autorità ha stabilito che, con riferimento ai trattamenti effettuati sulla posta elettronica aziendale dopo la cessazione del rapporto di lavoro, gli account riconducibili a persone identificate o identificabili debbano essere rimossi previa disattivazione degli stessi, con contestuale adozione di sistemi automatici volti a informare i terzi ed a fornire indirizzi alternativi ove proseguire le comunicazioni con l’azienda.

Per garantire la piena tutela della sfera di riservatezza del dipendente cessato, quindi, non è sufficiente il ricorso al sistema del c.d. “reindirizzo automatico” delle missive da account aziendale dell’ex-dipendente ad altro account operativo: l’unica precauzione adottabile è la disattivazione.

Solo in questo modo, secondo la posizione del Garante, l’interesse del datore ad accedere alle informazioni necessarie per la gestione della propria attività, viene esattamente «contemperato con la legittima aspettativa di riservatezza sulla corrispondenza da parte di dipendenti/collaboratori nonché dei terzi».

(Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, parere n. 4 del 2 dicembre 2015)

 

7) Legge Stabilità: depositato emendamento governo con DL banche

Entra in manovra senza modifiche, subemendamenti entro venerdì. Il governo ha depositato il 2 dicembre 2015 l’emendamento alla legge di stabilità contenente il dl banche. Il provvedimento, depositato in Commissione Bilancio della Camera, entra in manovra senza modifiche rispetto al testo approvato dal consiglio dei ministri. La Commissione ha fissato alle 11 di venerdì il termine per la presentazione dei subemendamenti.

I subemendamenti al dl banche dovranno essere presentati entro venerdì, ha spiegato il presidente della Commissione Bilancio Francesco Boccia, per permettere alla Commissione di iniziare a votare contestualmente tutti gli emendamenti alla legge di stabilità. Le operazioni di voto inizieranno, come previsto, domenica pomeriggio. Il secondo tema riguardante le banche, la sterilizzazione del taglio Ires altrimenti penalizzante per le Dta (imposte differite attive), potrebbe quindi essere affrontato inizialmente per via parlamentare con i subemendamenti dei gruppi, per poi essere riassunto o rielaborato in un emendamento del governo o dei relatori.

“Il governo ha avviato una approfondita verifica circa la possibilità che siano messe in atto misure in grado di ridurre gli effetti negativi del processo di risoluzione sulla componente socialmente più debole degli investitori coinvolti” dal salvataggio delle 4 banche in difficoltà. Lo ha detto il viceministro dell’Economia, Enrico Morando

Legge Stabilità: emendamento Pd,ok uso bancomat sotto 5 euro

Ne sarà promosso l’utilizzo anche per piccoli importi. Il caffè al bar sotto casa o il giornale all’edicola deve poter essere pagato anche con il bancomat. La proposta è contenuta in un emendamento alla legge di Stabilità presentato dal Pd che punta ad abolire la soglia dei 30 euro al di sotto della quale i commercianti possono rifiutare i pagamenti elettronici, taglia le commissioni per gli acquisti al di sotto dei 5 euro e prevede multe per gli esercenti che non si dotano o non consentono di usare i pos. E’ la risposta del Pd all'aumento della soglia per il contante a 3.000 euro voluto dal partner di maggioranza Area Popolare ed anche una delle novità, mal digerita da parte dell’opposizione per le possibili ripercussioni negative sui commercianti, del pacchetto di 4.900 modifiche alla manovra presentate alla Camera. Circa 1.600 emendamenti, intanto, sono già finiti sotto la scure della inammissibilità per estraneità di materia o per mancanza di copertura. Resterebbero, quindi, poco più di 3.300 proposte da valutare. In realtà, il lavoro della commissione Bilancio si concentrerà su 600 emendamenti segnalati dai partiti.

Tra questi spicca il bonus bebè che punta ad introdurre in via sperimentale per tre anni una deduzione fino all'80% delle spese sostenute per la cura e la tutela della salute della mamma e del bambino dopo il parto. Ci sono poi gli emendamenti del governo che, intanto, sorride per il successo della voluntary disclosure per regolarizzare i capitali detenuti all’estero: una nota del Mef annuncia che sono stati raggiunti 3,8 mld di gettito. Di questi solo 1,5 miliardi sono già impegnati e quindi emergono risorse che potrebbero dare spazio di manovra per nuovi interventi. Alla Camera c’è poi attesa per il DL “salva-banche” approvato nei giorni scorsi e che, come annunciato, sarà assorbito nella Legge di Stabilità.

(Agenzia Ansa, nota del 2 dicembre 2015)

 

8) Prospetto: la Commissione europea pubblica la proposta di regolamento sul prospetto

La Commissione europea, dopo la consultazione avviata nel febbraio 2015 e nel contesto dell’Action Plan su Capital Market Union, ha pubblicato, il 30 novembre 2015, la proposta di regolamento sul prospetto che dovrebbe sostituire la direttiva 2003/71/CE (cd. “direttiva prospetto”), come successivamente modificata.

Le principali novità contenuta nella proposta sono le seguenti:- la previsione di un regolamento in luogo di una direttiva così da consentire una maggiore armonizzazione e convergenza da parte degli Stati membri;- l’innalzamento della soglia di esenzione per l’offerta di strumenti finanziari (il cui corrispettivo totale passa da 100.000 euro a 500.000 (art. 1.3.d)) con l’obiettivo di facilitare il fund raising per le SMEs;

- la possibilità per lo Stato membro di esentare dal prospetto le offerte effettuate solo nel medesimo Stato membro e il cui corrispettivo totale calcolato nel periodo di dodici mesi non ecceda 10.000.000 euro (art. 3);

- la previsione secondo la quale il sommario del prospetto deve essere contenuto in un documento A4 di sei pagine (art. 7);

- un fast-track per l’approvazione del prospetto per i cd. frequent issuers, ovvero per quei soggetti che per tre anni consecutivi hanno pubblicato un documento di registrazione contenente tutte le informazioni utili sulla società emittente e ai quali è riconosciuto il beneficio di un’abbreviazione dei termini per l’approvazione del prospetto (artt. 9 e 19);

- la previsione di un prospetto semplificato per le cd. “secondary issuances” da parte di emittenti già quotati su mercati regolamentati o MTF e per le SMEs, con delega alla Commissione europea per determinare il contenuto di tali prospetti semplificati (artt. 14 e 15);

- la possibilità di utilizzare l’incorporation by reference per alcuni documenti indicati nella proposta di regolamento con delega all’ESMA di emanare standard tecnici per l’inclusione di ulteriori documenti (art. 18).

Sempre il 30 novembre 2015 la Commissione europea ha altresì pubblicato la proposta di regolamento delegato che implementa la direttiva 2003/71/CE e modifica il Regolamento CE n. 809/2004; la proposta è alla luce delle previsioni contenute nella cd. Direttiva Omnibus (direttiva 2014/51/EU) che richiedevano all’ESMA la redazione di standard tecnici regolamentari su quattro temi della direttiva prospetto (approvazione, incorporation by reference, pubblicazione del prospetto e disseminazione degli annunci pubblicitari).

Circolare Assonime n. 33 del 1 dicembre 2015: Le istruzioni operative ABI ASSONIME ASSOSIM per i flussi informativi relativi alle azioni a voto maggiorato

Il Testo Unico della Finanza ha previsto la facoltà, per le società con azioni quotate, di inserire in statuto il voto maggiorato, fino a un massimo di due (voti), per ciascuna azione appartenuta al medesimo soggetto per un periodo continuativo di tempo non inferiore a ventiquattro mesi a decorrere dalla data di iscrizione in apposito elenco tenuto dall’emittente.

ABI, ASSONIME e ASSOSIM, con il coinvolgimento di Monte Titoli, hanno elaborato istruzioni operative che definiscono i flussi e le procedure tra emittenti, intermediari, azionisti e la società di gestione accentrata per l’invio dei flussi informativi relativi alle azioni a voto maggiorato ai sensi del provvedimento congiunto Banca d’Italia/Consob sulla gestione accentrata, modificato nel febbraio 2015 per allinearlo proprio alle novità introdotte nel TUF sul voto maggiorato. Il provvedimento Banca d’Italia/Consob delinea i flussi informativi per il funzionamento del diritto di voto maggiorato, demandando, esplicitamente per la prima volta a standard di mercato la definizione degli aspetti più operativi, non espressamente disciplinati nel provvedimento stesso.

Le istruzioni operative rispondono all’esigenza del mercato di rendere efficiente il processo di legittimazione all’esercizio del voto maggiorato, alla luce del fatto che ad oggi risulta che 17 società hanno previsto in statuto la maggiorazione del voto e diverse sono state le critiche sollevate, perlopiù dagli investitori istituzionali, relative alla complessità operativa della gestione delle azioni a voto maggiorato.

Il processo delineato nel provvedimento prima, e nelle istruzioni operative poi, è basato su un flusso di comunicazioni, simile a quello previsto per l’esercizio di altri diritti sociali (comunicazioni per l’intervento in assemblea, comunicazioni per il diritto di integrazione dell’ordine del giorno etc), diretto ed informatizzato tra intermediario ed emittente; sono quindi evitati processi manuali che possano di fatto rendere complicata od onerosa la procedura, così rispondendo alle istanze rappresentate da alcuni operatori di mercato. Le istruzioni operative disciplinano quindi il contenuto, le modalità e le procedure per le varie fasi che caratterizzano l’istituto del voto maggiorato, chiariscono quali sono i compiti spettanti ai soggetti coinvolti, disciplinano il contenuto dei modelli da utilizzare e infine garantiscono la massima conoscibilità delle varie fasi di vita del diritto a emittenti, intermediari e soggetti iscritti nell’elenco; questi ultimi, in particolare, beneficiano di un’informativa tale da garantire loro il monitoraggio, nel tempo, sull’investimento azionario effettuato.

La circolare illustra e commenta quindi il contenuto delle istruzioni operative, anche alla luce delle previsioni contenute nel provvedimento Banca d’Italia/Consob.

(Assonime, nota del 2 dicembre 2015)

 

9) Accordo bilaterale tra la Repubblica italiana e lo Stato d’Israele sulla previdenza sociale: circolare INPS

La circolare dell’INPS n. 196 del 2 dicembre 2015 è incentrata sull’accordo bilaterale tra la Repubblica italiana e lo Stato d’Israele sulla previdenza sociale firmato a Gerusalemme il 2 febbraio 2010, ratificato con legge del 18 giugno 2015, n. 98, pubblicata nella G.U. 8 luglio 2015 n. 156, in vigore dal 1° dicembre 2015.

Dal 1° dicembre 2015 è in vigore l’Accordo tra la Repubblica italiana e lo Stato di Israele sulla previdenza sociale firmato a Gerusalemme il 2 febbraio 2010, ratificato con legge del 18 giugno 2015, n. 98 (allegato 1). L’Accordo sostituisce integralmente lo “Scambio di lettere tra il Governo della Repubblica Italiana e il Governo dello Stato d’Israele sulla legislazione di sicurezza sociale applicabile ai lavoratori temporaneamente distaccati da un’impresa avente sede in uno Stato, nel territorio dell’altro Stato”, firmato a Gerusalemme il 7 gennaio 1987.

In attesa della stipula dell’Accordo amministrativo, l’INPS, con la suddetta circolare, fornisce le prime istruzioni operative in materia di determinazione della legislazione applicabile/distacchi, totalizzazione dei periodi di assicurazione ai fini pensionistici, trasferibilità delle pensioni e formulari.

(INPS circolare n. 196 del 2 dicembre 2015)

 

10) Crisi d’impresa: non stravolgere sistema di amministrazione e controllo

Longobardi: “Positivo il lavoro della commissione Rordorf”. Le osservazioni della professione.

Apprezzamento per “il grande lavoro, svolto e concluso in tempi rapidi, con il quale si affrontano gli aspetti salienti delle procedure concorsuali e si colmano alcune importanti carenze dell’attuale disciplina”. E’ il giudizio del Consiglio nazionale dei commercialisti sullo schema di disegno di legge delega messo a punto dalla Commissione istituita presso il Ministero della Giustizia, presieduta da Renato Rordorf. A questo apprezzamento, espresso nel corso di un’audizione della stessa Commissione tenutasi oggi nella sede del Ministero della Giustizia giudicata dalla categoria “molto positiva e costruttiva”, i commercialisti aggiungono la richiesta “di non trascurare la bontà di istituti e di funzioni tipici del nostro ordinamento che fino ad oggi hanno rappresentato garanzia per il sistema economico e per il funzionamento delle imprese, in virtù di precipui obblighi e doveri imposti ex lege anche a tutela dei creditori”.

L’invito formulato dal presidente della categoria, Gerardo Longobardi, è a “non stravolgere l’attuale sistema di amministrazione e controllo, perché già oggi esistono meccanismi e norme che consentono di far emergere tempestivamente le situazioni in cui non è più garantita la continuità dell’impresa”.

“In relazione alla procedura di allerta descritta dallo schema di disegno di legge delega – ha detto Longobardi – il nostro giudizio è moderatamente positivo. Esprimiamo alcune riserve sul funzionamento dell’istituto in relazione ai compiti e ai doveri che, attualmente, il legislatore attribuisce agli organi di controllo. Il nostro suggerimento è che si evitino potenziali contrasti interpretativi e sovrapposizione di istituti tra loro non assimilabili. In particolare – ha proseguito il presidente dei commercialisti - per quanto concerne gli organi di controllo della società la vigente legislazione già prevede meccanismi che possono segnalare situazioni di difficoltà. Non è un caso che le statistiche informino come le società maggiormente strutturate e dotate del collegio sindacale, sia s.p.a. che s.r.l., registrino il minor numero di fallimenti”.

I commercialisti nutrono qualche perplessità sulla previsione di esternalizzare il meccanismo di emersione della crisi che, secondo Longobardi “non ha bisogno di essere portato al di fuori della società, dal momento che è già declinato nel codice civile e nel TUF: la corretta osservanza dei precetti di legge da parte degli organi di controllo, vale a dire del collegio sindacale, consentirebbe di intercettare tempestivamente segnali di crisi, risolvendo per tramite dei flussi informativi e di provvedimenti adeguati alla realtà imprenditoriale, dunque con rimedi esclusivamente endosocietari, il pericolo di insolvenza”. “Nel nostro ordinamento– ha spiegato – esistono già rimedi incisivi in questo ambito, dal momento che il collegio sindacale è tenuto a rimettere prima la questione all’organo decisionale e, poi, in casi estremi, ad esternalizzare il dissidio con l’organo di amministrazione, demandando al Tribunale un importate ruolo di ripristino della legalità.

Il presidente dei commercialisti Longobardi e i consiglieri nazionali delegati alla materia Maria Rachele Vigani e Felice Ruscetta esprimono parere positivo anche sull’intenzione della Commissione Rordorf di qualificare giuridicamente il concetto di crisi, così da distinguerlo da quello di insolvenza. Longobardi ha però sottolineato come “si tratti di un compito particolarmente complesso, in quanto il concetto di crisi assume nella realtà aziendalistica sfaccettature differenti a seconda del contesto e della situazione in cui l’impresa viene a trovarsi”. Sarebbe pertanto auspicabile, secondo Longobardi, “non trascurare il dato aziendalistico nell’evidenziazione del fenomeno in modo distinto d a quello dell’insolvenza”. A parere dei commercialisti, inoltre, “la gestione della crisi nell’ambito della procedura di allerta come descritta nello schema di disegno di legge delega, dovrebbe essere svolta da un’apposita sezione specializzata dell’organismo di composizione nella crisi di impresa in cui siano iscritti professionisti che vantino specifici requisiti di professionalità e di indipendenza, con competenze nelle materie aziendali e giuridiche”.

Infine, quanto ai criteri di nomina del comitato di sorveglianza delle procedure di amministrazione straordinaria, essendo quest’ultimo legittimato ad esprimere pareri e avendo particolari poteri ispettivi rispetto alle scritture contabili tenute dalla società, sarebbe auspicabile, per i commercialisti che “accanto al requisito dell’esperienza attualmente previsto, vengano introdotti requisiti di professionalità specifica e indipendenza”.

(CNDCEC, comunicato del 2 dicembre 2015)

 

11) CNDCEC: novità di studi e ricerche

Il Consiglio Nazionale dei Commercialisti ha pubblicato sul proprio sito internet (www.cndcec.it) i tre seguentinuovi documenti:

- vademecum per le operazioni peritali in materia di lavoro e previdenza;

- informativa e valutazione nella crisi d’impresa;

- linee guida in materia di amministrazione giudiziaria.

(CNDCEC, nota del 2 dicembre 2015)

 

12) Tre nuovi studi del Notariato: trasformazione di aziende speciali e dei consorzi in società, voluntary disclosure e vincoli di destinazione

Approfondite tematiche relative al diritto societario e tributario. Gli ultimi lavori approvati dal Consiglio Nazionale del Notariato sono consultabili nella sezione «TROVA STUDI» ed hanno approfondito tematiche relative al diritto societario e tributario:

Il procedimento ex art. 115 T.U.E.L. di trasformazione e di scissione di aziende speciali e consorzi di enti pubblici in società di capitali:l’adeguamento interpretativo alla disciplina vigente del codice civile - Studio n. 120-2015/I.

Lo studio esamina la disciplina della trasformazione di aziende speciali e dei consorzi in società, contenuta nell’art. 115 del T.U.E.L., norma che risente di “obsolescenza normativa” dovuta alla circostanza che la sua stessa formulazione è anteriore alla riforma del diritto societario. Una rilettura della disposizione che si rende necessaria alla luce delle novità introdotte dal d.lgs. 6/2003, tenuto conto del fatto che a tale disciplina si fa ancora ricorso nell’ambito della riorganizzazione dei servizi pubblici cui gli enti locali sono stati obbligati dalle norme succedutesi negli ultimi anni.

L’imposizione indiretta sui vincoli di destinazione: nuovi orientamenti e prospettive interpretative - Studio n. 132-2015/T.

Con tre recenti ordinanze, la Corte di Cassazione è intervenuta sul tema della imposizione indiretta sui vincoli di destinazione, ritenendo configurabile una autonoma imposta, nell’ambito del tributo successorio e donativo, gravante sulla costituzione del vincolo. Simile interpretazione determinerebbe l’applicazione del tributo ad ogni fattispecie di vincolo di destinazione, anche di natura non traslativa ed indipendentemente dal carattere oneroso o liberale/gratuito, comportando un notevole aggravio di tassazione, nel settore delle imposte indirette, per una pluralità di ipotesi diffuse a livello operativo.

Tributo successorio e procedura di voluntary disclosure - Studio n. 250-2015/T.

L'art. 1, comma 1, della Legge 15 dicembre 2014, n. 186, "Disposizioni in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all’estero”, ha introdotto una particolare procedura di regolarizzazione detta Voluntary Disclosure, la quale prevede che - laddove non siano già stati avviati controlli o verifiche - i contribuenti tenuti agli obblighi di monitoraggio fiscale (persone fisiche, gli enti non commerciali e le società semplici ed equiparate) che non vi abbiano correttamente adempiuto al 30 settembre 2014, possano presentare una completa autodenuncia, al fine di far “riemergere” sanandole, le proprie disponibilità estere.

(Consiglio Nazionale del Notariato, comunicato del 2 dicembre 2015)

 

Vincenzo D’Andò