Diario quotidiano dell’1 dicembre 2015: l’alternanza IVA – Registro sulle operazioni ‘esenti’

Pubblicato il 1 dicembre 2015

per le operazioni esenti Iva non è dovuta l’imposta di registro proporzionale; é deducibile la manutenzione straordinaria dell’immobile fatta senza l’autorizzazione del locatore; accertamento fiscale notificato al curatore fallimentare senza PVC; agevolazione prima casa anche se costruita sul proprio terreno; voluntary disclosure sulle successioni: la dichiarazione si presenta dopo l’istanza; diniego di autotutela: ricorso limitato; l’imposizione indiretta sui vincoli di destinazione: nuovi orientamenti e prospettive interpretative; privacy all’interno dello studio: documenti e strumenti di lavoro; F24: istituita causale contributo per la riscossione dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Bilaterale “EBILCOOP”; consulenza fiscale dei professionisti e rischio penale: la nuova aggravante di cui all’art. 13 bis, comma 3, D.lgs. 74/2000

 

 Indice:

 1) Per le operazioni esenti Iva non è dovuta l’imposta di registro proporzionale; un buon professionista non deve risarcisce il cliente

 2) E’ deducibile la manutenzione straordinaria dell’immobile fatta senza l’autorizzazione del locatore

 3) Accertamento fiscale notificato al curatore fallimentare senza PVC

 4) Agevolazione prima casa anche se costruita sul proprio terreno

 5) Voluntary disclosure sulle successioni: la dichiarazione si presenta dopo l’istanza

 6) Diniego di autotutela: ricorso limitato

 7) L’imposizione indiretta sui vincoli di destinazione: nuovi orientamenti e prospettive interpretative

 8) Privacy all’interno dello studio: documenti e strumenti di lavoro

 9) F24: istituita causale contributo per la riscossione dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Bilaterale “EBILCOOP”

 10) Consulenza fiscale dei professionisti e rischio penale: la nuova aggravante di cui all’art. 13 bis, comma 3, D.lgs. 74/2000

 

 

1) Per le operazioni esenti Iva non è dovuta l’imposta di registro proporzionale; un buon professionista non deve risarcire il cliente

La Corte di Cassazione, con la sentenza 24268 del 27 novembre 2015, ha stabilito che sulle operazioni esenti Iva non si applica l’imposta di registro in virtù del principio di alter natività tra le due imposte. Nel caso analizzato dai giudici supremi le Entrate notificavano un avviso di liquidazione ad una società, contestando l’omessa registrazione di un contratto di finanziamento infruttifero ricevuto da una controllante e pretendendo l’imposta proporzionale di registro al 3%, il bollo, gli interessi e le sanzioni. La Corte di legittimità, in virtù del principio di alter natività tra Iva e registro, ha affermato che gli atti sottoposti, anche solo teoricamente perché esenti Iva, non devono scontare il registro in misura proporzionale. Per l’alternatività è sufficiente l’astratta assoggettabilità al tributo.

La Corte di Cassazione afferma, infine che, ove il caso d’uso si verifichi ed il finanziamento venga, quindi, registrato, è dovuta l’imposta di registro in misura fissa, come previsto dall’art. 40 del DPR 131/86 per le operazioni esenti da IVA ex art. 10 comma 1 n. 1 del DPR 633/72.

Contributi professionali extra alla propria cassa di previdenza

La Cassa previdenziale deve potere incassare i contributi anche sui redditi prodotti in seguito ad attività che, seppure non professionalmente tipiche, richiedono le stesse competenze tecniche.

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione che, con sentenza n. 24303 del 28 novembre 2015, ha respinto il ricorso di un geometra al quale l’ente aveva chiesto il pagamento dei contributi sui redditi prodotti come perito assicurativo.

Un buon professionista non deve risarcisce il cliente

Il buon professionista non è tenuto a risarcisce il cliente. Risarcimento danni per responsabilità professionale: il professionista non è in colpa, ai sensi dell’articolo 1176 co. 2 c.c., qualora non abbia tenuto una condotta difforme da quella che avrebbe tenuto, al suo posto, un ideale professionista “medio”. Per tale si deve intendere non un “professionista mediocre” bensì uno “professionista bravo”: ossia serio, preparato, zelante, efficiente.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 24213 del 27 novembre 2015.

 

2) E’ deducibile la manutenzione straordinaria dell’immobile fatta senza l’autorizzazione del locatore.

Può essere, fiscalmente, dedotta la manutenzione straordinaria dell’immobile fatta senza l’autorizzazione del locatore.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24277 del 27 novembre 2015.

È sufficiente che tali costi siano stati sostenuti nell’esercizio dell’impresa e che, ovviamente, risultino dalla documentazione contabile

La Suprema Corte è, dunque, tornata sul tema della deducibilità, da parte dell’impresa locataria, delle spese di manutenzione straordinaria sull’immobile condotto in locazione.

Nel caso di specie, il contribuente detiene in locazione un immobile in cui svolge la propria attività e, per mantenerne l’efficienza nel tempo, procede a realizzare degli interventi di manutenzione straordinaria, deducendone in maniera frazionata, con preventiva capitalizzazione, le relative spese. Il contratto di locazione, però, prevedeva che, prima di eseguire tali interventi, il locatario chiedesse l’autorizzazione al locatore. Non avendo posto in essere tale adempimento contrattuale, l’Amministrazione finanziaria disconosce la deduzione di tale spesa in capo al locatario, poiché carente del requisito di inerenza ex art. 109, comma 5 del TUIR. In sostanza, per il Fisco, i costi non sarebbero deducibili giacché relativi a interventi eseguiti su un immobile di terzi e senza il consenso di questi, peraltro contrattualmente previsto.

La Suprema Corte, riprendendo la sua giurisprudenza pregressa, ha stabilito che la deducibilità di detti costi non può essere subordinata al diritto di proprietà dell’immobile, essendo sufficiente che gli stessi siano stati sostenuti nell’esercizio dell’impresa, al fine della realizzazione del miglior esercizio dell’attività imprenditoriale e dell’aumento della redditività della stessa, e che, ovviamente, risultino dalla documentazione contabile.

 

3) Accertamento fiscale notificato al curatore fallimentare senza PVC

Che succede se il curatore fallimentare riceve l’avviso di accertamento del fisco, senza però avere prima ricevuto il processo verbale di constatazione, poiché precedentemente consegnato soltanto al fallito.

Ebbene, secondo quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24254 del 27 novembre 2015, l’accertamento notificato al curatore è valido se il PVC è stato consegnato al fallito. Tuttavia, il curatore ha la possibilità di dimostrare che, in concreto, non ha potuto prendere visione del verbale, nonostante l’obbligo di consegna dei documenti.

Viene affermato che l’alterità del curatore rispetto al fallito comporta l’impossibilità di applicare la presunzione assoluta di conoscenza degli artt. 42 del DPR 600/73 e 56 del DPR 633/72, a detta dei quali l’atto richiamato deve essere allegato all’accertamento solo se non conosciuto né ricevuto dal contribuente.Però, tutta la documentazione del fallito deve essere consegnata al curatore, che può trattenere quella riguardante i rapporti patrimoniali.

La Cassazione sostiene, per risolvere la diatriba, che “se non è predicabile, di per sé ed in astratto, una presunzione assoluta di ricevimento e, quindi, di conoscenza da parte del curatore del processo verbale di constatazione notificato al fallito quand’era in bonis, lo è, invece, in virtù della disciplina richiamata, una presunzione, iuris tantum, che il verbale in questione, rientrando nella documentazione pertinente all’impresa, ed essendo stato regolarmente notificato al fallito in bonis, sia stato preso in consegna dal curatore”.

Allora, a livello generale, non può essere automaticamente nullo l’accertamento notificato al curatore solo per il fatto che il verbale sia stato consegnato unicamente al fallito, ma il curatore può comunque dimos