Diario quotidiano dell’1 dicembre 2015: l’alternanza IVA – Registro sulle operazioni ‘esenti’

Pubblicato il 1 dicembre 2015



per le operazioni esenti Iva non è dovuta l’imposta di registro proporzionale; é deducibile la manutenzione straordinaria dell’immobile fatta senza l’autorizzazione del locatore; accertamento fiscale notificato al curatore fallimentare senza PVC; agevolazione prima casa anche se costruita sul proprio terreno; voluntary disclosure sulle successioni: la dichiarazione si presenta dopo l’istanza; diniego di autotutela: ricorso limitato; l’imposizione indiretta sui vincoli di destinazione: nuovi orientamenti e prospettive interpretative; privacy all’interno dello studio: documenti e strumenti di lavoro; F24: istituita causale contributo per la riscossione dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Bilaterale “EBILCOOP”; consulenza fiscale dei professionisti e rischio penale: la nuova aggravante di cui all’art. 13 bis, comma 3, D.lgs. 74/2000

 

 Indice:

 1) Per le operazioni esenti Iva non è dovuta l’imposta di registro proporzionale; un buon professionista non deve risarcisce il cliente

 2) E’ deducibile la manutenzione straordinaria dell’immobile fatta senza l’autorizzazione del locatore

 3) Accertamento fiscale notificato al curatore fallimentare senza PVC

 4) Agevolazione prima casa anche se costruita sul proprio terreno

 5) Voluntary disclosure sulle successioni: la dichiarazione si presenta dopo l’istanza

 6) Diniego di autotutela: ricorso limitato

 7) L’imposizione indiretta sui vincoli di destinazione: nuovi orientamenti e prospettive interpretative

 8) Privacy all’interno dello studio: documenti e strumenti di lavoro

 9) F24: istituita causale contributo per la riscossione dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Bilaterale “EBILCOOP”

 10) Consulenza fiscale dei professionisti e rischio penale: la nuova aggravante di cui all’art. 13 bis, comma 3, D.lgs. 74/2000

 

 

1) Per le operazioni esenti Iva non è dovuta l’imposta di registro proporzionale; un buon professionista non deve risarcire il cliente

La Corte di Cassazione, con la sentenza 24268 del 27 novembre 2015, ha stabilito che sulle operazioni esenti Iva non si applica l’imposta di registro in virtù del principio di alter natività tra le due imposte. Nel caso analizzato dai giudici supremi le Entrate notificavano un avviso di liquidazione ad una società, contestando l’omessa registrazione di un contratto di finanziamento infruttifero ricevuto da una controllante e pretendendo l’imposta proporzionale di registro al 3%, il bollo, gli interessi e le sanzioni. La Corte di legittimità, in virtù del principio di alter natività tra Iva e registro, ha affermato che gli atti sottoposti, anche solo teoricamente perché esenti Iva, non devono scontare il registro in misura proporzionale. Per l’alternatività è sufficiente l’astratta assoggettabilità al tributo.

La Corte di Cassazione afferma, infine che, ove il caso d’uso si verifichi ed il finanziamento venga, quindi, registrato, è dovuta l’imposta di registro in misura fissa, come previsto dall’art. 40 del DPR 131/86 per le operazioni esenti da IVA ex art. 10 comma 1 n. 1 del DPR 633/72.

Contributi professionali extra alla propria cassa di previdenza

La Cassa previdenziale deve potere incassare i contributi anche sui redditi prodotti in seguito ad attività che, seppure non professionalmente tipiche, richiedono le stesse competenze tecniche.

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione che, con sentenza n. 24303 del 28 novembre 2015, ha respinto il ricorso di un geometra al quale l’ente aveva chiesto il pagamento dei contributi sui redditi prodotti come perito assicurativo.

Un buon professionista non deve risarcisce il cliente

Il buon professionista non è tenuto a risarcisce il cliente. Risarcimento danni per responsabilità professionale: il professionista non è in colpa, ai sensi dell’articolo 1176 co. 2 c.c., qualora non abbia tenuto una condotta difforme da quella che avrebbe tenuto, al suo posto, un ideale professionista “medio”. Per tale si deve intendere non un “professionista mediocre” bensì uno “professionista bravo”: ossia serio, preparato, zelante, efficiente.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 24213 del 27 novembre 2015.

 

2) E’ deducibile la manutenzione straordinaria dell’immobile fatta senza l’autorizzazione del locatore.

Può essere, fiscalmente, dedotta la manutenzione straordinaria dell’immobile fatta senza l’autorizzazione del locatore.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24277 del 27 novembre 2015.

È sufficiente che tali costi siano stati sostenuti nell’esercizio dell’impresa e che, ovviamente, risultino dalla documentazione contabile

La Suprema Corte è, dunque, tornata sul tema della deducibilità, da parte dell’impresa locataria, delle spese di manutenzione straordinaria sull’immobile condotto in locazione.

Nel caso di specie, il contribuente detiene in locazione un immobile in cui svolge la propria attività e, per mantenerne l’efficienza nel tempo, procede a realizzare degli interventi di manutenzione straordinaria, deducendone in maniera frazionata, con preventiva capitalizzazione, le relative spese. Il contratto di locazione, però, prevedeva che, prima di eseguire tali interventi, il locatario chiedesse l’autorizzazione al locatore. Non avendo posto in essere tale adempimento contrattuale, l’Amministrazione finanziaria disconosce la deduzione di tale spesa in capo al locatario, poiché carente del requisito di inerenza ex art. 109, comma 5 del TUIR. In sostanza, per il Fisco, i costi non sarebbero deducibili giacché relativi a interventi eseguiti su un immobile di terzi e senza il consenso di questi, peraltro contrattualmente previsto.

La Suprema Corte, riprendendo la sua giurisprudenza pregressa, ha stabilito che la deducibilità di detti costi non può essere subordinata al diritto di proprietà dell’immobile, essendo sufficiente che gli stessi siano stati sostenuti nell’esercizio dell’impresa, al fine della realizzazione del miglior esercizio dell’attività imprenditoriale e dell’aumento della redditività della stessa, e che, ovviamente, risultino dalla documentazione contabile.

 

3) Accertamento fiscale notificato al curatore fallimentare senza PVC

Che succede se il curatore fallimentare riceve l’avviso di accertamento del fisco, senza però avere prima ricevuto il processo verbale di constatazione, poiché precedentemente consegnato soltanto al fallito.

Ebbene, secondo quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24254 del 27 novembre 2015, l’accertamento notificato al curatore è valido se il PVC è stato consegnato al fallito. Tuttavia, il curatore ha la possibilità di dimostrare che, in concreto, non ha potuto prendere visione del verbale, nonostante l’obbligo di consegna dei documenti.

Viene affermato che l’alterità del curatore rispetto al fallito comporta l’impossibilità di applicare la presunzione assoluta di conoscenza degli artt. 42 del DPR 600/73 e 56 del DPR 633/72, a detta dei quali l’atto richiamato deve essere allegato all’accertamento solo se non conosciuto né ricevuto dal contribuente.Però, tutta la documentazione del fallito deve essere consegnata al curatore, che può trattenere quella riguardante i rapporti patrimoniali.

La Cassazione sostiene, per risolvere la diatriba, che “se non è predicabile, di per sé ed in astratto, una presunzione assoluta di ricevimento e, quindi, di conoscenza da parte del curatore del processo verbale di constatazione notificato al fallito quand’era in bonis, lo è, invece, in virtù della disciplina richiamata, una presunzione, iuris tantum, che il verbale in questione, rientrando nella documentazione pertinente all’impresa, ed essendo stato regolarmente notificato al fallito in bonis, sia stato preso in consegna dal curatore”.

Allora, a livello generale, non può essere automaticamente nullo l’accertamento notificato al curatore solo per il fatto che il verbale sia stato consegnato unicamente al fallito, ma il curatore può comunque dimostrare di non averne avuto contezza. Ove ciò sia provato, naturalmente, l’atto va annullato, non potendo la controparte affermare che sarebbe stato sufficiente, per il curatore, chiederne copia all’Amministrazione finanziaria.

 

4) Agevolazione prima casa anche se costruita sul proprio terreno

Prima casa, anche la costruzione sul proprio terreno evita la decadenza. Inoltre, l’acquisto a titolo originario evita la decadenza, purché abbia a oggetto un immobile da adibire a propria abitazione principale. Non decade dal bonus prima casa il contribuente che, entro il 1° anno dall’alienazione infraquinquennale dell’immobile acquistato con l’agevolazione, costruisca, tramite affidamento in appalto, una nuova abitazione, su un terreno già di sua proprietà. Infatti, la decadenza non è evitata solo dall’acquisto a titolo derivativo di un immobile “da adibire a propria abitazione principale”, bensì anche da un acquisto a titolo originario (del medesimo immobile), come, ad esempio, l’acquisto per accessione (che si realizza, a norma dell’art. 934 c.c., in caso di edificazione del fabbricato abitativo sul terreno di proprietà).(Corte di Cassazione, sentenza n. 24253 del 27 novembre 2015)

 

5) Voluntary disclosure sulle successioni: la dichiarazione si presenta dopo l’istanza

L’eventuale dichiarazione di successione integrativa, che dovesse rendersi necessaria per effetto dell'accesso alla voluntary disclosure, va presentata dopo l’istanza di adesione, al fine di non rischiare di pregiudicare la spontaneità della regolarizzazione delle attività estere. La regolarizzazione, infatti, non è ammessa se l’istanza è presentata dopo che il contribuente abbia avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell’inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali per violazioni attinenti all’oggetto della procedura. Per conseguenza, la presentazione della dichiarazione di successione anteriormente all'istanza potrebbe innescare un'attività di controllo dell'amministrazione finanziaria che integrerebbe una causa ostativa alla «vd».

L’osservazione è contenuta nello studio n. 250/T del Consiglio nazionale del notariato, dedicato alle connessioni tra la procedura di voluntary disclosure prevista dall'art. 1 della legge n. 186/2014 e i tributi di successione e donazione. Poiché la procedura non contempla la possibilità di sanare tali tributi, è sorto l’interrogativo delle conseguenze che discendono qualora i beni oggetto di regolarizzazione derivino da una successione ereditaria (o da un atto liberale) per la quale potrebbe essere stato omesso, in tutto o in parte, l’obbligo dichiarativo. Il notaio potrebbe quindi essere interpellato per integrare o predisporre una dichiarazione di successione o per valutare la convenienza economica dell’adesione, tenuto conto che, come chiarito dall’Agenzia delle entrate, qualora emergano violazioni in tema di imposte di successione e donazione, l'ufficio dovrà necessariamente attivare le conseguenti attività di controllo. In questa prospettiva, dopo avere suggerito, come detto, di presentare l'istanza di adesione prima dell'eventuale dichiarazione di successione, lo studio passa a esaminare alcune ipotesi specifiche.

Viene osservato che in caso di infedeltà della dichiarazione di successione, perché carente dei beni esteri, se l’istanza di adesione è presentata entro due anni dal pagamento dell'imposta successoria, qualora non venga presentata la dichiarazione integrativa, l’ufficio potrà notificare l’avviso di rettifica richiedendo l’imposta e applicando la sanzione dal 100 al 200%, che potrebbe essere ridotta alla metà ai sensi dell'art. 7, comma 4, Dlgs n. 472/97. Lo stesso dicasi nel caso di omessa dichiarazione, con istanza di adesione presentata entro i cinque anni dal termine per la presentazione della dichiarazione; in tal caso la sanzione sarà dal 120 al 240%.

Se invece l’istanza di adesione viene presentata dopo il decorso dei termini per l’accertamento, le sanzioni non saranno applicabili, ma l’eventuale presentazione della dichiarazione di successione legittima l’ufficio a riscuotere l’imposta. Al riguardo, poiché la legge prevede che se non viene fornita prova della presentazione della successione, anche oltre il termine, gli impiegati dello stato non possono compiere atti relativi a trasferimenti per causa di morte, sorge il dubbio se questa disposizione impedisca all’Agenzia delle entrate di dare corso all'istanza di voluntary disclosure. Secondo i notai, questa conseguenza dovrebbe essere esclusa, sia perché non richiamata nelle circolari dell'agenzia, sia per la difficoltà di sostenere che la lavorazione dell'istanza implichi il compimento di atti volti al trasferimento del patrimonio del de cuius, che si è già perfezionato prima.

Contribuente sceglie l’Ufficio per la disclosure

L’Agenzia delle entrate ha previsto che il contribuente possa chiedere che l’istruttoria del procedimento sia svolta presso una DRE.

L’Agenzia delle entrate ha pubblicato il provvedimento n. 153427 del 27 novembre 2015 per l’attuazione delle disposizioni concernenti la competenza alla gestione delle istanze di accesso alla procedura.

In sede di conversione del DL 153/2015, la Legge 187/2015, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 27 novembre 2015, ha attribuito al Centro operativo di Pescara la competenza alla gestione delle istanze presentate, per la prima volta, a decorrere dal 10 novembre 2015 e l’emissione dei relativi atti, compresi quelli di accertamento e di contestazione delle violazioni, con riferimento a tutte le annualità oggetto delle richieste di accesso alla procedura di collaborazione volontaria.

Attraverso il provvedimento in esame, è stato stabilito che:

- i contribuenti possono presentare apposita richiesta di instaurare le fasi istruttorie del procedimento, compreso l’eventuale contraddittorio, presso il Centro operativo di Pescara ovvero presso una Direzione regionale dell’Agenzia delle entrate o la Direzione provinciale di Trento;

- indicando la propria disponibilità a comparire personalmente o a mezzo di rappresentanti, nominati ai sensi e con le modalità previste dall’art. 63 del DPR 600/73.

Dal punto di visto operativo, tale richiesta può essere inviata mediante posta elettronica certificata alla casella vd.cop@postacert.agenziaentrate.it del Centro operativo di Pescara, anche unitamente alla relazione di accompagnamento alla richiesta di accesso alla procedura e alla documentazione.

Ad ogni modo, la richiesta di instaurare il contradditorio in un ufficio diverso dal Centro operativo di Pescara, può essere comunque trasmessa mediante PEC all’indirizzo sopra citato fino a 10 giorni prima della data fissata nell’invito al contraddittorio. In questo caso, tale richiesta e la procura di cui all’art. 63 del DPR 600/73 devono essere esibite, in originale, su richiesta dell’Ufficio.

Privacy del contribuente tutelata

Il provvedimento prescrive che il Centro operativo di Pescara, le Direzioni regionali e la Direzione provinciale di Trento debbano adottare idonee misure organizzative per garantire un elevato livello di riservatezza nella gestione delle informazioni e la privacy dei contribuenti durante lo svolgimento delle attività istruttorie.

Per i contribuenti con domicilio fiscale nella circoscrizione di competenza della Direzione provinciale di Bolzano sarà, comunque, la stessa Direzione competente alla gestione delle istanze e all’emissione degli atti relativi alle annualità oggetto delle richieste di accesso alla procedura di collaborazione volontaria, anche se presentate per la prima volta a decorrere dal 10 novembre 2015.

Vengono previste altresì le modalità per l’invio da parte del contribuente dell’opzione per l’applicazione, ai fini delle imposte dirette, dell’aliquota del 5%, ai sensi dell’art. 2, comma 2, lettera b) del DL 153/2015, alle prestazioni corrisposte dalla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità Svizzera (LPP) ed a quelle corrisposte dai diversi enti o istituti svizzeri di prepensionamento in qualunque forma erogate.

Tale opzione deve essere inviata mediante PEC, anche unitamente al corredo informativo e documentale dell’istanza, all’indirizzo generato dalla ricevuta di trasmissione e, per le istanze presentate, per la prima volta, a decorrere dal 10 novembre 2015, alla casella del Centro operativo di Pescara vd.cop@postacert.agenziaentrate.it.

 

6) Diniego di autotutela: ricorso limitato

Il diniego di autotutela è un atto impugnabile dinanzi alla Commissione tributaria competente; tuttavia, l’impugnazione del provvedimento deve riguardare solamente eventuali profili di illegittimità della procedura, a cui lo stesso è esposto, trattandosi di attività procedimentalizzata, e non anche la fondatezza della pretesa tributaria, il cui sindacato è riservato al processo d’impugnazione dell’atto impositivo in cui la stessa trova origine. Diversamente si giungerebbe a un illegittimo aggiramento del termine decadenziale previsto per l’impugnazione degli atti impositivi, che rimarrebbero esposti a un riesame a tempo indeterminato, realizzando un eccesso di tutela e un palese contrasto con i principi di efficienza dell’amministrazione della giustizia (art. 97 Cost.), di speditezza e ragionevole durata dei processi (art. 11 Cost.) e di economia nei giudizi. Sono le conclusioni a cui giunge la Corte di Cassazione nella sentenza n. 22253/2015, secondo cui l’impugnazione del diniego di autotutela, espresso o tacito, non si sottrae alla condizione necessaria dell’interesse ad agire, «che non può che essere riferito all’interesse sostanziale che il privato intende indirettamente soddisfare attraverso il provvedimento che chiede di adottare alla pubblica amministrazione, nell’esercizio dei poteri di autotutela». Da ciò discende la possibilità di proporre ricorso contro detto provvedimento. D’altronde, trattandosi di attività procedimentalizzata, «anche il provvedimento emesso in autotutela può essere affetto dai vizi di legittimità propri degli atti amministrativi». Nel prosieguo della pronuncia in commento, tuttavia, il giudice di legittimità chiarisce che il contenuto dell’impugnazione non può riguardare la fondatezza della pretesa tributaria, né tantomeno il vizio di violazione di legge o di eccesso di potere possono sovrapporsi agli stessi vizi di validità o di merito che possono (e debbono) essere fatti valere con i motivi del ricorso introduttivo proposto avverso l’atto impositivo originario. Altrimenti, verrebbe necessariamente a crearsi una compressione del principio di certezza del diritto e di tendenziale stabilità dei rapporti giuridici, consentendo una infinita e indefinita esposizione degli atti impositivi, ancorché definitivi, al riesame giudiziale degli stessi, ogni volta che il contribuente presenti un’istanza di autotutela su un determinato rapporto tributario e proceda, in caso di diniego, all’impugnazione dello stesso.

 

7) L’imposizione indiretta sui vincoli di destinazione: nuovi orientamenti e prospettive interpretative

Il Consiglio Nazionale del Notariato, il 30 novembre 2015, ha pubblicato sul proprio sito internet lo Studio n. 132-2015/T, approvato dall’Area Scientifica – Studi Tributari il 1° luglio 2015 e poi approvato dal CNN nella seduta dell’1 e 2 ottobre 2015.

Con tre recenti ordinanze, la Corte di Cassazione è intervenuta sul tema della imposizione indiretta sui vincoli di destinazione, ritenendo configurabile una autonoma imposta, nell’ambito del tributo successorio e donativo, gravante sulla costituzione del vincolo.

Simile interpretazione determinerebbe l’applicazione del tributo ad ogni fattispecie di vincolo di destinazione, anche di natura non traslativa ed indipendentemente dal carattere oneroso o liberale/gratuito, comportando un notevole aggravio di tassazione, nel settore delle imposte indirette, per una pluralità di ipotesi diffuse a livello operativo.

La tesi della Corte è stata fortemente criticata dalla dottrina che ne ha evidenziato la non fondatezza a livello ermeneutico, oltre ai profili di possibile illegittimità costituzionale.

Inoltre, la stessa impostazione risulta in buona parte in controtendenza rispetto ai prevalenti orientamenti interpretativi, elaborati da dottrina, giurisprudenza e prassi amministrativa.

L’ordinanza n. 3735/2015 considera il caso di un trust auto dichiarato, in funzione di garanzia, istituito per “rafforzare la generica garanzia patrimoniale già prestata, nella qualità di fideiussore, in favore di alcuni istituti bancari”.

L’atto istitutivo prevedeva che, al raggiungimento dello scopo principale, il fondo sarebbe stato destinato al soddisfacimento dei bisogni della famiglia del disponente e, al termine del trust, l’eventuale residuo sarebbe stato attribuito al disponente, se in vita, oppure ai legittimi eredi.

Anche il trust esaminato nella ordinanza n. 3886/2015 era auto dichiarato, costituito da due coniugi in funzione dell’“applicazione di un regolamento equiparabile ad un fondo patrimoniale”; beneficiari erano indicati gli stessi disponenti, se in vita, altrimenti i figli in parti uguali.

L’ordinanza n. 3737/2015 riguarda, invece, una fattispecie di trust, costituito da una serie di enti, con provvista di denaro da parte di uno di questi, avente lo scopo di procedere alla manutenzione, alla riqualificazione ed allo sviluppo di un aeroporto. L’atto istitutivo prevedeva che, al termine del trust, eventuali beni residui sarebbero stati devoluti ad uno degli enti partecipanti oppure ad altro ente o società pubblica individuato dai disponenti.

In tutti i casi, l’Agenzia delle Entrate aveva applicato l’imposta sulle successioni e donazioni al momento della costituzione del vincolo con aliquota dell’8%.

La Corte ha cassato con rinvio le sentenze delle diverse Commissioni Tributarie Regionali che avevano accolto le ragioni dei contribuenti nel senso della sola imposizione fissa di registro sulla costituzione del vincolo, ed ha ritenuto applicabile l’imposizione in misura proporzionale dell’8% (oltre alle imposte ipotecaria e catastale nella ordinaria misura proporzionale, nella ordinanza n. 3886/2015).

L’interpretazione della Corte di Cassazione si fonda sulla tesi che, con il d.l. 262/2006, si sia realizzata l’introduzione di una “imposta nuova”, ossia l’“imposta sulla costituzione di vincolo di destinazione”.

Il presupposto impositivo del tributo sarebbe individuato nella “predisposizione del programma di funzionalizzazione del diritto al perseguimento degli obiettivi voluti”, l’oggetto dell’imposizione consistendo nel “valore dell’utilità” relativamente alla quale il disponente limita le proprie facoltà proprietarie.

Il contenuto economico della destinazione patrimoniale sarebbe sufficiente, ad avviso della Corte, a manifestare la capacità contributiva di cui all’art. 53 Cost. e la sussistenza di un “collegamento tra prestazione imposta e presupposti economici presi in considerazione”, costituiti dal rilievo patrimoniale della destinazione, renderebbe irrilevante l’eventuale trasferimento patrimoniale connesso al vincolo destinatorio.

Conseguenze applicative della tesi interpretativa della Corte di Cassazione per la generalità dei vincoli di destinazione: la tassazione dei vincoli non traslativi e di quelli non liberali

L’impatto applicativo delle ordinanze esaminate risulta estremamente rilevante, interessando variegate fattispecie negoziali riconducibili alla categoria dei “vincoli di destinazione” e potendo determinare una imposizione fiscale ben maggiore rispetto a quella fino ad oggi delineata.

Se, in base all’orientamento della Corte, “tutti i regolamenti capaci” di produrre il vincolo di destinazione sono idonei a manifestare la capacità contributiva colpita dal prelievo, ciò significa che l’imposta deve essere applicata ad ogni tipologia di costituzione di patrimoni separati, autonomi o segregati.

Ciò vale anche per quei vincoli di natura non traslativa, che, al momento della costituzione o nello sviluppo della vicenda negoziale, non sono in grado di determinare il trasferimento a terzi del patrimonio destinato (in tutto o in parte).

Ed è da sottolineare come, negli ultimi anni, l’interpretazione prevalente, anche della Amministrazione finanziaria, ha ritenuto tendenzialmente estranei dal campo applicativo del tributo donativo e successorio (con applicazione della sola imposta fissa di registro) le ipotesi di vincoli di destinazione “non traslativi”.

L’impostazione accolta nelle sentenze in esame della Corte di Cassazione potrebbe invece condurre ad affermare l’imposizione proporzionale anche alle fattispecie di atti di destinazione ex art. 2645-ter c.c., ai trust auto dichiarati, ai patrimoni destinati ad uno specifico affare ex art. 2447 bis c.c., ad ogni tipologia di fondo patrimoniale ex art. 167 c.c., al fondo comune della rete-contratto.

Inoltre, dalla affermata autonomia del presupposto impositivo da quello del tributo donativo e successorio, deriva l’ulteriore conseguenza dell’assoggettamento ad imposta del vincolo di destinazione indipendentemente dalla natura onerosa, liberale o gratuita dell’assetto negoziale (9), ancora una volta in controtendenza rispetto a quanto sostenuto da dottrina e giurisprudenza di merito prevalenti.

Critiche avanzate alla interpretazione della Corte di Cassazione e le prospettive future

In dottrina sono state avanzate forti critiche all’orientamento della Corte di Cassazione.

A parte le osservazioni in merito alla scelta del provvedimento della ordinanza anziché della sentenza, le critiche hanno interessato tre aspetti.

In primo luogo è stata sottolineata la non sostenibilità, sul piano della interpretazione letterale, della soluzione secondo cui l’art. 2, d.l. 262/2006 avrebbe introdotto un “nuovo” tributo sui vincoli di destinazione. Non sembra infatti che l’art. 2, commi da 47 a 54, d.l. 262/2006, possa giustificare la conclusione della Corte, dato che il comma 47 prevede esplicitamente l’istituzione della sola “imposta sulle successioni e donazioni”, non facendo menzione di altri tributi.

Anche volendo dare rilievo al fatto che la norma intenda distinguere i trasferimenti di beni e diritti (per causa di morte, per donazione o a titolo gratuito) dalla costituzione dei vincoli di destinazione, non v’è dubbio che entrambe le fattispecie sono, a livello di sintassi, riferite alla (unica) imposta sulle successioni e donazioni.

In secondo luogo, l’imposizione sulla costituzione del vincolo di destinazione, indipendentemente dal verificarsi di una fattispecie traslativa, non sarebbe costituzionalmente legittima, ai sensi dell’art. 53 Cost., perché non correlata ad una forza economica effettiva.

Infine, la scomposizione del presupposto del tributo sulle successioni e donazioni in due momenti (da una parte, quello basato sul trasferimento del bene o del diritto - per causa di morte, donazione o a titolo gratuito -; dall’altro, quello correlato alla mera costituzione di un vincolo destinatorio) manifesterebbe una irragionevolezza in grado di scontrarsi con il limite rappresentato dal principio della coerenza logica dei singoli tributi ritraibile dall’art. 53 Cost. A tale conclusione si giunge sia rilevando la non omogeneità dei due presupposti, sia valorizzando la struttura normativa dell’imposta, che presuppone (in termini di soggetti passivi, base imponibile ed aliquote) che vi sia un patrimonio che si trasferisce da un soggetto all’altro, che lo stesso sia valutato in occasione del trasferimento e che sia configurabile un “beneficiario” del trasferimento quale soggetto passivo del tributo.

In modo del tutto convincente, la dottrina quindi ha evidenziato come la tesi proposta dalla Corte in relazione ai vincoli di destinazione non possa essere seguita, perché condurrebbe a profilare l’incostituzionalità dell’art. 2, d.l. 262/2006.

È, dunque, possibile auspicare un revirement interpretativo della Corte, così come un non allineamento da parte di prassi amministrativa e giurisprudenza di merito.

 

8) Privacy all’interno dello studio: documenti e strumenti di lavoro

Privacy all’interno dello studio professionale: La Fondazione “Accademia romana di ragioneria”, con la nota operativa 14/2015, si prefigge lo scopo di proporre alcuni modelli di documentazione da utilizzare in maniera semplice e immediata nel corso della vita quotidiana di uno studio professionale.

Si tratta dei seguenti documenti che vengono esplicitati, con esempi di utilizzo:

- Informative;

- lettere di incarico;

- registri;

- analisi dei rischi.

La scelta dei documenti, non esaustiva ma mirata alle esigenze generali, è stata effettuata per costituire un concreto strumento di lavoro per il professionista, da adattare eventualmente a specifici settori, e flessibile per corrispondere alle necessità di un settore in continuo cambiamento.

Informativa

L’informativa sulla privacy è il documento, orale o scritto, con il quale chi tratta i dati personali di un soggetto (interessato) lo informa circa le finalità e le modalità del trattamento medesimo. L’informativa è consigliabile redigerla in forma scritta.

A seconda dei casi, potrà trattarsi di una clausola contenuta in un contratto, di un foglio consegnato a parte unitamente al resto della documentazione contrattuale, di un documento affisso in una bacheca, eccetera. Essa dovrà essere consegnata direttamente all’interessato dal titolare dello studio o dai suoi incaricati prima di iniziare le operazioni di trattamento dei dati personali.

L’informativa, in buona sostanza, deve riportare quello che il Titolare del trattamento vuole fare con i dati del cliente, del dipendente, del fornitore o del semplice visitatore, ed essere espressa con linguaggio chiaro.

Il trattamento dei dati sensibili può essere effettuato ai soli fini dell’espletamento di un incarico rientrante tra quelli che il libero professionista può effettuare in base al proprio ordinamento professionale. Essi sono indicati nell’art. 3 dell’Autorizzazione 4/2014 “Autorizzazione al trattamento dei dati sensibili da parte dei liberi professionisti” del Garante Privacy (valida fino al 31 dicembre 2016).

Lettera di incarico

In merito al ruolo che deve essere svolto dai coadiuvanti del professionista o da chiunque intrattenga rapporti commerciali con esso nel trattare i dati, l’art. 30 del Codice Privacy dispone che:

- Le operazioni di trattamento possono essere effettuate solo da incaricati che operano sotto la diretta autorità del titolare o del responsabile, attenendosi alle istruzioni impartite.

- La designazione è effettuata per iscritto e individua puntualmente l’ambito del trattamento consentito. Si considera tale anche la documentata preposizione della persona fisica ad un’unità per la quale è individuato, per iscritto, l’ambito del trattamento consentito agli addetti all’unità medesima.

Nell’effettuare il trattamento dei dati personali devono essere soddisfatti i principi contenuti nella normativa in materia di privacy e di sicurezza dei dati personali trattati. Pertanto le operazioni di trattamento devono essere svolte in modo lecito e secondo correttezza; la raccolta e la registrazione dei dati stessi devono avvenire per scopi determinati, espliciti e legittimi, e le finalità di utilizzo dei dati non possono essere incompatibili con tali scopi.

Il professionista dovrà indicare dettagliatamente:

il tipo di dati cui l’incaricato avrà accesso;

- la tipologia di trattamento;

- gli archivi che potrà utilizzare.

L’incaricato, nello svolgimento delle operazioni di trattamento, è tenuto all’adozione di idonee misure di custodia e di controllo e qualunque accorgimento che consenta di ridurre al minimo i rischi di distruzione o perdita, anche accidentale, dei dati stessi, nonché i rischi di accesso non autorizzato o di trattamento non consentito o non conforme alle finalità della raccolta.

Il trattamento dei dati deve in ogni caso avvenire avendo l’accortezza di rispettare il “principio di necessità”, che prevede l’utilizzazione del minor numero di dati personali ed identificativi qualora le finalità del trattamento possano essere realizzate in tale maniera.

Registri

I trattamenti dei dati con strumenti elettronici sono disciplinati dall’Allegato B del Codice Privacy “Disciplinare tecnico in materia di misure minime di sicurezza”.

In tale documento vengono indicate alcune prescrizioni, ma per la trattazione qui esposta ne interesseranno solo alcune.

La parola chiave o password, quando il sistema di autenticazione la prevede, è composta da almeno otto caratteri oppure, nel caso in cui lo strumento elettronico non lo permetta, da un numero di caratteri pari al massimo consentito; viene modificata al primo utilizzo e poi successivamente ogni sei mesi

La parola chiave non deve contenere parole, nomi o date facilmente riconducibili alla persona dell’utilizzatore.

L’autore consiglia l’utilizzo di giochi di parole sul modello di quelli offerti dalle riviste di cruciverba.

Prevedono aggiornamenti almeno annuali:

a) I programmi volti alla protezione degli strumenti elettronici;

b) I programmi deputati alla correzione dei difetti di detti strumenti.

Qualora i dati interessati dal trattamento avessero la natura di dati sensibili o giudiziari, l’aggiornamento dovrà essere almeno semestrale.

E’ di tutta evidenza ormai che i programmi di protezione più famosi prevedano un aggiornamento automatico giornaliero.

Sono impartite istruzioni organizzative e tecniche che prevedono il salvataggio dei dati con frequenza almeno settimanale.

Analisi dei rischi

L’analisi dei rischi è un documento, di natura facoltativa, estremamente importante in quanto individua e analizza i punti di forza e di debolezza all’interno di un ambiente di lavoro, le cui valutazioni sono rimesse soprattutto all’esperienza del titolare e/o del responsabile del trattamento, degli incaricati e degli esperti del settore, al confronto con situazioni e criticità analoghe, ai (continui) cambiamenti legislativi e ai progressi tecnologici e tecnici.

- All. 1 Informativa Completa alla clientela

Informativa ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. 30 Giugno 2003 n.196

Codice in materia di protezione dei dati personali

Gentile Cliente,

desideriamo informarLa che il Decreto Legislativo n.196/2003 Codice in materia di protezione dei dati personali - di seguito indicato sinteticamente come Codice, garantisce la tutela delle persone di fronte all’indebito trattamento dei dati, nel rispetto dei principi di correttezza, liceità e trasparenza e con richiami alla riservatezza e ai diritti degli interessati.

Tenuto conto dell’obbligo di informativa nei Suoi confronti stabilito dall’ articolo 13, il Dott./la Dott.ssa ……………….., con studio in………………………………………., in qualità di Titolare del trattamento Le fornisce le seguenti informazioni:

Il trattamento dei dati da Lei forniti ha finalità legate a:

 adeguata verifica della clientela;

 registrazione e conservazione dei dati nell’archivio unico;

 segnalazione delle operazioni sospette all’U.I.F. (Unità di Informazione Finanziaria presso la Banca d’Italia).

Relativamente ai Suoi dati sensibili e giudiziari, dei quali il titolare potrebbe venire a conoscenza, La informiamo che gli stessi saranno trattati con la massima riservatezza e nel rispetto della normativa vigente.

Il conferimento dei Suoi dati è obbligatorio per adempiere al ns. mandato professionale onde poter svolgere gli adempimenti contabili e fiscali stabiliti da vigenti norme di legge in merito alle attività di cui ai punti 1.a. e 1.b

Il trattamento verrà effettuato con l’ausilio di strumenti elettronici e con procedure manuali e potrà consistere in qualunque operazione o complesso di operazioni indicate all’articolo 4 comma 1 lettera a) del Codice, il tutto ad opera di soggetti a ciò appositamente incaricati.

Il trattamento avverrà secondo logiche strettamente correlate alle finalità suddette e comunque in modo tale da garantire la riservatezza e la sicurezza dei Suoi dati: questi saranno registrati, organizzati e conservati in archivi informatici e/o cartacei e verranno aggiornati ogni volta che fosse necessario o richiesto.

In particolare, l’ attenzione verrà posta in merito alla scambio di informazioni, mediante posta elettronica, tra il Dott./la Dott.ssa ………………… e la Sua □ società □ ditta □ studio professionale adottando un sistema di protezione con relativa password per i documenti allegati alle e-mail di comunicazione.

Il Dott./La Dott.ssa ……………………………….. effettuerà il trattamento dei Suoi dati utilizzando le misure di sicurezza previste dall’Allegato B del Codice e qualora le operazioni di trattamento non si svolgano all’interno del suo Studio, sarà comunque responsabile per l’adozione unicamente delle misure minime di sicurezza per le attività svolte sotto il suo esclusivo controllo.

I Suoi dati personali saranno trattati dal personale interno allo Studio, incaricato al trattamento ed opportunamente istruito in materia di sicurezza dei dati personali e del diritto alla Privacy, e potranno essere comunicati e trasferiti:

 ad Enti (INPS, INAIL, etc.) o Uffici Pubblici in funzione degli obblighi di legge e/o contrattuali;

 allo studio legale e notarile che supportano l’amministrazione dello Studio nel caso di eventuali contenziosi legali;

 a società collegate allo Studio che svolgono recupero crediti, a società di assicurazione, banche, società finanziarie e professionisti (Consulenti del lavoro, Geometri, etc.) legati allo scrivente.

I dati verranno trattati per tutta la durata dei rapporti contrattuali instaurati ed anche successivamente per l’espletamento degli adempimenti di legge.

Titolare del trattamento è il Dott./la Dott.ssa ………………….. con studio in ……………………………………………..

Il Cliente potrà richiedere senza particolari formalità al Titolare suddetto tutte le informazioni necessarie all’esercizio dei suoi diritti di cui al punto 6, tramite l’invio di comunicazione scritta a mezzo di lettera raccomandata all’indirizzo di cui sopra o via e-mail al seguente indirizzo di posta elettronica: ………………………………………

In ogni momento potrà esercitare i Suoi diritti nei confronti del Titolare del trattamento, ai sensi dell’art.7 del Codice, che per Sua comodità riproduciamo integralmente:

Decreto Legislativo n .196/2003 Art. 7 - Diritto di accesso ai dati personali ed altri diritti

a) dell'origine dei dati personali;

b) delle finalità e modalità del trattamento;

c) della logica applicata in caso di trattamento effettuato con l’ausilio di strumenti elettronici;

d) degli estremi identificativi del titolare, dei responsabili e del rappresentante designato ai sensi dell’articolo 5, comma 2;

e) dei soggetti o delle categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità di rappresentante designato nel territorio dello Stato, di responsabili o incaricati.

a) l’aggiornamento, la rettificazione ovvero, quando vi ha interesse, l'integrazione dei dati;

b) la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati;

c) l’attestazione che le operazioni di cui alle lettere a) e b) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si rivela impossibile o comporta un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato.

  1. 'interessato ha diritto di opporsi, in tutto o in parte:

a) per motivi legittimi al trattamento dei dati personali che lo riguardano, ancorché pertinenti allo scopo della raccolta;

b) al trattamento di dati personali che lo riguardano a fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale.

Timbro e firma del Titolare

__________________________

 Il Cliente dichiara di aver ricevuto l’informativa di cui all’articolo 13 del D.Lgs n.196/2003.

 

Firma____________________________________

 Il Cliente conferisce il proprio consenso al trattamento dei Suoi dati sensibili per le finalità precedentemente espresse:

 

Esprime   il consenso

NON   esprime il consenso

 

9) F24: istituita causale contributo per la riscossione dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Bilaterale “EBILCOOP”

Con la convenzione del 12 novembre 2015 sottoscritta tra l’INPS e l’Ente Bilaterale “EBILCOOP” è stato affidato all’INPS il servizio di riscossione, tramite il modello F24, dei contributi per il finanziamento dell’Ente Bilaterale.

A tal fine, per consentire il versamento dei contributi a favore dell’Ente Bilaterale “EBILCOOP.” mediante modello F24, l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 101/E del 30 novembre 2015, ha istituito la seguente causale contributo:

- “EBC1” denominata “Ente Bilaterale EBILCOOP.”.

Imprese che assumono detenuti: istituito codice tributo per la compensazione nel Modello F24

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 102/E del 30 novembre 2015, ha istituito il codice tributo per l’utilizzo in compensazione, mediante il modello F24, del credito d’imposta di cui all’articolo 3 della legge 22 giugno 2000, n. 193, e successive modificazioni, a favore delle imprese che assumono detenuti o internati, anche quelli ammessi al lavoro esterno ai sensi dell’articolo 21 della legge 26 luglio 1975, n. 354, ovvero detenuti semiliberi provenienti dalla detenzione, o che svolgono effettivamente attività formative nei loro confronti, ai sensi del decreto del Ministro della giustizia di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 24 luglio 2014, n. 148. Soppressione del codice tributo “6741”.

Per consentire l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta in parola, tramite il modello F24 presentato esclusivamente attraverso i canali ENTRATEL e FISCONLINE messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, è istituito il seguente codice tributo:

- “6858” denominato “Credito d’imposta – Agevolazione concessa alle imprese che assumono detenuti o svolgono attività formative nei confronti dei detenuti – Decreto interministeriale 24 luglio 2014, n. 148”.

Si precisa che il suddetto codice tributo “6858” è operativo a decorrere dal 1° gennaio 2016 e dalla medesima data è soppresso il codice tributo “6741”.

 

 

10) Consulenza fiscale dei professionisti e rischio penale: la nuova aggravante di cui all’art. 13 bis, comma 3, D.lgs. 74/2000

La semplice attività di consulenza deviata non integrare gli estremi dell’aggravante del reato.

Lo ha rilevato la Fondazione Nazionale Commercialisti, con un documento del 30 novembre 2015, incentrato “Consulenza fiscale dei professionisti e rischio penale: la nuova aggravante di cui all'art. 13 bis, comma 3, d.lgs. 74/2000”.

Ciò vuol dire che l’aggravamento della pena non si applica nelle seguenti ipotesi:

- qualora il reato sia commesso in concorso dal consulente fiscale che non abbia elaborato un modello di evasione;

- qualora il reato venga commesso utilizzando un modello di evasione fiscale fornito da un soggetto che, però, non svolga attività di consulenza.

Per capire se un soggetto svolge effettivamente attività di consulenza fiscale occorre avere chiaro che cosa si intende con tale espressione.

Nel nostro ordinamento, però, non esiste una definizione di consulenza fiscale. Ciò non significa, ovviamente, che ci si debba necessariamente arrendere alla carenza del dato normativo.

E’ necessario che tra il contribuente ed il concorrente sussista un rapporto di causalità nella consulenza, ovvero tra l’elaborazione del modello e la specifica condotta criminale.

Qualcuno ha definito “un mostro giuridico” il testo del nuovo 3° comma dell’art. 13 bis D.Lgs 74/2000, rubricato “circostanze del reato”, inserito con la recente riforma dei reati tributari.

Si tratta di una “aggravante” pensata specificamente per i professionisti che prestano consulenza fiscale.

Occorre tuttavia che il Legislatore intervenga con le precisazioni che l’ambito penale richiede costituzionalmente, essendo troppo pericoloso lavorare con una siffatta Spada di Damocle, nelle more che si consolidi una giurisprudenza univoca.

Le spese di sponsorizzazione nell’imposizione indiretta e nel reddito d’impresa

La necessità di fare il punto in merito alle spese di sponsorizzazione è generata dalle ultime modifiche apportate all’art. 108 del TUIR e dall’apparente disorientamento degli operatori. Nella pratica esse sono soggette a una sorta di doppia qualificazione a seconda dei casi: spese di pubblicità, per le quali è prevista una detraibilità e una deducibilità completa, o spese di rappresentanza, per le quali la detrazione è esclusa e la deduzione è limitata. Il disorientamento sembrerebbe dovuto al sovrapporsi della tematica in oggetto con quella delle spese di ospitalità e all’influenza di alcuni risalenti Pareri del Comitato Consultivo per l’Applicazione delle Norme Antielusive. I casi più sensibili sono quelli attinenti alle sponsorizzazioni sportive e culturali.

 

Vincenzo D’Andò