Diario quotidiano del 14 dicembre 2015: la cessione di tutte le quote societarie equivale alla cessione di azienda

Pubblicato il 14 dicembre 2015



sindaco unico con funzioni di revisione: chiarimenti del CNDCEC; mancato trasferimento della residenza: in presenza di vincolo architettonico spetta comunque il bonus fiscale sulla prima casa; in arrivo la sanatoria sul Modello 730 precompilato; termine di rimborso delle imposte ipotecaria e catastale; la cessione di tutte le quote societarie equivale alla cessione di azienda; Uniemens - Acquisizione Gestione separata denunce dei compensi erogati con periodi di competenza ante 2005; “Banca dati per l’occupazione dei giovani genitori” e bonus per l’assunzione; fascicolo Previdenziale Cittadino internet; Cassetto Previdenziale per Autonomi Agricoli con comunicazione bidirezionale; IVA: al via le semplificazioni per la trasmissione delle dichiarazioni d’intento; nuove regole per i contratti di fornitura di contenuti digitali e di vendita online di beni materiali; contributi INPS con denuncia del lavoratore la prescrizione sale a 10 anni
 
Indice: 1) Sindaco unico con funzioni di revisione: chiarimenti del CNDCEC 2) Mancato trasferimento della residenza: in presenza di vincolo architettonico spetta comunque il bonus fiscale sulla prima casa 3) In arrivo la sanatoria sul Modello 730 precompilato 4) Termine di rimborso delle imposte ipotecaria e catastale 5) La cessione di tutte le quote societarie equivale alla cessione di azienda 6) Uniemens - Acquisizione Gestione separata denunce dei compensi erogati con periodi di competenza ante 2005 7) “Banca dati per l’occupazione dei giovani genitori” e bonus per l’assunzione: ripristinata la possibilità di iscriversi alla Banca dati 8) Fascicolo Previdenziale Cittadino internet: rilascio nuova funzionalità area Invalidità Civile 9) Cassetto Previdenziale per Autonomi Agricoli con comunicazione bidirezionale: disponibile dal 28 dicembre 2015 10) IVA: al via le semplificazioni per la trasmissione delle dichiarazioni d’intento 11) Nuove regole per i contratti di fornitura di contenuti digitali e di vendita online di beni materiali 12) Contributi INPS con denuncia del lavoratore la prescrizione sale a 10 anni    
1) Sindaco unico con funzioni di revisione: chiarimenti del CNDCEC Per poter svolgere l’incarico con obiettività e integrità e nell'assenza di interessi diretti e indiretti che potrebbero comprometterne l’indipendenza, il sindaco unico con funzioni di revisione, dovrà verificare la propria posizione. A tal fine, in attesa del regolamento ministeriale sulla indipendenza del revisore, il sindaco dovrà attenersi alle disposizioni di cui all’art. 10 del dlgs 39/2010 e soprattutto alle disposizioni di cui alla norma di comportamento 1.4 (Indipendenza). E’ questo uno dei chiarimenti forniti nel documento «Linee guida per il sindaco unico» del Consiglio nazionale dottori commercialisti (CNDCEC). Nomina e funzioni Dopo aver ricordato che nelle srl, oltre al collegio sindacale, l'assemblea possa nominare anche un sindaco unico (con o senza funzioni di revisione legale, affiancandolo nel secondo caso a un revisore esterno) o esclusivamente un revisore legale (persona fisica o società di revisione) a cui attribuire funzioni di controllo legale dei conti, il documento ricorda la tempistica entro la quale l'assemblea deve provvedere alla nomina, ossia nel dettaglio: 1) nel caso di nomina legata alla redazione del bilancio consolidato (al cui controllo, secondo il Cndcec può provvedere anche il sindaco unico con funzioni di revisore), dall'assemblea che approva il bilancio in base al quale si impone la redazione del bilancio consolidato (art. 25 dlgs 127/91; 2) dall'assemblea che approva il bilancio da redigere in forma non abbreviata per il superamento dei parametri di cui all'art. 2435-bis c.c.; 3) al momento in cui si acquisisce o si integra una partecipazione di controllo di una società ai sensi dell'art. 2359 c.c., soggetta obbligatoriamente alla revisione legale dei conti. In tutte le ipotesi contemplate, la nomina può avvenire al massimo entro 30 giorni da quando si manifestano le situazioni dianzi prospettate. Qualora l'assemblea non provveda, il documento ricorda che ai sensi del comma 6 dell'art. 2477 c.c. si attiverà la procedura di nomina giudiziale su richiesta di qualsiasi soggetto interessato (singoli soci o amministratori, oppure creditori della società). Il perdurare della situazione in commento risulta altresì causa di liquidazione della società ai sensi dell'art. 2484, n. 3 c.c. Accettazione dell'incarico Nonostante il codice civile non richieda al sindaco, con funzioni di controllo legale dei conti, specifiche attività di valutazione da porre in essere prima della nomina o dell'accettazione, tali attività sono da espletarsi secondo il Cndcec. Il sindaco unico incaricato della revisione (così come il collegio sindacale incaricato della revisione, ndr), prima di accettare l'incarico deve provvedere all'impostazione dell'attività di revisione legale dei conti, svolta in conformità ai principi di revisione, da ciò deriva che lo stesso sarà tenuto a una serie di attività preliminari finalizzate ad assumere la decisione di accettare o mantenere l'incarico attraverso la comprensione della natura e della portata dell'incarico da svolgere. L'obiettivo delle attività preliminari all'accettazione dell'incarico di revisione, si legge nel documento «è quello di accettare o mantenere l'incarico soltanto dopo aver acquisito la comprensione della natura e della portata dello stesso, nonché dei fattori di rischio che afferiscono all'incarico prospettato». Compenso Il sindaco unico, in conformità ai principi di revisione, è tenuto a predisporre la lettera di incarico nella quale esplicitare le ore di revisione stimate in base al rischio dell'ufficio e il relativo compenso. Prima dell'accettazione del mandato, il candidato sindaco dovrà valutare se la misura del compenso proposto è idonea a remunerare la professionalità, l'esperienza e l'impegno con i quali deve svolgere le funzioni. Tale valutazione va effettuata con particolare attenzione dal sindaco unico poiché allo stesso competono i medesimi poteri, doveri e responsabilità attribuiti all'organo collegiale. Se il sindaco unico è incaricato della revisione, il compenso determinato dall'assemblea all'atto della nomina va distinto in due parti l'uno per la funzione sindacale e l'altro per l'attività di revisione legale. Per il compenso, inoltre, possono essere previste modalità di adeguamento in caso di modifica delle attività previste dalla legge, dallo statuto o dalle autorità di vigilanza o in caso di significativa modifica del perimetro aziendale. Proposta motivata In merito alla proposta motivata al conferimento dell'incarico di revisione di cui all'art. 13 del dlgs 39/2010 dovrà distinguersi l'ipotesi in cui al sindaco sia o meno attribuita anche la funzione di revisione legale dei conti. Nel caso di attribuzione della duplice funzione, evidentemente, il sindaco-revisore non sarà tenuto ad alcun parere in merito alla propria nomina. Parere, di contro, a cui è tenuto nel caso in cui l'assemblea dei soci intenda affidare la revisione a un soggetto esterno. Cessazione Nel caso di sindaco unico a cui siano affidate entrambe le funzioni di revisione legale dei conti, qualora lo stesso intenda cessare dall'incarico, dovrà rassegnare le dimissioni che varranno per entrambe le funzioni, non essendo ammissibile presentare le dimissioni unicamente con riferimento all'incarico di revisione, né unicamente a quello di sindaco. Allo stesso tempo la società che voglia revocare il sindaco unico, lo farà sia in merito all'una che all'altra funzione. Nel caso di cessazione dell'obbligo di nomina nel corso dell'incarico, il sindaco unico (anche con funzioni di revisione) rimane in carica fino alla naturale scadenza. Poteri e doveri L'ultima parte del documento è finalizzata ad analizzare i poteri e i doveri dell'organo di controllo monocratico. A riguardo, viene evidenziato che, in virtù del richiamo espresso dall'art. 2477, comma 5 c.c., ai doveri e poteri dei sindaci delle spa, al sindaco unico si applichino sostanzialmente gli stessi poteri, doveri e responsabilità del collegio sindacale e dei suoi componenti. Il sindaco unico sarà, quindi, tenuto a partecipare a cda, comitati esecutivi e assemblee, acquisire informazioni dall'organo amministrativo, espletare (anche con l'ausilio di collaboratori) atti di ispezione e controllo, convocare l'assemblea al verificarsi dei relativi presupposti ed esperire eventualmente l'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori. Coordinamento tra funzioni di vigilanza e funzione di revisione legale. Il sindaco revisore, nello svolgimento delle diverse fasi della revisione, può utilizzare anche le conoscenze che gli derivano dallo svolgimento della funzione di vigilanza concomitante della gestione. L'integrazione in capo al sindaco unico della vigilanza sull'osservanza della legge e dello statuto, nonché il rispetto dei principi di amministrazione e dell'attività di revisione legale consente di massimizzare le sinergie tra le funzioni svolte. Utilizzabilità dell'art. 2409 c.c. Nelle srl sembra preferibile ritenere, ove emergesse il sospetto di gravi irregolarità gestionali ascrivibili agli amministratori, che «il sindaco unico proponga cautelativamente ricorso ai sensi dell'art. 2409 c.c., lasciando all'organo giurisdizionale ogni decisione circa l'accoglimento dell'istanza».  

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2) Mancato trasferimento della residenza: in presenza di vincolo architettonico spetta comunque il bonus fiscale sulla prima casa Bonus fiscale prima casa. Il vincolo architettonico rientra tra le cause di forza maggiore. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24963 del 10 dicembre 2015. Dunque, in tema di agevolazioni cosiddette “prima casa”, l’acquirente mantiene il beneficio se il mancato trasferimento della residenza nel termine di legge è dipeso da un ritardo nei lavori di ristrutturazione causato dagli impedimenti frapposti dalla Sopraintendenza ai beni ambientali e architettonici, salvo che non sia (l’acquirente) un operatore del settore delle ristrutturazioni degli immobili vincolati, quindi soggetto capace di prevedere il sopravvenire di “imprevisti” e la possibilità “di ritardi e complicanze”. Nel caso di specie, la Suprema Corte fa applicazione del principio di “forza maggiore” in un diverso ambito: quello dell’acquisto dell’abitazione contigua a quella già agevolata. In particolare, rammenta la Corte, perché l’agevolazione prima casa possa trovare applicazione all’acquisto di un’abitazione limitrofa alla “prima casa” (nel caso di specie si trattava di un appartamento sito nello stesso complesso immobiliare ed al medesimo piano), è necessario che i due immobili vengano effettivamente accorpati. Gli immobili contigui godono del beneficio se vengono accorpati. Nel caso concreto, invece, tale accorpamento non era stato realizzato, sicché l’Amministrazione finanziaria aveva richiesto le maggiori imposte di registro, ipotecaria e catastale sul secondo acquisto, ritenendo che non sussistessero le condizioni agevolative. Il contribuente, però, si difendeva, affermando che l’agevolazione spettasse, atteso che la riunificazione dei due immobili non era (inizialmente) riuscita, a causa di un impedimento di “forza maggiore”, costituito dal ritardo nella ristrutturazione, causato da “impedimenti frapposti dalla Soprintendenza ai beni ambientali ed architettonici”, atteso che gli immobili erano vincolati e siti nel centro storico cittadino. La Commissione tributaria, tuttavia, aveva escluso la sussistenza della “forza maggiore”, ritenendo che, nel caso di specie, l’evento impeditivo dell’accorpamento mancasse di uno dei caratteri indispensabili della “forza maggiore”, ovvero l’imprevedibilità. In particolare, secondo la Commissione, la possibilità di complicanze e di imprevisti, nell’ambito della ristrutturazione di immobili storici, potrebbe ben essere prevista “da chi opera nel campo della ristrutturazione di immobili vincolati”. Ma la Cassazione non condivide le motivazioni della Commissione. In particolare, secondo la Corte, il giudizio sulla “forza maggiore” deve essere operato in concreto e non sulla base di affermazioni di principio e non verificate. Perciò, secondo la Corte di Cassazione, non si può escludere a priori che la ristrutturazione di immobili vincolati possa prolungarsi in modo imprevedibile, sulla base della sola considerazione di massima secondo cui “gli imprevisti, in questo campo non possono essere ignoti a chi opera in questo settore”. Anche perché, in concreto, il giudice di merito non ha neppure verificato se effettivamente il contribuente fosse un operatore del settore delle ristrutturazioni di immobili vincolati.

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  3) In arrivo la sanatoria sul Modello 730 precompilato Basta con le sanzioni per l’errato invio del 730 precompilato. Sostituti d’imposta, Caf e contribuenti saranno sollevati dal rischio dell’onere dell’esborso pecuniario per l’anno 2015 in caso di lieve tardività o di errata trasmissione dei dati e delle Certificazioni uniche all’Agenzia delle entrate per la definizione del modello 730. Questo, alla luce del fatto che dovrà essere riconosciuto il carattere sperimentale del primo anno d’applicazione della dichiarazione precompilata. L’applicazione delle sanzioni slitta dunque al 2016. Nessun trattamento di favore, invece, in caso di indebite fruizioni di detrazioni o di omessa trasmissione delle informazioni, per le quali permane l’onere pecuniario. E’ questo il contenuto di uno degli emendamenti del Governo presentati il 10 dicembre 2015 alla legge di Stabilità 2016, che da fiato ai professionisti, riconoscendo il carattere sperimentale della misura. Natura sperimentale L’introduzione della dichiarazione precompilata a partire dall’anno 2015 (e relativa all’anno d’imposta 2014) ha vincolato gli intermediari del fisco a nuovi adeguamenti procedurali. Essendo anno di sperimentazione, l’Agenzia aveva già predisposto che esclusivamente per il 2015 fosse ancora possibile per i sostituti d’imposta l’invio delle certificazioni dei redditi calcolate tramite modello cartaceo, imponendo invece che la mancata presentazione della stessa o l’errore in fase di verifica fosse punito tramite sanzione pecuniaria. Un adempimento che presenti lieve tardività nell’invio o errori di trasmissione dei dati non sarà punibile per il primo anno d’applicazione, ammesso che l’errore non abbia determinato un’indebita fruizione di detrazioni o deduzioni nella dichiarazione precompilata. Tagliati i costi black list Con un emendamento DDl di stabilità 2016 il Governo sopprime tutta la disciplina dell’art. 110 commi 10 e 11 del TUIR. In attesa del vaglio della Commissione Bilancio della Camera, il Governo apporta significative modifiche al regime di deducibilità dei costi “black list” e alla disciplina CFC. Per quanto riguarda i costi, dopo la modifica dell’art. 110 commi 10 e 11 del TUIR da parte del DLgs. 147/2015, che ha portato ad un assetto tale per cui la deducibilità è sempre garantita nel limite del valore normale dei beni e dei servizi acquisiti, tutta la disciplina verrebbe semplicemente cancellata. Tutti i costi provenienti dall’estero sarebbero, quindi, trattati alla stregua dei costi di origine interna, senza più limitazioni né di carattere sostanziale (la deducibilità verrebbe, infatti, garantita nel rispetto degli ordinari requisiti di inerenza, certezza e oggettiva determinabilità), né di carattere formale (non vi sarebbe più, infatti, alcun onere di indicazione separata nella dichiarazione dei redditi). Ciò vale, quindi, anche per i costi che derivano da operazioni con imprese localizzate negli Stati o territori oggi ricompresi nella black list del DM 23 gennaio 2002, in quanto privi di strumenti di scambio di informazioni con l’Italia; l’Esecutivo sembra, in questo senso, confidare nell’avanzamento del processo di apertura delle diverse giurisdizioni estere, ad oggi non completo in quanto vi sono tuttora Stati o territori che non permettono alcuno scambio con l’Italia. Le modifiche alla disciplina CFC sono, invece, più articolate. In linea generale, sparirebbe la black list degli Stati a fiscalità privilegiata attualmente contenuta nel DM 21 novembre 2001, di recente modificata con l’esclusione di Hong Kong, e non vi sarebbe più alcun riferimento alla lista dei regimi fiscali privilegiati “particolari”, che l’Agenzia delle Entrate avrebbe dovuto emanare con proprio Provvedimento, cosa tuttora non avvenuta. Non vi saranno più, in base alle proposte del Governo, “Stati” a fiscalità privilegiata, bensì “regimi fiscali” privilegiati, individuati laddove il livello di tassazione sia inferiore al 50% di quello applicabile in Italia. L’aspetto rilevante è quello per cui, per ragioni di semplificazione, la verifica verrebbe fatta in base all’aliquota nominale, e non in base al criterio del livello di tassazione effettivo.

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  4) Termine di rimborso delle imposte ipotecaria e catastale Rimborso delle imposte ipotecaria e catastale entro tre anni dal pagamento. Il termine non decorre dalla data della circolare dell’Agenzia delle entrate che ha riconosciuto la debenza dell’imposta fissa. Il diritto al rimborso delle imposte ipotecaria e catastale, relative all’acquisto di un immobile strumentale in costruzione, erroneamente versate dal contribuente in misura proporzionale, decorre dal giorno del pagamento del tributo e non dal giorno in cui l’Amministrazione finanziaria, con la circolare n. 12/2010, aveva chiarito, in termini di alternatività tra IVA e imposta di registro, che, alle cessioni di immobili strumentali non ultimati, devono applicarsi le imposte di registro, ipotecaria e catastale, in misura fissa. Tale tesi è stata confermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 24956 del 10 dicembre 2015. Secondo contribuenti, atteso che, ex art. 77 del DPR 131/86, il termine dei tre anni per il rimborso decorre dal giorno del pagamento o dal giorno in cui è sorto il diritto alla restituzione, in questo caso il termine di tre anni per il rimborso dell’imposte ipotecaria e catastale pagate in eccesso decorrerebbe dalla data del chiarimento ufficiale, costituendo questo il momento in cui “è sorto il diritto alla restituzione”. Sul tema la Cassazione, invece, ritiene legittimo il rifiuto del rimborso da parte dell’Agenzia delle entrate. Quando ricorre la bancarotta preferenziale Bancarotta preferenziale se il liquidatore paga i compensi all’amministratore. Annullata con rinvio la condanna per bancarotta fraudolenta per distrazione. L’amministratore che si ripaghi dei suoi crediti verso la società fallita relativi a compensi per il lavoro prestato, prelevando o comunque ottenendo dalla cassa sociale una somma congrua rispetto a tale lavoro, risponde non di bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione, ma di bancarotta preferenziale. Si configura, di contro, la fattispecie di bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione quando le somme ottenute o prelevate dalla cassa sociale non siano congrue rispetto al lavoro prestato. Dunque, secondo la sentenza n. 48017/2015 della Corte di Cassazione per stabilire se ricorra o no il delitto di bancarotta fraudolenta per distrazione, il giudice deve valutare la congruità della somma prelevata dalla cassa sociale rispetto al lavoro prestato dall’amministratore. Notifica presso la casa comunale per la società “trasferita in località ignota” La notifica della cartella di pagamento può avvenire con deposito del plico presso la casa comunale se, in esito alle ricerche compiute presso l’indirizzo indicato nella visura camerale, e delle quali l’agente notificatore ha dato debitamente conto nella relata, risulta il trasferimento della società in località ignota. (Corte di Cassazione, ordinanza n 24958 del 10 dicembre 2015)

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  5) La cessione di tutte le quote societarie equivale alla cessione di azienda Cedere tutte le quote societarie, significa cedere l’intera azienda. Lo ha stabilito al Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 24594 del 2 dicembre 2015. Ai fini dell’imposta di registro, il contratto di cessione totalitaria delle quote di una società è assimilabile a quello di cessione dell’azienda sociale. Nel caso di specie, la Suprema Corte era stata chiamata a giudicare la cassazione della sentenza della CTR, con la quale era stata ritenuta infondata la pretesa dell’Ufficio di riqualificare come atto di cessione di azienda un atto di cessione di quote societarie. Tutti i soci di una S.a.s. avevano infatti venduto ad un solo socio accomandatario le loro quote; conseguentemente alla riqualificazione operata dall’Ufficio, l’atto di cessione era stato sottoposto all’imposta proporzionale di registro con aliquota del 3%. Secondo le Entrate, che hanno presentato ricorso in Cassazione, a fini fiscali, la causa reale della volontà negoziale prevale sull’assetto cartolare impresso dalle parti. I Supremi Giudici hanno valutato positivamente il ricorso, alla luce dell’indirizzo imposto dalla Corte, secondo il quale, in tema di interpretazione degli atti ai fini dell’applicazione dell’imposta di registro, vengono privilegiati la natura e gli effetti giuridici, piuttosto che il titolo e la forma apparente degli stessi. In questo caso, “i conti privatistici relativi all’autonomia negoziale regrediscono, di fronte alle esigenze antielusive, a semplici elementi della fattispecie tributaria”. Nel caso in questione, il trasferimento dell’intero capitale sociale e la cessione totalitaria delle quote ha “la medesima funzione economica della cessione dell’azienda sociale”, in quanto entrambi i contratti tendono a realizzare quell’effetto giuridico di trasferimento dei poteri di godimento e di disposizione dell’azienda dai partecipanti alla società ad un altro soggetto (l’acquirente).

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  6) Uniemens - Acquisizione Gestione separata denunce dei compensi erogati con periodi di competenza ante 2005 L’INPS, con il messaggio n. 7390 del 11 dicembre 2015, comunica che, al fine di una corretta imputazione dei versamenti effettuati dalle Aziende Committenti, comprese le Pubbliche amministrazioni, ed attualmente non ancora attribuiti ai singoli beneficiari, è possibile inviare i flussi delle denunce dei compensi erogati ai parasubordinati obbligati al versamento presso la Gestione Separata di cui all’art. 2, co, 26, legge n. 335/1995 tramite: il file in formato UniEMens (v. Documento tecnico UniEMens disponibile in www.inps.it > Informazioni > Aziende; Consulenti e professionisti > progetto UniEMens > Documenti) oppure utilizzando il servizio www.inps.it > Servizi online > Sevizi per le aziende e consulenti > Uniemens > Acquisizione Gestione Separata ante 2005. Le denunce potranno essere inviate per i periodi che vanno da Aprile 1996 a Dicembre 2004 e per i quali è stato pagato il contributo dovuto entro i termini di prescrizione. I versamenti sono visualizzabili dall’Azienda Committente o Pubblica amministrazione dal “Cassetto Committenti Gestione Separata > Versamenti”. Viene precisato, inoltre, che, per permettere il corretto invio del flusso telematico, sono stati creati dei codici da inserire nel campo “Tipo rapporto” collegati ai codici attività previsti sui modelli GLA Trimestrali e GLA Annuali.

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  7) “Banca dati per l’occupazione dei giovani genitori” e bonus per l’assunzione: ripristinata la possibilità di iscriversi alla Banca dati L’INPS, con il messaggio n. 7376 del 10 dicembre 2015, rende noto che il Dipartimento della Gioventù e del Servizio civile nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con nota del 18 novembre 2015, ha rivisitato le linee guida precedentemente fornite, concendendo nuovamente la possibilità ai giovani genitori di procedere alle iscrizioni alla Banca dati. L’iscrizione, come già precisato nella circolare Inps n. 115 del 5 settembre 2011 e nel messaggio 20065 del 21 ottobre 2011 a cui viene fatto rinvio, dà diritto alle imprese che provvedono ad assumere in forma stabile giovani iscritti alla Banca dati di richiedere all’Istituto l’autorizzazione al godimento di un incentivo pari a 5.000 Euro. Al riguardo, viene evidenziato che alla Banca dati si accede dal sito internet www.inps.it, seguendo il percorso “Servizi on line”, “Accedi ai servizi”, “Servizi per il cittadino”, autenticazione con codice fiscale e Pin, “Fascicolo previdenziale del cittadino”, “Comunicazioni telematiche”, “Invio comunicazioni”, “Iscrizione banca dati giovani genitori”. Come è noto, con Decreto del 19 novembre 2010, il Ministro della Gioventù ha stanziato 51.000.000 di Euro per la realizzazione di interventi in favore dell’occupazione di persone di età non superiore a 35 anni e con figli minori. A tal fine il citato Decreto ha previsto la creazione della “Banca dati per l’occupazione dei giovani genitori”, finalizzata a consentire l’erogazione di un incentivo di 5.000 euro in favore delle imprese che provvedono ad assumere in forma stabile giovani iscritti alla Banca dati medesima. Con circolare avente ad oggetto i criteri interpretativi e le linee guida in ordine alle modalità di attuazione del D.M. 19 novembre 2010, il Dipartimento della gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha, tra l’altro, disposto che, al raggiungimento di una percentuale di utilizzo delle risorse stanziate pari all’80%, venisse sospesa la possibilità per i lavoratori di iscriversi alla Banca dati.

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  8) Fascicolo Previdenziale Cittadino internet: rilascio nuova funzionalità area Invalidità Civile Nell’ambito del processo di estensione dei servizi a disposizione dell’utente Cittadino munito di PIN, l’INPS, con il messaggio n. 7375 del 10 dicembre 2015, comunica che nel Fascicolo Previdenziale del Cittadino è stata prevista una nuova funzionalità di consultazione nella macro area riservata all’Invalidità Civile. Entrando nel sito Istituzionale www.inps.it e selezionando Accedi ai servizi e successivamente Servizi per il cittadino – Fascicolo Previdenziale del Cittadino à Invalidità Civile à Iter Sanitario Concluso, il cittadino potrà, infatti, visualizzare l’elenco di tutte le domande che ha presentato nell’ambito dell’invalidità civile e per le quali si è concluso l’iter sanitario con comunicazione dell’esito finale. In particolare, per ogni domanda sarà possibile visualizzare la tipologia con l’eventuale indicazione della legge n. 80/2006, l’identificativo (numero domus) e la data di presentazione oltre all’indicazione del tipo di accertamento e del soggetto che l’ha presentata; per ciascuna domanda sarà, come già rappresentato, specificata anche la conclusione dell’ iter sanitario nonchè la modalità con la quale è stato comunicato al cittadino l’esito finale.

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  9) Cassetto Previdenziale per Autonomi Agricoli con comunicazione bidirezionale: disponibile dal 28 dicembre 2015 L’INPS, con il messaggio n. 7381 del 10 dicembre 2015, comunica che, a decorrere dal 28 dicembre 2015, sarà disponibile il “Cassetto Previdenziale per Autonomi Agricoli”. La pubblicazione del nuovo Cassetto, riservato agli iscritti alla Gestione Autonomi Agricoli, rientra tra le iniziative di miglioramento della comunicazione con il contribuente sia in termini di efficacia amministrativa che di efficienza, grazie all'utilizzo del canale telematico. Il “Cassetto Previdenziale per Autonomi Agricoli”, infatti, nasce dall’esigenza di facilitare, ai soggetti interessati e tramite un unico canale di accesso, la consultazione dei dati contenuti negli archivi dell’Istituto, fornendo una situazione riassuntiva di informazioni inerenti alla propria posizione. Al Cassetto si potrà accedere, direttamente o per il tramite di un intermediario delegato, attraverso il sito dell’Istituto www.inps, nell’ambito della sezione dedicata ai “Servizi on line”, autenticandosi con il PIN di accesso abbinato al proprio codice fiscale. Attraverso questo nuovo applicativo, potranno essere utilizzate le funzionalità attualmente previste per: - la visualizzazione della posizione anagrafica del titolare e dei componenti il nucleo aziendale; - la visualizzazione della situazione debitoria; - la visualizzazione dell’elenco dei versamenti; - la gestione dell’attività di delega all’accesso alle funzioni previste dal Cassetto Previdenziale a soggetto di propria fiducia, con le funzioni di inserimento e cancellazione di eventuali deleghe, per il solo titolare; - la stampa dei modelli F24; - l’invio di istanze telematiche. Si comunica, inoltre, che, a partire dalla contribuzione dovuta per l’anno 2016 (1^ rata scadenza 16 luglio 2016), l’Istituto non invierà più, come da prassi, le lettere contenenti gli estremi per il pagamento mediante modelli F24, in quanto gli stessi saranno disponibili nel Cassetto Previdenziale. Si rappresenta, da ultimo, che gli utenti interessati potranno ricevere assistenza/informazioni, limitatamente alle modalità di utilizzo delle strumento, chiamando il Contact Center al numero verde 803164 (da telefono fisso) o al numero a pagamento 06 164164 (da telefonia mobile).

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  10) IVA: al via le semplificazioni per la trasmissione delle dichiarazioni d’intento Assonine, nella nota del 10 dicembre 2015, rimarca che dal 1° gennaio 2015 gli esportatori abituali che intendono acquistare o importare beni e servizi senza applicazione dell’IVA sono tenuti a trasmettere telematicamente all’Agenzia delle entrate le dichiarazioni d’intento – che attestano la volontà di avvalersi di tale beneficio – in base alla disciplina prevista dal c.d. decreto semplificazioni (decreto legislativo n. 175 del 2014). Dal canto suo, l’Agenzia delle entrate, con il comunicato stampa del 4 dicembre 2015 ha reso noto di aver aggiornato il software predisposto per la trasmissione in via telematica di tali dichiarazioni da parte degli esportatori abituali. Tenendo conto delle richieste dei contribuenti interessati, sono state introdotte nel software due nuove funzionalità, che ne rendono più semplice e veloce l’utilizzo: la prima consente di importare i dati anagrafici da una dichiarazione già compilata, l’altra di raggruppare più dichiarazioni in un unico file, per poter inviare in un’unica soluzione più lettere di intento. Il software aggiornato, con le relative istruzioni, è disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate seguendo il percorso: Home – Cosa devi fare – Dichiarare – Dichiarazioni operazioni intracomunitarie – Dichiarazioni di intento – Software Dichiarazioni di Intento (nuova disciplina) – Software di compilazione Dichiarazioni di intento (IVI15).

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  11) Nuove regole per i contratti di fornitura di contenuti digitali e di vendita online di beni materiali La Commissione europea propone nuove regole per i contratti di fornitura di contenuti digitali e di vendita online di beni materiali. La Commissione europea ha presentato il 9 dicembre due proposte di direttiva che disciplinano alcuni profili dei contratti tra impresa e consumatore aventi ad oggetto, rispettivamente, la fornitura di contenuti digitali (COM 2015 634) e le vendite a distanza di beni materiali, con particolare riguardo alle vendite online (COM 2015 635). Lo comunica Assonime, con la nota del 11 dicembre 2015. L’iniziativa rientra tra le misure previste nella Digital Single Market Strategy, che la Commissione ha pubblicato nel maggio 2015. Le due proposte definiscono il regime di responsabilità del fornitore/venditore nel caso di difetto di conformità del contenuto digitale o del bene materiale, nonché l’insieme dei rimedi a disposizione del consumatore e le modalità per esercitarli. L’approccio scelto è quello dell’armonizzazione massima: gli Stati membri non potranno mantenere o introdurre disposizioni che si discostano da quelle della direttiva, anche se volte ad assicurare una maggiore tutela dei consumatori. Per i contratti di fornitura di contenuti digitali l’introduzione di una disciplina sui requisiti di conformità e i relativi diritti del consumatore costituisce una novità nel panorama europeo. In base alla proposta della Commissione, la disciplina sarà applicabile ai contratti in cui la controprestazione a carico del consumatore consiste nel pagamento di una somma di denaro o in un corrispettivo non monetario, sotto forma di conferimento di dati personali o di altri dati. La proposta stabilisce la responsabilità del fornitore per qualunque difetto di conformità che si manifesti durante l’esecuzione del contratto e pone, in linea di principio, a carico del fornitore l’onere di provare che il contenuto digitale fornito non presenta difetti di conformità. I rimedi previsti vanno, nell’ordine, dal ripristino della conformità entro un termine ragionevole, alla riduzione del prezzo, alla risoluzione del contratto accompagnata dal rimborso del prezzo e con la possibilità per il consumatore di recuperare tutto il contenuto che ha generato; il fornitore risponde comunque di ogni danno patrimoniale all’ambiente digitale del consumatore causato dalla mancata fornitura del contenuto digitale o dal difetto di conformità. La proposta prevede inoltre che, nel caso in cui il fornitore intenda modificare le principali caratteristiche di operatività del contenuto digitale, il consumatore abbia diritto ad essere preventivamente informato e a recedere dal contratto senza oneri. Viene infine stabilito che nei contratti di fornitura di durata indeterminata o comunque superiore a dodici mesi il consumatore ha diritto a recedere in qualunque momento dopo i primi dodici mesi. Per i contratti di vendita online o comunque a distanza di beni materiali, la proposta rafforza il regime già definito a livello europeo, secondo un approccio di armonizzazione minima, dalla direttiva 1999/44/CE su alcuni aspetti della vendita e delle garanzie dei beni di consumo. In particolare, viene fissato in due anni il periodo entro cui il consumatore può far valere nei confronti del venditore il difetto di conformità del bene acquistato, avvalendosi della presunzione che il difetto manifestatosi in tale periodo esistesse già al momento della consegna. Le proposte di direttiva sono accompagnate da una Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale dal titolo “Digital contracts for Europe - Unleashing the potential of e-commerce”, dall’analisi di impatto e da una serie di documenti che illustrano sinteticamente per ogni Stato membro l’attuale diffusione delle vendite online e i benefici attesi dall’introduzione delle future regole europee. Tutti i documenti sono disponibili sul sito internet della DG Justice della Commissione europea.

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  12) Contributi INPS con denuncia del lavoratore la prescrizione sale a 10 anni Secondo la Suprema Corte la prescrizione dei crediti contributivi, ridotta a 5 anni dalla riforma Dini, diventa di 10 anni, nel caso di presentazione da parte del lavoratore di denuncia all’INPS concernente l’omissione contributiva effettuata dal datore di lavoro. In particolare la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24946 del 10 dicembre 2015 che ha accolto il ricorso dell’Inps, ha stabilito che ai fini dell’applicazione del termine di prescrizione ordinaria decennale è sufficiente che il lavoratore abbia presentato una propria denuncia all’Istituto in merito all’omissione contributiva, senza che la stessa abbia un contenuto specifico e tecnicamente precisato. È, quindi, sufficiente una denuncia presentata dal lavoratore all’Inps, senza obbligo di notifica al datore di lavoro, per far scattare il periodo di prescrizione decennale per mancato versamento dei contributi. Di norma la prescrizione dei crediti contributivi è di 5 anni (per effetto della riforma Dini); la prescrizione, però, si estende a 10 anni se il lavoratore o i suoi superstiti presentano una propria denuncia all’Inps relativa a tale omissione contributiva da parte del datore. Il caso in esame vedeva contrapposti l’Inps e un’azienda a cui erano state inviate delle cartelle esattoriali riguardanti omissioni contributive relative alla posizione di alcuni lavoratori. Le contestazioni riguardavano il mancato versamento di contributi per straordinari parzialmente “in nero” e l’illegittimo utilizzo della cassa integrazione ordinaria in più periodi e per alcuni dipendenti. La Suprema Corte ha, pertanto, accolto il ricorso dell’Inps e rigettato quello principale della società cui erano state notificate le tre cartelle di pagamento per conto dell’Inps. (Consiglio Nazionale dei consulenti del lavoro, nota del 11 dicembre 2015   Vincenzo D’Andò