Le presunzioni di distribuzione dei maggiori utili accertati nelle società a ristretta base proprietaria

di Danilo Sciuto

Pubblicato il 14 novembre 2015

in questa puntata della nostra rassegna di giurisprudenza tributaria puntiamo il muse sul problema della distribuzione di utili in nero nelle società a ristretta base proprietaria, contestazione sempre più tipica in caso di accertamento

Premessa

Le società a ristretta base sociale sono da sempre oggetto di attenzione da parte dell’Amministrazione Finanziaria. Una volta accertato il maggior reddito della società, tuttavia, l’agenzia delle entrate non si ferma qui, e accerta altresì il reddito in capo ai soci, per la quota di partecipazione (e per la percentuale di rilevanza ai fini irpef sancita dal tuir), presumendo in sostanza che il maggior reddito societario sia stato incamerato dai soci, in ciò facilitati proprio dalla struttura ristretta o familiare della compagine sociale.

Su questi tipi di accertamenti in capo ai soci non manca giurisprudenza (segnalata già in un articolo abbastanza datato https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2006/03/gli-effetti-in-capo-ai-soci-in-caso-di-accertamento-di-maggior-reddito-alla-societa.html), in senso favorevole al contribuente ma anche contrario.

Considerato che la materia non manca di appassionare (e continuerà a farlo) chi si occupa di contenzioso, riteniamo utile dedicare una puntata della nostra rassegna a questo tema.

 

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Le condizioni perché operi la presunzione del fisco

Codesta Suprema Corte ha numerose volte ritenuto ammissibile la presunzione di distribuzione ai soci degli utili non contabilizzati, ma ha chiarito che, perchè tale presunzione possa operare, occorre pur sempre che la “ristrettissima base sociale o familiare”, cioè il “fatto noto” alla base della presunzione, abbia costituito oggetto di uno specifico accertamento probatorio: ed invero solo una volta che sia stato stabilito che la titolarità delle azioni e l’organizzazione aziendale sono concentrate in una stretta cerchia personale o familiare, il giudice di merito non può escludere la distribuzione ai soci di utili non contabilizzati, limitandosi a prender atto della inapplicabilità del Decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, articolo 5, (cfr. Cass. n. 3254/2000, Cass. n. 2390/2000). Nel caso di specie, non risulta dalla motivazione della sentenza impugnata che il giudice del merito – al quale è istituzionalmente riservata la valutazione circa l’attitudine probatoria del “fatto noto”, non solo quanto alla preferenza accordatagli rispetto ad altre possibili fonti di