Diario quotidiano del 27 novembre 2015: l’Agenzia delle entrate deve consentire l’accesso agli atti del contribuente

Pubblicato il 27 novembre 2015

abuso di diritto precisato dalla sezione tributaria della Cassazione; atti, presso l’Agenzia delle entrate, ad accesso libero; ok alla ritenuta sui fringe benefit; monito della Consob agli intermediari: i clienti vanno informati su rischi del bail-in; abrogato il regime semplificato per l’invio telematico delle fatture emesse e ricevute; presentazione dal 21 dicembre 2015 per le domande di accesso alle agevolazioni di natura fiscale in favore delle microimprese localizzate nella ZFU dell’Emilia; il messo notificatore deve cercare il contribuente nell’intero comune e non soltanto presso l’abitazione; sanzioni tributarie al restyling: circolare della Fondazione studi CDL; consolidato e patent box: disponibili i due software di compilazione; servizi finanziari: call for evidence della Commissione europea
 
 Indice:  1) Abuso di diritto precisato dalla sezione tributaria della Cassazione  2) Atti, presso l’Agenzia delle entrate, ad accesso libero  3) Ok alla ritenuta sui fringe benefit  4) Monito della Consob agli intermediari: i clienti vanno informati su rischi del bail-in  5) Abrogato il regime semplificato per l’invio telematico delle fatture emesse e ricevute  6) Presentazione dal 21 dicembre 2015 per le domande di accesso alle agevolazioni di natura fiscale in favore   delle microimprese localizzate nella ZFU dell’Emilia 7) Il messo notificatore deve cercare il contribuente nell’intero comune e non soltanto presso l’abitazione  8) Sanzioni tributarie al restyling: circolare della Fondazione studi CDL  9) Consolidato e patent box: disponibili i due software di compilazione  10) Servizi finanziari: call for evidence della Commissione europea  
  1) Abuso di diritto precisato dalla sezione tributaria della Cassazione La contestabilità dell’abuso del diritto in relazione alle imposte sui redditi riguarda solo i casi contemplati nell’articolo 37 bis del DPR n. 600 del 1973. Spetta, inoltre, all’Amministrazione finanziaria provare il disegno elusivo. È, quindi, illegittimo il recupero a tassazione di utili non dichiarati. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 24024 del 25 novembre 2015, ha accolto il ricorso di una società alla quale il Fisco aveva contestato la sottoscrizione di contratti di cointeressenza con i quali gli veniva contestato un illegittimo abbattimento degli utili. La sezione tributaria ha ribaltato la doppia decisione dei giudici di merito precisando che la fattispecie dell’abuso del diritto nel nostro ordinamento non opera tout court nel caso di accertamento che concerna la materia delle imposte sui redditi. In tale materia occorre tenere conto che il legislatore, con l’art. 37-bis, del citato DPR n. 600 del 1973, ha scelto di «tipizzare la figura dell’abuso del diritto convogliandola su specifici elementi caratterizzanti e determinate operazioni negoziali, in assenza dei quali non sono configurabili altre ipotesi (atipiche) di pratiche abusive: l’intento legislativo è stato, infatti, quello di ridurre quanto più possibile, in una materia - quella dei tributi diretti - di particolare rilevanza fiscale e nella quale non operano vincoli comunitari, il margine di errore valutativo nell'attività di accertamento degli Uffici finanziari». Base imponibile del registro sulla cessione d’azienda al lordo degli accolli Solo in sede di accertamento vanno considerate le passività accollate al cedente. In caso di cessione di azienda o di ramo di azienda, la base imponibile dell’imposta di registro deve essere definita secondo il principio del “valore dell’azienda dichiarato dalle parti”, come previsto dall’art. 51 comma 1 del DPR 131/86, senza scomputare dal corrispettivo previsto il valore delle passività aziendali eventualmente accollate al cessionario. (Corte di Cassazione, ordinanza n. 24081 del 25 novembre 2015)     2) Atti, presso l’Agenzia delle entrate, ad accesso libero L’Agenzia delle entrate deve consentire l’accesso agli atti del contribuente. Anche se la richiesta riguarda la carriera del dipendente che ha sottoscritto l’avviso di accertamento, al fine di scoprire se era un dirigente incaricato (decaduto a seguito della sentenza n. 37/2015 della Corte costituzionale) o un dirigente di ruolo a seguito di concorso pubblico. L’Amministrazione finanziaria non può, dunque, rifiutarsi ritenendo comunque validi gli accertamenti emanati. E’ quanto ha stabilito il Tar Lazio, la sentenza n. 12977 del 2015, con la quale è stato accolto il ricorso di un contribuente. Quest’ultimo, dopo aver ricevuto una contestazione per l’anno 2010, aveva presentato all’Agenzia istanza di accesso agli atti, per capire se il dipendente che aveva sottoscritto l’avviso fosse un dirigente di ruolo o un funzionario incaricato «retrocesso» a seguito della Consulta. La domanda veniva però rigettata dall’ufficio, sul presupposto che l’istante non avrebbe avuto un interesse diretto, attuale e concreto all’accesso, dato che la richiesta faceva riferimento ad atti non impugnati entro il termine di decadenza o impugnati senza dedurre il vizio di firma. Tesi però non condivisa dai