Diario quotidiano del 25 novembre 2015: professionisti e antiriciclaggio: la mancata identificazione del cliente è reato penalmente sanzionabile

Pubblicato il 25 novembre 2015



frode fiscale: no al sequestro sui beni della società; riciclaggio: basta il dolo generico per la condanna del professionista; attività imprenditoriali: il governo abroga disposizioni di legge; in G.U. il contributo a carico degli iscritti nel Registro dei revisori legali, per l’anno 2016; rilascio prima versione del Portale Contributivo “Aziende & Intermediari”; non profit: attenzione alle somme erogate ai volontari come rimborsi spese; si avvicina la scadenza del versamento della TASI;estensione della piattaforma informatica INPS Cessione Quinto Pensione ai pensionati della Gestione Spettacolo e Sport; CNDCEC: incompatibilità con attività di sub agente assicurativo; la riforma delle Banche popolari: circolare di Assonime
 
 Indice:  1) Frode fiscale: no al sequestro sui beni della società  2) Riciclaggio: basta il dolo generico per la condanna del professionista  3) Attività imprenditoriali: il governo abroga disposizioni di legge  4) In G.U. il contributo a carico degli iscritti nel Registro dei revisori legali, per l’anno 2016  5) Rilascio prima versione del Portale Contributivo “Aziende & Intermediari”  6) Non profit: attenzione alle somme erogate ai volontari come rimborsi spese  7) Si avvicina la scadenza del versamento della TASI  8) Estensione della piattaforma informatica INPS Cessione Quinto Pensione ai pensionati della Gestione Spettacolo e Sport  9) CNDCEC: incompatibilità con attività di sub agente assicurativo  10) La riforma delle Banche popolari: circolare di Assonime  

1) Frode fiscale: no al sequestro sui beni della società

Frode fiscale: no al sequestro sui beni della società. Niente sequestro ai sensi della «231» sui beni della società senza la prova dell’associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale e senza la dimostrazione dell'assenza della continuazione tra gli illeciti tributari e gli altri reati. È quindi insufficiente motivare solo sul reato transnazionale. È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 46162 del 23 novembre 2015, ha accolto in parte il ricorso della difesa di un’azienda.

La Corte, sezione penale, ha confermato da un lato la possibilità del sequestro sui beni dell'impresa i cui vertici sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale purché, però venga esclusa la continuazione tra i reati tributari e gli illeciti dei manager. Quindi, afferma il Collegio di legittimità, il profitto dei reati-fine ben può essere considerato come profitto del reato associativo senza che si abbia alcuna inaccettabile duplicazione di esso. In altri termini, il profitto dei singoli reati-fine si traduce in una utilità per l’intera organizzazione criminale e i suoi componenti. Tuttavia nel caso concreto, precisa la Cassazione, proprio perché il sequestro del profitto del reato è stato disposto in relazione al solo reato associativo transnazionale era necessario motivare sull’esistenza dell’associazione. Anche la Procura generale del Palazzaccio ha chiesto l’annullamento della misura.

Accertamento sintetico: prove sufficienti

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 23826 del 20 novembre 2015, ha stabilito che è illegittimo l'accertamento ai fini IRPEF se il contribuente prova con documentazione idonea (es. estratti conto) la durata del possesso dei redditi ai fini della disponibilità dello stesso. In particolare, ai sensi dell’art. 38, comma 6, D.P.R. n. 600/1973, l’accertamento del reddito con metodo sintetico non impedisce al contribuente di dimostrare con idonea documentazione che il maggior reddito è costituito da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenute alla fonte a titolo d’imposta; inoltre tali redditi e la durata del loro possesso devono risultare da apposita documentazione.

2) Riciclaggio: basta il dolo generico per la condanna del professionista

Riciclaggio: basta il dolo generico: Per i professionisti la mancata identificazione del cliente è reato penalmente sanzionabile.

E’, dunque, stretta sull’adeguata verifica dell’antiriciclaggio. Compie reato il professionista che non identifica il cliente, e soprattutto il beneficiario effettivo della sua prestazione, e che non verifica lo scopo e la natura del rapporto in tutta la sua durata. L’illecito penale è previsto dalle norme antiriciclaggio del decreto legislativo 231/07 che impone severi obblighi a intermediari finanziari ma anche ad avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro e notai, la cui inosservanza è punita con la pena pecuniaria. A consumare il reato è sufficiente il dolo generico, vale a dire la mera coscienza e volontà di contravvenire alle prescrizioni in materia di verifica della clientela. È quanto afferma la Corte di Cassazione, sezione penale, nella sentenza 46415 del 23 novembre 2015.

In particolare, ha violato la normativa antiriciclaggio l’impiegata delle Poste che non ha identificato il diretto beneficiario del prestito, fidandosi della professionista che lo chiede in suo nome. La Cassazione, con la sentenza 46415, accoglie il ricorso del pm contro da decisione della Corte d’appello di assolvere, perché il fatto non costituisce reato, due impiegate delle Poste Italiane Spa che, nella loro funzione di intermediari finanziari, non avevano rispettato gli obblighi di identificazione della clientela previsti dalla normativa antiriciclaggio (articolo 18 del Dlgs 231/07).

Alla base della “clemenza” della Corte, l’assenza del dolo. Secondo i giudici di merito, mancava la prova dell’elemento soggettivo del reato: le due imputate si erano fidate della professionista che chiedeva il finanziamento per i propri clienti, perché era accreditata nella zona ed aveva presentato tutta la documentazione compresi i documenti identificativi dei beneficiari.

In realtà, la consulente, condannata per truffa, batteva cassa, all’insaputa dei diretti interessati. Secondo la Cassazione, per l’intermediario che omette intenzionalmente di procedere all’identificazione del titolare effettivo della prestazione scatta il reato. A meno che non ci sia una valida causa di giustificazione, che non può essere la fiducia. I giudici di appello avevano ammesso che le due addette della Posta, pur consapevoli del loro dovere, lo avevano disatteso. E, malgrado l’esistenza del dolo generico che integra il reato, avevano considerato l’omissione una “irregolarità”. Per la Cassazione, l’obbligo di identificazione è invece proprio il “cuore” della normativa antiriciclaggio il cui mancato rispetto è punito con pene pecuniarie (articolo 55). Scopo del decreto legislativo è, infatti, proprio quello di conoscere i soggetti che muovono i capitali e, al tempo stesso, di impedire, creando un ostacolo da parte di chi riceve denaro, comportamenti fraudolenti in cui si spenda il nome altrui, proprio come avvenuto nel caso esaminato. Va ricordato che proprio l’articolo 55 rientra in uno dei due decreti depenalizzazione approvato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri. Il reato non resterà impunito ma la sanzione sarà amministrativa e non più penale.

Nell’ambito di un processo a carico di un consulente del lavoro per appropriazioni indebite e circonvenzioni di incapace, si riapre il processo a carico di due dipendenti di un’azienda che rientra tra gli intermediari finanziari indicati da un altro decreto, il 51/2007, come destinatari degli obblighi antiriciclaggio: avevano concesso prestiti senza pretendere che fosse personalmente presente chi ne appariva richiedente, mentre in loro vece c’era sempre il professionista, imputato principale del procedimento.

L’elemento soggettivo del reato si configura perché le impiegate addette ai finanziamenti sanno di contravvenire alle regole nel momento in cui avviano la pratica «per interposta persona». In effetti il decreto legislativo 231/07 impone obblighi ben precisi a intermediari finanziari, società e professionisti: bisogna sempre identificare la persona o le persone fisiche che in ultima istanza possiedono o controllano il cliente persona fisica oppure la persona fisica per conto della quale si realizza un'operazione o un’attività. E quando non risulta possibile adempiere agli obblighi di verifica, ribadisce la Corte, é vietato instaurare il rapporto continuativo o la prestazione professionale con il cliente.

3) Attività imprenditoriali: il governo abroga disposizioni di legge

Modifica e abrogazione di disposizioni di legge che prevedono l’adozione di provvedimenti non legislativi di attuazione (decreto legislativo – esame preliminare)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Matteo Renzi, nella sua seduta del 23 novembre 2015, ha approvato, in sede di esame preliminare, un decreto legislativo recante modifica e abrogazione di disposizioni di legge che prevedono l’adozione di provvedimenti non legislativi di attuazione a norma dell’articolo 21 della legge 7 agosto 2015, n. 124.

Nello specifico, il provvedimento mira a semplificare il sistema normativo mediante l’abrogazione delle disposizioni di legge recanti la previsione di provvedimenti attuativi per i quali non sussistono più le condizioni di adozione oppure la loro modifica, al solo fine di favorirne l’attuazione, assicurando comunque la coerenza giuridica, logica e sistemica della normativa. Per questo è stato effettuato, con la collaborazione di tutte le amministrazioni centrali, un censimento che ha portato all’individuazione di un primo elenco di provvedimenti le cui condizioni di adottabilità non risultano più attuali e la cui abrogazione non comporta effetti sulla finanza pubblica. Inoltre, è stato predisposto un secondo elenco di provvedimenti la cui attuazione richiede una modifica della normativa primaria.

Il decreto interviene a modificare una dozzina di norme e ad abrogarne oltre 40, realizzando una prima razionale semplificazione del sistema normativo, riferita ad ambiti tematici importanti, nell’ottica di incrementare l’efficacia delle leggi facilitandone l’attuazione amministrativa, a vantaggio dei cittadini e delle imprese.

I ministeri si sono altresì impegnati alla rapida adozione dei provvedimenti amministrativi non ancora adottati previsti dalle disposizioni legislative modificate proprio al fine di favorirne l'attuazione.

Anche sul versante delle abrogazioni, l’intervento di pulizia dell’ordinamento giuridico realizzato dal decreto costituisce un elemento di semplificazione, di maggiore chiarezza e di certezza del diritto, che tocca molti argomenti, tra i quali la razionalizzazione degli acquisti, le attività imprenditoriali, alcuni sistemi tariffari, il mercato elettronico e l’agenda digitale.

Le abrogazioni sono state altresì disposte, infine, laddove gli obiettivi posti dalle norme di riferimento risultano già raggiunti con diverse modalità oppure nei casi in cui la materia è stata successivamente disciplinata in modo più complessivo ed organico.

(Governo, comunicato n. 94 del 23 novembre 2015)

4) In G.U. il contributo a carico degli iscritti nel Registro dei revisori legali, per l’anno 2016

Anche per l’anno 2016 si continua a pagare € 26,00 per mantenere l’iscrizione nel registro dei revisori legali tenuto dal Mef.

E’ stato pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale n. 273 del 23 novembre 2014, il decreto 2 ottobre 2015, recante il contributo a carico degli iscritti nel Registro dei revisori legali, per l’anno 2016.

L’entità del contributo annuale a carico degli iscritti nel registro dei revisori legali, anche nella separata Sezione dei revisori inattivi, é determinato per l’anno di competenza 2016 in € 26,00.

L’importo del contributo annuale viene versato in unica soluzione con le modalità di cui all’art. 2 del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministero della giustizia, del 24 settembre 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 29 ottobre 2012, n. 253, che si intende integralmente confermato, unitamente alle spese postali e alle eventuali commissioni di incasso. Il contributo potrà, alle condizioni stabilite, essere parimenti versato anche mediante pagamento elettronico attraverso i servizi offerti dal Nodo dei pagamenti SPC dell'Agenzia per l'Italia Digitale - AgID - denominato «PagoPA» di cui alle Linee guida concernenti le regole e le modalità di effettuazione dei pagamenti elettronici, secondo quanto previsto dall'art. 15 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, e dal decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (Codice dell'Amministrazione Digitale).

Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, le entrate di cui al comma 1 sono riassegnate ad apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero   medesimo   e   destinate   al finanziamento delle attività previste dall'art. 21 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39.

5) Rilascio prima versione del Portale Contributivo “Aziende & Intermediari”

Nel quadro delle iniziative intraprese al fine di migliorare il livello qualitativo dei servizi/prodotti erogati, è stata realizzata la nuova applicazione “Portale contributivo Aziende e Intermediari” che consente il monitoraggio dello stato delle denunce, delle regolarizzazioni e delle rettifiche inviate dalle aziende.

Il Portale nasce dall’esigenza di coadiuvare sempre più gli operatori esterni nell’attività di monitoraggio dei flussi informativi relativi all’area “Gestione flussi contributivi lavoratori dipendenti e Fiscali”, fornendo loro lo stato elaborativo delle denunce contributive, delle regolarizzazioni e delle rettifiche per singola azienda e per tutte le posizioni aziendali in delega.

La “navigazione” all’interno dell’applicativo permette, fra l’altro, la ricerca delle informazioni utili per la trattazione e la definizione delle denunce con riferimento allo stato elaborativo. L'accesso è consentito alle aziende e agli intermediari in possesso di PIN. L’applicazione è richiamabile dalla sezione “Servizi per le Aziende e Consulenti” nel sito Internet aziendale, www.inps.it

home>servizi online>per tipologia di utente>aziende, consulenti e professionisti.

Dalla pagina Home del portale attualmente è possibile selezionare:

DENUNCE

VIG

Attivando la sezione “Denunce” si accede alla visualizzazione con Ricerca Generale delle denunce con vari criteri:

Matricola

Codice Fiscale

Periodo Competenza: mese –anno

Tipologia Denuncia

Denunce con presenza di rettifica

Denuncia con presenza o meno di Irregolarità contributiva

Denunce con anomalie (non generabili Squadrate Errate/Respinte)

Sede di appartenenza della denuncia

Nella ricerca generale uno dei seguenti parametri è obbligatorio:

matricola - codice fiscale – periodo di competenza.

L’intermediario abilitato visualizza secondo i criteri richiesti solo le aziende in delega.

Il portale restituisce a video i dati ordinati:

sede Cod fiscale Matricola Periodo Saldo Tipologia denuncia Stato della denuncia Errore filtro

La funzione di filtro consente l’ordinamento e la visualizzazione secondo i criteri selezionati.

Inoltre, pigiando sulla lente d’ingrandimento è possibile entrare nel dettaglio della denuncia visualizzando così le righe e le singole denunce ricostruite.

In tal modo l’intermediario può verificare e analizzare la denuncia errata ai controlli di verifica.

Attivando la sezione “Vig” si accede alla visualizzazione sia delle proposte vig che delle “denunce vig”.

La proposta vig diventa denuncia vig dopo la conferma in carico all’operatore di sede.

Si invitano gli intermediari a fornire sempre, attraverso il cassetto bidirezionale, opportuna comunicazione delle regolarizzazioni effettuate.

Nella successiva versione del portale verrà rilasciata la funzionalità stampa sia della proposta vig che della denuncia DM10VIG confermata.

Selezionando la sezione “Rettifiche” si accedealla visualizzazionedelle note di Rettifica relative alle aziende in delega con vari criteri di selezione:

Matricola

Codice fiscale

Periodo di competenza da ….a….

Tipologia di rettifica

Stato della rettifica

Rettifica con presenza art.1

Tipologia errore

Sospensione nota di rettifica

Presenza di C.S.C

Presenza di C.A.

Sede

Tipologia di errore in notifica

Come per le altre tipologie di selezione, l’intermediario ha la possibilità attraverso i filtri di listare le note di rettifica delle aziende in delega secondo vari criteri.

Le liste sono esportabili e stampabili.

Nella successiva versione del portale sarà rilasciata l’opzione di stampa della singola nota di rettifica.

Nel quadro generale sia delle denunce che delle rettifiche sono riportati tutti gli elementi relativi alle caratteristiche aziendali utili alle fasi elaborative: dati di sintesi- dati di gestione della rettifica – dati di calcolo.

È possibile anche la visualizzazione dei dati relativi all’anagrafica aziendale e allo stato delle notifiche.

Come già riportato, la prima versione del portale sarà seguita da ulteriori implementazioni che renderanno il servizio sempre più fruibile e confacente rispetto alle esigenze degli operatori esterni.

(INPS, messaggio n. 7099 del 23 novembre 2015)

6) Non profit: attenzione alle somme erogate ai volontari come rimborsi spese

Attenzione: Se non adeguatamente giustificate e comprovate, il fisco può riqualificare i rimborsi spese erogati dalle associazioni di volontariato ai propri associati come compensi tassabili.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23890 del 2015.

La controversia è scaturita da un avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle entrate, previa riqualificazione come compensi, invece che come rimborsi spese, delle somme erogate da un’Associazione ai propri associati, recuperava a tassazione la relativa ritenuta alla fonte.

Il suddetto avviso di recupero è stato annullato dalla CTR della Lombardia, secondo la quale le somme in questione dovevano considerarsi rimborsi di spese effettivamente sostenute dai volontari, e non compensi, “sia per l’esiguità della somma annua corrisposta sia per le modalità di pagamento”. Da qui il ricorso per cassazione dell’Agenzia delle entrate, che è stato accolto.

In base all’articolo 2, comma 2, della legge n. 266/91, “al volontario possono essere solo rimborsate dall'organizzazione di appartenenza le spese effettivamente sostenute per l’attività prestata, entro limiti preventivamente stabiliti dalle organizzazioni stesse”.

La Suprema Corte ritiene che la normativa fiscale tende a garantire che i rimborsi spese non mascherino l’erogazione di compensi, ossia, in definitiva, che il rapporto associativo non mascheri un rapporto di lavoro e a tal fine prescrive che i rimborsi a ciascun singolo volontario, per un verso, siano connessi a spese effettivamente sostenute. Ciò comporta che al singolo volontario non possono erogarsi rimborsi illimitati, ma solo rimborsi contenuti in limiti individuali quantitativi e/o qualitativi (per tipologia di spesa) preventivamente individuati da parte degli organi deliberativi dell’associazione; cosicché nessun rilievo può attribuirsi, ai fini della verifica del suo rispetto, alle previsioni di uscite per rimborsi agli associati appostate nei bilanci preventivi delle associazioni.

Sul piano probatorio, grava sul contribuente che contesti la pretesa erariale (associazione, per quanto riguarda la ritenuta alla fonte) l’onere di documentare il sostenimento delle spese considerate come rimborso spese.

7) Si avvicina la scadenza del versamento della TASI

Si avvicina la scadenza del secondo versamento della TASI, infatti, per effetto di quanto stabilito dall’articolo 9, comma 3 D.Lgs. n. 23/2011 la Tasi deve essere versata in due rate di pari importo (50% ciascuna) alle seguenti scadenze fisse, quali:

- la prima rata di acconto, entro il 16 giugno;

- la seconda rata a saldo, entro il 16 dicembre 2015.

Sotto il profilo operativo il versamento viene effettuato assumendo a riferimento rispettivamente le aliquote e le detrazioni previste per l’anno 2014, per la prima rata, e le aliquote e detrazioni previste per il 2015 dalla delibera comunale pubblicata sul sito Internet del MEF entro il 28.10.2015, per la seconda rata. Per quanto riguarda le delibere comunali di riferimento, l’articolo 1, comma 688, Legge di Stabilità 2014 dispone che i comuni sono tenuti a inviare al MEF le delibere di approvazione delle aliquote e delle detrazioni, nonché il regolamento Tasi “entro il 21.10 dello stesso anno”. Lo stesso riferimento normativo, prevede, che tali delibere devono essere pubblicate sul sito internet del MEF entro il 28.10 dell’anno di riferimento, stabilendo, inoltre che, in caso di mancata pubblicazione, la Tasi va calcolata sulla base delle aliquote e delle detrazioni deliberate dal comune per l’anno precedente.

Ancora, sotto il profilo generale, si ricorda che il presupposto impositivo della Tasi è rappresentato dal possesso e/o dalla detenzione, a qualsiasi titolo, di fabbricati, compresa l’abitazione principale, e di aree edificabili come definiti ai fini Imu. Risultano, invece, esclusi in ogni caso le aree edificabili possedute e/o condotte da coltivatori diretti e Imprenditori Agricoli Professionali.

Per quanto riguarda l’aspetto quantitativo, ossia l’ammontare della Tasi dovuta, si ricorda che, seguendo la c.d. “regola generale”, la stessa è determinata applicando alla base imponibile Imu l’aliquota prevista per la tipologia di immobile preso a riferimento e considerando le eventuali detrazioni previste dalla delibera comunale, come nel caso dell’abitazione principale. L’importo così determinato, va rapportato al periodo e alla percentuale di possesso.

Per quanto concerne il versamento della Tasi, lo stesso deve essere effettuato con le modalità previste per il versamento per l’Imu. In altri termini, quindi, il versamento deve essere effettuato tramite:

a) modello F24, utilizzando specifici codici tributi a seconda della tipologia di immobile a cui si riferisce il versamento. I codici tributo a cui si fa riferimento sono rispettivamente:

- 3958 per il versamento riferito all’abitazione principale e delle relative pertinenze;

- 3959 per il versamento riferito ai fabbricati rurali ad uso strumentale;

- 3960 per il versamento riferito alle aree fabbricabili;

- 3961 per il versamento riferito ad altri fabbricati.

b) bollettino di c/c postale, approvato con il D.M. 23.5.2014, che può essere presentato in forma cartacea ovvero utilizzando il canale telematico di Poste spa. Sotto il profilo sanzionatorio, si ricorda che in caso di omesso e/o tardivo versamento è applicabile la sanzione del 30%.

Per conseguenza, i contribuenti che non hanno eseguito, in tutto o in parte, alla scadenza del 16.6.2015, o non eseguono, alla data del 16.12.2015 i versamenti in acconto sono soggetti a sanzione amministrativa pari al 30% dell’importo non versato.

È comunque possibile avvalersi del ravvedimento operoso per la regolarizzazione della violazione tenendo presente le novità in vigore dal 2015.

Con riferimento all’applicazione del riduzione della sanzione nella misura pari ad 1/9, di cui alla lettera a-bis) dell’articolo 13 D.Lgs. n. 472/1997, l’Agenzia delle entrate, con la C.M. n. 9/E/2015, ha chiarito che la previsione introdotta con la lettera a-bis) trova applicazione anche con riferimento a tributi diversi da quelli amministrati dall'Agenzia stessa. Rientrano nell'ambito applicativo della disposizione anche i tributi locali e regionali.

8) Estensione della piattaforma informatica INPS Cessione Quinto Pensione ai pensionati della Gestione Spettacolo e Sport

L’Inps, con il messaggio n. 7116 del 23 novembre 2015, comunica che, con riferimento all’ambito dei prestiti ai pensionati estinguibili con cessione del quinto della pensione, è stato avviato l’intervento finalizzato all’estensione della piattaforma informatica CQP ai pensionati dello Spettacolo e Sport.

A decorrere dal 1° dicembre 2015, è operativa la funzione informatica destinata all’elaborazione della quota cedibile da parte di tutte le Strutture territoriali, previa richiesta diretta da parte del pensionato tramite presentazione del modello unificato (AP 107), scaricabile dalla sezione relativa alla “modulistica on line” presente sul sito istituzionale www.inps.it

Parimenti, gli intermediari finanziari che operano in regime di convenzionamento con questo Istituto, a decorrere dalla suddetta data, possono provvedere autonomamente all’emissione della quota cedibile della pensione della Gestione Spettacolo e Sport.

L’Istituto evidenzia, tuttavia, che essendo attualmente le prestazioni pensionistiche della suddetta Gestione ancora accentrate presso il Polo Prestazioni PALS della Direzione di area metropolitana di Roma (Sede 7000) che gestisce il relativo sistema proprietario, anche la gestione dei contratti di cessione del quinto pensione in argomento tramite la piattaforma informatica CQP, rimane di esclusiva competenza di quest’ultima Sede, alla quale i contratti continueranno ad essere notificati conformemente alle modalità previste.

Conseguentemente, i contratti di cessione stipulati con società finanziarie/banche che operano in regime di accreditamento dovranno essere notificati secondo le consuete modalità esclusivamente alla citata Sede di Roma (7000).

I contratti di cessione trasmessi a questo Istituto in via telematica dai soggetti finanziari convenzionati verranno, invece, attribuiti automaticamente dalla procedura CQP alla suddetta Sede territoriale per la relativa lavorazione, restando a cura del predetto soggetto cessionario la spedizione del contratto originale alla Sede medesima per i necessari adempimenti finalizzati all’abbinamento (messaggio Hermes n. 3771 del 13.02.2008, punto 2.2.3).

Per le problematiche relative alle posizioni della Gestione Spettacolo e Sport è possibile contattare la seguente casella di posta istituzionale cessionequintospettacolo@inps.it.

9) CNDCEC: incompatibilità con attività di sub agente assicurativo

Il CNDCEC ha pubblicato sul proprio sito internet il 24 novembre 2015 nella sezione PRONTO ORDINI i seguenti chiarimenti (sotto forma di Pronto Ordini o PO) in materia di:

- Trasferimento di partecipazioni di srl da parte di un iscritto nella sezione B dell’Albo (PO 156/2015);

- Convocazione dell’esponente e dell’incolpato prima dell’apertura del procedimento disciplinare (PO 216/2015);

- Incompatibilità con attività di sub agente assicurativo (PO 185/2015);

- Costituzione organismi di composizione della crisi da sovraindebitamento (PO 195/2015).

10) La riforma delle Banche popolari: circolare di Assonime

E arrivata anche la circolare n. 32 del 24 novembre 2015 di Assonime sulla riforma delle Banche popolari.

Con il decreto legge 24 gennaio 2015, n.3, in materia di misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti (cd. “Investment Compact”), è stata riformata la disciplina delle banche popolari. In primo luogo, viene previsto l’obbligo di trasformazione in società per azioni di quelle banche popolari che superino la soglia dimensionale massima di 8 miliardi di euro di attivo. In secondo luogo, il decreto legge n. 3/2015 innova la disciplina delle banche popolari, limitando il diritto di rimborso delle azioni e degli altri strumenti di capitale in caso di recesso, esclusione o morte del socio, consentendo l’emissione di strumenti finanziari ed un ricorso più esteso alle deleghe di voto in assemblea.

Queste innovazioni si collocano nell’ambito della nuova disciplina comunitaria in materia di regolamentazione e vigilanza bancaria. L’Unione Europea ha previsto una serie di strumenti per gestire e superare le crisi bancarie. La riforma delle banche popolari, in tale contesto, mira a realizzare una profonda razionalizzazione delle forme organizzative dell’impresa bancaria. Assume rilievo la necessità di assicurare che le società bancarie, quale che sia il modello organizzativo adottato, possano rispondere prontamente ad esigenze di rafforzamento patrimoniale e capitalizzazione.

Decreti legislativi di attuazione della direttiva sulla risoluzione delle banche: le sanzioni

Sono stati pubblicati, nella Gazzetta Ufficiale del 16 novembre 2015, n. 267, i decreti legislativi del 16 novembre 2015, nn. 180 e 181, che attuano nel nostro ordinamento la direttiva 2014/59/UE sulla risoluzione delle crisi bancarie e adeguano al nuovo quadro giuridico le norme del TUB e del TUF.

I decreti legislativi, oltre a disciplinare la fase di prevenzione e preparazione all’eventuale risoluzione, prevedono anche un articolato sistema di sanzioni amministrative, da comminare in ipotesi di violazioni delle regole dei processi di ristrutturazione ivi predisposti.

Lo schema delle sanzioni ricalca la suddivisione, introdotta dal d.lgs. 12 maggio 2015, n. 72 (di recepimento della direttiva cd. CRD IV), tra destinatari delle sanzioni: è prevista, infatti, una differente modulazione delle sanzioni a seconda che le violazioni siano riconducibili all’ente bancario oppure agli esponenti aziendali ovvero al personale.

Con particolare riguardo al decreto legislativo n. 180, l’art. 96, comma 1 e 2, rende applicabile agli enti bancari – in ipotesi di violazione delle norme predisposte a favore della fase preparatoria, nonché di risoluzione vera e propria – la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 30.000 fino al 10% del fatturato, oltre alla facoltà, posta in capo alla Banca d’Italia, di poter esercitare, in ipotesi di scarsa offensività o pericolosità della violazione posta in essere, lo strumento deflattivo dell’ordine di porre termine alla violazione.

L’art. 96, comma 3, invece, si occupa delle violazioni alle misure di risoluzione poste in essere dagli esponenti aziendali o dal personale, prevedendo l’applicazione del nuovo art. 144-ter del TUB (per come introdotto dal citato d.lgs. n. 72/2015), ossia l’applicazione di sanzioni pecuniarie da euro 5.000 fino a euro 5 milioni, graduate in base ai criteri di determinazioni previsti dal nuovo art. 144-quater del TUB.

Con riguardo, invece, al decreto legislativo n. 181, ferme le modifiche di coordinamento operate dallo stesso a livello di TUB, di particolare interesse è l’introduzione di un articolo ad hoc nel corpo del Testo Unico della Finanza.

Si prevede, infatti, l’inserimento del nuovo articolo 195-quater, il quale estende le sanzioni amministrative pecuniarie previste dal novellato art. 190 del TUF (da euro 30.000 al 10% del fatturato) a sfavore delle SIM che svolgano le attività previste dal nuovo art. 55-bis del TUF (per come introdotto dallo stesso d.lgs. n. 181, ovverosia negoziazione per conto proprio, sottoscrizione e/o collocamento con assunzione a fermo o assunzione di garanzia nei confronti dell’emittente e gestione di sistemi multilaterali di negoziazione), oltre alla facoltà, posta in capo alla Banca d’Italia, di poter esercitare, in ipotesi di scarsa offensività o pericolosità della violazione posta in essere, lo strumento deflattivo dell’ordine di porre termine alla violazione.

Le suddette violazioni, potranno addebitarsi anche agli esponenti aziendali o al personale, secondo i criteri e le quantificazioni previste dal recente art. 190-bis del TUF (sanzioni pecuniarie da euro 5.000 a euro 5 milioni, graduate in base ai criteri di determinazione previsti dal nuovo art. 194-bis del TUF).

Vincenzo D’Andò