Diario quotidiano del 23 novembre 2015: il caso della congruità ai fini degli studi di settore retroattiva pro contribuente

Pubblicato il 23 novembre 2015



in arrivo le società di benefit; F24: istituito nuovo codice tributo per il bonus investimenti; per i transfrontalieri il reddito si tassa nello Stato di residenza; legge di stabilità 2016: votata fiducia; ok alla congruità ai fini degli studi di settore retroattiva pro contribuente; Dogane - digitalizzazione del colloquio tra l’ufficio di destinazione ed il destinatario autorizzato: differimento il termine; consultazione Banca d’Italia sulla raccolta del risparmio dei soggetti diversi dalle banche; corte Ue: in presenza di redditi soggetti alla ritenuta alla fonte, niente sgravi fiscali

Indice:

 1) In arrivo le società di benefit

2) F24: istituito nuovo codice tributo per il bonus investimenti

 3) Per i transfrontalieri il reddito si tassa nello Stato di residenza

 4) Legge di stabilità 2016: votata fiducia

 5) Ok alla congruità ai fini degli studi di settore retroattiva pro contribuente

 6) Digitalizzazione del colloquio tra l’ufficio di destinazione ed il destinatario autorizzato: differimento il   termine

 7) Consultazione Banca d’Italia sulla raccolta del risparmio dei soggetti diversi dalle banche

 8) Corte Ue: in presenza di redditi soggetti alla ritenuta alla fonte, niente sgravi fiscali

 

 

1) In arrivo le società di benefit

E’ in arrivo in Italia le società di beneficio comune, ovvero le cd. società benefit.

E’ la novità che è contenuta nel maxiemendamento interamente sostitutivo del DDL di Legge di stabilità 2016 che introduce appunto la disciplina delle “società benefit”. Società che, nell’esercizio di un’attività economica, oltre allo scopo di dividerne gli utili, perseguono una o più finalità di beneficio comune e operano in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente, beni e attività culturali e sociali, enti e associazioni o altri portatori di interesse (ovvero un singolo soggetto o un gruppo di soggetti coinvolti, direttamente o indirettamente, dall’attività delle società, come potrebbero essere lavoratori, clienti, fornitori, creditori, finanziatori, P.A. e società civile). In particolare, il “beneficio comune” deve sostanziarsi nel perseguimento anche di uno o più effetti positivi, ovvero nella riduzione degli effetti negativi, su una o più delle “categorie” suddette.

Saranno “società benefit” tutte quelle società – di persone, di capitali o cooperative (in tal caso la nuova finalità andrebbe ad affiancarsi allo scopo mutualistico) – che, oltre ad indicare specificamente nell’oggetto sociale le finalità di beneficio comune perseguite, nel concreto le perseguano (nel rispetto della relativa disciplina) mediante una gestione che realizzi un sostanziale bilanciamento tra l’interesse dei soci e quello di coloro sui quali l’attività sociale possa andare ad impattare. Anche le attuali società potranno perseguire finalità di beneficio comune. A tali fini, tuttavia, è necessario modificare il proprio atto costitutivo o statuto nel rispetto delle vigenti disposizioni codicistiche.

È, inoltre, possibile introdurre accanto alla denominazione sociale la specificazione “Società benefit” o la sigla “SB”, utilizzando, di poi, tale denominazione nei titoli emessi, nella documentazione sociale e nelle comunicazioni verso terzi.

Ovviamente, la gestione di tali società deve avvenire contemperando i vari interessi coinvolti (ovvero il perseguimento del beneficio comune con gli interessi dei soci e degli altri portatori di interessi). Una simile attività può essere attribuita a uno o più specifici soggetti. L’inosservanza di tale modalità di gestione può costituire inadempimento dei doveri imposti dalla legge o dallo statuto e, quindi, generare responsabilità perseguibili nelle forme e nei modi previsti dal codice civile per ciascun tipo di società. Responsabilità che potrebbe anche espandersi al rischio di sanzioni che la società corre, in caso di mancato perseguimento delle finalità di beneficio comune, in applicazione delle disposizioni in materia di pubblicità ingannevole e del Codice del consumo.

La nuova disciplina precisa, poi, che la società benefit è tenuta a redigere annualmente – allegandola al bilancio e pubblicandola sul sito internet della società, ove esistente – una relazione concernente il perseguimento del beneficio comune.

Nuova IVA al 5% per le cooperative sociali: cambia l’aliquota ridotta per le prestazioni a carattere socio-sanitario

Una nuova aliquota IVA, nella misura del 5%, dovrebbe essere introdotta dalla legge di stabilità 2016 per le prestazioni, rese nell’ambito socio-sanitario, dalle cooperative sociali nei confronti di soggetti degni di protezione sociale.

Uno degli emendamenti al DDL, trasfuso nel maxiemendamento, contempla infatti l’adozione dell’aliquota IVA del 5% per le prestazioni di cui ai numeri 18), 19), 20), 21) e 27-ter) dell’art. 10 comma 1 del DPR 633/72, rese in favore dei soggetti indicati nello stesso numero 27-ter) da cooperative sociali e loro consorzi in esecuzione di contratti di appalto e di convenzioni in generale.

Le prestazioni saranno assoggettate ad aliquota IVA del 5% al rispetto dei seguenti requisiti.

Sotto il profilo soggettivo, le prestazioni sono rese da cooperative sociali e loro consorzi e, sotto il profilo del destinatario, le prestazioni sono effettuate in favore “degli anziani ed inabili adulti, di tossicodipendenti e malati di AIDS, degli handicappati psicofisici, dei minori anche coinvolti in situazioni di disadattamento e di devianza, di persone migranti, senza fissa dimora, richiedenti asilo, di persone detenute, di donne vittime di tratta a scopo sessuale e lavorativo”.

Sotto il profilo oggettivo, sono agevolate:

- le “prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona nell’esercizio delle prestazioni e arti sanitarie soggette a vigilanza”;

- le “prestazioni di ricovero e cura (...), compresa la somministrazione di medicinali, presidi sanitari e vitto, nonché le prestazioni di cura rese da stabilimenti termali”;

- le “prestazioni educative dell’infanzia e della gioventù e quelle didattiche di ogni genere, anche per la formazione, l’aggiornamento, la riqualificazione e riconversione professionale (...), comprese le prestazioni relative all’alloggio, al vitto e alla fornitura di libri e materiali didattici”;

- le “prestazioni proprie dei brefotrofi, orfanotrofi, asili, case di riposo per anziani e simili, delle colonie marine, montane e campestri e degli alberghi e ostelli per la gioventù (...), comprese le somministrazioni di vitto, indumenti e medicinali, le prestazioni curative e le altre prestazioni accessorie”;

- le “prestazioni socio-sanitarie, di assistenza domiciliare o ambulatoriale, in comunità e simili”.

Il disegno di legge di stabilità 2016 intende chiudere le porte a una possibile procedura di infrazione da parte della Commissione, mettendo “al riparo” l’aliquota IVA per le cooperative sociali, a tal fine istituendo una nuova aliquota agevolata, nella misura del 5% (accanto alle già presenti aliquote ridotte pari al 4% e al 10%), istituendo la parte II-bis allegata al DPR 633/72.

La decorrenza è fissata alle operazioni effettuate sulla base di contratti stipulati, rinnovati o prorogati successivamente al 1° gennaio 2016, data di entrata in vigore della legge di stabilità.

 

2) F24: istituito nuovo codice tributo per il bonus investimenti

Sarà operativo dal 1° gennaio 2016 per i titolari di reddito di impresa che fruiranno in compensazione del credito d’imposta.

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione 96/E del 19 novembre 2015, ha istituito il codice tributo per l’utilizzo del credito d’imposta, mediante F24, dell’incentivo fiscale previsto dal “decreto competitività” a favore dei titolari di reddito d’impresa.

Beneficiari del credito d’imposta di cui all’articolo 18 del Dl 91/2014 sono i contribuenti titolari di reddito d’impresa che, nel periodo compreso tra l’entrata in vigore della disposizione (25 giugno 2014) e il 30 giugno scorso, hanno effettuato investimenti in nuovi beni strumentali (macchinari e impianti) compresi nella divisione 28 della tabella Ateco 2007 e destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato.

Il bonus fiscale, pari al 15% delle spese sostenute in eccedenza rispetto alla media degli analoghi investimenti realizzati nei cinque periodi di imposta precedenti (con facoltà di escludere dal calcolo della media il periodo in cui l’investimento è stato maggiore), è utilizzabile esclusivamente in compensazione, mediante modello F24, e deve essere ripartito in tre quote annuali di pari importo: la prima, a decorrere dal 1° gennaio del secondo periodo d’imposta successivo all’investimento.

Per consentirne la fruizione a partire dall’inizio del prossimo anno, secondo le modalità fornite con la circolare 5/2015, la neo risoluzione istituisce lo specifico codice tributo “6856”, operativo dal 1° gennaio 2016.

Questo va esposto nella sezione “Erario” del modello F24, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati” ovvero, nei casi in cui il contribuente debba procedere a riversare l’agevolazione, nella colonna “importi a debito versati”.

Nel campo “anno di riferimento” deve essere riportato l’anno di sostenimento della spesa.

 

3) Per i transfrontalieri il reddito si tassa nello Stato di residenza

È legittima la disposizione della Convenzione bilaterale sulla doppia imposizione conclusa tra la Svizzera e la Germania (1971), in forza della quale la competenza ad assoggettare ad imposta i redditi da lavoro dipendente di un contribuente tedesco che non possiede la cittadinanza svizzera, anche se costui abbia trasferito la sua residenza dalla Germania alla Svizzera pur mantenendo il suo luogo di lavoro dipendente nel primo di tali Stati, spetta allo Stato della fonte di tali redditi (ossia alla Germania), mentre la competenza ad assoggettare ad imposta i redditi da lavoro dipendente di un cittadino svizzero che si trovi in una situazione analoga spetta al nuovo Stato di residenza (nel caso di specie alla Svizzera).

Secondo la Corte di Giustizia UE (sentenza del 19 novembre 2015, causa n. C-241/14), infatti, la disposizione della Convenzione bilaterale Svizzera-Germania non contrasta con i principi di non discriminazione e della parità di trattamento, enunciati dall’Accordo sulla libera circolazione delle persone firmato nel 1999 a Lussemburgo tra la Comunità europea-Stati membri e la Confederazione svizzera. La decisione di fatto accoglie le conclusioni dell’Avvocato Generale Paolo Mengozzi del 30 aprile 2015.

La controversia esaminata dagli eurogiudici verte sulla corretta interpretazione dei principi di non discriminazione e parità di trattamento dell’accordo sulla libera circolazione

La domanda di pronuncia pregiudiziale è stata sollevata nell’ambito di una controversia che verte sull’interpretazione dell’accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera e sulla libera circolazione delle persone del 21 giugno 1999. La questione è sorta in merito al ricorso presentato da un cittadino tedesco all’ufficio tributario di Lorrach in Germania, sulla decisione di assoggettamento ad imposta in Germania dei redditi da lavoro anche successivamente al trasferimento della residenza dell’interessato in Svizzera.

Procedimento principale

Un cittadino tedesco ha lavorato in Svizzera e nel periodo di tale prestazione lavorativa veniva comunque assoggettato ad imposta sul reddito nel suo Stato di residenza la Repubblica federale di Germania. Successivamente veniva trasferito, dal proprio datore di lavoro, a prestare la propria attività lavorativa in Germania, e dopo qualche hanno lo stesso cambiava residenza acquisendola nella Confederazione svizzera. Per il periodo di prestazione di attività lavorativa in Svizzera il cittadino tedesco aveva ritenuto di veder assoggettati i redditi di lavoro in Svizzera. L’ufficio tributario di Lorrach, invece ha ritenuto di dover assoggettare tali redditi ad imposta in Germania in forza degli accordi sulla libera prestazione di servizi. In seguito ad un reclamo dello stesso contribuente, l’ufficio tributario di Lorrach da una parte ha confermato l’avviso di accertamento sui redditi tassati in Svizzera, mentre per altro verso ha considerato solo una parte dei redditi prodotti nella confederazione, ovvero per redditi prodotti fino al trasferimento della domiciliazione in Svizzera. Contro il rigetto del ricorso veniva adito il giudice del rinvio, il quale in ottemperanza alle disposizioni dell’accordo non lascia impregiudicate le disposizioni della convenzione in quanto l’applicazione delle convenzioni contro le doppie imposizioni dovrebbe farsi nel rispetto degli obblighi derivanti dalle libertà fondamentali contemplate nell’accordo stesso. In tali circostanze il giudice tributario del rinvio ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre la questione pregiudiziale ai giudici europei.

Questione pregiudiziale

Nella questione pregiudiziale il giudice del rinvio chiede se i principi di non discriminazione e della parità di trattamento di cui agli articoli 2 e 9 rispettivamente dell’accordo sulla libera circolazione delle persone e del relativo allegato I, debbano essere interpretati nel senso che ostano a un convenzione bilaterale contro la doppia imposizione, in forza della quale il diritto ad assoggettare ad imposta i redditi di lavoro dipendente in Germania di un contribuente tedesco che abbia trasferito la sua residenza in Svizzera.

La parte ricorrente sostiene di aver subito una disparità di trattamento rispetto a un cittadino svizzero che, proprio come lui, abbia trasferito la sua residenza dalla Germania alla Svizzera, pur mantenendo il luogo del suo lavoro dipendente nel territorio tedesco, in quanto la sua competenza ad assoggettare ad imposta i redditi da lavoro dipendente spetterà al suo Stato di residenza ovvero alla Confederazione svizzera. Nella fattispecie del lavoratore tedesco ricorrente, invece, la tassazione avverrà a opera della Repubblica federale di Germania, Stato della fonte dei redditi da lavoro dipendente. Ecco che allora una convenzione contro la doppia imposizione, quale quella tra Germania e Svizzera è volta ad evitare che lo stesso reddito sia soggetto ad imposta in ciascuna delle due parti di tale convenzione, e non a fare in modo che l’imposizione alla quale è soggetto il contribuente, in una parte contraente, non sia superiore a quella alla quale egli sarebbe soggetto nell’altra parte contraente come si evince da passate sentenze della Corte. Alla luce di queste considerazioni, nella situazione di cui alla fattispecie principale, la tassazione del reddito di lavoro spetta allo Stato della fonte di tali redditi, in tal caso la Germania mentre la competenza ad assoggettare a imposta i redditi di lavoro dipendente di un cittadino il cui reddito sia prodotto nel territorio di altro Stato, la Germania, mentre lo stesso sposti la residenza in altro Stato, la Svizzera, spetti a quest’ultimo Paese.

Pronuncia della Corte

I giudici della terza sezione della Corte di giustizia europea si sono espressi nel senso che gli articoli richiamati sulla libera circolazione di persone non ostano a una convenzione contro la doppia imposizione, in virtù della quale la competenza ad assoggettare a imposta i redditi da lavoro dipendente di un contribuente tedesco che non possiede la cittadinanza svizzera spetta allo Stato della fonte di tali redditi, ossia la Germania, mentre la competenza per i redditi di lavoro dipendente di un cittadino svizzero in analoga situazione spetta al nuovo Stato di residenza.

 

4) Legge di stabilità 2016: votata fiducia

Il 20 novembre 2015, il Senato ha approvato, con 164 voti favorevoli, 116 contrari e 2 astenuti, il maxiemendamento interamente sostitutivo del ddl di stabilità 2016 (A.S. n. 2111), sul quale il Governo aveva posto la questione di fiducia. Dopo l’approvazione della Nota di variazioni, è stato dato il via libera anche al ddl di “Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2016 e bilancio pluriennale per il triennio 2016-2018” (ddl n. 2112), con 154 voti favorevoli, 6 contrari e 8 astenuti. I testi passano all'esame della Camera dei deputati.

Primo Ok (con voto di fiducia) alla legge di Stabilità

Il maxiemendamento presentato dall’esecutivo che rispecchia sostanzialmente il testo licenziato dalla commissione Bilancio di Palazzo Madama. Il maxi emendamento presentato dal Governo alla legge di stabilità, e sul quale ha posto la questione di fiducia, e' composto di 557 commi. A parte otto riformulazioni e uno stralcio per problemi di copertura (modifiche che la Commissione ha condiviso) il testo riprende quello approvato dalla commissione Bilancio. Tra le altre norme viene confermata la deroga ai Comuni che hanno varato le delibere sui tributi oltre la scadenza prevista dalla legge.

Tra i principali provvedimenti varati dalla Commissione c’è lo stop all’Imu per la casa in uso a figli. Potranno dire addio alle tasse sulla casa anche i proprietari che danno l’immobile in comodato ai figli (o ai genitori). Il proprietario, per poter usufruire dell’agevolazione, non deve possedere un altro immobile ad uso abitativo in Italia e deve aver abitato nel 2015 nella casa che intende cedere al parente in linea retta entro il primo grado. In pratica, la casa ceduta al figlio viene trattata dal punto di vista fiscale, come prima casa anche se il proprietario non vi risiede. Dall’esenzione sono escluse ville e castelli. Stop a Imu e Tasi anche per i proprietari che la danno in uso gratuito a parenti fino al secondo grado disabili, per i separati e divorziati la cui casa coniugale è stata assegnata all’ex da una sentenza di separazione e per il personale appartenente alle forze armate o di polizia o al corpo nazionale dei vigili del fuoco che possieda un unico immobile, non concesso in locazione, anche se non vi risiede.

Tra le altre norme c’è la riduzione dell’Imu del 25% per i proprietari che danno in affitto la propria casa a canone concordato insieme al raddoppio del tetto al bonus per l'acquisto di mobili previsto dalla legge di Stabilità per le giovani coppie che acquistano la prima casa. La soglia massima delle spese sostenute, su cui applicare la detrazione del 50%, sale da 8.000 a 16.000 euro. Brutte notizie, invece, per le cooperative sociali: un emendamento delle relatrici approvato nella notte fa passare l’Iva per il 2016 dal 4 al 5%, con un gettito atteso dall’anno prossimo di 34 milioni di euro.

Il canone Rai, invece, si pagherà in bolletta elettrica in 10 rate mensili da 10 euro. Le rate saranno addebitate sulle fatture (che però sono generalmente bimestrali) emesse dall’impresa elettrica aventi scadenza del pagamento immediatamente successiva alla scadenza delle rate. Le eventuali maggiori entrate derivanti dall’inserimento in bolletta del canone saranno destinate prioritariamente all’innalzamento a 8.000 euro (dagli attuali 6.500) della soglia di reddito per l’esenzione dal pagamento del canone stesso in favore degli ultra-settantacinquenni.Timido, invece, il passo avanti sul fronte del congedo obbligatorio dei papà per la nascita dei figli che sale ad appena due giorni da utilizzare entro cinque mesi dalla nascita del figlio. Salta il taglio dell’aliquota Iva su Pellet (combustibile ricavato dalla segatura essiccata) dal 22% al 10% previsto in manovra. Le risorse, circa 100 milioni, dovrebbe essere destinate ad altre misure. Gli imprenditori individuali che possiedono immobili strumentali (al 31 ottobre 2015) potranno optare, entro il 31 maggio 2016, per l’esclusione di tali beni dal patrimonio d’impresa mediante il pagamento di un’imposta sostitutiva dell’8% della differenza tra il valore nominale degli immobili e il loro valore fiscale.

Varata anche la stretta sugli affitti in nero: sarà infatti nullo ogni accordo che determini un prezzo superiore a quello scritto sul contratto registrato e nei casi di nullità, il conduttore potrà chiedere la restituzione delle somme corrisposte in misura superiore al canone risultante dal contratto. Proroga a tutto il 2016 dei voucher per il baby-sitting, per cui vengono stanziati 20 milioni di euro: le lavoratrici entro gli 11 mesi successivi al rientro dopo una maternità, possono usufruire, in alternativa alla prosecuzione del congedo, di un assegno di 600 euro mensili per un massimo di 6 mesi, quale contributo per le spese della babysitter. Incremento di 25 milioni di euro il fondo per le scuole paritarie.Per concorrere alle spese sostenute per l’acquisto di libri di testo e altri contenuti didattici per la scuola dell'obbligo sarà istituito un Fondo presso il ministero dell'Istruzione un Fondo di 10 milioni per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018. Resta a 1.000 euro il tetto all’utilizzo del contante per i trasferimenti tramite money transfer. Quanto ai Caf, il taglio di risorse sarà nel 2016 di 40 milioni, mentre nel biennio 2017-2018 la riduzione dello stanziamento sarà di 70 milioni in ciascun anno. Rispetto a quanto previsto in manovra (cioè -100 milioni dal 2016), la commissione ha ridotto il taglio di 60 milioni nel 2016 e di 30 milioni all’anno nel biennio 2016 e 2017. Mentre ha confermato la riduzione di 100 milioni di euro a partire dal 2019.

Sul fronte dell’Agenzia delle entrate continueranno a percepire lo stesso trattamento economico a titolo individuale e in via provvisoria e a svolgere le relative mansioni i funzionari dell’Agenzia delle entrate, retrocessi in seguito a una sentenza del Tar. E' arrivata anche la deroga per i Comuni che hanno approvato delibere sui tributi locali entro il 30 settembre 2015. Il termine per la presentazione da parte dei Comuni delle delibere su regolamenti, aliquote e tariffe, scadeva il 30 luglio. Previsto poi un aumento di 5 milioni l’anno a partire dal 2016 del Fondo integrativo per la concessione delle borse di studio previste dal Ministero dell’Istruzione.

Ricordiamo che la 5 Commissione (Bilancio) del Senato nella seduta del 27 ottobre 2015, aveva iniziato l’esame del disegno di legge recante le disposizioni per formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2016).

La Commissione aveva poi fissato il termine per la presentazione degli emendamenti alle ore 12 di sabato 7 novembre 2015.

Riproponiamo di seguito le principali disposizioni fiscali, così come anticipate prima dell’approvazione del suddetto maxiemendamento.

Eliminazione aumenti accise e IVA

Viene modificato il c. 718 dell’art. 1 della l. 190/2014 (Legge di Stabilità per l’anno 2015) posticipando l’incremento delle aliquote IVA al 1^ gennaio 2017 e definendo l’incremento dell’aliquota del 10% al 13% e di quella del 22% al 24%.

Dal 1° gennaio 2018 l’aliquota del 24% sarà incrementata di un ulteriore punto percentuale.

Esenzione per l’abitazione principale, i macchinari imbullonati, i terreni agricoli (art. 4)

IMU terreni agricoli

Viene ripristinata, a decorrere dall’anno 2016, l’esenzione IMU per i terreni agricoli ricadenti in aree montane e di collina di cui all’art. 7 c. 1 lett. h) d.lgs. 504/1992 individuati sulla base dei criteri fissati dalla circolare n. 9 del 1993.

Viene inoltre prevista l’esenzione IMU per:

– i terreni agricoli posseduti e condotti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali di cui all’art. 1 d.lgs. 99/2004, iscritti nella previdenza agricola, indipendentemente dalla loro ubicazione;

– i terreni ubicati nelle isole minori (di cui all’allegato A della l. 448/2001)

– i terreni a immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile;

TASI

Viene abrogata la TASI sulle unità immobiliari destinate ad abitazione principale dal possessore nonché dall’utilizzatore e dal suo nucleo familiare ad eccezione di quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9.

Per le unità immobiliari destinate ad abitazione principale, escluse quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, è inoltre previsto che il possessore versi la Tasi nella percentuale stabilita dal comune nel Regolamento relativo all’anno 2015 o, in mancanza, in misura pari al 90% del tributo.

Viene fissata l’aliquota TASI allo 0,1% per i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati, con facoltà dei comuni di incrementare l’aliquota fino allo 0,25% o di ridurla fino all’azzeramento.

IVIE

Viene uniformato il regime fiscale previsto per l’IMU anche all’IVIE.

Imbullonati

Viene stabilito dal 1/1/2016 che la determinazione della rendita catastale degli immobili censibili nelle categorie catastali D e E è effettuata tramite stima diretta e che sono esclusi i macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo.

Riduzione IRES ed esenzione IRAP in agricoltura e pesca

IRES

Viene ridotta l’aliquota IRES dal 27,5% al 24,5% a decorrere dal 1/1/2016 con effetto per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31/12/2015 e al 24% a decorrere dal 1/1/2017 con effetto dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31/12/2016.

Conseguentemente viene rideterminata l’aliquota della ritenuta sugli utili corrisposti a società non residenti dall’1,375% all’1,225% dal 1/1/2016 e all’1,20% dal 1/1/2017.

IRAP

Viene abrogata la lett. d) del c. 1 dell’art. 3 d.lgs. 446/1997 concernente l’applicazione dell’IRAP ai produttori agricoli titolari di reddito agrario di cui all’art. 32 del TUIR.

Detrazioni fiscali per interventi di ristrutturazione edilizia, riqualificazione energetica e acquisto di mobili

Vengono prorogate al 31 dicembre 2016 la detrazione al 50% per le spese sostenute per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio (art. 15 d.l. 63/2013) e quella al 65% per gli interventi di riqualificazione energetica (art. 14 d.l. 63/2013).

Viene altresì prorogata al 31 dicembre 2016 la detrazione del 50% prevista per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici destinati all’arredamento di un immobile oggetto di ristrutturazione (art. 16 d.l. 63/2013).

È introdotta una detrazione dall’imposta lorda pari al 50% delle spese sostenute dal 01/01/2016 al 31/12/2016 per l’acquisto di mobili destinati all’arredamento dell’abitazione principale acquistata.

Tale detrazione è calcolata su un ammontare complessivo di 8.000 euro e spetta alle giovani coppie che abbiano costituito un nucleo da almeno tre anni e in cui almeno uno dei due componenti non abbia superato i 35 anni d’età.

La detrazione non è cumulabile con quella prevista dall’art. 16 del d.l. 63/13.

Ammortamenti

E’ riconosciuta una maggiorazione della deduzione IRES e IRPEF del 40% degli ammortamenti e dei canoni di locazione finanziaria sugli investimenti in beni strumentali acquistati dal 15 ottobre 2015 al 31 dicembre 2016.

Sono inoltre maggiorati del 40% i limiti di costo di acquisizione rilevanti per la deduzione delle quote di ammortamento e dei canoni di leasing per gli automezzi di cui all’art. 164 del TUIR.

La disposizione non si applica ai beni materiali strumentali per cui il decreto del Ministero delle finanze 31 dicembre 1988 stabilisce un coefficiente di ammortamento inferiore al 6,5%, agli investimenti in fabbricati e costruzioni nonché ai beni di cui all’allegato 3 della presente legge.

Tali disposizioni non producono effetto sulla determinazione degli acconti dovuti per il periodo d’imposta in corso al 31/12/2015 e al 31/12/2016.

Regime fiscale di professionisti e imprese di piccoli dimensioni

Viene innalzato il limite dei ricavi a 30.000 per i professionisti e di 10.000 euro per le altre categorie di imprese, viene introdotto un regime particolare per le start-up con applicazione dell’imposta sostitutiva al 5%, anziché al 10%, per 5 anni.

Misure di riduzione e razionalizzazione fiscale per le imprese e i lavoratori autonomi

assegnazione beni ai soci

Le società di persone e di capitali che entro il 30 settembre 2016 assegnano o cedono ai soci beni immobili, diversi da quelli indicati all’art. 43 del TUIR (non strumentali), e/o beni mobili iscritti nei pubblici registri, non utilizzati come beni strumentali nell’attività dell’impresa, beneficiano dell’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’8% ovvero del 10,5% per le società considerate non operative in almeno due dei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al momento dell’assegnazione ai soci.

La società potrà determinare il valore degli immobili oggetto di assegnazione o cessione calcolando il valore normale ai sensi dell’art. 9 del TUIR ovvero in misura pari a quello risultante dall’applicazione dei moltiplicatori di cui all’art. 52 del DPR 131/1986.

Le aliquote dell’imposta di registro sono ridotte alla metà e le imposte ipotecarie e catastali si applicano in misura fissa.

L’imposta sostitutiva deve essere versata per il 60% entro il 30 novembre 2016 e per il 40% entro il 16 giugno 2017.

Irap

Viene aumentata la franchigia di deduzione IRAP di cui all’art. 11 c. 4-bis lett. d-bis) del d.lgs. 446/1997 prevista per le società di persone e per le persone fisiche nella seguenti misure:

– Base imponibile fino a 180.759,91 da 10.500 a 13.000

– Base imponibile da 180.759,91 e fino a 180.839,91 da 7.875 a 9.750

– Base imponibile da 180.839,91 e fino a 180.919,91 da 5.250 a 6.500

– Base imponibile da 180.919,91 e fino a 180.999,91 da 2.625 a 3.250.

Variazione dell’imponibile o dell’imposta

Viene modificato l’art. 26 consentendo al cedente di emettere nota di credito:

– a partire dalla data in cui il committente o cessionario è assoggettato a una procedura concorsuale o dalla data del decreto che omologa un accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all’art. 182-bis R.D. 267/1942 o dalla data di pubblicazione nel registro delle imprese di un piano attestato ai sensi dell’art. 67 c. 3 lett. d) R.D. 267/1942.

Il debitore si considera assoggettato a procedura concorsuale dalla data della sentenza dichiarativa di fallimento o del provvedimento che ordina la liquidazione coatta amministrativa o del decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo o del decreto che dispone la procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi.

Il cessionario o committente assoggettato a procedura concorsuale non ha l’obbligo di registrare la variazione a norma dell’art. 23 o 24 del DPR 633/1972.

– a causa di procedure esecutive individuali rimaste infruttuose.

La procedura si considera in ogni caso infruttuosa, nell’ipotesi di pignoramento, quando dal verbale redatto dall’ufficiale giudiziario risulti che non vi sono beni e crediti da pignorare ovvero l’impossibilità di accesso al domicilio del debitore, ovvero la sua irreperibilità, mentre nell’ipotesi di vendita all’asta del bene pignorato dopo che per tre volte l’asta sia andata deserta e si decida di interrompere la procedura esecutiva per eccessiva onerosità.

Le disposizioni riguardanti l’emissione di note di credito a seguito di procedure concorsuali si applicano alle operazioni effettuate dal 1^ gennaio 2017, mentre le altre, essendo di carattere interpretativo si applicano dal 1^ gennaio 2016.

Riduzione canone RAI

Per l’anno 2016 la misura del canone di abbonamento alla televisione per uso privato si riduce da 113,50 euro a 100 euro e viene addebitato sulla prima fattura relativa alla fornitura di energia elettrica successiva alla data di scadenza del pagamento del medesimo canone.

Misure per lavoratori autonomi

Per i lavoratori autonomi titolari di Partita Iva iscritti alla gestione separata di cui all’art. 2 l. 335/1995 e che non risultino iscritti ad altre gestioni di previdenza obbligatoria, né pensionati l’aliquota contributiva è fissata per il 2016 al 27%.

No tax area pensionati

Viene incrementata dal 1° gennaio 2017 la “no tax area” da 7.750 euro a 8.000 euro per i pensionati con età superiore a 75 anni e da 7.500 euro a 7.750 euro per quelli di età inferiore a 75 anni.

Proroga della rideterminazione del valore dei terreni e delle partecipazioni, nonché rivalutazione dei beni d’impresa

È prevista la riapertura dei termini per rideterminare il valore dei terreni a destinazione agricola ed edificatoria e delle partecipazioni in società non quotate posseduti dalle persone fisiche non nell’esercizio di attività d’impresa, dalle società e dagli enti equiparati.

Il termine per il versamento delle imposte è il 30 giugno 2016 e le aliquote delle imposte sostitutive sono fissate al 4% per la rivalutazione delle partecipazioni non qualificate e l’8% per la rivalutazione delle partecipazioni qualificate e i terreni.

Il riconoscimento fiscale dei maggiori valori iscritti a seguito della rivalutazione avviene mediante il versamento di un’imposta sostitutiva del 16% sui beni ammortizzabili e del 12% sugli altri beni a decorrere dal terzo esercizio successivo.

È consentito di affrancare il saldo di rivalutazione derivante dall’iscrizione dei maggiori valori mediante il pagamento di un’imposta sostitutiva del 10%.

Circolazione del contante

La soglia per i pagamenti in contante sale da 1.000 euro a 3.000 euro.

Modifiche della disciplina fiscale applicabile al settore agricolo

Viene abrogato, a decorrere dal 1 gennaio 2017, il c. 6 dell’art. 34 DPR 633/1972 che prevede un regime speciale Iva per il settore agricolo per i soggetti passivi con volume d’affari non superiore a 7.000 euro.

Viene incrementata l’aliquota dell’imposta di registro dal 12% al 15% pe gli atti traslativi della proprietà o di diritti reali immobiliari di godimento, aventi per oggetto terreni agricoli, a favore di soggetti diversi dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali.

Viene incrementato dal 7% al 30% il coefficiente di rivalutazione dei redditi agrari e dominicali di cui all’art. 1 c. 512 l. 228/2012 a decorrere dal periodo d’imposta 2016.

Viene stabilito che costituiscono attività connesse ai sensi dell’art. 2135 c. 3 c.c. e si considerano produttive di reddito agrario tutte le produzioni agro-energetiche sino a 2.400.000 kWh anno e fotovoltaiche sino a 260.000 kWh anno. Per le produzioni eccedenti il reddito è determinato applicando il coefficiente di redditività del 25% all’ammontare dei corrispettivi delle operazioni soggette a registrazione ai fini IVA.

Disposizioni di semplificazione per la dichiarazione precompilata

È previsto un servizio di consultazione delle spese sanitarie acquisite con il sistema Tessera Sanitaria da parte dei cittadini che si siano autenticati con appositi pin e password.

È abrogata la disposizione che ha introdotto i controlli preventivi in caso di rimborso derivante dal modello 730 superiore a 4.000 euro.

È introdotta la trasmissione dei dati sui rimborsi delle spese sanitarie da parte di enti e casse aventi finalità assistenziali.

È attribuita valenza dichiarativa alla Comunicazione Unica evitando che le stesse informazioni siano obbligatoriamente riproposte nel modello 770 semplificato.

È modificata la lett. d) dell’art. 15 del TUIR eliminando la relazione di parentela con il de cuius e consentendo la detrazione delle spese funebri in dipendenza del solo evento della morte.

È modificata la lett. e) dell’art. 15 del TUIR prevedendo che le spese per la frequenza dei corsi presso le università private siano detraibili in misura non superiore a quella prevista da un apposito decreto da emanarsi entro il 31 dicembre di ciascun anno dal Ministero dell’Istruzione.

 

5) Ok alla congruità ai fini degli studi di settore retroattiva pro contribuente

Il contribuente può farsi riconoscere il più favorevole risultato di congruità derivante dall’applicazione degli studi di settore applicato in via retroattiva ad un precedente anno. In tale ipotesi, il risultato di congruità derivante dall’applicazione degli studi di settore non può essere escluso.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23554 del 18 novembre 2015, che ha accolto il ricorso presentato da un contribuente, dopo che il giudice di appello (Commissione tributaria regionale) aveva, invece, dato ragione all’Amministrazione finanziaria.

In tema di accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri e degli studi di settore, il risultato di congruità emergente dall’applicazione dello studio non può essere escluso ove applicato ad un anno anteriore, tanto più a fronte di situazioni ordinarie, laddove non emergano situazioni contingenti, cioè correlate solo a determinate annualità d’imposta o eccezionali come, ad esempio, di tipo economico.

Con la neo decisione, la sezione tributaria della Corte di Cassazione ha ribadito un importante principio in tema di accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri e degli studi di settore, in particolare riaffermando che il risultato di congruità emergente dall’applicazione dello studio di settore, stante la natura procedimentale di quest’ultimo, non può essere escluso ove applicato ad un anno anteriore, tanto più a fronte di situazioni ordinarie, laddove non emergano situazioni contingenti, cioè correlate solo a determinate annualità d'imposta o eccezionali, cioè ad esempio di tipo economico.

Il fatto

La Commissione Tributaria Regionale - in controversia concernente l’impugnazione di un avviso di accertamento, per IRPEF e contributo SSN, e di un avviso di rettifica, per IVA, relativi, entrambi, all'anno 1996, emessi a seguito di rettifica del reddito d'impresa (attività di trasporto di merci su strada) sulla base di stimati maggiori ricavi, in applicazione dei parametri previsti dal D.P.C.M. 29/01/1996, come modificati dal D.P.C.M. 27/03/1997 - ha riformato la decisione di primo grado, che aveva accolto il ricorso del contribuente.

In particolare, i giudici d’appello, nell’accogliere il ricorso dell’Agenzia delle entrate, hanno sostenuto che il contribuente non ha offerto “alcuna prova della fondatezza delle proprie ragioni”, limitandosi ad affermazioni generiche, “come quella secondo cui si tratta di un lavoro fatto di imprevisti ... che si svolge specialmente nei mesi estivi”, dati questi tutti già presi in considerazione, “in quanto relativi al tipo di attività”, dai parametri applicati da parte dell’Ufficio erariale.

I giudici della C.T.R. hanno poi aggiunto, quanto al contraddittorio endo-procedimentale, che lo stesso si è regolarmente svolto, ma il contribuente, “neppure in quella occasione”, ha fornito la documentazione richiesta dall’Ufficio.

Infine, compensando tra le parti le spese, i giudici tributari hanno tenuto conto del fatto, non contestato dall’Ufficio erariale, della dichiarata congruità dell’attività del contribuente rispetto agli studi di settore.

Controla sentenza proponeva ricorso per cassazione il contribuente, in particolare sostenendone l’erroneità, non avendo i giudici della C.T.R., malgrado le specifiche doglianze mosse dal contribuente sin dal primo grado di giudizio, rilevato che l’accertamento induttivo espletato dall’Ufficio doveva ritenersi precluso - o comunque superato - a fronte della risultanza di congruità degli studi di settore.

La Cassazione ha accolto il ricorso, affermando un principio già presente nella giurisprudenza della Suprema Corte ma che, per la sua importanza, dev’essere qui ribadito.

In particolare, osservano gli Ermellini, la stessa C.T.R., dopo avere esposto che il contribuente non ha dedotto alcuna prova a sostegno della fondatezza delle proprie ragioni, aveva tuttavia rilevato che il medesimo contribuente ha dichiarato di essere congruo secondo le risultanze degli studi di settore e che l’Ufficio ha confermato. Di tale dato, pacifico dunque tra le parti, i giudici d’appello si sono limitati a tenere conto, però, ai soli fini della compensazione delle spese processuali del giudizio.

Ora va richiamato l’indirizzo espresso dalla Cassazione secondo il quale la procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri e degli studi di settore costituisce un sistema unitario, frutto di un processo di progressivo affinamento degli strumenti di rilevazione della normale redditività per categorie omogenee di contribuenti, che giustifica la prevalenza, in ogni caso, e la conseguente applicazione retroattiva dello strumento più recente rispetto a quello precedente, in quanto più affinato e, pertanto, più affidabile.

Già la stessa Cassazione, aveva qualificato siccome più raffinato il nuovo mezzo di accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri e degli studi di settore rispetto ai paramenti su cui poggiava l'accertamento induttivo.

In tal senso, il risultato di congruità emergente dall’applicazione dello studio di settore, stante la natura procedimentale di quest’ultimo, non può essere escluso ove applicato ad un anno anteriore, tanto più a fronte di situazioni ordinarie, non essendo emerse situazioni contingenti, cioè correlate solo a determinate annualità d'imposta o eccezionali, cioè ad esempio di tipo economico. Il dato di congruità dei ricavi o compensi dichiarati dal contribuente, rispetto allo studio di settore approvato con riferimento all'attività svolta, dato questo non contestato dall’Agenzia delle entrate, valeva pertanto a rendere illegittimo l’accertamento basato sull’applicazione dei parametri. Da qui, dunque, l’accoglimento del ricorso a favore del contribuente.

 

6) Digitalizzazione del colloquio tra l’ufficio di destinazione ed il destinatario autorizzato: differimento il termine

Talune tra le maggiori Associazioni di categoria hanno manifestato delle difficoltà nel rispetto del termine prescritto dalla nota in riferimento a causa dei ritardi, da parte di alcuni associati, nell’adeguamento dei propri sistemi informatici.

Al riguardo, considerate le motivazioni addotte ed in accoglimento delle richieste avanzate, l’Agenzia delle dogane dispone che le istruzioni impartite con la nota 61559/RU del 18.6.2015, applicabili dal 6 ottobre 2015, sono obbligatorie a decorrere dal 14 dicembre 2015 anziché dal 24 novembre.

(Agenzia delle dogane, nota n. 129542/RU del 19 novembre 2015, pubblicata il 20 novembre 2015)

 

7) Consultazione Banca d’Italia sulla raccolta del risparmio dei soggetti diversi dalle banche

Il 19 novembre 2015, la Banca d’Italia ha pubblicato un documento di consultazione in materia di raccolta del risparmio dei soggetti diversi dalle banche.

In particolare il documento di consultazione ha per oggetto la disciplina secondaria della Banca d’Italia contenuta nella Circolare n. 229 del 21 aprile 1999, Titolo IX, capitolo 2.

Le novità proposte riguardano: le disposizioni relative alla nozione della raccolta a vista; i limiti all’emissione di obbligazioni; la raccolta del risparmio delle società finanziarie; il fenomeno del social lending; la raccolta del risparmio presso soci da parte delle società cooperative.

La consultazione si chiuderà il 18 gennaio 2016

(Assonime, nota del 20 novembre 2015)

 

8) Corte Ue: in presenza di redditi soggetti alla ritenuta alla fonte, niente sgravi fiscali

In presenza di redditi soggetti alla ritenuta alla fonte, non spettano sgravi fiscali (deduzione degli interessi sul mutuo). Secondo la Corte di giustizia Ue, sentenza del 19 novembre 2015 – causa C-632/2013) non ci sono problemi in tal senso (nessuna questione giudiziale).

La vicenda

Una contribuente, dopo aver lavorato per tutta la vita in Svezia si stabiliva in Finlandia, ivi percependo i propri redditi, costituiti da una pensione, da una rendita vitalizia e da un’indennità di malattia, redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e, come tali, soggetti a ritenuta alla fonte direttamente in Svezia.Peraltro, la stessa risultava gravata da interessi per un mutuo immobiliare contratto per l’acquisto della casa in Finlandia che la stessa non poteva dedurre, in quanto non presentava dichiarazione, avendo solo redditi tassati alla fonte.

Il contenzioso nazionale

La contribuente, pur volendo continuare ad usufruire del regime svedese di tassazione dei redditi alla fonte, in quanto più agevole ed economico, voleva vedersi anche riconosciuta la possibilità di dedurre gli interessi sul mutuo e così proponeva ricorso dinanzi al Tribunale di Stoccolma. Il giudice di prima istanza respingeva la sua domanda, ritenendola infondata; diversamente, la Corte d'Appello la accoglieva, dando luogo al ricorso proposto dal Fisco svedese dinanzi al giudice del rinvio. L’Amministrazione fiscale, infatti, sosteneva che la deduzione degli interessi per mutuo fosse possibile solo nell’ambito del regime di imposizione ordinario, che i contribuenti non residenti possono scegliere.La ratio della ritenuta alla fonte, infatti, consiste proprio nell'alleggerire gli oneri a carico del contribuente e nel semplificare la gestione fiscale ed osterebbe, pertanto, alla possibilità di dedurre anche le spese e i costi sostenuti in altri Paesi, onde evitare l'alterazione del meccanismo di semplificazione fiscale sotteso all'istituto in esame.

Il giudice del rinvio, invece, ravvisando una possibile disparità di trattamento invocava un intervento chiarificatore della Corte di giustizia.

La questione pregiudiziale

La Corte Suprema formulava, dunque, la seguente questione pregiudiziale: «se l’articolo 45 TFUE vada interpretato nel senso che esso osta a che la normativa di uno Stato membro accordi a una persona residente in un altro Stato membro – e che ha acquisito integralmente o quasi integralmente il suo reddito nel primo Stato membro – il diritto di scegliere tra due forme completamente diverse di tassazione, in particolare l’imposizione alla fonte con un’aliquota fiscale inferiore, ma senza diritto agli sgravi fiscali applicabili nel sistema ordinario di tassazione del reddito, oppure l’imposizione secondo quest’ultimo sistema, con il godimento di tali sgravi».

Decisione e conclusione

La questione posta dal giudice del rinvio è volta, in sostanza, ad accertare se il fatto che una normativa rifiuti di concedere ai contribuenti non residenti, traenti la maggior parte dei loro redditi dallo Stato di origine e che abbiano optato per l'imposizione alla fonte, le stesse deduzioni personali che sono concesse ai residenti nell’ambito del procedimento ordinario di determinazione della base imponibile, costituisca una discriminazione contraria al diritto europeo.In generale, osservano i togati comunitari, la situazione dei residenti e quella dei non residenti non sono equiparabili, in quanto il reddito percepito nel territorio statale da un non residente costituisce il più delle volte solo una (piccola) parte del suo reddito complessivo e la sua capacità contributiva deve essere valutata nel luogo in cui egli ha il centro dei suoi interessi personali ed economici, corrispondente alla residenza abituale.

Ciò non vale, però, nel caso in cui il non residente tragga la parte prevalente delle sue risorse imponibili da un’attività svolta nello Stato di origine, per cui quest'ultimo è in grado di considerare la sua situazione personale e familiare, come pare accadere nel caso di specie.

Tuttavia, in concreto, occorre constatare che in Svezia i contribuenti non residenti sono assoggettati, quando optano per la ritenuta alla fonte, ad un onere fiscale più favorevole rispetto a quello che incombe, per redditi comparabili, sui contribuenti residenti. Dunque, la Svezia non solo non discrimina i non residenti, ma nel "semplificar loro la vita" con la ritenuta alla fonte, li tratta generalmente meglio dei residenti a condizione che non usufruiscano di ulteriori benefici.

Poiché ha beneficiato di un’imposizione più vantaggiosa di quella che le sarebbe stata applicata se avesse optato per il regime di imposizione ordinario, la contribuente non può pretendere, per giunta, il vantaggio fiscale che le sarebbe stato concesso nell’ambito del regime di imposizione ordinario.

Per tale motivo – queste le deduzioni degli eurogiudici - il rifiuto di riconoscere la deduzione degli interessi di mutuo va accettato come "giusta conseguenza" del regime di tassazione alla fonte, poiché quest’ultimo è volto tanto a semplificare la gestione da parte dell’amministrazione quanto ad agevolare il contribuente non residente: il Fisco del Paese d'origine è dispensato dall'analisi della complessiva situazione del contribuente mentre questi è liberato da ogni obbligo di cooperazione, nel senso che non è tenuto a presentare una dichiarazione fiscale e non è obbligato a familiarizzare con il sistema fiscale di uno Stato membro diverso da quello in cui risiede.

Il rifiuto, nell’ambito dell’imposizione sui redditi, di concedere ai contribuenti non residenti, che traggano la maggior parte dei loro redditi dallo Stato fonte e che abbiano optato per il regime di imposizione alla fonte, le stesse deduzioni personali accordate ai contribuenti residenti nell’ambito del regime di imposizione ordinario non costituisce una discriminazione contraria all’articolo 21 TFUE qualora i contribuenti non residenti non siano assoggettati ad un onere fiscale complessivamente superiore a quello che grava sui contribuenti residenti e sui soggetti loro assimilati, la cui situazione sia paragonabile alla loro.

 

Vincenzo D’Andò