Diario quotidiano del 20 novembre 2015: le novità per il prossimo bilancio XBRL

Pubblicato il 20 novembre 2015



il bilancio in formato XBRL si aggiorna; l’iscritto alla gestione separata dell’Inps può mettersi in pensione con i vecchi requisiti: vecchie regole per i co.co.co.; pensione ai superstiti dei lavoratori privati e pubblici: ecco le linee guida Inps; indennità di disoccupazione ASpI lavoratori sospesi: abrogazione dal 24 settembre 2015; ammortizzatori sociali: indennità per i lavoratori del settore dei call center; fondi Ue: equiparati i professionisti alle imprese;niente restrizioni per la pubblicità dei legali; DDL concorrenza: commercialisti insoddisfatti; imposta di registro fissa sulla regolarizzazione della società di fatto con immobili; servizi online tramite Civis, la parola ai cittadini; F24: istituita causale contributo per la riscossione dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Nazionale Bilaterale per la Formazione “E.N.Bi.Form.”; imposta dovuta per la registrazione delle sentenze in cui è parte un’amministrazione dello Stato;bilanci regionali: pubblicato decreto su contabilità e concorso all’equilibrio della finanza pubblica delle Regioni; beni sequestrati: i commercialisti impugnano il decreto compensi; il carico fiscale complessivo per le imprese italiane è il più alto d’Europa; Fisco: gli adempimenti telematici dei medici entro il 31 gennaio 2016
 
Indice: 1) Il bilancio in formato XBRL si  aggiorna 2) L’iscritto alla gestione separata dell’Inps può mettersi in pensione con i vecchi requisiti: vecchie   regole per i co.co.co. 3) Pensione ai superstiti dei lavoratori privati e pubblici: ecco le linee guida Inps 4) Indennità di disoccupazione ASpI lavoratori sospesi: abrogazione dal 24 settembre 2015 5) Ammortizzatori sociali: indennità per i lavoratori del settore dei call center 6) Fondi Ue: equiparati i professionisti alle imprese 7) Niente restrizioni per la pubblicità dei legali 8) DDL concorrenza: commercialisti insoddisfatti 9) Imposta di registro fissa sulla regolarizzazione della società di fatto con immobili 10) Servizi online tramite Civis, la parola ai cittadini 11) Modello F24: istituita causale contributo per la riscossione dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Nazionale Bilaterale per la Formazione “E.N.Bi.Form.” 12) Imposta dovuta per la registrazione delle sentenze in cui è parte un’amministrazione dello Stato 13) Bilanci regionali: pubblicato decreto su contabilità e concorso all’equilibrio della finanza pubblica delle   Regioni 14) Beni sequestrati: i commercialisti impugnano il decreto compensi 15) Il carico fiscale complessivo per le imprese italiane è il più alto d’Europa 16) Fisco: gli adempimenti telematici dei medici entro il 31 gennaio 2016  

1) Il bilancio in formato XBRL si aggiorna

L’Associazione XBRL Italia ha reso noto, tramite il proprio sito internet (alla pagina www.xbrl.org/it, sezione news), l’imminente aggiornamento della tassonomia per il deposito dei bilanci al Registro delle imprese in formato XBRL.Nei prossimi giorni sarà disponibile la nuova versione della tassonomia, denominata 2015-11-10, che completa la tassonomia attualmente in vigore.

Dunque,dal 1° marzo 2016 i bilanci d'esercizio civilistici dovranno essere codificati con la nuova versione (2015-11-10) che prevede quattro nuove tabelle per rendiconto finanziario e leasing, il miglioramento della codifica della fiscalità differita e la risoluzione delle principali problematiche di visualizzazione dell'istanza riscontrate dagli operatori.

Le nuove tabelle, che hanno ottenuto il parere favorevole dell’Organismo italiano di contabilità, permettono di colmare i due principali limiti informativi dell’attuale tassonomia: i redattori che vorranno offrire il rendiconto finanziario, obbligatorio solo a partire dal bilancio 2016 ma raccomandato dai principi contabili nazionali, non saranno infatti più costretti a costruire complicate tabelle personalizzate ma avranno a disposizione due schemi predefiniti, uno per il metodo diretto e l’altro per quello indiretto, conformi all’Oic 10. Analoga soluzione per le operazioni di leasing: alla parte testuale, già codificabile con il vecchio tracciato, vengono aggiunte due tabelle, conformi all’appendice D dell'Oic 12, per illustrare gli effetti su patrimonio netto e reddito dell'adozione del metodo finanziario per i contratti che comportano il trasferimento al locatario della parte prevalente dei rischi e dei benefici inerenti ai beni che ne costituiscono oggetto.

Xbrl Italia ha poi migliorato le modalità di rappresentazione della fiscalità differita: il carico fiscale è ora distinto per tipo d’imposta, ossia tra Ires e Irap; viene introdotta la codifica delle differenze temporanee escluse dal calcolo delle imposte anticipate e differite; l’informativa sulle perdite fiscali prevede ora una schematizzazione più chiara e corrispondente alle disposizioni civilistiche. Le tabelle sulla fiscalità differita sono state elaborate da Xbrl Italia con l’obiettivo di eliminare le problematiche applicative segnalate dagli operatori durante la campagna bilanci appena trascorsa. Sono comunque da considerarsi facoltative, in quanto non oggetto del parere favorevole emesso dall’Organismo italiano di contabilità, in attesa dell'aggiornamento dell’Oic 25 (che le terrà in debita considerazione) a seguito dell’entrata in vigore del Dlgs 139/2015.

Cambiano infine le modalità di visualizzazione dei bilanci codificati in Xbrl. Il tool InfoCamere per la conversione delle istanze in formato Html e Pdf, adottato dall’intero sistema camerale italiano, è stato significativamente migliorato. L’obiettivo è quello di eliminare i problemi di salto pagina e di errata visualizzazione. Viene poi risolto il problema delle voci non compilate dei prospetti di stato patrimoniale e conto economico: non verranno più visualizzate, nel rispetto del principio di chiarezza così come richiesto dal paragrafo 113 dell’Oic 12.

La nuova tassonomia che sarà a breve pubblicata sul sito dell’Agenzia per l’Italia digitale si applicherà ai bilanci d’esercizio redatti secondo le disposizioni civilistiche approvati in assemblea a partire dal 1° marzo 2016 purché riferiti a periodi amministrativi chiusi dal 31 dicembre 2015: sono esclusi dall’impiego obbligatorio della nuova release, quindi, i consorzi con attività esterna che depositeranno la propria situazione patrimoniale nei termini di legge ossia entro la fine del mese di febbraio.

2) L’iscritto alla gestione separata dell’Inps può mettersi in pensione con i vecchi requisiti: vecchie regole per i co.co.co.

Una circolare dell’Inps chiarisce la facoltà prevista per gli iscritti alla gestione separata.

L’iscritto alla gestione separata dell’Inps può mettersi in pensione con i vecchi requisiti (ante Fornero). Infatti, se ha 15 anni di contributi dei quali almeno 5 in regime contributivo al 31 dicembre 2011, può chiedere la pensione mediante la cosiddetta facoltà di computo in regime di “salvaguardia”. Lo ha precisato, tra l’altro, l’Inps nella circolare n. 184/2015 del 18 novembre 2015 in cui riepiloga la facoltà riconosciuta agli iscritti alla gestione separata di ottenere la pensione cumulando i vari spezzoni contributivi versati in diverse gestioni (escluse le casse professionali).

Facoltà di computo

La facoltà è disciplinata dall’art. 3 del Dm n. 282/1996 e consente di far valere vari periodi contributivi (dipendenti e autonomi) per chiedere l’erogazione di una pensione a carico della gestione separata. Per conseguenza il trattamento pensionistico sarà necessariamente calcolato con la regola contributiva.

Lavoratori destinatari

I destinatari della facoltà di computo sono gli iscritti alla gestione separata, per tali intendendosi i soggetti che hanno accreditato (in tale gestione) almeno un contributo mensile. L’Inps precisa che lo status d’iscritto non viene meno con la cessazione dell’attività che ha dato luogo all’obbligo contributivo, perché per la gestione separata sussiste solo l’obbligo d’iscrizione, ma non anche quello di cancellazione. Ciò significa, pertanto, che la facoltà può essere esercitata da chiunque, in qualunque momento, sia tuttora o sia solo stato nel passato un iscritto alla gestione separata (sempreché è ovvio possa far valere le condizioni richieste).

Condizioni

La facoltà di computo è esercitabile dal lavoratore (iscritto alla gestione separata) che possa far valere periodi contributivi presso l’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti dei lavoratori dipendenti, le forme esclusive e sostitutive della medesima, le gestioni pensionistiche dei lavoratori autonomi che si collocano temporalmente:

a) antecedentemente al 1° gennaio 1996;

b) sia prima che dopo il 1° gennaio 1996.

Attenzione; la facoltà non è invece esercitabile nell’ipotesi in cui gli spezzoni contributivi si collochino soltanto dopo il 1996, perché in tal caso non sussistono le condizioni per l'opzione al contributivo.

Facoltà non obbligo

Il computo è una facoltà concessa ai lavoratori iscritti alla gestione separata; pertanto si esercita a domanda, con la precisazione che tale esercizio va fatto al momento della presentazione della domanda di pensione. Ne deriva che, in assenza di una specifica richiesta da parte del lavoratore nella domanda di pensione, l’Inps non deve applicare il computo e la pensione richiesta è conseguentemente liquidata utilizzando solo la contribuzione accreditata nella gestione separata.

Salvaguardia Fornero

Riguardo ai requisiti di pensionamento, viene precisato che in via di principio, valgono gli stessi per i lavoratori autonomi del regime contributivo; tuttavia, chi risulti in possesso, al 31 dicembre 2011, sia dei requisiti per il computo sia dei previgenti requisiti per l’accesso alla pensione, mantiene il diritto a conseguire la pensione nella gestione separata, utilizzando la facoltà di computo, con i requisiti per i contributivi cosiddetti puri vigenti anteriormente alla riforma Fornero. Ciò indipendentemente dalla data di esercizio della facoltà di computo.

3) Pensione ai superstiti dei lavoratori privati e pubblici: ecco le linee guida Inps

Reversibilità, regime unico per pubblico e privato: Unificate le regole per la pensione ai superstiti dei lavoratori privati e pubblici. L’Inps, con la circolare n. 185 del 18 novembre 2015, ha fornito le linee guida in materia, al fine di garantire uniformità di trattamento ai superstiti di pensionati e lavoratori delle diverse gestioni dell'istituto.

Pensione di reversibilità

Si tratta della pensione riconosciuta ai superstiti in caso di morte di un lavoratore che sia già pensionato, presso una delle gestioni dell’istituto (Inps, Inpdap ecc.). La pensione deve essere diretta (vecchiaia, anticipata, anzianità, inabilità, invalidità) e non può invece essere già di reversibilità.

Pensione indiretta

È chiamata indiretta la pensione che spetta ai superstiti di un lavoratore iscritto presso l'Inps che, deceduto, abbia maturato i seguenti requisiti:

a) 15 anni di assicurazione e di contribuzione o 780 contributi settimanali;

b) ovvero 5 anni di assicurazione e contribuzione o 260 contributi settimanali, di cui almeno 3 anni o 156 contributi settimanali nel quinquennio precedente il decesso.

Misura della pensione

La pensione ai superstiti decorre dal primo giorno del mese successivo a quello del decesso del pensionato o del lavoratore assicurato. In ogni caso, spetta in una quota della pensione già liquidata o di quella che sarebbe spettata al lavoratore, fissate nelle seguenti misure: coniuge solo: 60%; coniuge e un figlio: 80%; coniuge e due o più figli: 100%. Qualora abbiano diritto a pensione soltanto i figli, ovvero i genitori o i fratelli o sorelle, le aliquote di reversibilità sono le seguenti: un figlio: 70%;due figli: 80%; tre o più figli: 100%; un genitore: 15%; due genitori: 30%; un fratello o sorella: 15%; due fratelli o sorelle: 30%; tre fratelli o sorelle: 45%; quattro fratelli o sorelle: 60%; cinque fratelli o sorelle: 75%; sei fratelli o sorelle: 90%; sette o più fratelli o sorelle: 100%.

Coniuge

Per le pensioni decorrenti dal 1° gennaio 2012 la pensione è ridotta nel caso in cui il matrimonio con il dante causa sia stato contratto a un'età dello stesso superiore a 70 anni; la differenza di età tra i coniugi sia superiore a 20 anni; il matrimonio sia stato contratto per un periodo di tempo inferiore a 10 anni.

4) Indennità di disoccupazione ASpI lavoratori sospesi: abrogazione dal 24 settembre 2015

ASpI per i lavoratori “sospesi” fino a fine anno perfezionata via PEC. L’Inps ha fornito le nuove istruzioni per le giornate dal 24 settembre 2015 dopo il via libera del Ministero del Lavoro per gli aventi diritto.

L’Inps, con il messaggio n. 7037 del 18 novembre 2015, è tornata sull’ASpI per i lavoratori “sospesi” per le giornate di sospensione dal 24 settembre 2015 al 31 dicembre 2015, fornendo informazioni sulla modalità di erogazione dell’indennità di disoccupazione per le domande in possesso dei requisiti di validità.

Il documento va a integrare quanto già disposto dal precedente messaggio n. 6024, che non aveva previsto la possibilità di erogare il beneficio per le giornate di sospensione intervenute dal giorno di entrata in vigore del decreto attuativo del Jobs Act che ne disponeva la soppressione.

Dopo l’interpretazione maggiormente “estensiva” del Ministero del Lavoro, invece, si è riaperta questa possibilità per salvaguardare gli accordi tra le parti stipulati prima dell’entrata in vigore della norma abrogativa, che abbiano però previsto l’inizio delle sospensioni entro il 23 settembre 2015 (giorno precedente l’abrogazione della norma) e le cui istanze siano state presentate entro il ventesimo giorno successivo allo scorso 23 settembre, ossia il 12 ottobre 2015, ultimo giorno utile di inizio sospensioni.

Si ricorda infatti che, dopo l’abrogazione dell’art. 3, comma 17 della L. 92/2012 avvenuta per disposizione del DLgs. 148/2015, con il già citato messaggio n. 6024 l’Inps aveva annunciato la cessazione dell’erogazione delle prestazioni di indennità di disoccupazione ASpI per il lavoratori “sospesi” per le giornate intervenute dal 24 settembre 2015.

La disposizione, afferma l’Istituto, si basava su un concorde parere del Ministero del Lavoro. Il messaggio aveva disposto che, al momento della liquidazione dell’indennità la procedura automatica avrebbe preso in considerazione solo i periodi fino al 23 settembre.

Tuttavia tale Ministero, nella successiva circolare n. 27/2015, ha reso noto di poter prendere in considerazione un’interpretazione più estensiva della norma di abrogazione ponendo in particolare rilievo la validità degli impegni assunti dalle parti in sede di consultazioni sindacali, fermo restando il limite di spesa di 20 milioni di euro per il 2015.

Una interpretazione più “restrittiva”, secondo il Ministero, sarebbe andata a incidere su fattispecie già perfezionate, determinando un vuoto di tutele a causa del venir meno della misura prevista.

Con il messaggio n. 7037/2015, dunque, l’Inps precisa che nel caso di richieste pervenute entro il 12 ottobre 2015 che avevano indicato anche periodi successivi al 23 settembre 2015 (purché il periodo di sospensione avesse inizio in data antecedente al 24 settembre) l’Istituto procederà a indennizzare i periodi autorizzati dagli Enti bilaterali.

Niente ripresentazione dell’istanza

Nel caso delle domande presentate dal 29 settembre al 12 ottobre 2015, periodo in cui la procedura non permetteva la presentazione di richieste che contenevano periodi di sospensione successivi all’abrogazione della norma, sarà la Direzione centrale dell’Istituto a chiedere, tramite PEC, agli Enti bilaterali interessati che hanno autorizzato la prestazione, di far pervenire, sempre tramite PEC, per ciascun lavoratore inserito nella richiesta, l’indicazione della data di fine sospensione prevista dagli accordi stipulati entro il 23 settembre 2015. In questo modo si consentirà all’Istituto di variare la fine del periodo richiesto senza bisogno di ripresentazione dell’istanza.

5) Ammortizzatori sociali: indennità per i lavoratori del settore dei call center

Il Ministero del Lavoro, di concerto con il Ministero dell’Economia, ha emanato il Decreto n. 22763 del 12 novembre 2015, con il quale viene riconosciuta una indennità, pari al trattamento massimo di integrazione salariale straordinaria, ai lavoratori delle aziende del settore dei call center non rientranti nel campo di applicazione del trattamento straordinario di integrazione salariale.

L’indennità è destinata ai lavoratori di aziende con più di 50 unità, nel semestre precedente alla presentazione della domanda, con unità produttive in diverse Regioni o Province Autonome e che abbiano attuato entro il 31 dicembre 2013 le misure di stabilizzazione dei collaboratori a progetto ancora in forza alla data di pubblicazione del presente decreto.

6) Fondi Ue: equiparati i professionisti alle imprese

Fondi Ue, professionisti come le pmi: Fondi strutturali europei estesi anche ai professionisti. Ai fini della programmazione 2014/2020 saranno, infatti, equiparati a tutti gli effetti alle Pmi. Questo sulla base di uno degli emendamenti all’art. 40 della legge di stabilità per il 2016 che nel corso dei lavori in commissione bilancio al senato ha trovato accoglimento e che porta la firma delle relatrici Magda Zanoni (Pd) e Federica Chiavaroli (Ap). Passa quindi la linea elaborata negli ultimi mesi dal Mise e arriva una boccata d’ossigeno per i professionisti che in atto, in molte regioni d’Italia, per sperare di poter aver accesso ai fondi sono ancora tenuti al rispetto del limitante requisito dell’iscrizione alla camera di commercio. Nonostante le sollecitazioni da parte del mondo professionale, infatti, il governo in questi anni non aveva mai dichiarato espressamente la propria posizione su una possibile equiparazione così come suggerita dall’Europa. Una situazione di incertezza dovuta anche alla mancanza di uno strumento normativo adeguato, che permettesse al governo di prendere posizione sul punto riconoscendo ai liberi professionisti l’esercizio di una attività economica così come definita a livello comunitario. Un rischio che, conti alla mano, risultava essere tanto più grave alla luce del fatto che per l’Italia in ballo ci sono oltre 42 miliardi di euro di finanziamenti comunitari, a cui si sommano 24 miliardi di euro di cofinanziamento nazionale, attraverso il Fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie, e altri 4,3 miliardi messi a disposizione dalle regioni.

7) Niente restrizioni per la pubblicità dei legali

Legali, pubblicità libera: Nessuna restrizione alla pubblicità professionale degli avvocati. Basta che non sia volta all’accaparramento di clientela. Lo ha chiarito il Consiglio nazionale forense.

In particolare, il Cnf il 16 novembre 2015 ha inviato ai presidenti dei Consigli degli ordini territoriali il nuovo testo dell’art. 35 del codice deontologico forense, come modificato dal plenum il 23 ottobre scorso, per avviare la consultazione prevista dalla legge professionale forense. Inoltre, il Cnf ha adottato una seconda delibera interpretativa del parere dello stesso Consiglio nazionale n. 48/12 (AmicaCard), nel mirino dell’Antitrust, specificando che va interpretato come azione di condanna del comportamento di accaparramento di clientela. Dunque, le modifiche introdotte (ai commi 9 e 10) sono volte a definire la portata dell’art. 35, che disciplina il dovere di corretta informazione quale che sia il mezzo utilizzato per rendere le informazioni, eliminando il riferimento specifico alla disciplina dei siti web. In sostanza, qualsiasi mezzo è ammesso, e dunque, specifica il Cnf, anche siti web con o senza re-indirizzamento, purché l’informazione rispetti i doveri di verità, correttezza, trasparenza, segretezza e riservatezza, facendo in ogni caso riferimento alla natura e ai limiti dell’obbligazione professionale. Nella direzione di fugare fraintendimenti va la seconda delibera, interpretativa del parere Cnf n. 48/12 che ha provocato la sanzione da parte dell’autorità Antitrust, pari a 900 mila euro.

8) DDL concorrenza: commercialisti insoddisfatti

Le tante novità in materia di sottoscrizione digitale di alcuni atti non convincono i rappresentanti dei commercialisti.

La posizione dei commercialisti sul DDL concorrenza, approvato alla Camera e ora all’esame del Senato, rimane critica. Se, infatti, c’è soddisfazione per l’eliminazione della disposizione che permetteva anche agli avvocati di occuparsi del trasferimento di alcuni tipi di beni immobili (non residenziali, dal valore catastale non superiore a 100 mila euro), rimangono inalterate le perplessità legate alle novità in materia di sottoscrizione digitale di alcuni atti, di cui all’art. 45 del disegno di legge.

Perplessità espresse il 18 novembre 2015 dai rappresentanti della categoria nel corso di un’audizione in Commissione Industria, commercio e turismo di Palazzo Madama, dinanzi alla quale i commercialisti hanno ribadito che “trasferire solo competenze professionali e non le relative responsabilità può minare gravemente l’interesse pubblico del cliente ad ottenere prestazioni di qualità”.

In particolare, l’art. 45 del DDL introduce una nuova procedura per il trasferimento di quote delle società a responsabilità limitata e per la costituzione sulle stesse di diritti parziali, affiancandola alle due attualmente vigenti (atto pubblico o scrittura privata autenticata dal notaio oppure atto sottoscritto digitalmente e trasmesso a cura di un commercialista). Con l’entrata in vigore del DDL concorrenza, tali atti potranno essere sottoscritti digitalmente dalle parti e, dopo l’autenticazione del pubblico ufficiale, depositati presso il Registro delle imprese. E lo stesso varrà per gli atti, le denunzie e le comunicazioni per le quali il codice civile o altre leggi non prevedono l’obbligo di atto pubblico o scrittura privata autenticata.

Nell’esperire tali procedure, il soggetto potrà avvalersi dell’ausilio di un intermediario che, però, non dovrà per forza appartenere ad una delle tre professioni ordinistiche dell’area economico-giuridica, bensì anche ad associazioni datoriali o sindacali, agenzie d’affari e di disbrigo pratiche accreditate presso le Camere di commercio. Insomma, denunciano i commercialisti, tutti soggetti che, a differenza dei professionisti iscritti ad Albi, “non sono sottoposti ad obblighi deontologici e assicurativi, né tantomeno alla normativa antiriciclaggio”.

In più, “viene soppressa la fase della consulenza in materia societaria, che solitamente contraddistingue la fase preparatoria dell’atto di cessione”, lasciando di fatto al solo pubblico ufficiale il “difficile compito” di verificare la veridicità dei dati e il rispetto della normativa antiriciclaggio in sede di autenticazione dell’atto.

“Non possiamo che essere contrari – ha spiegato in audizione Maurizio Grosso, Consigliere del CNDCEC con delega alle tecnologie informatiche – all’estensione di tali competenze a soggetti che non garantiscono adeguata professionalità, tanto più in materie così delicate come queste. Peraltro, sul trasferimento delle quote societarie, l’affidamento di tali procedure a commercialisti e notai assicurava già un elevato grado di concorrenza, permettendo, al contempo, di non allentare il presidio di legalità su queste operazioni”.

Per questo, i commercialisti chiedono la soppressione di diversi commi dell’art. 45 del disegno di legge, in quanto “non coincidenti con le finalità espresse nel medesimo Ddl.”, legate alla “tutela dei consumatori, nell’ottica della promozione e dello sviluppo della concorrenza”. Una tutela, ha spiegato in un comunicato il Presidente del CNDCEC, Gerardo Longobardi, che “si persegue con il mantenimento delle specificità di ciascuna professione e non ponendo in contrapposizione le professioni ordinistiche attraverso una redistribuzione di competenze che non è collegata alla formazione di base e specialistica delle medesime”.

Una posizione che spiega la “soddisfazione” per l’eliminazione della norma che allargava agli avvocati la possibilità di sottoscrivere gli atti di trasferimento di beni immobili e giustifica l’ulteriore proposta avanzata dai commercialisti in sede di audizione parlamentare. Come già fatto in altre occasioni, infatti, si è tornati a chiedere di estendere anche ai commercialisti la possibilità di occuparsi non solo delle procedure di cessione di quote di srl ma anche dei trasferimenti d’azienda. “Di fatto – ha concluso Grosso in proposito – i commercialisti già si occupano di questo, perché quando un soggetto è intenzionato a vendere una società viene pur sempre prima da noi per definire gli aspetti fiscali e calcolare le imposte, e solo in seguito va dal notaio per l’autenticazione dell’atto. Quindi, una norma del genere permetterebbe di eliminare un passaggio e il relativo onere in capo all’impresa. In più, assicurerebbe maggiore concorrenza, andando ad applicare quanto già avviene nel nostro sistema economico”.

9) Imposta di registro fissa sulla regolarizzazione della società di fatto con immobili

Per regolarizzare la società di fatto con immobili, imposta di registro fissa. Per la Cassazione l’imposta fissa si applica anche se la società comprende un immobile, purché non sia stato acquistato dai soci come singoli.

L’atto di regolarizzazione di una società di fatto (nel cui patrimonio sono inclusi beni immobili acquistati in precedenza) in società in nome collettivo, non realizza un conferimento di beni immobili, ma la mera ricognizione del patrimonio della società stessa ed è, pertanto, soggetto a imposta di registro fissa. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 23570 del 18 novembre 2015.

Recupero credito d’imposta: niente avviso “sprint” altrimenti l’accertamento è nullo

Salvo comprovati motivi d’urgenza, è nullo l’avviso di accertamento emesso prima del decorso del termine di sessanta giorni di cui all’art. 12 comma 7 dello Statuto dei contribuenti (L. 212/00).

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23547 del 18 novembre 2015, nel decidere il caso di una società alla quale l’Amministrazione finanziaria, dopo la verifica esperita presso i locali dell’azienda, aveva contestato l’indebita fruizione del credito d’imposta per incremento occupazionale (art. 7 L. n. 388/2000).

La CTR ha ritenuto non sanzionabile con la nullità l’avviso di accertamento emesso senza rispettare, come nel caso di specie, il termine di 60 giorni previsto dall’art. 12 comma 7 della legge 212 del 2000; ma si è trattato di un assunto opportunamente censurato nel giudizio di legittimità.

Anche per l’avviso di recupero del credito d’imposta (v. Cass. n. 19561/2014), valgono i principi espressi dalle Sezioni Unite della Suprema Corte in materia di diritti e garanzie dei contribuenti sottoposti ad accessi, ispezioni o verifiche da parte degli organi di controllo dell’Amministrazione finanziaria.

Cartelle di pagamento: impugnazione autonoma della moglie co-dichiarante

In caso di dichiarazione congiunta dei coniugi, alla moglie non è preclusa l’impugnazione della cartella di pagamento fondata sull’avviso di accertamento notificato al marito e divenuto definitivo nei confronti del medesimo in forza di sentenza passata in giudicato.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23553 del 18 novembre 2015.

Somme distratte troppo consistenti: nessuna giustificazione valida

Se la differenza tra le somme distratte e quelle dichiarate, come pagamento in nero, è eccessiva per gli amministratori della società fallita, scatta la bancarotta fraudolenta. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 45665 del 17 novembre 2015.

10) Servizi online tramite Civis, la parola ai cittadini

Parte un’indagine per misurare il gradimento degli utenti. Il canale di assistenza online Civis si arricchisce di nuove funzionalità e l’Agenzia torna a “testare” la soddisfazione degli iscritti a Entratel e Fisconline che lo utilizzano. Per misurare il gradimento degli utenti, anche con riferimento alle novità introdotte dopo l’indagine dello scorso anno, è ai blocchi di partenza una nuova indagine di custode satisfaction, in un’ottica di costante miglioramento delle performance a favore dei cittadini.

Test di gradimento per Civis

La rilevazione, realizzata in collaborazione con Sogei, verrà avviata nei prossimi giorni e si concluderà entro la fine dell’anno. Le Entrate raccoglieranno le valutazioni degli utenti sul nuovo servizio che consente di correggere direttamente online, in modo semplice e rapido, la gran parte degli errori generalmente commessi nella compilazione del modello F24. La rilevazione riguarderà anche le funzionalità più “tradizionali”, come il supporto fiscale su comunicazioni e cartelle di pagamento emesse a seguito del controllo automatizzato delle dichiarazioni dei redditi.

Al voto una platea 2.500 utenti

Il campione di riferimento è di circa 2.500 utenti Fisconline ed Entratel, selezionati casualmente tra gli utilizzatori dei servizi Civis in questione; la partecipazione all’indagine è facoltativa. La raccolta e l’elaborazione delle valutazioni espresse avverrà in piena garanzia dell’anonimato, nel rispetto della

normativa in materia di riservatezza e protezione dei dati personali. I risultati dell’indagine saranno pubblicati sul sito internet istituzionale, www.agenziaentrate.gov.it

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 177 del 19 novembre 2015)

11) F24: istituita causale contributo per la riscossione dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Nazionale Bilaterale per la Formazione “E.N.Bi.Form.”

Deve essere riportata nell’apposito campo del Modello F24 per consentire il pagamento dei contributi e il loro reindirizzamento verso la cassa a cui sono realmente destinati.

Arrivano all’Inps, poi, sono deviati automaticamente verso l’Ente nazionale bilaterale per la Formazione: a innescare il meccanismo, che fa muovere i contributi spettanti all’Ente, è la causale “TG15”.

Istituita dall’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 94/E del 19 novembre 2015, fa il suo ingresso nel modello unificato di pagamento in seguito alla stipula di due convenzioni, quella tra l’Istituto nazionale della previdenza sociale e l’Agenzia delle entrate, nel lontano 2008 (più volte rinnovata), e quella tra lo stesso Inps e l’“EnbiForm”, il 10 novembre scorso, che regolano la riscossione dei contributi tramite modello di pagamento unificato.Nell’F24 va indicata nella sezione “Inps”, nel campo “causale contributo”, in corrispondenza degli “importi a debito versati”. All’interno della stessa sezione, negli appositi campi, vanno riportati, inoltre, il codice della sede Inps competente, la matricola Inps dell’azienda o della filiale, il periodo di riferimento.

12) Imposta dovuta per la registrazione delle sentenze in cui è parte un’amministrazione dello Stato

Nei casi di procedimenti nei quali è parte un’amministrazione statale, che si concludano con la compensazione delle spese giudiziarie, l’imposta di registro è prenotata a debito per la metà o per la quota di compensazione, mentre il residuo dell’imposta va corrisposta dall’altra parte processuale.

Questo si applica anche nell’ipotesi in cui provveda alla richiesta di registrazione (in base all’art. 10, lettera c, del TUR) il cancelliere che, dunque, richiede la prenotazione a debito per la metà o per la quota di compensazione dell’imposta di registro. La quota residua di imposta dovrà, quindi, essere corrisposta dall’altra parte processuale.

Qualora la parte privata non si attivi spontaneamente per il pagamento della propria quota di imposta di registro, il competente ufficio dell’Agenzia delle entrate procederà alla notifica dei relativi avvisi nei confronti dei soggetti interessati.

Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 95/E del 19 novembre 2015.

Risulta, dunque, superato quanto già affermato con la precedente risoluzione n. 450/2008.

Applicazione del principio di solidarietà passiva dell’imposta di registro

Per quanto riguarda il quesito relativo all’applicazione del principio di solidarietà passiva dell’imposta di registro, nel caso in cui gli attori diversi dallo Stato, partecipanti al giudizio nell’ambito di una procedura di litisconsorzio facoltativo, siano titolari di rapporti giuridici autonomi e distinti rispetto a quello degli altri attori, la stessa Agenzia ha osservato che nel caso di specie in cui, nell’ambito di un litisconsorzio facoltativo, ciascun soggetto agisca per la tutela di un autonomo diritto e le statuizioni della sentenza siano riferite distintamente a ciascun rapporto giuridico, ogni attore privato, parte del processo, risulterà responsabile del pagamento dell’imposta di registro relativa esclusivamente alla propria posizione giuridica; l’imposta dovrà essere, quindi, liquidata pro-quota dall’ufficio nei confronti di ciascun attore, in ragione del rapporto giuridico oggetto della statuizione della sentenza allo stesso riferibile.

(Agenzia delle entrate, risoluzione n. 95/E del 19 novembre 2015)

13) Bilanci regionali: pubblicato decreto su contabilità e concorso all’equilibrio della finanza pubblica delle Regioni

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 266 del 14 novembre 2015 il decreto legge 13 novembre 2015, n. 179 che prevede “Disposizioni urgenti in materia di contabilità e di concorso all’equilibrio della finanza pubblica delle Regioni”.

Il decreto stabilisce all’articolo 1 le modalità con cui le Regioni devono contabilizzare le anticipazioni di liquidità previste dal decreto legge n. 35/2013 per il pagamento dei debiti commerciali pregressi e che sono state incassate a decorrere dall’esercizio 2015. Tali modalità sono in linea con i principi enunciati dalla Corte Costituzionale nella sentenza 1818 del 23 giugno 2015 con cui ha ritenuto incostituzionale il metodo utilizzato dalla regione Piemonte per contabilizzare le anticipazioni di liquidità.

Le modalità previste fanno si che la registrazione dell’entrata da anticipazione abbia solo effetti di cassa e non costituisca copertura di nuove spese. Le due modalità alternative sono:

- l’iscrizione di uno stanziamento nella spesa del bilancio di previsione, denominato Fondo anticipazioni di liquidità, dell’importo pari a quello dell’anticipazione, non impegnabile o pagabile, destinato a confluire nel risultato di amministrazione di fine esercizio come “quota accantonata”;

- la riduzione di stanziamenti di entrata concernenti il finanziamento del disavanzo di amministrazione derivante dal debito autorizzato e non contratto per finanziare spesa di investimento, di un importo pari a quello dell’anticipazione di liquidità.

L’articolo 2 del decreto detta regole urgenti per le Regioni riguardo alle procedure di ripiano dell’eventuale sfondamento del tetto della spesa farmaceutica territoriale e ospedaliera per gli anni 2013 e 2014 anche al fine di garantire il rispetto degli equilibri di finanza pubblica.

Infine, l’articolo 3 del decreto estende la disciplina della legge anticorruzione per il commissariamento delle imprese operanti nel settore degli appalti pubblici anche alle imprese che erogano prestazioni sanitarie per il Servizio Sanitario Nazionale in regime di accreditamento.

14) Beni sequestrati: i commercialisti impugnano il decreto compensi

Il Consiglio nazionale dei commercialisti ha impugnato dinanzi al Tar del Lazio il decreto del Presidente della Repubblica del 7 ottobre, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 10 novembre 2015.

Il Consiglio nazionale dei commercialisti ha impugnato dinanzi al Tar del Lazio il decreto del Presidente della Repubblica del 7 ottobre, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 10 novembre, che stabilisce i compensi per gli amministratori dei beni sequestrati e confiscati alle mafie. La decisione arriva dopo che per mesi la categoria aveva chiesto una sostanziale modifica del Dpr, anche attraverso un documento inviato al Ministero della Giustizia. I commercialisti avevano chiesto un cambio radicale nella logica nella determinazione dei compensi degli amministratori giudiziari rispetto a quella adottata dal decreto, giudicando sbagliato l’aver assunto a riferimento le norme relative ai compensi dei curatori fallimentari. La proposta della categoria era invece quella di assumere come punto di riferimento la tabella per la determinazione dei parametri dei compensi per le professioni regolarmente di cui al DM 140/2012, opportunamente adattata in melius alle specificità della disciplina in materia di gestione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati alle consorterie criminali. In alternativa, i commercialisti proponevano l'utilizzo di contributi annuali forfetizzati in relazione alla singola attività svolta dall'amministratore giudiziario.

Il Dpr impugnato – spiega il presidente nazionale della categoria, Gerardo Longobardi – “presenta poi un’ulteriore criticità rappresentata dalla irragionevole riduzione delle tariffe rispetto a quelle dei curatori fallimentari basata sull'erroneo presupposto di una minore complessità degli adempimenti richiesti agli amministratori giudiziari rispetto a quelli svolti dal curatore fallimentare nel corso della procedura concorsuale”.

“Il Dpr – afferma il Consigliere nazionale dei commercialisti delegato alla materia, Maria Luisa Campise – non tiene conto della estrema complessità di questa attività e dei rischi ad essa connessi. Una sottovalutazione dalla quale discendono compensi a nostro modo di vedere troppo bassi e che ci indotti a ricorrere al Tar”.

(CNDCEC, comunicato del 19 novembre 2015)

15) Il carico fiscale complessivo per le imprese italiane è il più alto d’Europa

Il carico fiscale complessivo per le imprese italiane è il più alto d’Europa, pari al 64,8% dei profitti commerciali, seguito da quello della Francia al 62,7% nel 2014 e anche della media mondiale pari al 40,8% dei profitti commerciali, che comprende le economie sviluppate e quelle a basso reddito.

E’ quanto emerge dal rapporto “Paying taxes 2016” realizzato da Banca Mondiale e Pwc che esamina i costi per imposte e tasse in capo a un’impresa e il connesso carico amministrativo per versamenti d'imposta e adempimenti registrati nel 2014 misurati di anno in anno sulla base di tre indicatori: il Total Tax Rate (carico fiscale complessivo per le imprese, da non confondere con la pressione fiscale), il tempo necessario per gli adempimenti relativi alle principali tipologie d'imposta e di contributi (imposte sui redditi, imposte sul lavoro e contributi obbligatori, imposte sui consumi) e il numero di versamenti effettuati.Solo le tasse sul lavoro pesano per il 43,4% del 64,8% del carico totale che grava sulle imprese italiane. Tuttavia, ha spiegato in conferenza stampa Fabrizia Lapecorella, direttore del Dipartimento Finanze del Mef, “l’Italia ha registrato in 10 anni un costante miglioramento delle posizioni” rispetto agli altri Paesi. Infatti, il total tax rate dell’Italia, cioè il carico fiscale complessivo, “è sceso dal 76,8% del 2004 al 64,8% del 2014”, registrando una riduzione del 12% circa.

16) Fisco: gli adempimenti telematici dei medici entro il 31 gennaio 2016

Comunicazione telematica per i medici entro il 31 gennaio 2016: Per rendere il 730 precompilato più completo, i soggetti interessati dovranno comunicare entro il 31 gennaio 2016 i dati relativi alle prestazioni erogate nel 2015. Con il D.M. 31 luglio 2015, sono state fissate le regole che i soggetti obbligati devono seguire per inviare in via telematica fatture e scontrini per prestazioni sanitarie al Sistema Tessera Sanitaria (STS). Le strutture sanitarie e i medici trasmettono in via telematica al STS i dati relativi alle spese sanitarie comprensivi del codice fiscale riportati sulla tessera sanitaria, nonché quelli relativi ad eventuali rimborsi. Le specifiche tecniche relative alla trasmissione telematica dei dati sono pubblicate sul sito internet del Sistema Tessera Sanitaria (www.sistemats.it).

L’articolo 3, comma 3 del D.Lgs. 175/2014 prevede che il STS, deve mettere a disposizione dell’Agenzia delle entrate le informazioni riguardanti le spese sanitarie sostenute dai cittadini, ai fini della predisposizione della dichiarazione dei redditi precompilata. A tal fine le aziende sanitarie locali, le aziende ospedaliere, gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, le farmacie (pubbliche e private), gli iscritti all’Albo dei medici chirurghi e degli odontoiatri, ecc. devono inviare al Sistema tessera sanitaria i dati relativi alle prestazioni erogate nel 2015, ai fini della loro messa a disposizione da parte dell'Agenzia delle Entrate. L’invio di questi dati deve avvenire entro il 31 gennaio 2016 e sarà relativo all’emissione degli scontrini e delle fatture emesse nel 2015.

Ad esempio, gli iscritti all’albo dei medici chirurghi e degli odontoiatri dovranno trasmettere i dati relativi a:

- spese per prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale esclusi gli interventi di chirurgia estetica;

- visite mediche generiche e specialistiche o prestazioni diagnostiche e strumentali;

- prestazioni chirurgiche ad esclusione della chirurgia estetica;

- interventi di chirurgia estetica ambulatoriali o ospedalieri;

- certificazioni mediche;

- altre spese sostenute dagli assistiti, non comprese nell’elenco.

I dati da comunicare al Sistema Sanitario Nazionale per ciascuna spesa o rimborso sono:

- codice fiscale del contribuente o del familiare a carico cui si riferisce la spesa o il rimborso;

- codice fiscale o partita IVA e cognome e nome o denominazione del soggetto che ha emesso il documento fiscale;

- data del documento fiscale che attesta la spesa;

- tipologia della spesa;

- importo.

Vincenzo D’Andò