Diario quotidiano del 19 novembre 2015: le nuove sanzioni antiriciclaggio

Pubblicato il 19 novembre 2015



antiriciclaggio: depenalizzazioni dei reati, ma vengono introdotte sanzioni pesantissime;esenzione Imu-Tasi sulle abitazioni concesse in comodato;sarà nuovamente possibile estromettere l’immobile strumentale dell’imprenditore;ruoli esattoriali: riammissione alla dilazione automatica;il bonus fiscale sulla prima casa rimarrà anche se il vecchio appartamento risulta invenduto;va bene la notifica della cartella di pagamento all’ultimo indirizzo noto del contribuente deceduto;le prove sequestrate, ma poi restituite al contribuente, non possono più essere utilizzare dal Fisco;e-commerce e consumatori finali: esenzione dall’emissione della fattura retroattiva;collaborazioni coordinate e continuative senza subordinazione;fatture elettroniche: niente più variazione dati IVA per la relativa conservazione;Orlandi in audizione parlamentare: dal modello 730 precompilato alla fattura elettronica;legge di Stabilità 2016: ok agli emendamenti su canone Rai e sconto Imu per affitti a canone concordato

 

 Indice:

 1) Depenalizzazioni dei reati, ma vengono introdotte sanzioni pesantissime

 2) Esenzione Imu-Tasi sulle abitazioni concesse in comodato

 3) Sarà nuovamente possibile estromettere l’immobile strumentale dell’imprenditore

 4) Ruoli esattoriali: riammissione alla dilazione automatica

 5) Il bonus fiscale sulla prima casa rimarrà anche se il vecchio appartamento risulta invenduto

 6) Va bene la notifica della cartella di pagamento all’ultimo indirizzo noto del contribuente deceduto

 7) Le prove sequestrate, ma poi restituite al contribuente, non possono più essere utilizzare dal Fisco

 8) E-commerce e consumatori  inali: esenzione dall’emissione della fattura retroattiva

 9) Collaborazioni coordinate e continuative senza subordinazione

 10) Fatture elettroniche: niente più variazione dati IVA per la relativa conservazione

 11) Orlandi in audizione parlamentare: dal modello 730 precompilato alla fattura elettronica

 12) Legge di Stabilità 2016: ok agli emendamenti su canone Rai e sconto Imu per affitti a canone concordato

 

 

1) Depenalizzazioni dei reati, ma vengono introdotte sanzioni pesantissime

Il Governo ha inteso ha inteso depenalizzare taluni reati (tra cui le misure antiriciclaggio previste per i commercialisti), ma al contempo ha elevato “alle stelle” l’importo delle sanzioni amministrative. Da qui le proteste delle varie associazioni di competenza (tra cui l’ordine dei commercialisti).

Depenalizzata la guida senza patente e il noleggio di opere protette dal diritto di autore. Il decreto legislativo, approvato in prima lettura dal governo il 13 novembre 2015, tocca a tappeto tutte le leggi speciali, che prevedono reati puniti con la pena pecuniaria. Certo non si tocca più la fedina penale, ma il prezzo è salato: in generale, infatti, le nuove sanzioni pecuniarie superano e di molto le vecchie multe e ammende. Il lavoro si sposta, dunque, dalle procure alle prefetture e alle altre autorità amministrative competente per l’irrogazione delle sanzioni amministrative.

Depenalizzazione degli obblighi antiriciclaggio

Nel decreto spunta anche la depenalizzazione degli obblighi antiriciclaggio, con sanzioni per chi viola le norme in materia fino a 30 mila euro. Una misura che i commercialisti, in una nota diffusa dal consiglio nazionale, hanno definito “condivisibile negli obiettivi” ma che “produce un ulteriore, insostenibile aggravio delle sanzioni e non risolve tutti i problemi da noi da tempo segnalati sul tema degli eccessivi adempimenti a carico dei professionisti”.

Codice della strada

Viene trasformata in illecito amministrativo la guida senza patente. L’articolo 116, comma 15, del codice della strada prevede che chiunque conduce veicoli senza aver conseguito la corrispondente patente di guida è punito con l'ammenda da 2.257 euro a 9.032 euro; la stessa sanzione si applica ai conducenti che guidano senza patente perché revocata o non rinnovata per mancanza dei requisiti fisici e psichici. L’articolo 1 del decreto legislativo sulla depenalizzazione prevede che non costituiscono reato e sono soggette alla sanziona amministrativa pecuniaria tutte le violazioni per le quali è prevista la sola pena della multa o dell'ammenda. Sempre l’articolo 1 impone, però, un altro controllo e cioè impone di verificare se la violazione considerata non sia elencata tra le norme che vengono escluse dalla depenalizzazione e che sono individuate in un allegato al decreto. In questo caso il codice della strada non è contenuto nell’allegato e quindi si applica la depenalizzazione. A questo punto bisogna considerare il livello sanzionatorio, Nel caso specifico, consultando la tabella riportata al comma 5 dell'articolo 1 dello schema di decreto legislativo, si scopre che si dovrà applicare la sanzione da 5 mila a 30 mila euro.

Conseguentemente la derubricazione in illecito amministrativo comporta un incremento della sanzione pecuniaria, anche se non si sporca più la fedina penale.

Diritto d’autore

Sotto osservazione anche il diritto d'autore ed in particolare l’articolo 171-quater della Legge 633/1941. Il provvedimento sulla depenalizzazione riguarda anche alcuni casi espressamente indicati di reati puniti anche con sanzione detentiva. Il citato articolo 171-quater, nella versione attuale, punisce con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da euro 516 a euro 5.164 chiunque, abusivamente ed a fini di lucro concede in noleggio o in uso originali, copie o supporti lecitamente ottenuti di opere tutelate dal diritto di autore e chi esegue la fissazione su supporto audio, video o audiovideo delle prestazioni artistiche.

Con il neo Dlgs si passerà alla sanzione amministrativa da 5 mila a 30 mila euro. Anche in questo caso la sanzione pecuniaria è più elevata coincidendo il vecchio massimo con il nuovo minimo ed essendo sestuplicato il massimo.

Codice penale. La depenalizzazione si paga con un incremento della sanzione

 

2) Esenzione Imu-Tasi sulle abitazioni concesse in comodato

Confermata l’esenzione Imu-Tasi sulle abitazioni concesse in comodato ai parenti in linea retta entro il primo grado che utilizzino l’immobile come abitazione principale.

Ma il governo ha posto una serie di paletti al fine di restringere il più possibile l’ambito di applicazione dell’agevolazione. In primis, il contratto dovrà essere registrato. In secondo luogo, l’immobile concesso in uso ai parenti, nel 2015 dovrà essere stato adibito ad abitazione principale dal comodante. Infine, comodante e comodatario non dovranno possedere altri immobili ad uso abitativo sul territorio nazionale. L’agevolazione non si applicherà agli immobili di lusso (A1, A8, A9). Confermati anche gli sconti, fortemente voluti da Confedilizia, sugli immobili affittati con canone concordato che beneficeranno di un tetto alle imposte immobiliari, visto che la somma di Imu e Tasi non potrà superare la soglia del 4 per mille. Niente Imu anche per le unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa destinate a studenti universitari in qualità di soci assegnatari. L’esenzione si applicherà anche in deroga al requisito della residenza anagrafica. Sempre in materia di imposte immobiliari, va segnalato un emendamento delle relatrici destinato a semplificare le compravendite di immobili acquistati usufruendo dell’agevolazione prima casa. Chi in passato ha acquistato un immobile usufruendo del bonus (quindi pagando il 2% di imposta di registro) e vuole cambiare casa, potrà nuovamente usufruire dell’aliquota agevolata a condizione che il vecchio immobile per cui si è già goduto dell’agevolazione venga alienato entro un anno. Queste le principali novità del pacchetto casa che ha rappresentato il clou del corposo fascicolo di emendamenti delle relatrici depositati in commissione bilancio al senato. Un pacchetto che da solo vale 150 milioni di euro di mancato gettito per i comuni che ora dovranno essere ulteriormente restituiti ai sindaci.

Canone Rai: si paga in 10 rate

Il Canone Rai verrà addebitato in dieci rate sulla bolletta elettrica. E per il 2016, in considerazione dei tempi tecnici necessari affinché i fornitori di energia adeguino i sistemi di fatturazione, il primo appuntamento col canone si avrà a partire dalle bollette successive al 1° luglio. E’ questa la soluzione individuata da governo e relatrici della legge di stabilità per “incrementare il gettito” di quello che resta uno dei balzelli più aggirati d’Italia, con un tasso di evasione intorno al 30%.

I 100 euro del canone 2016 verranno dunque pagati a 10 euro al mese per 10 mesi. Il surplus “potrebbe essere destinato ad aumentare la soglia di esenzione per i pensionati, portandola da 6.500 a 8.000 euro, e alle tv locali”.

3) Sarà nuovamente possibile estromettere l’immobile strumentale dell’imprenditore

In seno alla Legge di stabilità 2015 viene prevista, tramite emendamento all’art. 9 del relativo Disegno di Legge, la riapertura delle disposizioni agevolative in materia di estromissione dell’immobile strumentale dell’imprenditore individuale.

A seguito di ciò, l’imprenditore individuale che alla data del 31 ottobre 2015 possiede immobili strumentali (sia per natura che per destinazione) può optare per l’esclusione dagli stessi dal regime d’impresa (trasferendoli contestualmente alla sfera privata) con il pagamento di un’imposta sostitutiva dell’8% sulla differenza tra il valore normale degli immobili estromessi e il loro costo fiscalmente riconosciuto.

L’opzione dovrebbe essere esercitata entro il 31 maggio 2016 e consentirebbe l’estromissione a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 1° gennaio 2016.

Si rimanderebbe, in particolare, alle altre norme dell’art. 9, le quali riguardano l’assegnazione agevolata e la trasformazione in società semplice, naturalmente in quanto compatibili con la peculiare situazione dell’imprenditore individuale. Dovrebbe, quindi, risultare possibile optare per la determinazione delle plusvalenze assoggettate all’imposta sostitutiva dell’8% assumendo, in luogo del valore normale, il valore catastale degli immobili, al pari di quanto avviene per l’assegnazione agevolata.

Ai fini IVA, l’operazione si qualificherebbe come destinazione di beni a finalità estranee all’impresa, di cui all’art. 2 comma 2 n. 5 del DPR 633/72, come tale rientrante nel campo di applicazione del tributo, salvo si tratti di beni per i quali l’imprenditore non ha operato la detrazione dell’imposta all’atto dell’acquisto.Qualora l’operazione avvenga nel corso del periodo di tutela fiscale, pari a dieci anni per i beni immobili, e comporti un cambio di destinazione, si rende necessaria la rettifica della detrazione che consenta, a norma dell’art. 19-bis2 del DPR 633/72, un riallineamento tra la misura originariamente applicata e quella effettivamente spettante.

 

4) Ruoli esattoriali: riammissione alla dilazione automatica

Ruoli esattoriali: La riammissione alla dilazione sarà automatica e verrà concessa su mera domanda di parte senza dimostrare lo stato di difficoltà economica, nemmeno per i debiti sopra la soglia dei 50.000 euro.

La concessione può avvenire per un numero massimo di 72 rate, escludendo la dilazione “straordinaria”, fino a 120 rate mensili.

Infine, la decadenza dalla riammissione si verifica se il debitore non onora due rate del piano, anche non consecutive.

Riammissione alla dilazione con domanda fino al 23 novembre 2015

Riammissione alla dilazione con domanda fino al 23 novembre 2015: Due giorni in più ai contribuenti per presentare domanda, il cui termine scadrebbe il 21 novembre.

L’art. 15 comma 7 del D.Lgs. 159/2015 ha previsto che i contribuenti decaduti da una pregressa dilazione dei ruoli (art. 19 del DPR 602/73) possono essere riammessi al beneficio se presentano la domanda entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto.

La norma si raccorda con il “nuovo” art. 19 del DPR 602/73 che, a differenza del sistema precedente, consente al debitore decaduto dalla dilazione (fatto che, ora, si verifica con il mancato pagamento di 5 rate, anche non consecutive) di essere riammesso al beneficio, previo pagamento delle rate insolute.Essendo il D.Lgs. 159/2015 entrato in vigore il 22 ottobre 2015, il termine ultimo per la domanda scadrebbe il 21 novembre 2015.

Equitalia, con il comunicato stampa diffuso il 17 novembre 2015, ha annunciato che, poiché il 21 cade di sabato, la domanda può essere presentata sino al lunedì successivo, quindi fino al 23 novembre.

Così, i contribuenti hanno due giorni in più per presentare la domanda, i cui modelli sono reperibili sul sito internet di Equitalia.

Difatti, l’art. 7 comma 1 lett. h) del DL 70/2011 stabilisce che “i versamenti e gli adempimenti, anche se solo telematici, previsti da norme riguardanti l’Amministrazione economico-finanziaria che scadono il sabato o in un giorno festivo sono sempre rinviati al primo giorno lavorativo successivo”.

 

5) Il bonus fiscale sulla prima casa rimarrà anche se il vecchio appartamento risulta invenduto

Nuovo acquisto agevolato anche se non si è ancora venduta la vecchia prima casa. Lo prevede un emendamento al Disegno di Legge stabilità 2016.

In atto la norma non ammette eccezioni e in tal caso preclude l’accesso al beneficio.

Difatti, per adesso, se un soggetto intende cambiare casa, trasferendo la propria abitazione, ad esempio, in un immobile più grande, non può godere dell’agevolazione prima casa sul nuovo acquisto se non ha già, prima, venduto la “vecchia” prima casa.

Ciò poiché la lett. c) della nota II-bis all’art. 1 della Tariffa, Parte I, allegata al DPR 131/86 richiede, per l’accesso all’agevolazione, che l’acquirente non sia titolare, neppure per quote, anche in regime di comunione legale su tutto il territorio nazionale, del diritto di proprietà, nuda proprietà, uso, usufrutto o abitazione, su altra casa di abitazione acquistata dallo stesso soggetto o dal coniuge con l’agevolazione prima casa.

Così come è scritta, la norma non ammette eccezioni e, pertanto, preclude l’accesso al beneficio a chi, al momento del nuovo acquisto agevolato non si sia già “liberato” dell’“ex” prima casa, anche ove egli la venda una settimana (o, per assurdo, un giorno) dopo il nuovo acquisto.

Ciò costringe, quindi, i contribuenti che vogliano godere del beneficio fiscale in questione (IVA al 4% o imposta di registro del 2%), a mettersi nelle condizioni di alienare l’abitazione già acquistata col beneficio prima di procedere al nuovo acquisto.

Con uno degli emendamenti al DDL stabilità 2016 viene modificata tale disciplina consentendo, in questi casi, l’acquisto agevolato, a condizione che il contribuente proceda all’alienazione dell’immobile precedentemente acquistato con l’agevolazione prima casa entro un anno dal nuovo acquisto.

Ove l’abitazione precedentemente acquistata con l’agevolazione prima casa non venga alienata entro un anno dall’acquisto agevolato della nuova abitazione, l’emendamento prevede che si verifichi la decadenza dall’agevolazione prima casa goduta sul nuovo acquisto, con conseguente obbligo di corrispondere l’imposta in misura ordinaria, oltre alle sanzioni e agli interessi.

L’emendamento inserisce, infatti, il comma 4-bis nella nota II-bis all’art. 1 della Tariffa, parte I, allegata al DPR 131/86, prevedendo che l’aliquota dell’imposta di registro del 2% si applichi anche nel caso in cui non risulti soddisfatta la condizione recata dalla lettera c) della norma, purché l’immobile acquistato (in passato) con l’agevolazione sia alienato entro un anno dalla data del nuovo atto di acquisto agevolato.

 

6) Va bene la notifica della cartella di pagamento all’ultimo indirizzo noto del contribuente deceduto

Niente problemi per il Fisco, è valida la notifica della cartella di pagamento presso l’ultimo indirizzo noto del contribuente che, nel frattempo, è deceduto.

Dunque, la cartella di pagamento notificata all’ultimo indirizzo noto del contribuente, defunto, è valida, se gli eredi non hanno comunicato le loro generalità e il loro domicilio.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 23416 del 16 novembre 2015.

La contribuente era ricorsa contro la cartella di pagamento per IRPEF, affermando di non essere venuta a conoscenza dell’atto impositivo: l’accertamento riguardava infatti una parente defunta, della quale la ricorrente era erede. Ora, l’ufficio era a conoscenza del decesso e dell’identità dei suoi eredi, ma la CTP aveva ritenuto valida la notificazione effettuata collettivamente ed impersonalmente agli eredi nell’ultimo domicilio del defunto.

Dello stesso avviso la CTR, che rilevava come la stessa ricorrente avesse ritirato l’invito spedito dall’Ufficio agli eredi e che, la notificazione collettiva ed impersonale presso l’ultimo domicilio del de cuius era da ritenersi corretta in assenza di altre specifiche comunicazioni.

Il ricorso della contribuente non è però stato accolto nemmeno dai giudici del Palazzaccio: l’orientamento della Suprema Corte è infatti volto a ritenere che “in caso di morte del contribuente, la notificazione della cartella esattoriale a lui intestata è legittimamente effettuata presso l’ultimo domicilio del defunto ed è efficace nei confronti degli eredi, ove questi ultimi non abbiano tempestivamente provveduto alla comunicazione prescritta dall’art. 65, ultimo comma, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600”. L’unico limite alla notifica collettiva ed impersonale agli eredi nell’ultimo domicilio del de cuius è rappresentato dal fatto che questi abbiano comunicato, almeno trenta giorni prima, le proprie generalità e il proprio domicilio fiscale; insomma, a carico degli eredi c’è un onere di informazione che, se non assolto, dispensa completamente gli uffici dalla ricerca di ciascun erede.

 

7) Le prove sequestrate, ma poi restituite al contribuente, non possono più essere utilizzare dal Fisco

Documenti sequestrati, se restituiti, non possono essere usati dal Fisco: La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23252 del 13 novembre 2015, ha stabilito che, anche in presenza di prove certe contro il contribuente, in precedenza sequestrate, qualora ne sia stata ordinata la restituzione, non possono più essere utilizzate contro lo stesso contribuente.

Pertanto, il Fisco non può più fondare le proprie pretese su tali prove ormai non più utilizzabili.

Nel caso di specie, il contribuente aveva impugnato l’atto con il quale gli veniva richiesta una maggiore imposta di registro in merito ad una scrittura privata relativa ad una promessa di vendita di un suolo per un prezzo superiore a quello risultante dal successivo rogito notarile, ritrovata nel corso di una perquisizione domiciliare; il ricorrente aveva eccepito l’illegittimità del possesso del documento da parte dell’Amministrazione finanziaria, oltre all’intervenuta decadenza della stessa Amministrazione dalla pretesa impositiva.

Il giudice tributario provinciale aveva accolto il ricorso, e la decisione veniva confermata dalla sentenza di secondo grado. La Commissione Tributaria Centrale diede però ragione all’Agenzia delle entrate: il possesso dell’atto da parte dell’Amministrazione era legittimo, in quanto il documento, reperito nel corso di indagini, era stato trasmesso dalla polizia tributaria all’ufficio del registro dietro l’autorizzazione della Procura della Repubblica.

La Corte ha accolto il ricorso del contribuente. Gli Ermellini hanno infatti affermato l’illegittimità sopravvenuta del possesso dell’atto da parte dell’Amministrazione, laddove “la Polizia tributaria, con il processo verbale di constatazione, gliene disponeva la trasmissione”. Come già aveva affermato il Giudice di secondo grado, infatti, il possesso dell’atto non poteva ritenersi legittimo “in forza dell’avvenuta sentenza della sezione istruttoria che aveva disposto la restituzione degli atti già sottoposti a sequestro all’avente diritto, laddove la trasmissione del documento all’amministrazione era avvenuta in forza del successivo processo verbale di constatazione della polizia tributaria”.

 

8) E-commerce e consumatori finali: esenzione dall’emissione della fattura retroattiva

Anche l’Agenzia delle entrate, all’interno del proprio notiziario fiscale del 18 novembre 2015, prende atto delle novità sul settore del commercio elettronico: Niente documenti fiscali per i servizi di telecomunicazione, di teleradiodiffusione ed elettronici resi a clienti che non agiscono nell’esercizio d’impresa, arte o professione. Efficacia retroattiva, dal 1° gennaio 2015, per l’esonero dall’obbligo di certificazione dei corrispettivi per le operazioni di commercio elettronico diretto “business to consumer” (B2C); rimane invariato l’obbligo per le operazioni tra soggetti passivi “business to business” (B2B), che seguono le regole ordinarie.

Per effetto del Dm 27 ottobre 2015 sarà possibile gestire la piattaforma per il commercio elettronico con un’unica procedura di certificazione. Si potranno vendere libri cartacei o far scaricare musica tramite internet senza dovere emettere alcun documento fiscale, ma annotando l’operazione nel registro dei corrispettivi (articolo 24 del Dpr 633/1972) entro il giorno non festivo successivo a quello di effettuazione dell’operazione.

Riguardo quest’ultimo aspetto, inoltre, qualora il soggetto decidesse di optare per la trasmissione telematica dei corrispettivi (articolo 2, Dlgs 127/2015) sarebbe esonerato, a partire dal 1° gennaio 2017, anche dalla registrazione giornaliera dei corrispettivi.

Tipologie di commercio elettronico

Il commercio elettronico o e-commerce, in relazione alle concrete modalità di esecuzione del contratto, si distingue in:

commercio elettronico “indiretto”, che riguarda la cessione fisica di beni materiali, mediante l’utilizzo di internet, con conseguente conclusione del contratto e del relativo pagamento. Il bene viene recapitato usando le vie tradizionali, ad esempio, l’acquisto di un libro con consegna a mezzo corriere commercio elettronico “diretto”, che consiste nella cessione elettronica di beni virtuali o di servizi, in cui tutte le fasi della transazione avvengono online come, ad esempio, l’acquisto di un e-book scaricato direttamente da internet.

Inoltre, a seconda dei soggetti che prendono parte al processo di vendita, il commercio elettronico può essere classificato in:

- business to consumer (B2C), quando le transazioni commerciali avvengono tra imprese e consumatori finali;

- business to business (B2B), nel caso in cui le transazioni sono effettuate tra imprese.

Commercio elettronico diretto

Ai sensi dell’allegato 2 della direttiva comunitaria 2006/112/Ce, per servizi di commercio elettronico diretto si intendono tutti quei servizi forniti attraverso internet o una rete elettronica, la cui natura rende la prestazione essenzialmente automatizzata, corredata di un intervento umano minimo e impossibile da garantire in assenza della tecnologia dell’informazione.

Ai fini Iva, in particolare, sono riconducibili a questa tipologia di servizi:

- la fornitura di siti web e web–hosting, gestione a distanza di programmi e attrezzature;

- la fornitura di software e relativo aggiornamento

- la fornitura di immagini, testi e informazioni e messa a disposizione di database;

- la fornitura di musica, film, giochi, compresi i giochi di sorte o d’azzardo, programmi o manifestazioni politici, culturali, artistici, sportivi, scientifici o di intrattenimento;

- la fornitura di prestazioni di insegnamento a distanza.

Nuova regola per il commercio elettronico diretto B2C

Il commercio elettronico indiretto viene assimilato alle vendite per corrispondenza e, per effetto delle disposizioni del decreto 696/1996, è esonerato dalla certificazione dei corrispettivi, mentre il commercio elettronico diretto è assimilato alle prestazioni di servizi, quindi, assoggettato all’obbligo di certificazione dei corrispettivi.

Ebbene, la nuova regola, con efficacia retroattiva dal 1° gennaio 2015, equipara il commercio elettronico diretto a quello indiretto; di conseguenza, esonera dall’obbligo di certificazione dei corrispettivi le operazioni di commercio elettronico diretto nei confronti dei consumatori finali (B2C), a meno che la fattura non sia espressamente richiesta dal cliente al momento di effettuazione dell’operazione.

Peraltro, l’esonero dalla certificazione fiscale si aggiunge a quello già previsto dal Dlgs 42/2015, che ha introdotto, all’articolo 22 del Dpr 633/1972, il punto 6-ter), secondo cui l’emissione della fattura non è più obbligatoria per le prestazioni di servizi di telecomunicazione, di servizi di teleradiodiffusione e di servizi elettronici resi a committenti che agiscono al di fuori dell’esercizio d’impresa, arte o professione.

Ovviamente rimangono invariati gli obblighi per le operazioni tra operatori economici (B2B), per i quali la certificazione delle operazioni segue le regole ordinarie.

 

9) Collaborazioni coordinate e continuative senza subordinazione

I nuovi co.co.co. andranno formalizzati senza progetto e senza necessità di un termine finale.

Interviene sulla questione una nota del 18 novembre 2015 del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro.

Dal 25 giugno 2015 sono abrogati gli articoli da 61 a69-bis del D.Lgs. 276/2003. Conseguentemente, da tale data, scompaiono e non possono quindi più essere attivate:

- le collaborazioni coordinate e continuative a progetto;

- le c.d. mini co.co.co.;

- le co.co.co. effettuate dai percettori di pensione di vecchiaia;

- le presunzioni di co.co.co. per i titolari di partita IVA che svolgono la prestazione secondo determinate modalità.

Restano salve le collaborazioni previste dall'art. 409, n. 3 del codice di procedura civile rapporti di collaborazione che si concretino in una prestazione di opera continuativa e coordinata, “prevalentemente” personale, anche se non a carattere subordinato I nuovi co.co.co. andranno formalizzati senza progetto e senza necessità di un termine finale.

L’art. 2 del decreto stesso afferma che dal prossimo 1° gennaio 2016 si applicherà la disciplina del lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che risulteranno carenti di autonomia operativa in quanto “si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro”.

In nuovi indicatori che faranno, dunque, scattare l’applicazione della disciplina del lavoro subordinato sono:

- prestazione svolta in modo esclusivamente personale: resa, cioè, dal collaboratore senza una minima organizzazione e/o senza avvalersi dell’apporto, sia pur minimo, altrui;

- prestazione svolta in via continuativa: ricorre quando la prestazione perduri nel tempo e comporti un impegno costante e abbastanza lungo del prestatore a favore del committente;

- modalità di svolgimento della prestazione etero organizzata dal committente: al collaboratore deve essere lasciata piena ed assoluta autonomia operativa con facoltà di decidere “se”, “quando”, “come” e “dove” svolgere la prestazione oggetto del contratto; solo garantendo questa libertà organizzativa a favore del lavoratore il rapporto potrà definirsi genuinamente di collaborazione. Al contrario, se dovesse risultare inserito nell’organizzazione del proprio committente, al collaboratore verranno estese le specifiche tutele previste dall’art. 2094 del cc, ancorché lo stesso non sia sottoposto al potere direttivo, disciplinare e di controllo del proprio committente.

Nel rispetto sostanziale e formale, dunque, dei suddetti indici le collaborazioni coordinate e continuative potranno essere in futuro ancora legittimamente svolte senza uno specifico risultato e, volendo, senza limiti di durata.

Non c’è dubbio che con le nuove collaborazioni l’accento torni più chiaramente sul potere sostanziale - da parte del lavoratore - di determinare luogo e tempo della prestazione e non sul contenuto di un documento inevitabilmente impreciso, in quanto basato su una previsione. L’assenza di subordinazione torna a essere l’indiscusso perno delle collaborazioni.

Per un approfondimento, infine, la suddetta nota dei consulenti del lavoro rinvia alla circolare n. 13/2015 della relativa Fondazione Studi.

 

10) Fatture elettroniche: niente più variazione dati IVA per la relativa conservazione

Fatture elettroniche: Non si deve più fare la variazione dati IVA del conservatore. Il modello di variazione IVA AA9/12 o AA7/10 con indicazione del luogo di conservazione fisico dei documenti elettronici quando il conservatore è un soggetto diverso dal depositario non va trasmesso all’Agenzia delle Entrate.

In dottrina si continua a commentare il contenuto della risoluzione n. 81/E del 25 settembre 2015, con la quale l’Agenzia delle entrate, di fatto, solleva il contribuente dall’incombenza di un adempimento molto discusso, anche in considerazione dei diversi orientamenti tra i vari uffici periferici delle Entrate.

Di fatto l’Agenzia tiene conto dei mutamenti tecnologici avvenuti negli ultimi anni e osserva che il concetto di “conservazione” è stato elaborato con riferimento ai soli documenti cartacei ed è sostanzialmente coincidente con il concetto di deposito. Ne deriva la necessità di un adeguamento, posto che l’avvento dei sistemi elettronici fondati sulla dematerializzazione introduce nuovi processi di conservazione dei documenti fiscalmente rilevanti. Infatti, il processo di conservazione viene gestito dal conservatore identificato nel manuale di conservazione: tale figura può coincidere con il contribuente o con il depositario delle scritture contabili, oppure, come nella gran parte dei casi, essere un soggetto terzo.

Nell’ipotesi più diffusa in cui il conservatore sia un terzo rispetto al depositario delle scritture contabili:

- il contribuente non deve darne comunicazione per il tramite dei modelli ministeriali;

- in caso di accesso i verificatori devono essere messi in condizione di visionare ed acquisire direttamente, presso la sede del contribuente, oppure del depositario delle scritture contabili la documentazione fiscale,

- i documenti elettronici, comprese le fatture, devono risultare in regola dal punto di vista dell’autenticità e dell’integrità, al fine di verificarne la corretta conservazione.

Il chiarimento dell’Agenzia delle entrate viene condiviso da citata dottrina: in presenza di documenti cartacei l’esigenza di immediatezza nella consegna dei documenti o del loro reperimento rappresentava di per sé il rimedio contro la possibile alterazione, così come la disponibilità immediata comprovava la generazione dei documenti nei tempi prestabiliti. La comunicazione dei dati del depositario rappresentava un elemento rilevante ai fini dell’attività di controllo nonché ai fini di un eventuale accertamento per omessa tenuta delle scritture contabili.

Con il processo di dematerializzazione, invece, la conservazione dei documenti fiscalmente rilevanti si chiude con l’apposizione di una marca temporale che fa fede circa l’esatto momento in cui tali documenti sono stati generati. Con una tecnologia di siffatta portata non è possibile alterare o produrre tardivamente dei documenti.

Nel caso di specie, l’autore dell’interpello (una farmacia) ha posto la questione per via delle nuove modalità di fatturazione elettronica nei riguardi delle ASL, non convinto delle indicazioni ricevute dalla propria associazione di categoria in relazione all’obbligo di comunicare all’Agenzia delle entrate il soggetto conservatore e il luogo di conservazione dei documenti elettronici, sebbene l’effettivo depositario delle altre scritture contabili non fosse mutato anche se diverso rispetto al conservatore.

I tecnici del Fisco hanno colto l’occasione per richiamare le norme rilevanti in materia, in particolare gli artt. 35 comma 2, lett d) e 39 comma 3, entrambi del DPR 633/1972, nonché gli art. 3 e 5 del DM 17 giugno 2014 rappresentando la seguente situazione:

a) sussiste la facoltà, per chi emette/riceve fatture elettroniche, di conservare le stesse, così come le altre scritture contabili, tanto sul territorio nazionale, quanto all’estero, in Paesi con i quali esista uno strumento giuridico che disciplini la reciproca assistenza;

b) è previsto l’obbligo di comunicare, tramite la dichiarazione dei redditi, che nell’anno di riferimento si è proceduto alla conservazione sostitutiva. Nel modello fiscale di riferimento è necessario indicare il codice 1 al rigo RS140 di UNICO PF, o al rigo RS104 di UNICO SC, o al rigo RS40 di UNICO SP per segnalare che nell’anno di riferimento si è proceduto alla conservazione in modalità elettronica di almeno un documento rilevante ai fini tributari;

c) in caso di controlli e verifiche, è fatto obbligo di rendere leggibili ed accessibili i documenti (fatture in primis) tanto dalla sede presso cui il contribuente svolge la propria attività, quanto dal diverso luogo in cui gli stessi sono fisicamente collocati, previa apposita dichiarazione di inizio/variazione attività.

Indi, posto che il contribuente non coincide con il depositario delle scritture contabili e che quest’ultimo non coincide con il conservatore dei documenti elettronici, l’Agenzia delle entrate precisa quanto segue:

In tale ultima ipotesi, oggetto della presente istanza, poiché il conservatore (“elettronico”) non è il depositario delle scritture, il contribuente non è tenuto a farne comunicazione mediante il modello AA9/11 (essendo, in ogni caso, gli estremi identificativi del conservatore riportati obbligatoriamente nel manuale della conservazione), nel presupposto che, in caso di accesso, i verificatori siano messi in condizione di visionare e acquisire direttamente, presso la sede del contribuente ovvero del “depositario” delle scritture contabili, la documentazione fiscale, compresa quella che garantisce l’autenticità ed integrità delle fatture, al fine di verificarne la corretta conservazione. Va da sé che la mancata esibizione dei documenti sopra richiamati comporta gli effetti previsti dagli articoli 39 del D.P.R. n. 600 del 1973 e 52 del D.P.R. n. 633 del 1972.

 

11) Orlandi in audizione parlamentare: dal modello 730 precompilato alla fattura elettronica

Orlandi: il rinvio della presentazione del 730 impatta sui rimborsi. Allo studio detrazioni per spese funebri.

“Un eventuale rinvio del termine di presentazione del modello 730 - attualmente fissato al 7 luglio - richiesto dai Caf e da altri intermediari potrebbe avere riflessi sui tempi di erogazione ai cittadini dei rimborsi fiscali effettuati mediante i sostituti d'imposta, che oggi sono ordinariamente corrisposti con le retribuzioni di luglio (per i lavoratori dipendenti) e con le pensioni di agosto o settembre (per i pensionati)”.

Lo ha affermato nell’audizione di fronte alla Commissione parlamentare di vigilanza sull'Anagrafe tributaria il direttore dell’Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi, aggiungendo che è allo studio l’ampliamento delle voci di spesa che danno diritto a detrazioni nel 730 precompilato. “L’Agenzia delle Entrate sta lavorando per incrementare le informazioni da inserire nella dichiarazione precompilata 2016”, ha detto. Oltre alle spese sanitarie, Orlandi ha indicato gli altri capitoli che potranno essere inseriti nella dichiarazione precompilata. In particolare i contributi versati per la previdenza complementare, le spese funebri, i costi per i corsi di laurea e la prima rata dei pagamenti per la riqualificazione del patrimonio immobiliare.

“A oggi, le prime analisi effettuate evidenziano un positivo avvio del sistema 730 precompilato: al 20 settembre 2015 risultano inviati circa 19,5 milioni di modelli 730 contro i 18,5 milioni del 2014”, ha sottolineato Orlandi. “La dichiarazione precompilata - ha aggiunto Orlandi - rappresenta una sfida di miglioramento della governance fiscale, in linea con le raccomandazioni della Commissione europea agli Stati membri, volte a promuovere una maggiore efficienza delle autorità fiscali e a improntare il rapporto tra l’Amministrazione finanziaria e il contribuente sulla reciproca trasparenza e fiducia”.

“Fiduciosi di realizzare il modello 770 semplificato, il tavolo tecnico sta andando bene”. “Siamo fiduciosi di poter modificare il modello 770 rendendolo più semplice e più snello”, ha affermato il direttore dell’Agenzia delle Entrate. “Il tavolo tecnico sta andando bene” ha aggiunto Orlandi indicando che l’Agenzia è impegnata “ad aprire un ulteriore tavolo per anticipare la data di presentazione del 770 per evitare l’ingorgo” delle scadenze. Ciò in quanto “gran parte degli adempimenti previsti sono ben precedenti”.

Orlandi, infine, ha precisato che “Tenuto conto che entro il 7 marzo di ciascun anno i sostituti sono tenuti ad inviare telematicamente all’Amministrazione finanziaria le certificazioni uniche per la predisposizione della dichiarazione precompilata, si sta cercando di eliminare del tutto le informazioni di dettaglio (ossia riferite ai singoli percipienti) attualmente presenti nel richiamato modello 770 semplificato. In tal modo si evita ai sostituti d’imposta il doppio invio degli stessi dati, il primo entro il 7 marzo, per la dichiarazione precompilata, il secondo entro il 31 luglio, per la trasmissione del modello 770.

Tale innovazione sarà resa possibile dalla disposizione contenuta nel disegno di legge di stabilità per il 2016, che attribuisce valenza dichiarativa alla trasmissione delle certificazioni uniche entro il 7 marzo. A fronte di un contenuto incremento delle informazioni richieste in sede di trasmissione delle certificazioni uniche, vi sarà, pertanto, una rilevante semplificazione della dichiarazione dei sostituti d’imposta”.

Fattura elettronica: critiche

Orlandi ha poi ribadito che: “Quanto alle criticità sollevate dal CNDCEC in tema di conservazione delle fatture elettroniche, vorrei fare una doverosa premessa: le fatture elettroniche, in generale, sono documenti informatici la cui validità probatoria è definita dal Codice dell’amministrazione digitale (Cad)4. Le fatture elettroniche verso la PA sono firmate digitalmente e, pertanto, ai sensi dell’art. 21 del Cad, la loro validità probatoria, in sede di giudizio, è quella della forma scritta (di cui all’articolo 2702 del codice civile). L’apposizione della firma digitale, inoltre, è sufficiente a garantire l’autenticità dell’origine del documento e l’integrità del contenuto fino a querela di falso. Tali caratteristiche sono preservate nel tempo, a tutti gli effetti di legge, a condizione che il processo di conservazione digitale delle fatture elettroniche segua le regole tecniche richiamate dallo stesso Cad.

Pertanto se, da una parte, va riconosciuto lo sforzo necessario a un’impresa o ad un professionista per conservare i documenti informatici, dall’altra parte, non può disconoscersi che il mercato si sta velocemente attestando su offerte di servizi sempre più flessibili e a costi strutturalmente contenuti”.

 

12) Legge di Stabilità 2016: ok agli emendamenti su canone Rai e sconto Imu per affitti a canone concordato

Il canone Rai si pagherà in dieci rate nella bolletta della luce. Nel 2016 però, per via dei tempi tecnici di adeguamento dei sistemi di fatturazione, il primo versamento avverrà “cumulativamente” dal primo luglio 2016. E’ stato approvato infatti l'emendamento delle relatrici alla legge di stabilità dalla commissione Bilancio del Senato.

Via libera anche all’emendamento riformulato dalle relatrici, Magda Zanoni (Pd) e Federica Chaiavaroli (Ap), che prevede uno sconto sull’Imu del 25% per i proprietari che affittano la seconda casa a canone concordato. Per gli immobili locati a canone concordato, si legge nel testo dell’emendamento, “l’imposta determinata applicando l’aliquota stabilita dal comune è ridotta al 75 per cento”. La copertura della misura è di circa 80 milioni.

Ok pure all’imposta sostitutiva dell’8% sugli immobili delle imprese individuali.

E’ stato approvato l'emendamento che prevede che gli imprenditori individuali che possiedono immobili strumentali (al 31 ottobre 2015) potranno optare, entro il 31 maggio 2016, per l’esclusione di tali beni dal patrimonio d’impresa mediante il pagamento di un’imposta sostitutiva dell’8% della differenza tra il valore nominale degli immobili e il loro valore fiscale. La misura ha effetto dal periodo d'imposta in corso al primo gennaio 2016.

Salta invece la riduzione dal 22% al 10% dell’aliquota Iva per i pellet (il combustibile ricavato dalla segatura). A quanto si apprende, le risorse verranno destinate ad altre modifiche che si stanno approvando in commissione Bilancio del Senato.

Il congedo obbligatorio per neo papà sale a 2 giorni. Via libera della Commissione Bilancio del Senato all'aumento a due giorni del congedo obbligatorio dei papà per la nascita dei figli. E' stato approvato l’emendamento delle relatrici che prevede che il congedo obbligatorio per il papà lavoratore dipendente, da fruirsi entro cinque mesi dalla nascita del figlio, e quello facoltativo da utilizzare nello steso periodo in alternativa alla madre che si trovi in maternità obbligatoria, che erano previsti in via sperimentale per il 2013, 2014 e 2015, vengano prorogati, sempre in via sperimentale, per il 2016. Il costo della misura è valutato in 24 milioni di euro per il 2016.

 

Vincenzo D’Andò