Diario quotidiano del 17 novembre 2015: non sarà più reato l’omesso versamento dei contributi per importi inferiori a 10mila euro annui

Pubblicato il 17 novembre 2015



dall'1 gennaio 2016 il default bancario è a carico del cliente; dal CDM la doppia stretta sul caporalato; non sarà più reato l’omesso versamento dei contributi purché sotto i 10 mila euro annui; doppia sanzione per le scritture contabili falsificate; é Legge la proroga della voluntary disclosure; TFR: aggiornato il coefficiente di rivalutazione per il mese di ottobre 2015; entrate tributarie in aumento (+1,3%); lavoro accessorio: in distribuzione i voucher presso gli sportelli bancari
 Indice:  1) Dal 1° gennaio 2016 il default bancario è a carico del cliente  2) Dal CDM la doppia stretta sul caporalato  3) Non sarà più reato l’omesso versamento dei contributi purché sotto i 10 mila euro annui  4) Doppia sanzione per le scritture contabili falsificate  5) E’ Legge la proroga della voluntary disclosure  6) TFR: aggiornato il coefficiente di rivalutazione per il mese di ottobre 2015  7) Entrate tributarie in aumento (+1,3%)  8) Lavoro Accessorio: in distribuzione i voucher presso gli sportelli bancari  
 

1) Dal 1° gennaio 2016 il default bancario è a carico del cliente

Dal Consiglio dei ministri del 13 novembre 2015 il via libera ai decreti che recepiscono la direttiva 2014/59/Ue.

Clienti solidali con la banca: in caso di default, le risorse necessarie a coprire le perdite verranno prese da azionisti e creditori, attingendo infine dai depositi dei correntisti non protetti da garanzia. Approvati il 13.11.2015 dal Consiglio dei ministri in via definitiva i decreti denominati «dlgs modifiche tub-tuf» e «dlgs risoluzione» che attuano le norme europee sulla risoluzione degli enti creditizi e che mirano ad evitare liquidazioni disordinate, tali da amplificare effetti e costi della crisi. L’Italia è così allineata alle richieste europee di recepimento della direttiva Brrd (Bank recovery and resolution directive, 2014/59/Ue). L’entrata in vigore dei dlgs si avrà con la pubblicazione degli stessi in G.U..

Si impone che dal 1° gennaio 2016 gli istituti bancari in crisi finanziaria non attingano più dai fondi di risoluzione statali, prevedendo invece ch'essi applichino il meccanismo del salvataggio interno, il cosiddetto bail in. A seconda del peso del passivo, l’autorità di risoluzione delle crisi dispone che, a risanare l’ammanco saranno in prima battuta le riserve sociali e, in un secondo momento, le azioni e le obbligazioni convertibili. Va tuttavia ricordato che, da obblighi contrattuali, qualsiasi istituto in stato di crisi dovrebbe, prima di liquidare i soci, provvedere a smobilizzare quella parte di patrimonio non direttamente collegata all'attività primaria dell'azienda, quali sono per esempio beni artistici e oggetti di valore iscritti nel bilancio della stessa. Ogni banca dovrà provvedere a redigere un piano di gestione delle crisi, nel quale indicherà l’ordine delle priorità in caso di default. Restano esclusi dal risanamento i depositi inferiori ai 100 mila euro, coperti dal Fondo interbancario di tutela dei depositi, e gli altri crediti garantiti (relativi a fondi acquisiti dalle banche con obbligo di restituzione, sia sotto forma di depositi, sia sotto altra forma, nonché agli assegni circolari e agli altri titoli di credito a essi assimilabili). Si aggiungono a questi le attività detenute dalla banca per conto del cliente e i crediti da lavoro e dei fornitori.

A rispondere del risanamento bancario saranno in ordine i detentori di titoli di debito subordinati, di prodotti strutturati (derivati) e di contratti a elevato rischio. Seguiranno a essi le obbligazioni (senior) non garantite stipulate con la banca, i depositi interbancari, i depositi societari superiori ai 100 mila euro e quelli di persone fisiche e pmi superiori al medesimo importo. Una dinamica, questa, che imporrà alle banche, pur in assenza di obblighi formali, di intensificare la comunicazione nei confronti della clientela e di rendere chiaro il nuovo quadro italiano ed europeo.

2) Dal CDM la doppia stretta sul caporalato

Doppia stretta sul caporalato. Dopo l’approvazione di un pacchetto di misure inserite all'interno del Codice antimafia, passato in prima lettura alla camera il 12 novembre scorso, il consiglio dei ministri il 13 novembre 2015 ha dato il via libera a un disegno di legge per il contrasto a caporalato e lavoro nero in agricoltura. Il provvedimento contiene da un lato le stesse norme inserite nel codice antimafia e dall'altro le misure per implementare la Rete del lavoro agricolo di qualità, previste dall'articolo 30 del collegato agricolo, attualmente all'esame della commissione agricoltura della camera. L’elemento di novità del disegno di legge è un piano di interventi per l’accoglienza dei lavoratori agricoli stagionali che coinvolgerà le amministrazioni statali nella vigilanza e nella tutela delle condizioni di lavoro nel settore agricolo. Il piano sarà stabilito congiuntamente da regioni, province autonome e amministrazioni locali nonché delle organizzazioni di terzo settore. Viene rafforzata l’operatività della Rete del lavoro agricolo di qualità, includendo tra i soggetti che vi possono aderire sportelli unici per l'immigrazione, istituzioni locali, centri per l’impiego e gli enti bilaterali costituiti dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori in agricoltura. Al fine di istituire un servizio pubblico di trasporti per i braccianti la partecipazione alla Rete è consentita anche ai soggetti abilitati al trasporto di persone. Estese poi le funzioni svolte dalla Cabina di regia della Rete stessa, presieduta dall’Inps e composta da sindacati, organizzazioni agricole e Istituzioni. A livello penale, oltre alla confisca obbligatoria, per equivalente e allargata e all’estensione della responsabilità in solido delle aziende che si siano rese complici del delitto di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza di reato dell’autore di intermediazione e, al tempo stesso, l’applicazione di una circostanza attenuante per colui che si sia efficacemente adoperato per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, assicurare le prove dei reati e individuare gli altri responsabili. Le vittime di caporalato saranno infine risarcite attraverso l’estensione delle finalità del Fondo per le vittime della tratta (legge 228/2003).

Ue, mobilità professionale semplificata dal 2016

Più facile esercitare la professione in un pese europeo. Si avvicina, infatti, il giorno in cui prenderà forma la tessera professionale, il documento che renderà più semplice la mobilità dei professionisti all'interno dell’Ue grazie al riconoscimento automatico delle qualifiche frutto di un maggior coinvolgimento delle autorità nazionali e all'uso di procedure elettroniche. Infatti, nel corso del consiglio dei ministri del 13 novembre 2015 si è svolto l’esame preliminare del dlgs di recepimento della direttiva 2013/55/Ue relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali. Testo in base al quale da gennaio dal 2016, la Tessera sarà disponibile per alcune professioni selezionate, tra cui infermieri, farmacisti e fisioterapisti, tra quelle per le quali è stato manifestato interesse. La Tessera consisterà in un certificato elettronico vero e proprio in cui sarà attestato che il professionista interessato allo spostamento soddisfa tutte le condizioni necessarie all’esercizio dell’attività in un altro paese dell’Ue, su base occasionale o in seguito a stabilimento nello Stato ospitante. Inizialmente dovrebbe essere concessa solo su richiesta del professionista, che sarà tenuto all’invio dei documenti necessari all’autorità competente dello Stato membro di origine che, a sua volta, avrà un mese di tempo dalla ricezione per concedere la certificazione. Lo Stato o gli Stati Ue di destinazione, poi, avranno un mese per confermare il certificato e in caso di dubbi potranno chiedere ulteriori informazioni o documenti.

3) Non sarà più reato l’omesso versamento dei contributi purché sotto i 10 mila euro annui

Depenalizzazione dei reati per i quali come pena è prevista una multa, come l'omesso versamento di contributi e ritenute da parte del datore di lavoro, purché sotto i 10 mila euro annui. Con alcune eccezioni, relative a reati non marginali: edilizia e urbanistica; alimenti e bevande; ambiente, territorio e paesaggio; sicurezza pubblica e dei luoghi di lavoro; giochi d'azzardo e scommesse; armi e esplosivi; finanziamento ai partiti; proprietà intellettuale e industriale. Disco verde a nuove sanzioni amministrative cosi determinate: sanzione amministrativa da 5 mila a 15 mila euro per le contravvenzioni punite con l'arresto fino a sei mesi, da 5 mila a 30 mila euro per le contravvenzioni punite con l'arresto fino a un anno, da 10 mila a 50 mila euro per i delitti e le contravvenzioni puniti con un pena detentiva superiore a un anno. Lo prevede lo schema di dlgs sulle depenalizzazioni approvato il 13 novembre 2015 dal Consiglio dei ministri nell’ambito di un pacchetto di misure in attuazione della legge 28 aprile 2014, n. 67. Nel pacchetto, due schemi di decreti delegati, uno recante appunto disposizioni in materia di depenalizzazione, a norma dell’articolo 2, comma 2 della legge 67, l'altro con disposizioni in materia di abrogazione di reati e introduzione di illeciti con sanzioni pecuniarie civili, a norma dell’articolo 2, comma 3, sempre della legge 67/2014 (si veda altro articolo in pagina). Tre gli obiettivi indicati dal ministero della Giustizia: avere innanzitutto sanzioni più rapide, incisive ed efficaci, producendo quindi entrate che vengono effettivamente incassate dallo Stato e risparmi per i costi dei tanti procedimenti; decongestionare la giustizia penale da migliaia e migliaia di procedure lunghe, spesso inutili e costose; assicurare una più efficace repressione dei reati socialmente più gravi.

4) Doppia sanzione per le scritture contabili falsificate

Il decreto approvato in via definitiva dal governo trasforma alcuni reati in illeciti civili. Raddoppia la sanzione civile per gli illeciti relativi all’uso di scritture private falsificate (arrivando fino a 12 mila euro) e la distruzione di scritture private. È una delle novità contenute nello schema di dlgs recante disposizioni in materia di abrogazione di reati e introduzione di illeciti con sanzioni pecuniarie civili approvato il 13 novembre 2015 dal Consiglio dei ministri. In pratica, alcuni reati vengono trasformati in illecito civile: questo significa che la persona offesa può promuovere davanti al giudice civile per il risarcimento del danno; se il magistrato accorda l’indennizzo unirà anche una multa che sarà incassata dall'erario. Il catalogo degli illeciti civili comprende l’ingiuria, il furto del bene da parte di chi ne è comproprietario e quindi in danno degli altri comproprietari, l’appropriazione di cose smarrite: per questo gruppo di illeciti la sanzione va da 100 a 8 mila euro. Sono stati esclusi alcuni reati di occupazione di beni immobili privati, che presentano una offensività elevata, quali l’usurpazione di immobili, l’invasione di terreni o edifici, la deviazione di acque e modifica dello stato dei luoghi. Il decreto vuole dunque costruire una sanzione più efficace ed effettiva nei confronti di illeciti di più scarsa offensività, ma che comunque meritano una risposta adeguata da parte dello Stato. Si punta a una maggiore certezza nel colpire il responsabile dell’illecito, ma anche a liberare le procure da affari di scarsa rilevanza che troppo spesso non trovano sanzione a causa dell’ingolfamento degli affari in ambito penale.

L’idea da cui parte il provvedimento è che una sanzione pecuniaria civile di carattere economico e il risarcimento del danno abbiano più forza di prevenzione e di tutela della persona offesa rispetto a un eventuale, ma molto spesso non effettivo, processo penale. La persona offesa potrà così ricorrere al giudice civile per il risanamento del danno. Il magistrato, accordato l’indennizzo, per alcuni illeciti stabilirà anche una sanzione pecuniaria che sarà incassata dall’Erario dello Stato.

Sanzioni pecuniarie, riconoscimento reciproco

Reciproco riconoscimento delle sanzioni pecuniarie nella Ue. Questo l’obiettivo del decreto approvato il 13 novembre 2015 in esame preliminare dal Consiglio dei ministri, recante le disposizioni per confermare il diritto interno alla decisione quadro 2005/214/GAI del Consiglio sull'applicazione tra gli Stati membri dell’Unione europea del principio del reciproco riconoscimento delle sanzioni pecuniarie. Il provvedimento contiene norme comuni finalizzate a consentire l’esecuzione all’estero delle decisioni che applicano sanzioni pecuniarie, rese sia da una autorità giudiziaria che amministrativa. Luce verde, sempre in via preliminare, a un decreto legislativo recante l'attuazione della decisione quadro 2003/577/GAI del Consiglio del 22 luglio 2003, relativa all'esecuzione nell'Unione europea dei provvedimenti di blocco dei beni o di sequestro probatorio. Con questo provvedimento si regola l’esecuzione sul territorio di uno Stato Ue dei provvedimenti emessi dall’autorità giudiziaria di un altro stato membro, che dispongono il blocco o sequestro di beni per finalità probatorie o per la loro successiva confisca. L’obiettivo è istituire un meccanismo di esecuzione extraterritoriale del provvedimento di coercizione reale adottato in ogni stato membro, secondo le forme e la disciplina previsti dal diritto nazionale.

5) E’ Legge la proroga della voluntary disclosure

La Camera, con 313 voti favorevoli e 115 contrari, il 13 novembre 2015 ha votato la questione di fiducia sull’approvazione dell’articolo unico del Ddl. di conversione del DL n. 153/2015, recante misure urgenti per la finanza pubblica (C. 3386), nel testo della Commissione identico a quello approvato dal Senato. Quindi, dopo la trattazione degli ordini del giorno, il provvedimento è stato approvato in via definitiva.

Si ricorda che il provvedimento, all’art. 2, in materia di voluntary disclosure, dispone la proroga dal 30 settembre al 30 novembre 2015 del termine previsto per la presentazione dell’istanza, nonché la possibilità di integrare la stessa con documenti e informazioni entro il 30 dicembre 2015.

Inoltre il decreto prevede che i termini di decadenza per l’accertamento sia ai fini delle imposte sui redditi sia ai fini IVA, nonché quelli per la notifica dell’atto di contestazione, che scadono a decorrere dal 31 dicembre 2015, limitatamente agli imponibili, alle imposte, alle ritenute, ai contributi, alle sanzioni e agli interessi relativi alla procedura di collaborazione volontaria e per tutte le annualità e le violazioni oggetto della procedura stessa, sono rinviati, anche in deroga a quelli ordinari, al 31 dicembre 2016.

Viene attribuita ad un’articolazione specifica dell’Agenzia delle entrate – già individuata dalla stessa Amministrazione finanziaria nel Centro Operativo di Pescara – la competenza delle istanze presentate per la prima volta a decorrere dal 10 novembre 2015 a prescindere dal domicilio fiscale del soggetto.

Si prevede, inoltre, l’esonero dagli obblighi dichiarativi per i soggetti residenti in Italia che prestano attività lavorativa in via continuativa all’estero in zone di frontiera i quali potranno regolarizzare la propria posizione pagando il 5% sulle prestazioni previdenziali di secondo livello percepite in Italia con esclusione per i rispettivi coniugi dagli obblighi di monitoraggio fiscale.

6) TFR: aggiornato il coefficiente di rivalutazione per il mese di ottobre 2015

Le quote di TFR, accantonate al 31 dicembre 2014, vanno rivalutate dello 1,3901 %.

TFR: il coefficiente di rivalutazione dal 2015

anno mese TFR maturato fino al periodo compreso tra coefficiente di rivalutazione (%)
2015 ottobre 15 ott - 14 nov 1,3901
2015 settembre 15 set - 14 ott 1,1250
2015 agosto 15 ago - 14 set 1,2803
2015 luglio 15 lug - 14 ago 1,015187
2015 giugno 15 giu - 14 lug 0,960280
2015 maggio 15 mag - 14 giu 0,765187
2015 aprile 15 apr - 14 mag 0,570093
2015 marzo 15 mar - 14 apr 0,375000
2015 febbraio 15 feb - 14 mar 0,25000
2015 gennaio 15 gen - 14 feb 0,1250

7) Entrate tributarie in aumento (1,3%)

Ministero dell'economia e delle finanzeRapporto sulle entrate tributarie e contributive di gennaio-settembre 2015 e Report delle entrate tributarie internazionali

È disponibile sui siti www.finanze.it e www.rgs.mef.gov.it il Rapporto sull'andamento delle entrate tributarie e contributive nel periodo gennaio-settembre 2015 redatto congiuntamente dal Dipartimento delle Finanze e dal Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato ai sensi dell'art. 14, comma 5 della legge di contabilità e finanza pubblica (legge 31 dicembre 2009, n. 196)

GENNAIO- SETTEMBRE 2015

Le entrate tributarie e contributive del periodo gennaio-settembre 2015 evidenziano nel complesso un aumento dell'1,3% (+6.308 milioni di euro) rispetto all'analogo periodo dell’anno precedente.

Il dato tiene conto dell'aumento del +1,1% (+ 3.462 milioni di euro) delle entrate tributarie e della crescita delle entrate contributive del +1,8% (+2.846 milioni di euro).

L’importo delle entrate tributarie comprende anche i principali tributi degli enti territoriali e le poste correttive, quindi integra il dato già diffuso con la nota del 5 novembre scorso.

Sul sito del Dipartimento Finanze è altresì disponibile il report delle entrate tributarie internazionali del periodo gennaio-settembre 2015, che fornisce l'analisi dell'andamento tendenziale del gettito tributario per i principali Paesi europei, sulla base delle informazioni diffuse con i "bollettini mensili" di Francia, Germania, Irlanda, Portogallo, Regno Unito e Spagna.

(MEF, comunicato stampa n. 226 del 16 novembre 2015)

8) Lavoro Accessorio: in distribuzione i voucher presso gli sportelli bancari

L’Inps ha comunicato che dal 4 novembre 2015 è possibile acquistare e riscuotere i voucher, per Lavoro Accessorio, anche presso la Cassa di Risparmio di Bra del Gruppo BPER che si è aggiunta al seguente elenco delle banche abilitate:

– Banca Popolare di Sondrio

– Gruppo BPER:

Banca Popolare dell’Emilia Romagna

Banca di Sassari

Banco di Sardegna

Cassa di Risparmio di Bra S.p.A.

– Gruppo CREVAL:

Credito Valtellinese

Credito Siciliano

Cassa di Risparmio di Fano

– Gruppo CARIGE:

Banca Carige S.p.A.

Cassa di Risparmio di Savona S.p.A.

Cassa di Risparmio di Carrara S.p.A.

Banca del Monte di Lucca S.p.A.

Banca Cesare Ponti S.p.A.

Banca Carige Italia S.p.A.

– Banca dell’Etruria

– Gruppo Banca Popolare di Vicenza:

Banca Popolare di Vicenza

Banca Nuova S.p.A.

FarBanca S.p.A.

– Banca Popolare di Cortona

– Cassa di Risparmio di Ferrara

I buoni lavoro emessi dalle banche aderenti sono pagabili e rimborsabili esclusivamente all’interno del medesimo circuito bancario.

Attenzione: i committenti persone giuridiche che intendono acquistare i voucher tramite delegati devono presentare una richiesta alla sede INPS competente (compilando il modulo SC53 scaricabile dal sito www.inps.it) che procederà all’acquisizione della delega e alla registrazione dell’abbinamento tra il delegato e il delegante. A seguito di ciò il delegato potrà acquistare i voucher per conto del delegante presso gli sportelli bancari. Compilando il modulo indicato (SC 53) è possibile anche chiedere una delega da parte di un committente persona fisica (titolare, ad esempio, di una impresa individuale) per una persona fisica.

Vincenzo D’Andò