Diario quotidiano del 16 novembre 2015, tutti gli errori commessi nel Modello Unico possono essere corretti

Pubblicato il 16 novembre 2015



la scadenza di notifica delle cartelle esattoriali; gestione commercianti Inps: in scadenza il versamento dell’acconto; in scadenza anche il versamento dell’acconto Irpef di novembre; entro il 16.12.2015 l’iscrizione nell’elenco dei revisori degli enti locali; il pagamento a rate dell’IVA non serve ad evitare la condanna penale; spetta al Fisco dimostrare che le fatture siano false; tutti gli errori commessi nel Modello Unico possono essere corretti; attenzione alle e-mail truffa su avvisi di pagamento di Equitalia; é caos sulle tasse comunali; IVA: esonero dall’obbligo di certificazione per i servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici B2C

 

 Indice:

 1) La scadenza di notifica delle cartelle esattoriali

 2) Gestione commercianti Inps: in scadenza il versamento dell’acconto

 3) In scadenza anche il versamento dell’acconto Irpef di novembre

 4) Entro il 16.12.2015 l’iscrizione nell’elenco dei revisori degli enti locali

 5) Il pagamento a rate dell’IVA non serve ad evitare la condanna penale

 6) Spetta al Fisco dimostrare che le fatture siano false

 7) Tutti gli errori commessi nel Modello Unico possono essere corretti

 8) Attenzione alle e-mail truffa su avvisi di pagamento di Equitalia

 9) E' caos sulle tasse comunali

 10) IVA: esonero dall’obbligo di certificazione per i servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici B2C

 

 

1) La scadenza di notifica delle cartelle esattoriali

Al via la fase di liquidazione delle imposte o dei crediti spettanti, che comunemente viene riconosciuta con il termine di “liquidazione automatica”. Riportiamo di seguito le relative scadenze dei termini.

Il controllo automatizzato è previsto rispettivamente dall’articolo 36-bis D.P.R. 600/1973, per quanto riguarda le imposte dirette, e dall’articolo 54-bis D.P.R. n. 633/1972, per quanto riguarda l’Iva.

In particolare, in base a tali disposizioni, gli Uffici dell’Agenzia delle entrate procedono, entro l’inizio del periodo di presentazione delle dichiarazioni relative all’anno successivo, alla liquidazione delle imposte, dei contributi e dei premi dovuti, nonché dei rimborsi spettanti in base alle dichiarazioni presentate dai contribuenti e dai sostituti d’imposta. Tale controllo, in sostanza, riguarda la generalità dei modelli dichiarativi presentati, senza alcuna selezione preventiva in base a specifici parametri di riferimento.

Sulla base dell’articolo 28 L. n. 449/1997, il suddetto termine ha carattere ordinatorio, nel senso che il mancato rispetto dello stesso non comporta alcuna decadenza in capo all’Amministrazione finanziaria (gli avvisi bonari possono quindi essere recapitati al contribuente anche oltre tale termine, senza che, solo per questo, possa esserne contestata la regolarità).

Diversa è invece la questione per quanto riguarda la notifica delle cartelle di pagamento derivanti dai controlli di cui all’art. 36-bis D.P.R. n. 600/1973. In base a quanto stabilito dall’art. 25 D.P.R. n. 602/1973, per le somme che risultano dovute a seguito di controlli automatizzati, previsti dal citato art. 36-bis D.P.R. n. 600/1973, il concessionario deputato per la riscossione deve notificare la cartella di pagamento al debitore iscritto a ruolo o al coobbligato in solido nei confronti dei quali procede, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione. Pertanto, se risultano delle somme dovute dal contribuente, risultanti da un avviso bonario, queste devono essergli richieste tramite ruolo entro una determinata scadenza, pena l’impossibilità, oltre tale data, da parte dell’Amministrazione Finanziaria, di pretenderle.

Anno d’imposta

Anno in cui è stata presentata la dichiarazione

Termine di notifica della cartella di pagamento

Somme da controlli automatizzati ex art. 36-bis DPR   600/1973

2011

2012

 

2012

2013

 

2013

2014

 

2014

2015

 

2015

2016

 

A seguito dei controlli automatici, ovvero dei controlli eseguiti dagli Uffici ai sensi degli artt. 36-bis e 54-bis D.P.R. n. 633/1972, come disposto dal co. 2, art. 2, D.Lgs. n. 462/1997, l’iscrizione a ruolo a titolo definitivo non viene eseguita, in tutto o in parte, se il contribuente o il sostituto d’imposta provvede a pagare le somme dovute. In particolare, il pagamento deve avvenire entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione, prevista dai predetti artt. 36-bis D.P.R. n. 600/1973 e 54-bis D.P.R. n. 633/1972, ovvero dal ricevimento della comunicazione definitiva contenente la rideterminazione in sede di autotutela delle somme dovute, a seguito dei chiarimenti forniti dal contribuente o dal sostituto d’imposta.

Come chiarito dalla C.M. 3.8.2001, n. 77/E, il co. 2, art. 2 D.Lgs. n. 462/1997 prevede una duplice disposizione di favore per il contribuente e per il sostituto d’imposta. Viene previsto, infatti, che il termine di 30 giorni per eseguire il pagamento della maggiore imposta liquidata e beneficiare così della riduzione delle sanzioni dovute, oltre che dalla data di ricevimento della comunicazione, possa decorrere anche dalla data della comunicazione definitiva contenente la rideterminazione in sede di autotutela delle somme dovute, a seguito dei chiarimenti forniti dal contribuente o dal sostituto d’imposta.

Quindi se la comunicazione contiene l’espresso e specifico invito, da parte dell’Ufficio, alla presentazione di documenti o chiarimenti, il contribuente aderendo tempestivamente alla richiesta, acquisisce il diritto a ricevere la comunicazione definitiva e, effettuando poi il pagamento entro 30 giorni, usufruisce della riduzione della sanzione, sia che l’imposta dovuta sia stata rideterminata in sede di autotutela, sia che la stessa sia stata confermata. In altre parole, se l’iniziativa è dell’Ufficio, il contribuente viene in ogni caso riammesso nei termini ai fini della riduzione di cui trattasi. Qualora, invece, l’iniziativa in ordine alla presentazione di documenti o chiarimenti sia assunta autonomamente dal contribuente, la possibilità per lo stesso di pagare entro 30 giorni dalla comunicazione definitiva, mantenendo il diritto alla riduzione della sanzione, sussiste solo se l'imposta viene rideterminata in sede di autotutela.

 

2) Gestione commercianti Inps: in scadenza il versamento dell’acconto

E’ in scadenza il versamento dell’acconto Inps, in particolare entro il 30 novembre 2015 gli artigiani e i commercianti dovranno effettuare il versamento della seconda rata dell’acconto per l’anno 2015 dei contributi previdenziali dovuti sulla quota di reddito eccedente il minimale.

Per la determinazione degli importi dovuti dai soggetti iscritti alla Gestione IVS (titolari di imprese individuali artigiane, titolari di imprese individuali commerciali, soci di società artigiane e commerciali tenuti al versamento di contributi previdenziali, sia per se stessi, in quanto titolari di una propria posizione assicurativa, sia per le persone che prestano la propria attività lavorativa nell’impresa, quali familiari collaboratori e coadiuvanti) si dovrà far riferimento alle indicazioni fornite dalla circolare INPS n. 26/2015.

Difatti, per l’anno 2015:

- il reddito minimo annuo da prendere in considerazione ai fini del calcolo del contributo IVS dovuto dagli artigiani e dagli esercenti attività commerciali è pari a 15.548 euro;

- il massimale di reddito annuo entro il quale sono dovuti i contributi IVS è pari a 76.872 euro;

- il massimale di 76.872 euro riguarda esclusivamente i soggetti iscritti alla Gestione con decorrenza anteriore al primo gennaio 1996 o che possono far valere anzianità contributiva a tale data; per i la­voratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, iscritti con decorrenza gennaio 1996 o successiva, il massimale annuo è pari, per il 2015, a 100.324 euro;

- i contributi per la quota eccedente il reddito minimale di 15.548 euro annui sono dovuti sulla base delle aliquote previste fino al limite della prima fascia di retribuzione annua pensionabile pari, per l’anno 2015 a 46.123 euro; per i redditi superiori a 46.123 euro annui resta confermato l’aumento dell’aliquota di un punto percentuale, come disposto dall’art. 3-ter della L. n. 438/1992.

I redditi massimali e le aliquote contributive sono quindi riepilogati nella seguente tabella:

SOGGETTI

REDDITO

ALIQUOTA ARTIGIANI

ALIQUOTA COMMERCIANTI

Titolari (qualunque età) e collaboratori di età   superiore a 21 anni

Da € 15.548 fino ad € 46.123

22,65%

22,74%

Da 46.123,01 fino ad € 76.872*

23,65%

23,74%

collaboratori di età inferiore a 21 anni

Da € 15.548 fino ad € 46.123

19,65%

19,74%

Da 46.123,01 fino ad € 76.872*

20,65%

20,74%

* Per lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 il reddito massimale è aumentato fino ad € 100.324.

In merito all’individuazione dell’ammontare del reddito da assoggettare all’imposizione, deve essere preso in considerazione il totale dei redditi d’impresa conseguiti nel 2014, al netto delle eventuali perdite dei periodi d’imposta precedenti.

Per i titolari di impresa individuale in contabilità ordinaria il rigo da considerare per il calcolo dell’acconto è il rigo RF101 del modello Unico 2015, mentre gli imprenditori in contabilità semplificata dovranno far riferimento al reddito indicato al rigo RG36. I soci di società di persone, i collaboratori di imprese familiari (i cui contributi sono versati dal titolare) e i soci di società trasparenti che dichiarano i redditi nel quadro RH per il calcolo dell’acconto contributivo dovuto dovranno fare riferimento al rigo RH14 campo 2, mentre per i soggetti che, ai sensi dell’art. 27, comma 1 e 2 del D.L. 98/2011 hanno adottato il “regime di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità” il reddito di riferimento per il calcolo dei contributi è quello dichiarato nel quadro LM al rigo LM6 (reddito lordo o perdita) – il rigo LM9 (perdite pregresse), avendo però barrato la a casella “Impresa” o “Impresa familiare”.

Per quanto riguarda gli imprenditori individuali e soci di società si dovrà far riferimento per il calcolo del contributo all’indicazione data nella circolare INPS n. 120 del 12/6/2015, ovvero alla seguente formula:

RF63 – (RF98 + RF100, col.1) + [RG31 – (RG33+RG35, col.1)] + [somma algebrica (colonne 4 da RH1 a RH4 con codice 1,3 e 6 e colonne 4 da RH5 a RH6) – RH12] + RS37 colonna 12.

Acconto della cedolare secca entro il 30 novembre 2015

A fine mese scade anche il versamento del secondo acconto 2015 della cedolare secca.

Il prossimo 30 novembre è la data di scadenza per il secondo acconto della cedolare secca sugli affitti. L’aliquota è del 10% per i contratti a canone concordato e del 21% per le altre tipologie di locazioni. In base all’articolo 9 del D.L. n. 47/2014, la stessa aliquota ridotta del 10% si applica ai contratti “calmierati” sottoscritti nei comuni nei quali è stato dichiarato lo stato di emergenza in seguito a calamità naturali. Se il 2015 è il primo anno di opzione per la cedolare secca, non occorre versare alcun acconto, l’imposta sarà pagata interamente in sede di saldo.

 

3) In scadenza anche il versamento dell’acconto Irpef di novembre

Ebbene, il 30 novembre 2015 scadrà anche il termine per il versamento della seconda o unica rata dell’acconto per i soggetti Irpef, che può essere determinato con due diversi metodi:

- metodo storico;

- metodo previsionale.

Per quanto riguarda il metodo storico, sono tenuti al versamento dell’acconto le persone fisiche che nel periodo di imposta 2014 risultano a debito per un importo superiore a € 51,65.

In considerazione del fatto che gli importi in dichiarazione sono espressi in unità di euro:

- se il rigo RN34 "Differenza" del modello Unico PF 2015 è ≥ € 52 è dovuto acconto;

- se il rigo RN34 "Differenza" del modello Unico PF 2015 è ≤ € 51 non è dovuto acconto.

La misura dell’acconto è pari al 100% dell’imposta a saldo relativa all’anno precedente (rigo RN34) e deve essere versato:

- in un’unica soluzione entro il 30 novembre 2015 se l’importo dovuto è inferiore a € 257,52;

- in due rate se l’importo dovuto (rigo RN34) è pari o superiore a €257,52, di cui:

- la prima, nella misura del 40%, doveva essere versata entro il 16 giugno 2015 ovvero entro il 16 luglio 2015 con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo;

- la seconda, nella misura del 60%, deve essere versata entro il prossimo 30 novembre 2015.

In alcuni casi particolari l’acconto determinato con il metodo storico deve essere ricalcolato.

In particolare:

- in presenza di redditi dei terreni, l’acconto Irpef per l’anno 2015 deve essere calcolato rivalutando i reddito dominicale e il reddito agrario del 30% in luogo della rivalutazione del 15%. Per i coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali (casella di colonna 10 barrata nel rigo dei terreni del quadro RA modello Unico PF), l’ulteriore rivalutazione è pari al 10% in luogo della rivalutazione del 5%;

- in presenza di redditi di fabbricati, l’acconto Irpef per l’anno 2015 deve essere calcolato senza tener conto dei benefici fiscali relativi all’agevolazione per sospensione della procedura esecutiva di sfratto (art. 4, co. 8, DL 150/2013), per usufruire dei quali è prevista l’indicazione del codice 6 nella colonna 7 dei righi dei fabbricati del modello Unico PF;

- i soggetti non residenti devono calcolare l’acconto Irpef per l’anno 2015 senza tener conto della detrazione per carichi di famiglia di cui all’art. 12 del TUIR (tranne per i non residenti Schumacker – art. 7 L.161/2014);

- in presenza di redditi derivanti dall’attività di noleggio occasionale di imbarcazioni e navi da diporto assoggettati ad imposta sostitutiva del 20% (quadro RM), l’acconto Irpef per l’anno 2015 deve essere calcolato tenendo conto anche di tali redditi (art. 59-ter, co. 5, DL 1/2012);

- in presenza di redditi d’impresa l’acconto va calcolato tenendo conto dell’art. 34, comma 2, L. 183/2011 che prevede che gli esercenti impianti di distribuzione di carburante che usufruiscono della deduzione forfetaria nella determinazione dell’acconto dovuto per ciascun periodo di imposta, assumono quale imposta del periodo precedente quella che si sarebbe determinata senza tenere conto della deduzione forfetaria (indicata nel modello Unico PF 2015 tra le “Altre variazioni in diminuzione” – codice “28”);

Al verificarsi di una delle situazioni sopra descritte, al fine del corretto calcolo dell’acconto, è necessario quindi procedere alla rideterminazione del reddito complessivo e dell’importo corrispondente di rigo RN34.

Alternativamente al metodo storico, il contribuente può anche utilizzare il metodo previsionale per la determinazione dell’acconto dovuto: se prevede (ad esempio per effetto di oneri sostenuti e che dovrà sostenere nel 2015 o di minori redditi percepiti nel 2015) di dover versare una minore imposta, può essere conveniente determinare gli acconti da versare sulla base della minor imposta da versare.

Se poi però il versamento con il metodo previsionale risultasse inferiore a quanto dovuto a consuntivo in base al reddito effettivamente conseguito nel 2015, si applica la sanzione per insufficiente versamento pari al 30% di quanto non versato, salvo la possibilità di ricorrere all’istituto del ravvedimento operoso.

Per quanto riguarda le modalità di versamento del secondo acconto Irpef, deve essere utilizzata la sezione Erario del modello F24 con il seguente codici tributo: 4034 - IRPEF acconto seconda rata o acconto in unica soluzione.

Per completezza si ricorda che non sono dovuti acconti con riferimento all’addizionale regionale Irpef e per quanto riguarda quella comunale, l’acconto unico andava versato entro il termine del saldo Irpef.

 

4) Entro il 16.12.2015 l’iscrizione nell’elenco dei revisori degli enti locali

Elenco revisori enti locali 2016, domande entro il 16 dicembre: Entro le ore 18.30 del 16 dicembre deve essere inviata la domanda di iscrizione nell’elenco dei revisori dei conti degli enti pubblici per l’anno 2016. L’adempimento interessa sia i professionisti già iscritti, che dovranno dimostrare (o meglio confermare) il permanere dei requisiti richiesti dalla legge, sia i nuovi. A tutti è richiesta l’acquisizione dei crediti formativi nel periodo 1° gennaio - 30 novembre 2015 e per tutti lo step iniziale sarà lo stesso: accedere alla home page del sito internet della Direzione centrale della Finanza locale, attraverso la selezione del link denominato : “Elenco Revisori Enti Locali”.

A questo punto, i nuovi iscritti dovranno, previa registrazione e acquisizione della password, compilare telematicamente l’apposito modello, contenente i dati anagrafici e la dichiarazione del possesso dei requisiti richiesti dalla legge.

Eseguita la registrazione sarà possibile generare un file, in formato pdf, contenente i dati della domanda, che il richiedente dovrà sottoscrivere con firma digitale e trasmettere, dalla casella di posta elettronica certificata indicata al momento dell’accesso al sistema, al seguente indirizzo: finanzalocale.prot@pec.interno.it.

Alle ordinarie ricevute di accettazione e consegna proprie della PEC, seguirà una terza e-mail proveniente da finanzalocale.prot@pec.interno.it di comunicazione circa il buon esito dell’acquisizione della domanda -o dell’eventuale non avvenuta acquisizione– imprescindibile ai fini dell’accertamento dell’avvenuta regolare trasmissione.

Per i revisori già iscritti nell’elenco 2015, anziché la domanda di accesso, occorrerà confermare o modificare i dati già inseriti nella precedente iscrizione (con il solo aggiornamento automatico del numero di anni di iscrizione all’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e/o al Registro dei revisori legali), come dichiarati e riportati nel file firmato digitalmente e trasmesso tramite PEC. In caso di conferma, basterà inserire i crediti formativi conseguiti nel periodo 1° gennaio / 30 novembre 2015 e, quindi, completare la procedura di iscrizione cliccando sul pulsante “Chiudi domanda” seguendo le indicazioni a video (dunque, non è richiesto l’invio del file firmato digitalmente). In caso, invece, di modifiche occorrerà procedere alla compilazione del modello e alla trasmissione a mezzo PEC del file firmato digitalmente con le modalità previste per i nuovi iscritti.

 

5) Il pagamento a rate dell’IVA non serve ad evitare la condanna penale

L’evasione fiscale si manifesta anche per il mancato pagamento totale delle rate delle imposte. Ricorre, infatti, evasione per gli omessi versamenti anche se le rate sono state parzialmente pagate. Difatti, non rileva che il debito verso l’Erario sia stato parzialmente saldato.

Questa circostanza non basta per estinguere il reato di evasione dell’IVA, che costituisce dolo generico e non specifico.

In sostanza, la buona volontà dimostrata con il pagamento di alcune rate non conta.

Lo afferma la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45033 del 10 novembre 2015, che ha, così, respinto il ricorso presentato da un contribuente.

La parte avversa si era opposta al dissequestro dei beni dell’indagato, accusato di sottrazione fraudolenta e di evasione IVA, come decretato dal Tribunale di appello.

A tal fine, la Suprema Corte ha osservato che il reato di cui all’art. 10-ter del D.Lgs. 74/2000 (per l’omesso versamento di IVA, punito con la reclusione da sei mesi a due anni) è una fattispecie a “dolo generico”, e non “specifico”: L’elemento soggettivo, in sostanza, è “la coscienza e volontà di presentare una dichiarazione IVA ed omettere il versamento entro il termine stabilito delle somme in essa indicate, nella consapevolezza che il tributo evaso supera la soglia di punibilità individuata dalla disposizione incriminatrice, a nulla rilevando eventuali ulteriori motivi della scelta dell’agente di non versare il tributo”.

 

6) Spetta al Fisco dimostrare che le fatture siano false

Fatture oggettivamente inesistenti: l’onere della prova incombe al Fisco. Per contestare operazioni supposte inesistenti non basta una prova presuntiva, ma bisogna dimostrare l’inesistenza dell’operazione.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23065 del 11 novembre 2015.

In materia di fatture oggettivamente inesistenti, è onere dell’Amministrazione provare che l’operazione commerciale in realtà non è mai stata posta in essere. Tale prova può essere fornita anche attraverso elementi presuntivi, purché dotati di gravità, precisione e concordanza. Il giudice tributario di merito, poi, dovrà valutare, singolarmente e complessivamente, tali elementi, e solo ove li ritenga dotati dei caratteri di gravità, precisione e concordanza, consentirà al contribuente, su cui solo a questo punto ricade l’onere probatorio, di provare l’effettiva esistenza delle operazioni.

Una Srl aveva impugnato un avviso di rettifica della dichiarazione con il quale veniva contestata l’indebita deduzione di costi per fatture relative ad operazioni inesistenti. Sia la CTP sia la CTR avevano accolto le ragioni della contribuente poiché l’Ufficio non aveva motivato il fatto del recupero a tassazione se non con prove presuntive; impugnando la sentenza di appello, le Entrate avevano affermato che è onere del contribuente dimostrare l’effettività delle operazioni e dei costi.

“In tema di IVA il diritto alla detrazione ex. art. 19 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 non può prescindere dalla regolarità delle scritture contabili ed in specie della fattura […]; pertanto, qualora l’amministrazione contesti al contribuente l’indebita detrazione di fatture, relative ad operazioni inesistenti, spetta alla stessa, adducendo la falsità del documento e quindi l’inesistenza di un maggior imponibile, provare che l’operazione commerciale in realtà non è stata mai posta in essere, anche attraverso elementi presuntivi, che il giudice tributario di merito […] è tenuto a valutare, e solo qualora li ritenga dotati dei caratteri di gravità, precisione e concordanza, consentirà al contribuente, che ne diviene onerato, di provare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate”.

In definitiva, ciò che l’Amministrazione deve provare non è un sospetto circa l’inesistenza dell’operazione economica, ma l’inesistenza dell’operazione, e ciò anche mediante presunzioni nelle quali gli elementi devono essere dotati delle qualità poc’anzi accennate di gravità, precisione e concordanza. Ciò evidentemente non è avvenuto nella causa esaminata dai giudici del Palazzaccio, che hanno rigettato

 

7) Tutti gli errori commessi nel Modello Unico possono essere corretti

Tutti gli errori commessi nel Modello Unico possono essere corretti, lo dice la Suprema Corte.

Difatti, secondo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23052 del 11 novembre 2015, qualsiasi errore fatto nella dichiarazione è emendabile.

Il fatto

Una S.r.l. aveva impugnato la cartella di pagamento emessa dall’Agenzia delle entrate per il recupero dell’IRES, a seguito di controllo automatizzato della dichiarazione Modello Unico, nel quale era indicata una perdita che per l’Ufficio non trovava riscontro. Secondo la società, le perdite indicate per il 2004 traevano origine dalla dichiarazione dell’anno di imposta 2002, così come da integrazione presentata nel 2005 nella quale si indicavano perdite riportabili senza limiti di tempo. Sostenendo che la variazione del contribuente modificava il risultato reddituale dell’impresa, la CTR aveva respinto il ricorso della società.

La Corte ha ricordato come sia possibile emendare qualsiasi errore, di fatto o di diritto, contenuto in una dichiarazione resa dal contribuente all’amministrazione fiscale, anche se non rilevabile dalla stessa dichiarazione. “Ciò per l’impossibilità di assoggettare il dichiarante ad oneri diversi e più gravosi di quelli che, per legge, devono restare a suo carico, in conformità con i principi costituzionali della capacità contributiva e della oggettiva correttezza dell’azione amministrativa”.

Inoltre, secondo il pensiero dei Supremi giudici, è la natura stessa della dichiarazione che deve essere valutata: essa infatti “non si configura quale atto negoziale e dispositivo, ma reca una mera esternazione di scienza o di giudizio, modificabile in ragione dell’acquisizione di nuovi elementi di conoscenza e di valutazione sui dati riferiti”.

Ora, nel caso in esame non era in discussione un credito di imposta utilizzato in compensazione: la dichiarazione integrativa modificava in aumento l’ammontare della perdita registrata nell’anno di imposta, “onde riportarla in diminuzione nei periodi successivi, non oltre il quinto, nell’esercizio legittimo della facoltà attribuita al contribuente dagli artt. 84 e 102 del T.U.I.R.”. Si tratta di una facoltà che, contrariamente da quanto era stato sostenuto nella sentenza impugnata, non trova preclusioni nel testo normativo per effetto del mancato computo della perdita medesima. In virtù di queste ragioni, la Cassazione ha accolto il ricorso della contribuente.

Imballaggi esenti da accise se esiste un sistema di restituzione

La normativa europea in materia di imballaggi e rifiuti di imballaggio ammette che una legislazione di uno Stato UE - nella specie la Finlandia - istituisca un’accisa su alcuni imballaggi di bevande ma preveda un’esenzione in caso di integrazione di tali imballaggi in un sistema di restituzione operativo. Il principio è stato affermato con la sentenza C-198/14 del 12 novembre 2015, con cui la Corte di Giustizia UE non ha ravvisato nessun contrasto con la libertà di circolazione delle merci.

La direttiva n. 94/62/CE in materia di imballaggi e rifiuti di imballaggio ammette che una legislazione di uno Stato UE, come quella della Finlandia, istituisca un’accisa su alcuni imballaggi di bevande ma preveda un’esenzione in caso di integrazione di tali imballaggi in un sistema di restituzione operativo. In particolare, quindi, non vi è alcun contrasto con la libertà di circolazione delle merci (art. 110 TFUE) nonché con gli articoli 1, paragrafo 1, 7 e 15 della direttiva n. 94/62/CE, sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio.

Fondi immobiliari chiusi: questioni inammissibili sulla sostitutiva sulle partecipazioni

Sono inammissibili le questioni di legittimità costituzionale della norma che ha riorganizzato la disciplina fiscale dei fondi immobiliari chiusi, introducendo l’imposta sostitutiva sul valore medio della quota posseduta. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale con la sentenza n. 231 del 11 novembre 2015. In base al nuovo regime impositivo “per trasparenza” i redditi conseguiti dal fondo e rilevati nei rendiconti di gestione sono imputati, limitatamente ai partecipanti “qualificati” (cioè i partecipanti non istituzionali titolari di quote superiori al 5% del patrimonio del fondo), in proporzione alle quote di partecipazione ancorché non distribuiti, e concorrono alla formazione del reddito complessivo del partecipante, computandosi per il raggiungimento della soglia anche le partecipazioni dei familiari.

La Consulta ha dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 32, commi 3-bis e 4-bis della Manovra d’estate 2010 (D.L. n. 78/2010), sollevate dalla Commissione tributaria provinciale di Torino e dalla Commissione tributaria provinciale di Nuoro. Le disposizioni censurate sono state inserite nella Manovra d’estate 2010 dal D.L. n. 70/2011. L’art. 32 citato ha riorganizzato la disciplina fiscale dei fondi immobiliari chiusi, introducendo l’imposta sostitutiva sul valore medio della quota posseduta (c.d. regime impositivo “per trasparenza”).

 

8) Attenzione alle e-mail truffa su avvisi di pagamento di Equitalia

Continuano ad arrivare segnalazioni di e-mail truffa contenenti presunti avvisi di pagamento di Equitalia e che invitano a scaricare file o a utilizzare link esterni. Equitalia è assolutamente estranea all’invio di questi messaggi e raccomanda nuovamente di non tenere conto della e-mail ricevuta e di eliminarla senza scaricare alcun allegato. Equitalia ha avuto conferma dal Cnaipic (Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche), l’unità specializzata della Polizia Postale, che in questi giorni è in atto una nuova campagna di phishing, cioè di tentativi di truffa informatica architettati per entrare illecitamente in possesso di informazioni riservate e raccomanda nuovamente di non tenere conto della e-mail ricevuta e di eliminarla senza scaricare alcun allegato.

Di seguito alcuni indirizzi di false e-mail: fatture@gruppoequitalia.it, equitalia@sanzioni.it, servizio@equitalia.it, noreply@equitalia.it, servizio@unicredit.it, servizio_clienti@poste.it, noreply-equit@eq.it, support@update.it, equitalia@avvia.it, noreply@postecert.it, reply-equi@riscossioni1.it, equitaliat@raccomandata.it, cifre@equitliaroma.it, assistenza@protocol.it, noreply@certificazione.it, info55@bper.it, noreply@protocol.it, noreply@legge.it, noreplay@bancoposta.it, b4g484809.283418861@gruppoequitalia.it, b4g116353.654618283@gruppoequitalia.it, equitalia@sanzioni.it, web_1@postepay.it.

(Equitalia, comunicato del 12 novembre 2015)

 

9) E caos sulle tasse comunali

Tra i due litiganti perde il cittadino. Le tasse dei comuni si rivelano il terreno preferito per chi vuole ottenere il minimo risultato con il massimo sforzo. L’ultima conferma è arrivata con la sanatoria delle delibere ritardatarie inserita nella manovra, che entrando in vigore il 1° gennaio 2016 non può coprire i pagamenti di Imu e Tasi in calendario a dicembre 2015.

Le aliquote delle tasse locali si fissano con i bilanci preventivi, che si chiamano così perché andrebbero approvati prima dell’anno a cui si riferiscono. Ogni autunno, però, la manovra cambia le regole, e dopo l’approvazione sotto Natale accende un lavorio attuativo che si prolunga per mesi.

Da qui nascono le proroghe, che spostano i termini per i bilanci a primavera (per il 2016 è già stato fissato il primo rinvio al 31 marzo) quando però i numeri sono spesso ancora oscuri, e le elezioni amministrative intervengono a complicare il quadro (quest’anno hanno coinvolto oltre mille comuni, e nel 2016 saranno ancora di più, oltre che più grandi). Prima del voto, le amministrazioni uscenti di tutto si vogliono occupare tranne che di tasse, soprattutto in anni difficili per i conti, e i ritardi si accumulano.

In questo balletto, i contribuenti giocano il ruolo marginale dello spettatore, in attesa della scadenza di dicembre in cui l’incertezza delle regole gareggia con il peso degli importi nell’alimentare la pessima opinione che i cittadini hanno delle tasse locali.

IMU e TASI 2015: per il saldo, le aliquote pubblicate entro il 28 ottobre

Ai fini del versamento del saldo IMU e TASI 2015 entro il 16 dicembre, i contribuenti devono fare riferimento alle aliquote pubblicate dal comune sul sito del Mef entro il 28 ottobre 2015.

Manca un mese al consueto appuntamento del 16 dicembre per il versamento del saldo Imu e Tasi 2015. Entro questa data, i contribuenti devono versare la differenza tra quanto dovuto per l’intera annualità sulla base delle aliquote definitive 2015 deliberate dai Comuni e quanto pagato in sede di prima rata in base alle aliquote deliberate per il 2014. Il problema come sempre è la conoscibilità delle delibere delle aliquote. Per i contribuenti vale quanto pubblicato sul sito delle Ministero delle Finanze al 28 ottobre scorso (www.finanze.it). A questo scopo, i Comuni erano tenuti a trasmettere il testo delle delibere all’ufficio per il federalismo fiscale entro il 21 ottobre.

TARI, per il 2015 non rileva la superficie catastale

La TARI per il 2015 resta legata alla superficie calpestabile e non a quella catastale. La messa a disposizione dei contribuenti della superficie catastale all'interno delle visure, come previsto a partire dal 9 novembre 2015 per le visure delle unità immobiliari censite nelle categorie dei Gruppi A, B e C, rileva anche ai fini della TARI, ma non per il 2015. La normativa, infatti, impone, per il 2015, il calcolo sulla base della superficie calpestabile. Il comma 645 della Legge n. 147/2013 prevede che per gli immobili a destinazione ordinaria (quelli delle categorie catastali A, B e C) la superficie imponibile «è costituita da quella calpestabile dei locali e delle aree suscettibili di produrre rifiuti». Lo stesso comma 645 prevede che l’utilizzo delle superfici catastali per il calcolo della Tari decorre dal 1° gennaio successivo alla data di emanazione di un provvedimento del direttore delle Entrate. Prima, però, occorre raggiungere un accordo, da sancire in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali, che attesta l’avvenuta completa attuazione delle disposizioni di cui al comma 647.

Il criterio della superficie calpestabile deve essere, pertanto, utilizzato fintanto che non saranno attuate le procedure di interscambio tra i comuni e l’Agenzia delle entrate previste nel successivo comma 647 per la determinazione della superficie assoggettabile alla Tari pari all’80% di quella catastale. Se l’accordo in sede di Conferenza Stato-città ed il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate dovessero arrivare entro dicembre, allora dal 2016 si potrebbe applicare la Tari sulla base dell’80% della superficie catastale indicata in visura.

 

10) IVA: esonero dall’obbligo di certificazione per i servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici B2C

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 263 dell’11 novembre 2015 è stato pubblicato il decreto del Ministero dell’Economia e delle finanze 27 ottobre 2015 che dispone l’esonero dall’obbligo di certificazione dei corrispettivi per i servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici (Tte) resi a committenti che non agiscono nell’esercizio di impresa, arte o professione, cioè i privati consumatori (B2C).

Per gli stessi servizi resi nei confronti di privati consumatori era già stato stabilito anche l’esonero dall’obbligo di emissione della fattura, se non richiesta dal cliente (art. 22, comma 6-ter, del d.P.R. n. 633 del 1972).

DecorrenzaIl decreto si applica alle operazioni effettuate a decorrere dal 1° gennaio 2015, data in cui, per i servizi di telecomunicazione e teleradiodiffusione rese a privati consumatori, sono entrate in vigore le stesse regole di territorialità già stabilite dalla Direttiva comunitaria 2008/8/CE per i servizi elettronici, che ne prevedono la tassazione nel luogo in cui è stabilito il destinatario, cioè nello Stato membro di consumo.

In ambito interno le disposizioni della direttiva 2008/8/CE relative alla territorialità dei servizi di cui si tratta sono state recepite con il decreto legislativo 31 marzo 2015, n. 42, che all’art. 7, comma 2, ha previsto l’emanazione di un decreto ministeriale per esonerare i servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici resi a privati consumatori dall’obbligo di certificazione dei corrispettivi. Il decreto del 27 ottobre 2015 costituisce, appunto, attuazione di tale disposizione.

Il sistema MOSS

Dal 1° gennaio 2015 i prestatori dei servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici resi a privati consumatori, per l’adempimento degli obblighi IVA derivanti dall’applicazione delle anzidette regole di territorialità, possono avvalersi del sistema opzionale del “mini sportello unico” (MOSS).Tale sistema prevede che il prestatore dei servizi in questione anziché assumere la veste di soggetto passivo d’imposta nei diversi Stati membri in cui opera - sottostando agli adempimenti IVA previsti da ogni singolo Stato - possa identificarsi in un unico Stato comunitario, con la possibilità di utilizzare in tale Stato un portale web per assolvere anche gli obblighi IVA (dichiarazione e versamento) relativi ai servizi resi negli altri Stati.

L’Agenzia delle entrate, sul proprio sito internet, ha messo a disposizione degli operatori che intendono avvalersi del particolare sistema il portale telematico MOSS.

Consultazione pubblica sull’utilizzo del Moss

Ricordiamo che è ancora possibile partecipare alla consultazione pubblica avviata dalla Commissione europea per verificare le problematiche derivanti dall’adozione, per i servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici resi a privati consumatori, del sistema MOSS. Tale consultazione si concluderà il prossimo 18 dicembre.

(Assonime, comunicato del 13 novembre 2015)

 

Vincenzo D’Andò