Diario quotidiano del 13 novembre 2015: si alle intercettazioni telefoniche per i reati contabili

Pubblicato il 13 novembre 2015



ok alle intercettazioni per i reati contabili; niente scontrini o ricevute fiscali per le prestazioni di servizi di e-commerce: decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale; accertamenti fiscali: anche i controlli antielusivi devono rispettare i 60 giorni previsti dallo statuto contribuente; IMU fabbricati gruppo D: le novità in arrivo dalla legge di stabilità 2016; regime forfettario dal 2016; legge Stabilità 2016: raddoppia bonus mobili a giovani coppie; in arrivo l’anagrafe nazionale unica per tutti i comuni; operazioni di salvaguardia: attivazione dei cd. “vasi comunicanti”; sulle abitazioni principali non sarà più dovuta l’IVIE; niente redditometro se il contribuente si è preso il TFR

 

 Indice:

 1) Ok alle intercettazioni per i reati contabili

 2) Niente scontrini o ricevute fiscali per le prestazioni di servizi di e-commerce: decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale

 3) Accertamenti fiscali: anche i  controlli antielusivi devono rispettare i 60 giorni previsti dallo statuto  contribuente

 4) IMU fabbricati gruppo D: le novità in arrivo dalla legge di stabilità 2016

 5) Regime forfettario dal 2016

 6) Legge Stabilità 2016: raddoppia bonus mobili a giovani coppie

 7) In arrivo l’anagrafe nazionale unica per tutti i comuni

 8) Operazioni di salvaguardia: attivazione dei cd. “vasi comunicanti”

 9) Sulle abitazioni principali non sarà più dovuta l’IVIE

 10) Niente redditometro se il contribuente si è preso il TFR

 

 

1) Ok alle intercettazioni per i reati contabili

Intercettazioni anche per l’occultamento e la distruzione di documenti contabili. È questo l'effetto dell’aumento della pena disposto dal nuovo articolo 10 del dlgs 74/2000 modificato dalla riforma dei reati tributari (dlgs 158/2015).

L’Autorità ha dunque ora la possibilità di intercettare conversazioni, comunicazioni telefoniche e altre comunicazioni legate a queste fattispecie. E la Guardia di finanza è pronta a collaborare con l’autorità giudiziaria. Il comando generale delle Fiamme gialle ha diramato ai reparti la circolare 331248 del 10 novembre 2015 che fornisce i primi chiarimenti operativi sul provvedimento. Chiarimenti che hanno «valore di preliminare orientamento operativo e potranno essere integrati» in base agli orientamenti della giurisprudenza. Tanto che lo stesso comando generale invita i reparti a inviare entro il 1° giugno 2016 una relazione nella quale sarà evidenziato l’impatto della riforma sull'azione del Corpo. Applicando la successione delle leggi penali nel tempo, la circolare specifica che per determinate fattispecie di reato che aggravano la situazione del reo si terrà conto dei fatti commessi solo dopo il 25 ottobre (data di entrata in vigore della riforma). Per le situazioni più favorevoli al reo invece si procederà a riconsiderare le posizioni retroattivamente.

Pagamento del debito tributario

La nuova disposizione introduce una causa di non punibilità rappresentata dall’integrale pagamento di tutte le somme dovute a titolo di imposta, sanzioni e interessi nelle ipotesi di reati tributari non caratterizzati dalla fraudolenza. Il pagamento spontaneo, da parte del contribuente, degli importi dovuti, può avvenire anche, si legge nella circolare, «mediante le speciali procedure conciliative e di adesione all'accertamento nonché con il ravvedimento operoso». Ma, anche tenendo conto di questa nuova possibilità, le Fiamme gialle giungono alla conclusione che esiste la «necessità di procedere alla trasmissione della comunicazione di notizia di reato all’autorità giudiziaria anche se risulti che il contribuente abbia proceduto alla spontanea regolarizzazione delle violazioni».

I militari incaricati delle verifiche e dei controlli dovranno procedere «comunque alla trasmissione all'Autorità giudiziaria della comunicazione della notizia di reato», si specifica nel documento, anche se sia «astrattamente configurabile la causa di non punibilità di cui all'articolo in commento». I militari dovranno porre in evidenza ogni dato o notizia, concernente la condotta del contribuente, che siano rivolti a soddisfare gli interessi erariali.

Principio del favor rei applicabile

Tre i percorsi che individua la Guardia di finanza nell'applicare le norme del codice penale sulla successione delle leggi nel tempo.

Se una delle norme prefigura una nuova incriminazione, introducendo un reato in precedenza non previsto, o se si estende la portata applicativa di una fattispecie incriminatrice già esistente a fatti precedentemente non ricompresi opera il divieto di retroattività trattandosi di legge sfavorevole al reo. Nei casi, quindi, come il nuovo reato di omessa dichiarazione del sostituto d'imposta e del delitto di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici la punibilità scatta per i fatti commessi dopo il 22 ottobre, data di entrata in vigore della disposizione.

Nel secondo caso la legge interviene sulla previgente incriminazione, abrogando la fattispecie preesistente, o comunque limitandone l’ambito di applicazione. Secondo la Gdf, in questa ipotesi si applica il principio della retroattività della legge favorevole per cui il responsabile della condotta non è più punibile.

Ultimo caso, preso in esame, si punisce una determinata condotta ma con un diverso trattamento sanzionatorio. In questo caso, se la modifica è sfavorevole al reo, opera la regola dell'irretroattività.

Dichiarazione infedele

La nuova formulazione della norma, per la Guardia di finanza, non consente più di ritenere rilevanti le valutazioni giuridico tributarie difformi da quelle corrette e, in particolare, le componenti negative di reddito non deducibili in base alla normativa fiscale (non inerenti, non di competenza o non documentate). Inoltre, viene specificato che non danno luogo a fatti punibili a titolo di dichiarazione infedele le valutazioni che, singolarmente considerate, differiscono in misura interiore al 10% di quelle corrette. Di questi importi non si deve tenere conto nella verifica del superamento delle soglie di punibilità.

 

2) Niente scontrini o ricevute fiscali per le prestazioni di servizi di e-commerce: decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale

Niente scontrini o ricevute fiscali per le prestazioni di servizi di e-commerce, di telecomunicazione e di teleradiodiffusione rese a privati consumatori. L’esonero dall’obbligo di certificazione, con efficacia retroattiva dal 1° gennaio 2015, è stato ufficializzato con Decreto del ministero dell’Economia del 27 ottobre 2015, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 263 del 11 novembre 2015. Il provvedimento attua il dettato dell’art. 7 del D.Lgs. 42/2015 che ha demandato a un decreto ministeriale, appunto, di esonerare dall’obbligo di certificazione dei corrispettivi le prestazioni di servizi di telecomunicazione, di servizi di teleradiodiffusione e di servizi elettronici rese a committenti che agiscono al di fuori dell’esercizio dell'impresa, arte o professione.

Servizi di telecomunicazione: in G.U. l’esonero dall’obbligo di certificazione dei corrispettivi

Dunque, sulla Gazzetta Ufficiale n. 263 del 11 novembre 2015 è stato pubblicato il decreto 27 ottobre 2015 del Ministero dell’Economia e delle finanze, che dispone che non sono soggette all’obbligo di certificazione dei corrispettivi, di cui all’art. 12, comma 1 della L. 413/91, le prestazioni di servizi di telecomunicazione, di servizi di teleradiodiffusione e di servizi elettronici rese a committenti che agiscono al di fuori dell’esercizio d’impresa, arte o professione. Il decreto, previsto dall’art. 7, comma 2 del DLgs. 42/2015, si applica alle operazioni effettuate a partire dal 1° gennaio 2015.

Fascicolo sanitario digitale al via dal 26 novembre

Al via il Fascicolo sanitario elettronico, che rende più semplice per i cittadini l'esercizio del diritto alla salute. Sulla Gazzetta Ufficiale n. 263 del 11 novembre 2015 è stato pubblicato il dpcm 178/2015 che entrerà in vigore il 26 novembre e che disciplina il Fascicolo inteso come l’insieme di dati e documenti digitali di tipo sanitario e socio-sanitario generati da eventi clinici presenti e trascorsi, riguardanti l'assistito, che ha come scopo principale quello di agevolare l’assistenza al paziente, offrire un servizio che può facilitare l'integrazione delle diverse competenze professionali, fornire una base informativa consistente, contribuendo al miglioramento di tutte le attività assistenziali e di cura. Il Fascicolo consentirà non solo al paziente di poter disporre facilmente di tutte le notizie relative al suo stato di salute ma permetterà al medico di accrescere la qualità e tempestività delle decisioni da adottare. Il modello di Fascicolo punta inoltre di evitare, attraverso i resoconti, l’incrocio dei dati e la trasparenza, a migliorare la programmazione, il controllo e la valutazione del sistema sanitario nel suo complesso, in un contesto sia italiano che europeo.

 

3) Accertamenti fiscali: anche i controlli antielusivi devono rispettare i 60 giorni previsti dallo statuto contribuente

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23050 del 11 novembre 2015, ha stabilito che è illegittimo l’accertamento antielusivo emesso in violazione del termine dilatorio di 60 giorni e, a tal fine, è irrilevante l’esistenza o meno di un pregiudizio subito dal contribuente da tale irregolarità. Nel caso di specie, l’Agenzia delle entrate notificava a una società un accertamento disconoscendo alcune operazioni considerate elusive ai sensi dell’art. 37 bis del Dpr 600/73. Il provvedimento veniva impugnato perché emesso prima del decorso dei 60 giorni previsti dalla norma. La querelle finiva in Cassazione dove gli “ermellini” hanno confermato la nullità dell’atto poiché emesso in violazione del diritto al contraddittorio previsto dalla legge.

La difesa erariale ha sostenuto che tale prescrizione impone all’Ufficio solo di notificare la richiesta di chiarimenti, ma non di attendere il termine dilatorio previsto per l’emissione dell’atto impositivo.

La Suprema Corte ha cassato tale tesi, affermando che “è con ogni evidenza illogica e contraria alla ratio della disposizione”, atteso che, se così non fosse, “la richiesta resterebbe a ben vedere un vuoto adempimento privo di senso se non seguisse anche la necessità di attendere il termine fissato per l’invio dei chiarimenti” da parte del contribuente.

Insomma, la Cassazione sembrerebbe prepararsi il terreno per affermare che qualsiasi atto impositivo, emesso in assenza di contraddittorio, è di per sé nullo, senza che sia necessario che il contribuente dimostri alcunché circa le sue argomentazioni difensive. Alle Sezioni Unite l’ultima parola.

Studi settore: Lo scostamento per la crisi economica blocca la rettifica fiscale

Nell’ambito della procedura dell’accertamento sulla base degli studi di settore, l’Amministrazione finanziaria deve valutare attentamente i chiarimenti forniti dal contribuente in sede di contraddittorio preventivo.

Infatti, se il contribuente ha partecipato al contraddittorio endoprocedimentale dimostrando che il calo del fatturato è dovuto alla perdurante crisi economica, lo scostamento (nel caso di specie del 21%) dei maggiori ricavi contestati rispetto al dichiarato non legittima la ripresa fiscale.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 22946 del 10 novembre 2015)

 

4) IMU fabbricati gruppo D: le novità in arrivo dalla legge di stabilità 2016

Nuova disciplina per la determinazione della rendita catastale degli immobili classificati nei gruppi catastali D ed E. Infatti, la nuova disciplina, prevista dal disegno di legge di Stabilità 2016 con decorrenza dal 1° gennaio prossimo, esclude i macchinari, i congegni, le attrezzature ed altri impianti - funzionali allo specifico processo produttivo - dall’ambito della valutazione catastale (attraverso stima diretta), alla quale rimangono invece soggetti il suolo, le costruzioni e i soli impianti ad essi strutturalmente connessi che accrescono normalmente la qualità ed utilità dell’unità immobiliare.

Il disegno di legge di Stabilità per il 2016 (art. 4, commi da 9 a 11, AS 2111) contiene una nuova disciplina della determinazione della rendita catastale (attraverso stima diretta) degli immobili classificati nei gruppi catastali D ed E, con esclusione dalla stessa stima diretta dei macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo. Rimangono invece soggetti il suolo, le costruzioni ed i soli impianti ad essi strutturalmente connessi che accrescono normalmente la qualità ed utilità dell’unità immobiliare.

L’attuale sistema di imposizione

Le norme e la prassi prevedono che, per gli immobili a destinazione speciale, censibili nelle categorie del gruppo D ed E, la rendita catastale è determinata attraverso un procedimento di stima diretta, specifico per ciascun immobile a destinazione produttiva, che, come tale, è soggetto ad una puntuale valutazione tecnica, caso per caso, delle componenti edilizie e impiantistiche da prendere in considerazione. La valutazione tecnica è operata dai professionisti incaricati dalla proprietà, al momento della presentazione dei documenti di aggiornamento catastale (tramite la procedura DOCFA) ed è verificata dai tecnici dell’Agenzia delle Entrate.

Per quanto riguarda il perimetro concettuale degli impianti da considerare nella stima, la circolare n. 6/T del 30 novembre 2012 dell’Agenzia del Territorio chiarisce che:

“[…] al fine di valutare quale impianto debba essere incluso o meno nella stima catastale, deve farsi riferimento non solo al criterio dell’essenzialità dello stesso per la destinazione economica dell’unità immobiliare, ma anche della circostanza che lo stesso sia “fisso”, ovvero stabile (anche nel tempo), rispetto alle componenti strutturali dell’unità immobiliare [...]”.

In virtù di ciò sono da considerare, nella determinazione della rendita catastale, gli impianti che contribuiscono in via ordinaria ad assicurare ad una unità immobiliare una specifica autonomia funzionale e reddituale stabile nel tempo, a prescindere dal mezzo di unione di tali impianti agli elementi strutturali dell’unità stessa. Pertanto, nella determinazione della rendita catastale, si deve tenere conto di tutti gli impianti che caratterizzano la destinazione dell’immobile - senza i quali la struttura perderebbe le caratteristiche che contribuiscono a definirne la specifica destinazione d’uso - e che, al tempo stesso, sono caratterizzati da specifici requisiti di “immobilità”, a prescindere dal sistema di connessione utilizzato per il collegamento alla struttura.

La circolare diventa norma primaria

La legge di Stabilità 2015 (art. 1, comma 244, legge n. 190/2014) ha indicato la circolare n. 6/T del 2012 quale strumento di interpretazione autentica per la corretta applicazione del procedimento di stima diretta degli immobili a destinazione produttiva, finalizzato all’attribuzione della rendita catastale.

Questa disposizione ha rafforzato ulteriormente l’attività accertatoria dell’Agenzia delle Entrate.

Le controversie e il peso tributario

In virtù di tali orientamenti (di prassi e di norma), il peso tributario su questi immobili è aumentato in modo esponenziale. Da qui il numero ragguardevole di ricorsi tributari da parte dei proprietari delle stesse unità immobiliari conseguenti agli accertamenti delle componenti impiantistiche.

Sulla materia si è formata un orientamento giurisprudenziale favorevole all’Amministrazione finanziaria. Questa prassi giurisprudenziale si è consolidata per talune tipologie di immobili ed impianti, con particolare riferimento alle centrali elettriche.

Il sistema impositivo proposto

Al fine di ridurre il peso tributario il Governo ha dettato - nel Ddl di Stabilità 2016 - disposizioni che vanno verso questo obiettivo.

In particolare, l’art. 4, comma 9, del Ddl stabilisce che:

“a far data dal 1° gennaio 2016, la determinazione della rendita catastale degli immobili a destinazione speciale e particolare, censibili nelle categorie catastali dei gruppi D ed E, è effettuata, tramite stima diretta, tenendo conto del suolo e delle costruzioni, nonché degli elementi ad essi strutturalmente connessi che ne accrescono la qualità e l’utilità, nei limiti dell’ordinario apprezzamento. Sono esclusi dalla stessa stima diretta macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo”.

Nella relazione illustrativa del Ddl è evidenziato che “la disposizione […], seppure diretta a rideterminare i criteri di accatastamento degli immobili appartenenti all’intero gruppo catastale D, tuttavia tende ad incidere sulle unità immobiliari censibili nelle sole categorie catastali “D/1 - Opifici” e “D/7 - Immobili per le attività industriali” caratterizzate da una presenza di impianti e macchinari molto più significativa rispetto a quanto riscontabile negli immobili censitinelle altre categorie del gruppo D, per i quali tale presenza può essere considerata marginale”.

Atti di aggiornamento: immobili già censiti

A partire dal 1° gennaio 2016, gli intestatari degli immobili, innanzi visti, possono presentare atti di aggiornamento ai sensi del D.M. 19 aprile 1994, n. 701 (procedura DOCFA), per la determinazione della rendita catastale degli immobili già censiti nel rispetto delle novità introdotte.

Atti di aggiornamento: anno 2016

É previsto, limitatamente all’anno 2016, che gli atti di aggiornamento delle rendite relative agli immobili in questione devono essere presentati entro il 15 giugno 2016 per avere effetto retroattivo al 1° gennaio 2016. Nella relazione illustrativa del Ddl è chiarito che questo intervento normativo “è indispensabile per superare la previsione generale di cui all’art. 13, comma 4, del D.L. n. 201 del 2011, relativo alla disciplina IMU, secondo cui per i fabbricati iscritti in catasto, il valore è costituito da quello ottenuto applicando le rendite risultanti in catasto, vigenti al 1° gennaio dell’anno di imposizione”. Senza questa modifica, continua la relazione, “le nuove rendite si applicherebbero ai fini della determinazione della base imponibile IMU e TASI solo dal 1° gennaio 2017”.

L’inserimento del termine del 15 giugno 2016 consente ai contribuenti di versare la prima rata dei tributi entro il termine del 16 giugno 2016 con l’applicazione della nuova rendita.

 

5) Regime forfettario dal 2016

La Legge di stabilità 2016 (in particolare il disegno di legge), in atto, prevede dal 2016 solo due sistemi impositivi:

- Uno con imposta sostitutiva al 15%;

- l’altro con imposta al 5%, solo per chi inizia l’attività al ricorrere di particolari condizioni.

Questi sono i requisiti da valutare:

- il limite di ricavi/compensi (che, considerando le modifiche del Ddl. di stabilità, risulterebbe tendenzialmente più alto nel forfetario rispetto al regime di vantaggio, ma non per le attività di “Costruzioni e attività immobiliari” e “Intermediari del commercio” il cui limite si ferma a 25.000 euro);

- e il limite dei beni strumentali (nel forfetario 20.000 euro rispetto ai 15.000 del precedente regime).

Inoltre, risulterebbe il limite di 30.000 euro al possesso di redditi di lavoro dipendente e assimilato.

 

6) Legge Stabilità 2016: raddoppia bonus mobili a giovani coppie

Approvato emendamento in commissione. Soglia sale a 16.000 euro. Raddoppia il tetto del bonus mobili per le giovani coppie. La detrazione verrà infatti calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 16.000 euro, contro i precedenti 8.000. Lo prevede un emendamento alla Legge di Stabilità approvato in commissione Bilancio al Senato.

Arriva deroga comuni per delibere Imu-Tasi

Arriva la deroga per i comuni che hanno approvato delibere relative a "regolamenti, aliquote e tariffe di tributi" entro il 23 settembre 2015". Lo prevede un emendamento del Pd alla Legge di Stabilità approvato dalla commissione Bilancio al Senato. La scadenza prevista per gli enti locali è altrimenti quella del 30 luglio. Tra le altre modifiche approvate in commissione Bilancio anche due emendamenti identici del Pd e di Fi sulle misure per la variazione in diminuzione dell'Iva e che prevedono che le norme si applichino non dal primo gennaio 2017 ma nei casi in cui il concessionario o il committente sia assoggettato a procedura concorsuale successivamente il 31 dicembre 2016. Via libera anche ad una proposta targata Ap che introduce alcune modifiche al fondo di garanzia e assicurazione del notariato e ad una proposta delle Autonomie relativa all'imposta immobiliare delle Province di Bolzano e di Trento.

Per la legge di stabilità, "non vedo particolari problemi" con la Ue perchè l'Italia rispetta "tutte le regole del gioco" che l'Europa si è data, ha detto Matteo Renzi. "Le clausole di flessibilità che l'Italia ha chiesto non le ha inventate l'Italia ma sono in linea con le regole stabilite dalla stessa Ue" nel gennaio del 2015, ha detto ancora il premier da Malta a proposito della legge di stabilità. "Stiamo seguendo un percorso di recupero di autorevolezza, vale per le riforme e per il ruolo di politica estera ed economica".

Salvi funzionari Entrate, sconto 100% su neoassunti Sud

Ncd punta a sanatoria spiagge. Padoan,non chiediamo troppo a Ue L'Agenzia delle Entrate è salva per metà. Grazie alla modifica alla legge di stabilità introdotta dal Pd in commissione Bilancio del Senato, i funzionari retrocessi a impiegati da una sentenza del Tar potranno mantenere il loro stipendio e le loro funzioni, mentre per i dirigenti giudicati illegittimi dalla Consulta la battaglia è ancora tutta da combattere, con il governo che sembra però già orientato a non apportare ulteriori cambiamenti, nonostante l'analogo tentativo di alcuni esponenti Dem. L'esecutivo sarebbe invece d'accordo con la proposta, avanzata da più gruppi parlamentari, di rafforzare le politiche di incentivo al Sud. Una strategia politica in sintonia con la linea di Matteo Renzi, ancora una volta pronto ribadire anche alla Welt che l'Italia è ripartita ed è sulla strada giusta. Tramonterebbe al momento la possibilità di maxiammortamenti al 160%, ma a godere di corsia preferenziale dovrebbero essere sia l'idea di concedere un credito d'imposta specifico per gli investimenti, sia quella di garantire una decontribuzione per le nuove assunzioni più significativa rispetto a quella stabilita in manovra a livello nazionale. Le percentuali e le tempistiche sono ancora in corso di valutazione, ma l'obiettivo di partenza è quello di ottenere uno sgravio al 100%, mantenendo quindi - almeno nelle Regioni meridionali - il sistema in vigore fino alla fine di quest'anno. Il tema è stato al centro di un incontro tra presidenti di Commissione e capigruppo di Camera e Senato cui ha partecipato anche Maria Elena Boschi. Una delle ipotesi in via di valutazione è quella sponsorizzata da Francesco Boccia, perché lo sgravio sia automatico e agganciato alla programmazione dei fondi Ue.

(Agenzia Ansa, nota del 12 novembre 2015)

 

7) In arrivo l’anagrafe nazionale unica per tutti i comuni

Anagrafe nazionale: vantaggi per i cittadini e per tutta la PA. Il nuovo maxi-archivio diverrà l’unico database per l’intera pubblica amministrazione e conterrà informazioni complete, certe, standardizzate e prive di inutili duplicazioni.

Il 12 novembre 2015, a Montecitorio, si è tenuta una conferenza stampa presso la Commissione parlamentare di vigilanza sull’Anagrafe tributaria, presieduta da Giacomo Antonio Portas, cui hanno partecipato, oltre al direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi: il ministro dell’Interno, Angelino Alfano; il sottosegretario del ministero dell’Economia e delle Finanze, Pier Paolo Baretta; il direttore generale dell’Agenzia per l’Italia digitale, Antonio Samaritani, e il presidente e amministratore delegato di Sogei, Cristiano Cannarsa.Tema dell’incontro, la nuova Anagrafe nazionale della popolazione residente (Anpr), un database unico, più snello ed efficiente, destinato a sostituite le oltre 8mila banche dati attualmente esistenti.

L’intervento del direttore Orlandi si è concentrato sui vantaggi per il sistema dell’Anagrafe tributaria e per i cittadini, in particolar modo sui risparmi economici, sulla semplificazione e razionalizzazione delle banche dati e sulla maggiore certezza dei dati anagrafici.

Grazie all’archivio unico, una volta che tutti i comuni saranno entrati nel sistema, migliorerà la comunicazione degli eventi anagrafici: le informazioni, infatti, saranno complete, standardizzate e prive di duplicazioni. È il caso delle comunicazioni di nascita (per l’attribuzione del codice fiscale), di decesso (per l’immediata disattivazione di strumenti di identificazione in rete del cittadino, come la Tessera sanitaria-Carta nazionale dei servizi) e delle variazioni di residenza (per il recapito ai cittadini di rimborsi, comunicazioni e atti).

L’Anpr, inoltre, conterrà il domicilio digitale, ossia l’indirizzo di posta elettronica certificata che il cittadino potrà indicare come esclusivo mezzo di comunicazione con la PA e che garantirà non solo uno scambio di dati immediato, efficace e sicuro, ma anche una significativa riduzione dei costi per le spedizioni postali.

Grazie all’Anagrafe nazionale sarà anche possibile avere le informazioni relative alla famiglia anagrafica di ciascun cittadino raccolte in una unica base dati, completa e aggiornata. Ciò consentirà di: adottare le migliori politiche fiscali di sostegno al reddito familiare, ottimizzare le verifiche sulle capacità contributiva legata all’intero l’ambito familiare, verificare la spettanza di detrazioni e/o deduzioni per i familiari a carico, garantire il regolare pagamento di tributi legati alla composizione della famiglia, migliorare i controlli sul diritto all’esenzione dal pagamento del ticket.

L’Anpr, infine, consentirà di avere informazioni aggiornate sui cittadini iscritti all’Aire, utili sia per la corretta notifica di atti al domicilio estero sia per le attività di accertamento sulla residenza fiscale delle persone fisiche.

Il direttore, in conclusione del suo intervento, si è soffermato sullo stato dell’arte del progetto, evidenziando che l’Agenzia delle Entrate “ha già effettuato i necessari adeguamenti tecnici al proprio sistema informativo e sta completando la realizzazione di tutte le nuove procedure informatiche per il colloquio e l’interscambio delle informazioni con la nuova Anagrafe nazionale”. Una volta completata l’Anagrafe nazionale, Agenzia delle Entrate e ministero dell’Interno potranno realizzare “servizi integrati verso tutti gli enti e le amministrazioni, per un sistema unitario di verifica e di interrogazione di dati anagrafici e di codici fiscali, che possa fornire riscontro sia per i cittadini iscritti in Anpr sia per i cittadini che, pur in possesso di codice fiscale, non siano iscritti (stranieri non residenti). Questo potrà portare a una ottimizzazione degli scambi di dati e un abbattimento di costi nella fruizione dei servizi per tutta la pubblica amministrazione”.

 

8) Operazioni di salvaguardia: attivazione dei cd. “vasi comunicanti”

L’Inps ha pubblicato il messaggio n. 6912 del 11 novembre 2015 in materia di operazioni di salvaguardia: attivazione dei cd. “vasi comunicanti”. L’articolo 1, comma 235, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 e l’articolo 1, comma 193, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 nel definire le risorse finanziarie necessarie a garantire copertura alle operazioni di salvaguardia hanno anche stabilito le modalità con cui tali risorse e le correlate consistenze potessero essere trasferite tra le categorie di soggetti tutelate. In particolare il citato articolo 1, comma 193, della legge n. 147 del 2013 ha previsto che tale trasferimento potesse avvenire esclusivamente, previo procedimento di cui all'articolo 14 della legge 7 agosto 1990 n. 241, e successive modificazioni, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze.

Nel corso del mese di settembre 2015 è stata avviata la Conferenza dei Servizi per l’accertamento delle economie. All’esito della suddetta Conferenza dei Servizi, conclusasi il 9 novembre 2015, è stato definito il percorso di rideterminazione dei risparmi ai sensi dell’art. 1 comma 235 della legge n. 228 del 2012, già anticipato nell’ambito della programmazione finanziaria in sede di AS 2111 (Disegno di legge di Stabilità del 2016), ivi includendo, ai sensi dell’art. 1, comma 193, della legge n. 147 del 2013 il riconoscimento dell’applicazione della salvaguardia anche ai titolari di congedo o permesso ex lege n. 104 del 1992 eccedenti il limite numerico previsto dalla legge n. 124 del 2013 e dalla legge n. 147 del 2014.

Per effetto di quanto sopra illustrato, è stato predisposto l’invio delle certificazioni riguardanti i soggetti rientranti nella categoria di salvaguardati di cui all’articolo 11bis, commi 1 e 2, della legge n. 124 del 2013 e all’articolo 2, comma 1, lettera d), della legge n. 147 del 2014, inizialmente sospese per effetto del superamento del plafond stabilito dalle norme appena citate.

 

9) Sulle abitazioni principali non sarà più dovuta l’IVIE

Niente più IVIE per il possesso dell’abitazione principale degli immobili ubicati oltre confine, posseduti da persone fisiche residenti in Italia. È una delle novità introdotte dal DdL Stabilità 2016 in questi giorni sul tavolo delle Commissioni del Senato. Il provvedimento è inserito nel provvisorio art. 4. Fino ad oggi, gli immobili detenuti all’estero sono soggetti all’IVIE (introdotta dal governo Monti) nella misura del 7,6 per mille; ora, invece, intervenendo sulle imposte sugli immobili, la Stabilità prevede che tale tributo non sia dovuto qualora l’immobile ubicato oltre confine sia utilizzato come abitazione principale.

Non solo. L’imposta non si applicherà nemmeno per l’abitazione assegnata al coniuge in caso di separazione della coppia. Specifica la bozza di DdL: “l’imposta […] non si applica al possesso dell’abitazione principale e delle pertinenze della stessa e alla casa coniugale assegnata al coniuge, a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, ad eccezione delle unità immobiliari che in Italia risultano classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, per le quali si applica l’aliquota nella misura ridotta dello 0.4% e la detrazione, fino a concorrenza del suo ammontare, di euro 200 rapportati al periodo dell’anno durante il quale si protrae tale destinazione”. E come fare se l’abitazione è considerata principale da più soggetti passivi? In tale caso, prevede la Stabilità, “la detrazione spetta a ciascuno di essi proporzionalmente alla quota per la quale la destinazione medesima si verifica”.

 

10) Niente redditometro se il contribuente si è preso il TFR

Gli investimenti con le indennità di fine rapporto annullano l’atto del Fisco. Non è valido l’accertamento sintetico fondato sul redditometro, se ad essere contestati sono investimenti realizzati con l’erogazione di indennità di fine rapporto.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza del 10 novembre 2015, n. 22944.

Un contribuente aveva impugnato gli avvisi di accertamento con i quali erano stati rettificati a fini IRPEF i redditi degli anni 2006 e 2007: i suoi ricorsi erano stati accolti dalla CTP e dalla CTR: l’appello aveva accertato che il contribuente aveva documentato come gli investimenti realizzati fossero il frutto di disinvestimenti e di erogazione di somme per indennità di fine rapporto, quasi totalmente esenti da imposta o assoggettate a ritenuta alla fonte. Insomma, a fini di causa, non era necessaria una prova rigorosa della destinazione di tali disponibilità.

Ciò è parso conforme anche per la Cassazione, che ha rigettato il ricorso dell’Agenzia: “l’accertamento del reddito con metodo sintetico non impedisce al contribuente di dimostrare, attraverso idonea documentazione, che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenute alla fonte a titolo di imposta; tuttavia la citata disposizione prevede anche che l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso devono risultare da idonea documentazione”.

Anche se non prevede esplicitamente la prova che questi ulteriori redditi siano stati utilizzati per coprire spese contestate, la norma chiede che venga fornita una prova documentale sulle circostanze sintomatiche del fatto che ciò sia accaduto o sia potuto accadere. Tale prova, secondo il Palazzaccio, non è particolarmente onerosa, e si può fornire anche solo con l’esibizione degli estratti conto.

Notifica avviso: vale l’indirizzo indicato nella dichiarazione dei redditi

L’Amministrazione finanziaria deve notificare gli atti d’accertamento presso l’indirizzo indicato dal contribuente nella dichiarazione annuale dei redditi. Altrimenti il procedimento di notifica è nullo. Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento conseguente a un avviso di accertamento divenuto definitivo per mancanza d’impugnazione nel termine di legge.

L’atto di riscossione è stato annullato dalla CTR del Lazio in ragione della riscontrata nullità del procedimento di notificazione del prodromico avviso di accertamento. Di qui il ricorso in Cassazione del fisco, che però è stato respinto.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 23024 del 11 novembre 2015)

 

Vincenzo D’Andò