Diario quotidiano del 12 novembre 2015: al via le sanzioni ridotte sul reverse charge

Pubblicato il 12 novembre 2015



compensi amministratori giudiziari in Gazzetta Ufficiale; inversione contabile: al via le sanzioni ridotte sulle eventuali violazioni; aperture partite Iva in lieve aumento; presupposti per l’assoggettamento ad Irap; la contabilità formalmente corretta 'salva' dall’accertamento induttivo?; Iva indetraibile se le fatture vengono solo annotate; imprese: ricerca del CNDCEC, tax rate al 44%; lavoro: sportelli Inail, prima i commercialisti; INPS: Cassetto Previdenziale per i Committenti della Gestione Separata; Ministero del Lavoro: esonero contributi previdenziali e comportamenti elusivi – attività di vigilanza
 
 Indice:  1) Compensi amministratori giudiziari in Gazzetta Ufficiale  2) Inversione contabile: al via le sanzioni ridotte sulle eventuali violazioni  3) Aperture partite Iva in lieve aumento  4) Presupposti per l’assoggettamento ad Irap  5) La contabilità formalmente corretta 'salva' dall’accertamento induttivo?  6) Iva indetraibile se le fatture vengono solo annotate  7) Imprese: Ricerca del CNDCEC, tax rate al 44%  8) Lavoro: sportelli Inail, prima i commercialisti    9) INPS: Cassetto Previdenziale per  i Committenti della Gestione Separata – Sezione Comunicazione bidirezionale  10) Ministero del Lavoro: esonero contributi previdenziali e comportamenti elusivi – attività di vigilanza  

1) Compensi amministratori giudiziari in Gazzetta Ufficiale

È stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 262 del 10 novembre 2015, il D.P.R. n. 177 del 7 ottobre 2015, che sarà in vigore dal 25 novembre 2015.

Si tratta del regolamento recante disposizioni in materia di modalità di calcolo e liquidazione dei compensi degli amministratori giudiziari iscritti all’Albo di cui al D.Lgs. n. 14/2010. Tra i criteri individuati dal decreto, per i beni costituiti in azienda, quando sono oggetto di diretta gestione da parte dell’amministratore giudiziario, i compensi devono consistere in una percentuale, calcolata sul valore del complesso aziendale, non superiore a una serie di misure che variano a seconda del valore. Si va dal 12 al 14% quando il valore non supera i 16.227,08 euro, fino un range tra lo 0,45% e lo 0,90% sulle somme che superano i 2.434.061,037 euro. Per i beni costituiti in azienda, quando sono concessi in godimento a terzi, i compensi devono sempre consistere in una percentuale non superiore alle seguenti misure: dal 4,8% al 5,6% quando il valore non supera 16.227,08 euro; fino a un valore compreso tra lo 0,2% e lo 0,36% sulle somme che superano 2.434.061,37 euro. Per i beni immobili, invece, i compensi oscillano da una percentuale che varia tra il 6% e il 7% quando il valore non supera 16.227,08 euro e un valore compreso tra lo 0,22% e lo 0,45% sulle somme che superano 2.434.061,37 euro. Stabiliti anche i compensi per i frutti che si ritraggono dai beni. Per la determinazione del valore, si deve invece considerare: l’importo realizzato, per i beni liquidati; il valore stimato dal perito ovvero, in mancanza, dall’amministratore giudiziario, per i beni che non hanno costituito oggetto di liquidazione; ogni altra somma ricavata. Inoltre, quando l’amministratore giudiziario assiste il giudice per la verifica dei crediti è corrisposto, sull’ammontare del passivo accertato, un compenso supplementare dallo 0,19% allo 0,94% sui primi 81.131,38 euro e dallo 0,06% allo 0,46% sulle somme eccedenti tale cifra. Il decreto prevede infine la possibilità, per l’autorità giudiziaria, di aumentare o ridurre l’ammontare del compenso liquidato in misura non superiore al 50%, sulla base dei seguenti criteri: complessità della gestione, ricorso all’opera di coadiutori, necessità e frequenza dei controlli esercitati, qualità dell'opera prestata e dei risultati ottenuti, sollecitudine con cui sono state condotte le attività di amministrazione.

2) Inversione contabile: al via le sanzioni ridotte sulle eventuali violazioni

Violazioni sul reverse charge: A seguito della revisione del sistema sanzionatorio si applica solo la sanzione in misura fissa, oltre alla possibilità di non superare il tetto massimo, questo per effetto del cumulo giuridico.

In particolare, il trattamento più favorevole per i contribuenti si è reso possibile grazie al D.Lgs. n. 158/2015 che ha rimodulato le disposizioni dell’art. 6 del D.Lgs. n. 471/1997, concernenti le sanzioni per le violazioni degli obblighi di documentazione delle operazioni Iva.

Dunque, violazioni all’inversione contabile con cumulo giuridico: la riqualificazione come formali delle irregolarità in materia di applicazione dell’Iva con il meccanismo del reverse charge apre la strada all’unificazione della sanzione sugli illeciti plurimi, permettendo così di giungere, anche sotto questo profilo, a una più equilibrata reazione alle condotte inoffensive.

La revisione delle sanzioni tributarie tende a commisurare meglio la risposta dell’ordinamento alla gravità dell’offesa, in particolare evitando di punire con la sanzione proporzionale all’Iva quelle violazioni che non comportano recupero d’imposta.

Si tratta, in primo luogo, dell’omessa applicazione dell’Iva da parte del cessionario/committente, nelle operazioni per le quali egli assume il ruolo di debitore dell'imposta: operazioni soggette al meccanismo dell’inversione contabile «interno» (per esempio, subappalti, acquisti da agricoltori esonerati) oppure «esterno» (acquisti intracomunitari, acquisti di beni e servizi da fornitori esteri). Qualora non derivi debito d’imposta, in quanto il cessionario/committente ha il diritto alla detrazione, queste violazioni non saranno più punite con la sanzione proporzionale al tributo (dal 100 al 200%, ovvero, in futuro, dal 90 al 180%), ma con la sanzione fissa da 500 a 20.000 euro, salvo che l'operazione non risulti dalla contabilità tenuta ai fini dell’imposizione diretta, nel qual caso si applicherà la sanzione dal 5 al 10% dell’imponibile, con un minimo di 1.000 euro.

Analogo intervento viene operato in relazione all’ipotesi in cui l'imposta sia assolta con modalità non conformi alla legge, ossia:

- mediante l’ordinario sistema della rivalsa del cedente/prestatore, quando la legge prevede invece il meccanismo dell’inversione contabile, oppure

- mediante inversione contabile da parte del cessionario/committente, quando invece la legge prevede il sistema ordinario della rivalsa.

Anche nelle suddette ipotesi di irregolare individuazione del debitore dell’imposta, la violazione procedurale verrà punita come violazione formale con la sanzione fissa da 250 a 10.000 euro, e non più come infrazione sostanziale con la sanzione del 3% dell'imposta.

Viene confermato, inoltre, che la violazione non darà luogo ad alcun recupero d’imposta, la quale si considererà assolta e detraibile. Se però l'erronea modalità di assolvimento dell’imposta sia stata determinata da un intento di evasione o di frode del quale la controparte era consapevole, si applicherà al trasgressore la sanzione dal 90 al 180% dell’imposta.

Quindi, quando le suddette violazioni non comportano recupero d’imposta, saranno punite come irregolarità formali con una sanzione amministrativa che, come si è visto, oscillerà:

- dal minimo di 500 euro al massimo di 20.000 euro per l’omessa applicazione dell'imposta da parte del cessionario/committente;

- dal minimo di 250 euro al massimo di 10.000 euro nel caso di applicazione dell’imposta da parte del soggetto «sbagliato».

L’entità della sanzione che l’Ufficio applicherà in concreto, all’interno delle misure edittali minime e massime, sarà determinata in base ai principi dell’art. 7 del D.Lgs. n. 472/1997 (personalità del trasgressore, gravità della violazione ecc.). Una delle conseguenze più rilevanti della modifica della natura della violazione (da sostanziale a formale) riguarda, come premesso, l’applicabilità, in caso di ripetute violazioni, delle disposizioni sul cumulo giuridico contenute nell’art. 12 dello stesso dlgs n. 472/1997. Tali disposizioni prevedono:

- l’applicazione della sola sanzione per la violazione più grave, aumentata da un quarto al doppio, nell’ipotesi del cd. «concorso materiale omogeneo», ossia quando con più azioni o omissioni vengono commesse diverse violazioni formali della medesima disposizione (comma 1);

- l’aumento della sanzione base dalla metà al triplo quando le violazioni sono commesse in periodi d’imposta diversi (comma 5).

L’istituto del cumulo giuridico non è però applicabile in sede di regolarizzazione spontanea, per cui in tali casi non risulta conveniente procedere con il ravvedimento operoso.

Da precisare che detta nuova disciplina, sulla base di quanto viene previsto dal disegno di legge stabilità, sarà applicabile dal 1° gennaio 2016 (anziché dal 1° gennaio 2017, come disposto dall’art. 32 del D.Lgs. n. 158/2015), tuttavia, per effetto del noto principio del favor rei, potrà avere effetto retroattivo.

Sanzioni per violazioni fiscali relative a modelli Intrastat

Rimanendo in argomento, ecco di seguito le sanzioni che si applicano in caso di violazioni fiscali relative ai modelli Intrastat.

È l’art. 11 comma 4 del D.Lgs. 471/1997 che sanziona le violazioni relative ai modelli Intrastat.

In caso di omessa presentazione degli elenchi, la sanzione prevista va da Euro 516,00 a Euro 1.032,00 per ciascun elenco; se la regolarizzazione avviene entro i 30 giorni dall’invito da parte degli Uffici autorizzati al controllo, la sanzione si riduce della metà.

In caso di correzione di dati inesatti o di integrazione di dati, sempre entro i 30 giorni dall’invito da parte degli Uffici autorizzati al controllo, la sanzione non è applicata.

In caso di omessa presentazione degli elenchi, la regolarizzazione della violazione, che non è intesa quale violazione formale, può avvenire con lo strumento del ravvedimento operoso, entro il termine di presentazione della dichiarazione IVA annuale, versando la sanzione di Euro 64,00 (1/8 di 516,00).

La sanzione è corrisposta in F24 con il codice tributo 8911; dovrà essere indicato quale anno di riferimento quello cui la violazione si riferisce.

Tabella

Violazione Sanzione
Omessa   presentazione Da   516,00 a 1.032,00
Tardiva   presentazione entro 30 gg. richiesta dall’ ufficio Da   258,00 a 516,00
Tardiva   presentazione con ravvedimento operoso 64,00
Dichiarazione   incompleta o irregolare Da   516,00 a 1.032,00
Regolarizzazione   entro 30 gg. richiesta dall’ ufficio o spontanea Nessuna

Si ricorda che in caso di più violazioni può essere applicato quanto disposto dall’art. 12 del D.Lgs. n. 472/97 - concorso in violazioni - che dispone l’applicazione della sanzione più grave maggiorata di un quarto del doppio.

In caso di contestazione, la pendenza può essere definita entro 60 giorni dalla notifica, corrispondendo un terso della sanzione richiesta.

3) Aperture partite Iva in lieve aumento

A settembre aperte 41.763 nuove partite IVA, lo 0,2% in più dello stesso mese del 2014.

Nel mese di settembre sono state aperte 41.763 nuove partite IVA e, in confronto al corrispondente mese dello scorso anno, si registra un lieve incremento (+0,2%). Lo ha reso noto il Dipartimento delle Finanze.

Nel dettaglio, la distribuzione per natura giuridica mostra che il 74,7% delle partita IVA è stato aperto da persone fisiche, il 20% da società di capitali, il 4,5% da società di persone; la quota dei “non residenti” e “altre forme giuridiche” rappresenta complessivamente quasi l’1% delle nuove aperture. Rispetto al mese di settembre 2014, si evince un leggero aumento di avviamenti per le società di capitali (+1%) e le persone fisiche (+0,7%) mentre le società di persone evidenziano un calo significativo (-8,8%), confermando l’andamento degli ultimi anni.

Riguardo alla ripartizione territoriale, il 42,4% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 23% al Centro e il 34,4% al Sud e Isole. Il confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente evidenzia apprezzabili incrementi in Provincia di Trento (+14,4%), Sardegna (+8,6%) e Toscana (+7,1%), mentre le flessioni più consistenti si osservano in Molise (-9,7%), Marche (-7,9%) e Campania (-5,7%).

In base alla classificazione per settore produttivo, poi, il commercio continua a registrare il maggior numero di avviamenti di partite IVA con un quarto del totale, seguito dalle attività professionali con circa il 13% e dall’agricoltura con il 9,3%. Rispetto al mese di settembre 2014, tra i settori principali si osservano il sensibile aumento nel comparto dell’istruzione (+35,1%) e incrementi più contenuti nell’agricoltura (+10,2%) e nella sanità e assistenza sociale (+9%). Le flessioni di nuove aperture di partite Iva si osservano, invece, nei trasporti (-12,6%), nelle attività immobiliari (-5,6%) e nell’edilizia (-5,1%).

Per le persone fisiche, la ripartizione è relativamente stabile, con il 62,4% di aperture di partite IVA che appartiene al genere maschile. Il 47,7% viene avviato da giovani fino a 35 anni e circa il 34% da soggetti compresi nella fascia dai 36 ai 50 anni. Rispetto al corrispondente mese dello scorso anno, le classi di età più giovani registrano lievi cali. Più significativo l’aumento (oltre il 9%) per la classe da 51 a 65 anni.

Nello scorso mese di settembre 3.399 soggetti hanno aderito al nuovo regime forfetario, mentre 10.407 soggetti hanno aderito al regime fiscale di vantaggio. Complessivamente, conclude il Dipartimento delle Finanze, tali adesioni rappresentano il 33% del totale delle nuove aperture. La possibilità di opzione tra i due regimi è stata prevista dal “Milleproroghe” (DL 192/2014) ed è valida solo per l’anno in corso: da gennaio 2016 resterà in vigore solo il regime forfetario.

4) Presupposti per l’assoggettamento ad Irap

Non basta affermare che l’attività del professionista è svolta senza il coordinamento o il controllo di terzi per giustificare il versamento dell’IRAP. E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22468 del 4 novembre 2015, la quale ha accolto il ricorso di un contribuente a cui l’Agenzia delle Entrate aveva negato, tramite silenzio-rifiuto, il rimborso dell’IRAP, poiché libero professionista ritenuto autonomamente organizzato. Tale requisito aveva incontrato la resistenza della CTR, secondo la quale ciò sussisteva per la capacità del professionista di porre in essere autonome scelte di organizzazione.

Il contribuente affermava di aver svolto negli anni di riferimento la propria attività senza l’ausilio di dipendenti e senza beni strumentali consistenti: a suo dire, la CTR aveva erroneamente rilevato l’autonoma organizzazione solo per il fatto che l’attività era stata svolta senza il controllo o il coordinamento di terzi.

Le ragioni del professionista sono state accolte. La Suprema Corte ha dovuto nuovamente spiegare in cosa consiste l’imposta (che “coinvolge una capacità produttiva impersonale ed aggiuntiva rispetto a quella propria del professionista”), affermando che i giudici di appello non hanno fatto una corretta applicazione di tali principi normativi ampiamente condivisi, “avendo rinvenuto la sussistenza della autonoma organizzazione nella attività svolta in totale discrezionalità, senza soggiacere a limitazioni, condizionamenti e controlli formalmente e legittimamente imposti da altri soggetti che ne deteriorino l’intrinseca natura”, considerando erroneamente il professionista come soggetto d’imposta.

Per l’autonoma organizzazione non rileva l’ammontare dei compensi

Ricordiamo poi quanto già ribadito dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22209/2015, che l’ammontare dei compensi percepiti dal professionista e l’eventuale convenzione stipulata dal medico con il SSN sono “elementi non conducenti” per la sussistenza dell’autonoma organizzazione, rilevante ai fini dell’assoggettamento all’IRAP dei lavoratori autonomi.

Per quanto concerne la specifica attività del medico convenzionato, qualche mese fa, i giudici di legittimità avevano statuito che non sussiste il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione in capo ad un medico di medicina generale, convenzionato con il Servizio sanitario nazionale, per il sol fatto che il medesimo si avvalga, in comune con altri professionisti, di sedi, attrezzature e personale amministrativo. L’apporto recato all’attività del professionista dalle suddette risorse materiali e umane integra il requisito impositivo dell’autonoma organizzazione solo ove esso ecceda, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività professionale. Ciò non si verifica nel caso in cui il medico generico che opera su più Comuni e quindi necessariamente in più studi si avvalga di una persona per lavori di segreteria in condivisione con altri tre medici (Cassazione n. 1662/2015).

 

5) La contabilità formalmente corretta “salva” dall’accertamento induttivo ?

La contabilità formalmente corretta “salva” dall’accertamento induttivo ?. Sembra proprio di sì. Questo, almeno, in base a quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22465 del 4 novembre 2015, secondo cui, se le scritture contabili sono regolari, l’accertamento basato sugli studi di settore è nullo. Già la CTR aveva bocciato il ricorso dell’Agenzia delle entrate, che è tornata alla carica impugnando la sentenza di appello di fronte alla Corte di piazza Cavour. Al centro della questione, l’accertamento di un maggiore imponibile IVA, un maggiore valore della produzione IRAP e un maggior reddito di partecipazione imponibile ai fini IRPEF.

Secondo i massimi giudici, i quattro motivi addotti dall’Erario a supporto delle proprie ragioni erano infondati. “La procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema unitario che non si colloca all’interno della procedura di accertamento di cui all’art. 39 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, ma la affianca, essendo indipendente dall’analisi dei risultati delle scritture contabili”.

Come noto, la procedura di accertamento tributario standardizzato con tali parametri consiste in un sistema di “presunzioni semplici”, la cui gravità e concordanza non viene determinata “ex lege” dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli standard, “ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell’accertamento”.

Ora, nel fatto in questione l’ufficio non ha fatto ricorso alla procedura di accertamento con l’applicazione dei parametri previsti, mancando il contradditorio con il contribuente che va attivato, come osservato, obbligatoriamente. Inoltre il metodo usato dai verificatori non poteva essere alla base di una rideterminazione del volume di affari della società, in quanto “lo scostamento dei ricavi dichiarati da quelli attribuibili con l’adozione dei parametri non pare così straordinariamente consistente da indurre l’ufficio ad effettuare l’accertamento sintetico”. In sostanza, i giudici hanno premiato la contabilità formalmente corretta, e di una altrettanto corretta contabilità di magazzino: detto scostamento non può che assumere la valenza di indizio semplice che, non essendo unito ad altri elementi rilevati o in possesso dell’ufficio, “non può assumere quei connotati di gravità, precisione e concordanza che devono essere sempre il fondamento dell’accertamento sintetico”.

6) Iva indetraibile se le fatture vengono solo annotate

Se le fatture vengono annotate su supporto informatico ma poi i relativi registri non sono stampati allora l’Iva é indetraibile. Questo poiché il differimento della trascrizione cartacea è possibile solo per l’anno in corso, come ha ricordato la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22187 del 30 ottobre 2015.

In particolare, la Corte Suprema ha affermato che è indetraibile l’Iva se le fatture sono annotate su supporto informatico ma i relativi registri non sono stampati. La stampa durante il controllo della Guardia di Finanza è insufficiente poiché l’utilizzo del computer viene concesso ai verificatori solo per l’esercizio in corso.

Il contribuente in giudizio, al quale sono stati richiesti i libri contabili relativi ad esercizi precedenti, aveva effettuato le stampe in presenza della Guardia di Finanza. Dalle verifiche non era emersa alcuna irregolarità, se non dal punto di vista formale.

L’Agenzia delle entrate ha presentato ricorso per violazione dell’art. 7 comma 4-ter del Dl 357/1994, secondo cui il differimento temporale nella registrazione cartacea è consentito esclusivamente per l’esercizio in corso, restando irrilevante la presenza o meno di irregolarità nelle registrazioni contabili.

Non esiste, infatti, un registro informatico alternativo a quello cartaceo, con la conseguenza che l’omessa trascrizione nel registro di cui all’art.25 del DPR 633/1972 nell’esercizio successivo comporta la perdita del diritto alla detrazione dell’Iva sui beni e servizi acquistati.

7) Imprese: Ricerca del CNDCEC, tax rate al 44%

Lo studio del CNDCEC condotto con il dipartimento di Economia dell'Università di Genova.

Il corporate tax rate mediano delle PMI italiane è pari al 44%. Il dato, relativo al 2013, emerge da uno studio dell'Osservatorio bilanci del Consiglio nazionale dei commercialisti con il dipartimento di economia dell'Università di Genova. Secondo quanto rilevato dalla ricerca, nel quinquennio tra il 2009 e il 2013 il dato ha oscillato tra il 41 e il 51%. In particolare, il valore più alto del Tax Rate Mediano è stato fatto registrare dalle grandi imprese nel 2011 ed è risultato pari a 53%, mentre il valore più basso è stato registrato nel 2012 dalle Piccole Imprese con il 38,7%. In generale, dallo studio emerge una relativa maggiore stabilità del Tax Rate Mediano per le imprese di media dimensione.

Particolarità della ricerca effettuata da commercialisti e Università di Genova è che essa prende in considerazione unicamente il Corporate Tax Rate, cioè il costo per imposte, correnti e differite, relativo a Ires e Irap e non considera, invece, il Total Tax Rate, che viene calcolato dalla Banca Mondiale, che prende in considerazione anche altre imposte e altri tributi gravanti sulle imprese e che per l'Italia, secondo il Doing Business 2015 è il 65,4%. La ricerca, inoltre, calcola il Tax Rate come mediana e non semplicemente come media, in modo tale da limitare l'influenza dei casi estremi che spesso condizionano le medie. Altra particolarità della ricerca condotta dall'Osservatorio Bilanci dei commercialisti è costituita dal fatto che essa si riferisce ai settori industria, commercio e servizi e include le piccole imprese oltre alle medie e alle grandi, escludendo dall'analisi il settori finanziario e le micro imprese (imprese con meno di 10 addetti e meno di 2 milioni di euro di fatturato).

Il Tax Rate è stato calcolato prendendo in considerazione solo le imprese che presentano un utile ante imposte. Nel campione queste sono pari al 75%. E' interessante, però, osservare come vi sia un 11-14% di imprese con perdita ante imposte e costo per imposte, cioè oneri fiscali per imposte comunque presenti (come, ad esempio, il peso dell'Irap).

"Con questa ricerca – commenta il consigliere nazionale dei commercialisti con delega ai principi contabili, Raffaele Marcello – abbiamo calcolato il carico fiscale sulle imprese italiane in maniera molto puntuale, epurandolo dei picchi legati a casi estremi. La tassazione mediana che abbiamo così individuato ci restituisce comunque il quadro di un sistema imprenditoriale nazionale gravato da un carico fiscale davvero abnorme. E' ormai a tutti chiaro che il rafforzamento della ripresa in atto deve necessariamente passare da un alleggerimento consistente proprio del tax rate. Il super ammortamento messo in stabilità dall'esecutivo va nella giusta direzione, anche se sarebbe auspicabile una sua estensione anche agli immobili. Così come, ovviamente, è positivo il taglio dell'Ires, che ci auguriamo possa scattare già dal 2016”.

Al fine di ridurre il tax rate gravante sulle imprese, i commercialisti propongono il ricorso a ulteriori misure. “Pensiamo – spiega il consigliere nazionale delegato alla fiscalità, Luigi Mandolesiall’incremento della percentuale di deducibilità degli interessi passivi, oggi limitata ad una misura pari al 30% del risultato operativo lordo. Il lungo periodo di crisi economico-finanziaria che abbiamo vissuto – afferma - ha comportato crescenti tassi di indebitamento delle imprese a cui si sono accompagnati risultati operativi lordi via via decrescenti. Tale combinazione ha ridotto oltremodo la misura degli interessi passivi deducibili nel singolo periodo d’imposta. L’incremento della percentuale di deducibilità, oltre ad accelerare il recupero fiscale delle eccedenze di interessi passivi maturate negli anni scorsi, potrebbe dunque fungere anche da volano per l’incremento degli investimenti futuri da parte delle imprese, con positivi effetti anche sulla ripresa del ciclo economico”.

I commercialisti propongono infine la riapertura della possibilità di affrancamento delle riserve in sospensione d’imposta costituite in occasione delle precedenti leggi di rivalutazione dei beni d’impresa. “Il disegno di legge di stabilità 2016 ripropone la possibilità di rivalutare i beni di impresa risultanti in bilancio al 31 dicembre 2014, dietro pagamento di un'imposta sostitutiva, nonché la possibilità di affrancare il saldo attivo di rivalutazione con un’imposta sostitutiva del 10 per cento. L’occasione potrebbe essere propizia – spiega Luigi Mandolesi - per riaprire i termini per l’affrancamento dei saldi attivi risultanti dalle precedenti rivalutazioni all’epoca non affrancati per carenza di risorse finanziarie da parte delle imprese. L’affrancamento libererebbe dunque tali riserve rendendole utilizzabili per scopi produttivi, oggi impediti da una tassazione ordinaria troppo gravosa”.

(CNDCEC, comunicato del 11 novembre 2015)

8) Lavoro: Sportelli Inail, prima i commercialisti

Il Consiglio nazionale di categoria dei commercialisti ha firmato un protocollo d’intesa con l’Istituto nazionale per l’Assicurazione contro gli infortuni sul lavoro per migliorare i servizi a favore degli utenti.

Fornire agli utenti un servizio professionale di alta qualità, finalizzato ad una gestione più efficiente dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali e ad una migliore erogazione delle prestazioni. È con queste finalità che lo scorso 4 novembre il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Gerardo Longobardi, e il presidente dell’Inail, Massimo De Felice, hanno stipulato un protocollo d’intesa.Il documento, oltre all’utilizzo delle procedure informatiche, affronta anche il tema del contrasto e della repressione dell’abusivismo professionale, riconoscendo priorità d’accesso agli uffici dell’Inail ai commercialisti provvisti di tesserino professionale e ai loro collaboratori muniti di delega, rispetto a soggetti non professionisti.

Un altro aspetto importante del protocollo riguarda le attività di formazione e informazione rispetto alle quali i commercialisti e l’Inail riconoscono l’opportunità della partecipazione reciproca ai rispettivi eventi formativi.

Per raggiungere gli obiettivi indicati nel documento, il Consiglio nazionale dei commercialisti e l’Istituto si impegnano a tenere incontri periodici specialmente in occasione dell’attuazione di disposizioni legislative o di modifiche organizzative dell’Inail che comportino innovazioni operative per le aziende e i professionisti oppure per intervenire tempestivamente nella soluzione di criticità che possono presentarsi nel tempo e produrre effetti negativi sulla funzionalità dei servizi, anche al fine di prevenire il contenzioso.Oltre che a livello nazionale, si potranno tenere incontri periodici e sistematici tra rappresentanti del Consiglio nazionale e dell’Istituto anche a livello locale, presso le strutture territoriali dell’Inail, per esaminare e definire ipotesi di lavoro e soluzioni operative che consentano di superare difficoltà o anomalie riscontrate.

(CNDCEC, comunicato del 11 novembre 2015)

9) INPS: Cassetto Previdenziale per i Committenti della Gestione Separata – Sezione Comunicazione bidirezionale

L’Inps ha pubblicato il messaggio n. 6838 del 6 novembre 2015, con il quale fornisce le informazioni necessarie per usufruire, da parte degli iscritti alla Gestione Separata della Comunicazione bidirezionale prevista dal Cassetto Previdenziale.

La versione originaria del Cassetto, a cui l’utente Committente/associante accede direttamente o tramite un intermediario delegato, attraverso il sito dell’Istituto www.inps.it nella sezione dedicata ai “servizi on line”, autenticandosi con il PIN dispositivo abbinato al proprio codice fiscale, è stata implementata a decorrere dal 6 ottobre 2015 con la funzionalità della “Bidirezionalità”.

Tale funzionalità è inserita all’interno del menu “Comunic. Bidirezionale”.

Scelta la sezione, si aprirà un sottomenu che comprende:

– Comunicazioni irregolarità da leggere

– Comunicazioni irregolarità lette

– Lista richieste

– Nuova richiesta

– Istanze Online

Con riferimento all’opzione di “Nuova richiesta” è stato definito un ambito circoscritto di tipologie di comunicazioni che possono essere inviate, strettamente collegate alle funzionalità previste per il Cassetto Previdenziale per i Committenti.

Pertanto, in fase di composizione di una nuova comunicazione, è necessario indicare:

– Indirizzo e-mail e numero di telefono (è obbligatorio inserire almeno uno dei due).

– Oggetto della richiesta. Per l’oggetto è prevista una struttura ad albero a due livelli che guida l’utente. La selezione dall’elenco predefinito consente di canalizzare in modo puntuale la richiesta così da ottenere una risposta dalla sede competente.

– Altri dati facoltativi quali il consenso a ricevere notifiche via mail o sms, numero di telefono fisso, fax.

L’utente, inoltre, può allegare la documentazione nei vari formati fino ad un massimo di tre file con grandezza non superiore a 3Mb.

Dopo aver premuto il tasto “invia”, la richiesta viene inserita e l’utente potrà trovarla all’interno del link “Lista richieste”.

Posto che la realizzazione di nuove funzionalità del Cassetto Previdenziale per i Committenti risponde, tra l’altro, all’obiettivo di una gestione più efficace ed efficiente dei rapporti tra l’azienda o il suo intermediario/delegato e l’Istituto, si coglie l’occasione per sottolineare l’importanza dell’uso del PIN dispositivo per l’accesso ai servizi telematici dallo stesso offerti.

L’Istituto precisa, inoltre, che tale canale deve essere utilizzato anche per la comunicazione dei propri contatti di riferimento (numero di cellulare, e-mail e soprattutto PEC) e che le istanze, concernenti la Gestione Separata, devono essere predisposte solo ed esclusivamente tramite il Cassetto stesso, tenuto conto che a far data dal 6 ottobre 2015 è stato inibito l’oggetto “GESTIONE SEPARATA” dal Cassetto previdenziale aziende.

10) Ministero del Lavoro: esonero contributi previdenziali e comportamenti elusivi – attività di vigilanza

La Direzione Generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha emanato la lettera circolare n. 19069 del 9 novembre 2015, con la quale fornisce, ai propri ispettori, ulteriori indicazioni operative finalizzate alla implementazione delle verifiche ispettive su eventuali comportamenti elusivi volti alla fruizione dell’esonero contributivo triennale, introdotto dalla Legge di Stabilità 2015 (Legge n. 190/2014).

In particolare, il Ministero informa circa messa la disposizione, da parte delle sedi centrali Inps, di informazioni sui datori di lavoro che, negli ultimi mesi, hanno richiesto la fruizione dell’esonero ed in particolare, sulle precedenti posizioni lavorative del personale interessato alla stabilizzazione.

In relazione alla trasmissione di dette informazioni, il Dicastero evidenzia la necessità di ulteriori controlli mirati, anche congiutamente al personale ispettivo dell’Istituto Previdenziale.

Vincenzo D’Andò