Diario quotidiano dell’11 novembre 2015: dirigenti decaduti: validi gli atti ma solo a tre condizioni

Pubblicato il 11 novembre 2015



dirigenti decaduti: validi gli atti ma solo a tre condizioni; transfer pricing: circolare delle Dogane; in scadenza l’acconto Ires di novembre 2015; nella nuova CIGS vi confluiscono anche le coop agricole; nuovo ravvedimento operoso rivolto alla cd. compliance fiscale; Iva sui biglietti aerei: va bene anche una ricevuta?; opzione Patent box: pronto il modello di comunicazione; nuovi Provvedimenti del Direttore dell’Agenzia delle entrate in tema di consolidato nazionale e Voluntary Disclosure

 

 Indice:

 1) Dirigenti decaduti: validi gli atti ma solo a tre condizioni

 2) Transfer pricing: circolare delle Dogane

 3) In scadenza l’acconto Ires di novembre 2015

 4) Nella nuova CIGS vi confluiscono anche le coop agricole

 5) Nuovo ravvedimento operoso rivolto alla cd. compliance fiscale

 6) Iva sui biglietti aerei: va bene anche una ricevuta ?

 7) Opzione Patent box: pronto il modello di comunicazione

 8) Nuovi Provvedimenti del Direttore dell’Agenzia delle entrate in tema di consolidato nazionale e   Voluntary Disclosure

 

 

1) Dirigenti decaduti: validi gli atti ma solo a tre condizioni

Gli atti emessi dai dirigenti dell’Agenzia delle entrate decaduti a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 37/2015 sono validi. Si può riassumere così la posizione espressa dalla Corte di Cassazione, con le sentenze nn. 22800, 22803, 22810 depositate il 9 novembre 2015 (si veda nel diario del 10 novembre 2015), che fanno il punto sulla delicata vicenda della validità degli atti firmati dagli ex dirigenti.

La Suprema Corte si è finalmente pronunciata con tre sentenze in merito alla vicenda dei dirigenti incaricati dell’Agenzia delle entrate: la delega di firma al funzionario incaricato, che quindi non ha sostenuto un concorso da dirigente, non è di per sé motivo di nullità dell’atto.

Da ciò ne deriva che gli atti non possono essere considerati tout court nulli, ma ciò non vuol dire nemmeno il contrario.

Le tre sentenze, in particolare, evidenziano tre diversi aspetti ma tutti convergenti su un unico presupposto sopra evidenziato e cioè che gli atti non sono automaticamente nulli.

Scendendo più nel dettaglio è possibile sintetizzare le tre sentenze nel seguente modo:

- sentenza 22800/2015: in questa pronuncia si afferma che l’avviso di accertamento è nullo senza la firma del capo ufficio o di un altro impiegato alla carriera direttiva da lui delegato;

- sentenza 22803/2015: viene stabilito che la delega in bianco, priva del nome del soggetto delegato va considerata nulla, in quanto il contribuente non può agevolmente verificare se il delegatario ha il potere di sottoscrivere l’atto;

- sentenza 22810/2015: si afferma che non occorre che i funzionari delegati possiedano qualifiche dirigenziali affinché gli avvisi siano legittimi.

Dunque, l’avviso di accertamento o di rettifica è nullo se non vengono indicate, oltre alle ragioni della delega, il termine di validità delle stessa e il nominativo del soggetto delegato. Laddove questo sia esplicitato nell’atto di specie non occorre che egli rivesta la qualifica dirigenziale; basta essere capi dell’ufficio o altro impiegato della carriera direttiva.

È questa la sintesi finale delle tre sentenze della Cassazione le quali hanno tra le finalità quelle di cercare di porre fine alla nota querelle in relazione alla nullità degli avvisi di accertamento privi della firma del soggetto legittimante l'atto.

La delega di funzione attiene alla firma di un provvedimento amministrativo che deve essere poi recepito in un atto impositivo da notificarsi al contribuente (l’avviso di accertamento o in rettifica). La firma è legittima ma occorre che ci sia a monte e conservata una delega di funzione aventi precise caratteristiche.

Anche una delega di funzione può andare bene. Essa tuttavia necessita di avere contorni ben specifici ed ineludibili. E la sentenza n. 22803 del 9 novembre 2015 lo dice chiaramente. Tale delega può essere conferita o con atto proprio o con ordine di servizio purché tuttavia in essa venga indicato, unitamente alle ragioni o alle cause che ne hanno resa necessaria l’adozione (la carenza di personale, assenza, vacanza, malattia ecc.) anche il termine di validità ed il nominativo del soggetto delegato.

Anzi, si dice, non è sufficiente, sia in caso di delega di firma sia di funzioni, l'indicazione della sola qualifica professionale del destinatario della delega senza alcun riferimento nominativo alle generalità di chi effettivamente rivesta la qualifica richiesta.

Sono, pertanto, illegittime le deleghe impersonali prive di indicazione nominativa del soggetto delegato. Il firmatario del provvedimento (atto/avviso) di accertamento deve essere delegato in modo pieno e formale come lo si deve fare per ogni delega di funzioni ed egli deve avere la capacità professionale di rivestite quel ruolo medio tempore. Non può operare dunque come se nulla fosse e magari munito di una semplice delega magari astratta, non motivata e senza limite temporale.

 

2) Transfer pricing: circolare delle Dogane

Prezzi di trasferimento anche ai fini delle disposizioni doganali: Al fine di meglio inquadrare le strategie tra la disciplina fiscale e quella doganale in materia di determinazione dei prezzi di trasferimento accertabile ai fini doganali, l’Agenzia delle Dogane ha diffuso il 9 novembre 2015 (si veda nel diario del 10 novembre 2015) la circolare n. 16/D del 6 novembre 2015, che tiene conto dei trattati in materia intavolati con l’Agenzia delle entrate. Il documento, inoltre, fornisce alcune utili indicazioni in vista dell’applicazione, prevista dal 1° maggio 2016, delle disposizioni introdotte dal nuovo Codice Doganale dell’Unione europea.

Con detta circolare, l’Agenzia delle Dogane, mettendo a frutto l’esperienza maturata in occasione dei tavoli tecnici avviati con l’Agenzia delle Entrate, ha fornito alcuni spunti sulle possibili sinergie tra la disciplina fiscale e quella doganale in materia di determinazione dei prezzi di trasferimento accertabile ai fini doganali.

Nell’ampio scenario del commercio internazionale, caratterizzato dalla globalizzazione e dalla internazionalizzazione delle imprese, il tema degli scambi infragruppo è sempre più attuale e, considerata la sua frequenza, in ambito tributario viene affrontato anche allo scopo di individuare possibili punti di convergenza tra le diverse discipline - fiscale e doganale - che regolano la determinazione del prezzo di trasferimento (c.d. transfer pricing).

In via di principio, viene rilevato che nelle cessioni internazionali tra parti correlate sia la fiscalità diretta che quella doganale, pur partendo da approcci differenti nella definizione del prezzo di trasferimento, richiedono entrambe che il valore delle merci non sia influenzato dai legami societari tra le parti interessate.

Il quadro normativo e di prassi sotto il profilo fiscale è recato, a livello internazionale, dall’ultimo aggiornamento (intervenuto nel 2010) delle Linee guida OCSE sui prezzi di trasferimento per le imprese multinazionali e le amministrazioni fiscali. In base al citato documento, il criterio guida per determinare l’adeguatezza dei prezzi applicati tra società infragruppo è costituito dal principio di libera concorrenza e, sul piano nazionale, dall’art. 110, comma 7, del TUIR che valuta i componenti del reddito derivanti da operazioni infragruppo richiamando il valore normale dei beni ceduti.

Per quanto concerne l’ambito doganale, la disciplina di riferimento è invece costituita dal General Agreement on Tariffs and Trade (GATT) e dall’Agreement on implementation of art. VII of GATT (di seguito AVD OMC); mentre, a livello euro-unitario, è contenuta negli artt. da 28 a 36 del Codice doganale comunitario.

Nel descritto scenario, il metodo principale di valutazione delle merci in dogana si basa sul valore di transazione e, nel caso di operazione posta in essere tra società appartenenti al medesimo gruppo societario ovvero tra imprese collegate tra loro, l’Autorità doganale può accettare il valore di transazione dichiarato allorquando il legame tra le parti contraenti, in base alle circostanze proprie della vendita, non abbia influito sulla determinazione del prezzo.

Dunque, la circolare fissa alcuni punti fermi esaminati in occasione dei gruppi di lavoro congiunti tra la Direzione centrale accertamento delle Entrate e la Direzione centrale delle Dogane.

Di particolare interesse, ad esempio, i chiarimenti forniti in relazione ai requisiti di indipendenza del valore di transazione. Per stabilire se il valore di transazione sia accettabile ai fini dell’applicazione della disciplina, si legge nella circolare, il fatto che il compratore e il venditore siano legati non costituisce di per sé motivo sufficiente per considerare inaccettabile detto valore.

Ulteriori aspetti di interesse esaminati nella circolare riguardano i metodi alternativi cui ricorrere quando il valore in dogana non può essere determinato sulla base del valore di transazione principale delle merci dichiarate (valore di transazione delle merci identiche; valore di transazione delle merci similari; valore “dedotto dalle rivendite” del maggiore quantitativo importato; valore calcolato sulla base dei costi dei valori aggiunti).

 

3) In scadenza l’acconto Ires di novembre 2015

Si avvicina la scadenza fissata al 30 novembre 2015 per il versamento della seconda o unica rata dell’acconto per i soggetti Ires che hanno l’esercizio sociale coincidente con l’anno solare (entro l’11° mese dell’esercizio).

L’acconto Ires può essere determinato con due diversi metodi:

- metodo storico;

- metodo previsionale.

Per quanto riguarda il metodo storico, sono tenuti al versamento dell’acconto le società di capitali, gli enti commerciali e non commerciali che nel periodo di imposta 2014 risultano a debito per un importo superiore a € 20,66.

La misura dell’acconto è pari al 100% dell’imposta a saldo relativa all’anno precedente (rigo RN17 del modello Unico SC 2015; rigo RN28 del modello Unico ENC 2015) e deve essere versato:

- in un’unica soluzione entro il 30 novembre 2015 se l’importo indicato a rigo RN17/RN28 non è superiore a € 257,52;

- in due rate se l’importo indicato a rigo RN17/RN28 è superiore a € 257,52, di cui:

- la prima, nella misura del 40%, doveva essere versata entro il 16 giugno 2015 ovvero entro il 16 luglio 2015 con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo (sempre in caso di esercizio coincidente con l’anno solare e approvazione del bilancio dei termini ordinari);

- la seconda, nella misura del 60%, va versata entro il prossimo 30 novembre.

In alcuni casi particolari l’acconto determinato con il metodo storico deve essere ricalcolato.

In particolare gli esercenti impianti di distribuzione di carburante che usufruiscono della deduzione forfetaria devono rideterminare l’acconto senza tenere conto dell’art. 34, comma 2, L. 183/2011.

Quest’ultima disposizione prevede che il reddito di impresa degli esercenti impianti di distribuzione di carburante sia ridotto, a titolo di deduzione forfetaria, di un importo pari alle seguenti percentuali del volume d’affari Iva:

- 1,1% del volume d’affari fino a € 1.032.000;

- 0,6% del volume d’affari oltre € 1.032.000 fino a € 2.064.000;

- 0,4% del volume d’affari sopra € 2.064.000.

Tale deduzione va indicata nel modello Unico SC 2015 a rigo RF55 tra le “Altre variazioni in diminuzione” – codice “28”.

Nella determinazione dell’acconto dovuto per ciascun periodo di imposta, è necessario tuttavia prendere quale imposta del periodo precedente quella che si sarebbe determinata senza tenere conto della deduzione forfetaria come sopra determinata.

Per la rideterminazione dell’acconto è previsto uno specifico rigo – RS79 – del modello Unico SC, in cui indicare: il reddito complessivo rideterminato, l’imposta e l’acconto rideterminati.

L’alternativa al metodo storico è l’applicazione del metodo previsionale: il soggetto Ires ha la possibilità di commisurare l’acconto sulla base dell’imposta che presume di dover versare per l’anno successivo.

Tuttavia, se a posteriori l’acconto totale versato dovesse risultare inferiore a quello dovuto in base al rigo “Ires dovuta o differenza a favore del contribuente” del modello Unico SC/ENC 2016, il contribuente sarebbe sanzionato per insufficiente versamento dell’acconto, con conseguente applicazione di una sanzione pari al 30% di quanto non versato, oltre gli interessi, salvo la possibilità di ricorrere all’istituto del ravvedimento operoso.

Per quanto riguarda le modalità di versamento del secondo acconto Ires, deve essere utilizzata la sezione Erario del modello F24 con il seguente codici tributo: 2002 - IRES acconto seconda rata o acconto in unica soluzione.

Nel caso di società di comodo che ha applicato per il 2014 la maggiorazione Ires del 10,50%, dovrà versare l’acconto 2015, sempre nella misura del 100%, di tale maggiorazione (codice tributo: 2019 – Acconto maggiorazione Ires per le società di comodo).

 

4) Nella nuova CIGS vi confluiscono anche le coop agricole

Nella nuova CIGS vi confluiscono anche le coop agricole, ovvero quelle imprese di trasformazione dei prodotti agricoli.

Il Ministero del Lavoro, con la circolare n. 30 del 9 novembre 2015, ha, infatti, fornito ulteriori precisazioni in materia di CIGS a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs n. 148/2015, recante disposizioni per il riordino della normativa sugli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro. In particolare, in relazione al campo di applicazione della CIGS, viene precisato che vi rientrano le imprese cooperative e loro consorzi che trasformano e manipolano prodotti agricoli, nonché le imprese cooperative e loro consorzi che commercializzano prodotti agricoli.

Inoltre, per la causale di intervento “crisi aziendale” e, nello specifico, alla fattispecie della crisi per cessazione di attività, viene chiarito che, con riferimento all’unità produttiva oggetto di cessazione, i cui lavoratori hanno già fruito del trattamento di cassa integrazione guadagni per tale motivo (anche in costanza della normativa previgente), non sarà possibile accedere nuovamente ad un trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria, per qualunque causale, in quanto l’unità produttiva è evidentemente cessata.

Infine, riguardo le modalità di presentazione dell’istanza, viene disposta che, al fine di consentire il completamento dei programmi di riorganizzazione e ristrutturazione e dei contratti di solidarietà già avviati in vigenza della vecchia normativa, alle istanze di proroga si applicano le regole di cui alla normativa previgente, comprese quelle relative al procedimento amministrativo, alla contribuzione addizionale e al trattamento di fine rapporto, purché la domanda relativa al primo anno sia stata presentata entro il 23 settembre 2015.

Esonero contributivo per i giornalisti

L’INPGI, con la circolare n. 7 del 6 novembre 2015, ha fornito chiarimenti in merito all’applicazione dell’esonero contributivo triennale nei casi di assunzione di giornalisti, fornendo il modello di richiesta (mod. SGRV.1).

La domanda deve essere inviata all’INPGI entro e non oltre 30 giorni dalla data di assunzione o trasformazione del rapporto a tempo indeterminato. Sono esonerati dalla presentazione i datori di lavoro che hanno già richiesto l’applicazione delle agevolazioni di cui al DPCM 30 settembre 2015, le cui richieste saranno riesaminato d’ufficio.

 

5) Nuovo ravvedimento operoso rivolto alla cd. compliance fiscale

Con la riforma dell’istituto del ravvedimento operoso si è voluta incentivare la cd. compliance fiscale, ovvero la collaborazione tra fisco e contribuente, con uno scambio sempre più agevole di informazioni, semplificando il rapporto e riducendo, quanto più possibile, il contenzioso. A tal fine vengono previste sanzioni ridotte e tempi più lunghi per consentire al contribuente di “ravvedersi”, con l’intento di incentivare l’incremento delle entrate fiscali e, allo stesso tempo, ridurre gli oneri per l’attività di accertamento e riscossione.

Il quadro normativo

L’articolo 13 del D.Lgs. n. 472/1997 disciplina l’istituto del “ravvedimento operoso”, in base al quale l’autore di omissioni o irregolarità commesse nell’applicazione delle disposizioni tributarie, può ravvedersi spontaneamente, fruendo di importanti riduzioni delle sanzioni amministrative.

In tale contesto, l’articolo 1, comma 637, della Legge n. 190/2014 ha modificato l’articolo 13 del D.Lgs. n. 472/1997 (ravvedimento operoso), nonché ha abrogato, con decorrenza 1 gennaio 2016, i seguenti istituti: adesione al processo verbale di constatazione (art. 5 bis del D.Lgs. n. 218/1997), adesione agli inviti al contradditorio (art. 5, comma 1 bis del D.Lgs. n. 218/1997) e acquiescenza rinforzata (art. 15, comma 2 bis del D.Lgs. n. 218/1997). Tali istituti, per certi versi, vengono fatti confluire nel nuovo ravvedimento, trasformando quest’ultimo in una sorta di strumento deflativo “ad ampio raggio”.

Nuovo ravvedimento

Il nuovo ravvedimento, rispetto al passato, si contraddistingue per i seguenti motivi.

Viene visto come uno strumento che può essere attivato anche nel “lungo periodo”, essendo prevista la possibilità di usufruirne anche dopo l’avvio di attività di controllo da parte del fisco. Le nuove disposizioni infatti prevedono l’abrogazione, solo per i tributi amministrati dall’Agenzia delle entrate, del vincolo di inutilizzabilità nel caso in cui la violazione sia stata già constatata e, comunque, siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento delle quali l’autore o i soggetti solidalmente obbligati, abbiano avuto formale conoscenza. Si potrà sempre ricorrere al ravvedimento, a meno che non sia stato notificato un atto di liquidazione e di accertamento, comprese le comunicazioni “automatiche” di controllo delle dichiarazioni emesse ai sensi degli articoli 36 bis e 36 ter del D.P.R. n. 600/1973 e 54 bis del D.P.R. n. 633/1972. Costituisce un ulteriore causa ostativa al ravvedimento il caso di processo verbale di constatazione che contesti patologie di natura documentale, quali la mancata installazione del registro di cassa, la mancata o infedele emissione di scontrini, fatture e ricevute, ecc.;

Vengono previste, accanto alle previgenti ipotesi, nuovi casi di utilizzabilità del ravvedimento, al fine di rendere lo stesso esperibile anche dopo il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione, limite insuperabile in base alle vecchie disposizioni.

Le nuove misure

La misura delle riduzioni contemplate dal nuovo articolo 13 del D.Lgs. n. 472/1997 è riportato nella seguente tabella riepilogativa.

Violazione oggetto   di possibile ravvedimento

Termine entro cui   ravvedersi

Riduzione della   sanzione rispetto al minimo

Mancato versamento del tributo

Entro i primi 14 giorni dalla scadenza

0,2% del minimo per ogni giorno di ritardo

15°-30° giorno dalla scadenza

 

Entro 1 anno dall’omissione

 

1/10 del minimo (3%)

 

 

3,75%

Errori e omissioni, anche se incidenti sulla   determinazione o sul pagamento del tributo

90 giorni dalla scadenza del termine di presentazione   della dichiarazione (oppure 90 giorni dalla violazione se non è prevista   dichiarazione)

1/9 del minimo

Termine di presentazione della dichiarazione relativa   all’anno in cui si è commessa la violazione (oppure 1 anno se non è prevista   dichiarazione)

1/8 del minimo

Termine di presentazione della dichiarazione successiva   a quella relativa all’anno in cui si è commessa la violazione (oppure 2 anni   se non è prevista dichiarazione)

1/7 del minimo

Oltre il termine di presentazione della dichiarazione successiva   a quella relativa all’anno in cui si è commessa la violazione (oppure oltre 2   anni se non è prevista dichiarazione)

1/6 del minimo

Dopo la constatazione della violazione tramite PVC

1/5 del minimo

Presentazione tardiva della dichiarazione (senza che   scatti l’omissione)

Entro il 90° giorno successivo al termine originario di   presentazione

1/10 del minimo

Dal suddetto quadro, appena delineato, emerge l’estensione delle casistiche, sia oggettive sia temporali, per le quali si può accedere al suddetto istituto.

Risulta, inoltre, di rilievo la specifica ipotesi di “ravvedimento post processo verbale di constatazione (Pvc)” ovvero la possibilità di ravvedersi dopo la consegna di un Pvc, momento individuabile nell’avvenuta constatazione della violazione. Emerge, in particolare, la differenziazione nella riduzione premiale, a seconda che il contribuente provveda al rimedio:

- Prima della chiusura del Pvc (e quindi non conoscendo, almeno formalmente, quali saranno le effettive contestazioni dei verbalizzanti);

- dopo la chiusura del Pvc (avendo formale e piena contezza dei rilievi formulati).

Emergono dunque aspetti sia favorevoli al contribuente sia sfavorevoli. Poiché le nuove regole sono entrate in vigore il 1 gennaio 2015, per il principio del favor rei, si potrebbero applicare le sanzioni più mitigate anche per le violazioni commesse antecedentemente a tale data. Se, invece, non fosse così, l’eventuale interpretazione contraria sul punto finirebbe per ostacolare le finalità della nuova norma, ovvero il rinnovato rapporto di collaborazione preventiva tra Fisco e contribuente.

 

6) Iva sui biglietti aerei: va bene anche una ricevuta?

Iva sui biglietti aerei: va bene anche una ricevuta ?. Emerge, intanto, come non si siano problemi di sorta per il modello Intrastat, dal momento che non deve essere presentato.

Di sovente capita di dovere prenotare dei biglietti aerei, a tal fine, in dottrina, è stato chiarito il relativo trattamento ai fini Iva:

Nel caso di acquisto online di biglietti per il trasporto internazionale aereo di passeggeri è necessario prestare particolare attenzione agli adempimenti che devono essere posti in essere ai fini della corretta applicazione delle regole Iva.

Ai sensi dell’art. 7-quater comma 1 lett. b) del D.P.R. n. 633/1972 si considerano territorialmente rilevanti in Italia le prestazioni di trasporto di passeggeri “in proporzione alla distanza percorsa nel territorio dello Stato”: le regola, in deroga ai principi generali di territorialità delle prestazioni di servizi (Stato del committente per le operazioni B2B e Stato del prestatore per le operazioni B2C) trova applicazione in ordine ai servizi di trasporto di passeggeri resi sia nei confronti di soggetti passivi sia nei confronti di soggetti privati. Si considera effettuata nel territorio dello Stato e quindi rilevanti a fini Iva la parte del trasporto percorsa nel territorio dello Stato, mentre saranno fuori dal campo di applicazione dell’Iva per carenza del requisito territoriale le tratte di un trasporto internazionale effettuate fuori dal territorio dello Stato.

In merito alla difficile identificazione e quantificazione della tratta nazionale nel caso di trasporto internazionale (aereo o marittimo) la C.M. n. 37/E/2011 ha confermato le istruzioni già impartite in passato con riguardo alla determinazione di percentuali forfetarie di percorrenza nel territorio nazionale per i vari tipi di trasporto di passeggeri, ovvero:

- per il trasporto marittimo internazionale, le indicazioni della C.M. n. 11/420390/1980 nella quale veniva fissata forfetariamente, nella misura del 5% di ogni singolo intero trasporto, la quota parte del servizio di trasporto marittimo internazionale che poteva considerarsi effettuata nel territorio dello Stato, sia pure in regime di non imponibilità ai sensi dell'art. 9 comma 1 n. 1) del D.P.R. n. 633/1972;

- per il trasporto aereo internazionale, le indicazioni della R.M. n. 89/E/1997, nella quale si era stabilito che le prestazioni di servizi rese nello spazio aereo italiano dovevano essere forfetariamente individuate nella misura del 38% dell'intero tragitto del singolo volo internazionale.

Quindi, premesso che nel caso di compagnia aerea italiana o di stabile organizzazione in Italia di una compagnia aerea non residente la società acquirente il biglietto aereo non dovrà porre in essere alcun adempimento a fini Iva in quanto tutti gli adempimenti spettano alla compagnia aerea residente, la quale potrà, ai sensi dell’art. 22 comma 3 del D.P.R. n. 633/1972 anche non emettere fattura, vediamo cosa invece è necessario fare nel caso di acquisto online dei biglietti aerei per un trasporto di persone effettuati presso una compagnia estera.

Biglietto aereo acquistato online per un volo interno, tratta Milano – Bari, da un vettore estero appartenente ad un Paese Extra – UE: dovrà essere emessa autofattura ai sensi dell’art. 17 comma 2 del D.P.R. n. 633/1972 con applicazione dell’Iva al 10% senza poter esercitare il diritto alla detrazione a norma dell’art. 19-bis1 lett. e) del D.P.R. 633/1972.

Biglietto aereo acquistato per un volo internazionale, tratta Roma - Berlino da un vettore comunitario: per la parte del percorso territorialmente rilevante in Italia (pari al 38% del tragitto) si dovrà procedere con l’integrazione e la doppia registrazione della fattura ricevuta da parte del vettore comunitario con applicazione in luogo dell’Iva del titolo di non imponibilità ai sensi dell’art. 9 comma 1 n. 1 del D.P.R. 633/1972 se trattasi di trasporto internazionale in dipendenza di un unico contratto, mentre la parte del percorso territorialmente non rilevante nel territorio dello Stato (pari 62% del tragitto) sarà fuori dal campo di applicazione dell’Iva ai sensi dell’art. 7-quater comma 1 lett. b) del D.P.R. n. 633/1972.

Biglietto aereo acquistato per un volo internazionale, tratta Parigi - Mosca, da un vettore comunitario (o Extra – UE): la società acquirente il biglietto aereo non dovrà porre in essere alcun adempimento a fini Iva, trattandosi di operazione territorialmente non rilevante in Italia ai sensi dell’art. 7-quater comma 1 lett. b) del D.P.R n. 633/81972.

In nessun caso poi l’operatore italiano dovrà presentare il modello Intrastat, in quanto per tutti i servizi speciali di cui agli art. 7-quater e 7-quinquies l’art. 50 comma 6 del D.L. n. 331/1993 esclude l’obbligo di compilazione e presentazione dell’elenco riepilogativo.

Infine, anche per evitare errori o omissioni negli adempimenti Iva, viene evidenziato che è possibile che il biglietto aereo possa essere, anziché intestato all’azienda, acquistato ed intestato direttamente dal dipendente o dall’amministratore, il quale potrebbe allegare la spesa sostenuta nella nota a piè di lista relativa alla trasferta e chiederne il rimborso; verrebbero così evitati problemi di gestione a fini Iva dell’operazione da parte dell’azienda la quale tuttavia dovrà comunque espletare correttamente gli adempimenti in materia di tenuta del libro unico sul lavoro.

 

7) Opzione Patent box: pronto il modello di comunicazione

E’ disponibile il modello per aderire alla tassazione agevolata dei redditi derivanti dall’utilizzo di beni immateriali (patent box). Con il provvedimento del direttore dell’Agenzia n. 144042 del 10 novembre 2015 è stato approvato lo schema di comunicazione da utilizzare per i primi due periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2014. La pubblicazione del modello segue il decreto del Ministro dello sviluppo economico dello scorso luglio, di attuazione delle nuove misure introdotte dalla Legge di stabilità (L. n. 190/2014).

Patent box (regime di tassazione agevolata)

Il patent box è un regime opzionale di tassazione agevolata per i redditi derivanti dall’utilizzo di opere dell’ingegno, di brevetti industriali, di marchi, di disegni e modelli, nonché di processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili. La scelta è valida per cinque periodi di imposta ed è irrevocabile e rinnovabile.

In particolare, secondo quanto previsto dall’articolo 1, comma 39, della legge 190/2014, “i redditi derivanti dall’utilizzo di opere dell’ingegno, da brevetti industriali, da marchi d’impresa, da disegni e modelli, nonché da processi, formule e informazioni relative ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili, non concorrono a formare il reddito complessivo in quanto esclusi per il 50% del relativo ammontare”. Per i primi due periodi di imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2014, l’opzione deve essere comunicata all’Agenzia delle entrate utilizzando il modello pubblicato il 10 novembre 2015. A partire dal terzo periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014, l’opzione deve essere invece comunicata nella dichiarazione dei redditi e decorre dal periodo d'imposta al quale la stessa dichiarazione si riferisce.

Come comunicare la scelta

I primi due riquadri del modello sono dedicati ai dati anagrafici del soggetto che esercita l’opzione e a quelli dell’eventuale rappresentante firmatario; l’ultimo è riservato all’impegno alla presentazione telematica da parte dell’intermediario incaricato della trasmissione. I soggetti che intendono avvalersi del regime fiscale opzionale comunicano in via telematica i dati previsti nel modello, direttamente o tramite soggetti incaricati. La prova della comunicazione è costituita dalla ricevuta rilasciata in via telematica dall’Agenzia delle entrate.

Disponibilità del software per la trasmissione telematica

Per la trasmissione telematica occorre utilizzare il software “Patent_box” disponibile sul sito internet dell’Agenzia entro novembre.

A seguito della ricezione dei dati, l’Agenzia rilascia una ricevuta telematica, che costituisce prova dell’avvenuta comunicazione. I soggetti incaricati sono tenuti a consegnare al richiedente copia della comunicazione predisposta e copia della ricevuta rilasciata dall’Agenzia.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 174 del 10 novembre 2015)

 

8) Nuovi Provvedimenti del Direttore dell’Agenzia delle entrate in tema di consolidato nazionale e Voluntary Disclosure

Il 6 novembre 2015 sono stati pubblicati sul sito dell’Agenzia delle Entrate due importanti Provvedimenti del Direttore dell’Agenzia concernenti, rispettivamente, il consolidato nazionale e la procedura di collaborazione volontaria (c.d. Voluntary Disclosure). Assonime, con la nota del 10 novembre 2015, ne ha illustrato, qui di seguito, i tratti salienti.

Consolidato nazionale

Per quanto concerne il consolidato nazionale di cui agli artt. 117 e ss. del TUIR, il Provvedimento attua le modifiche recentemente apportate dal c.d. decreto internazionalizzazione (cfr. art. 6 del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 147). Com’è noto, infatti, a seguito della sentenza della Corte di Giustizia 12 giugno 2014, cause riunite C-39/13, C-40/13 e C-41/13, la disciplina del consolidato nazionale è stata modificata in modo da consentire alle “sorelle” – intese sia come società residenti in Italia, sia come stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di società controllanti residenti in Stati appartenenti all’UE, o aderenti al SEE con i quali l’Italia abbia stipulato un accordo che assicuri un effettivo scambio di informazioni – di consolidare le proprie basi imponibili, previa indicazione da parte della controllante non residente della società designata ad esercitare l’opzione in qualità di consolidante.

Viene in tal modo superata la condizione posta finora secondo cui, per attivare tale consolidato, era necessario che la società consolidante estera avesse nel territorio dello Stato una stabile organizzazione presso cui fossero collocate le partecipazioni di controllo nelle anzidette società.

Con il Provvedimento in esame, da un lato, è stato approvato il modello con il quale la controllante non residente, identificata nel territorio dello Stato mediante attribuzione di codice fiscale, designa la controllata ad esercitare l’opzione per la tassazione di gruppo (c.d. Modello designazione) e, dall’altro, sono state disciplinate le modalità con le quali la controllata designata esercita l’opzione per la tassazione di gruppo.

In particolare, viene chiarito che la controllante non residente può effettuare un’unica designazione e tale designazione resta valida anche in ipotesi di rinnovo dell’opzione per la tassazione di gruppo. Poiché la norma primaria (cfr. art. 117 del TUIR, come modificato dall’art. 6 del D.Lgs. n. 147 del 2015) afferma che l’esercizio dell’opzione da parte della controllata designata incontra il limite di non poter consolidare società da cui essa stessa è partecipata, il Provvedimento opportunamente chiarisce la portata di tale precetto, stabilendo che la controllata designata non può esercitare l’opzione con la società da cui è partecipata “in posizione di controllo”, intendendosi per tale il controllo di cui all’art. 2359, comma 1, n. 1), c.c., con i requisiti di cui all’art. 120 TUIR (punto 2). Il modello deve essere trasmesso telematicamente “dall’inizio del periodo d’imposta per il quale la controllata designata esercita l’opzione per il consolidato di cui all’articolo 117 del TUIR, fino all’esercizio dell’opzione stessa, da eseguirsi nei termini previsti” (punto 5). Tuttavia, per il periodo di imposta in corso alla data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 147 del 2015, “qualora la dichiarazione del periodo d’imposta precedente debba essere presentata con scadenze entro il 31 marzo 2016”, sia il modello di designazione che il modello di comunicazione dell’esercizio dell’opzione devono essere presentati entro il predetto 31 marzo (punto 6). In tale ipotesi, gli obblighi di versamento dell’IRES, anche a titolo di acconto, sono imputati alla controllata designata. A questo proposito, il Provvedimento specifica che in caso di acconti versati dalle controllate in misura inferiore rispetto all’imposta quantificata alla fine del periodo di imposta, “le sanzioni sono applicate alla designata consolidante” (punto 7.4).

In conformità alle indicazioni dell’art. 6, comma 4, del D.Lgs. n. 147 del 2015, il Provvedimento chiarisce che, in sede di allargamento del consolidato già in atto nell’esercizio 2015, con l’inclusione delle “sorelle” della consolidante, il consolidato non si interrompe, nel senso che le “sorelle” della consolidante vi accedono in qualità di consolidate, ferma restando la circolazione delle perdite in tale consolidato allargato. A tale fine è necessario che la società “designata” a gestire il consolidato resti la società consolidante del consolidato in atto. In particolare, il Provvedimento al punto 7 precisa che: i) per il periodo di imposta in corso alla data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 147 del 2015, non si verifica alcun effetto interruttivo del pregresso consolidato se la consolidante preesistente è designata ad esercitare l’opzione per la tassazione di gruppo in qualità di (nuova) consolidante, mentre ii) rispetto al pregresso consolidato, gli effetti interruttivi di cui all’art. 124 del TUIR si verificano in ogni caso – anche cioè rispetto ai periodi di imposta successivi a quello di entrata in vigore del D.Lgs. n. 147 del 2015 – nella diversa ipotesi in cui la consolidante opti per la tassazione di gruppo in qualità di consolidata, congiuntamente con altra società designata ex novo dalla controllante non residente; tuttavia, in tale ultima ipotesi, iii) se tutte le altre società aderenti alla tassazione di gruppo in qualità di controllate, per le quali sussistano i requisiti di cui al comma 2-bis dell’art. 117, optano anch’esse nel medesimo esercizio con la società designata per il periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore del citato D.Lgs. n. 147, in relazione al consolidato preesistente non si producono gli effetti interruttivi di cui all’art. 124, commi 1, 2 e 3, del TUIR, fermo restando che le perdite fiscali relative agli esercizi anteriori all’inizio della tassazione di gruppo possono essere utilizzate solo dalle società cui si riferiscono, secondo quanto previsto dall’art. 118, comma 2, del TUIR.

Voluntary Disclosure

Con riferimento alla Voluntary Disclosure, il Provvedimento (prot. n. 2015/142716), “al fine di consentire un’efficiente lavorazione delle istanze già pervenute”, attribuisce al Centro operativo di Pescara la gestione delle richieste di accesso alla procedura di collaborazione volontaria presentate per la prima volta a decorrere dal 10 novembre 2015, fermo restando che, “nell’ottica di agevolare il rapporto con i contribuenti, sarà inoltre prevista la possibilità, su istanza del contribuente, di effettuare eventuali fasi del procedimento in contraddittorio presso altre sedi dell’Agenzia”. L’assegnazione per la gestione delle istanze ad una specifica articolazione dell’Agenzia delle Entrate trova giustificazione nella proroga dei termini di attivazione della procedura disposta dal D.L. n. 153 del 2015 attualmente in sede di conversione; infatti, tra le modifiche in corso di approvazione, all’art. 2 del citato decreto figura anche la previsione di attribuire dette istanze ad un’articolazione dell’Agenzia delle Entrate individuata con apposito Provvedimento del Direttore ed in deroga ai principi di competenza territoriale previsti dagli artt. 31 del D.P.R. n. 600 del 1973 e 40 del D.P.R. n. 633 del 1972.

 

Vincenzo D’Andò