Diario quotidiano dell'11 novembre 2015: dirigenti decaduti: validi gli atti ma solo a tre condizioni

 

 Indice:
 1) Dirigenti decaduti: validi gli atti ma solo a tre condizioni
 2) Transfer pricing: circolare delle Dogane
 3) In scadenza l’acconto Ires di novembre 2015
 4) Nella nuova CIGS vi confluiscono anche le coop agricole
 5) Nuovo ravvedimento operoso rivolto alla cd. compliance fiscale
 6) Iva sui biglietti aerei: va bene anche una ricevuta ?
 7) Opzione Patent box: pronto il modello di comunicazione
 8) Nuovi Provvedimenti del Direttore dell’Agenzia delle entrate in tema di consolidato nazionale e   Voluntary Disclosure
 

 
1) Dirigenti decaduti: validi gli atti ma solo a tre condizioni
Gli atti emessi dai dirigenti dell’Agenzia delle entrate decaduti a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 37/2015 sono validi. Si può riassumere così la posizione espressa dalla Corte di Cassazione, con le sentenze nn. 22800, 22803, 22810 depositate il 9 novembre 2015 (si veda nel diario del 10 novembre 2015), che fanno il punto sulla delicata vicenda della validità degli atti firmati dagli ex dirigenti.
La Suprema Corte si è finalmente pronunciata con tre sentenze in merito alla vicenda dei dirigenti incaricati dell’Agenzia delle entrate: la delega di firma al funzionario incaricato, che quindi non ha sostenuto un concorso da dirigente, non è di per sé motivo di nullità dell’atto.
Da ciò ne deriva che gli atti non possono essere considerati tout court nulli, ma ciò non vuol dire nemmeno il contrario.
Le tre sentenze, in particolare, evidenziano tre diversi aspetti ma tutti convergenti su un unico presupposto sopra evidenziato e cioè che gli atti non sono automaticamente nulli.
Scendendo più nel dettaglio è possibile sintetizzare le tre sentenze nel seguente modo:
– sentenza 22800/2015: in questa pronuncia si afferma che l’avviso di accertamento è nullo senza la firma del capo ufficio o di un altro impiegato alla carriera direttiva da lui delegato;
– sentenza 22803/2015: viene stabilito che la delega in bianco, priva del nome del soggetto delegato va considerata nulla, in quanto il contribuente non può agevolmente verificare se il delegatario ha il potere di sottoscrivere l’atto;
– sentenza 22810/2015: si afferma che non occorre che i funzionari delegati possiedano qualifiche dirigenziali affinché gli avvisi siano legittimi.
Dunque, l’avviso di accertamento o di rettifica è nullo se non vengono indicate, oltre alle ragioni della delega, il termine di validità delle stessa e il nominativo del soggetto delegato. Laddove questo sia esplicitato nell’atto di specie non occorre che egli rivesta la qualifica dirigenziale; basta essere capi dell’ufficio o altro impiegato della carriera direttiva.
È questa la sintesi finale delle tre sentenze della Cassazione le quali hanno tra le finalità quelle di cercare di porre fine alla nota querelle in relazione alla nullità degli avvisi di accertamento privi della firma del soggetto legittimante l’atto.
La delega di funzione attiene alla firma di un provvedimento amministrativo che deve essere poi recepito in un atto impositivo da notificarsi al contribuente (l’avviso di accertamento o in rettifica). La firma è legittima ma occorre che ci sia a monte e conservata una delega di funzione aventi precise caratteristiche.
Anche una delega di funzione può andare bene. Essa tuttavia necessita di avere contorni ben specifici ed ineludibili. E la sentenza n. 22803 del 9 novembre 2015 lo dice chiaramente. Tale delega può essere conferita o con atto proprio o con ordine di servizio purché tuttavia in essa venga indicato, unitamente alle ragioni o alle cause che ne hanno resa necessaria l’adozione (la carenza di personale, assenza, vacanza, malattia ecc.) anche…

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