Diario quotidiano del 3 novembre 2015: dal 2016 l’aliquota Enasarco sale al 7,55%; fattura elettronica G.S.E. per scambio sul posto

Pubblicato il 3 novembre 2015



l’elusione da sola non rileva penalmente;polizza assicurativa da tenere ancora in auto; agenzia entrate: é stretta sulle interpretazioni; camere di commercio accorpate a 60 (da 105 sedi); confermata la misura del contributo annuale dei commercialisti per il 2016; aliquota Enasarco dal 2016; é a rischio, non solo fatturazione generica, ma anche le “causali di massa”; legge di Stabilità 2016 “e varie”: abrogato il regime di esonero IVA per gli agricoli, novità sulla SCIA, prorogate per il 2016 le detrazioni per interventi di ristrutturazione; fatturazione elettronica al GSE: dal 3 novembre 2015 è attivo il servizio anche per lo scambio sul posto; impiego di carburanti agevolati per azionamento autoambulanze: circolare delle Dogane

 

 Indice:

 1) L’elusione da sola non rileva penalmente

 2) Polizza assicurativa da tenere ancora in auto

 3) Agenzia entrate: é stretta sulle interpretazioni

 4) Camere di commercio accorpate a 60 (da 105 sedi)

 5) Confermata la misura del contributo annuale dei commercialisti per il 2016

 6) Aliquota Enasarco dal 2016

 7) E’ a rischio, non solo fatturazione generica, ma anche le “causali di massa”

 8) Legge di Stabilità 2016 “e varie”: abrogato il regime di esonero IVA per gli agricoli, novità sulla SCIA, prorogate per il 2016 le detrazioni per interventi di ristrutturazione

 9) Fatturazione elettronica al GSE: dal 3 novembre 2015 è attivo il servizio anche per lo scambio sul posto

 10) Impiego di carburanti agevolati per azionamento autoambulanze: circolare delle Dogane

 

 

1) L’elusione da sola non rileva penalmente

L’elusione da sola non ha rilevanza penale: così la Cassazione spiega l'assoluzione degli stilisti Dolce e Gabbana, assolti dalle accuse di evasione fiscale. Il proscioglimento “perché il fatto non sussiste” era già stato reso noto un anno fa, chiudendo una vicenda penale lunga sette anni. Quanto al peso delle disposizioni antielusive, la Cassazione spiega che non hanno rilevanza penale soltanto come “norme che concorrono a definire sul piano oggettivo alcuni degli elementi normativi della fattispecie”. Cioè, l’imposta effettivamente dovuta e/o gli elementi attivi e passivi. La volontaria elusione dell’imposta effettivamente dovuta si traduce sul piano penale nella consapevolezza di alcuni degli elementi costitutivi del reato “e non è pertanto sufficiente a integrare il fine di evasione, che quella consapevolezza presuppone”.

L’esclusivo perseguimento di un risparmio fiscale può far qualificare l’operazione come elusiva ma non è di per sé sufficiente a dimostrare il dolo di evasione.

La Cassazione limita molto la contestabilità dell’esterovestizione. Infatti, ai fini della condanna per i reati fiscali è necessario dimostrare che la società all’estero sia solo uno schermo, una scatola vuota, non essendo sufficiente contestare l’elusione perché dalla filiale italiana parte la gestione del gruppo. Ma non solo: con la sentenza n. 43809 del 30 ottobre 2015, la Suprema corte ribadisce l’irrilevanza penale dell'abuso del diritto, nell’ambito dell’inchiesta che vede ora assolti i due noti stilisti, Dolce e Gabbana, da tutte le accuse di evasione ed elusione fiscale.

In particolare i due erano stati accusati di non aver dichiarato né pagato le imposte sul flusso di denaro generato dallo sfruttamento del famoso marchio, ceduto a una società lussemburghese, apparentemente, avevano detto gli inquirenti, gestita da una filiale milanese.

Il Tribunale e la Corte d’appello meneghini li avevano condannati contestando loro l’omessa dichiarazione, l’esterovestizione e l’elusione fiscale. Ora la terza sezione penale del Palazzaccio ha ribaltato il verdetto arrivando a una assoluzione piena, perché il fatto non sussiste.

In 100 pagine di motivazioni sono molti i chiarimenti forniti dal Collegio di legittimità. Il primo sull’esterovestizione che esca con le ossa rotte. Infatti, a parere degli Ermellini, in caso di società con sede legale estera controllata, non può costituire criterio esclusivo di accertamento della sede della direzione effettiva l’individuazione del luogo dal quale partono gli impulsi gestionali o le direttive amministrative ove esso si identifichi con la sede della società controllante italiana. È infatti necessario accertare anche che la società controllata estera non sia una costruzione di puro artificio, ma corrisponda a un’entità reale che svolge effettivamente la propria attività in conformità al proprio atto costitutivo o allo statuto. Ma non è tutto. Per quanto concerne l’abuso del diritto, in un altro passaggio chiave si legge che “il dolo di elusione non si identifica con il dolo di evasione che esprime un disvalore ulteriore tale da selezionare gli illeciti penalmente rilevanti da quelli che non lo sono; in nessun caso le condotte elusive possono avere di per sé penale rilevanza”.

Attenzione: Il verbale della Gdf non contestato legittima il maggiore imponibile

L’accettazione, in contraddittorio con gli ispettori della Finanza, della percentuale di ricarico da parte dell’amministratore societario assume valore di confessione stragiudiziale. L’Amministrazione finanziaria, nell’attività di contrasto e accertamento dell’evasione fiscale, può avvalersi, senza effettuare ulteriori riscontri, dei dati contenuti nel verbale della Guardia di finanza che non siano stati contestati dal contribuente. Sono perciò utilizzabili nell’accertamento tutte le dichiarazione del contribuente o del suo legale rappresentante, le quali costituiscono prova – non già indiziaria, ma diretta – del maggior imponibile eventualmente accertato. Sono questi i principi che si desumono dalla sentenza n. 20979 del 16 ottobre 2015, con cui la Corte di Cassazione, ribadendo i propri precedenti giurisprudenziali (cfr sentenza 5628/1990 e 1286/2004), ha attribuito valore di confessione stragiudiziale all’accettazione da parte del contribuente, in contraddittorio con i verbalizzanti, di una data percentuale di ricarico.

(Nota di fiscoggi.it del 02 novembre 2015)

 

2) Polizza assicurativa da tenere ancora in auto

Certificato assicurativo in macchina. Nonostante sia cessato l'obbligo di esporre sul parabrezza il classico contrassegno assicurativo in corso di validità, resta obbligatorio avere sempre al seguito il certificato assicurativo per non incorrere in sanzioni. Lo ha chiarito il Ministero dell’Interno con la circolare del 15 ottobre 2015. La sostituzione dei contrassegni assicurativi prende il via con il D.L. 1/2012 che ha previsto il progressivo superamento del contrassegno assicurativo cartaceo entro il 18 ottobre 2015. Il Ministro dello Sviluppo Economico ha poi emanato il regolamento che dettaglia la progressiva introduzione concreta della riforma. Di fatto non avviene alcuna sostituzione del tagliando con sistemi elettronici o telematici.

L’unica novità è rappresentata dalla riorganizzazione di una banca dati più puntuale per agevolare il controllo dei veicoli assicurati semplicemente dal numero di targa (anche attraverso il portale dell'automobilista per tutti gli utenti). Con la messa a regime della banca dati la polizia stradale può conoscere subito la situazione assicurativa di un veicolo. Oppure effettuare controlli in occasione del transito dei mezzi davanti a un autovelox, un tutor o un varco di accesso alle zone a traffico limitato. Ma di fatto non cambia molto. In pratica se l’automobilista viene fermato resta sempre tenuto a esibire anche il certificato assicurativo.

La polizia stradale non può ancora utilizzare alcun dispositivo ad hoc specificamente studiato per pizzicare i trasgressori incalliti in modalità automatica, senza contestazione. Anche se la legge lo prevede infatti al momento nessun sistema è stato omologato dal Ministero dei trasporti per essere posizionato sulle strade a controllare i furbetti del tagliando. Resta però sempre possibile procedere al controllo massivo in strada con l’impiego dei diffusi sistemi di lettura targhe fissi o portatili.

In buona sostanza la pattuglia viene avvisata in tempo reale dal dispositivo che un dato veicolo non è regolare e in questo modo la polizia può procedere alla contestazione immediata dell’infrazione. Magari notificando per posta le altre infrazioni accertate nel frattempo dal dispositivo.

 

3) Agenzia entrate: é stretta sulle interpretazioni

L’Agenzia delle entrate non può fare norme interpretative, il suo ruolo è di una macchina amministrativa che deve attuare le leggi e non interpretarle. Le sue circolari devono essere applicative ma non addentrarsi a spiegare e dare un senso alla norma di legge che non è fatta dall’agenzia ma dal Ministero dell’Economia e dal governo, da cui dipende, infatti, la politica fiscale. È questo uno dei rilievi che il Fmi (Fondo monetario internazionale) presenterà al Ministero dell’Economia nel suo report sul funzionamento della macchina fiscale. In particolare, i tecnici del Fondo, che nei mesi scorsi hanno visitato e fatto un vero e proprio esame ai funzionari sia dell’Agenzia sia della Guardia di finanza, (per questi ultimi sono stati visitati gli uffici del reparto di Milano), evidenzieranno l’esigenza di una maggiore autonomia e indipendenza da parte dell’Agenzia delle entrate rispetto agli organismi politici. L’Agenzia deve avere un ruolo tecnico, rimanere in un ambito tecnico e per tale ragione non può, nella sua azione di emissione di documenti di prassi amministrativa, come risoluzioni o circolari, andare oltre il dettato della norma attribuendole, con l’interpretazione, una voce e un’anima che lei non può conoscere in quanto non è il legislatore.

Un passaggio e un rilievo non di poco conto soprattutto in questo momento di frizioni tra i vertici dell’Agenzia e gli esponenti del ministero. È stato lo stesso Ministero dell’Economia, infatti, nelle scorse settimane ad avere conferito l’incarico a Fmi e Ocse di individuare tra le esperienze internazionali buone pratiche che potrebbero essere adottate anche dalla nostra amministrazione fiscale.

 

4) Camere di commercio accorpate a 60 (da 105 sedi)

Conto alla rovescia per la riforma delle Camere di commercio. Si parte dai tagli degli enti passando dalle attuali 105 sedi camerali a 60 mediante l’accorpamento di due o più camere di commercio rispettando la soglia minima delle 75 mila aziende iscritte ai registri. All’assegnazione di nuovi compiti alle Cciaa a cominciare dal supporto all’internazionalizzazione delle imprese per la promozione del sistema italiano delle imprese all’estero nei mercati esteri e la tutela del Made in Italy. Alla cura dimagrante dei componenti dei consigli e delle giunte così come delle indennità e degli stipendi anche nelle aziende speciali. Queste alcune delle novità contenute in una bozza di decreto legislativo a cui starebbe lavorando il Ministero dello Sviluppo Economico. Il DLgs attua le norme sulla riforma del sistema camerale previste dal D.L. 24 giugno 2014, n. 90 coordinato con la legge di conversione 11 agosto 2014, n. 114 recante misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari.

Nuovi compiti per le Camere di commercio. Nell’articolo 2 della bozza di DLgs vengono disciplinate le nuove funzioni e compiti. Tra queste vi sarà la semplificazione amministrativa, mediante digitalizzazione e standardizzazione promozione della semplificazione delle procedure per l’avvio e lo svolgimento di attività economiche assicurando quale punto unico di contatto delle imprese con la pubblica amministrazione, funzioni informative e di supporto e di assistenza, promozione del territorio e delle economie locali al fine di accrescerne la competitività, favorendo la nascita di nuove imprese, in particolare giovanili e femminili, l’accesso al credito per le pmi anche attraverso il supporto ai consorzi fidi nei limiti delle determinazioni assunte in sede di valutazione del relativo fabbisogno e di determinazione del diritto annuale, supporto all’internazionalizzazione delle imprese per la promozione del sistema italiano delle imprese all’estero nei mercati esteri e la tutela del Made in Italy.

 

5) Confermata la misura del contributo annuale dei commercialisti per il 2016

Il CNDCEC ha confermato le quote di 65 euro per chi non ha compiuto 36 anni e 130 euro per tutti gli altri e per le STP

Per il 2016, gli iscritti dovranno al CNDCEC lo stesso contributo annuale fissato per quest’anno.

Con l’informativa n. 85/2015, infatti, il Consiglio nazionale dei commercialisti ha reso noto agli Ordini territoriali di aver deliberato, nella seduta del 21 ottobre, di confermare la quota di contribuzione dovuta per l’anno prossimo, ai sensi dell’art. 29 lett. h) del DLgs. 139/2005, nella misura di:- 65 euro per i professionisti iscritti all’Albo e all’Elenco speciale che, al 31 dicembre 2015, non abbiano compiuto i 36 anni di età;- 130 euro per tutti gli altri iscritti ad Albo ed Elenco speciale.

Inoltre, resta pari a 130 euro la quota del contributo annuale dovuto dalle società tra professionisti costituite ai sensi dell’art. 10 della L. 183/2011 e del DM 34/2013.

Come di consueto, il CNDCEC precisa poi che, ai sensi dell’art. 12 lett. q) del DLgs. 139/2005, gli Ordini locali curano la riscossione e il successivo accreditamento della quota di contribuzione su delega del Consiglio. Le quote riscosse dagli Ordini, quindi, dovranno confluire in bilancio nel Titolo III relativo alle Entrate e Uscite aventi natura di partite di giro.

Per questo motivo, e anche in virtù del fatto che il contributo sarà determinato presuntivamente sulla base del numero degli iscritti al 31 dicembre 2015, salvo conguaglio da fissarsi sulla base degli iscritti al 31 dicembre 2016, in allegato all’Informativa c’è un prospetto, elaborato su foglio elettronico, da cui si evince il numero degli iscritti sulla base del quale sarà calcolato l’ammontare del contributo dovuto per il 2016 e che gli Ordini dovranno compilare e restituire al CNDCEC entro il prossimo 31 gennaio.

Pagamento in due rate, entro il 15 maggio e il 15 luglio 2016

Sottolineando che gli iscritti devono versare la quota contributiva anche se chiedono la cancellazione in corso d’anno, il Consiglio nazionale aggiunge che le scadenze per il versamento dei contributi dovuti sono fissate in due rate di uguale importo da corrispondersi entro:

- il 15 maggio e

- il 15 luglio 2016

tramite bonifico bancario, comunicando l’avvenuta disposizione tramite fax al numero 06.47863636 o, via mail, all’indirizzo economato@commercialisti.it, per evitare disfunzioni nelle operazioni di imputazione contabile, sul c/c: Banca Carige Italia, Sede di Roma, Via Leonida Bissolati, 59 – 00187 ROMA – codice IBAN IT61K0343103207000000160080.

Infine, l’informativa ricorda che gli Ordini sono responsabili dell’esazione dei contributi dovuti al Consiglio e che, nei confronti degli iscritti che si rendano morosi, è applicabile l’art. 54, comma 1 del DLgs. 139/2005, in base al quale il Consiglio dell’ODCEC, osservate le forme del procedimento disciplinare, può pronunciare la sospensione degli iscritti che non adempiano nel termine stabilito.

 

6) Aliquota Enasarco dal 2016

Rammentiamo che dal 1 gennaio 2016 l’aliquota Enasarco da indicare nelle fatture emesse dal 2016, per le provvigioni relative al 2016, passerà dal 7,32% al 7,55%.

Come è noto, l’importo del contributo viene calcolato su tutte le somme dovute a qualsiasi titolo all’agente - ovvero provvigioni, rimborsi spese, premi di produzione, indennità di mancato preavviso - in dipendenza del mandato di agenzia. Il versamento deve essere effettuato integralmente dalla ditta mandante, che ne è responsabile anche per la parte a carico dell’agente. L’aliquota contributiva, in vigore dal 1° gennaio 2015, è pari al 14,65% (7,325% a carico della ditta e 7,325% a carico dell’agente) delle provvigioni. Viceversa, dal 1 gennaio 2016, poiché l’aliquota sale al 15,10%, il 7,55% sarà a carico della ditta e il 7,55% a carico dell’agente.

 

7) E’ a rischio, non solo fatturazione generica, ma anche le “causali di massa”

Secondo la sentenza n. 21980 del 28 ottobre 2015 della Corte di Cassazione, non è possibile indicare nelle fatture la locuzione “servizi professionali, magazzinaggio, trasporto, tenuta contabile, marketing e promozione vendite”.

Si tratta di un’indicazione generica dell’operazione fatturata, che (accorpando indistintamente in un’unica descrizione attività diverse sotto il profilo del loro contenuto, spaziando da attività materiali come trasporto e magazzinaggio, ad attività d’ordine come tenuta contabilità, ad attività a più alto contenuto di professionalità come promozione vendite e ad attività del tutto generiche come servizi professionali e marketing), non soddisfa le finalità che l’art. 21 D.P.R. 633/72 intende assicurare, “sicché è conseguentemente errato il diverso convincimento espresso dal giudice di appello, a cui non fa peraltro scudo il fatto che le parti interessate fossero in relazione d'affari da molti anni, il rilievo valorizzando invero un profilo del tutto estraneo alla qualificazione normativa della vicenda”.

L’art. 21 citato, sotto l’intitolazione “Fatturazione delle operazioni”, precisa che la fattura deve indicare, “natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi formanti oggetto dell’operazione”, e tale indicazione ha finalità di trasparenza e di conoscibilità essendo funzionale a consentire l’espletamento delle attività di controllo e verifica da parte dell’Amministrazione finanziaria e, segnatamente, a consentire l’esatta e precisa identificazione dell’oggetto della prestazione.

I dati del PRA non sono rilevanti per il redditometro

Secondo la sentenza n. 21959 del 28 ottobre 2015, sempre della cassazione, ai fini dell’accertamento basato sul “redditometro”, il contribuente può smentire i dati del PRA, che lo fanno risultare proprietario di quattro autovetture, mediante la produzione di dichiarazioni sostitutive di atto notorio, di dichiarazioni del venditore e delle ricevute di pagamento della tassa automobilistica.

Questo poiché non si può “attribuire efficacia dirimente alle risultanze del Pra, laddove queste, ai fini dell'individuazione dell’effettivo proprietario di un veicolo, forniscono elementi meramente presuntivi, dovendo l’effettiva titolarità del veicolo essere accertata alla stregua delle regole civilistiche, in base alle quali, in caso di vendita, l’effetto traslativo si verifica a seguito del mero consenso delle parti (Cass. nn. 1226 del 1999, 8415/2006)”.

 

 

8) Legge di Stabilità 2016 “e varie”: abrogato il regime di esonero IVA per gli agricoli, novità sulla SCIA, prorogate per il 2016 le detrazioni per interventi di ristrutturazione

Tante le rilevanti novità dalla Legge di Stabilità 2016, si spazia dai produttori agricoli (abrogato il regime IVA di esonero), alle novità sulla SCIA, per finire con la proroga delle detrazioni sugli interventi di ristrutturazione.

Abrogazione del regime di esonero IVA per gli agricoli

L’articolo 47 del disegno di legge di Stabilità per il 2016 dispone l’abrogazione del regime che consente ai produttori agricoli di non versare l’IVA e di non adempiere agli obblighi documentali e contabili, compresa la presentazione della dichiarazione annuale, quando il volume d’affari realizzato nell’anno solare precedente non è superiore a 7.000 euro ed è costituito per almeno 2/3 da cessioni di prodotti agricoli e ittici. A seguito della soppressione del regime di esonero, i produttori dovranno emettere la fattura per le cessioni che andranno ad effettuare e, in tale occasione, applicare l’IVA con la specifica aliquota prevista per i beni ceduti, dalla quale potranno detrarre l’imposta sugli acquisti, forfetizzata sulla base della relativa percentuale di compensazione e, infine, dovranno procedere alla liquidazione periodica dell’IVA ed al relativo versamento.

Ai fini IVA, i produttori agricoli applicano, come regime “naturale”, la disciplina speciale di cui all’art. 34 del D.P.R. n. 633/1972, basata sulla determinazione forfettaria dell’IVA ammessa in detrazione; in pratica, all’ammontare imponibile delle cessioni di prodotti agricoli e ittici, di cui alla Tabella A, Parte I, allegata al decreto IVA, si applicano le percentuali di compensazione stabilite, per gruppi di prodotti, dal D.M. 23 dicembre 2005.

Il regime:

- opera indipendentemente dal volume d’affari dell’agricoltore, dato che il limite di 20.658,28 euro (originariamente previsto dall’art. 34, comma 3, D.P.R. n. 633/1972) è stato abolito dal D.L. n. 35/2005;

- ferma restando la facoltà di optare per il regime IVA ordinario, con vincolo temporale minimo di tre anni.

Il disegno di legge di Stabilità 2016 dispone l’abrogazione del regime di esonero, anch’esso applicabile ai produttori agricoli dopo che il D.L. n. 262/2006 aveva soppresso il regime di franchigia ex art. 32-bis, D.P.R. n. 633/1972, con effetto dal 1° gennaio 2007.

Il regime di esonero, disciplinato dall’art. 34, comma 6, si riferisce agli adempimenti sostanziali e formali in materia di IVA, consentendo ai produttori agricoli:

- di non versare l’imposta e di non adempiere agli obblighi documentali e contabili, compresa la presentazione della dichiarazione annuale;

- a condizione che il volume d’affari realizzato nell’anno solare precedente, da un lato, non sia superiore a 7.000 euro e, dall’altro, sia costituito per almeno 2/3 da cessioni di prodotti agricoli e ittici compresi nella Tabella A, Parte I, allegata al D.P.R. n. 633/1972.

Anche applicando il regime di esonero resta tuttavia fermo, ai sensi dell’art. 34, comma 6, l’obbligo di numerare e conservare:

- le fatture di acquisto (anche intracomunitarie) e le bollette doganali di importazione;

- le fatture di vendita emesse, per conto dei produttori agricoli, dai cessionari/committenti.

A quest’ultimo riguardo, infatti, i cessionari/committenti dei produttori agricoli, per gli acquisti di beni e servizi effettuati nell’esercizio d’impresa, devono emettere autofattura, la cui imposta (Agenzia delle Entrate, circolare 19 gennaio 2007, n. 1, § 16) - determinata applicando le aliquote corrispondenti alle percentuali di compensazione - deve essere pagata dal cessionario/committente direttamente al produttore agricolo.

L’efficacia del regime di esonero cessa:

- dall’anno solare successivo, in caso di superamento del limite di 7.000 euro, ma non del limite di 1/3 delle cessioni di altri beni;

- dallo stesso anno, in caso di superamento del limite di 1/3 delle cessioni di altri beni, indipendentemente dall’ammontare del volume d’affari realizzato.

In questa seconda ipotesi, resta ferma, fino alla conclusione dell’anno (C.M. 24 dicembre 1997, n. 328/E, § 6.7.2):

- l’applicazione, alle cessioni di prodotti agricoli e ittici, delle percentuali di compensazione;

- sia l’obbligo di autofatturazione da parte dei cessionari/committenti.

Nel caso in cui a fine anno risulti confermato il superamento del limite di 1/3 delle cessioni di altri beni, la C.M. n. 328/E/1997 (§ 6.7.2) impone al produttore agricolo:

- alcune specifiche annotazioni, da effettuare entro il termine di presentazione della dichiarazione IVA relativa all’anno in cui è cessata l’efficacia del regime di esonero;

- entro lo stesso termine, la liquidazione e il versamento dell’IVA dovuta per l’intero anno solare, riferito alle operazioni diverse da quelle agricole effettuate nello stesso periodo, per le quali sono state applicate le aliquote proprie dei beni e servizi ceduti.

A seguito della soppressione del regime di esonero, i produttori agricoli in esame saranno assoggettati agli obblighi di cui al Titolo II del D.P.R. n. 633/1972; in particolare, dovranno:

- emettere la fattura per le cessioni che andranno ad effettuare

- in tale occasione, applicare l’IVA con la specifica aliquota prevista per i beni ceduti,

- dalla quale potranno detrarre l’imposta sugli acquisti, forfetizzata sulla base della relativa percentuale di compensazione

- procedere, infine, alla liquidazione periodica dell’IVA e al relativo versamento.

Novità sulla SCIA

La Legge 124 del 7 agosto 2015, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 187 del 13 agosto 2015, cambia la SCIA. Ad essere modificata dalla L. 124/2015, con effetto immediato, non è solo la disciplina della segnalazione certificata di inizio attività (dalla conformazione dei comportamenti ai poteri di autotutela) ma anche il relativo regime sanzionatorio, il silenzio assenso, la sospensione dell’efficacia e dell’esecutività del provvedimento amministrativo e l’annullamento d’ufficio del provvedimento illegittimo.

Assonime, nella circolare n. 30 del 30 ottobre 2015, passando in rassegna tutte le semplificazioni amministrative recate dalla nuova legge, ha approfondito anche su queste modifiche alle L. 241/1990. Queste, le novità in materia di SCIA analizzate da Assonime nella predetta circolare.

Conformazione dei comportamenti

Viene modificata la possibilità, nei casi di accertata carenza dei requisiti e presupposti richiesti, di evitare il divieto di prosecuzione dell’attività se è possibile conformare l’attività intrapresa e i suoi effetti alla normativa. Se la previgente norma di riferimento (art. 19, c. 3 L. 241/90) si limitava a indicare che l’intervento conformativo dell’interessato dovesse avvenire entro un termine fissato dall’amministrazione, comunque non inferiore a trenta giorni, l’attuale disciplina prevede che “l’amministrazione competente, con atto motivato, invita il privato a provvedere, disponendo la sospensione dell’attività intrapresa e prescrivendo le misure necessarie con la fissazione di un termine non inferiore a trenta giorni per l’adozione di queste ultime. In difetto di adozione delle misure stesse, decorso il suddetto termine, l’attività si intende vietata”.

Revoca in autotutela

Per i casi di SCIA è stata eliminata la possibilità di revoca (art. 21- quinquies L. 241/90) mentre la possibilità per la P.A. di intervenire e vietare la prosecuzione dell’attività (violazione di legge, incompetenza o eccesso di potere, in presenza di ragioni di interesse pubblico) è stata circoscritta a un termine massimo di 18 mesi dalla presentazione della SCIA.

Disciplina sanzionatoria e silenzio assenso

È stato abrogato il comma 2 dell’art 21, L. 241/90 che punisce con le sanzioni previste in caso di svolgimento dell’attività in carenza dell’atto di assenso dell’amministrazione o in difformità di esso il soggetto che abbia dato inizio all’attività oggetto di SCIA o di silenzio assenso (artt. 19 e 20 L.241/90).

Sospensione del provvedimento amministrativo

Viene posto un limite massimo di 18 mesi alla durata delle sospensioni dell’efficacia o dell’esecutività dei provvedimenti amministrativi che non potrà “perdurare oltre i termini per l’esercizio del potere di annullamento di cui all’art. 21-nonies”.

Provvedimento illegittimo

Viene specificato che il “termine ragionevole” entro cui è ammissibile, per ragioni d’interesse pubblico, l’annullamento d’ufficio del provvedimento illegittimo deve essere “comunque non superiore a diciotto mesi dal momento dell’adozione dei provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici, inclusi i casi in cui il provvedimento si sia formato ai sensi dell’articolo 20” (ossia i casi di silenzio assenso). Il termine potrà essere superato in caso di annullamento di provvedimenti amministrativi conseguiti sulla base di false rappresentazioni dei fatti o di dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell’atto di notorietà false o mendaci per effetto di condotte costituenti reato, che siano state accertate con sentenza passata in giudicato.

Viene inoltre abrogata la deroga alla disciplina dell’annullamento d’ufficio introdotta dalla Legge finanziaria 2005, che consentiva di procedere sempre all’annullamento d’ufficio di provvedimenti amministrativi illegittimi, anche qualora l’esecuzione degli stessi fosse ancora in corso.

Detrazioni per interventi di ristrutturazione: la proroga per il 2016

Al via il rinnovo delle detrazioni per gli interventi di ristrutturazione. La disposizione è contenuta nel DDL Stabilità 2016, nella versione sotto esame al Senato, e trova spazio nel provvisorio art. 6, comma 1.

Infatti, il provvedimento (intervenendo sul D.L. 4 giugno 2013, n. 63, convertito con modificazioni dalla Legge 3 agosto 2013, n. 90) prevede una procrastinazione delle misure disposte all’artt. 14, 15 e 16, in tema di detrazioni fiscali per interventi di efficienza energetica, ristrutturazione ed efficienza energetica e idrica e ristrutturazione edilizia e per l’acquisto di mobili. Laddove infatti viene fissato come termine per usufruire delle detrazioni il 31 dicembre 2015, la Stabilità sostituisce la nuova data del 31 dicembre 2016.

Le detrazioni per gli interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti, le spese relative ad interventi su edifici esistenti, parti di edifici esistenti o unità immobiliari, quelle relative all’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda per usi domestici o industriali e per la copertura del fabbisogno di acqua calda in piscine, strutture sportive, case di ricovero e cura e quelle per la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione, introdotte dalla Stabilità 2007, si applicheranno quindi anche alle spese sostenute fino alla fine del 2016, nella misura del 65%. Ciò varrà anche agli interventi relativi a parti comuni degli edifici condominiali di cui agli artt. 1117 e 1117-bis del c.c., per l’acquisto e la posa in opera delle schermature solari e per le spese sostenute per l’acquisto e la posa in opera di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili.

 

 

9) Fatturazione elettronica al GSE: dal 3 novembre 2015 è attivo il servizio anche per lo scambio sul posto

Il GSE avvisa, con comunicato pubblicato sul proprio sito internet, che dal 3 novembre 2015 dovrà essere emessa la fattura in formato elettronico anche per le operazioni di “scambio sul posto”.

Fatturazione elettronica: dal 3 novembre attive sui Portali GSE le nuove funzionalità di fatturazione dello Scambio sul Posto

Il GSE informa che, ai sensi del DM 3 aprile 2013, n. 55, dal 3 novembre 2015 saranno attivate per il regime commerciale dello Scambio sul Posto le funzionalità del Portale del GSE relative alle “Fatture Energy” emesse dagli operatori nei confronti della Pubblica Amministrazione.

Dalla data sopraindicata il GSE emetterà - per conto degli operatori - le fatture in formato XML, provvedendo a firmarle digitalmente e a trasmetterle al Sistema di Interscambio - SDI.

Gli operatori sono tenuti ad effettuare la conservazione sostitutiva delle fatture e delle notifiche del Sistema di Interscambio, messe a disposizione dal GSE sul relativo Portale.

Il documento “Istruzioni operative relative alle Fatture Energy” fornisce maggiori dettagli in merito alle funzionalità del processo di fatturazione elettronica.

Per ricevere ulteriori informazioni in merito è possibile contattare il numero verde 800.16.16.16 o inviare una e-mail all’indirizzo fatturazione.elettronica@cc.gse.it.

 

10) Impiego di carburanti agevolati per azionamento autoambulanze: circolare delle Dogane

L’Agenzia delle Dogane, il 02 novembre 2015, ha pubblicato sul proprio sito internet i due seguenti documenti di prassi:

- Circolare n. 15/D del 30 ottobre 2015 - Punto 13, Tabella A del D.Lgs. n. 504/1995 – DM 31.12.1993. Impiego di carburanti agevolati per azionamento autoambulanze. Emissione provvedimento del buono d’imposta. Individuazione dati necessari alla compilazione dei fogli di viaggio;

- Nota n. 118467 del 30 ottobre 2015 - Digitalizzazione del colloquio tra l’ufficio di destinazione ed il destinatario autorizzato. Precisazioni riguardanti l’esecuzione: 1) dei controlli effettuati dal destinatario autorizzato; 2) dei test di conformità del software. Eliminazione dell’indicazione del numero di “A1bis” nella notifica di arrivo. Allineamento della banca dati delle autorizzazioni agli atti d’ufficio.

 

Vincenzo D’Andò