Diario quotidiano del 2 novembre 2015: chiarimenti sul trattamento IRPEF dei rimborsi chilometrici

Pubblicato il 2 novembre 2015



esenzione Irap in bilico per i medici di base; bollo: niente sconti sulle auto storiche; per Srl e società di persone recesso con meno vincoli; nuovo ISEE: è rilevante il conto corrente promiscuo del professionista; possibilità di estendere il bonus prima casa anche per le operazioni di permuta; legge di Stabilità 2016: sì dell’AGCOM al canone RAI in bolletta; gli importi introitati dalle associazioni per le gite organizzate per i propri soci non sono imponibili Iva; non rientra nel giudizio tributario la causa sul canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche; legge sulla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche: le misure di semplificazione amministrativa; reddito di lavoro dipendente: chiarimenti dalle Entrate sul rimborso chilometrico
 
 Indice: 1) Esenzione Irap in bilico per i medici di base  2) Bollo: niente sconti sulle auto storiche  3) Per Srl e società di persone recesso con meno vincoli  4) Nuovo ISEE: è rilevante il conto corrente promiscuo del professionista  5) Possibilità di estendere il bonus prima casa anche per le operazioni di permuta  6) Legge di Stabilità 2016: sì dell’AGCOM al canone RAI in bolletta 7) Gli importi introitati dalle associazioni per le gite organizzate per i propri soci non sono imponibili   Iva 8) Non rientra nel giudizio tributario la causa sul canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche  9) Legge sulla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche: le misure di semplificazione amministrativa  10) Reddito di lavoro dipendente: chiarimenti dalle Entrate sul rimborso chilometrico  

1) Esenzione Irap in bilico per i medici di base

L’esenzione da Irap dei medici di base resta ancora appesa al verdetto delle sezioni unite della Cassazione. A seguito del contrasto giurisprudenziale registrato negli ultimi anni, non è possibile stabilire univocamente se il medico di famiglia che si avvale di una segretaria possiede quella “autonoma organizzazione” che costituisce il presupposto del tributo. A ribadirlo è stato il 29 ottobre 2015 il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, rispondendo presso la commissione Finanze della Camera a un'interrogazione parlamentare.

Il medico di base che si avvale di un collaboratore di studio per agevolare l'accesso ai servizi medici da parte dell'utenza, possiede quella “autonoma organizzazione” che costituisce il presupposto per l’applicazione dell’IRAP? A fronte di orientamenti giurisprudenziali contrastanti, non resta che attendere la decisione delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. Lo ha ribadito il sottosegretario all’Economia in risposta all’interrogazione n. 5-06817, con cui venivano chiesti chiarimenti in merito alla sussistenza del presupposto impositivo IRAP con riferimento all'attività dei medici di medicina generale convenzionati con il Servizio sanitario nazionale, operanti presso gli ambulatori sanitari della ASL, che si avvalgono di collaboratori di studio al fine di agevolare l'accesso ai servizi medici di base da parte dell'utenza.

Sulla questione dell’assoggettabilità ad IRAP dei medici di base, l’Agenzia delle entrate è intervenuta con la circolare n. 28/E del 2010, precisando che la stretta disponibilità di uno studio attrezzato non può essere considerato indice di autonoma organizzazione poiché le attrezzature detenute (in base ai parametri della convenzione con il SSN) rientrano nel minimo indispensabile per l'esercizio dell'attività. Diversamente, la presenza di altri elementi ulteriori rispetto allo standard convenzionale, tra cui si ritiene vadano ragionevolmente ricompresi anche terzi collaboratori, dovrebbe configurare l'esistenza di autonoma organizzazione.

L’interpretazione dell’Agenzia è sostanzialmente in linea con la giurisprudenza di legittimità, almeno fino al 2012.

Nel corso del 2013, invece, le sentenze n. 22020 e 22022 della Corte di Cassazione hanno affermato - diversamente da quanto asserito fino a quel momento - che la circostanza secondo cui un medico si avvalga del lavoro di un dipendente part-time non implica l'obbligo di assoggettamento ad IRAP, essendo la presenza di un solo dipendente part-time addetto allo studio non sufficiente, di per sé, a concretizzare il presupposto di autonoma organizzazione, posto che la presenza di tale dipendente con funzioni accessorie non accresce la capacità produttiva del professionista ma costituisce semplicemente una comodità per quest'ultimo. Tale orientamento è stato recentemente ribadito con la sentenza n. 958/2014.

L’assenza di un indirizzo giurisprudenziale univoco è stata infine rilevata dalla Corte di Cassazione che, con le ordinanze n. 5040 e n. 6330 del 2015, ha interessato il Primo Presidente per l’eventuale rimessione alle Sezioni Unite.

2) Bollo: niente sconti sulle auto storiche

Nessuno sconto sul bollo delle auto storiche ultraventennali. L’esenzione dalla tassa si applica solo ai veicoli immatricolati da 30 anni o più, come previsto dalla Legge n. 190/2014. Le regioni non possono decidere diversamente: le quattro che lo hanno fatto (Basilicata, Trentino, Umbria e Veneto) sono state portate dal Governo davanti alla Corte costituzionale, presso la quale i giudizi di legittimità risultano ancora pendenti.

E quanto è emerso alla Camera dal question time n. 5-06820 del 29 ottobre 2015.

La legge di Stabilità per il 2015 ha soppresso l’agevolazione fiscale per le auto storiche tra i venti e i trenta anni. Le norme delle leggi regionali che prevedono ancora l’esenzione per le auto di interesse storico sono incompatibili con la sopravvenuta disciplina statale e devono, pertanto, ritenersi abrogate. Con la conseguenza che i cittadini possessori di auto storica tra i venti e i trenta anni sono direttamente obbligati al pagamento del bollo auto 2015, a prescindere quindi da qualsiasi diversa decisione regionale.

L’eventuale esonero dal pagamento della tassa automobilistica per le auto storiche tra i venti e i trenta anni disposto con norma regionale si pone in contrasto con le disposizioni della legge di Stabilità per il 2015 (legge n. 190/2014) con le quali il legislatore statale ha inteso razionalizzare le agevolazioni in materia di tasse automobilistiche.

In particolare, la legge di Stabilità 2015 ha soppresso l’agevolazione fiscale per le auto storiche tra i venti e i trenta anni, già prevista dalla Legge n. 342/2000.

Sul punto, il Dipartimento delle Finanze (circolare n. 4/DF del 1 aprile 2015) ha precisato che le norme delle leggi regionali che prevedono ancora l’esenzione per le auto di interesse storico sono incompatibili con la sopravvenuta disciplina statale e devono, pertanto, ritenersi abrogate, come anche sostenuto dal Consiglio di Stato (sentenza n. 2747 del 2014), che ha espressamente affermato che “[…] ogni disposizione normativa regionale contrastante con quella statale è immediatamente incompatibile e pertanto da ritenersi abrogata”.

Il Consiglio dei Ministri, infine, ha deliberato l’impugnazione dinanzi alla Corte Costituzionale - presso la quale sono tuttora pendenti i relativi giudizi - delle leggi regionali di Basilicata, Trentino, Umbria e Veneto, approvate successivamente all’entrata in vigore della normativa statale, per violazione dell’art. 117, comma 2, lettera e), Cost..

3) Per Srl e società di persone recesso con meno vincoli

Dall’Osservatorio societario del Consiglio notarile dei distretti riuniti di Firenze, Pistoia e Prato sono arrivati i nuovi principi di comportamento. I soci delle società di persone e delle Srl possono convenire in ogni tempo che uno di essi receda dalla società, anche qualora non si verifichi alcuna causa legale o convenzionale di recesso. Qualora una Srl sia amministrata da un consiglio di amministrazione, lo statuto può riservare a uno o più amministratori nominati da singoli soci o dai soci di minoranza il diritto di veto limitatamente alle decisioni relative al compimento di determinati atti od operazioni; lo statuto può anche prevedere che a taluno degli amministratori sia attribuita la qualifica di amministratore delegato.

Tra i diritti particolari concedibili ai soci di srl ex art. 2468 c. 3 c.c. è configurabile statutariamente sia quello di veto su talune decisioni per operazioni gestorie, sia quello del socio autoproclamarsi amministratore. I diritti particolari non possono essere esercitati dal socio moroso.

Recesso del socio

Nelle società di persone risulta sempre ammissibile, con il consenso di tutti i soci, la risoluzione del rapporto associativo a prescindere dal verificarsi di eventuali cause legali o convenzionali di recesso. In presenza di riserve la partecipazione del socio uscente si accresce fra gli altri soci e la cessazione del socio sarà immediata. Di contro, nel caso in cui sia necessario ridurre il capitale, trova applicazione l'articolo 2306 c.c. (con possibilità di opposizione dei creditori sociali), poiché si tratterebbe di una operazione di rimborso al socio con effetti sul capitale sociale. Tale tesi, perorata dal Notariato toscano anche nella massima n. 29/2012 (laddove non si ritiene possibile procedere a una riduzione immediata ma occorra accordare ai creditori sociali il diritto di opposizione quando ciò comporti una riduzione dell'attivo patrimoniale della società indipendentemente dal valore che venga rimborsato), non trova, tuttavia, riscontri univoci in dottrina ove, altra argomentazione ritiene che in queste circostanze saremo di fronte a una riduzione nominale del patrimonio, già diminuito per effetto della liquidazione della quota e quindi la riduzione non creerebbe nessun pregiudizio ai creditori anche in relazione alla responsabilità illimitata dei soci. La procedura di cui al citato art. 2306 c.c. non trova, invece, applicazione allo scioglimento del rapporto nella società semplice dove questo avviene sempre immediatamente.

Anche nella srl i soci possono all'unanimità consentire il recesso consensuale del socio, prevedendo il rimborso della quota con le riserve disponibili o riducendo il capitale, fatto salvo il diritto di opposizione dei creditori. Non ricorrendo una causa legale di recesso, tuttavia, il valore di liquidazione della quota può non seguire il valore di mercato richiesto dall'art. 2473 c.c. La tesi dei notai toscani era già pacificamente sostenuta anche dal Notariato di Milano con massima n. 74.

Diritti particolari del socio di srl e amministrazione

Nella srl con consiglio di amministrazione, a differenza che nella spa, è lo statuto che può intervenire sull'organizzazione dell'organo gestorio disciplinando ampiezza e contenuto delle deleghe, specifiche figure al suo interno, nonché riservando a uno o più amministratori il potere di veto sul compimento di operazioni anche genericamente intese.

Tra i diritti particolari del socio, ex art. 2438 c.c., è riconosciuta, allo stesso la facoltà di essere amministratore, munito di particolari deleghe o di designare tale incarico.

Morosità del socio di srl

Il socio «parzialmente moroso» subisce la vendita della quota ex art. 2466 c.c. e può essere escluso solo limitatamente alla quota di partecipazione per la quale è in mora, corrispondentemente non può partecipare alle decisioni dei soci (in tal senso, sempre il Notariato di Firenze, con la massima n. 45/2014) e non può esercitare eventuali diritti particolari a lui spettanti.

Esclusione dell’opzione in situazioni di crisi

Ammesso l’aumento di capitale con esclusione del diritto d’opzione, eventualmente preceduto da un azzeramento del capitale esistente, qualora il patrimonio netto risulti perduto, anche se la proposta di concordato sia presentata dalla società debitrice. L’aumento può essere attuato, inoltre, senza il voto dei soci, ai sensi dell'art. 185 c. 6 l. fall. Esteso a tutte le decisioni di competenza dell’assemblea, ordinaria e straordinaria, il potere dell’amministratore giudiziario di adottare deliberazioni senza il consenso dei soci, mediante il meccanismo sostitutivo di cui all'art. 185 comma 6, l. fall.

4) Nuovo ISEE: è rilevante il conto corrente promiscuo del professionista

Nuovo ISEE: aggiornate le FAQ del Ministero del Lavoro e INPS. Il 29 ottobre 2015 sono state pubblicate sul sito del Ministero del Lavoro una serie di nuove risposte ai quesiti sull'attuazione del nuovo ISEE (FAQ). In collaborazione con l'INPS e la consulta dei CAF, il Ministero fornisce dei chiarimenti interpretativi affrontando in particolare le questioni di seguito riportate: i redditi fondiari di beni non locati soggetti alla disciplina dell’IMU seguono ai fini ISEE le regole fiscali e non le istruzioni; occorre quindi tenere in considerazione l’ulteriore rivalutazione dei redditi dei terreni non locati prevista per il 2013 (15% o 5% per coltivatori diretti o IAP);il reddito derivante dal riscatto anticipato del fondo pensione non rileva ai fini ISEE (in quanto assimilato al TFR) e quindi non rientra nei redditi da dichiarare nella DSU;il conto corrente promiscuo del professionista rileva ai fini ISEE per l’intero valore, non essendo possibile distinguere il conto intestato alla persona fisica rispetto a quello del professionista.

5) Possibilità di estendere il bonus prima casa anche per le operazioni di permuta

E’ verosimile (non comporta, infatti, effetti in termini di gettito) la proposta normativa che prevede l’estensione delle agevolazioni fiscali previste nel caso di acquisto della prima casa anche alle operazioni di permuta delle abitazioni e relativo onere. In ogni caso, le proposte mirate a un rilancio del mercato immobiliare potranno essere valutate nell’ambito di una revisione del sistema agevolativo inerente all’acquisto degli immobili da adibire ad abitazione principale, revisione che dovrà tenere in debito conto ogni ulteriore aspetto degli interventi da porre in essere.

E’ questa la risposta data all’interrogazione parlamentare n. 5-06819 del 29 ottobre 2015.

L’interrogazione sollecitava iniziative normative volte a estendere l’agevolazione fiscale per l’acquisto della prima casa - e, per il mutuo eventualmente acceso per il suo acquisto - anche nei casi in cui l’acquisto sia effettuato prima della vendita dell’abitazione da sostituire.

Nella risposta resa durante il question time, il Dipartimento delle finanze ha stimato che la proposta normativa relativa, appunto, all’applicazione delle agevolazioni fiscali nel caso di acquisto di nuova abitazione seguito dalla vendita della precedente entro un termine limitato, non comporta effetti in termini di gettito.

Comunque, le proposte mirate al rilancio del mercato immobiliare potranno essere valutate nell’ambito di una revisione del sistema agevolativo inerente all’acquisto degli immobili da adibire ad abitazione principale, revisione che dovrà tenere in debito conto ogni ulteriore aspetto degli interventi da porre in essere.

6) Legge di Stabilità 2016: sì dell’AGCOM al canone RAI in bolletta

Parere positivo da parte dell’AGCOM sulla decisione del Governo di inserire il canone RAI nel pagamento del servizio di erogazione dell’elettricità. Questa modalità di pagamento, secondo il Parere dell’AGCOM del 28 ottobre 2015, proposta nella Legge di Stabilità 2016, potrebbe ridurre “l’evasione dagli obblighi contributivi” e “ridurre il canone individuale”.

L’Antitrust prescrive, inoltre, una maggiore informazione per gli utenti affinché non venga compromessa la possibilità per gli stessi di differenziare il quantum debeatur per il servizio di fornitura elettrica e per quello televisivo. Auspicabile anche la separazione contabile tra le attività di servizio pubblico e quelle commerciali della RAI.

L’Autorità ha comunque manifestato la necessità di un riordino del sistema radiotelevisivo pubblico perché sia garantita la concorrenza e il pluralismo nell’informazione.

7) Gli importi introitati dalle associazioni per le gite organizzate per i propri soci non sono imponibili Iva

Le gite fuori porta organizzate per i soci non rientrano nell’attività commerciale dell’ente non profit.

L’organizzazione da parte di un’associazione di un viaggio o di una gita per i suoi soci, realizzata appoggiandosi ad un’agenzia viaggi e raccogliendo fondi tra gli aderenti all’iniziativa non può, dunque, essere considerata un’attività di natura commerciale.

Il tema è stato esaminato dalla Corte di Cassazione, con la sentenza del n. 21988 del 28 ottobre 2015, che ha accolto l ricorso presentato da un ente non commerciale, e facendo tirare un sospiro di sollievo alle tante associazioni che organizzano viaggi per i propri associati.

Nel caso di specie, un’associazione aveva ricevuto diversi avvisi di accertamento per maggiore imponibile ai fini IVA per via delle attività da essa curate. Secondo l’Agenzia delle entrate, l’organizzazione di viaggi è ex lege di natura commerciale, anche se svolta in diretta attuazione degli scopi sociali verso gli associati, indipendentemente dal numero di viaggi organizzati durante l’anno.

La pretesa dell’Agenzia delle entrate è parsa, a detta dei Supremi Giudici, inaccettabile. Ciò poiché la nozione di soggetto passivo è definita in relazione a quella di attività economica, la quale, secondo la giurisprudenza comunitaria, “comprende tutte le attività di produttore, di commerciante o di prestatore di servizi, volte a ricavare introiti con un certo carattere di stabilità”. Quanto alla giurisprudenza italiana, il D.P.R. n. 633/1972 specifica che sono fatte nell’esercizio di attività commerciali “le cessioni di beni e le prestazioni di servizi ai soci, associati o partecipanti verso pagamento di corrispettivi specifici, o di contributi supplementari determinati in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali danno diritto, ad esclusione di quelle effettuate in conformità alle finalità istituzionali di associazioni politiche,sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extrascolastica della persona, anche se rese nei confronti di associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento o stato, fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale, nonché dei rispettivi soci, associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali”.

Ora, poiché era stato escluso lo svolgimento di attività volte a ricavare introiti con un certo carattere di stabilità (l’associazione aveva noleggiato un autobus per alcune trasferte in Italia, incaricando un’agenzia di organizzare il tutto con una media di un paio di volte l’anno), raccogliendo fondi tra i partecipanti pari al solo costo effettivo, la pretesa dell’Agenzia veniva meno. La conseguenza è stata la condanna dell’Amministrazione finanziaria a dovere rinunciare alle proprie pretese accertative di natura fiscale.

8) Non rientra nel giudizio tributario la causa sul canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche

Le controversie COSAP spettano al giudice ordinario. Intervento delle sezioni unite della Cassazione. Dunque, le controversie attinenti al COSAP non hanno natura tributaria; il difetto della natura tributaria della controversia fa necessariamente venir meno il fondamento costituzionale della giurisdizione del giudice tributario, con la conseguenza che l’attribuzione a tale giudice della cognizione di tali controversie si risolve inevitabilmente nella creazione, costituzionalmente vietata, di un nuovo giudice speciale vietato dalla Costituzione. Ne deriva, quindi, l’esclusiva competenza del giudice ordinario. Lo hanno stabilito le Sezioni Unite della Cassazione, con l’ordinanza n. 21950 depositata il 28 ottobre 2015.

Con l’ordinanza la Corte suprema precisa che spetta al giudice ordinario e non al giudice tributario decidere sulla richiesta di pagamento di una somma a titolo di occupazione generica di suolo pubblico.

Il fatto trae origine dal contenzioso instaurato tra un comune e una società in accomandita semplice.

La S.a.s. proponeva opposizione dinnanzi al Giudice di pace avverso l’ordinanza ingiunzione adottata dal dirigente del servizio accertamento delle entrate comunali area TARSU/TOSAP/COSAP del Comune di Napoli, per il mancato adempimento all’invito di pagamento concernente la richiesta di pagamento della somma di 2.366,85 euro, oltre sanzioni ed interessi, a titolo di occupazione generica di suolo pubblico.

Il Giudice di pace dichiarava il difetto di giurisdizione del giudice ordinario, ritenendo che la controversia rientrasse nella giurisdizione delle Commissioni tributarie.

La S.a.s. riassumeva tempestivamente il giudizio, nel quale si costituiva il Comune, eccependo il difetto di giurisdizione del giudice tributario, anche alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 64 del 2008.

La CTP di Napoli, richiamata la pronuncia della Corte costituzionale n. 64 del 2008 e le successive decisioni delle Sezioni Unite della Cassazione, ha ritenuto insussistente la propria giurisdizione, spettante a suo avviso al giudice ordinario, e ha sollevato conflitto di giurisdizione chiedendo che fosse affermata la giurisdizione del giudice ordinario.

La Procura generale presso la Corte di Cassazione, richiesta delle proprie conclusioni scritte, ha concluso chiedendo che venisse dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario.

Con l’ordinanza nm. 21950 del 2015 le Sezioni Unite della Cassazione hanno affermato la giurisdizione del giudice ordinario.

L'art. 2, comma 2, secondo periodo, D.Lgs. n. 546/1992, come modificato dall'art. 3-bis, comma 1, lettera b), D.L. n. 203/2005, disponeva che “appartengono alla giurisdizione tributaria anche le controversie relative alla debenza del canone per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche previsto dall'articolo 63 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni”.

Tale disposizione è stata dichiarata costituzionalmente illegittima dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 64 del 2008, in considerazione della natura non tributaria del canone.

Il difetto della natura tributaria della controversia, ha dunque affermato la Corte costituzionale, fa necessariamente venir meno il fondamento costituzionale della giurisdizione del giudice tributario, con la conseguenza che l'attribuzione a tale giudice della cognizione di tali controversie si risolve inevitabilmente nella creazione, costituzionalmente vietata, di un nuovo giudice speciale vietato dall’art. 102, comma 2, Cost..

9) Legge sulla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche: le misure di semplificazione amministrativa

Assonime, con la circolare n. 30 del 30 ottobre 2015, analizza le disposizioni della legge n. 124/2015 sulla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche (c.d. legge Madia) che mirano a semplificare i procedimenti amministrativi (articoli da 2 a 6) e ad accelerare l’operatività delle misure legislative (articolo 21).

La legge ha anzitutto modificato alcune previsioni della legge generale sul procedimento amministrativo n. 241/1990 con l’obiettivo di aumentare la certezza delle situazioni giuridiche creando un contesto più favorevole agli investimenti. Per la SCIA è stata eliminata la possibilità per le amministrazioni di esercitare il potere di revoca in autotutela; per tutti i procedimenti è stato specificato che il termine massimo per l’annullamento d’ufficio del provvedimento illegittimo è di diciotto mesi. È stato inoltre inserito nella legge n. 241/1990 un nuovo articolo 17-bis che introduce un regime di silenzio assenso per i procedimenti volti all’adozione di provvedimenti normativi o amministrativi per i quali sono previsti assensi, concerti o nulla osta da parte di altre amministrazioni o di gestori di beni e servizi pubblici. Nei casi di dissenso tra amministrazioni statali, è previsto un potere sostitutivo del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Oltre alle disposizioni ad efficacia immediata, la legge n. 124/2015 prevede l’adozione da parte del Governo di decreti legislativi o regolamenti su vari profili dell’organizzazione delle pubbliche amministrazioni. Tra le disposizioni attinenti alla semplificazione dei procedimenti, hanno particolare rilievo l’articolo 2, che delega il Governo al riordino della disciplina in materia di conferenza di servizi e l’articolo 4, che prevede l’adozione di un regolamento volto a consentire l’abbreviazione dei termini e l’intervento sostitutivo del Presidente del Consiglio dei ministri in procedimenti di particolare rilievo per l’economia e l’occupazione. La legge n. 124/2015 prevede anche un intervento di ricognizione dei procedimenti che sono oggetto, rispettivamente, di SCIA, silenzio assenso, autorizzazione espressa o comunicazione preventiva, con l’obiettivo di chiarire agli interessati il regime applicabile e di razionalizzare al contempo la disciplina.

La circolare commenta infine l’articolo 21 della legge n. 124/2015 che, per smaltire i provvedimenti attuativi previsti dalle leggi entrate in vigore nell’ultimo triennio, delega il Governo a abrogare o modificare le disposizioni legislative non autoapplicative.

(Assonime, circolare n. 30 del 30 ottobre 2015)

10) Reddito di lavoro dipendente: chiarimenti dalle Entrate sul rimborso chilometrico

Se la distanza percorsa dal dipendente per raggiungere, dalla propria residenza, la località di missione é inferiore a quella calcolata dalla sede di servizio, il minore rimborso chilometrico riconosciuto al lavoratore non è tassabile. Viceversa, nell’ipotesi contraria, ove al lavoratore venga erogato, in base alle tabelle ACI, un maggiore rimborso chilometrico rispetto a quello calcolato dalla sede di servizio, la differenza costituisce reddito imponibile.

Lo ha chiarito l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 92/E del 30 ottobre 2015, che ha colto l’occasione per esaminare la disciplina dei rimborsi chilometrici.

La disciplina dei rimborsi

I redditi di lavoro dipendente di cui all’articolo 49 del TUIR sono determinati in base al principio di onnicomprensività, previsto dal successivo articolo 51, comma 1, in applicazione del quale costituiscono reddito tutte le somme e i valori che il dipendente percepisce nel periodo d'imposta, a qualunque titolo, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro.

In generale, quindi, tutte le somme che il datore di lavoro corrisponde al lavoratore, anche a titolo di rimborso spese, costituiscono per quest’ultimo reddito di lavoro dipendente, salvo quanto statuito dai commi 2 e seguenti del citato articolo 51.

Il comma 5, in particolare, definisce il regime fiscale da applicare alle somme corrisposte al dipendente nell’ipotesi in cui sia incaricato di svolgere l’attività lavorativa al di fuori della normale sede di lavoro (c.d. trasferte o missioni), distinguendo a seconda che le prestazioni lavorative siano o meno svolte nel territorio del comune ove è ubicata la sede di lavoro.

Ed infatti, mentre le “indennità o i rimborsi di spese per le trasferte nell’ambito del territorio comunale, tranne i rimborsi di spese di trasporto, comprovate da documenti provenienti dal vettore, concorrono a formare il reddito”, per le trasferte fuori del territorio comunale sono previsti tre distinti sistemi di tassazione in ragione del tipo di rimborso (analitico, forfetario o misto) scelto.

In ogni caso, non è possibile ipotizzare, accanto alle fattispecie individuate dal legislatore tributario nel comma 5 dell'art. 51 del TUIR, nuovi e diversi sistemi di calcolo degli importi che non concorrono al reddito.

Per quanto concerne il regime fiscale da applicare ai rimborsi spese corrisposti sotto forma di indennità chilometrica, l’Agenzia conferma quanto più volte affermato al riguardo dalla stessa (circolare n. 326/E del 1997 e risoluzioni n. 54/E del 1999, n. 191/E del 2000, n. 232/E del 2002 e n. 53/E del 2009).

Con i documenti di prassi citati, l’Amministrazione finanziaria ha chiarito che i rimborsi chilometrici erogati per l’espletamento della prestazione lavorativa in un comune diverso da quello in cui è situata la sede di lavoro, sono esenti da imposizione, sempreché, in sede di liquidazione, l’ammontare dell'indennità sia calcolato in base alle tabelle ACI, avuto riguardo alla percorrenza, al tipo di automezzo usato dal dipendente e al costo chilometrico ricostruito secondo il tipo di autovettura. Detti elementi dovranno risultare dalla documentazione interna conservata dal datore di lavoro.

Pertanto, laddove la distanza percorsa dal dipendente per raggiungere, dalla propria residenza, la località di missione risulti inferiore rispetto a quella calcolata dalla sede di servizio, con la conseguenza che al lavoratore è riconosciuto, in base alle tabelle ACI, un rimborso chilometrico di minor importo, quest’ultimo è da considerare non imponibile ai sensi dell’articolo 51, comma 5, secondo periodo, del TUIR.

Invece, nell’ipotesi in cui la distanza percorsa dal dipendente per raggiungere, dalla propria residenza, la località di missione risulti maggiore rispetto a quella calcolata dalla sede di servizio, con la conseguenza che al lavoratore viene erogato, in base alle tabelle ACI, un rimborso chilometrico di importo maggiore rispetto a quello calcolato dalla sede di servizio, la differenza è da considerarsi reddito imponibile ai sensi dell’articolo 51, comma 1, del TUIR.

(Agenzia delle entrate, risoluzione n.. 92/E del 30 ottobre 2015)

Vincenzo D’Andò