L’inquadramento dei lavoratori nelle Associazioni Sportive Dilettantistiche e nelle SSD, la correttezza dei contratti di lavoro in essere

Pubblicato il 10 ottobre 2015



in caso di verifica ispettiva da parte della Direzione Territoriale del Lavoro presso una Associazione Sportiva Dilettantistica o una S.S.D., l’indagine non verterà presumibilmente sullo scopo non lucrativo (materia esaminata più che altro dall’Agenzia delle Entrate ai fini dell’applicazione del regime di vantaggio), quanto piuttosto sulla natura giuridica delle prestazioni rese dagli sportivi dilettanti: tali verifiche vanno ad analizzare la correttezza dei contratti di lavoro in essere (a cura di Sandra Paserio e Giulia Vignati)

In caso di verifica ispettiva da parte della DTL (Direzione Territoriale del Lavoro) presso una A.S.D. o una S.S.D., l’indagine non verterà presumibilmente sullo scopo non lucrativo (materia esaminata più che altro dall’Agenzia delle Entrate ai fini dell’applicazione del regime di vantaggio), quanto piuttosto sulla natura giuridica delle prestazioni rese dagli sportivi dilettanti in quanto, come noto, i citati sodalizi hanno la possibilità di stipulare contratti con gli sportivi secondo le regole ordinarie, ovvero lavoro subordinato, autonomo e parasubordinato, ma hanno anche la facoltà di inquadrare i compensi relativi a tali prestazioni nell’alveo di applicabilità della normativa di favore di cui all’art. 67, c. 1, lett. m, del D.P.R. n. 917/1986.

Come accennato, dunque, in caso di inquadramento dello sportivo o dell’istruttore secondo un regime giuslavoristico ordinario, si applicherà il contratto collettivo “palestre ed impianti sportivi”, anche se è ammessa l’applicazione di un contratto appartenente ad un settore diverso (rif. Interpello Ministero del Lavoro n. 22/2010).

Dal punto di vista previdenziale, il prelievo contributivo principale sarà quello ex Enpals, ma i compensi saranno soggetti anche al prelievo Inps in relazione alle “assicurazioni minori” (disoccupazione involontaria, A.N.F.,malattia, maternità).

Sotto il profilo fiscale, gli sportivi saranno soggetti ad un identico prelievo sia come dipendenti che come collaboratori coordinati e continuativi.

Le S.S.D. e le A.S.D. possono usufruire delle prestazioni sportive o di quelle di natura amministrativo gestionale (parificate a quelle sportive dell’art. 90 c. 3 della L. n. 289/02), inquadrando i relativi compensi nell’ambito della speciale disciplina definita dal combinato disposto di cui alle seguenti norme:

  • art. 67 c. 1 lett. m D.P.R. n. 917/1986: sono redditi diversi: “le indennità di trasferta, i rimborsi forfettari di spesa, i premi e i compensi erogati ai direttori artistici ed ai collaboratori tecnici per prestazioni di natura non professionale da parte di cori, bande musicali e filodrammatiche che perseguono finalità dilettantistiche, e quelli erogati nell'esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche dal Coni, dalle Federazioni sportive nazionali, dall'Unione Nazionale per l'Incremento delle Razze Equine (UNIRE), dagli enti di promozione sportiva e da qualunque organismo, comunque denominato, che persegua finalità sportive dilettantistiche e che da essi sia riconosciuto. Tale disposizione si applica anche ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo-gestionale di natura non professionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche”;

  • art. 69 del D.P.R. n. 917/1986: “Le indennità, i rimborsi forfettari, i premi e i compensi di cui alla lettera m) del comma 1 dell'art. 67 non concorrono a formare il reddito per un importo non superiore complessivamente nel periodo d'imposta a 7.500,00 euro. Non concorrono, altresì, a formare il reddito i rimborsi di spese documentate relative al vitto, all'alloggio, al viaggio e al trasporto sostenute in occasione di prestazioni effettuate fuori dal territorio comunale”;

  • art. 2 cc. 1 e 2 lett. d D.Lgs. n. 81/2015:

1. “A far data dal 1° gennaio 2016, si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro.

2. La disposizione di cui al comma 1 non trova applicazione con riferimento:

omissis

d) alle collaborazioni rese a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal C.O.N.I., come individuati e disciplinati dall'articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289”.

Pertanto, sia le prestazioni rese nell’esercizio diretto di attività sportive che quelle di natura amministrativo-gestionale possono godere di un trattamento di favore, nel senso che oltre ad essere esonerate dal prelievo fiscale fino alla soglia di 7.500,00 euro, non sono assoggettate a contributi previdenziali ed a premi assicurativi.

Nell’ipotesi di erogazione di importi superiori rispetto alla predetta soglia, considerando la totalità dei committenti, scatterà una tassazione pari al 23% che sarà a titolo di imposta, se il compenso erogato è compreso tra euro 7.500,01 e euro 28.158,28, oppure a titolo di acconto se il compenso è superiore a euro 28.158,28.

In caso accesso ispettivo, dunque, gli organi di vigilanza oltre a controllare che le prestazioni sia di natura tecnica che di natura sportiva siano state regolarmente denunciate agli enti di competenza, valuteranno il corretto inquadramento normativo delle stesse:

  • in primis identificheranno e acquisiranno le dichiarazioni di coloro che effettuano una prestazione sportiva a favore de sodalizio;

  • in seconda battuta, accerteranno la natura sportivo dilettantistica della A.S.D. o S.S.D., attraverso l’acquisizione dell’iscrizione al registro tenuto dal Coni quale unico organismo certificatore della effettiva attività sportiva svolta dalle società e dalle associazioni dilettantistiche.

Queste due azioni ispettive costituiscono un primo controllo formale ai fini della corretta applicabilità della normativa di favore di cui sopra e un’eventuale mancata iscrizione condurrà all’inquadramento delle prestazioni descritte secondo la disciplina generale.

Esperito il controllo formale sui prerequisiti, l’ispezione verterà sulla valutazione degli elementi acquisiti attraverso le interviste ai lavoratori al fine di accertare il corretto utilizzo del regime di vantaggio.

E’ importante analizzare le diverse opzioni disponibili con riferimento all’inquadramento delle prestazioni di lavoro rese nei confronti di A.S.D. e S.S.D., a seconda della natura delle stesse:

  1. PRESTAZIONI SPORTIVO-DILETTANTISTICHE

La L. n. 14/2009, nel fornire un’interpretazione autentica dell’art. 67 c. 1 lett. m del D.P.R. n. 917/1986, considera svolta nell’esercizio diretto di un’attività dilettantistica anche quella di natura didattica, formativa, di assistenza e di preparazione, ancorché non funzionale alla manifestazione sportiva.

Di conseguenza i soggetti che tengono dei corsi in favore dei soci/clienti, potrebbero essere legittimamente inquadrati nell’alveo di applicabilità della predetta normativa di favore, sempreché tali prestazioni trovino la propria ragion d’essere nel perseguimento dei fini istituzionali dell’ente e non in una normale causa di scambio.

In altri termini, la prestazione sportiva sarà regolarmente inquadrata nell’alveo dell’art. 67:

  • solo se trova la propria ragione nel rapporto associativo che lega lo sportivo al sodalizio, ovveroquando il compenso ricevuto non sia strettamente legato all’assunzione di un obbligo di fare.

Ciò significa che la mancata partecipazione alla vita associativa del sodalizio o la ricezione di un compenso meramente rapportato a logiche di mercato, può far vacillare la legittimità della qualificazione sportivo dilettantistica di quella prestazione;

  • secondariamente, se l’attività tecnico-sportiva non viene resa nell’esercizio di un’attività professionale; il concetto di professionalità, non si riferisce tanto al contesto in cui la prestazione viene resa, bensì alle caratteristiche proprie dell’attività svolta (ricordiamo infatti che includere un reddito tra quelli “diversi” di cui all’art. 67 significa non reputarlo conseguito nell’ambito di un lavoro autonomo ovvero “nell’esercizio di arti, professioni o in relazione alla qualità di lavoratore dipendente”).

La professionalità, quindi, va valutata secondo criteri qualificatori come l’abitualità dell’attività, che può essere definita come un insieme di comportamenti caratterizzati da ripetitività, stabilità e sistematicità.

Sul punto, l’Enpals, con la circolare n. 13/2006, ha chiarito che “la professionalità ricorre anche se vi siano

normali interruzioni nell’esercizio dell’attività, in quanto attività professionale non significa attività esclusiva e neppure attività prevalente; la professionalità non è infatti incompatibile con il compimento di un singolo affare, in quanto lo stesso può implicare una molteplicità di atti tali da fare assumere all’attività carattere stabile.

Infine, si rileva che, poiché il professionista è per definizione un soggetto che si rivolge ad una committenza indeterminata, l’esistenza di una committenza plurima, effettiva o potenziale, è certamente indice della presenza di attività professionale.

Per l’Istituto, un potenziale indice di non professionalità potrebbe essere riconducibile alla marginalità dei compensi erogati, il cui ammontare non dovrebbe essere superiore ad euro 4.500,00.

Infine, si precisa che l’attività professionale è quella che implica specifiche conoscenze tecnico-scientifiche:

  • ad ogni modo, quanto sopra esposto (ovvero le valutazioni circa la ragione economico-individuale della prestazione sportiva nonché il carattere professionale della stessa) perdono la loro rilevanza nell’ipotesi in cui il rapporto che lega l’istruttore al sodalizio presenti dei chiari sintomi di subordinazione, come, a titolo esemplificativo e non esaustivo: la soggezione ad un orario di lavoro e/o a direttive organizzativo/funzionali, retribuzione a tempo...;

  • un altro importante controllo riguardo i compensi dei soci che svolgono attività sportive riguarda il rispetto della soglia del 20% delle retribuzioni fissate dalla contrattazione collettiva, in quanto, in caso contrario, saranno considerati una forma indiretta di distribuzione degli utili e, pertanto, da assoggettare al conseguente prelievo fiscale.

  1. PRESTAZIONI AMMINISTRATIVO-GESTIONALI

Le prestazioni amministrativo gestionali, grazie alle previsioni contenute nell’art. 90 L. n. 289/2002, possono mutuare la normativa di favore di cui all’art. 67 del D.P.R. n. 917/1986.

L’ambito oggettivo di tali prestazioni va circoscritto ai “compiti tipici di segreteria di un'associazione o società sportiva dilettantistica, quali ad esempio la raccolta delle iscrizioni, la tenuta della cassa e la tenuta della contabilità da parte di soggetti non professionisti” (rif. Circolare AE n. 21/2003). Occorre precisare che la prestazione non può avere i caratteri della professionalità.

Anche in questo caso i compensi dei soci che svolgono attività amministrativo gestionali devono essere posti al vaglio e deve essere verificato il rispetto della soglia del 20% delle retribuzioni fissate dalla contrattazione collettiva.

Le considerazioni di cui sopra presuppongono che le prestazioni non siano riconducibili alla subordinazione, presupposto indispensabile per procedere all’inquadramento di tali collaborazioni nell’alveo dell’art. 67.

CONCLUSIONI

Si sottolinea che l’art. 67 c. 1 lett. m del D.P.R. n. 917/1986 si limita a disciplinare, dal punto di vista fiscale, e solo indirettamente dal punto di vista previdenziale ed assicurativo, i compensi derivanti sia da prestazioni sportive che amministrativo gestionali.

La norma fiscale non è lo strumento preposto all’introduzione di una nuova tipologia di rapporto di lavoro, quindi permane comunque l’esigenza d’inquadrare il rapporto lavorativo dal punto di vista civilistico e giuslavoristico. Sul punto, la prestazione “ex art. 67”, quando genuina, non potrà e non dovrà avere le caratteristiche della subordinazione, ma sarà comunque compatibile con le forme della prestazione d’opera o con le collaborazioni coordinate e continuative.

Ciò significa, ragionando la punto di vista civilistico, che se la prestazione, sia di natura sportiva che amministrativo gestionale, avrà le caratteristiche della continuatività (quando non si esaurisce in un’unica soluzione e soddisfa un interesse duraturo del committente) e del coordinamento (quando c’è un collegamento funzionale tra la prestazione dedotta in contratto e l’attività istituzionale della committenza) non potrà che farsi riferimento all’art. 409 c.p.c. (collaborazione coordinata e continuativa).

L’inquadrabilità di queste prestazioni nell’alveo dell’art. 409 c.p.c. è confermata anche dalle previsioni contenute nell’art. 2 del D.Lgs. n. 81/2015.

Ad ogni modo, anche l’esito di due recenti sentenze testimonia l’incertezza che vige sull’inquadramento dei soggetti che risultano impiegati nell’ambito dello sport dilettantistico.

La Sentenza della Cassazione III sezione n. 602/2014, verte sull’accertamento ad una società sportiva dilettantistica che gestisce una palestra, regolarmente iscritta al registro Coni, in riferimento all’inquadramento, ex articolo 67, come sportivi dilettanti, o come collaboratori amministrativo-gestionali dei soggetti che operavano all’interno dell’impianto.

La Cassazione sostiene che “gli istruttori o i maestri che tengano dei corsi in favore dei soci/clienti del sodalizio, potrebbero essere regolarmente inquadrati nell’alveo dell’articolo 67, comma 1, lettera m, del Tuir, sempre che tali attività si svolgano nel contesto di un rapporto associativo che lega l’istruttore/maestro al sodalizio. Laddove, invece, si dovesse accertare che il compenso ricevuto da tali soggetti sia ricollegato o ricollegabile all’assunzione di un obbligo di fare, è evidente che la mancata partecipazione alla vita associativa del sodalizio, o la ricezione di un compenso secondo pure logiche di mercato, vanificherebbe la natura sportivo-dilettantistica di quella prestazione”. Altra caratteristica ostativa all’applicazione di agevolazioni fiscali risiede nella professionalità della prestazione. La professionalità va valutata secondo criteri oggettivi riconosciuti dalla giurisprudenza lavoristica, come l’abitualità dell’attività.

Differente invece, il contenuto della sentenza n. 683/2014 della Corte d’appello di Firenze, che inquadra il fenomeno in una realtà completamente diversa sostenendo che “la finalità perseguita dal legislatore è quella di realizzare un regime di favore a vantaggio delle associazioni sportive dilettantistiche, esentando dal pagamento dell’imposta (e della contribuzione) quanto queste corrispondano in forme di rimborsi forfettari o di compensi non solo agli atleti, ma anche a tutti coloro che collaborino con mansioni tecniche o anche gestionali, al funzionamento della struttura riconosciuta dal Coni. Vi sottende, ovviamente, la necessità di incentivare questo tipo di attività e di alleggerirne i costi di gestione, sul presupposto della oggettiva valenza della funzione, anche educativa, che consegue all’esercizio di attività sportive non professionistiche”.

L’elaborato costituisce un tentativo di chiarire un ambito in cui manca un intervento corposo da un punto di vista normativo.

Si auspica infatti un riordino della normativa da un punto di vista giuslavoristico, al fine di regolamentare la disciplina di lavoro che oggi, in questa parte del terzo settore, è spesso rimessa alla prassi e alle sue interpretazioni.

6 ottobre 2015

Sandra Paserio e Giulia Vignati