Le nuove sanzioni in materia di lavoro nero: maxisanzione, diffida, sospensione attività imprenditoriale, revoca, LUL, cedolino paga, assegni familiari

PREMESSA
L’art. 22 del D.lgs. 151/2015 che ha per oggetto “disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese ed altre disposizioni in materia di lavoro e pari opportunità” apporta rilevanti modifiche alle disposizioni sanzionatorie in materia di lavoro e legislazione sociale, in attuazione della delega di cui all’art. 1, comma 6, lettera f) della legge 183/2014.

MAXISANZIONE LAVORO NERO
La previgente normativa in tema di maxisanzione lavoro nero, contenuta nel comma 3 dell’art. 3 del D.L. n. 12 del 2002 convertito dalla Legge n. 73/2002 ha subìto, nel corso degli ultimi anni, diverse modifiche. L’ultima in linea temporale si è avuta con l’emanazione del decreto attuativo del D.lgs. 151/2015. Il comma 1 dell’art. 22 del D.Lgs. in commento sostituisce il su citato comma 3 art. 3 d.l. 12/2002, introducendo sanzioni a scaglioni per quei datori di lavoro che utilizzano manodopera, operai, dipendenti, collaboratori senza regolare contratto di lavoro. La sanzione amministrativa originaria che andava da € 1.950,00 ad € 15.600,00 più € 195,00 per ciascuna giornata di lavoro in nero, viene, infatti, sostituita con una sanzione graduata per fasce, in relazione alla durata dell’illecito. Nello specifico la nuove sanzioni vanno:

da € 1.500,00 a € 9.000,00 per ciascun lavoratore irregolare, in caso di impiego del lavoratore fino a 30 giorni di effettivo lavoro;

da € 3.000,00 a € 18.000,00 per ciascun lavoratore irregolare, in caso di impiego del lavoratore da 31 e fino a 60 giorni di effettivo lavoro;

da € 6.000,00 a € 36.000,00 per ciascun lavoratore irregolare, in caso di impiego del lavoratore oltre 60 giorni di effettivo lavoro.

La nuova normativa prevede, inoltre, che tali importi siano aumentati del 20% nel caso in cui il lavoratore impiegato senza regolare contratto di lavoro sia uno straniero privo di un valido permesso di soggiorno ovvero un minore in età non lavorativa. Nel caso in cui il datore di lavoro dovesse impiegare manodopera in nero è prevista un’apposita procedura di diffida. Tale disposizione reintroduce nel nostro ordinamento la diffidabilità della maxisanzione, secondo quanto già previsto dall’art. 13 del D.Lgs. n. 124/2004. Per regolarizzare la violazione il datore di lavoro deve:

stipulare un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato; è possibile anche far ricorso al contratto part-time purché la riduzione dell’orario non sia superiore al 50% delle ore lavorative. In alternativa può essere stipulato un contratto a tempo determinato purché sia per un periodo non inferiore ai 3 mesi e a tempo pieno;

mantenere in servizio i lavoratori oggetto della regolarizzazione per un periodo non inferiore a 3 mesi.

Naturalmente alla stipulazione dei suddetti contratti non può essere applicata nessuna delle agevolazioni previste dalla vigente normativa attesa la violazione del disposto di cui all’art. 1 comma 1175 della Legge n. 296/2006 secondo cui gli eventuali benefici normativi e contributivi sono subordinati al rispetto degli altri obblighi di legge.
N.B. E’ bene comunque ricordare che NON è soggetto alla maxisanzione il datore di lavoro che, antecedentemente al primo accesso in azienda del personale ispettivo o di un’eventuale convocazione per l’espletamento del tentativo di conciliazione monocratica, regolarizzi di sua spontanea volontà e in maniera integrale, ossia per l’intera durata, il rapporto di lavoro avviato originariamente senza una preventiva comunicazione obbligatoria di instaurazione.
Nei confronti dei lavoratori trovati ancora in forza al momento dell’accesso ispettivo, il datore di lavoro deve ottemperare alla diffida entro il termine complessivo di 120 giorni dalla notifica del verbale unico, dimostrando di aver compiuto i seguenti adempimenti:

la regolarizzazione dell’intero periodo di lavoro prestato in nero compreso il versamento …

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