Diario quotidiano del 6 ottobre 2015: è possibile ricorrere contro l'estratto di ruolo

 

Indice:
1) Ok al ricorso contro l’estratto di ruolo se la cartella non è stata notificata
2) “Risparmio d’imposta” depenalizzato
3) Reverse charge: violazioni punite solo con “lievi” sanzioni se manca l’intento fraudolento
4) “Brevetti+ 2”, dal 6 ottobre 2015 i nuovi incentivi per imprese e spin-off
5) Bilancio in perdita: niente accertamento induttivo
6) Entrate tributarie: a gennaio-agosto 2015 aumentano del 2,2%. In crescita l’Irpef (+3,8%), continua il trend positivo dell’Ires (+2,3%) e dell’IVA (+3,1%)

 
 
1) Ok al ricorso contro l’estratto di ruolo se la cartella non è stata notificata
La cartella di pagamento non è stata notificata, oppure la notifica non è valida.
Niente problemi, basta presentare ricorso contro l’estratto di ruolo rilasciato dal concessionario della riscossione.
La Corte di Cassazione, a sezioni unite, ha chiuso, definitivamente, il dilemma con la sentenza n. 19704 del 2 ottobre 2015.
Nelle motivazioni la Suprema Corte ha prima fatto chiarezza sulla differenza tra ruolo ed estratto di ruolo. Il primo è un atto con il quale l’Amministrazione finanziaria elenca i debitori e le somme da questi dovute. Atto formato e trasmesso a Equitalia per la riscossione.
L’estratto di ruolo è invece una copia del debito chiesta e ottenuta dal contribuente all’esattore.
Per questo motivo il primo (ruolo) è autonomamente impugnabile. Il secondo, l’estratto, no.
Diverso è il caso, come quello sottoposto all’esame del Supremo collegio, della cartella con notifica invalida e della quale il cittadino viene a conoscenza con l’estratto di ruolo. In questa situazione l’impugnazione è possibile.
Infatti, il giudice supremo ora afferma che “è ammissibile l’impugnazione della cartella (e/o del ruolo) che non sia stata (validamente) notificata e della quale il contribuente sia venuto a conoscenza attraverso l’estratto di ruolo rilasciato su sua richiesta dal concessionario, senza che a ciò sia di ostacolo il disposto dell’ultima parte del terzo comma dell’art. 19 D.Lgs. n. 546 del 1992, posto che una lettura costituzionalmente orientata di tale norma impone di ritenere che la ivi prevista impugnabilità dell’atto precedente non notificato unitamente all’atto successivo notificato non costituisca l’unica possibilità di far valere l’invalidità della notifica di un atto del quale il contribuente sia comunque legittimamente venuto a conoscenza e pertanto non escluda la possibilità di far valere tale invalidità anche prima, nel doveroso rispetto del diritto del contribuente a non vedere senza motivo compresso, ritardato, reso più difficile ovvero più gravoso il proprio accesso alla tutela giurisdizionale quando ciò non sia imposto dalla stringente necessità di garantire diritti o interessi di pari rilievo rispetto ai quali si ponga un concreto problema di reciproca limitazione”.
 
 
2) “Risparmio d’imposta” depenalizzato
Abuso del diritto: via libera alla depenalizzazione: sono state, infatti, “depenalizzate” quelle condotte abusive finalizzate esclusivamente al risparmio d’imposta, escludendo peraltro che alla depenalizzazione osti la richiamata norma transitoria di cui all’art. 1, comma 5, D.Lgs. n. 128 del 2015, chiaramente riferibile solo alla parte sanzionatoria amministrativa tributaria e non a quella penale, come si evince dalla norma generale dell’art. 2, comma 4, c.p..
La sentenza emessa dalla Corte di Cassazione il 1° ottobre 2015 (R.G. 23132/2014), di cui è nota solo la notizia di decisione (si è ancora in attesa del deposito della motivazione), si occupa per la prima volta …

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