Diario quotidiano del 30 ottobre 2015: é nullo l’accertamento emesso al professionista per prestazioni gratuite

 

 Indice:

 1) Invio del Modello Unico: é nullo l’accertamento emesso al professionista per la prestazione gratuita

 2) Compensi amministratori deducibili solo con la delibera assembleare

 3) Al via le iscrizioni all’elenco revisori enti locali per il 2016

 4) Cittadino che cambia nazione: guai a dimenticarsi di cancellarsi dall’anagrafe di residenza

 5) Rinuncia del credito da parte del socio è ora imponibile per il Tuir

6) In arrivo 65mila lettere per i contribuenti che non hanno presentato la dichiarazione Iva

 7) Stop agli adempimenti preventivi per il lavoro all’estero

 8) IVA: chiarimenti sulle semplificazioni in tema di rimborsi

 10) Usufrutto di azioni in caso di aumento di capitale

 

1) Invio del Modello Unico: é nullo l’accertamento emesso al professionista per la prestazione gratuita
E’ stato dichiarato nullo l’accertamento a carico del professionista che ha giustificato la prestazione gratuita come un incremento della clientela.
A questo ha provveduto la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 21972 del 28 ottobre 2015, ha respinto il ricorso presentato dall’Agenzia delle entrate contro un consulente fiscale che aveva fatto l’invio telematico di 71 dichiarazioni a clienti (soci di aziende da lui assistite) senza percepire alcun compenso.
La difesa aveva impugnato l’atto impositivo sostenendo che le prestazioni erano gratuite al solo scopo di accontentare imprenditori già clienti con le loro società. La Ctp aveva però confermato l’accertamento. Poi la decisione è stata ribaltata in secondo grado e ora resa definitiva in sede di legittimità.
La Suprema Corte ha, infatti, spiegato che la Ctr ritiene con motivazione congrua e non contraddittoria, plausibile, a fronte delle mere supposizioni dell’Ufficio erariale, la gratuità dell’opera svolta dal professionista, in considerazione «dei rapporti di parentela e di amicizia con gli stessi clienti, nonché del fatto che il 70% di tali soggetti risultano soci di società di persone, la cui contabilità è affidata alle cure del contribuente, per cui ogni eventuale compenso rientra in quello già corrisposto dalla società di appartenenza e della circostanza, accertata oltre che pacifica, che l’attività svolta in loro favore riguardava soltanto l’invio telematico delle dichiarazioni dei redditi ed era finalizzata all’incremento della clientela».

2) Compensi amministratori deducibili solo con la delibera assembleare
Compensi amministratori deducibili solo se oggettivamente determinabili. Se manca la delibera assembleare non si ottempera ai requisiti indicati nel TUIR.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21953 del 28 ottobre 2015, è tornata ad occuparsi della deducibilità dei compensi agli amministratori erogati in assenza di delibera assembleare.
Tutto comincia con la sentenza delle sezioni unite n. 21933/2008 che ha escluso la possibilità di considerare implicitamente deliberati i compensi degli amministratori con la delibera di approvazione del bilancio.
Secondo tale sentenza, sono nulli gli “atti di autodeterminazione dei compensi da parte degli amministratori per violazione di una norma imperativa”, l’art. 2389 del c.c., in base al quale i compensi degli amministratori sono stabiliti all’atto della nomina o dall’assemblea.
Affinché la delibera sia valida, occorre che l’assemblea deliberi contestualmente sia in ordine all’approvazione del bilancio che all’attribuzione dei compensi, previa chiara indicazione nella convocazione e nell’ordine del giorno di tale intendimento. Nel caso di assemblea totalitaria, invece, è necessario che sulla stessa materia vi sia stata apposita discussione e specifica votazione.Sulla base della sentenza delle sezioni unite, la sezione tributaria della Cassazione ha sancito l’indeducibilità dei costi relativi ai compensi agli amministratori in diverse occasioni.
La nuova sentenza sviscera la …

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