Diario fiscale quotidiano del 28 ottobre 2015: le novità sui rimborsi IVA semplificati

Pubblicato il 28 ottobre 2015



indeducibilità dei costi da reato; vendita simulata di immobili: il giudicato civile innesca quello penale; Iva: i passaggi interni tra le attività separate; beni dati in uso a soci o familiari: ultimi giorni per la comunicazione al Fisco; legge stabilità 2016: prorogato l’esonero contributivo per l’anno 2016; possibilità di cedere ferie e permessi; rimborsi Iva “semplificati”: ampliate le correzioni al modello TR, nuova circolare dalle Entrate; F24: istituita nuova codifica nel flusso Uniemens
 
 Indice:  1) Indeducibilità dei costi da reato  2) Vendita simulata di immobili: il giudicato civile innesca quello penale  3) Iva: i passaggi interni tra le attività separate  4) Beni dati in uso a soci o familiari: ultimi giorni per la comunicazione al Fisco  5) Prorogato l’esonero contributivo per l’anno 2016  6) Possibilità di cedere ferie e permessi  7) Rimborsi Iva “semplificati”: ampliate le correzioni al modello TR, nuova circolare dalle Entrate  8) Modello F24: istituita nuova codifica nel flusso Uniemens  

1) Indeducibilità dei costi da reato

Non sono deducibili i costi relativi a false fatture. Si tratta, infatti, di spese che mancano del requisito fondamentale, ovvero quello dell’inerenza con l’attività imprenditoriale.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 42994 del 26 ottobre 2015, sezione penale, ribadendo il proprio orientamento in materia di fatturazione per operazioni inesistenti.

Il fatto

E’ stato scoperto un meccanismo di frode basato sul classico schema delle “frodi carosello”: Prima, l’acquisto fittizio di merce senza imponibile IVA da parte di alcune società “cartiere” e la conseguente cessione della stessa, sempre senza imponibile, a società c.d. “di primo filtro” che la introducevano nei depositi IVA in Italia; la merce poi ne fuoriusciva per vendita con imponibile IVA a società c.d. “di secondo filtro” non versando, peraltro, quelle (“di primo filtro”) all’erario l’IVA riscossa dalle seconde (“di secondo filtro”); le quali ultime, infine, cedevano i beni, con imponibile IVA, alle società destinatarie finali italiane, tra le quali quella relativa al caso di specie, che immettevano gli stessi sul mercato. Pure le società “di secondo filtro” omettevano il versamento dell’IVA, riscossa in rivalsa dalle destinatarie finali che, portando in compensazione o detrazione l’imposta versata alle società “di secondo filtro”, conseguivano l’evasione.

La decisione

Secondo la Suprema Corte, l’utilizzo di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti integra pienamente la fattispecie di cui all’art. 2 DLgs. 74/2000 e legittima il sequestro, anche per equivalente, finalizzato alla confisca del prezzo, del prodotto o del profitto del reato.

Ne consegue che l’emissione della fattura da parte di un soggetto diverso da quello autore della cessione o prestazione non è collegabile alla nozione di “operazione effettuata” (art. 19 comma 1, DPR 633/1972) e quindi non consente la detraibilità dell’IVA difettandone il presupposto.

L’imposta sarà, pertanto, ex art. 21 comma 7 del DPR 633/1972 da considerarsi “fuori conto”, “estraniata” dal meccanismo di compensazione tra IVA “a valle” ed IVA “a monte” su cui si fonda la detrazione di imposta.

Tuttavia, la detraibilità del tributo rimane consentita qualora il committente/cessionario ignori in buona fede di aver partecipato con il proprio acquisto all’illecito fiscale (Corte di Giustizia, sentenza del 21 giugno 2012 relativa alle cause riunite C-80/11 e C-142/11).

Tanto premesso in tema di IVA, la Corte è poi passata all’ambito delle imposte dirette, affermando che, in tema di reati tributari, ai fini della determinazione del reddito tassabile ex art. 14 comma 4-bis della L. 537/1993, come modificato dall’art. 8 del D.L. n. 16/2012, non è consentita la deducibilità di costi e spese per beni o prestazioni direttamente utilizzati per la commissione di delitti non colposi (Cass. n. 40559/2012), estendendosi tale nozione anche a ricomprendere più generali attività criminose alle quali l’impresa non sia estranea e per il cui perseguimento abbia fittiziamente contabilizzato costi pur realmente sostenuti (Cass. n. 22108/2014).

Pertanto, nei casi di operazioni soggettivamente inesistenti nell’ambito delle c.d. “frodi carosello”, sono indeducibili, ai fini delle imposte sui redditi, i costi che il contribuente abbia consapevolmente assunto in contrasto con i principi di effettività, inerenza, competenza, certezza, determinatezza, determinabilità.

2) Vendita simulata di immobili: il giudicato civile innesca quello penale

Se il giudice, nell’ambito civilistico, perviene alla conclusione che l’atto di vendita dell’immobile sia stato solo simulato, allora questo giustifica l’apertura del giudizio penale con la conseguente condanna alle sanzioni penali del reo.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 42966 del 26 ottobre 2015, sezione penale, che ha considerato inesistente una fattura relativa alla compravendita di un complesso immobiliare.

Nel caso di specie, l’amministratore unico di una S.r.l. aveva dichiarato elementi passivi fittizi nel Modello Unico per l’anno d’imposta 2006. Per tale motivo, la Suprema Corte ha respinto il ricorso presentato dall’imputato, principalmente, per il reato di cui all’art. 2 del D.Lgs. n. 74/2000.

La Cassazione ha, in realtà, accertato che l’operazione immobiliare, peraltro del tutto fittizia, serviva solo come espediente, come prima era già stato rilevato dal giudice in sede civile, per distrarre dal patrimonio della citata S.r.l. un complesso di beni immobili costituenti garanzia per i creditori.

E’, dunque, bastata la sentenza del giudice ai fini civilistici per condannare anche con sanzioni penali l’imputato per l’avvenuta commissione del reato di dichiarazione fraudolenta mediante l’utilizzo di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.

3) Iva: i passaggi interni tra le attività separate

E’ stato riproposto di recente, in dottrina, il caso dei passaggi interni tra attività separate (art. 36 comma 5 del D.P.R. 633/1972) che regola la detrazione dell’IVA delle singole attività, al fine di impedire il verificarsi di fenomeni elusivi.

Ecco di seguito l’illustrazione dei passaggi interni di beni e di servizi.

Passaggi interni di beni

Assumono sempre rilevanza ai fini IVA.

L’attività “cedente” dovrà:

- emettere fattura (autofattura per passaggi interni) applicando l’aliquota IVA vigente riferita al bene ceduto e in base al suo valore normale;

- registrare la fattura emessa nel registro delle vendite (art. 23, DPR 633/72);

indicare l’operazione al rigo VE39 del Modello IVA (non concorre alla formazione del volume d’affari).

L’attività “cessionaria” dovrà:

- se tenuta all’obbligo, registrare la fattura nel registro degli acquisti (art. 25, DPR 633/72) nello stesso mese del passaggio;

- detrarre l’IVA in base alle regole del proprio regime.

Eccezione: per i passaggi interni da/a attività con ventilazione non sussiste l’obbligo della fatturazione e l’IVA non è dovuta; essi vanno comunque annotati nei registri IVA (ovvero in un apposito registro passaggi interni) entro il giorno successivo al passaggio.

I passaggi interni dall’attività in ventilazione ad altra attività non vanno inseriti tra i corrispettivi.

I passaggi interni di beni da altra attività ad attività in ventilazione vanno annotati al lordo dell’IVA al fine di effettuare il calcolo dell’incidenza degli acquisti per la ventilazione.

Passaggi interni di servizi

Rilevano ai fini IVA i passaggi interni di servizi forniti da un’attività a detrazione piena verso un’attività a detrazione ridotta o forfetizzata; la procedura da seguire sarà analoga a quella sopra descritta per i beni.

Non rilevano ai fini IVA i passaggi di servizi da un’attività a detrazione ridotta o forfetizzata verso un’attività a detrazione piena oppure all’interno di attività a detrazione piena o di attività a detrazione ridotta/forfetizzata.

4) Beni dati in uso a soci o familiari: ultimi giorni per la comunicazione al Fisco

A ricordare la scadenza del 30 ottobre 2015 è stavolta la stessa Agenzia delle entrate, mediante il proprio notiziario fiscale del 27 ottobre 2015 (fiscoggi.it).

Ovviamente occorre prima accedere a Entratel o Fisconline oppure rivolgersi agli intermediari abilitati dal Fisco.

Rimane, quindi, tempo fino al prossimo venerdì 30 ottobre per comunicare all’Agenzia delle entrate i dati relativi ai beni dell’impresa utilizzati, nel corso del 2014, da soci o familiari dell’imprenditore e i finanziamenti erogati dai soci o familiari a favore dall’impresa nello stesso anno. L’obbligo sussiste pure se il bene è stato concesso in godimento in anni precedenti, ma è stato utilizzato anche nel corso del 2014.

Ecco la breve guida diffusa dalle Entrate:

Sono obbligati alla comunicazione imprenditori individuali, società di persone e di capitali, società cooperative, stabili organizzazioni di società non residenti, enti privati di tipo associativo limitatamente ai beni relativi alla sfera commerciale. Sono escluse dall’adempimento le “società semplici”.

L’adempimento, in alternativa, può essere assolto dagli stessi soci o familiari dell’imprenditore.Non devono essere comunicati i dati riguardanti i beni goduti: dagli amministratori; dal socio dipendente o lavoratore autonomo, che costituiscono fringe benefit; dall’imprenditore individuale; da società ed enti privati di tipo associativo che svolgono attività commerciale, residenti o non residenti, concessi in godimento a enti non commerciali soci, che utilizzano gli stessi beni per fini esclusivamente istituzionali.

Inoltre, non sono soggetti all’obbligo di dichiarazione anche gli alloggi delle società cooperative edilizie di abitazione a proprietà indivisa concessi ai propri soci e i beni a uso pubblico, per i quali è prevista l’integrale deducibilità dei relativi costi nonostante l’utilizzo privatistico riconosciuto per legge.Niente comunicazione, inoltre, quando i beni concessi in godimento al socio o familiare dell’imprenditore, sono di valore non superiore a 3mila euro al netto dell’Iva e fanno parte della categoria “altro” (del tracciato record). Comunque, non devono essere inclusi nelle categorie autovetture e altri veicoli, unità di diporto, aeromobili e immobili.

La scadenza del 30 ottobre, come accennato, vale anche per la trasmissione dei dati (e i relativi importi) delle persone (soci o familiari dell'imprenditore) che nell’anno hanno elargito finanziamenti all’impresa o effettuato capitalizzazioni alla stessa. La comunicazione scatta solo se, nell’anno di riferimento, l’ammontare complessivo dei versamenti è pari o superiore a 3.600 euro. Il limite è riferito, distintamente, ai finanziamenti e alle capitalizzazioni annui. Esulano dall’adempimento, invece, le informazioni già in possesso dell’Amministrazione finanziaria (ad esempio, un finanziamento effettuato per atto pubblico o scrittura privata autenticata).

La comunicazione va effettuata entro 30 giorni dal termine di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di riferimento, quindi nel termine del prossimo 30 ottobre. Va predisposta on line, tramite Entratel o Fisconline, utilizzando il modello disponibile sul sito internet dell’Agenzia. Se non si è abilitati ai servizi telematici delle Entrate è possibile rivolgersi agli intermediari. Sul sito, inoltre, è possibile consultare le risposte alle domande più frequenti sull’argomento.

5) Prorogato l’esonero contributivo per l’anno 2016

L’art. 11 del disegno di legge di Stabilità 2016, bozza di legge disponibile dal 27 ottobre 2015 sul sito internet del Governo, contiene la proroga, per l’anno 2016, dell’esonero contributivo in caso di assunzioni a tempo indeterminato.

Queste di seguito sono le caratteristiche del nuovo esonero contributivo.

Caratteristiche dell’esonero contributivo 2016:

datori di lavoro privati (escluso settore agricolo),

nuove assunzioni a tempo indeterminato,

periodo di assunzione: dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2016,

durata della decontribuzione: massimo 24 mesi,

esonero dal versamento del 40% dei complessivi contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (escluso premi e contributi Inail),

limite massimo dell’esonero: 3.250 euro annui (massimo 6.500 euro nel biennio).

Esclusioni:

contratto di apprendistato,

contratto di lavoro domestico,

lavoratori che nei 6 mesi precedenti siano risultati occupati a tempo indeterminato presso qualsiasi datore di lavoro,

lavoratori per i quali il beneficio (sia nel 2015 che nel 2016), sia già stato usufruito in relazione ad una precedente assunzione a tempo indeterminato,

lavoratori che nei 3 mesi antecedenti la data di entrata in vigore della legge (presumibilmente ottobre, novembre e dicembre 2015) avevano in essere un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con il medesimo datore di lavoro che vuole usufruire dello sgravio (considerando anche società controllate o collegate),

non cumulabilità con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente.

Al fine di promuovere forme di occupazione stabile, ai datori di lavoro privati, con esclusione del settore agricolo, e con riferimento alle nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato, con esclusione dei contratti di apprendistato e dei contratti di lavoro domestico, decorrenti dal 1° gennaio 2016 con riferimento a contratti stipulati non oltre il 31 dicembre 2016, è riconosciuto, per un periodo massimo di 24 mesi, ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche, l’esonero dal versamento del 40% dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL, nel limite massimo di un importo di esonero pari a 3.250 euro su base annua. L’esonero di cui al presente comma spetta ai datori di lavoro in presenza delle nuove assunzioni di cui al primo periodo, con esclusione di quelle relative a lavoratori che nei 6 mesi precedenti siano risultati occupati a tempo indeterminato presso qualsiasi datore di lavoro, e non spetta con riferimento a lavoratori per i quali il beneficio di cui al presente comma ovvero di cui all’articolo 1, comma 118, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, sia già stato usufruito in relazione a precedente assunzione a tempo indeterminato. L’esonero di cui al presente comma non è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente. L’esonero di cui al presente comma non spetta ai datori di lavoro in presenza di assunzioni relative a lavoratori in riferimento ai quali i datori di lavoro, ivi considerando società controllate o collegate ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile o facenti capo, anche per interposta persona, allo stesso soggetto, hanno comunque già in essere un contratto a tempo indeterminato nei tre mesi antecedenti la data di entrata in vigore della presente legge. L’lNPS provvede, con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, al monitoraggio del numero di rapporti di lavoro attivati ai sensi del presente comma e delle conseguenti minori entrate contributive, inviando relazioni mensili al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell’economia e delle finanze.

Per i datori di lavoro del settore agricolo le disposizioni di cui al comma 1 si applicano:

nel limite di 1,1 milioni di euro per l’anno 2016, 2,8 milioni di euro per l’anno 2017, 1,8 milioni di euro per l’anno 2018, 0,1 milioni di euro per l’anno 2019 per i lavoratori con qualifica di impiegati e dirigenti;

nel limite di 1,6 milioni di euro per l’anno 2016, 8,8 milioni di euro per l’anno 2017, 7,2 milioni di euro per l’anno 2018, 0,8 milione di euro per l’anno 2019, con riferimento alle nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato, con esclusione dei contratti di apprendistato, decorrenti dal 1° gennaio 2016 con riferimento a contratti stipulati non oltre il 31 dicembre 2016, con esclusione dei lavoratori che nell’anno 2015 siano risultati occupati a tempo indeterminato e relativamente ai lavoratori occupati a tempo determinato che risultino iscritti negli elenchi nominativi per un numero di giornate di lavoro non inferiore a 250 giornate con riferimento all’anno

L’esonero contributivo di cui al comma 2 è riconosciuto dall’ente previdenziale in base all’ordine cronologico di presentazione delle domande e, nel caso di insufficienza delle risorse indicate al comma 2, valutata anche su base pluriennale con riferimento alla durata dell’esonero, l’ente previdenziale non prende in considerazione ulteriori domande, fornendo immediata comunicazione anche attraverso il proprio sito internet. L’ente previdenziale provvede al monitoraggio delle minori entrate valutate con riferimento alla durata dell’incentivo, inviando relazioni mensili al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ed al Ministero dell’economia e delle

Il datore di lavoro che subentra nella fornitura di servizi in appalto e che assume, ancorché in attuazione di un obbligo preesistente, stabilito da norme di legge o della contrattazione collettiva, un lavoratore per il quale il datore di lavoro cessante fruisce dell’esonero contributivo di cui ai commi I e 2, preserva il diritto alla fruizione dell’esonero contributivo medesimo nei limiti della durata e della misura che residua computando, a tal fine, il rapporto di lavoro con il datore di lavoro cessante.

6) Possibilità di cedere ferie e permessi

Ecco come cedere ferie e permessi, a questo ci pensa la nota del 27 ottobre 2015 del Consiglio Nazionale dei consulenti del lavoro.

E’ adesso possibile cedere ferie e permessi in favore dei colleghi di lavoro. Le nuove norme in materia di rapporti di lavoro, contenute in Jobs act al Dlgs n. 151/15, prevedono l’eventuale riconoscimento, compatibilmente con il diritto ai riposi settimanali ed alle ferie annuali retribuite, della possibilità di cessione fra lavoratori dipendenti dello stesso datore di lavoro di tutti o parte dei giorni di riposo aggiuntivi spettanti in base al contratto collettivo nazionale in favore del lavoratore genitore di figlio minore che necessita di presenza fisica e cure costanti per le particolari condizioni di salute.

Nello specifico l’articolo 24 prevede che, fermo restando l’indisponibilità dei diritti previsti dal decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, l’eventuale quota aggiuntiva di ferie e/o di permessi possono essere ceduti dai lavoratori aventi diritto ad altri lavoratori dipendenti dello stesso datore di lavoro.

Tale possibilità è tuttavia consentita esclusivamente per le seguenti finalità: assistenza di figli minori che per le particolari condizioni di salute necessitano di cure costanti. Misura, condizioni e modalità per l’effettiva possibilità di disporre la cessione sono affidate ai contratti collettivi.

Specificamente è necessario attendere la regolamentazione dei contratti collettivi stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale applicabili al rapporto di lavoro.

Come si può notare qualsiasi livello di contrattazione può consentire di attuare tale previsione, ma a condizione che gli agenti negoziali stipulanti possano vantare il requisito della maggiore rappresentativa comparata sul piano nazionale.

7) Rimborsi Iva “semplificati”: ampliate le correzioni al modello TR, nuova circolare dalle Entrate

Il contribuente può presentare un successivo modello TR per correggere il quadro TD anche per nuovi motivi, prima non previsti. Dai termini di presentazione della dichiarazione integrativa, alle istanze delle società infragruppo e ancora, ai casi di esecuzione subordinata alla prestazione di garanzia.

L’Agenzia delle Entrate ha prodotto ulteriori chiarimenti sulla nuova disciplina dei rimborsi Iva introdotta per semplificare e accelerare l’erogazione delle somme dal D.L. n. 175/2014 (cd. “decreto semplificazioni”). Infatti, l’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 35/E del 27 ottobre 2015, ha risposto a vari quesiti posti su alcune questioni interpretative relative ai vecchi rimborsi ancora in corso di esecuzione alla data di entrata in vigore delle modifiche normative, sulle ipotesi di rischio che rendono obbligatoria la prestazione della garanzia e sugli effetti delle modifiche normative sulla disciplina dell’Iva di gruppo.

Dichiarazione integrativa: i tempi per presentarla. Il documento di prassi fornisce chiarimenti sui termini di presentazione dell’integrativa nel caso in cui venga variata la modalità di utilizzo del credito o apposto il solo visto di conformità/sottoscrizione alternativa.

In particolare, la circolare chiarisce che è possibile presentare la dichiarazione integrativa della dichiarazione con cui viene chiesto il rimborso entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo di imposta successivo, sia per apporre il visto di conformità sia per revocare (in tutto o in parte) l’importo originariamente chiesto a rimborso e destinarlo in compensazione o in detrazione. Vale la stessa deadline, infine, anche in caso di integrativa per aumentare l’importo chiesto a rimborso e ridurre la somma chiesta in compensazione o in detrazione.

La dichiarazione integrativa può essere utilizzata anche per produrre la dichiarazione sostitutiva con cui il contribuente autocertifica di essere “virtuoso”.

Modelli Tr “ante 2015”, l’Agenzia scioglie i dubbi: La circolare fornisce chiarimenti anche in merito a come far valere le condizioni di esonero dalle garanzie con riferimento alle richieste di rimborso trimestrale presentate per gli anni d’imposta antecedenti il 2015, sprovviste del visto di conformità o della sottoscrizione alternativa, nonché della dichiarazione sostitutiva di atto notorio, in quanto non previsti dal relativo modello.

La circolare chiarisce, inoltre, che solo relativamente al periodo transitorio, i requisiti e le condizioni previste per la presentazione della dichiarazione sostitutiva, nonché l’assenza delle condizioni soggettive di rischio, saranno valutate con riferimento alla situazione del contribuente alla data di presentazione della dichiarazione integrativa munita del visto di conformità. Se la presentazione di una dichiarazione integrativa non è necessaria, perché la dichiarazione originaria è già stata presentata con il visto di conformità, le condizioni andranno verificate alla data di presentazione della sola dichiarazione sostitutiva di atto notorio.

Cessione di azioni infragruppo, la strada per il rimborso è la garanzia:Per l’erogazione dei rimborsi Iva senza la prestazione della garanzia, è necessario che nell’anno precedente la richiesta non risultino cedute, se la richiesta di rimborso è presentata da società di capitali non quotate nei mercati regolamentati, azioni o quote della società stessa per un ammontare superiore al 50% del capitale sociale. La condizione rimane valida anche se la cessione di quote o azioni avviene nell’ambito dello stesso gruppo: il contribuente dovrà, quindi, presentare la garanzia per ottenere l’erogazione del rimborso.

Compensazioni Iva di gruppo, valgono le nuove regole: Il documento di prassi precisa, infine, che la nuova disciplina si applica anche alle garanzie prestate nell’ambito della procedura di liquidazione dell’Iva di gruppo.

Per la determinazione dell’importo oggetto della garanzia o dell’assunzione diretta dell’obbligazione, la franchigia del 10% si applica anche alle eccedenze di credito compensate nell’ambito della liquidazione Iva di gruppo, negli stessi limiti previsti per i rimborsi in procedura semplificata, ovvero fino all’importo massimo annuale, attualmente fissato a 700mila euro.

Tutti i dubbi chiariti

Con la riformulazione dell’articolo 38-bis del D.P.R. 633/1972, ad opera dell’articolo 13, del decreto semplificazioni (Dlgs 175/2014), l’ammontare dei rimborsi Iva eseguibili senza alcun adempimento è passato da 5mila a 15mila euro. Inoltre, per i rimborsi superiori a 15mila euro, non serve più la garanzia, ma basta il visto di conformità o una sottoscrizione alternativa, a meno che non si tratti di richieste particolarmente rischiose, avanzate, ad esempio, da contribuenti a inizio o a fine attività.

L’Agenzia delle Entrate è, dunque, intervenuta nuovamente sull’argomento per fare chiarezza su alcune situazioni particolari proposte dai propri uffici, stavolta con la circolare 35/E del 27 ottobre 2015.

Termini di presentazione della dichiarazione integrativa

Sia nel caso in cui è stato omesso o sbagliato il visto di conformità sia in quello dove il contribuente vuole cambiare la modalità di utilizzo del credito Iva, è possibile presentare una dichiarazione integrativa entro il termine di trasmissione della dichiarazione relativa al periodo di imposta successivo.Per quanto riguarda, invece, i rimborsi ancora in standby, chiesti prima dell’entrata in vigore delle modifiche (13 dicembre 2014) e per i quali è scaduto anche il termine per la rettifica della dichiarazione, la conformità può essere garantita da un’autonoma attestazione dell’interessato. In tal modo, suggerisce la circolare, si può anche regolarizzare la mancata apposizione del visto di conformità alla dichiarazione relativa all’anno d’imposta 2013, i cui termini di rettifica sono scaduti il 30 settembre 2015.

Dichiarazione sostitutiva

In merito alla dichiarazione sostitutiva, una sorta di autocertificazione con la quale si dimostra la solidità della propria situazione patrimoniale e finanziaria, l’Agenzia chiarisce che, a differenza di quanto avveniva in precedenza per l’attestazione della “virtuosità”, oggi non è più possibile presentarla in un momento successivo all’istanza di rimborso, la stessa, infatti, ha un suo apposito riquadro nella dichiarazione Iva o nel modello Iva Tr. La dichiarazione sostitutiva, invece, torna a vivere solo qualora sia presentata una dichiarazione correttiva/integrativa.Cessioni di azioni o quote infragruppo

Quando il rimborso è chiesto da una società parte di un gruppo, che nell’anno precedente la domanda ha ceduto azioni o quote per un ammontare superiore al 50% del capitale sociale, il requisito dell’affidabilità è perso e il rimborso è subordinato alla prestazione della garanzia, anche se l’operazione è avvenuta all’interno del gruppo.

Garanzia sì, garanzia no: come stabilirlo in caso di accertamento

L’esecuzione dei rimborsi di importo superiore a 15mila euro resta, in particolare, subordinata alla presentazione della garanzia nelle ipotesi elencate nel comma 4, lettera b) dell’articolo 38-bis, quando al contribuente sono stati notificati avvisi d’accertamento. Ebbene, nell’ambito del Registro, per determinare lo “scarto” tra dichiarato e accertato, è necessario calcolare la differenza tra l’imposta complessiva che risulta dovuta in base all’atto, considerata pari a zero in caso di omessa registrazione, e la maggiore imposta accertata. Nell’ipotesi, invece, di rettifiche relative a imposte sostitutive o a redditi a tassazione separata, lo stesso calcolo, va effettuato con riferimento alla specifica imposta accertata, tenuto conto dell’autonoma determinazione delle basi imponibili su cui sono calcolate le diverse imposte.Se, però, la rettifica comporta l’attrazione a tassazione ordinaria del reddito originariamente sottoposto a imposta sostitutiva o a tassazione separata, la verifica deve puntare all’imposta complessivamente dovuta, calcolata sulla base imponibile rettificata e, pertanto, il confronto deve tener conto di quanto già dichiarato dal contribuente anche titolo di imposta sostituiva o di tassazione separata.

Soglia dei 15mila euro e strumenti deflativi del contenzioso

La ridefinizione dalla pretesa erariale a seguito di accertamento con adesione, conciliazione giudiziale o reclamo/mediazione, avvenuta anche dopo la richiesta di rimborso, comporta una nuova verifica del raggiungimento della soglia dei 15mila euro di rimborso oltre la quale, nei casi previsti dalla norma, occorre presentare garanzia (comma 4, lettera b). Gli istituti deflativi del contenzioso, infatti, rideterminano in modo definitivo il debito con il Fisco e i relativi avvisi di accertamento e verifiche vanno considerati (o meglio, non considerati), ai fini degli atti notificati nei due anni precedenti all’istanza di rimborso, come quelli annullati in autotutela o risolti con sentenza definitiva favorevole al contribuente. In pratica, per il calcolo, devono essere messi da parte gli importi inizialmente “pretesi” dall’Erario.

Sempre a proposito di tale soglia e dei procedimenti da considerare per il limite dei 15mila euro, la circolare chiarisce che il perfezionamento dell’atto di adesione ai rilievi dell’ufficio finanziario comunicati al contribuente tramite invito al contraddittorio o a quanto emerso dal Pvc (ovvero il pagamento della pretesa erariale), equivale alla notifica dell’avviso di accertamento anche se questa non è avvenuta. L’atto accerta in modo definitivo, infatti, di per sé, esattamente quanto dovuto dal contribuente.

Cauzioni in titoli di Stato, interessi fuori dalla garanzia

Rivista, rispetto alla circolare 32/2014, la valenza degli interessi per la ritardata erogazione dei crediti, nei casi in cui la garanzia sia in titoli di Stato. Sulla scia della motivazioni che hanno portato al nuovo 38-bis, l’Amministrazione finanziaria chiarisce che, come già precisato nel provvedimento dello scorso 26 giugno con il quale è stato approvato il modello per il rilascio della polizza fideiussoria o fideiussione bancaria, gli interessi per il ritardo nell’esecuzione dei rimborsi in procedura semplificata non confluiscono nella somma da garantire.

Situazione sul rimborso trimestrale ante 2015

Senza garanzia, i rimborsi Iva trimestrali antecedenti il 2015, richiesti con modello Tr sprovvisto di visto di conformità o sottoscrizione alternativa, a condizione che dette istanze siano indicate nelle relative dichiarazioni annuali (fino a quella riguardante l’anno d’imposta 2014) munite di visto di conformità o di sottoscrizione alternativa.

La nuova normativa richiede, però, un atto di notorietà che attesti la sussistenza dei requisiti patrimoniali e contributivi necessari per ricevere gli importi a credito senza cauzione.

Per i rimborsi trimestrali precedenti il 2014, l’autocertificazione può essere consegnata all’ufficio delle Entrate o all’agente della riscossione competente, allegando la fotocopia del documento di identità del soggetto legittimato a sottoscriverla, sempreché, naturalmente, non si tratti di un contribuente considerato a “rischio” a causa del suo stato patrimoniale o fiscale e, quindi, tagliato fuori dalla procedura semplificata. A proposito di rischio, la circolare precisa che, nel periodo transitorio, i requisiti e le condizioni previsti per la presentazione della dichiarazione sostitutiva, saranno verificate con riferimento alla situazione del contribuente alla data di presentazione della dichiarazione integrativa munita del visto di conformità. In caso di dichiarazione originaria già provvista di visto, i requisiti andranno accertati alla data di presentazione della sola dichiarazione sostitutiva di atto notorio.

I rimborsi trimestrali 20014 potranno, invece, essere incassati senza garanzia se la dichiarazione annuale è completa, e cioè con visto di conformità o sottoscrizione alternativa e con attestazione del possesso dei requisiti patrimoniali e contributivi.

Gli interessi eventualmente sospesi per mancanza di cauzione, riprendono, in caso di rimborsi trimestrali 2014, dalla presentazione della dichiarazione annuale "al completo", e dalla data di presentazione dell’autocertificazione per le richieste riguardanti i rimborsi ante 2014.

Ampliate le correzioni al quadro TD

Il contribuente ha la possibilità di presentare un successivo modello TR per correggere il quadro TD anche per motivi diversi dalla conversione del credito da rimborso a compensazione e viceversa. Oltre a queste due ipotesi, chiarite con risoluzione 99/2014, la circolare in esame, infatti, ritiene che possano essere corrette anche le indicazioni che riguardano il presupposto per ottenere il rimborso, i requisiti per l’esonero della garanzia e l’erogazione prioritaria. Riguardo la possibilità di ottenere i rimborsi di importo superiore a 15mila euro senza garanzia, la circolare chiarisce che il nuovo modello dovrà essere munito di visto di conformità o sottoscrizione alternativa da parte dell’organo di controllo e dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà contenente i requisiti patrimoniali e contributivi. Per quanto riguarda la questione del calcolo degli interessi, in caso di presentazione del modello TR oltre i termini, la circolare precisa che gli interessi decorrono dal giorno 20 del mese successivo alla data di presentazione della nuova istanza, nel rispetto del margine di tempo riconosciuto agli uffici per l’esecuzione dei rimborsi tempestivamente presentati.

Dichiarazione sostitutiva del rappresentante

Se l’istanza di rimborso è presentata dal rappresentante fiscale, la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che attesta la solidità patrimoniale, per accedere ai rimborsi over 15mila, può essere presentata dallo stesso rappresentante fiscale, se il titolare del credito è un cittadino Ue oppure appartenga a uno Stato che abbia stipulato con l’Italia una convenzione che preveda la produzione della dichiarazione sostitutiva. Negli altri casi, la solidità patrimoniale sarà attestata dalle autorità dello Stato estero tramite attestati tradotti in lingua italiana e autenticati dalle autorità consolari italiane.

Le garanzie valgono anche per il “gruppo”

Infine, la circolare precisa che tutti gli adempimenti per ottenere i rimborsi Iva, compresa la disciplina sulle garanzie (articolo 38-bis Dpr 633/1972), sono estesi alle procedure di liquidazione dell’Iva di gruppo. In particolare, l’Agenzia chiarisce che la franchigia del dieci per cento prevista dall’articolo 21 decreto Mef n. 567/1993 (“Non devono essere prestate specifiche garanzie per l'erogazione dei rimborsi, il cui ammontare risulti non superiore al dieci per cento dei complessivi versamenti eseguiti nei due anni precedenti la data della richiesta e registrati nel conto fiscale,…”) si applica anche alle eccedenze di credito compensate nell’ambito della liquidazione Iva di gruppo, negli stessi limiti previsti per i rimborsi semplificati, cioè, attualmente, fino a 700mila euro (articolo 34, comma 1, legge 388/2000). Se le società aderenti al gruppo applicano la franchigia per un importo superiore a 700mila euro, l’Ufficio procede al recupero della parte eccedente non garantita, a meno che il contribuente non provveda a un’integrazione tramite fideiussione bancaria.

8) F24: istituita nuova codifica nel flusso Uniemens

Istituito nel flusso Uniemens un nuovo codice. Questo mediante il messaggio dell’Inps n. 6579 del 27 ottobre 2015.

La Cassa di Assistenza Sanitaria Integrativa per i Lavoratori degli Studi Professionali (CADIPROF), già convenzionata con l’Istituto per la riscossione dei contributi da destinare al finanziamento del Sistema Bilaterale (circolari n.71/2006 e n.39/2011), in data 27 marzo 2013 ha aderito al nuovo testo di convenzione, di cui alla determinazione presidenziale n. 13 del 18 gennaio 2013.

La Cadiprof, a sua volta, è obbligata, in virtù di quanto espressamente previsto dall’art. 13 del CCNL Studi Professionali (allegato) a riversare all’Ente Bilaterale Nazionale di Settore EBIPRO una quota parte di tale contributo, determinata in misura fissa dal contratto stesso.

Per favorire la corretta ripartizione delle due componenti, viene istituito nel flusso Uniemens, in corrispondenza dell’elemento<CodConv> , di <Conv> di <ConvBilat>,il nuovo codice “ASSB” avente il significato di “quota individuale di competenza EBIPRO”.

In corrispondenza dell’elemento <Importo> va evidenziata la sola quota parte del contributo, in capo al singolo lavoratore, di pertinenza dell’ente bilaterale; la restante quota, di competenza della CADIPROF, deve continuare ad essere indicata con il codice “ASSP” attualmente in uso.

Non risulta necessaria alcuna modifica relativa alle specifiche di compilazione del modello F24 in quanto il versamento rimane unificato in capo al già esistente codice tributo “ASSP”.

Vincenzo D’Andò