Diario fiscale quotidiano del 27 ottobre 2015: il modello F24 si può correggere trmite il servizio civis

Pubblicato il 27 ottobre 2015



con la Certificazione unica niente più modello 770 semplificato?; dirigenti decaduti: la carenza si rileva con il ricorso introduttivo; nel caso di morosità dell’inquilino non è dovuta l’Iva sui canoni di locazione; le spese comuni di studio non possono essere interamente dedotte dall’intestatario delle utenze; il concessionario della riscossione può notificare direttamente la cartella di pagamento; facilmente modificabile il modello unificato di pagamento con il nuovo servizio: Civis F24; datori di lavoro agricolo: cumulabilità esonero triennale e riduzioni contributive per zone montane e svantaggiate; illustrazione della disciplina sulle nuove sanzioni penali; il governo ha cambiato alla radice il modo di contrastare l’evasione fiscale; fatturazione elettronica IVA: precisazioni dell’Agenzia delle entrate

 

 Indice:

 1) Con la Certificazione unica niente più modello 770 semplificato ?

 2) Dirigenti decaduti: la carenza si rileva con il ricorso introduttivo

 3) Nel caso di morosità dell’inquilino non è dovuta l’Iva sui canoni di locazione

 4) Le spese comuni di studio non possono essere interamente dedotte dall’intestatario delle utenze

 5) Il concessionario della riscossione può notificare direttamente la cartella di pagamento

 6) Facilmente modificabile il modello unificato di pagamento con il nuovo servizio: Civis F24

 7) Datori di lavoro agricolo: cumulabilità esonero triennale e riduzioni contributive per zone montane e svantaggiate

 8) Illustrazione della disciplina sulle nuove sanzioni penali

 9) Il governo ha cambiato alla radice il modo di contrastare l’evasione fiscale

 10) Fatturazione elettronica IVA: precisazioni dell’Agenzia delle entrate

 

 

1) Con la Certificazione unica niente più modello 770 semplificato ?

Secondo quanto andrebbe a prevedere il disegno di legge stabilità, dal 2016, il sostituto d’imposta che invia all’Agenzia delle entrate la Certificazione unica con le ritenute relative ai redditi dei lavoratori (dipendenti ed autonomi) non dovrebbe più duplicare l’operazione d'invio, essendo le due trasmissioni equiparabili.

Vi sarebbe anche uno stop alle duplicazioni anche per le spese mediche da inserire nel 730: al Fisco dovrebbero bastare le sole informazioni trasmesse da medici, ospedali e farmacie tramite il Sistema tessera sanitaria per adempiere ai fini previsti dallo spesometro che oscurerà però, per motivi di privacy, le specifiche delle prestazioni mediche eseguite.

Occorre aspettare il provvedimento definitivo per saperne molto di più.

Da febbraio canone Rai in bolletta ?

Per il canone Rai si pagheranno 100 euro in bolletta e in unica soluzione da febbraio ?. Mentre se il contratto della luce è intestato a una persona diversa del detentore della televisione il canone lo pagherà quest'ultimo ma con il conto corrente postale. Sarebbe questo uno dei chiarimenti, per il pagamento del canone tv nella bolletta elettrica, che è contenuto nella relazione illustrativa della legge di Stabilità trasmessa il 23 ottobre scorso al Quirinale e in Parlamento.

Invero, sul canone Rai si continua a registrare un susseguirsi di notizie giornaliere che cambiano continuamente i contenuti del futuro provvedimento.

 

2) Dirigenti decaduti: la carenza si rileva con il ricorso introduttivo

Nel contenzioso tributario, la nullità dell’avviso di accertamento per il vizio di firma del dirigente decaduto non è rilevabile d’ufficio. Pertanto, la decadenza deve essere fatta notare già nel ricorso introduttivo, ovvero innanzi la Commissione Tributaria Provinciale.

Ma non solo: l’accertamento fiscale è valido anche quando al contribuente vengono concessi solo 15 giorni e non 60 per fornire chiarimenti, nonostante l’invito sia consegnato a mano dalla Guardia di finanza in sede di ispezione.

E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 21615 del 23 ottobre 2015, ha respinto il ricorso di un avvocato.

Sul fronte del rispetto della dibattuta questione dei cosiddetti falsi dirigenti la sezione tributaria rende una motivazione più precisa e chiarisce che sull’eccezione di nullità dell’accertamento sollevata dal contribuente, avanzata, per la prima volta, in Cassazione, sono stati invocati gli effetti invalidanti, a suo dire rilevabili anche d’ufficio, della recente declaratoria d’illegittimità costituzionale di taluni strumenti normativi d’inquadramento dirigenziale del personale dell’Agenzia delle entrate. Ma per la Cassazione, sul piano processuale, “la pretesa nullità dell’avviso di accertamento per l’asserita carenza dei requisiti (soggettivi) indicati nell’art. 42 del Dpr 600/1973 e nell’art. 56 del Dpr 633/1972 non è rilevabile d’ufficio e la relativa questione, se non prospettata nel giudizio di primo grado, o più esattamente nel ricorso introduttivo, non può essere introdotta successivamente. Restano, dunque, ferme le preclusioni che derivano del peculiare regime di carattere impugnatorio del processo tributario.

 

3) Nel caso di morosità dell’inquilino non è dovuta l’Iva sui canoni di locazione

Come è noto, in relazione all’imposta sul reddito, i canoni derivanti dalla locazione di immobili devono essere dichiarati anche quando non sono stati percepiti, adesso, invece, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21621 del 23 ottobre 2015, ha stabilito che per l’Iva rileva l’incasso del corrispettivo e, pertanto, in caso di mancato pagamento da parte del conduttore del canone di locazione, la società locatrice non deve emettere fattura e, quindi, non paga Iva.

La vicenda è scaturita dalla controversia instaurata da una società che non aveva percepito i canoni relativi a un locale commerciale.

Per la C.T.R., la società avrebbe dovuto dichiarare i canoni, anche ai fini delle imposte sui redditi, solamente al momento del pagamento.

Ovviamente, l’Agenzia delle entrate non si era dimostrata favorevole a tale tesi.

Per cui il caso è arrivato in Cassazione, la quale Corte ha osservato che “per le locazioni, vere e proprie prestazioni di servizi nell'imposizione indiretta e armonizzata sul valore aggiunto, il momento impositivo coincide con l’incasso del corrispettivo. Perciò, in caso di morosità del conduttore, il locatore non è tenuto a emettere fattura”.

Ai fini dell’imposta sui redditi, invece, per le locazioni d’immobili non abitativi, il legislatore tributario ha previsto la regola generale secondo cui i redditi fondiari sono imputati al possessore indipendentemente dalla loro percezione. Per cui per il reddito da locazione non è richiesta, ai fini dell’imponibilità del canone, la materiale percezione del provento. Dunque, il relativo canone va dichiarato, anche se non percepito, nella misura in cui risulta dal contratto di locazione fino a quando non intervenga una causa di risoluzione del contratto medesimo. Peraltro, tutto questo è stato avallato dalla Corte costituzionale.

 

4) Le spese comuni di studio non possono essere interamente dedotte dall’intestatario delle utenze

In caso di studio in condivisione con altri professionisti, l'avvocato titolare non può dedurre integralmente dal suo reddito le spese comuni relative a servizi di cui hanno usufruito in proporzione anche gli altri utilizzatori dello studio. Non è ammessa neppure la deduzione parziale delle predette spese in assenza di documentata ripartizione dell'apporto dei colleghi all'attività professionale svolta.

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 16035 del 29 luglio 2015 è ritornata sulla questione del riaddebito ai colleghi delle spese dello studio professionale per l’uso in comune dei locali, stabilendo che il professionista non può dedurre dal suo reddito le spese comuni dello studio senza indicare la ripartizione e l’apporto dei colleghi nell’attività svolta. Nel caso di specie, l’Agenzia delle entrate notificava a un professionista (avvocato) un avviso di accertamento, con il quale, tra l’altro, venivano sottoposti a tassazione circa 31.000 euro a titolo di spese comuni dello studio legale per via del fatto che le stesse non erano state riaddebitate agli altri professionisti ma dedotte integralmente dal contribuente intestatario delle utenze. Secondo la Suprema Corte l’integrale imputazione dei costi a uno solo dei professionisti realizzerebbe una sorta di liberalità diretta, pacificamente indeducibile.

 

5) Il concessionario della riscossione può notificare direttamente la cartella di pagamento

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 21558 del 2015 ha dato l’ok alla notifica diretta da parte del concessionario della cartella esattoriale.

Per cui, in tema di riscossione delle imposte, la notifica della cartella esattoriale può avvenire anche mediante invio diretto, da parte del concessionario, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, questo poiché la normativa prevede una modalità di notifica, integralmente affidata al concessionario stesso e all'ufficiale postale, alternativa rispetto a quella della prima parte della medesima disposizione e di competenza esclusiva dei soggetti ivi indicati. Ne consegue che, in tal caso, la notifica si perfeziona con la ricezione del destinatario, alla data risultante dall'avviso di ricevimento, senza necessità di un'apposita relata, visto che è l’ufficiale postale a garantirne, nell’avviso, l’esecuzione effettuata su istanza del soggetto legittimato e l’effettiva coincidenza tra destinatario e consegnatario della cartella.

Così per la Corte di Cassazione, nell’ordinanza n. 21558 del 2015, la notifica della cartella esattoriale può avvenire anche mediante invio diretto, da parte del concessionario, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento.

Il fatto trae origine dal contenzioso instaurato tra il concessionario della riscossione tributi ed un contribuente. Il contribuente impugnava l’intimazione di pagamento relativa a multe e spese di giustizia, oltre interessi e sanzioni, deducendone sotto vari profili l’illegittimità. Il giudice di primo grado rigettava l’opposizione con sentenza impugnata dalla parte contribuente innanzi alla CTR che confermava la decisione impugnata rilevando la correttezza della notificazione della cartella di pagamento prodromica all’intimazione, giacché effettuata dal concessionario con le forme dell’art. 26, D.P.R. n. 602/1973.

Notifica della cartella esattoriale: intervento delle sezioni unite

Per meglio inquadrare la questione della “regolarità della notifica della cartella diretta per posta da parte di Equitalia”, è giusto fornire un quadro degli orientamenti succedutisi nell’ambito della Giurisprudenza di merito e di legittimità.

Quanto alla prima, si è fatto strada, presso numerose Commissioni Provinciali e Regionali, il principio per cui “La cartella esattoriale e gli atti autonomamente impugnabili ex art. 19 del D.lgs n. 546/92, non possono mai essere notificati direttamente dall’agente della riscossione con la modalità della spedizione attraverso il servizio postale con raccomandata con avviso di ricevimento, essendo sempre necessario l’intervento dei soggetti tassativamente previsti ed abilitati dall’art. 26, primo comma, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Ufficiali della riscossione, altri soggetti abilitati dal concessionario nelle forme previste dalla legge, ovvero previa eventuale convenzione tra comune e concessionario dai messi comunali, o dagli agenti della polizia municipale).

Quale logica conseguenza: ogni atto notificato direttamente dall’agente della riscossione sarà giuridicamente inesistente” (ex multis CTP di Campobasso, sez.I, n. 219/01/2012 del 20/12/2012; CTP di Vicenza, sez.VII, n. 37 del 23 aprile 2012; CTP di Pescara, sez. IV, n. 743 del 3 novembre 2010; CTR di Catanzaro, sez. VI, n. 157/06/2012 del 19 dicembre 2012; CTR dell’Abruzzo, n. 3/10/10 del 9 luglio 2009).

Giova evidenziare che la fonte normativa in tema di notifiche a mezzo posta, risiede proprio nel disposto di cui all’art. 26, primo comma, del D.P.R. n. 602 del 29 settembre 1973, rubricato “notificazione della cartella di pagamento” che, a seguito delle ultime modifiche del 2001 così recita: “la cartella è notificata dagli ufficiali della riscossione o da altri soggetti abilitati dal concessionario nelle forme previste dalla legge ovvero, previa eventuale convenzione tra comune e concessionario, dai messi comunali o dagli agenti della polizia municipale. La notifica può essere eseguita anche mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento; in tal caso la cartella è notificata in plico chiuso e la notifica si considera avvenuta nella data indicata nell’avviso di ricevimento sottoscritto da una delle persone previste dal secondo comma o dal portiere dello stabile dov’è l’abitazione, l’ufficio o l’azienda”.

Secondo l’orientamento più favorevole al contribuente il significato delle parole del legislatore è chiaro ed inequivocabile: l’esclusione per il concessionario dalla possibilità di notificazione mediante invio diretto della lettera raccomandata con avviso di ricevimento.

Il nodo della querelle in corso da anni riguarda proprio la qualifica del soggetto che effettua la notifica.

La validità della stessa sarebbe inficiata dalla “non abilitazione” dei soggetti notificanti: in una moltitudine di casi, invero, la notifica a mezzo posta è effettuata – in modo del tutto illegittimo e non conforme alla normativa sul tema – direttamente dall’agente della riscossione, tramite raccomandata a.r.

Tale procedura risulterebbe totalmente illegittima poiché non tiene minimamente conto della normativa in vigore, inficiando così la legittimità dell’intero atto notificato, configurandone la totale inesistenza.

Risulta, quindi, di fondamentale importanza, ai fini della validità della procedura di notifica degli atti giudiziari, nella specie della cartella di pagamento, il ruolo ricoperto dagli “agenti notificatori”.

Recentemente, sono intervenute sull’argomento le Sezioni Unite, le quali, riesaminando la questione, hanno escluso che l’avviso di ricevimento si elemento costitutivo del procedimento di notificazione, sostenendo che valga come prova dell’intervenuto perfezionamento del procedimento notificatorio (Cass., S.U., 17 gennaio 2013, n. 1091).

Ciò presuppone che la compilazione dell’avviso di ricevimento da parte dell’ufficiale postale documenta la fase della consegna, demandata al soggetto che agisce come ausiliario dell’agente notificatore. E l’intervento di quest’ultimo non può essere provato che dalle risultanze della relata, elemento essenziale per la giuridica esistenza della notificazione a mezzo posta non eseguita, e non eseguibile, direttamente, ma tramite un agente notificatore all’uopo abilitato.

La sopracitata pronuncia supera l’orientamento che si era fatto strada in tema di nullità della notifica della cartella esattoriale per posta da parte della giurisprudenza tributaria di merito.

La Suprema Corte afferma la legittimità della notifica diretta da parte del concessionario della riscossione, che può, dunque, notificare direttamente mediante raccomandata con ricevuta di ritorno la cartella di pagamento Equitalia, senza che vi siano ulteriori adempimenti da parte dell’agente delle Poste, a parte la sottoscrizione nel registro della corrispondenza e dell’avviso di ricevimento.

La Corte di Cassazione ha, altresì, affermato che la mancata indicazione nell’avviso di ricevimento delle generalità della persona a cui è stata consegnata la cartella esattoriale e l’eventuale illeggibilità della sottoscrizione del medesimo avviso non comportano nullità della cartella.

 

6) Facilmente modificabile il modello unificato di pagamento con il nuovo servizio: Civis F24

Il canale telematico Civis si arricchisce di un nuovo servizio: Civis F24. Dal 26 ottobre 2015 con un click si può modificare il modello di pagamento. Sul canale YouTube delle Entrate un video spiega come fare. Correggere in modo semplice, comodo e rapido un modello F24 è ora possibile. A partire da oggi, infatti, se un contribuente si accorge di aver commesso un errore pagando le imposte con il modello di versamento F24, può modificarlo direttamente online, inviando una richiesta tramite il canale Civis. Per vedere come funziona, si può andare sul canale YouTube delle Entrate, www.youtube.com/Entrateinvideo, dove è presente il filmato che spiega il servizio in modo semplice e veloce e chiarisce i casi e le modalità di utilizzo. Una volta entrato nel canale Civis F24, il cittadino può ricercare il versamento da variare, inserire le modifiche e inviare la richiesta. Gli utenti Civis, se lo desiderano, possono ricevere gratuitamente l’avviso della conclusione della pratica tramite sms o e-mail e consultare online l’esito della richiesta di modifica.

Come si accede al nuovo servizio

Per accedere al servizio Civis F24 è sufficiente essere abilitati ai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Fisconline o Entratel, per i professionisti che operano per conto dei loro assistiti) e selezionare l’apposito link “Richiesta modifica F24”. La lavorazione della modifica del modello è molto rapida ed è possibile consultare online lo stato delle richieste presentate. Attivando l’apposito servizio, è inoltre possibile essere avvisati della conclusione della lavorazione direttamente con un sms o con una mail. Infine, sul sito internet delle Entrate è disponibile una guida al servizio in cui vengono descritti tutti i passaggi da seguire per compiere l’operazione.

Cosa è Civis

Civis è il canale telematico di assistenza dell’Agenzia delle Entrate. Il canale fornisce assistenza sulle comunicazioni di irregolarità, sugli avvisi telematici e sulle cartelle di pagamento e, inoltre, consente la presentazione dei documenti per il controllo formale. I servizi offerti consentono di ottenere una assistenza qualificata e puntuale, con il vantaggio sia per il cittadino che per il professionista di non doversi recare in ufficio.

Il video sul canale YouTube

Disponibile, da ieri, sul canale Youtube dell’Agenzia un nuovo video in cui si presenta il servizio e i suoi vantaggi. Nei prossimi giorni sarà pubblicato anche un vero e proprio tutorial, che illustrerà i passi da compiere e le operazioni che è possibile effettuare con Civis F24. Anche questo video è stato realizzato dall’Agenzia a costo zero e risulta accessibile gratuitamente a tutti i contribuenti grazie all’utilizzo di sottotitoli in italiano e nelle principali lingue straniere.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 167 del 26 ottobre 2015)

 

7) Datori di lavoro agricolo: cumulabilità esonero triennale e riduzioni contributive per zone montane e svantaggiate

L’Inps ha pubblicato il messaggio n. 6533 del 23 ottobre 2015, con il quale informa circa la non cumulabilità, per i datori di lavoro agricolo dell’esonero triennale (previsto dalla Legge di Stabilità 2015 – ex art. 1, co. 119, Legge 23 dicembre 2014, n.190) e le riduzioni contributive per zone montane e svantaggiate (previste dall’art. 9 Legge 67/1988).

L’Istituto è arrivato a tale conclusione dopo la risposta fornita dal Ministero del Lavoro.

Pertanto, l’Inps procederà ad applicare i conseguenti criteri di tariffazione e a ricalcolare i contributi relativi al primo trimestre 2015, affinché per i lavoratori ammessi al beneficio:

– per le giornate lavorate in zona ordinaria, si applichi l’esonero triennale ex art. 1, co. 119, L. 190/2014;

– mentre per le giornate lavorate in zone montane o svantaggiate, si applichino le riduzioni contributive di cui all’art. 9 L. 67/1988.

 

8) Illustrazione della disciplina sulle nuove sanzioni penali

A seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n. 233 del 7 ottobre 2015 del Decreto Legislativo n. 158 del 24 settembre 2015 che riscrive il sistema sanzionatorio (penale, oltre che amministrativo), in attuazione della delega fiscale, le modifiche nella dis­ciplina penale sono già entrate in vigore dal 22 ottobre 2015.

Ecco l’illustrazione delle modifiche che interessano l’omesso pagamento (di ritenute, IVA e indebita compensazione) e quelle che interessano le dichiarazioni (non più solo annuali, salvo che per quelle infedeli) relative a imposte sui redditi e IVA.

Omesso pagamento

Fattispecie

Modifiche

Riferimento

Omesso   versamento di ritenute

Rilevano   le ritenute anche se solo indicate come dovute nella dichiarazione dei   sostituti (anche se non certificate). La soglia di punibilità aumenta a   150.000 euro (anziché a 50.000 euro)

 

Omesso   versamento di IVA

Viene   innalzata la soglia di punibilità a 250.000 euro (anziché 50.000 euro)

 

Indebita   compensazione

Per   l’utilizzo in compensazione di crediti inesistenti per un importo superiore a   50.000 euro viene innalzata la reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni   (anziché da 6 mesi a 2 anni)

 

 

Dichiarazioni

Fattispecie

Modifiche

Riferimento

Dichiarazione   fraudolenta mediante utilizzo di fatture o altri documenti per operazioni   inesistenti

La   reclusione, inizialmente stabilita solo se la violazione si concretizzava   nell’indicazione di tali documenti in una dichiarazione annuale, ora si   applica anche quando la violazione interessa qualsiasi altra dichiarazione   rilevante per tali imposte (non solo per le dichiarazioni annuali)

 

Dichiarazione   fraudolenta mediante altri artifici

Per   la commissione dell’illecito non rileva più che la violazione sia attuata   mediante una falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie,   ma che si compiano operazioni simulate oggettivamente e soggettivamente (1) o   che ci si avvalga di documenti falsi (2) o di altri mezzi fraudolenti (3)   idonei ad ostacolare l’accertamento e ad indurre in errore l’AF.

Rileva   inoltre non solo l’indicazione in dichiarazione (non più solo in quella   annuale) di elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo o   di elementi passivi fittizi, ma anche di crediti e ritenute fittizi.

Le   soglie di punibilità in valore assoluto sono innalzate da 1.000.000 a   1.500.000 euro e, nel caso dell’indicazione, in diminuzione dell’imposta, di   crediti e ritenute fittizi, l’ammontare di questi ultimi superiore al 5%   dell’imposta medesima o pari almeno a 30.000 euro

 

Dichiarazione   infedele

Gli   elementi passivi che rilevano ai fini della commissione dell’illecito non   sono più quelli fittizi ma quelli inesistenti (quindi i costi realmente   sostenuti non sono più penalmente sanzionabili).

Le   soglie di punibilità in valore assoluto sono innalzate: l’imposta evasa (4)   deve essere superiore a 150.000 euro (non più 50.000 euro) e l’ammontare   complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione sottratti   all’imposizione deve essere superiore a 3.000.000 euro (non più 2.000.000   euro).

La   non corretta classificazione, valutazione di elementi attivi o passivi   oggettivamente esistenti, rispetto ai quali i criteri applicati sono stati   indicati in bilancio o in altra documentazione rilevante ai fini fiscali, la   violazione dei criteri di determinazione dell’esercizio di competenza, la non   inerenza, la non deducibilità di elementi passivi reali non sono considerati   per accertare l’illecito.

Fuori   dai casi appena descritti, le valutazioni che, singolarmente considerate,   differiscono in misura inferiore al 10% da quelle corrette, non danno luogo a   fatti punibili e non sono considerate ai fini della determinazione delle   soglie di punibilità previste dalla norma (dei 150.000 euro e dei 3.000.000   euro)

 

Dichiarazione   omessa

La   dichiarazione rilevante non è più solo quella annuale. Rilevano infatti tutte   le dichiarazioni relative a imposte sui redditi, IVA e anche quella di   sostituto d’imposta (novità), quando, l’imposta evasa o la ritenuta non   versata è superiore a 50.000 euro (soglia innalzata per imposte sui redditi e   IVA rispetto alla precedente di 30.000 euro).

La   sanzione della reclusione è incrementata e va da 1 anno e 6 mesi a 4 anni   (rispetto alla precedente che andava da 1 anno a 3 anni)

 

1) Tali si intendono, secondo la nuova definizione   inserita dal decreto di revisione del sistema sanzionatorio (art. 1 c. 1   lett. d) D.Lgs. 158/2015), le operazioni apparenti, diverse da quelle che   configurano abuso del diritto, poste in essere con la volontà di non   realizzarle in tutto o in parte ovvero le operazioni riferite a soggetti   fittiziamente interposti (art. 1 c. 1 lett. g-bis) D. Lgs. 74/ 2000).

2) I documenti falsi rilevano quando sono registrati   nelle scritture contabili obbligatorie o sono detenuti ai fini di prova nel   confronti dell’AF.

3) La mera violazione di obblighi di fatturazione e   annotazione degli elementi attivi nelle scritture contabili o la sola   indicazione nelle fatture o nelle annotazioni di elementi attivi inferiori a   quelli reali non costituiscono mezzi fraudolenti ai fini della commissione   dell’illecito sanzionabile. Per “mezzi fraudolenti” si intendono, secondo la   nuova definizione inserita dal decreto di revisione del sistema sanzionatorio   (art. 1 c. 1 lett. d) D.Lgs. 158/2015), le condotte artificiose attive nonché   quelle omissive realizzate in violazione di uno specifico obbligo giuridico,   che determinano una falsa rappresentazione della realtà (art. 1 c. 1 lett.   g-ter) D. Lgs. 74/2000).

4) Secondo la nuova definizione inserita dal decreto di   revisione del sistema sanzionatorio (art. 1 c. 1 lett. c) D.Lgs. 158/2015),   non si considera imposta evasa quella teorica e non effettivamente dovuta   collegata a una rettifica in diminuzione di perdite dell’esercizio o di   perdite pregresse spettanti e utilizzabili (art. 1 c. 1 lett. f) D. Lgs.   74/2000).

 

9) Il governo ha cambiato alla radice il modo di contrastare l’evasione fiscale

L'Agenzia delle Entrate sta dando attuazione al nuovo modello che incentiva gli adempimenti spontanei.

Il contrasto all’evasione fiscale è una priorità del Governo, indispensabile per recuperare risorse finanziarie utili a ridurre il livello medio dell’imposizione fiscale.Le misure specifiche e le novità introdotte nei venti mesi di azione del Governo sono numerose e pressoché ignorate dal dibattito pubblico (attuazione della delega fiscale, incrocio delle banche dati, dichiarazione dei redditi online precompilata, fatturazione elettronica, reverse charge e split payment, accordi bilaterali, accordi multilaterali, voluntary disclosure).

In questo contesto l’Agenzia delle Entrate svolge un ruolo cruciale. Le competenze maturate e consolidate dal personale e dalla dirigenza costituiscono un patrimonio che il Governo intende salvaguardare. Lo spirito di dedizione e l’esecuzione dei doveri d’ufficio lontano dai riflettori che il personale ha mostrato in tante occasioni deve continuare a essere di esempio per chiunque operi al servizio del cittadino e dell’interesse pubblico.

Nel contesto di immutata stima nel direttore Rossella Orlandi, questo Ministero è impegnato nell’attività di rafforzamento organizzativo e operativo dell’Agenzia delle Entrate, anche grazie al contributo delle valutazioni chieste a FMI e OCSE in merito a modelli efficaci nella realizzazione di un rapporto cooperativo tra contribuente e amministrazione fiscale secondo le migliori pratiche che emergono dalla comparazione internazionale.

Le principali iniziative del Governo per modificare alla radice l’attività di contrasto all’evasione fiscale e di incentivazione all’adempimento spontaneo.

Riforma fiscale su delega del Parlamento. Il Governo ha dato attuazione alla delega fiscale (L. 23/2014) modificando la normativa nel senso di renderla più chiara e non equivocabile, così da prevenire comportamenti abusivi e margini di interpretazione; in un contesto di maggiore chiarezza l’amministrazione fiscale svolge un ruolo nuovo, in cui non aspetta il contribuente al varco ma al contrario propone un confronto in presenza di dati anomali prima di procedere con procedimenti sanzionatori.

L’incrocio delle banche dati. Con la legge di stabilità per il 2015 sono state introdotte le norme per il cosiddetto “controllo cambia-verso” che promuovono l’incrocio delle banche-dati, grazie al quale l’Agenzia delle Entrate può segnalare ai contribuenti problemi di adempimento prima di attivare il processo sanzionatorio, in modo da incentivare l’adempimento spontaneo. Il risultato più evidente di questa novità è la comunicazione dell’Agenzia delle Entrate a più di 500mila contribuenti dei quali non risulta pervenuta la dichiarazione dei redditi 2014: in questo modo i contribuenti hanno l’opportunità di mettersi in regola rapidamente, spontaneamente e con una sanzione molto contenuta anziché diventare oggetto di una procedura amministrativa molto onerosa.

Dichiarazione dei redditi online precompilata. Con l’introduzione nel 2015 della dichiarazione online precompilata per i redditi del 2014 si è fatto un grande passo avanti nel rapporto collaborativo tra fisco e contribuenti. La trasmissione digitale della dichiarazione ha consentito di rendere efficace il controllo incrociato sulle banche dati per individuare contribuenti che avrebbero dovuto dichiarare redditi 2014 ma non lo hanno fatto.

Fatturazione elettronica. L’obbligo di fatturazione elettronica introdotto nei confronti delle pubbliche amministrazioni centrali nel giugno 2014 ed estesa a tutte le pubbliche amministrazioni a marzo di quest’anno consente all’amministrazione fiscale di avere visibilità su tutto quanto è fatturato in termini di fornitura alle diverse articolazioni dello Stato.

Reverse charge e split payment. L’introduzione di queste modalità di versamento dell’IVA a decorrere dall’1 gennaio 2015 ha consentito all’erario di registrare un maggior gettito di questa imposta stimato nell’ordine di 1 miliardo di euro nell’anno.

Voluntary disclosure. La collaborazione volontaria dei contribuenti italiani che detengono capitali all’estero non dichiarati è un procedimento che consente di regolarizzare queste posizioni a fronte del pagamento di imposte eventualmente evase. L’attivazione della procedura da parte del contribuente consente di evitare alcune conseguenze dell’eventuale evasione salvo casi di autoriciclaggio.Accordi bilaterali contro l’evasione internazionale. In questi 20 mesi sono stati ratificati 8 accordi bilaterali e sottoscritti nuovi accordi bilaterali con 9 giurisdizioni fiscali per adeguare gli accordi contro la doppia imposizione in modo da renderli più efficaci contro l’evasione fiscale e la migrazione di capitali.Accordi multilaterali contro l’evasione internazionale. L’Italia è stata tra i promotori dei protocolli di scambio automatico di informazioni tra amministrazioni fiscali grazie ai quali sarà possibile individuare contribuenti italiani che tentano di occultare al fisco patrimoni costituiti all’estero evadendo le imposte.

Accordi multilaterali contro l’elusione fiscale. Le società multinazionali hanno la possibilità di trasferire costi e profitti tra le diverse filiali così da trarre vantaggio dalla diversità dei sistemi fiscali dei paesi in cui operano. L’Italia ha aderito al piano d’azione dell’OCSE contro il fenomeno di base erosion e profit sharing.Evoluzione delle agenzie fiscali. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha incaricato il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) di effettuare una valutazione del modello delle agenzie fiscali in chiave comparativa con buone pratiche internazionali, allo scopo di dare attuazione operativa al principio legislativo di nuova cooperazione tra fisco e contribuente adottato con la riforma fiscale.

(Ministero dell’Economia e finanze, comunicato stampa n. 213 del 26 ottobre 2015)

 

10) Fatturazione elettronica IVA: precisazioni dell’Agenzia delle entrate

Nella risoluzione n. 88/E del 19 ottobre 2015, l’Agenzia delle entrate ha affermato che la fatturazione elettronica - pur con le particolarità che contraddistinguono la sua disciplina - non costituisce un adempimento nuovo o diverso rispetto a quella ordinaria, e quindi anche con riferimento alla fatturazione elettronica rimangono validi tutti i chiarimenti di carattere generale già in precedenza emanati in tema di fatturazione, nonché le deroghe previste in materia da specifiche disposizioni normative.

Pertanto, per determinare se deve essere emessa fattura elettronica, occorre in primo luogo verificare se una determinata operazione sia rilevante ai fini IVA dal punto di vista soggettivo ed oggettivo, ed in caso affermativo considerare la natura del cessionario o committente: solo se si tratta di un soggetto qualificato come “pubblica amministrazione” (si veda al riguardo, la circolare n. 1/DF del 9 marzo 2015 del Dipartimento delle finanze) è necessario procedere alla fatturazione elettronica anziché a quella ordinaria, salvo siano previste forme alternative di documentazione dell’operazione.

Nella specie, si trattava di determinare gli obblighi di fatturazione derivanti dallo svolgimento, da parte di medici dipendenti di ASL, di attività di consulenza tecnica d’ufficio.

In tal caso, secondo l’Agenzia, è necessario distinguere tra l’ipotesi in cui l’attività medico legale è svolta nei confronti dell’Autorità giudiziaria nell’ambito di un procedimento penale dal caso in cui l’attività è eseguita nell’ambito di un giudizio civile, o per finalità assicurative, amministrative e simili.

Nella prima ipotesi si tratta di attività svolta nell’esercizio di una pubblica funzione, di per sé non soggetta ad imposta, che assume rilevanza ai fini IVA solo se effettuata da soggetti che svolgono anche altre attività di lavoro autonomo o d’impresa: in tal caso le prestazioni devono essere documentate da fatture elettroniche, essendo rese nei confronti dell’Autorità giudiziaria.

Nella seconda ipotesi, se l’attività di consulenza è svolta con carattere di abitualità costituisce una attività riconducibile all’esercizio di un lavoro autonomo, come tale soggetta ad IVA, con obbligo di emissione della fattura elettronica se i relativi compensi sono erogati da enti considerati quali “pubbliche amministrazioni” in base alla già richiamata circolare n. 1/DF del 2015 del Dipartimento delle finanze.

(Assonime, nota del 26 ottobre 2015)

 

Vincenzo D’Andò