Diario quotidiano del 19 ottobre 2015: le anticipazioni sul prossimo regime forfettario dei minimi

Pubblicato il 19 ottobre 2015



per professionisti e piccole imprese ampliato l’accesso al regime fiscale forfettario di vantaggio; “Art bonus”: credito di imposta per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura anche alle Fondazioni; opzione regimi contabili per il 2016; ecco come chiedere il rimborso all’Agenzia delle entrate;decentramento delle attività di iscrizione e gestione degli Istituti scolastici statali ai fini degli adempimenti relativi alla gestione dipendenti pubblici; alcol utilizzato per sterilizzare: esenzione da accisa a maglie larghe; procedure e modalità operative per la gestione delle entrate contributive dei datori di lavoro dipendenti pubblici; nuovo credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo alla luce del decreto attuativo; concluso il congresso nazionale del CNDCEC; decorrenza delle nuove norme di comportamento del collegio sindacale
 
 Indice:  1) Per professionisti e piccole imprese ampliato l’accesso al regime fiscale forfettario di vantaggio  2) “Art bonus”: credito di imposta per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura anche alle Fondazioni  3) Opzione regimi contabili per il 2016  4) Ecco come chiedere il rimborso all’Agenzia delle entrate  5) Decentramento delle attività di iscrizione e gestione degli Istituti scolastici statali ai fini degli adempimenti relativi alla gestione dipendenti pubblici  6) Alcol utilizzato per sterilizzare: esenzione da accisa a maglie larghe  7) Procedure e modalità operative per la gestione delle entrate contributive dei datori di lavoro dipendenti   pubblici  8) Nuovo credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo alla luce del decreto attuativo  9) Concluso il congresso nazionale del CNDCEC  10) Decorrenza delle nuove norme di comportamento del collegio sindacale  

1) Per professionisti e piccole imprese ampliato l’accesso al regime fiscale forfettario di vantaggio

Il Consiglio dei ministri, nella sua seduta del 15 ottobre 2015 di approvazione della prima bozza di legge di stabilità 2016, ha modificato la norma per ampliare l’accesso al regime fiscale forfettario di vantaggio . La soglia di ricavi per l’accesso a tale regime viene aumentata di 15.000 euro per i professionisti (portando così il limite a 30.000 euro) e di 10.000 euro per le altre categorie di imprese. Viene estesa la possibilità di accesso al regime forfettario ai lavoratori dipendenti e pensionati che hanno anche un’attività in proprio a condizione che il loro reddito da lavoro dipendente o da pensione non superi i 30.000 euro.

Per le nuove start up viene previsto un regime di particolare favore con l’aliquota che scende dall’attuale 10% al 5% applicabile per 5 anni (anziché 3 anni). In attesa di una riforma strutturale sulla fiscalità delle società di persone, aumenta la franchigia di deduzione IRAP per questa tipologia di imprese da 10.500 a 13.000 euro.

Ecco di seguito gli altri punti principali della legge:

ELIMINAZIONE AUMENTI ACCISE E IVA - Vengono totalmente disattivate per il 2016 le clausole di salvaguardia previste dalle precedenti disposizioni legislative per un valore di 16,8 miliardi. Di conseguenza non ci saranno aumenti di Iva e Accise.

TASI-IMU - L’imposta sulla prima casa viene abolita per tutti per una riduzione fiscale complessiva pari a circa 3,7 miliardi. La Tasi viene abolita anche per l’inquilino che detiene un immobile adibito ad abitazione principale.

IMU AGRICOLA – Vengono esentati dall’Imu tutti i terreni agricoli – montani, semi-montani o pianeggianti - utilizzati da coltivatori diretti, imprenditori agricoli professionali e società. L’alleggerimento fiscale per chi usa la terra come fattore produttivo è pari a 405 milioni.

COMPENSAZIONI AI COMUNI – I Comuni saranno interamente compensati dallo Stato per la perdita di gettito conseguente alle predette esenzioni di Imu e Tasi su abitazione principali.

PATTO STABILITÀ COMUNI – Le nuove regole consentiranno ai Comuni che hanno risorse in cassa di impegnarle per investimenti per circa 1 miliardo nel 2016. In aggiunta sarà consentito lo sblocco di pagamenti di investimenti già effettuati (e finora bloccati dal Patto) a condizione che i comuni abbiano i soldi in cassa.

IMU IMBULLONATI - Gli imbullonati non saranno più conteggiati per il calcolo delle imposte immobiliari per un alleggerimento fiscale pari a 530 milioni di euro.

IRAP IN AGRICOLTURA E PESCA – Dal 2016 viene azzerata.

AMMORTAMENTI - La misura è volta a incentivare gli investimenti in beni strumentali nuovi (a partire dal 15 ottobre 2015 e fino al 31 dicembre 2016) attraverso il riconoscimento di una maggiorazione della deduzione ai fini della determinazione dell’Ires e dell’Irpef. La maggiorazione del costo fiscalmente riconosciuto è del 40% portando al 140% il valore della deduzione.

IRES - Si ridurrà del 3,5%, dall’attuale 27,5% al 24%, a partire dal 2017, con uno sgravio di 3,8 miliardi nel primo anno che arriverà a circa 4 miliardi dall’anno successivo. Si potrà anticipare di un anno l’entrata in vigore della riduzione dell’aliquota qualora le istituzioni europee accordino la ‘clausola migranti’.

ASSUNZIONI - Anche per le nuove assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel 2016 è prevista una agevolazione attraverso la riduzione dei contributi al 40% per 24 mesi, misura che complessivamente porta a un alleggerimento pari a 834 milioni nel 2016 per salire a 1,5 miliardi nel 2017.

BONUS EDILIZIA – Viene aumentata dal 36% al 50% la detrazione sulle spese sostenute per le ristrutturazioni edilizie, confermando l’attuale livello di agevolazione. La detrazione viene mantenuta anche per l’acquisto dei mobili e di grandi elettrodomestici. Si conferma al 65% il cosiddetto ‘ecobonus’, la detrazione sulle spese per gli interventi di riqualificazione energetica degli immobili.

CONTRATTAZIONE DECENTRATA – Sulla quota di salario di produttività, di partecipazione agli utili dei lavoratori o di welfare aziendale derivante dalla contrattazione aziendale si applica l’aliquota ridotta del 10% con uno sgravio fiscale complessivo di 430 milioni nel 2016 che sale a 589 negli anni successivi. Il bonus avrà un tetto di 2.000 euro (estendibile a 2.500 se vengono contrattati anche istituti di partecipazione) e sarà utilizzabile per tutti i redditi fino a 50.000 euro.

CANONE RAI – Si riduce dagli attuali 113,50 a 100 euro. Si pagherà attraverso la bolletta elettrica della casa di abitazione. Restano in vigore le attuali esenzioni.

CONTANTE - La soglia per i pagamenti in contanti sale da 1.000 a 3.000 euro.

COOPERAZIONE – Crescono i fondi per la cooperazione internazionale: 120 milioni nel 2016.

SOSTEGNO AI PIU’ DEBOLI – 90 milioni nel 2016 per la Legge sul “Dopo di noi” per sostenere persone con disabilità al venir meno dei familiari. Rifinanziamento del Fondo per la non autosufficienza per un totale di 400 milioni di euro.

SEMPLIFICAZIONI FISCALI - Si anticipa di un anno la semplificazione delle sanzioni amministrative in campo fiscale. Le imprese si vedranno subito rimborsare l’IVA per i crediti non riscossi, senza dover aspettare la fine delle procedure concorsuali. Si permette lo scioglimento delle società di comodo.

CONTRASTO ALLA POVERTÀ – Viene istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali il ‘Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale’ al quale è assegnata la somma di 600 milioni di euro per il 2016 e di un miliardo a decorrere dal 2017. Il Fondo finanzierà la legge delega sulla povertà che verrà approvata come collegato alla legge di stabilità. Parte la prima misura strutturale contro la povertà, che sarà prioritariamente rivolta alle famiglie povere con minori a carico. Viene poi istituito, in via sperimentale, un altro fondo finalizzato a misure di sostegno contro la povertà educativa, alimentato da versamenti effettuati dalle fondazioni bancarie. Attraverso questa seconda iniziativa si rendono disponibili ulteriori 100 milioni l’anno.

PENSIONATI – Aumenta la “no tax area”, ossia la soglia di reddito entro la quale i pensionati non versano l’Irpef. Per i soggetti sopra i 75 anni si passa dall’attuale soglia di 7.750 euro a 8.000. euro, sostanzialmente lo stesso livello previsto per i lavoratori dipendenti. Per i pensionati di età inferiore ai 75 anni la “no tax area” aumenta da 7.500 euro a 7.750 euro.

SALVAGUARDIA PENSIONI – Viene prevista la settima operazione di “salvaguardia” a favore dei soggetti in difficoltà con il lavoro e che non hanno ancora maturato i requisiti della legge Fornero per accedere al pensionamento. Per finanziare la settima ‘salvaguardia’ si spendono le risorse non utilizzate nelle precedenti salvaguardie chiuse.

OPZIONE DONNA – Il regime sperimentale per le donne che intendono lasciare il lavoro con 35 anni di contributi e 57-58 anni di età (e la pensione calcolata con il metodo contributivo) viene esteso al 2016, anno in cui devono essere maturati i requisiti.

PART TIME – La norma è finalizzata ad accompagnare i lavoratori più anziani al pensionamento in maniera attiva. Si potrà chiedere il part time ma senza avere penalizzazioni sulla pensione perché lo Stato si farà carico dei contributi figurativi. Il datore di lavoro dovrà corrispondere in busta paga al lavoratore la quota dei contributi riferiti alle ore non prestate, che si trasformeranno quindi in salario netto.

CATTEDRE UNIVERSITARIE DEL MERITO – 500 nuovi professori saranno selezionati sulla base del merito tra i migliori cervelli, all’estero o “in trappola” in Italia, in settori strategici per il futuro del Paese. Per tale misura sono previsti 40 milioni per il prossimo anno e 100 milioni dal 2017.

GIOVANI RICERCATORI – All’assunzione di 1.000 nuovi ricercatori vengono destinati 45 milioni nel 2016, che salgono a 60 milioni nel 2017 e a 80 milioni nel 2018.

SPECIALIZZANDI MEDICI – 6.000 borse (ogni anno) per gli specializzandi medici, per assicurare qualità e prospettiva al sistema sanitario nazionale.

2) “Art bonus”: credito di imposta per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura anche alle Fondazioni

Le fondazioni bancarie possono fruire dell’Art-bonus relativamente alle somme spese per la progettazione e l’esecuzione delle opere di restauro e valorizzazione dei beni culturali.

Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 87/E del 15 ottobre 2015.

Fisco soft per il mecenatismo culturale, anche senza il trasferimento diretto di fondi agli enti pubblici territoriali, ma a condizione che il beneficiario provveda al pagamento delle fatture per la progettazione e l’esecuzione dei lavori di restauro del bene pubblico oggetto dell’intervento. Dunque, anche le fondazioni bancarie, il cui statuto prevede espressamente l’intervento nel territorio di riferimento attraverso l’erogazione di contributi e la promozione di iniziative, e che hanno prescelto il settore d’intervento dell’arte, attività e beni culturali, possono accedere al regime fiscale dell’Art bonus pur non trasferendo direttamente somme di denaro, ma a condizione che si facciano comunque carico esclusivo dell’esecuzione di progetti di restauro e valorizzazione di beni culturali, inclusi i relativi oneri finanziari e organizzativi, sulla base di protocolli d’intesa ad hoc stipulati con gli enti pubblici territoriali. Lo ha chiarito l’Agenzia delle entrate, rispondendo ad un interpello e condividendo il parere, per competenza, con lo stesso Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, rileva come in questo caso l’importo e la destinazione della donazione vengano di fatto previamente identificati nei protocolli d’intesa, cosicché l’erogazione liberale oggetto del beneficio legato all’Art bonus è quantificata a monte, come somma già determinata, e dunque assimilabile a tutti gli effetti ad una erogazione in denaro. In particolare, continua l’Agenzia delle entrate, la natura dell’iniziativa intrapresa dalle fondazioni bancarie, come connotata, rileva come una operazione riconducibile alla categoria del mecenatismo, e questo perché perseguendo una specifica finalità statutaria erogando contributi e promuovendo nel territorio iniziative nei settori dell’arte e dei beni culturali, esse non intervengono con uno scopo lucrativo, che invece è proprio di una forma di intervento come, per esempio, quella legata alle sponsorizzazioni. Dunque, secondo l’Agenzia delle entrate, non viene meno il meccanismo della liberalità che consente di fruire del credito d’imposta, e questo nonostante il mancato trasferimento di denaro dalla fondazione bancaria all’ente pubblico territoriale, in quanto le somme sono predeterminate a monte nei protocolli d’intesa siglati tra le parti.

3) Opzione regimi contabili per il 2016

La prossima chiusura del periodo di imposta 2015 è l’occasione per verificare il rispetto dei requisiti per continuare ad adottare anche nel 2016 le semplificazioni previste per:

- la tenuta della contabilità semplificata, da parte di imprenditori individuali e società di persone;

- l’effettuazione di liquidazioni trimestrali ai fini Iva, da parte dei lavoratori autonomi e di tutte le tipologie di impresa.

Partendo dalla tenuta della contabilità:

- le società di capitali (S.r.l., S.p.A., …) sono obbligatoriamente tenute al regime di contabilità ordinaria;

- i professionisti possono adottare il regime di contabilità semplificata, quale regime naturale, indipendentemente dall’ammontare dei compensi;

- imprenditori, società di persone ed enti non commerciali possono adottare il regime di contabilità semplificata (art. 18 D.P.R. n. 600/1973) se rispettano determinati limiti di ricavi conseguiti nel periodo di imposta, differenziati a seconda della tipologia di attività esercitata.

In particolare i limiti di ricavi sono i seguenti:

- 400.000 per chi svolge un’attività di prestazioni di servizi;

- € 700.000 per chi svolge altre attività.

Il rispetto di tali soglie di ricavi deve essere verificata in ogni periodo di imposta: il superamento della soglia in un esercizio comporta l’obbligo di adottare il regime di contabilità ordinaria a decorrere dal 1° gennaio del periodo di imposta successivo.

Nella determinazione dell’ammontare dei ricavi, essi vanno individuati secondo il principio di competenza economica, senza considerare eventuali adeguamenti a studi di settore e parametri e, in caso di inizio attività in corso d’anno, è necessario effettuare il ragguaglio ad anno dei ricavi presunti indicati in sede di inizio attività nel modulo AA7 o AA9.

I contribuenti che presentano ricavi inferiori ai limiti sopra indicati, adottano la contabilità semplificata quale regime naturale. Possono comunque optare per la tenuta della contabilità ordinaria; opzione che si effettua con comportamento concludente e poi va comunicata nell’ambito del quadro VO della dichiarazione Iva con validità fino a successiva revoca.

Nel caso di esercizio contemporaneo di prestazioni di servizi ed altre attività bisogna operare la seguente distinzione:

- nel caso di ricavi delle attività non annotati distintamente, bisogna far riferimento al limite previsto per le attività diverse da quelle di prestazioni di servizi, e quindi a € 700.000.

- nel caso di ricavi della attività annotati distintamente, il limite da considerare è quello dell’attività prevalente. Quindi se l’attività prevalente è quella relativa alle prestazioni di servizi, andrà verificato il limite di € 400.000, altrimenti quello di € 700.000. In ogni caso, come viene precisato nella R.M. 293/E/2007, andrà comunque verificato, anche se l’attività prevalente è quella di prestazione di servizi, che i ricavi complessivi siano inferiori a € 700.000.

Quindi i passaggi da effettuare sono:

- identificare l’attività prevalente;

-verificare la soglia di ricavi dell’attività prevalente;

- verificare che il limite complessivo dei ricavi derivanti da tutte le attività sia inferiore a € 700.00.

Esempio

Ricavi annotati distintamente:

- prestazioni di servizi (attività prevalente): € 550.000

- altre attività: € 80.000

Sarà necessario adottare la contabilità ordinaria perché è superato il limite dell’attività prevalente.

Ricavi non annotati distintamente:

- prestazioni di servizi (attività prevalente): € 350.000

- altre attività: € 360.000

Sarà necessario adottare la contabilità ordinaria perché è superato il limite globale (€ 700.000) anche se di solo € 10.000 (infatti, 350.000 + 360.00=710.000).

Per quanto concerne le liquidazioni Iva, il parametro da tenere in considerazione non è più l’ammontare dei ricavi, ma il volume d’affari realizzato da imprese e professionisti e, quindi indipendentemente dalla forma societaria (anche società di capitali), nell’anno solare precedente.

Come è noto, il volume d’affari ai fini Iva è costituito dall’ammontare complessivo delle cessioni di beni e prestazioni di servizi poste in essere nell’anno solare, ad esclusione delle cessioni di beni ammortizzabili e dei passaggi interni.

Dal 1° gennaio 2013 non sono più escluse dalla formazione del volume d’affari le prestazioni di servizi rese a soggetti stabiliti in altro Stato membro della Comunità europea non soggette ad imposta.

Possono dunque effettuare le liquidazioni con cadenza trimestrale i soggetti Iva che presentano un volume d’affari:

- non superiore a € 400.000, in caso di svolgimento di attività di prestazioni di servizi o arti e professioni;

- non superiore a € 700.000, negli altri casi.

Per quanto riguarda lo svolgimento di attività miste, con o senza annotazione separata, vale quanto già esposto sopra per la tenuta della contabilità semplificata, ovviamente rapportando i limiti al volume d’affari (e non, quindi, ai ricavi).

Una volta verificato il rispetto dei limiti, il contribuente ha la facoltà di effettuare le liquidazioni a cadenza trimestrale, da perfezionarsi con la barratura del rigo VO2 della dichiarazione Iva relativa all’esercizio in cui è stato tenuto il comportamento concludente.

L’opzione è vincolante per almeno un anno e resta valida fino a revoca.

4) Ecco come chiedere il rimborso all’Agenzia delle entrate

Accredito sul conto corrente, la via più sicura e veloce per il rimborso. L’Agenzia chiede, con una Pec, l’Iban a 50mila società. Per erogare i rimborsi fiscali coniugando sicurezza e rapidità, l’Agenzia delle Entrate. sta chiedendo a 50mila società, attraverso la posta elettronica certificata (Pec), di comunicare il proprio codice Iban per ricevere le somme direttamente sul conto corrente. Gli inviti sono recapitati agli indirizzi Pec delle società presenti nel registro delle imprese.

Come comunicare l’Iban: online o in ufficio

Per poter ricevere le somme con accredito sul proprio conto corrente è necessario fornire il codice Iban. Per evitare il rischio di phishing, l’Agenzia specifica che l’Iban non deve essere inviato per posta, email o via Pec. L’Agenzia, inoltre, non invia mail o messaggi cui sono allegati file da compilare e trasmettere, né software e applicazioni da scaricare su computer o dispositivi mobili.

Due i canali sicuri per comunicare l’Iban:

- i servizi online disponibili sul sito www.agenziaentrate.gov.it. Per comunicare il codice (o modificare quello precedentemente fornito) basta accedere alla propria area autenticata, riservata agli utenti abilitati ai servizi telematici;

- gli uffici territoriali dell’Agenzia delle Entrate. In questo caso occorre presentare il modello per la richiesta di accreditamento disponibile presso gli stessi uffici o sul sito www.agenziaentrate.gov.it, al percorso: Home > Cosa devi fare > Richiedere > Rimborsi > Accredito rimborsi su conto corrente.

Con l’accredito sul conto corrente, più sicurezza e rapidità

Fornendo l’Iban si accorciano i tempi del rimborso. Infatti, anziché impiegare alcuni mesi per arrivare a destinazione, le somme arrivano sul conto del beneficiario in maniera più celere e sicura.

Si rammenta, inoltre, che l’opzione è sempre valida sia per i cittadini sia per le società, anche senza una esplicita richiesta da parte dell’Agenzia.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 162 del 16 ottobre 2015)

5) Decentramento delle attività di iscrizione e gestione degli Istituti scolastici statali ai fini degli adempimenti relativi alla gestione dipendenti pubblici

L’Inps, con la circolare n. 172 del 16 ottobre 2015, ha fornito le indicazioni agli Istituti scolastici statali per le richieste di censimento o di variazione dei dati anagrafici relativi all’Istituto medesimo, quale sede di servizio del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca ovvero per l’apertura di una posizione previdenziale dell’Istituto distinta da quella del predetto Dicastero.

A decorrere dalla data di pubblicazione della suddetta circolare gli Istituti scolastici statali potranno richiedere l’iscrizione/chiusura dell’Istituto scolastico, quale sede di servizio del MIUR, ovvero l’apertura della specifica posizione previdenziale utilizzando esclusivamente i relativi moduli secondo le indicazioni della presente circolare. Le strutture territoriali sono tenute a non prendere in considerazione richieste pervenute con modalità diverse da quelle indicate nella presente circolare.

Le attività di iscrizione delle aziende e delle amministrazioni pubbliche, comprese le richieste di censimento di altre strutture del MIUR (diverse dagli Istituti scolastici territoriali), qualificate quali sedi ai sensi della circolare n. 105/2012 (Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti (CPIA), Conservatori, etc.) continueranno ad essere gestite dalla Direzione Centrale Entrate, Area datori di lavoro del pubblico impiego, preposta a verificare la sussistenza dei requisiti che legittimano l’iscrizione alla Gestione dipendenti pubblici. Le richieste dovranno essere inoltrate dalle aziende e dalle amministrazioni statali alla casella di posta istituzionale gestioneentigdp@inps.it.

6) Alcol utilizzato per sterilizzare: esenzione da accisa a maglie larghe

La disinfezione degli ambienti e delle attrezzature è fondamentale nel processo di fabbricazione dei farmaci.

La Corte di giustizia Ue chiarisce la portata delle disposizioni che esentano dal pagamento dell’accisa i prodotti alcolici impiegati in determinati usi.

In particolare, la Corte di giustizia Ue, con la sentenza del 15 ottobre 2015, causa C-306/14, sostiene che l’esenzione dal pagamento dell’accisa prevista dall’articolo 27, paragrafo 1, lettera d), della direttiva 92/83/Ce, per i prodotti alcolici impiegati nella fabbricazione di medicinali, si applica anche all’alcol etilico utilizzato da un’impresa per pulire o disinfettare il materiale e i locali che servono alla fabbricazione dei farmaci.

La questione pregiudiziale sottoposta alla Corte di giustizia trae origine da una controversia tra una società bulgara, dedita alla produzione di sostanze medicinali, che nell’ambito delle sue attività utilizza alcol etilico per pulire e sterilizzare dispositivi tecnici, impianti di produzione nonché locali e superfici di lavoro.La ditta chiedeva il rimborso dell’accisa assolta sull’alcol etilico usato a tali fini poiché l’articolo 27, paragrafo 1, lettera d), della direttiva 92/83/Ce sancisce l’esenzione obbligatoria dal pagamento dell’accisa per l’alcol adoperato nei processi di fabbricazione dei medicinali.

Tuttavia, la richiesta di rimborso (modalità con la quale può essere accordato il beneficio dell’esenzione) veniva rigettata dall’autorità tributaria.

Secondo l’autorità tributaria bulgara l’utilizzo dell’alcol a fini di pulizia era riconducibile alla diversa previsione unionale di cui all’articolo 27, paragrafo 2, lettera d), della direttiva 92/83/Ce, che dà facoltà agli Stati membri di esentare – alle condizioni che essi stabiliscono – i prodotti alcolici impiegati in un processo di fabbricazione, a patto che il prodotto finale non contenga alcol. Ne scaturiva un contenzioso nell’ambito del quale era chiesto ai giudici Ue di chiarire in quale previsione di esenzione dal pagamento dell’accisa fosse riconducibile l’impiego di prodotti alcolici per detergere o disinfettare il materiale e i locali necessari alla produzione dei farmaci.La decisione

Secondo la Corte Ue, l’obiettivo perseguito dalle esenzioni previste dalla direttiva 92/83 non è solo quello di neutralizzare l’incidenza delle accise sull’alcol in quanto prodotto intermedio entrante nella composizione di altri prodotti commerciali o industriali, atteso che alcune esenzioni - come quelle esaminate nel caso concreto - tornano applicabili anche quando l’alcol non venga utilizzato come prodotto intermedio entrante nella composizione di altri prodotti.Dunque, i giudici Ue affermano che, nella misura in cui tale disinfezione è inerente al processo di fabbricazione di medicinali, l’alcol etilico utilizzato a tale scopo deve essere considerato come impiegato “per la fabbricazione di medicinali”, ai sensi dell’articolo 27, paragrafo 1, lettera d), della direttiva 92/83.Pertanto, l’alcol utilizzato da un’impresa per detergere o sterilizzare il materiale e i locali necessari alla fabbricazione di medicinali va esentato dal pagamento dell’accisa.

7) Procedure e modalità operative per la gestione delle entrate contributive dei datori di lavoro dipendenti pubblici

L’Inps, con la circolare n. 171 del 16 ottobre 2015, interviene sulle procedure e modalità operative per la gestione delle entrate contributive dei datori di lavoro dipendenti pubblici.

Il processo di integrazione dei soppressi Istituti Inpdap ed Enpals, di cui all’art. 21 del D.L. n. 201/2011, ha determinato la revisione dei processi di lavoro e delle procedure gestionali con particolare riferimento alla attività delle strutture di produzione. In questo contesto, con la circolare n. 31 del 25/2/2013 è stata avviata la sperimentazione della Direzione provinciale integrata, e con la circolare n. 36 del 30/3/2014 è stato rivisto il modello organizzativo per la gestione del Soggetto Contribuente con l’istituzione dell’Agenzia Flussi Contributivi, nell’ottica del miglioramento dei tempi di risposta e dell’ottimizzazione di impiego delle risorse.

Il livello raggiunto nel processo di integrazione, nonché lo sviluppo delle procedure informatiche e dei sistemi di comunicazione telematica, consentono di avviare una nuova fase nella gestione dei contributi dei datori di lavoro del pubblico impiego, strutturata in modo da garantire una più efficace gestione dei flussi informativi e maggiormente orientata all’accertamento e al recupero dei crediti contributivi ed alla conseguente generazione di valore per l’Istituto.

Peraltro, la sperimentazione ha già evidenziato la necessità di allocare la gestione dei prodotti ”Enti inadempienti” e “Correzioni errori DMA” (ex UO “Entrate delle Pubbliche Amministrazioni) nella UO “Anagrafica e flussi” (cfr. messaggio Hermes n. 163 del 9 gennaio 2015).

Pertanto, nell’ambito dell’Agenzia Flussi Contributivi vengono introdotte nuove modalità operative e procedurali con la finalità di potenziare, con riguardo ai datori di lavoro pubblici, la gestione e la verifica delle riscossioni rispetto ai contributi denunciati, per un reale controllo del comportamento delle aziende pubbliche che si ispiri sempre più alle modalità operative previste per il mondo dei datori di lavoro privati.

8) Nuovo credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo alla luce del decreto attuativo

La Fondazione Nazionale dei Commercialisti è intervenuta nuovamente sul tema del nuovo credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo alla luce del decreto attuativo, questa volta con un documento del 15 ottobre 2015, che fa seguito alla circolare FNC del 28 febbraio 2015 recante valutazioni e indicazioni interpretative relative al nuovo credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo introdotto dall'articolo 3 del Decreto legge 23 dicembre 2013, n. 145 (c.d. Decreto destinazione Italia) e novellato dall’articolo 1, comma 35 della Legge 23 dicembre 2014, n. 190 (c.d. Legge di Stabilità 2015), per dare atto dell’avvenuta pubblicazione nella G.U. 174 del 29 luglio 2015 del relativo Decreto di attuazione emanato dal Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per lo sviluppo economico.

Il documento della FNC si pone, pertanto, quale obiettivo quello di illustrare le misure recate dal Decreto attuativo de quo e di esplicare un’analisi critica delle stesse valutando la loro idoneità a risolvere i dubbi interpretativi sorti e le criticità rilevate in sede di primo esame della disciplina del nuovo credito d'imposta per attività di ricerca e sviluppo.

Peraltro, il decreto attuativo conferma buona parte delle conclusioni cui si era giunti in via interpretativa nella circolare FNC del 28 febbraio 2015.

In particolare, il 29 luglio 2015 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (G.U. n. 174) il Decreto del 27 maggio 2015 del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico (“Decreto attuativo”) recante le disposizioni applicative necessarie per poter dare attuazione al credito d’imposta per investimenti in attività di ricerca e sviluppo di cui all’articolo 3 del Decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145 (c.d. Decreto destinazione Italia), così come novellato dall’articolo 1, comma 35 della Legge 23 dicembre 2014, n. 190, (c.d. Legge di Stabilità 2015) (di seguito, “articolo 3”) nonché le modalità di verifica e controllo dell’effettività delle spese sostenute a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014, le cause di decadenza e di revoca del beneficio, le modalità di restituzione del credito d’imposta indebitamente fruito.

Dunque, la FNC perviene alla conclusione che il Decreto attuativo presenta molteplici profili che si prestano ad una valutazione di carattere positivo.

Il primo di questi è anche quello più evidente, ossia la sua emanazione e pubblicazione in tempi relativamente brevi, nonostante la norma primaria non prevedesse un termine finale per l’emanazione stessa, al fine di permettere alle possibili imprese beneficiarie di programmare con ragionevole certezza il piano di investimenti in attività di ricerca e sviluppo fino al periodo d’imposta 2019 e, conseguentemente, di poter accedere effettivamente alla misura agevolativa.

Oltre a ciò, di indubbia portata chiarificatrice sono state le precisazioni e integrazioni apportate dal Decreto attuativo, sebbene si sarebbe potuto evitare di mantenere nell’incertezza taluni aspetti rilevanti, quali, a mero titolo esemplificativo, l’inclusione o meno delle stabili organizzazioni ovvero dei consorzi e reti d’imprese nell’ambito soggettivo di applicazione del beneficio.

Viene, infine, salutata con favore la previsione della cumulabilità del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo con quello per l’assunzione di personale altamente qualificato e la mancata introduzione di adempimenti procedurali di carattere preventivo al fine di garantire il monitoraggio da parte del Ministero dell’economia e delle finanze, con l’auspicio che non siano introdotti successivamente.

Ovviamente, vengono auspicati ulteriori interventi chiarificatori ufficiali da parte dell’Amministrazione finanziaria in modo tale che l’attuazione del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo possa considerarsi compiuta in ogni suo aspetto.

9) Concluso il congresso nazionale del CNDCEC

Si è concluso il 16 ottobre 2015 il congresso nazionale dei commercialisti italiani.

La categoria ha illustrato una serie di proposte di semplificazione e razionalizzazione che, raccolte in un volume, sono state presentate ai rappresentanti della politica presenti alla sessione plenaria conclusiva.

Fisco, pubblica amministrazione, beni confiscati alle mafie, lavoro, terzo settore, imprese. Sono stati i temi al centro del IV Congresso nazionale dei commercialisti italiani "Semplificare per crescere. I commercialisti energia per lo sviluppo", che si è concluso venerdì scorso a Milano.

Il programma è stato caratterizzato da 11 workshop, nel corso dei quali la categoria ha illustrato una serie di proposte di semplificazione e razionalizzazione che, raccolte in un volume, sono state consegnate ai rappresentanti della politica presenti alla sessione plenaria conclusiva tra cui il sottosegretario all'Economia Enrico Zanetti, il consigliere economico del presidente del Consiglio dei ministri Luigi Marattin, il presidente della commissione parlamentare di vigilanza sull'anagrafe tributaria Giacomo Portas.

“Il nostro congresso – ha spiegato il presidente nazionale Gerardo Longobardi – è stato fortemente caratterizzato dalla concretezza delle proposte che abbiamo presentato, in ambiti tra loro diversi ma tutti egualmente decisivi per un migliore funzionamento del sistema economico. Ovviamente abbiamo dedicato un’attenzione particolare al fisco. Questo infatti è stato l’anno della legge delega che ha introdotto importanti e positive novità, limitandosi però alla semplice manutenzione dell’esistente. Per molti versi un’occasione persa. Il fisco italiano ha invece bisogno di una vera, radicale riforma, che lo renda più semplice e che renda più rispettoso il rapporto tra amministrazione fiscale, professionisti e contribuenti. A Milano abbiamo presentato un corposo pacchetto di proposte che puntano proprio al raggiungimento di questi obiettivi e che ci auguriamo vengano accolte dalla politica”.

ENTI LOCALI: Dup, un documento dei commercialisti

Elaborato dalla commissione Enti pubblici del Consiglio nazionale in vista della scadenza del 31 ottobre.

È fissata per il prossimo 31 ottobre la presentazione del Dup, il Documento unico di programmazione, da parte degli enti locali. Vista l’imminente scadenza, la commissione Enti locali del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, guidata dal Consigliere nazionale delegato alla materia, Giovanni Gerardo Parente, ha emanato un documento dal titoto “DUP e parere dell’organo di revisione” in cui si analizzano i riferimenti normativi e i principi contabili, il parere dell’organo di revisione, la razionalizzazione dei documenti di programmazione.

Occorre ricordare che la normativa prevede la formazione del Dup da parte dell’organo esecutivo e la presentazione al Consiglio entro, a regime, il 31 luglio di ciascun anno e solo per il Dup 2016/2018 entro il prossimo 31 ottobre.

(CNDCEC, nota del 16 ottobre 2015)

10) Decorrenza delle nuove norme di comportamento del collegio sindacale

Sono in vigore dal 30 settembre 2015 le nuove norme di comportamento del collegio sindacale di società non quotate pubblicate dal Consiglio nazionale dei commercialisti e degli esperti contabili (CNDCEC): esse aggiornano, integrano e sostituiscono quelle dell’edizione 2012.

Sono norme rivolte a tutti i professionisti iscritti nell’Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e suggeriscono il comportamento professionale da adottare per svolgere correttamente l’incarico di sindaco nelle società non quotate.

Tra le principali novità rispetto alla precedente edizione ci sono le norme di comportamento che riguardano:

- il sindaco unico delle s.r.l. (norma di comportamento 1.1.);

- gli effetti della sopravvenuta carenza dei presupposti della nomina obbligatoria nella s.r.l. (norma di comportamento 1.6.);

- la comunicazione degli incarichi (norma di comportamento 1.2.) e il cumulo degli incarichi (norma di comportamento 1.3.);

- l’adeguatezza del compenso dei sindaci (norma di comportamento 1.5.)

Vincenzo D’Andò