Diario quotidiano del 15 ottobre 2015: un reddito “consistente” non è motivo sufficiente per far pagare l’IRAP al professionista

Pubblicato il 15 ottobre 2015



credito d’imposta per le agenzie di viaggi: come e quando è possibile fruirne; nuova Sabatini: ulteriori chiarimenti dal MISE; nell’impresa familiare non può confluire il socio di società di persone; il sequestro preventivo dei beni dell’amministratore è vincolato; trattamento dei costi di ricerca e sviluppo in bilancio e bonus per le imprese: intervento dell’Accademia Romana di Ragioneria; nuova imprenditorialità: pronti 50 milioni per giovani e donne; misure per l’autoimprenditorialità: nuove imprese a tasso zero; la cartella di pagamento non può essere notificata all’associazione non riconosciuta se si è ormai estinta; anche il commercialista di successo non è soggetto ad IRAP; Dogane: controlli a fini tributari, conferma impiego strumenti

 

 Indice:

 1) Credito d’imposta per le agenzie di viaggi: come e quando è possibile fruirne

 2) Nuova Sabatini: ulteriori chiarimenti dal MISE

 3) Nell’impresa familiare non può confluire il socio di società di persone

 4) Il sequestro preventivo dei beni dell’amministratore è vincolato

 5) Trattamento dei costi di ricerca e sviluppo in bilancio e bonus per le imprese: intervento dell’Accademia   Romana di Ragioneria

 6) Nuova imprenditorialità: pronti 50 milioni per giovani e donne

 7) Misure per l’autoimprenditorialità: nuove imprese a tasso zero

 8) La cartella di pagamento non può essere notificata all’associazione non riconosciuta se si è ormai estinta

 9) Anche il commercialista di successo non è soggetto ad IRAP

 10) Dogane: controlli a fini tributari, conferma impiego strumenti

 

 

1) Credito d’imposta per le agenzie di viaggi: come e quando è possibile fruirne

L’Agenzia delle entrate ha pubblicato sul proprio sito il provvedimento del direttore delle Entrate n. 130200 del 14 ottobre 2015 recante “Modalità e termini di fruizione del credito d’imposta di cui all’articolo 9 del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, per la digitalizzazione degli esercizi ricettivi, delle agenzie di viaggi e dei tour operatore ai sensi del decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze 12 febbraio 2015”.

Credito d’imposta per la digitalizzazione delle strutture ricettive: Modello F24 si presenta solo online

Gli esercenti che operano nel settore turistico, e che intendono usufruire delle agevolazioni previste dal Dl 83/2014 per la digitalizzazione delle proprie strutture ricettive, devono presentare il modello F24 esclusivamente attraverso i canali telematici dell’Agenzia delle Entrate, utilizzando l’apposito codice tributo che sarà istituito con una successiva risoluzione della stessa Agenzia. È quanto stabilito dal citato provvedimento delle Entrate.

Come fruire delle agevolazioni

Il Dl 83/2014 ha previsto, per i periodi d’imposta 2014, 2015 e 2016, il riconoscimento di un credito pari al 30% delle spese sostenute dagli esercenti turistici per investimenti e attività di sviluppo digitale, fino ad un importo massimo di 12.500 euro.

Per utilizzare il credito d’imposta in compensazione è necessario presentare il modello F24 attraverso i servizi telematici Entratel e Fisconline messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento.

Le verifiche dell’Agenzia

Per ciascun modello F24 ricevuto, l’Agenzia effettuerà dei controlli automatizzati, verificando che l’importo del credito d’imposta utilizzato non risulti superiore all’ammontare del credito complessivamente concesso all’impresa (al netto dell’agevolazione fruita attraverso i modelli F24 già presentati). Nel caso in cui l’importo del credito utilizzato risulti superiore al beneficio residuo, il relativo modello F24 verrà scartato e i pagamenti saranno considerati non effettuati.

La normativa

L’articolo 9, comma 1, del Decreto Legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla Legge 29 luglio 2014, n. 106, riconosce un credito d’imposta a favore degli esercizi ricettivi, delle agenzie di viaggi e dei tour operator individuati dal medesimo comma 1 nella misura del 30% dei costi sostenuti per investimenti e attività di sviluppo di cui al comma 2 dell’articolo 9.

Con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze 12 febbraio 2015, sono adottate le disposizioni applicative per l’attribuzione della predetta misura agevolativa, ai sensi dell’articolo 9, comma 4, del decreto-legge n. 83 del 2014.

In particolare, l’articolo 5 del citato decreto 12 febbraio 2015 disciplina, tra l’altro, le modalità di utilizzo del credito d’imposta in parola, prevedendo, al comma 6, l’indicazione dell’importo del beneficio nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel corso del quale l’agevolazione è concessa, nonché l’utilizzazione in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni, presentando il modello F24 esclusivamente attraverso i servizi telematici ENTRATEL e FISCONLINE messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, secondo modalità e termini definiti con provvedimento del Direttore della stessa Agenzia.

Pertanto, con il presente provvedimento sono definite le modalità di fruizione del credito d’imposta in argomento, anche allo scopo di garantire che ciò avvenga nei limiti dell’importo complessivamente concesso dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

A tal fine, il presente provvedimento stabilisce che l’Agenzia delle entrate verifica, per ciascun modello F24 ricevuto, che l’importo del credito d’imposta utilizzato non risulti superiore all’ammontare del credito complessivamente concesso all’impresa, al netto dell’agevolazione fruita attraverso i modelli F24 già presentati. Nel caso in cui l’importo del credito utilizzato risulti superiore al beneficio residuo, il relativo modello F24 è scartato e i pagamenti ivi contenuti si considerano non effettuati.

 

2) Nuova Sabatini: ulteriori chiarimenti dal MISE

Il Ministero dello Sviluppo Economico, con la circolare n. 74940 del 8 ottobre 2015, ha fornito integrazioni e chiarimenti alla circolare n. 4567/2014, relativa alle modalità di applicazione dell’agevolazione c.d. “Nuova Sabatini”. Il documento di prassi chiarisce, tra l’altro, che ai fini della concessione dell’incentivo le imprese non si devono trovare in condizioni tali da risultare “impresa in difficoltà”; tale caratteristica è individuata all’articolo 2, punto 14, Regolamento UE n. 702/2014 per i settori agricolo, forestale e zone rurali, e all’articolo 3, punto 5, Regolamento UE n. 1388/2014 per il settore della produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura.

Come precisato, in tali settori le agevolazioni sono concesse per gli investimenti previsti dal Regolamento UE n. 702/2014:

- Aiuti agli investimenti materiali o immateriali nelle aziende (art. 14);

- Aiuti agli investimenti nel settore della trasformazione di prodotti agricoli e della commercializzazione di prodotti agricoli (art. 17);

secondo le seguenti intensità di aiuto massime:

- 50% dell’importo dei costi ammissibili nelle regioni meno sviluppate e in tutte le regioni il cui PIL pro capite nel periodo 2007 - 2013 è stato inferiore al 75% della media dell’UE-25 per il periodo di riferimento, ma superiore al 75% della media del PIL dell'UE-27;

- 40% dell’importo dei costi ammissibili nelle altre regioni.

Sempre con riferimento a tali settori le soglie di notifica da rispettare sono:

- in caso di aiuti agli investimenti materiali o immateriali nelle aziende agricole legate alla produzione agricola primaria: 500.000 euro per impresa e per progetto di investimento;

- in caso di aiuti agli investimenti nel settore della trasformazione di prodotti agricoli e della commercializzazione di prodotti agricoli: 7,5 milioni di euro per impresa e per progetto di investimento.

Settore della produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura

Con riferimento a tale settore il MISE precisa che le agevolazioni sono concesse per gli investimenti previsti dal Regolamento UE n. 1388/2014:

- Aiuti volti a migliorare l’efficienza energetica e a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici (art. 26);

- Aiuti per i porti di pesca, i luoghi di sbarco, le sale per la vendita all’asta e i ripari di pesca (art. 28);

- Aiuti per gli investimenti produttivi nel settore dell’acquacoltura (art. 31);

- Aiuti alle misure di commercializzazione (art. 41);

- Aiuti alla trasformazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura (art. 42);

secondo l’intensità di aiuto massima del 50% della spesa totale ammissibile dell’intervento.

Sempre con riferimento a tali settori le soglie di notifica da rispettare sono:

- progetti con spese ammissibili inferiori o uguali a 2 milioni di euro ed aiuti di importo inferiore o uguale a 1 milione di euro per beneficiario e per anno.

Definizione di “PMI”

Infine, il MISE con la medesima circolare precisa che, nei settori agricolo, forestale e zone rurali, per “PMI” si intendono le imprese che soddisfano i criteri di cui all’allegato 1 del Regolamento (UE) 702/2014 e, nel settore della produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura, si intendono le imprese che soddisfano i criteri di cui all’allegato 1 del Regolamento (UE) 1388/2014.

Credito d’imposta per investimenti nell’e-commerce del settore agricolo

Il Ministero delle politiche agricole, con la circolare n. 67351 del 8 ottobre 2015, ha definito le modalità di presentazione delle domande per l’attribuzione del credito d’imposta per l’e-commerce del settore agricolo di cui all’art. 4, comma 1, D.M. 13 gennaio 2015, n. 273.

In particolare, per accedere al credito d’imposta, definito nella misura massima del 40% delle spese per nuovi investimenti informatici, e comunque non superiore ai limiti massimi previsti dalla norma in oggetto per ciascun periodo d’imposta, è necessario presentare l’istanza all’indirizzo PEC saq3@pec.politicheagricole.gov.it, in formato “p7m” dal 20 febbraio al 28 febbraio dell’anno successivo a quello di realizzazione degli investimenti.

Inoltre, l’istanza deve essere redatta secondo le modalità di cui all’allegato contenuta nella suddetta circolare e deve essere sottoscritta dal titolare, dal legale rappresentante o dal procuratore speciale dell’impresa beneficiaria.

 

3) Nell’impresa familiare non può confluire il socio di società di persone

Non è configurabile un’impresa familiare tra la moglie e il marito socio di una snc: è evidente, infatti, come in tal caso non sia il socio, ma la snc ad essere imprenditore, giacché centro esponenziale di interessi collettivi dotata di autonoma soggettività e soggetta allo statuto dell’imprenditore commerciale.

È questo il principio di diritto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 20552 del 13 ottobre 2015.

La Suprema Corte, anche alla luce di un precedente delle Sezioni Unite, conferma l’incompatibilità tra esercizio dell’impresa familiare e disciplina societaria.

Difatti, l’esercizio dell’impresa familiare (art. 230-bis c.c.) è incompatibile con la disciplina societaria, essenzialmente per la partecipazione del familiare agli utili e ai beni acquistati con essi, nonché agli incrementi dell’azienda, anche in ordine all’avviamento, in proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato e non alla quota di partecipazione, oltre che per il riconoscimento di diritti corporativi al familiare del socio in conflitto con le regole imperative del sistema societario. Neppure esso si può configurare tra due coniugi di cui uno eserciti un’attività commerciale in qualità di socio di una società di persone, difettando la sua qualità di imprenditore, esclusivamente propria della società.

 

4) Il sequestro preventivo dei beni dell’amministratore è vincolato

Prima si deve mirare al sequestro dei beni societari e poi a quello dell’amministratore.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 41072 del 13 ottobre 2015, ha confermato che il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente sui beni dell’amministratore è legittimo solo quando sia impossibile, seppur transitoriamente, il reperimento dei beni costituenti il profitto del reato tributario in capo alla società ovvero quando tali beni non siano aggredibili per qualsiasi ragione. Il caso analizzato dai giudici supremi riguardava gli amministratori di una Srl, indagati per l’omessa presentazione delle dichiarazioni. Su richiesta della Procura della Repubblica il Gip disponeva nei loro confronti il sequestro preventivo dei beni, finalizzati alla futura confisca per equivalente. Il Tribunale del riesame annullava la misura cautelare e il pm presentava ricorso per Cassazione. La Suprema corte lo rigettava confermando che si procede nei confronti dell’amministratore solo se è impossibile aggredire il patrimonio della società.

 

5) Trattamento dei costi di ricerca e sviluppo in bilancio e bonus per le imprese: intervento dell’Accademia Romana di Ragioneria

Ecco tutte le novità riguardanti il trattamento dei costi di ricerca e sviluppo in bilancio e il bonus per le imprese spiegate in una nota operativa: I costi di ricerca e sviluppo rappresentano un’importante voce di bilancio, in particolar modo per le imprese che operano in settori dinamici e innovativi, in cui rientrano una serie di costi che non sono facilmente attribuibili ad uno specifico esercizio contabile, secondo il principio di competenza economica; per questa ragione il legislatore ha definito delle regole ben precise al fine di limitare la discrezionalità nel trattamento di dette poste contabili.

L’Accademia Romana di Ragioneria ha inserito nel proprio sito internet la nota operativa n. 13 del 13 ottobre 2015, in cui analizza le novità riguardanti il trattamento dei suddetti costi in bilancio e il bonus per le imprese.

Da un punto di vista contabile era previsto un trattamento diverso per le spese di ricerca applicata e di sviluppo rispetto a quelle di ricerca di base. Le recenti modifiche al Codice civile hanno invece previsto che dall’anno contabile 2016 le spese di ricerca, applicata e di base, dovranno subire il medesimo trattamento contabile.Tale novità dovrà essere valutata attentamente specialmente dalle imprese che al 31/12/2015 presentano costi di ricerca applicata capitalizzati.

Tali modifiche riguardano il bilancio 2016, ma inevitabilmente esse impattano anche sul bilancio 2015: i costi di ricerca dovranno essere esposti in bilancio con regole differenti e ciò potrebbe determinare degli effetti importanti sul risultato d’esercizio.

Inoltre, nel periodo fiscale in corso (2015), a seguito della pubblicazione del decreto ministeriale del 27/05/2015, entrerà in vigore un’agevolazione fiscale per le società che incrementano gli investimenti in ricerca e sviluppo.

Nella presente nota operativa viene, quindi, fatto il punto sul trattamento contabile dei costi in esame, alla luce delle recenti novità normative, con un cenno al bonus fiscale valido dal periodo d’imposta in corso (2015).

Trattamento contabile

Dal 2016 i costi di ricerca saranno trattati in maniera omogenea, sia che si tratti di ricerca di base sia che si tratti di ricerca applicata.

I costi sostenuti per l’attività di ricerca di base, poiché per loro natura non possono essere collegati ad uno specifico risultato, devono essere trattati come costi di competenza del periodo in cui vengono sostenuti.

I costi di sviluppo, invece, possono essere capitalizzati ovvero possono essere imputati a conto economico nell’esercizio in cui vengono sostenuti.

Per poter essere capitalizzati è necessario che i costi siano di utilità pluriennale, ciò avviene quando è prevedibile che i benefici si manifesteranno in più esercizi.

In assenza di precisazioni da parte degli organi competenti, le imprese che presentano in bilancio al 31/12/2015 costi di ricerca capitalizzati dovranno imputare il residuo del costo non ammortizzato a conto economico, come costo del periodo 2016.

È facile intuire che le società con elevati costi capitalizzati potranno subire un notevole impatto sul risultato d’esercizio 2016.

Bonus

L’importo del credito è pari al:

- 50% dell’incremento dei costi per personale qualificato e contratti di ricerca rispetto alla media dei tre anni precedenti;

- 25% dell’incremento dei costi di ammortamento e di acquisizione di competenze tecniche e privative rispetto alla media dei tre anni precedenti.

Il limite massimo di credito riconosciuto è pari a € 5.000.000 e dovrà essere esposto nel Modello Unico/2016 al fine di poter essere utilizzato dall’anno 2016.

 

6) Nuova imprenditorialità: pronti 50 milioni per giovani e donne

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato, sul proprio sito internet, un comunicato stampa con il quale informa circa l’avvio, dal 13 gennaio 2016, delle nuove agevolazioni alle imprese giovanili e femminili di micro e piccola dimensione.

Conto alla rovescia per le nuove agevolazioni alle imprese giovanili e femminili di micro e piccola dimensione. A partire dal prossimo 13 gennaio 2016 infatti, sarà possibile compilare -esclusivamente per via elettronica – le domande utilizzando la piattaforma informativa messa a disposizione nel sito internet di Invitalia. Le risorse finanziarie a disposizione sono pari a 50 milioni di euro.

Beneficiari

La nuova misura prevede che possono beneficiare delle agevolazioni le imprese di micro e piccola dimensione in possesso del requisito della prevalente partecipazione da parte di giovani tra i 18 e i 35 anni o di donne, costituite in forma societaria da non più di dodici mesi dalla data di presentazione della domanda. E’ prevista la possibilità di presentazione della domanda di agevolazione anche da parte di persone fisiche non ancora costituite in forma societaria, fermo restando l’onere per le stesse di costituzione entro quarantacinque giorni dalla data di comunicazione del positivo esito delle verifiche;

Iniziative ammissibili

Sono ammesse alle agevolazioni le iniziative attivabili su tutto il territorio nazionale e promosse nei principali settori dell’economia quali:

- produzione di beni nei settori dell’industria, dell’artigianato, della trasformazione dei prodotti agricoli;

- fornitura di servizi alle imprese e alle persone;

- commercio di beni e servizi;

t- urismo.

Sono stati individuati, inoltre, settori di particolare rilevanza per lo sviluppo dell’imprenditorialità giovanile e femminile, riguardanti:

- le attività turistico-culturali, intese come attività finalizzate alla valorizzazione e alla fruizione del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico, nonché al miglioramento dei servizi per la ricettività e l’accoglienza;l’innovazione sociale, intesa come produzione di beni e fornitura di servizi che creano nuove relazioni sociali ovvero soddisfano nuovi bisogni sociali, anche attraverso soluzioni innovative.

Spese ammissibili

Le agevolazioni sono concesse, in regime de minimis, nella forma del finanziamento agevolato a tasso zero, della durata massima di 8 anni, a copertura di non più del 75 per cento delle spese. I programmi d’investimento devono prevedere spese non superiori a 1,5 milioni di euro.

Finanziamento

Le risorse finanziarie destinate all’intervento sono quelle del Fondo rotativo del Ministero dell’economia e delle finanze presso il Soggetto gestore, Invitalia, pari attualmente a circa 50 milioni di euro, la cui consistenza si autoalimenta grazie ai rientri dei mutui relativi alle agevolazioni già concesse a partire dal 2006. La consistenza del Fondo, inoltre, potrà essere incrementata da ulteriori risorse comunitarie, nazionali e regionali.

 

7) Misure per l’autoimprenditorialità: nuove imprese a tasso zero

Con circolare direttoriale n. 75445 del 9 ottobre 2015 sono stati definiti i termini e le modalità per la presentazione delle domande di agevolazione.

Sulla base dell’esperienza maturata nell’applicazione del principale strumento nazionale di sostegno alla realizzazione e all’avvio di nuove attività imprenditoriali di piccola dimensione, il decreto legislativo n. 185/2000 di cui Invitalia è il soggetto gestore, è stata introdotta dal legislatore una radicale modifica degli incentivi in favore dell’autoimprenditorialità di cui al Titolo I del citato decreto legislativo.

Per l’applicazione dell’intervento è stato adottato il nuovo regolamento con il decreto 8 luglio 2015, n. 140.

Le principali novità sono:

- si rivolge non solo ai giovani fino a 35 anni, ma anche alle donne indipendentemente dall’età;

- è applicabile non più nelle sole aree svantaggiate ma in tutto il territorio nazionale;

- non prevede l’erogazione di contributi a fondo perduto, ma solo la concessione di mutui agevolati a tasso zero, per investimenti fino a 1,5 milioni di euro (per singola impresa);

- possono presentare la domanda di accesso alle agevolazioni le imprese costituite al massimo da 12 mesi;

- possibilità di presentazione della domanda anche da parte di persone fisiche che intendono costituire una società.

Sono agevolabili, fatti salvi alcuni divieti e limitazioni previsti dal regolamento comunitario sugli aiuti d’importanza minore, cosiddetti de minimis, le iniziative che prevedono programmi d’investimento non superiori a 1,5 milioni di euro relativi a:

- produzione di beni nei settori dell’industria, dell’artigianato, della trasformazione dei prodotti agricoli;

- fornitura di servizi, in qualsiasi settore;

- commercio e turismo;

- attività riconducibili anche a più settori di particolare rilevanza per lo sviluppo dell’imprenditorialità giovanile, riguardanti:

- la filiera turistico-culturale (intesa come attività finalizzate alla valorizzazione e alla fruizione del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico, nonché al miglioramento dei servizi);

- l’innovazione sociale (intesa come produzione di beni e fornitura di servizi che creano nuove relazioni sociali ovvero soddisfano nuovi bisogni sociali, anche attraverso soluzioni innovative).

Le agevolazioni sono concesse, sulla base di una procedura valutativa con procedimento a sportello, ai sensi e nei limiti del sopra citato regolamento de minimis, che prevede, in particolare, che le imprese possono beneficiare delle agevolazioni fino al limite massimo di 200 mila euro, tenuto conto di eventuali ulteriori agevolazioni già ottenute dall’impresa a titolo di de minimis nell’esercizio finanziario in corso alla data di presentazione dell’istanza e nei due esercizi finanziari precedenti.

L’impresa beneficiaria deve garantire la copertura finanziaria del programma di investimento apportando un contributo finanziario, attraverso risorse proprie ovvero mediante finanziamento esterno, in una forma priva di qualsiasi tipo di sostegno pubblico, pari al 25% delle spese ammissibili complessive.

Con circolare direttoriale n. 75445 del 9 ottobre 2015 sono stati definiti i termini e le modalità per la presentazione delle domande di agevolazione.

Le domande di agevolazione, corredate dei piani di impresa e della documentazione potranno essere presentate al Soggetto gestore a partire dal giorno 13 gennaio 2016.

 

8) La cartella di pagamento non può essere notificata all’associazione non riconosciuta se si è ormai estinta

Niente da fare per l’Amministrazione finanziaria se l’Associazione non riconosciuta ha cessato l’attività. La cartella esattoriale non può più essere notificata all’ente poiché, dal lato giuridico, tale soggetto non profit si è ormai estinto al momento della data di avvenuta cessazione.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. n. 20252 del 9 ottobre 2015, secondo cui viene meno il contenzioso se l’Associazione è estinta.

E’ spontaneo chiedersi cosa possa succedere se il Fisco notifica una cartella di pagamento ad un’Associazione non riconosciuta ormai estinta.

Tale questione è stata approfondita dal giudice supremo con la sentenza in esame con la quale i giudici con l’ermellino hanno dovuto giudicare il caso di una “cessata Associazione” che ricorreva contro un avviso di pagamento IVA non versata, notificato nel 1999, ad un anno dall’estinzione dell’ente.

L’associazione aveva impugnato la cartella, poiché sosteneva di avere presentato la dichiarazione IVA per errore.

Il punto centrale, individuato dai massimi giudici, era però che al momento della notifica della cartella, l’associazione aveva cessato da tempo ogni attività. “E poiché da tale cessazione non c’erano state più cariche sociali – si legge in sentenza – deve ritenersi che si fosse verificato lo scioglimento dell’Ente”. I Giudici hanno a questo punto sottolineato come un’Associazione non riconosciuta, diversamente da una riconosciuta, si scioglie immediatamente, con il verificarsi di una delle cause di estinzione. Non applicandosi il particolare procedimento di liquidazione previsto dalla legge per le associazioni riconosciute, in questi casi la liquidazione si applica secondo le modalità previste dallo statuto o dall’assemblea. “Occorre concludere, perciò – spiegano ancora i giudici – che il giudizio di primo grado era inammissibile,perché non poteva essere instaurato dalla già estinta associazione non riconosciuta in discorso”. In questo modo, è stata cassata la sentenza della CTR, che aveva rigettato l’appello della ricorrente, per il semplice fatto che la causa non poteva nemmeno essere svolta in primo grado.

 

9) Anche il commercialista di successo non è soggetto ad IRAP

Non è dovuta l’IRAP dal commercialista anche se ha conseguito un reddito consistente.

Difatti, svolgere la propria attività con continuità e per giunta con un reddito “consistente” non sono motivi sufficienti per far pagare l’IRAP al professionista autorganizzato.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 20359 del 9 ottobre 2015, con la quale è tornata sul tema dell’autorganizzazione e sul versamento dell’IRAP, accogliendo il ricorso di un commercialista che aveva presentato domanda per il rimborso dell’imposta, ottenendo il rifiuto da parte dell’Amministrazione finanziaria.

La CTR aveva motivato il suo giudizio affermando che “ciò che conta ai fini dell’imposizione non è la consistenza dell’organizzazione, la quale […] a seconda delle scelte può essere formata solo dal professionista con dotazione dei mezzi minimi usuali ovvero da un’associazione o società di professionisti dotati di grandi mezzi e di relativo personale, bensì l’autonomia dell’organizzazione, intesa come propria organizzazione in cui si sviluppi un’attività indipendente”. E tuttavia il contribuente, svolgendo la sua attività con continuità, mediante esclusiva organizzazione e con reddito consistente, realizzava “sicuramente” il presupposto sopra espresso.

I giudici con l’ermellino hanno dovuto sottolineare che l’esito dell’appello poneva la nozione di autonoma organizzazione ai fini del pagamento IRAP: in tal senso, hanno affermato i massimi giudici, “In tema di IRAP, è soggetto passivo dell’imposta chi si avvalga, nell’esercizio di attività di lavoro autonomo, di una struttura organizzata in un complesso di fattori che per numero, importanza e valore economico siano suscettibili di creare un valore aggiunto rispetto alla mera attività intellettuale supportata dagli strumenti indispensabili e di corredo al suo know-how”. In sostanza, il presupposto dell’imposta può essere escluso, secondo la Suprema Corte, quando il risultato economico trovi ragione esclusivamente nella autorganizzazione del professionista, o quando l’organizzazione da questi predisposta “abbia incidenza marginale e non richieda necessità di coordinamento”. Un ulteriore chiarimento è fornito dalla chiusa, laddove i giudici, ricordando come la CTR non si sia adattata a tali principi, hanno sottolineato come non sia sufficiente che il lavoratore autonomo sia responsabile dell’organizzazione della propria attività, quanto piuttosto che impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio della stessa (o che si avvalga del lavoro altrui in modo non occasionale).

 

10) Dogane: controlli a fini tributari, conferma impiego strumenti

Dal 1° dicembre 2015, ai fini dell’uso degli alcolometri e densimetri per alcole per i fini fiscali, non sarà più necessaria la verifica una tantum.

Lo ha precisato l’Agenzia delle dogane, con la circolare n. 12/D del 14 ottobre 2015, emessa in relazione all’utilizzo alcolometri a 20°C e tavole alcolometriche pratiche per controlli a fini tributari. Abrogazione dei D.P.R. n. 874 e n. 875 del 10 settembre 1982. Conferma impiego strumenti.

Come ribadisce il documento di prassi, la determinazione del volume a 20°C dell’alcole anidro contenuto nelle miscele idroalcoliche (spiriti, acquaviti e flemme) è effettuata, tra l’altro, con l’utilizzo di alcolometri graduati e delle tavole alcolometriche pratiche, estratte dalle tavole internazionali di cui alla raccomandazione R22 (edizione 1975) dell’Organizzazione Internazionale di Metrologia Legale.

Tali strumenti sono stati utilizzati per gli accertamenti ai fini fiscali sin dal 1° gennaio 1985, data dalla quale, in applicazione dell’art. 6 della legge 21 luglio 1984, n.362, le aliquote di imposta gravanti sull’alcol etilico sono state applicate con riferimento all’ettanidro alla temperatura di 20°C (in precedenza, la temperatura di riferimento era di 15,56°C).

Gli alcolometri ed i densimetri per alcole sono stati, altresì, sottoposti ai controlli di metrologia legale, non di competenza della scrivente, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n.874 (relativo agli alcolometri e densimetri per alcole) e del decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n.875 (relativo alle tavole alcolometriche), emanati in recepimento delle direttive 76/765/CEE e 76/766/CEE del 27 luglio 1976.

Per effetto della direttiva 2011/17/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 marzo 2011 (che abroga una serie di direttive relative alla metrologia), a decorrere dal 1° dicembre 2015 le predette due direttive sono state abrogate e, conseguentemente, con l’art.1, comma 2, lettere c) e d) del decreto legislativo 16 aprile 2012, n.46 sono stati abrogati, sempre a decorrere da tale data, i due predetti D.P.R. 874/82 ed 875/82.

Per effetto di quanto sopra esposto, a decorrere dal 1° dicembre 2015, preventivamente all’uso degli alcolometri e densimetri per alcole per i fini fiscali, non è più necessaria la verifica una tantum da parte degli UD, comunque già effettuata solo in via eventuale e se ritenuta opportuna, dei relativi certificati di approvazione CE del modello rilasciati ai sensi dei due predetti D.P.R.

Con l’occasione, viene segnalato che, riguardo l’espletamento delle incombenze che rilevano ai fini fiscali, restano invariati ai sensi degli artt. 18 e 33 del TUA nonché dell’art. 12, comma 1, del D.M.153/01 l’impiego dei predetti strumenti negli accertamenti dell’alcole anidro a 20°C nonché l’utilizzo delle tavole alcolometriche pratiche per le necessarie conversioni di volume.

Gli alcolometri ed i densimetri per alcole a 20°C continuano, altresì, ad essere utilizzati nell’accertamento quantitativo dell’alcole etilico denaturato (NC 2207 2000), destinato ad usi esenti ovvero a carburazione e combustione.

Permangono inalterati, infine, i metodi di determinazione del titolo alcolometrico delle miscele di acqua e di etanolo utilizzati nelle verifiche effettuate presso i Laboratori chimici dell’Agenzia.

 

Vincenzo D’Andò