Diario quotidiano del 13 ottobre 2015: l'accertamento nei confronti del professionista deve essere sempre motivato

 

 Indice:
 1) Accertamenti fiscali nei confronti dei professionisti solo motivati
 2) Trust: sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte
 3) E’ nulla l’ipoteca nulla se manca la comunicazione di Equitalia
 4) La decorrenza dei termini della nuova riscossione
 5) La proroga dei termini estivi vale anche per l’ipotesi del ravvedimento
 6) Apertura partite Iva ancora in calo
 7) Gestione Artigiani e Commercianti: l’Inps ricorda la scadenza del pagamento dei contributi fissata al 16 novembre 2015
 8) Al via “La telematizzazione dei rapporti di lavoro”
 

 
1) Accertamenti fiscali nei confronti dei professionisti solo motivati
Niente accertamenti semplici per i professionisti. Risulta più tortuoso il percorso per le Entrate teso a rettificare il reddito dei professionisti. È, infatti, nullo l’accertamento basato soltanto sulla differenza dei compensi dichiarati ai fini Iva e quelli ai fini Irpef. Dunque, nonostante i versamenti ingiustificati in banca, l’atto può essere annullato se è risultato privo dell’adeguata motivazione da parte dell’Amministrazione finanziaria.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20251 del 9 ottobre 2015, con la quale ha respinto il ricorso dell’Agenzia delle entrate che aveva accertato un maggiore imponibile Iva a carico di un avvocato.
In motivazione i Supremi giudici hanno insistito particolarmente sugli obblighi di motivazione degli atti impositivi.
A tal proposito, la Corte Suprema ha osservato che dalle norme tributarie non si evince affatto che l’Ufficio tributario possa ottemperare all’obbligo dell’adeguata motivazione semplicemente prospettando l’esistenza di corrispettivi in tutto o in parte non dichiarati o di detrazioni in tutto o in parte non spettanti, senza neppure indicare gli elementi da cui si possa pervenire alla colpevolezza del professionista accertato.
Difatti, il giudice supremo rammenta che gli articoli 7 dello Statuto del contribuente e 42 del D.P.R. n. 600 del 1973, dispongono che l’Amministrazione finanziaria è obbligata a indicare i presupposti di fatto e di diritto che hanno determinato la decisione dell’Amministrazione (anche se non è necessario fornire in dettaglio la notizia di ogni singolo elemento di prova). Da ciò si evince che la motivazione attiene alla sostanza e non alla forma dell’atto tributario, integrando un elemento essenziale dell’atto suddetto.
 
2) Trust: sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte
Risponde di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte chi costituisce in un trust i suoi beni, e questo anche se la C.T.R. abbia, in precedenza, annullato gli avvisi di accertamento. Tuttavia, la misura del sequestro non può interessare l’intero debito con l’Erario ma solo l’ammontare pari alla riduzione simulata del patrimonio.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 40534 del 9 ottobre 2015.
Dunque, in relazione alla fattispecie di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte (art. 11 del D.Lgs. 74/2000), è legittimo il provvedimento di sequestro per equivalente, in funzione della successiva confisca, di beni conferiti in un trust avente come trustee un soggetto “vicinissimo” al disponente/indagato ed uno scopo poco verosimile. A fronte di ciò, nessun rilievo può essere attribuito, da un lato, al fatto che nell’atto di costituzione del trust sia stata espressamente indicata l’esistenza del debito tributario e l’esperibilità rispetto ad esso dell’azione revocatoria, né, dall’altro, all’intervenuto annullamento degli avvisi di accertamento dei debiti tributari rispetto ai quali era contestata la fattispecie.
L’art. 11 del D…

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