Diario quotidiano del 13 ottobre 2015: l’accertamento nei confronti del professionista deve essere sempre motivato

Pubblicato il 13 ottobre 2015



accertamenti fiscali nei confronti dei professionisti solo motivati; trust: sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte; é nulla l’ipoteca nulla se manca la comunicazione di Equitalia; decorrenza dei termini della nuova riscossione; la proroga dei termini estivi vale anche per l’ipotesi del ravvedimento; apertura partite Iva ancora in calo; Gestione Artigiani e Commercianti: l’Inps ricorda la scadenza del pagamento dei contributi fissata al 16 novembre 2015; al via “La telematizzazione dei rapporti di lavoro”

 

 Indice:

 1) Accertamenti fiscali nei confronti dei professionisti solo motivati

 2) Trust: sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte

 3) E’ nulla l’ipoteca nulla se manca la comunicazione di Equitalia

 4) La decorrenza dei termini della nuova riscossione

 5) La proroga dei termini estivi vale anche per l’ipotesi del ravvedimento

 6) Apertura partite Iva ancora in calo

 7) Gestione Artigiani e Commercianti: l’Inps ricorda la scadenza del pagamento dei contributi fissata al 16 novembre 2015

 8) Al via “La telematizzazione dei rapporti di lavoro”

 

 

1) Accertamenti fiscali nei confronti dei professionisti solo motivati

Niente accertamenti semplici per i professionisti. Risulta più tortuoso il percorso per le Entrate teso a rettificare il reddito dei professionisti. È, infatti, nullo l’accertamento basato soltanto sulla differenza dei compensi dichiarati ai fini Iva e quelli ai fini Irpef. Dunque, nonostante i versamenti ingiustificati in banca, l’atto può essere annullato se è risultato privo dell’adeguata motivazione da parte dell’Amministrazione finanziaria.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20251 del 9 ottobre 2015, con la quale ha respinto il ricorso dell’Agenzia delle entrate che aveva accertato un maggiore imponibile Iva a carico di un avvocato.

In motivazione i Supremi giudici hanno insistito particolarmente sugli obblighi di motivazione degli atti impositivi.

A tal proposito, la Corte Suprema ha osservato che dalle norme tributarie non si evince affatto che l’Ufficio tributario possa ottemperare all’obbligo dell’adeguata motivazione semplicemente prospettando l’esistenza di corrispettivi in tutto o in parte non dichiarati o di detrazioni in tutto o in parte non spettanti, senza neppure indicare gli elementi da cui si possa pervenire alla colpevolezza del professionista accertato.

Difatti, il giudice supremo rammenta che gli articoli 7 dello Statuto del contribuente e 42 del D.P.R. n. 600 del 1973, dispongono che l’Amministrazione finanziaria è obbligata a indicare i presupposti di fatto e di diritto che hanno determinato la decisione dell’Amministrazione (anche se non è necessario fornire in dettaglio la notizia di ogni singolo elemento di prova). Da ciò si evince che la motivazione attiene alla sostanza e non alla forma dell’atto tributario, integrando un elemento essenziale dell’atto suddetto.

 

2) Trust: sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte

Risponde di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte chi costituisce in un trust i suoi beni, e questo anche se la C.T.R. abbia, in precedenza, annullato gli avvisi di accertamento. Tuttavia, la misura del sequestro non può interessare l’intero debito con l’Erario ma solo l’ammontare pari alla riduzione simulata del patrimonio.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 40534 del 9 ottobre 2015.

Dunque, in relazione alla fattispecie di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte (art. 11 del D.Lgs. 74/2000), è legittimo il provvedimento di sequestro per equivalente, in funzione della successiva confisca, di beni conferiti in un trust avente come trustee un soggetto “vicinissimo” al disponente/indagato ed uno scopo poco verosimile. A fronte di ciò, nessun rilievo può essere attribuito, da un lato, al fatto che nell’atto di costituzione del trust sia stata espressamente indicata l’esistenza del debito tributario e l’esperibilità rispetto ad esso dell’azione revocatoria, né, dall’altro, all’intervenuto annullamento degli avvisi di accertamento dei debiti tributari rispetto ai quali era contestata la fattispecie.

L’art. 11 del D.Lgs. 74/2000, non modificato dal D.Lgs. 158/2015 di revisione del sistema penale tributario, sanziona chiunque, al fine di sottrarsi al pagamento delle imposte sui redditi o dell’IVA, ovvero di interessi o sanzioni amministrative relative a dette imposte, per un ammontare complessivo superiore a 50.000 euro, aliena simulatamente o compie altri atti fraudolenti sui propri o su altrui beni, idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva.

Nella categoria degli “altri atti fraudolenti” possono rientrare numerose operazioni, quali ad es., la cessione simulata di quote sociali, la costituzione fraudolenta di un fondo patrimoniale, ovvero, come nel caso di specie, il conferimento di beni in un trust. Rispetto a tale atto, quindi, veniva disposto il sequestro per equivalente dei beni, mobili ed immobili, conferiti. Contro il provvedimento cautelare, confermato dal Tribunale del Riesame, ricorrevano per Cassazione sia il trustee, sia il disponente; ma il provvedimento cautelare è considerato dalla Suprema Corte “pienamente sufficiente e logicamente coerente”.

La Suprema Corte ha osservato come anche lo scopo dichiarato del trust (quello di garantire l’adempimento degli obblighi di mantenimento nei confronti dei figli in seguito al divorzio dalla moglie) fosse poco verosimile. Il trustee, infatti, legale di fiducia dell’indagato che ne aveva curato la posizione anche nella causa di divorzio, risultava essere un soggetto non idoneo a tutelare gli interessi della moglie relativamente al rispetto, da parte del marito, degli obblighi di mantenimento dei figli.

L’atto costitutivo del trust, inoltre, presentava non poche limitazioni ai poteri del trustee.

In tale contesto, secondo i giudici supremi, nessun rilievo può essere attribuito al fatto che nell’atto costitutivo del trust fosse stata espressamente indicata l’esistenza del debito tributario e la possibilità, in relazione ad esso, di esperire comunque azione revocatoria. Anzi, proprio la necessità di attivarsi per il tramite di un’azione revocatoria,anziché potersi procedere al soddisfacimento immediato sui beni del debitore, segna un chiaro aggravamento della posizione creditoria.

Analogamente irrilevante è, infine, reputato l’intervento della sentenza della Commissione Tributaria Regionale che annullava gli accertamenti dei debiti tributari in relazione ai quali era stata contestata la fattispecie di sottrazione fraudolenta. Pur essendo provvisoriamente esecutive, infatti, esse non fanno venire meno in via definitiva la pretesa tributaria, essendo comunque soggette a ricorso presso il giudizio finale in Cassazione.

 

3) E’ nulla l’ipoteca nulla se manca la comunicazione di Equitalia

È nulla l’iscrizione di ipoteca qualora Equitalia non abbia inviato la comunicazione che concede al cittadino 30 giorni per potere esporre le proprie ragioni.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 20352 del 9 ottobre 2015, ha respinto il ricorso presentato dalla società di riscossione.

Tutto è nato nel momento in cui il contribuente è venuto a conoscenza dell’ipoteca sui propri beni, per debiti scaturenti da sanzioni amministrative, senza avere mai ricevuto comunicazione dell’avvio della riscossione né cartella di pagamento.

La difesa portata avanti dal proprio legale, di fronte alla Commissione Tributaria Regionale, è stata quella della violazione del diritto di difesa e del contraddittorio. La tesi è stata subito accolta e poi stata confermata in maniera definitiva dalla Cassazione. In particolare, ad avviso del giudice di legittimità, in tema di riscossione coattiva delle imposte, l’Amministrazione finanziaria prima di iscrivere l'ipoteca su beni immobili ai sensi dell’art. 77 del dpr 602/1973, deve comunicare al contribuente che procederà alla suddetta iscrizione, concedendo al medesimo un termine che può essere determinato, in coerenza con analoghe previsioni normative in 30 giorni, per presentare osservazioni o effettuare il pagamento, dovendosi ritenere che l’omessa attivazione di tale contraddittorio endoprocedimentale comporti la nullità dell’iscrizione ipotecaria per violazione del diritto alla partecipazione al procedimento, fermo restando che, attesa la natura reale dell’ipoteca l’iscrizione mantiene la sua legittimità fino alla declaratoria giudiziale di illegittimità.

 

4) La decorrenza dei termini della nuova riscossione

Passa da 6 a 8 il numero minimo di rate per la rateizzazione degli avvisi bonari e viene esteso da 12 a 16 il periodo massimo di dilazione degli accertamenti con adesione.

Sono alcune delle novità contenute nel D.Lgs. n. 159 del 24 settembre 2015 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 233 del 7 ottobre 2015) che, in attuazione della legge delega fiscale, ha riformato il sistema della riscossione. In generale, il provvedimento, che entra in vigore dal 22 ottobre 2015, recante “misure per la semplificazione e razionalizzazione delle norme in materia di riscossione”, tende a creare un sistema di riscossione che favorisca l’adempimento spontaneo da parte dei contribuenti, anche attraverso la definizione di forme di rateizzazione più ampie e vantaggiose.

Il medesimo provvedimento, inoltre, interviene sulle modalità di calcolo dell’aggio della riscossione che, a partire dal 2016, sarà dovuto in misura variabile a seconda della tempestività del pagamento delle somme iscritte a ruolo.

Tra le novità più significative viene esteso l’utilizzo della PEC nelle procedure di notifica delle cartelle esattoriali che, dal prossimo anno diverrà la modalità esclusiva con riferimento a ditte individuali, società e professionisti iscritti in albi o elenchi.

Ecco di seguito le principali novità con le relative indicazioni sulla decorrenza.

Norma

Descrizione

Decorrenza

Sospensione legale della riscossione

Con   riferimento alla sospensione legale della riscossione, disciplinata nell’art.   1, comma 537 e seguenti, legge n. 228/2012, il decreto dispone che il termine   per la presentazione dell’istanza all’agente della riscossione sia anticipato   da 90 a 60 giorni a pena di decadenza.

Inoltre,   la presentazione della dichiarazione da parte del debitore avviene   esclusivamente con modalità telematiche da definire con un provvedimento   dell’Agenzia delle entrate.

Le   novità si applicano alle dichiarazioni presentate dopo il 22 ottobre 2015

 

Al   fine di evitare la presentazione di istanze meramente dilatorie viene poi   cancellata la “clausola aperta” che consentiva di richiedere la sospensione   in virtù di “qualsiasi altra causa di non esigibilità del credito”. Tale previsione,   chiarisce la relazione illustrativa, è tesa a evitare il possibile uso   strumentale dell’istituto. Con la medesima finalità si introduce il divieto   di reiterazione della dichiarazione.

 

 

Fino   a quando l’ente creditore non comunicherà al debitore l’esito dell’esame   della dichiarazione si prevede la sospensione del termine (di 200 giorni) che   comporta l’inefficacia del pignoramento.

Infine   il provvedimento snellisce i termini previsti nelle comunicazioni tra agente   della riscossione ed ente creditore.

 

Rateazione delle somme dovute a   seguito dell’attività di controllo e accertamento

Passa   da 6 a 8 il numero minimo di rate per la rateizzazione degli avvisi bonari ed   estende da 12 a 16 il periodo massimo di dilazione degli accertamenti con   adesione. Nel dettaglio, gli avvisi bonari potranno essere dilazionati in un   massimo di 8 rate trimestrali per importi non superiori a 5.000 euro, ovvero   in un numero massimo di 20 rate trimestrali se di importo superiore.

Controlli   automatizzati ex art. 36-bis: a partire dalle dichiarazioni relative al 2014

Controlli   formali ex art. 36-ter: dalle dichiarazioni relative al 2013

 

La   dilazione degli accertamenti con adesione e delle somme dovute in caso di   acquiescenza passa da 12 a 16 rate con riferimento ad importi superiori a   50.000 euro.

Tra   le altre novità viene uniformato il termine di scadenza delle rate successive   alla prima, individuando lo stesso nell’ultimo giorno di ciascun trimestre.

Le   nuove regole sulla rateazione non operano in relazione agli atti di adesione,   alle conciliazioni giudiziali e alle mediazioni tributarie già perfezionatesi   alla data di entrata in vigore del decreto.

Controlli   sui redditi soggetti a tassazione separata (ex art. 17 TUIR): dalle   dichiarazioni per il 2012

Controlli   suglialtri redditi soggetti a tassazione separata (ex art. 21 TUIR): dalle   dichiarazioni relative al periodo d’imposta 2013

 

 

Adesioni,   conciliazioni e mediazioni: dagli atti perfezionati dopo il 22 ottobre 2015

Inadempimenti nei pagamenti delle   somme dovute a seguito dell’attività di controllo

Con   il nuovo art. 15-ter, D.P.R. n. 602/1973 si introduce il principio del lieve   inadempimento nelle rateazioni degli avvisi bonari e degli atti di   accertamento. I contribuenti, infatti, non decadranno dal beneficio della   rateazione qualora, alternativamente, si verifichi un pagamento insufficiente   di importo non superiore al 3% della rata e comunque a 10.000 euro ovvero, se   si tratta della prima rata, in caso di ritardato pagamento di non oltre 7   giorni (rispetto ai 5 previsti nella prima versione del decreto).

La   decorrenza segue le regole già esaminate per la rateazione delle somme dovute   a seguito dell’attività di controllo

 

Resta   inoltre confermata la validità della rateazione se l’omissione di una rata   viene regolarizzata, mediante ravvedimento operoso, entro il termine di   pagamento della rata successiva ovvero, in caso di ultima rata o di   versamento in unica soluzione, entro 90 giorni dalla scadenza.

 

Termini per la notifica delle   cartelle di pagamento

(casi particolari)

Il   decreto definisce puntualmente i termini di decadenza per la notifica delle   cartelle di pagamento nell’ambito delle procedure di risoluzione della crisi   d’impresa. In particolare, in deroga all’art. 25, comma 1-bis, D.P.R. n.   602/1973, il concessionario della riscossione è tenuto a notificare la   cartella di pagamento entro il 31 dicembre del terzo anno successivo:

Dal   22 ottobre 2015

-

-   alla pubblicazione del decreto di revoca o mancata approvazione del   concordato preventivo, ovvero dalla pubblicazione della sentenza che dichiara   la risoluzione o l’annullamento del concordato, per quanto riguarda i crediti   anteriori alla data di pubblicazione del ricorso per l’ammissione al   concordato;

 

 

-   alla scadenza del termine di cui all’art. 182-ter, comma 7, della legge   fallimentare, ovvero alla pubblicazione della sentenza che dichiara   l’annullamento, con riferimento ai crediti rientranti negli accordi di   ristrutturazione dei debiti non ancora iscritti a ruolo alla data di   presentazione della proposta di transazione fiscale;

-   alla pubblicazione del decreto che dichiara la risoluzione o l’annullamento   dell’accordo o della proposta di piano del consumatore, per quanto riguarda i   crediti non ancora iscritti a ruolo anteriori alla data di pubblicazione dell’accordo   di composizione della crisi da sovraindebitamento o della proposta.

 

Concentrazione della riscossione   nell’accertamento

Intervenendo   sull’art. 29, D.L. n. 78/2010, viene modificata la previsione che attribuisce   la qualifica di titolo esecutivo all’avviso di accertamento trascorsi 60   giorni dalla notifica dell’atto, collegando il suddetto effetto al termine   utile per la proposizione del ricorso.

Viene   poi cancellata la sospensione legale dell’esecuzione rispetto ad atti di   accertamento esecutivi non impugnati e, dunque, in presenza di affidamento di   somme dovute a titolo esecutivo.

Dal   22 ottobre 2015

 

Per   fini di semplificazione, il decreto introduce la possibilità che la   comunicazione di avvenuto affidamento delle somme da parte dell’ente   creditore all’agente della riscossione possa essere recapitata al debitore,   oltre che con raccomandata semplice, anche con posta elettronica ordinaria o   certificata.

Da   ultimo viene eliminata la previsione di decadenza per l’esercizio   dell’attività esecutiva in precedenza fissato al 31 dicembre del terzo anno   successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo.

 

Sospensione amministrativa e   giudiziale della riscossione

La   sospensione delle sanzioni conseguenti alla condotta illecita penalmente   rilevante dei professionisti (quali commercialisti e avvocati), prevista   dall’art. 1, legge n. 423/1995, sarà svincolata dal preventivo pagamento   delle imposte da parte del contribuente potenzialmente truffato. Inoltre, il   decreto riscrive le fasi procedurali per l’ottenimento della sospensione, in   relazione alla quale viene eliminato l’obbligo per il contribuente di   prestare opportuna garanzia.

Per   le dilazioni concesse a decorrere dal 22 ottobre 2015 e ai piani di   rateazione in essere alla stessa data

 

I   termini di prescrizione e di decadenza previsti per l’irrogazione delle   sanzioni e per la relativa riscossione saranno sospesi fino al 31 dicembre   dell’anno successivo alla data in cui è divenuto definitivo il giudizio   penale o civile a carico del professionista.

 

Rateazione dell’imposta di   successione

Con   la sostituzione dell’intero art. 38, D.Lgs. n. 346/1990, vengono uniformate   le disposizioni sul pagamento e la rateizzazione dell’imposta di successione   alle novità introdotte dal decreto, inclusa l’applicabilità del nuovo art.   15-ter, D.P.R. n. 602/1973 in materia di lieveinadempimento.

Dal   22 ottobre 2015

 

In   base alla normativa vigente, per accedere alla rateazione deve essere   effettuato un versamento non inferiore al 20% dell’imposta liquidata e, per   l’importo residuo, è possibile richiedere la dilazione del pagamento per un   periodo massimo di 5 anni (con rate annuali), a partire dall’apertura della   successione. Le novità introdotte prevedono che il debito residuo possa   essere dilazionato in 8 rate trimestrali, ovvero fino a 12 rate in caso di   importi superiori a 20.000 euro. La rateazione non è comunque consentita per   debiti inferiori a 1.000 euro.

 

 

Inoltre,   il contribuente non decadrà dal beneficio della rateazione nel caso di   insufficiente versamento della rata per una frazione non superiore al 3% e,   in ogni caso, a 10.000 euro, nonché in caso di tardivo versamento (pari al   20%) non superiore a 5 giorni.

 

Preclusione alla autocompensazione   in presenza di debiti su ruoli definitivi

L’art.   31, comma 1, D.L. n. 78/2010, ha introdotto un generale divieto di   compensazione dei crediti relativi alle imposte erariali in presenza di   debiti iscritti a ruolo, per imposte erariali ed accessori, di ammontare   superiore a 1.500 euro, e per i quali è scaduto il termine di pagamento.

Il   decreto aggiunge un inciso in base al quale i crediti oggetto di   compensazione in misura eccedente l’importo del debito erariale iscritto a   ruolo sono oggetto di rimborso secondo le regole previste dalle singole leggi   d’imposta.

Dal   22 ottobre 2015

Oneri di funzionamento del servizio   nazionale di riscossione

Cambia   il meccanismo di remunerazione degli agenti della riscossione. Oltre a una   modifica nella denominazione (da aggio a “oneri di riscossione e di   esecuzione”) si segnala una sostanziale modifica nei criteri di calcolo.   Dall’attuale aggio dell’8%, che resterà in vigore fino al 31 dicembre 2015,   si passerà a un sistema modulare a seconda della tempestività del pagamento.   In particolare, si prevede una quota a carico del contribuente pari al 3%   sulle somme iscritte a ruolo in caso di pagamento entro 60 giorni dalla   notifica della cartella (rispetto all’attuale 4,08%). La percentuale sale al   6% in caso di pagamento decorsi oltre 60 giorni dalla notifica della   cartella, da computare ricomprendendo in questo anche i relativi interessi di   mora.

Dal   1° gennaio 2016

 

L’onere   di riscossione scende, infine, all’1% in caso di versamento delle somme prima   della notifica della cartella di pagamento (ad esempio nell’ipotesi di riscossione   spontanea delle somme contestate con avvisi bonari).

 

Dilazioni di pagamento

Per   somme di importo non superiore a 50.000 euro la facoltà di rateazione è   riconosciuta dietro semplice richiesta del contribuente che dichiari di   versare in una situazione temporanea di difficoltà. Per somme di importo   superiore a 50.000 euro, la dilazione potrà essere concessa solo qualora il   contribuente fornisca adeguata documentazione.

La   presentazione della domanda, inoltre, impedirà l’iscrizione di ipoteca e di apposizione   del fermo amministrativo, pur restando salvi i vincoli già iscritti alla data   di concessione della rateazione.

Le   novità si applicano alle dilazioni concesse, ovvero ai ruoli consegnati, a   decorrere dal 22 ottobre 2015

 

Un’altra   novità riguarda la possibilità di ottenere un nuovo piano di rateazione in   caso di intervenuta decadenza dai piani di dilazione concessi a decorrere   dall’entrata in vigore della disposizione. Ciò a patto che, al momento di   presentazione dell’istanza, le rate del precedente piano, già scadute alla   data di presentazione, siano integralmente saldate. In tale circostanza la   nuova dilazione sarà riconosciuta per un numero di rate non superiore a   quello corrispondente alle rate non ancora scadute del vecchio piano.   Tuttavia, a fronte di questa nuova possibilità, è disposto che la decadenza   dai piani di rateazione si verifichi con il mancato pagamento di sole 5 rate   anche non consecutive (rispetto alle attuali 8).

 

 

Un’altra   novità da accogliere con favore riguarda gli effetti della sospensione   amministrativa o giudiziale di un carico dilazionato. Nello specifico, si   prevede che allo scadere del periodo di sospensione il debitore possa   richiedere il pagamento dilazionato del debito residuo, comprensivo degli   interessi maturati, fino a un massimo di 72 rate.

 

 

Nelle   disposizioni transitorie si prevede che le nuove norme sulle dilazioni di   pagamento si applichino alle rateazioni/dilazioni concesse a decorrere dalla   data di entrata in vigore del decreto, nonché ai piani decaduti nei 24 mesi   antecedenti a tale data. Nella sostanza, dunque, la norma introduce a regime   la possibilità di riammissione alla dilazione per i contribuenti decaduti nei   due anni precedenti. In tale circostanza, tuttavia, la decadenza automatica   dal beneficio della rateazione si verificherà con il mancato pagamento di   sole 2 rate, anche non consecutive, del carico oggetto di nuova rateazione.

Infine,   in accoglimento delle richieste formulate dalla Commissione Finanze della   Camera, il decreto introduce la facoltà per i contribuenti di ricorrere alla   domiciliazione bancaria per i pagamenti rateizzati dovuti all’agente della   riscossione.

 

Autotutela

In   caso di annullamento o revoca parziale di un atto contestato in autotutela il   contribuente potrà avvalersi degli istituti di definizione agevolata delle   sanzioni alle medesime condizioni esistenti alla data di notifica dell’atto.   Tale facoltà è subordinata alla rinuncia alla lite da parte del contribuente.   Nel caso in cui il ricorso sia già stato proposto è stabilito che le spese   del giudizio restino a carico delle parti che le hanno sostenute. Le nuove   regole non sono applicabili alla definizione agevolata delle sole sanzioni.

Dal   22 ottobre 2015

 

Infine,   si prevede che l’atto di autotutela parziale non sia autonomamente   impugnabile. Ciò in quanto, spiega la relazione illustrativa, ci si trova di   fronte ad una rettifica dell’originaria pretesa impositiva e non di un nuovo   atto, sostitutivo del precedente annullato.

 

Sospensione dei termini per eventi   eccezionali

In   caso di sospensione dei termini relativi ai versamenti tributari,   previdenziali e assicurativi, sono parallelamente sospesi tutti i termini   relativi agli adempimenti di natura processuale in favore dei contribuenti,   nonché quelli relativi alle attività di liquidazione, controllo,   accertamento, riscossione e contenzioso in favore dei diversi enti coinvolti.   È inoltre sancito il divieto di notifica delle cartelle di pagamento durante   il predetto periodo di sospensione.

Dal   22 ottobre 2015

 

I   termini di prescrizione e decadenza relativi all’attività degli enti   impositori aventi sede nei territori colpiti da eventi eccezionali e scadenti   entro il 31 dicembre dell’anno durante il quale si verifica la sospensione   saranno automaticamente prorogati al 31 dicembre del secondo anno successivo   alla fine del periodo di sospensione.

La   norma prevede, infine, un termine univoco (30 giorni dal termine del periodo   di sospensione) entro cui devono essere effettuati i versamenti interessati   dalla sospensione. Il suddetto termine opera esclusivamente qualora non siano   dettate disposizioni specifiche circa la ripresa della riscossione, colmando   così eventuali lacune normative.

 

Razionalizzazione degli interessi   per il versamento, la riscossione e i rimborsi di ogni tributo

Si   introduce una revisione della misura del tasso d’interesse per il versamento,   la riscossione e il rimborso dei tributi. Quest’ultimo dovrà essere   determinato preferibilmente in una misura unica compresa tra lo 0,5 e il   4,5%, determinata con decreto del Ministero dell’Economia.

Decorrenza   da definire con apposito D.M. da emanare entro 90 giorni dall’entrata in   vigore del decreto

 

L’ultima   versione del decreto, inoltre, cancella la proposta di modifica dell’art. 30,   D.P.R. n. 602/1973 per effetto della quale, ripristinando la normativa   previgente al D.L. n. 70/2011, gli interessi di mora avrebbero potuto essere   conteggiati ricomprendendo anche sanzioni e interessi (c.d. anatocismo   esattoriale).

 

Notifiche a mezzo PEC

Viene   esteso l’utilizzo della posta elettronica certificata nelle procedure di   notifica delle cartelle esattoriali. Dal 1° giugno 2016 per ditte   individuali, società e professionisti iscritti in albi o elenchi la notifica   delle cartelle avverrà esclusivamente in modalità elettronica. Per i privati   cittadini, invece, il ricorso alla posta certificata sarà limitato ai soli   contribuenti che ne facciano richiesta.

Dal   1° giugno 2016

 

Nel   caso in cui l’indirizzo risultasse non valido o inattivo la notifica dovrà   eseguirsi mediante deposito dell’atto presso la Camera di commercio   territorialmente competente e pubblicazione sul sito web della CCIAA. Il   contribuente sarà reso edotto di tale circostanza tramite raccomandata con   ricevuta di ritorno.

 

 

5) La proroga dei termini estivi vale anche per l’ipotesi del ravvedimento

L’Agenzia delle entrate, con una nota interna del 30 settembre 2015, trasmessa in questa giorni, avrebbe fornito chiarimenti in merito alla proroga dei versamenti dal 1° al 20 agosto.

In particolare, sarebbe stato precisato che la c.d. “proroga di ferragosto” è applicabile a tutti i pagamenti da effettuare con il Modello F24, compresi i versamenti delle somme e le eventuali sanzioni dovute a seguito:

- del ravvedimento operoso (art. 13, D.Lgs. n. 472/1997);

- della conciliazione giudiziale (art. 48, D.Lgs. n. 546/1992);

- del concordato e definizioni agevolate delle sanzioni (D.Lgs. n. 218/1997);

- degli avvisi bonari (artt. 2 e 3, D.Lgs. n. 462/1997);

- del procedimento di irrogazione sanzioni (art. 16, D.Lgs. n. 472/1997);

- dell’atto di irrogazione mediata di sanzioni (art. 17, D.Lgs. n. 472/1997).

La cd. proroga di Ferragosto è stata introdotta per la prima volta nel 2001 e, fino al 2011, è stata concessa di anno in anno con appositi provvedimenti. Il differimento è poi entrato a regime nel 2012, con l’articolo 3-quater del Decreto Legge 16/2012, convertito dalla Legge 44/2012.

 

6) Apertura partite Iva ancora in calo

La colpa viene attribuita alle recenti misure introdotte dal Legislatore che costretto taluni collaboratori con partita Iva a chiudere repentinamente la propria posizione diretta con il Fisco.

In particolare, il Ministero dell’Economia con il comunicato stampa n. 202 del 12 ottobre 2015 ha reso noto che sono stati pubblicati sul sito del Dipartimento delle Finanze i dati relativi all’Osservatorio sulle partite IVA aggiornati al mese di Agosto 2015.

Osservatorio sulle partite IVA: Sintesi dei dati di agosto 2015

Nel mese di agosto 2015 sono state aperte 16.265 nuove partite Iva. Rispetto allo stesso mese dell’anno precedente si osserva una flessione (-6,5%). Sembra consolidarsi la tendenza degli effetti derivanti dalle nuove forme contrattuali introdotte dal “jobs act”, accompagnate dagli incentivi fiscali per le assunzioni a tempo indeterminato, che sembrano aver continuato a favorire la costituzione di rapporti di lavoro dipendente rispetto a rapporti di lavoro autonomo con partita Iva.

La distribuzione per natura giuridica delle nuove partite IVA mostra che la quota relativa alle persone fisiche, è pari al 77,2%, le società di capitali si attestano al 17,5%, le società di persone circa al 4%, mentre la percentuale dei “non residenti” e “altre forme giuridiche” è pari all’1,2%. Rispetto ad agosto 2014, si rilevano decisi decrementi di aperture per le forme societarie: società di persone -19,4%, società di capitali -11,1%; calo più contenuto, invece, per le persone fisiche (-4,7%).

Riguardo alla ripartizione territoriale, circa il 42% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 21,7% al Centro ed il 36,1% al Sud e nelle Isole. Rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, i pochi aumenti di aperture di partite IVA sono localizzati in Provincia di Trento (+11,9%), Abruzzo (+6,4%) e Sardegna (+3,8%); invece le flessioni più consistenti si sono verificate in Basilicata (-22,4%), Lazio (-12,2%) e Toscana (-11,5%).

Con riferimento alla classificazione per settore produttivo, il commercio registra, come di consueto, il maggior numero di aperture di partite Iva (25,3% del totale), seguito dalle attività professionali (11,4%) e dall’agricoltura (10,4%). Rispetto ad agosto dello scorso anno, tra i settori principali si osserva un aumento di aperture nell’istruzione (+11,7%), incrementi più contenuti per la sanità (+2,1%) e le attività immobiliari (+1,8%), mentre le flessioni più evidenti si registrano nei trasporti (-18%), edilizia (-13,3%) e servizi d’informazione (-12,2%).

Relativamente alle persone fisiche, la ripartizione per sesso è sostanzialmente stabile, con il 62,7% delle partite Iva aperte da soggetti di sesso maschile. Il 47,6% delle aperture è attribuibile ai giovani fino a 35 anni e il 34,1% a soggetti tra 36 e 50 anni. Rispetto al corrispondente mese dello scorso anno tutte le classi di età accusano cali di aperture, principalmente la più giovane (-6,8%).

Nello scorso mese di luglio 1.249 soggetti hanno aderito al nuovo regime forfetario, mentre 4.016 soggetti hanno aderito al regime fiscale di vantaggio1. Complessivamente, tali adesioni rappresentano il 32,4% del totale delle nuove aperture. La possibilità di opzione tra i due regimi è stata prevista dal decreto “milleproroghe” (DL 192/2014) ed è valida solo per l’anno in corso, in considerazione della circostanza che da gennaio 2016 resterà in vigore solo il regime forfetario.

 

7) Gestione Artigiani e Commercianti: l’Inps ricorda la scadenza del pagamento dei contributi fissata al 16 novembre 2015

Scadrà il prossimo 16 novembre il pagamento della terza rata contributiva. Lo comunica l’Inps, con il messaggio n. 6297 del 12 ottobre 2015, relativo alla Gestione Artigiani e Commercianti: Imposizione contributiva, terza emissione in corso anno d’imposta 2015.

A seguito di quanto già precisato con la circolare n. 26 del 4 febbraio 2015 avente ad oggetto “La contribuzione dovuta per l’anno 2015 dagli Artigiani e dagli Esercenti attività commerciali”, l’Inps adesso comunica che è stata ultimata l’elaborazione dell’imposizione contributiva per tutti i soggetti iscritti alla gestione nel corso dell’anno 2015 e non già interessati da imposizione contributiva.

A seguito della predetta attività sono stati predisposti i modelli “F24” necessari per il versamento della contribuzione dovuta secondo le disposizioni di cui alla citata circolare n°26/2015.

Detti modelli F24 sono disponibili, in versione precompilata, nel Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti alla sezione Posizione assicurativa –

Dati del modello F24 dove è possibile consultare anche il prospetto di sintesi degli importi dovuti con le relative scadenze e causali di pagamento.

Inoltre, nel rispetto di quanto comunicato con circolare n. 24 del 8.2.2013, che precisa che “l’Istituto, a partire dall’anno 2013, non invierà più le comunicazioni contenenti i dati e gli importi utili per il pagamento della contribuzione dovuta…”, le comunicazioni di cui trattasi saranno disponibili, sempre nel Cassetto, anche alla sezione Comunicazione bidirezionale – Modelli F24, con la riproduzione della stessa lettera che prima del 2013 veniva spedita a mezzo posta.

Viene previsto, inoltre, l’invio di email di alert ai titolari di posizione assicurativa, ovvero loro intermediari delegati, per i quali si è in possesso di recapito email.

L’accesso ai Servizi del Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti avviene, come di consueto, tramite PIN del soggetto titolare di posizione contributiva, ovvero di un suo intermediario in possesso di delega in corso di validità.

 

8) Al via “La telematizzazione dei rapporti di lavoro”

La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro ha pubblicata la circolare n. 21 del 12 ottobre 2015, contenente i primi chiarimenti sul D.Lgs. 151/2015, in particolare su pari opportunità, cessione ferie e permessi, comunicazioni, collocamento gente di mare, lavoro estero e reperibilità dei lavoratori.

Pari opportunità, cessione ferie e permessi, comunicazioni, collocamento gente di mare, lavoro estero e reperibilità dei lavoratori. A pochi giorni dall’entrata in vigore del D.Lgs. n. 151/2015 arrivano le istruzioni per l’uso. E’ stata diffusa il 12 ottobre 2015, infatti, la nuova circolare della Fondazione Studi del Consiglio nazionale dei Consulenti del Lavoro che analizza il provvedimento sulle “semplificazioni”, anche se in alcuni casi le procedure comportano nuovi adempimenti per datori di lavoro e professionisti. Tra le novità più importanti, la previsione che obbliga alla trasmissione telematica alla Direzione territoriale del lavoro competente dei contratti collettivi di secondo livello qualora si intenda fruire di benefici contributivi e di altre agevolazioni connesse alla stipula.

Diverse misure sono rinviate a decreti attuativi quali il Libro Unico del Lavoro ed il completamento del processo di unificazione, standardizzazione ed informatizzazione delle comunicazioni inerenti i rapporti di lavoro.

Ancora, parte la cessione di ferie e permessi dei lavoratori. In buona sostanza, i lavoratori potranno cedere a loro colleghi una quota per assistere figli minori che per le particolari condizioni di salute necessitano di cure costanti. Misura, condizioni e modalità per l’effettiva possibilità di disporre la cessione sono affidate ai contratti collettivi. Puntuale, poi, l’analisi delle novità in materia di pari opportunità. “Telematizzare i processi informativi e di comunicazione”, spiega Rosario De Luca, Presidente della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, “è un’attività che dovrebbe portare ad un'ampia e più efficace interlocuzione. Non può essere invece utilizzata per chiudersi e schermarsi dietro un indirizzo email da cui far partire risposte istituzionali sì ma anonime. Telematizzare i processi non può voler dire impedire il contatto fisico tra gli utenti e la P.A. Anzi, tutt'altro. L'innovazione”, continua, “deve portare benefici e non complicare i rapporti; e questo dipende esclusivamente dagli attori, da coloro che a valle devono applicare le norme. Così come la tenuta con modalità telematica del Libro Unico del Lavoro, norma di principio prevista dal decreto semplificazione, non può tramutarsi in una mera trasmissione telematica dello stesso alla luce della normativa vigente in materia. Ma la domanda che utenti e cittadini si pongono è sempre la stessa: innovazione sì, ma con costi e oneri a carico di chi? Che l'innovazione tecnologica sia un valore aggiunto non c'è dubbio; ma che la debbano pagare sempre e solo i professionisti con le proprie strutture su questo non ci si può trovare d'accordo”.

 

Vincenzo D’Andò