Diario quotidiano del 9 ottobre 2015: credito d’imposta alberghi: prorogato il click day; reati tributari: cambiate le cause di non punibilità

Pubblicato il 9 ottobre 2015



reati tributari: cambiate le cause di non punibilità; antiriciclaggio: indicatori di anomalia: decreto in G.U.; abuso del diritto: partita la depenalizzazione; raddoppio dei termini anche senza notizia di reato; “Entrate in video” supera il milione di visualizzazioni su YouTube; pensioni: modificati i criteri di determinazione del coefficiente di capitalizzazione del montante contributivo; maxi-sanzione per lavoro “nero”: prime indicazioni sulla nuova disciplina; credito d'imposta alberghi: prorogato il termine; ulteriori chiarimenti sulla procedura di Voluntary Disclosure: nuova circolare di Assonime; delibere Agcom sulla tutela degli utenti in materia di contratti e teleselling

 

 Indice:

 1) Reati tributari: cambiate le cause di non punibilità

 2) Antiriciclaggio: indicatori di anomalia: decreto in G.U.

 3) Abuso del diritto: è partita la depenalizzazione

 4) Raddoppio dei termini anche senza notizia di reato

 5) “Entrate in video” supera il milione di visualizzazioni su YouTube

 6) Pensioni: modificati i criteri di determinazione del coefficiente di capitalizzazione del montante contributivo

 7) Maxi-sanzione per lavoro “nero”: prime indicazioni sulla nuova disciplina

 8) Credito d'imposta alberghi: prorogato il termine

 9) Ulteriori chiarimenti sulla procedura di Voluntary Disclosure: nuova circolare di Assonime

 10) Delibere Agcom sulla tutela degli utenti in materia di contratti e teleselling

 

 

1) Reati tributari: cambiate le cause di non punibilità

Non sono più punibili alcuni reati tributari, se il contribuente provvede all’integrale pagamento di tutte le somme dovute a titolo di imposta, sanzioni e interessi, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado.

È una delle novità contenute nel D.Lgs. n. 158 del 2015, che contiene la riforma del sistema sanzionatorio penale ed amministrativo, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 233 del 7 ottobre 2015.

Tra le tante modifiche, il D.Lgs. n. 158/2015 contiene alcune novità in merito alle cause di non punibilità per i reati tributari.

Si tratta dell’art. 11 del decreto, che sostituisce l’attuale art. 13 del D.Lgs. n. 74/2000.

Viene introdotta una causa di non punibilità rappresentata dall’integrale pagamento di tutte le somme dovute a titolo di imposta, sanzioni e interessi, con una disciplina diversa a seconda che si tratti, da un lato, dei reati di omesso versamento delle ritenute certificate, di omesso versamento dell’IVA e dell’indebita compensazione di crediti non spettanti e dall’altro lato dei reati di dichiarazione infedele ed omessa dichiarazione.

Più in generale, sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale n. 233 del 7 ottobre 2015 i decreti legislativi delegati che intervengono su numerosi aspetti mediante una revisione del sistema sanzionatorio (D.Lgs. n. 158/2015), sia penale che amministrativo, della riscossione (D.Lgs. n. 159/2015), del processo tributario e della disciplina degli interpelli (D.Lgs. n. 156/2015), al fine di realizzare un sistema fiscale più equo e trasparente. Tali decreti, datati 24 settembre 2015, entreranno in vigore decorsi 15 giorni dal 7 ottobre 2015.

Pubblicati anche i decreti legislativi per la revisione della disciplina dell’organizzazione delle agenzie fiscali (D.Lgs. n. 157/2015) e per la stima e il monitoraggio dell’evasione fiscale e monitoraggio e riordino delle disposizioni in materia di erosione fiscale (D.Lgs. n. 160/2015).

Una delle modifiche più attese riguarda la riforma del diritto penale tributario di cui al D.Lgs. n. 74/2000 le cui linee guida sono improntate all’esigenza di certezza e di limitare la ricaduta penale alle sole ipotesi connotate da un carattere fraudolento.

In tale ambito, per quanto concerne specificatamente le pene relative agli omessi versamenti, all’art. 10-bis, viene confermata la pena che prevede la reclusione da sei mesi a due anni per chiunque non versi, entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale relativa al sostituto di imposta, le ritenute dovute sulla base della stessa dichiarazione o risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti, ma con un innalzamento dell’attuale ammontare da euro 50.000 ad euro 150.000 per ciascun periodo d’imposta.

Ai fini dell’Iva, invece, il nuovo articolo 10-ter innalza la relativa soglia penale a euro 250.000 per ciascun periodo d’imposta.

La compensazione indebita di cui al successivo articolo 10-quater prevede ora una doppia fattispecie di punibilità, ferma restando in ogni caso la soglia dei 50.000 euro. Infatti, il comma 1 stabilisce una reclusione da sei mesi a due anni in caso di indebita compensazione con crediti non spettanti, mente il comma 2 stabilisce una reclusione da diciotto mesi a sei anni in caso di indebita compensazione con crediti inesistenti.

Per quanto riguarda le nuove disposizioni in materia di sanzioni amministrative, emerge la relativa decorrenza dal 1 gennaio 2017, con tutte le conseguenze che ne deriveranno in merito all’incertezza sull’applicabilità o meno del principio del favor rei.

Le modifiche al sistema di riscossione riguardano, tra le altre cose, la disciplina della rateazione delle somme dovute che derivano dagli istituti deflattivi del contenzioso e dalla dilazione dei ruoli. Peraltro, sul tema della dilazione delle somme iscritte a ruolo, la principale novità non può che essere l’eliminazione del pagamento degli interessi sugli interessi e degli interessi sulle sanzioni.

In evidenza anche la variazione della denominazione del compenso spettante all’Agente della riscossione che passa da aggio a onere di funzionamento della riscossione, con relativa riduzione, a partire dalle cartelle che saranno emesse dal 1 gennaio 2016, dall’8% al 65. Introdotto, poi, il concetto di lieve inadempimento che contempla un ritardo fino a sette giorni e evita la decadenza dal beneficio della rateizzazione nonché la notifica della cartella attraverso la PEC nei confronti delle persone fisiche che ne fanno richiesta e obbligatoria per le imprese e i professionisti.

Le novità sul contenzioso incentivano la definizione della questione nella fase preventiva e deflattiva al fine di ridurre sempre di più le liti con il fisco. In tal senso, sono previste quattro tipologie di interpello e viene esteso l’ambito applicativo della mediazione - che riguarda anche i tributi locali – nonché della conciliazione giudiziale – che è percorribile anche in secondo grado.

Infine, viene toccato pure il tema delle spese processuali. A riguardo, viene confermato il principio della soccombenza, in base al quale la compensazione delle spese può avvenire solo “in caso di soccombenza reciproca o qualora sussistano gravi ed eccezionali ragioni che devono essere espressamente motivate”. Oltre a tale conferma, viene introdotta la regola in base alla quale le spese di giudizio comprendono il contributo unificato, gli onorari/diritti del difensore, le spese generali e gli esborsi sostenuti, il contributo previdenziale e l’Iva, se dovuti.

 

2) Antiriciclaggio: indicatori di anomalia: decreto in G.U.

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 233 del 7 ottobre 2015 è stato pubblicato il DM 25 settembre 2015 con cui il Ministero dell’Interno definisce gli indicatori di anomalia per l’individuazione delle operazioni sospette di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo da parte degli uffici della pubblica amministrazione. Gli indicatori sono ripartiti in tre macrocategorie riconducibili all’identità o comportamento del soggetto cui è riferita l’operazione, alle modalità di esecuzione, nonché alla specificità del settore di attività (appalti, finanziamenti pubblici, ecc.).

Segnalazioni antiriciclaggio al debutto nelle pubbliche amministrazioni. Arrivano, con il suddetto decreto gli indicatori di anomalia per individuare le operazioni sospette da parte degli uffici della pubblica amministrazione e inoltrarle all’Uif (unità di informazione finanziaria).

Gli enti (già tenuti per legge alle segnalazioni ma finora largamente inoperosi) dovranno individuare al loro interno la figura del gestore che riceverà le informazioni rilevanti ai fini delle operazioni sospette. In particolare, per gli enti locali con popolazione inferiore a 15 mila abitanti sarà possibile individuare un gestore in comune ai fini dell’adempimento dell’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette.

La finalità degli indicatori di anomalia è quella di «ridurre i margini di incertezza connessi con le valutazioni soggettive e hanno lo scopo di contribuire al contenimento degli oneri e al corretto e omogeneo adempimento di segnalazione». Nel provvedimento si spiega che la mera ricorrenza di un comportamento non è motivo di per sè per far scattare la segnalazione per la quale è comunque necessaria una valutazione effettiva.

Gli operatori trasmettono la segnalazione all’Uif quando sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per individuare la presenza di operazioni di riciclaggio. Le valutazione potranno prendere spunto ad esempio, dall’uso elevato del contante, dai settori interessati all’erogazione di fondi pubblici come quelli relativi ad appalti e sanità, rifiuti o fonti rinnovabili. Non dovranno essere segnalate le violazioni della normativa sulla circolazione del contante.

 

3) Abuso del diritto: è partita la depenalizzazione

L'abuso del diritto è ormai depenalizzato. E l’impatto è immediato sui procedimenti in corso, portando di fatto al proscioglimento, con la classica formula “perchè il fatto non è più previsto dalla legge come reato”, anche chi era già stato condannato due volte dai giudici di merito. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 40272 del 7 ottobre 2015, applica per la prima volta la riforma entrata in vigore lo scorso 1° ottobre, assolvendo il rappresentante legale di una società sanzionato sia in primo sia in appello dai giudici di Milano per il reato di dichiarazione infedele.

L'elusione fiscale (come stabilisce il D.Lgs. 128/2015 in vigore dal 1° ottobre) non sarà più perseguibile penalmente ma solo con una sanzione amministrativa. Ciò vale sia per le imprese sia per i professionisti e per tutti i tributi (imposte dirette e Iva). Il contribuente dovrà essere perseguito, laddove ci siano i presupposti, per frode o evasione fiscale. L’elusione, ormai termine totalmente equivalente all’abuso del diritto, avrà quindi un’applicazione residuale rispetto agli altri illeciti penali. La riforma sulla depenalizzazione è retroattiva.

La prima sentenza post-riforma della Corte di cassazione accoglie il ricorso di un imprenditore (finito nel mirino degli inquirenti per aver ottenuto un risparmio d’imposta mediante il prestito di titoli azionari) che è stato assolto con formula piena: perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato.

In definitiva, spiega la sezione penale, “la scelta adottata dal legislatore delegato è stata quella di escludere la rilevanza penale delle operazioni costituenti abuso del diritto, quali descritte dalla norma generale, facendo salva, per converso, l’applicabilità a esse delle sanzioni amministrative, ove ne ricorrano in concreto i presupposti”.

I supremi giudici chiariscono inoltre quali sono i presupposti della nuova elusione. L’abuso del diritto colpisce le operazioni prive di sostanza economica: sono tali i fatti, gli atti e i contratti, anche tra loro collegati, inidonei a produrre effetti significativi diversi dai vantaggi fiscali. Per vantaggi fiscali indebiti, poi, si considerano i benefici anche non immediati realizzati in contrasto con le finalità delle norme fiscali.

 

4) Raddoppio dei termini anche senza notizia di reato

È legittimo il raddoppio dei termini anche se il reato è prescritto e anche se la notizia di reato non è stata inviata.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza 20043 del 7 ottobre 2015.

L’art. 37, commi 24 e 25, del D.L. 223/2006, nel modificare gli artt. 43 del DPR 600/1973 e 57 del D.P.R. 633/1972, ha introdotto un nuovo comma in entrambi i predetti articoli, in base al quale, in caso di violazione che comporta obbligo di denuncia ai sensi dell’art. 331 c.p.p. per uno dei reati previsti dal DLgs. 74/2000, i termini ordinari di decadenza sono raddoppiati relativamente al periodo di imposta in cui è stata commessa la violazione.

La Corte Costituzionale, con la nota pronuncia n. 247/2011, ha stabilito che tali disposizioni prevedono, quale unica condizione per il raddoppio dei termini, la sussistenza dell’obbligo di denuncia penale, indipendentemente dal momento in cui tale obbligo sorga ed indipendentemente dal suo adempimento.

Nel caso di specie l’accertamento riguardava il periodo d’imposta 2005, mentre l’atto impositivo era stato notificato a fine 2012, in virtù appunto del raddoppio dei termini, ma la denuncia di reato era stata presentata nei soli riguardi del legale rappresentante della società e non anche del socio di minoranza accertato e ricorrente. Da qui, l’eccezione di quest’ultimo per cui nei suoi confronti non avrebbe potuto operare il raddoppio dei termini di accertamento.

Dunque la prescrizione non impedisce di applicare il termine raddoppiato. La Suprema Corte ha stabilito che l’intervenuta prescrizione del reato non è di per sé d’impedimento all’applicazione del termine raddoppiato per l’accertamento, proprio perché non rileva né l’esercizio dell’azione penale da parte del P.M., mediante la formulazione dell’imputazione, né la successiva emanazione di una sentenza di condanna o di assoluzione da parte del giudice penale, atteso anche il regime di “doppio binario” tra giudizio penale e processo tributario.

Nel caso di specie, avendo il socio presentato la dichiarazione per l’anno controllato ed avendo l’Ufficio rettificato il reddito della società partecipata, con imputazione pro quota dei maggiori utili extrabilancio accertati, il raddoppio dei termini per l’accertamento conseguiva al mero riscontro di tali fatti comportanti l’obbligo di denuncia penale, quantomeno, ai fini del reato di dichiarazione infedele, indipendentemente dall’effettiva presentazione della denuncia o dall’inizio dell’azione penale.

 

5) “Entrate in video” supera il milione di visualizzazioni su YouTube

Il canale dell’Agenzia raggiunge oltre 6mila e 600 iscritti. I video pubblicati sul canale YouTube dell’Agenzia Delle Entrate, Entrate in Video, hanno raggiunto e superato il traguardo del milione di visualizzazioni. Una meta toccata a soli tre anni dall’inaugurazione del canale che, già vincitore del premio Aretè per la Comunicazione nel 2012, conferma di essere diventato un punto di riferimento per molti cittadini e contribuenti che ogni giorno scelgono di avvalersi di un mezzo di informazione semplice e immediato. A confermare ulteriormente il successo di Entrate in Video è il numero degli iscritti al canale, che, ad oggi, è arrivato a 6.670 utenti.

Il 730 Precompilato, Fisconline e codice Pin per i servizi web, Le Visure Catastali Online, La Cedolare Secca, sono i video più apprezzati, ma un buon riscontro hanno avuto anche i video tutorial in lingua inglese e spagnola per la richiesta del Codice Fiscale.

Dai dati forniti dalla stessa piattaforma YouTube risulta, inoltre, che la durata media di visualizzazione per ogni video è ben al di sopra del 50% della loro durata effettiva:

significa che l’interesse dell’utente rimane alto in ogni minuto di ogni filmato interpretato dai funzionari dell’Agenzia.

Tutti i video sono sempre supportati da sottotitoli per i non udenti, autoprodotti a costo zero e costantemente monitorati e aggiornati per garantire la stretta attualità dei contenuti: se una norma cambia, il video che ne fa riferimento viene sempre corretto o, se necessario, rimosso.

La costruzione di un rapporto di fiducia tra il cittadino e l’Istituzione pubblica è un obiettivo primario per l’Agenzia. Negli ultimi anni le Entrate stanno cercando

di realizzarlo attraverso i canali social. Dopo YouTube è stata la volta di Twitter: il profilo dell’Agenzia conta già 17.500 follower. La promessa è quella di continuare a lavorare su una sempre maggiore disponibilità al dialogo e quella di dare sempre più significato al valore della Comunicazione 2.0.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 157 del 8 ottobre 2015)

 

6) Pensioni: modificati i criteri di determinazione del coefficiente di capitalizzazione del montante contributivo

L’Inps, con la circolare n. 167 del 7 ottobre 2015, ha illustrato i nuovi criteri di determinazione del coefficiente di capitalizzazione del montante utile per quantificare le pensioni o le quote di pensione da calcolare con il sistema contributivo.

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 116 del 21 maggio 2015 è stato pubblicato il decreto legge 21 maggio 2015, n. 65, recante disposizioni urgenti in materia di pensioni, di ammortizzatori sociali e di garanzie TFR, entrato in vigore il giorno della sua pubblicazione e convertito, con modificazioni dalla legge 17 luglio 2015, n. 109, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 166 del 20 luglio 2015, entrata in vigore il giorno successivo della sua pubblicazione.

L’articolo 5, comma 1, del predetto decreto ha inserito all’articolo 1, comma 9, della legge 8 agosto 1995, n. 335 il seguente periodo: “In ogni caso il coefficiente di rivalutazione del montante contributivo come determinato adottando il tasso annuo di capitalizzazione di cui al primo periodo del presente comma non può essere inferiore a uno, salvo recupero da effettuare sulle rivalutazioni successive.”

Il comma 1-bis del medesimo articolo 5 ha disposto che “In sede di prima applicazione delle disposizioni del terzo periodo del comma 9 dell’articolo 1 della legge 8 agosto 1995, n. 335, introdotto dal comma 1 del presente articolo, non si fa luogo al recupero sulle rivalutazioni successive di cui al medesimo periodo”.

I commi 2 e 3 dello stesso articolo 5 hanno rispettivamente previsto la copertura degli oneri derivanti dalle predette disposizioni ed autorizzato il Ministero dell’Economia e delle finanze ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Come noto, ai sensi dell’articolo 1, comma 9, della citata legge n. 335 del 1995, il tasso annuo di capitalizzazione è dato dalla variazione media quinquennale del prodotto interno lordo (PIL) nominale, appositamente calcolata dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT), con riferimento al quinquennio precedente l'anno da rivalutare. In occasione di eventuali revisioni della serie storica del PIL operate dall’ISTAT i tassi di variazione da considerare ai soli fini del calcolo del montante contributivo sono quelli relativi alla serie preesistente anche per l’anno in cui si verifica la revisione e quelli relativi alla nuova serie per gli anni successivi.

Per effetto della novella del citato articolo 1, comma 9, con riferimento alle pensioni liquidate a decorrere da gennaio 2015, per il calcolo della quota contributiva della pensione, il coefficiente di rivalutazione del montante contributivo, determinato adottando il tasso annuo di capitalizzazione di cui all’articolo 1, comma 9, della citata legge, non può essere inferiore a uno. La stessa norma prevede che la maggiore capitalizzazione riconosciuta nell’anno in cui la variazione media quinquennale del PIL è risultata minore a uno deve essere recuperata nell’anno successivo, applicando al coefficiente successivo il rapporto tra il coefficiente di capitalizzazione effettivo e l’unità. In sede di prima applicazione, tuttavia, non si fa luogo al recupero sulle rivalutazioni successive di cui al medesimo periodo.

Pertanto, il coefficiente di capitalizzazione da utilizzare per la rivalutazione del montante nel 2016, considerata la clausola di salvaguardia in sede di prima applicazione di cui al comma 1-bis del citato articolo 5, non subirà alcuna decurtazione. Solo qualora si verifichi nuovamente una variazione quinquennale del PIL inferiore all’unità si procederebbe al recupero su una o più delle capitalizzazioni successive per le quali il coefficiente è maggiore di 1.

 

7) Maxi-sanzione per lavoro “nero”: prime indicazioni sulla nuova disciplina

Il Ministero del Lavoro, ha emanato la lettera circolare n. 16494 del 7 ottobre 2015, con la quale fornisce le prime indicazioni operative in merito alla nuova maxisanzione per lavoro nero, così come disciplinata dal D.Lgs. n. 151/2015 (c.d. decreto Semplificazioni).

In particolare, per le condotte iniziate e cessate prima del 24 settembre 2015, si applica l’apparato sanzionatorio precedentemente vigente, ivi compresa la fattispecie attenuata di maxisanzione (c.d. maxi-sanzione affievolita).

Alle medesime condotte non si applica inoltre la procedura di diffida introdotta dall’art. 22 del D.Lgs. n. 151/2015, in considerazione dei suoi contenuti sostanziali riferiti, in particolare al mantenimento in servizio per almeno 3 mesi del lavoratore irregolare.

Per le condotte iniziate sotte la previgente disciplina e proseguite dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 151/2015, stante la natura permanente dell’illecito che si consuma al momento della cessazione della condotta, trova applicazione, all’intero periodo oggetto di accertamento, la nuova disciplina ivi compresa la procedura di diffida.

Il Ministero rammenta, inoltre, che per tali fattispecie non troveranno applicazione le sanzioni di cui all’art. 19, commi 2 e 3 , del D.Lgs. 276/2003, relative alla mancata comunicazione obbligatoria e alla mancata consegna della lettera di assunzione, espressamente escluse dalla norma.

 

8) Credito d'imposta alberghi: prorogato il termine

Prorogato fino alle ore 16 del 16 ottobre 2015 l’invio delle istanze per il Tax Credit per la riqualificazione delle strutture ricettive. A comunicarlo è il Ministero dei Beni Culturali con l’avviso del 7 ottobre 2015. La domanda, precedentemente in scadenza il 9 ottobre 2015, deve essere presentata in forma telematica, insieme all’attestazione di effettività delle spese sostenute, nel periodo d'imposta 2014, tramite il portale https://procedimenti.beniculturali.gov.it.

Il Click Day sarà, quindi, dalle ore 10 del 19 ottobre alle ore 16 del 22 ottobre 2015 per consentire di prersentare l'istanza anche alle imprese che, pur essendo Residenza turistico alberghiera oppure Villaggio albergo, risultano iscritte alla Camera di commercio con codice ATECO 55.2 (alloggi per vacanze e altre strutture per brevi soggiorni) invece che con codice 55.1 (alberghi e strutture simili). Sono stati ammessi alla procedura anche i Residence, nel caso siano stati assimilati da relativa Legge regionali a Residenza turistica alberghiera, ma registrati alla Camera di commercio con codice ATECO 55.2.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, nota del 8 ottobre 2015)

 

9) Ulteriori chiarimenti sulla procedura di Voluntary Disclosure: nuova circolare di Assonime

Assonime, con la circolare n. 29 del 8 ottobre 21015, in tema di Voluntary Disclosure, spiega le ultime novità normative che hanno interessato la procedura di collaborazione volontaria per l’emersione ed il rientro di capitali detenuti all’estero, anche alla luce delle indicazioni recentemente fornite in argomento dall’Agenzia delle entrate.

A parte quanto già precisato con la circolare n. 16 del 19 maggio 2015, adesso Assonime si limita a commentare le modifiche di interesse per gli operatori intervenute successivamente alla detta circolare.

Proroga della voluntary disclosure

Come è noto, il D.L. n. 153 del 30 settembre 2015 ha prorogato al 30 novembre 2015 il termine per la presentazione dell’istanza relativa alla voluntary disclosure.

I contribuenti interessati, pertanto, avranno due ulteriori mesi per presentare l’istanza, a condizione che al momento della presentazione non sussistano condizioni di inammissibilità, quali ad esempio un controllo fiscale in corso.

Regolarizzazione dei capitali esteri

La voluntary disclosure (o emersione volontaria o più semplicemente autodenuncia) consente ai residenti in Italia che detengono attività finanziarie o patrimoni non dichiarati al fisco, di sanare la loro posizione, anche penale, pagando le relative imposte e le sanzioni amministrative in misura ridotta.

Termini della proroga

La proroga decisa con il D.L. 153/2015 è senza sanzioni o aggravi aggiuntivi e cancella quella tecnica e sposta tutto al 30 novembre, nuovo termine finale per presentare le istanze, aumentate esponenzialmente negli ultimi giorni, e unifica il termine di conclusione delle procedure di rientro dei capitali, per tutti gli anni coinvolti, al 31 dicembre 2016. Il decreto di proroga prevede, inoltre, l’inapplicabilità delle sanzioni in materia di antiriciclaggio previste dalla legge 231/2007 per le violazioni del divieto di utilizzo in qualunque forma di conti o libretti di risparmio in forma anonima o con intestazione fittizia aperti presso Stati esteri. Ciò evidentemente per incentivare il più possibile le operazioni di rientro.

Rimane la causa ostativa che al momento di presentazione della domanda, non vi devono essere condizioni di inammissibilità (tipo controlli fiscali in corso o procedimenti penali avviati sull'ambito applicativo della procedura).

Proroga anche per chi ha già presentato l’istanza

Interessante la situazione anche per chi ha già presentato l’istanza, che avrà tempo sino al 30 dicembre per correggere la stessa e presentare la relazione e anche per chi ha presentato sia istanza che relazione che comunque potrà integrare l’una e l’altra. Unificato al 31 dicembre 2016 il termine di conclusione. Si scongiura così il rischio di accertamenti parziali (la norma sulla voluntary disclosure rinvia agli accertamenti parziali) notificati anno per anno a seconda della scadenza del periodo di imposta. Sotto questo profilo, la proroga fornisce il giusto lasso di tempo per analizzare e valutare le singole posizioni nel più ampio spirito di reciproca collaborazione.

Attività di accertamento

L’unificazione del termine proroga di un anno il potere di accertamento in favore dell’Agenzia delle entrate, che avrà tempo sino al 31 dicembre 2016 per notificare: Gli atti relativi al 2004, in caso di raddoppio dei termini, per violazioni relative al quadro RW e di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi riferiti a investimenti in Paesi black list; gli atti relativi al 2006 in caso di raddoppio dei termini, per violazioni di infedele dichiarazione dei redditi riferiti a investimenti in Paesi black list; gli atti relativi al 2009 per violazioni attinenti al quadro RW e di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi riferiti a investimenti in Paesi non black list e/o black list con accordo; gli atti relativi al 2010 per violazioni di infedele dichiarazione dei redditi riferiti a investimenti in Paesi non black list e/o black list con accordo.

Ma l’unificazione significa anche l’obbligo per l’Agenzia delle entrate di notificare gli anni non in scadenza al 31 dicembre 2015 entro lo stesso termine del 31 dicembre 2016.

Comunque, è vero che l’Amministrazione Finanziaria ha un anno di tempo in più per effettuare gli accertamenti sulle annualità in scadenza, ma è altrettanto vero che i contribuenti che abbiano autodenunciato correttamente la propria posizione acquisiscono la certezza sulla chiusura della procedura di disclosure.

Costi della regolarizzazione

Devono essere regolarizzati tutti gli anni ancora accertabili e tutte le violazioni in materia di monitoraggio fiscale, pagando in misura piena le imposte sui relativi redditi. Il versamento di quanto dovuto può essere suddiviso in tre rate mensili.

Nei casi in cui la media delle consistenze delle (sole) attività finanziarie estere risultanti al termine di ciascun periodo d’imposta oggetto della collaborazione volontaria non ecceda il valore di 2 milioni di euro il contribuente può optare per una tassazione forfettaria pari all’1,35% delle consistenza di fine anno (27% sul rendimento presunto del 5%), non sempre conveniente visto che spesso i dossier chiudono, soprattutto negli anni dal 2008 in poi, in perdita o con redditi molto ridotti.

Sulle sanzioni ci sono forti sconti sia sul versante del monitoraggio fiscale (riduzioni che possono arrivare, nella migliore delle ipotesi, fino a 1/6) sia sul versante delle imposte dirette (in questo caso le sanzioni, nella migliore delle ipotesi, possono essere ridotte fino a 1/8).

Per quanto riguarda il rientro da Paesi black list, restano confermate le agevolazioni in materia di riduzioni delle sanzioni nonché dei periodi di imposta ancora accertabili (stante il raddoppio dei termini previsto dall’art. 12, D.L. 78/2009), non tutte, in verità, dipendenti dalla volontà del contribuente.

Quadro RW

La proroga della voluntary disclosure spinge il ravvedimento del quadro RW per il 2014, ciò poiché l’adempimento dichiarativo effettuato nei 90 giorni (entro il 29 dicembre 2015), comporta il pagamento di € 32,00 e cioè un importo pari alla sanzione base di € 258,00 ridotto a un ottavo. Riduzione che, peraltro, potrebbe essere anche ipotizzata nella misura di un nono del minimo.

Ultimi chiarimenti dell’Agenzia delle entrate

A tal fine, dopo la presentazione all’Agenzia delle entrate della specifica istanza è richiesto il pagamento delle imposte dovute per le annualità ancora “aperte” beneficiando, oltre che della riduzione delle sanzioni (differenziata a seconda dello Stato in cui le attività sono detenute, dell’“anzianità” delle violazioni commesse e del comportamento “trasparente”) del contribuente, della non punibilità per una serie di reati tributari.

Recentemente la stessa Agenzia delle Entrate è intervenuta fornendo ulteriori chiarimenti con la circolare n. 27/E del 16 luglio 2015, riguardanti in particolare i “profili applicativi” della disciplina.

Tale documento ha fornito chiarimenti sui seguenti aspetti:

- ambito soggettivo;

- ambito oggettivo;

- cause di inammissibilità;

- adempimenti a carico del contribuente;

- ambito temporale;

- aspetti sanzionatori;

- perfezionamento della procedura.

 

10) Delibere Agcom sulla tutela degli utenti in materia di contratti e teleselling

Assonime, con una nota rilasciata ieri, ha messo in evidenza che lo scorso 25 settembre l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha adottato due delibere, rispettivamente in materia di tutela degli utenti nei contratti relativi alla fornitura di servizi di comunicazioni elettroniche e di teleselling, in attuazione delle disposizioni del Codice del consumo novellate dal decreto legislativo 21 febbraio 2014, n. 21 sui diritti di consumatori.

La prima delibera n. 519/15/CONS aggiorna, alla luce del mutato quadro legislativo, il regolamento sulle disposizioni a tutela dell’utenza in materia di contratti relativi alla fornitura di servizi di comunicazione elettronica. Il regolamento contiene anzitutto misure per garantire il diritto degli utenti a scegliere liberamente e consapevolmente il proprio operatore e per limitare il pericolo di attivazioni non richieste. Vengono stabiliti specifici obblighi informativi da parte degli operatori per i contratti conclusi a distanza o fuori dai locali commerciali. Con riferimento alla durata, viene previsto che i contratti sulla fornitura di servizi di comunicazioni elettroniche conclusi con i consumatori non possono imporre un periodo di impegno iniziale superiore a ventiquattro mesi. Il regolamento contiene inoltre dettagliate disposizioni a tutela degli utenti sulla comunicazione da parte degli operatori delle modifiche delle condizioni contrattuali e sul diritto di recesso. Viene infine incoraggiata l’adozione di codici di condotta, con il coinvolgimento delle associazioni dei consumatori, per garantire che l’acquisizione di nuovi clienti avvenga secondo criteri di buona fede, correttezza e trasparenza.

Con la delibera n. 520/15/CONS l’Agcom ha adottato orientamenti per la conclusione tramite telefono di contratti per la fornitura di servizi di comunicazione elettronica. Gli orientamenti stabiliscono in particolare: le informazioni che l’operatore deve fornire in modo chiaro e comprensibile nel corso della comunicazione telefonica; l’obbligo dell’operatore di inviare la conferma dell’offerta, con tutte le informazioni di cui agli articoli 70 del Codice delle comunicazioni elettroniche e 49 del Codice del consumo, presso l’indirizzo comunicato dal cliente o, previo consenso esplicito del consumatore, su supporto durevole (ad esempio, come allegato ad un’e-mail o tramite comunicazione di un link di accesso a un account privato nella titolarità del cliente finale sul sito web del venditore contenente le informazioni indirizzate al cliente, a condizione che tali informazioni non possano essere rimosse o modificate unilateralmente dal venditore). Il contratto si considera vincolante per il consumatore dal momento in cui questi comunica all’operatore l’accettazione dell’offerta, dopo aver preso visione della conferma dell’offerta da parte dell’operatore; la comunicazione del consumatore può essere resa anche su supporto durevole, ad esempio tramite e-mail o sms, o mediante accettazione telematica.

 

Vincenzo D’Andò