Diario quotidiano del 2 ottobre 2015: lo studio di settore non è ritrattabile; Voluntary disclosure: decreto in G.U.

Pubblicato il 2 ottobre 2015



studio di settore non ritrattabile: Cassazione ribadisce; erario: é possibile permutare l’auto senza avere negative conseguenze fiscali; atti fiscali firmati dai dirigenti illegittimi: la nullità può essere chiesta anche in udienza; cessione auto: dal prossimo 5 ottobre debuttano i certificati digitali; dall’Agenzia delle Dogane tutti i chiarimenti sull’abuso del diritto; voluntary disclosure: decreto in Gazzetta Ufficiale; dall’Inps arriva la stop all’indennità ASpI per i lavoratori sospesi; costi da fatture false deducibili?; F24: ecco la causale contributo “LAV1” denominata “Ente Bilaterale Nazionale EBILAV”; verifiche ispettive per le aziende che hanno usufruito dell’esonero contributivo

 

 Indice:

 1) Studio di settore non ritrattabile: cassazione ribadisce

 2) Erario: é possibile permutare l’auto senza avere negative conseguenze fiscali

 3) Atti fiscali firmati dai dirigenti illegittimi: la nullità può essere chiesta anche in udienza

 4) Cessione auto: dal prossimo 5 ottobre debuttano i certificati digitali

 5) Dall’Agenzia delle Dogane tutti i chiarimenti sull’abuso del diritto

 6) Voluntary disclosure: decreto in Gazzetta Ufficiale

 7) Dall’Inps arriva la stop all’indennità ASpI per i lavoratori sospesi

 8) Costi da fatture false deducibili ?

 9) Modello F24: ecco la causale contributo “LAV1” denominata “Ente Bilaterale Nazionale EBILAV”

 10) Verifiche ispettive per le aziende che hanno usufruito dell’esonero contributivo

 

 

1) Studio di settore non ritrattabile: cassazione ribadisce

La Suprema Corte rimarca i paletti sulla possibilità per il contribuente di correggere i dati. A poco tempo dalla precedente decisione viene ribadito che la dichiarazione statistica non si emenda con l’adeguamento. La dichiarazione dei redditi non è emendabile con l’adeguamento agli studi di settore, trattandosi di un atto negoziale e non di un mero errore materiale. Questo anche se il contribuente lo attribuisce a problemi del software.

Ecco perché, ha affermato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 19410 del 30 settembre 2015, il Fisco può emettere la cartella di pagamento sulla base di quanto dichiarato dal cittadino.

Per evitare l’atto impositivo, il contribuente avrebbe dovuto provare un’obiettiva riconoscibilità dell'errore contenuto nella dichiarazione, essendo del tutto insufficiente il mero richiamo a problemi del software. È infatti ormai noto che il principio della emendabilità e ritrattabilità di ogni dichiarazione fiscale si riferisce alle sole ipotesi in cui la dichiarazione risulti frutto di un errore, testuale o extratestuale, di fatto o di diritto, essendo peraltro evidente che tale errore debba essere allegato, specificato e provato e che l’errore emendabile deve sempre riguardare il contenuto proprio della dichiarazione di scienza, non la manifestazione di volontà implicita nell’esercizio di un’opzione offerta dal legislatore, come disciplinata dal Dpr n. 131 del 1986, art. 52.

Nota di variazione IVA esclusa per le ulteriori prestazioni

La previsione di servizi aggiuntivi, con funzione incentivante, non incide sul prezzo dell’operazione principale.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19412 del 30 settembre 2015, è tornata a occuparsi della disciplina degli abbuoni e sconti, ovvero delle variazioni in diminuzione del prezzo di vendita, precisando che tali fattispecie non ricorrono nel caso di corrispettivi ricevuti per prestazioni ulteriori rispetto al servizio principale.

In particolare, è stata ritenuta corretta la decisione della Commissione Tributaria Regionale, che, riformando quella del giudice di primo grado, aveva ritenuto legittimi gli avvisi di accertamento dell’Agenzia delle entrate, per effetto dei quali era stata liquidata la maggiore Iva dovuta da una concessionaria a causa della mancata contabilizzazione dei corrispettivi erogati dalla concedente in ragione di servizi aggiuntivi rispetto alla prestazione principale avente ad oggetto la rivendita in concessione di autoveicoli.

 

2) Erario: é possibile permutare l’auto senza avere negative conseguenze fiscali

Permutare l’auto non è antieconomico. È nullo l’accertamento induttivo a carico dell’imprenditore che, pur avendo sopravvalutato l’usato, lo giustifica con la necessità di mercato. Pertanto, non pone in essere una condotta antieconomica tale da giustificare un atto impositivo chi, per incentivare la vendita delle nuove automobili, fa una permuta con vecchie macchine a un prezzo alto.

Lo ha stabilito dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 19408 del 30 settembre 2015, ha respinto il ricorso dell’Agenzia delle entrate.

La Suprema Corte ha confermato la tesi della Commissione Tributaria Regionale dell’Abruzzo che aaveva accolto il ricorso del contribuente, annullando correttamente l’atto impositivo. Ciò poiché il contribuente ha ampiamente giustificato la condotta antieconomica contestata dal Fisco e che consisteva nella sopravvalutazione dell’usato.

 

3) Atti fiscali firmati dai dirigenti illegittimi: la nullità può essere chiesta anche in udienza

Gli atti fiscali firmati dai dirigenti incaricati senza averne titolo sono talmente nulli che la nullità può essere eccepita anche verbalmente in udienza. A tale conclusione è pervenuta la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia con la sentenza 3699/2015.

La vicenda è una conseguenza della nota sentenza della Corte costituzionale del 17 marzo 2015 che ha dichiarato l’incostituzionalità della nomina di funzionari incaricati di mansioni dirigenziali senza aver sostenuto concorso. Il contenzioso sull’atto è in corso e la parte si accorge che l'atto è stato firmato da un funzionario privo di poteri, fuori dai termini per impugnare e senza presentare memoria difensiva solleva l’eccezione a voce in udienza e il giudice della Commissione tributaria regionale lombarda riconosce la validità delle osservazioni del contribuente. La Commissione infatti seguendo la giurisprudenza lombarda considera e ritiene che l’azione di nullità sull’atto sia preliminare e dirimente alle altre ragioni de contendere arrivando alla conclusione che la dichiarazione della Corte costituzionale travolge talmente l’atto da renderlo giuridicamente inesistente. La Commissione indica all’Agenzia la strada per rinnovare l’atto nei termini decadenziali ma allo stesso tempo osserva che gli effetti della nullità si trasmettono anche ad atti adesso derivati come per esempio la cartella. Inoltre, la Commissione lancia un’accusa contro la trasparenza amministrativa dell’Agenzia delle entrate che non avrebbe consentito al contribuente di accedere all’elenco dettagliato di tutti gli incarichi dirigenziali coinvolti nella dichiarazione di illegittimità costituzionale.

 

4) Cessione auto: dal prossimo 5 ottobre debuttano i certificati digitali

Dal 5 ottobre 2015 il tradizionale certificato di proprietà cartaceo farà posto al nuovo documento digitale che sarà conservato negli archivi magnetici del Pra.

L’utente potrà consultare il Cdpd da remoto e non dovrà più preoccuparsi della sua conservazione.

Lo ha precisato l’Aci con la circolare n. 7641 del 28 settembre 2015.

Il progetto semplific@uto intende recepire le disposizioni del codice dell’amministrazione digitale anche nel mondo della burocrazia stradale. Per questo motivo l’Aci sta progressivamente innovando tutte le procedure che porteranno gradualmente alla scomparsa della documentazione cartacea anche dagli archivi. Una innovazione particolarmente significativa è rappresentata dall’introduzione del certificato di proprietà digitale. In pratica dal 5 ottobre l’ex foglio complementare non sarà più stampato in modalità tradizionale ma verrà prodotto digitalmente e conservato dall’Aci nei propri archivi magnetici. All’interessato verrà consegnata una semplice ricevuta contenente un codice (anche QR-code) per l’accesso informatico alla visura del documento e ai suoi aggiornamenti successivi in tempo reale. I vantaggi per gli utenti stradali e gli operatori a parere dell’Aci sono innumerevoli. Innanzitutto il documento digitale non potrà più essere smarrito o sottratto all’interessato e la contraffazione dell’importante documento sarà resa molto più difficoltosa per i malintenzionati. Le economie di gestione e conservazione digitale del supporto però non avranno ricadute dirette sugli automobilisti e le tariffe del Pra non diminuiranno. Solo l’intestatario del veicolo o un suo delegato potranno disporre del certificato digitale per le formalità di rito, specifica la circolare. La completa digitalizzazione del certificato di proprietà digitale avverrà gradualmente. Fino al prossimo mese di febbraio ci sarà infatti un regime transitorio che vedrà ancora la parziale presenza della carta nella gestione delle pratiche. In questa fase, per esempio, in attesa delle successive implementazioni procedurali gli atti predisposti dai notai e dai comuni continueranno a essere effettuati in modalità tradizionale.

 

5) Dall’Agenzia delle Dogane tutti i chiarimenti sull’abuso del diritto

L’Agenzia delle Dogane, con la nota n. 96267/RU/2015 pubblicata il 30 settembre 2015, si è soffermata sulle novità introdotte dal D.Lgs. n. 128/2015 sulla certezza del diritto, relative agli interpelli sulla configurabilità dell’abuso del diritto, nonché all’obbligo del contradditorio preventivo, non si applicano per gli accertamenti e i controlli aventi ad oggetto i diritti doganali.

Le nuove regole, introdotte ai commi da 5 a 11 del nuovo art. 10-bis dello Statuto dei diritti dei contribuenti prevedono la possibilità per il contribuente di proporre interpello all’Amministrazione finanziaria, secondo la procedura e gli effetti di cui all’art. 11 della legge n. 212/2000, al fine di conoscere se le operazioni che intende realizzare o che siano realizzate, costituiscano fattispecie di abuso del diritto, nonché l’obbligo del contradditorio preventivo con il contribuente prima dell’emanazione dell’atto impositivo con il quale si contesta l’eventuale abuso del diritto.

Viene stabilito, inoltre, che l’amministrazione, nella motivazione dell’atto di accertamento, debba fornire una formale e puntuale individuazione della condotta abusiva, a pena di nullità dell’atto di accertamento stesso.

Le nuove regole hanno efficacia a decorrere dal 1° ottobre 2015 (primo giorno del mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto legislativo stesso) e si applicano anche alle operazioni poste in essere in data anteriore alla loro efficacia per le quali, alla stessa data, non sia stato notificato il relativo atto impositivo.

Tali regole – chiarisce l’Agenzia delle Dogane - come espressamente previsto dall’art. 1, comma 4, D.Lgs. n. 128/2015, non trovano applicazione per gli accertamenti e per i controlli aventi ad oggetto i diritti doganali, i quali restano disciplinati dalle previsioni contenute negli articoli 8 e 11, D.Lgs n. 374/1990, nonché dalla normativa doganale dell’Unione Europea.

La disciplina comunitaria, prosegue l’Agenzia, già prevede il diritto di interpello, ossia la possibilità per l’interessato di richiedere all’autorità doganale decisioni, informazioni, informazioni tariffarie vincolanti ed informazioni vincolanti in materia di origine.

L’art. 11, comma 4-bis, D.Lgs n. 374/1990 e l’art. 12, comma 7, peraltro, in ottemperanza ai principi stabiliti dalla Corte di Giustizia UE prevedono che l’autorità doganale, sia in sede di accessi ispezioni o verifiche, che nel caso di revisione di accertamento eseguita in ufficio, prima di emanare l’atto accertativo, deve assegnare all’operatore un termine di 30 giorni affinché questi possa comunicare all’ufficio eventuali osservazioni e richieste. L’atto di accertamento non potrà essere notificato prima dello spirare del termine di 30 giorni.

(Agenzia delle Dogane, nota n. 96267/RU/2015)

 

6) Voluntary disclosure: decreto in Gazzetta Ufficiale

E’ stato pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale n. 227 del 30 settembre 2015, il D.L. n. 153 del 30 settembre 2015, che ha prorogato la voluntary disclosure.

Rispettando l’ormai consolidata tradizione secondo cui gli slittamenti degli adempimenti fiscali vengono concessi solo quando il termine sta per scadere, è arrivata, sul filo di lana, la proroga della scadenza fissata al 30 settembre, per l’adesione alla voluntary disclosure.

Il provvedimento interviene su più livelli: da un lato, proroga al 30 novembre la possibilità di aderire alla procedura inviando l’istanza telematica; dall’altro, concede un maggior lasso temporale - fino al 30 dicembre - per completare la pratica con l’invio della relazione di accompagnamento e dei documenti a corredo, dilazione che vale anche per chi ha già presentato l’istanza. Congelati anche i termini di prescrizione per i periodi d’imposta in scadenza al 31 dicembre 2015.

Regolarizzazione capitali, c’è tempo fino al 30 novembre 2015 per aderire alla Voluntary Disclosure. Con gettito 2015 accertato niente aumenti benzina e acconti IRES e IRAP

Nel frattempo il MEF ha pubblicato il comunicato stampa del 01 ottobre 2015.

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed è in vigore il decreto legge che proroga il termine per l’adesione alla Voluntary Disclosure, la procedura che consente di far emergere e regolarizzare i capitali detenuti all’estero. I contribuenti interessati hanno tempo fino al 30 novembre 2015 per presentare l’istanza e fino al 30 dicembre 2015 per completare la presentazione della relativa documentazione. Anche coloro che hanno attivato la procedura prima dell’entrata in vigore del decreto di proroga, possono produrre i documenti e le informazioni necessarie entro il 30 dicembre 2015. Con lo stesso decreto viene evitato l’aumento delle accise sui carburanti per autotrazione, che sarebbe altrimenti scattato dal 30 settembre. L’aumento delle accise, infatti, era previsto come clausola di salvaguardia per la mancata autorizzazione da parte della Commissione europea all’estensione del meccanismo del REVERSE CHARGE per l’Iva al settore della grande distribuzione. La clausola viene quindi disattivata e per compensare gli effetti finanziare negativi per il 2015 (728 milioni) si utilizza una quota del gettito della Voluntary Disclosure, accertato dall’Agenzia delle Entrate per il medesimo anno. Il gettito derivante dalla collaborazione volontaria e accertato dall’Agenzia delle Entrate per il 2015 consente di disinnescare anche un’altra clausola di salvaguardia introdotta dal precedente governo, che avrebbe comportato l’aumento degli acconti ires e irap (671 milioni). In questo caso non si è reso necessario introdurre una specifica norma per la compensazione degli effetti, perché tale disposizione è già contemplata nel decreto legge ‘proroga termini’ dello scorso anno (DL del 31 dicembre 2014 n. 192, convertito dalla legge 27 febbraio 2015 n. 11).

Liti tributarie in calo

Liti tributarie pendenti al 30 giugno 2015 in calo dell’8% rispetto al 2014. Le controversie tributarie pendenti al 30 giugno 2015 ammontano a 559.219, in diminuzione dell’8,12% rispetto alla stessa data dell’anno precedente, a conferma di un trend iniziato dal mese di giugno 2012. Lo ha reso noto il Ministero delle finanze.

Nel periodo aprile-giugno 2015, inoltre, sono state definite 80.912 controversie, in lieve diminuzione (-0,72%, pari a -589 ricorsi) rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente.

In particolare, in tale trimestre i ricorsi pervenuti in entrambi i gradi di giudizio sono stati 69.686, con un incremento del 9,42% (pari a +5.999 controversie) rispetto al secondo trimestre dell’anno precedente.

In relazione al primo grado di giudizio, viene osservato che i nuovi ricorsi presso le Commissioni tributarie provinciali (C.T. Prov.), pari a 50.215, registrano un incremento tendenziale dell’8,44%, maggiormente riscontrabile nelle cause di valore superiore a 20 mila euro (+14% circa). I ricorsi definiti, pari a 66.542, mostrano una lieve riduzione dello 0,20% rispetto all’analogo periodo del 2014.

Nelle Commissioni tributarie regionali (C.T. Reg.), gli appelli pervenuti nel secondo trimestre del 2015, pari a 19.471, registrano un aumento tendenziale del 12,02%, concentrato prevalentemente nelle controversie di valore inferiore a 20 mila euro (+20% circa). I ricorsi definiti, pari a 14.370, mostrano una diminuzione tendenziale del 3,06%.

Per quanto riguarda l’esito delle controversie nel periodo in esame, viene rilevato nelle Commissioni provinciali una percentuale di giudizi completamente favorevoli all’Ente impositore di circa il 45%, per un valore complessivo di 2.585,69 milioni di euro; i giudizi completamente favorevoli al contribuente sono stati pari al 33%, per un valore di 2.428,50 milioni, mentre i giudizi intermedi sono stati circa il 10%, per un valore complessivo di 701,09 milioni.

Nelle Commissioni regionali, la percentuale delle cause concluse in modo del tutto favorevole all’Ente impositore è stata di circa il 45%, per un valore complessivo pari a 1.364,28 milioni, quella dei giudizi completamente positivi nei confronti del contribuente è stata pari a circa il 40%, per un valore complessivo di 1.262,61 milioni, mentre i giudizi intermedi sono stati circa il 9%, per un valore complessivo di 638,89 milioni.

 

7) Dall’Inps arriva la stop all’indennità ASpI per i lavoratori sospesi

Con l’avvenuta abrogazione fatta dal D.Lgs. 148/2015, adesso le prestazioni dell’Inps vengono previste solo per le giornate di sospensione intervenute fino allo 23 settembre 2015.

E’ questa la precisazione contenuta nel messaggio dell’Inps n. 6024 del 30 settembre 2015.

In particolare, con la pubblicazione del Decreto Legislativo n. 148 del 14 settembre 2015 (Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183) è stato abrogato l’articolo 3, comma 17, della legge 28 giugno 2012, n. 92.

Per conseguenza - su parere concorde del Ministero del lavoro e delle politiche sociali – l’Inps non potrà più erogare prestazioni di “indennità di disoccupazione ASpI per lavoratori sospesi” per le giornate di sospensione intervenute dal 24 settembre 2015, giorno di entrata in vigore del predetto decreto.

Per quanto riguarda le richieste di “indennità di disoccupazione ASpI per lavoratori sospesi”, per periodi che contengono anche le giornate successive al 23 settembre 2015, la procedura INPS, al momento della liquidazione delle suddette indennità, automaticamente prenderà in considerazione solo i periodi fino al 23 settembre 2015, ultimo giorno di vigenza della normativa.

Le richieste di “indennità di disoccupazione ASpI per lavoratori sospesi” potranno essere presentate, al più tardi, fino alla data del 12 ottobre 2015, corrispondente al 20° giorno successivo al 23 settembre 2015 (ultimo giorno utile di sospensione per il quale è possibile erogare l’indennità di disoccupazione ASpI per lavoratori sospesi). Resta fermo il limite di spesa di 20 milioni di euro per l’anno 2015, pertanto, l’Istituto erogherà la prestazione in argomento sulla base della data di presentazione delle richieste entro il predetto limite.

 

8) Costi da fatture false deducibili?

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19419 del 30 settembre 2015, ha stabilito che ai fini delle imposte sui redditi sono deducibili i costi delle operazioni soggettivamente inesistenti per il solo fatto che siano stati sostenuti.

In particolare, la Corte Suprema ha precisato che i costi in oggetto sono deducibili anche nell’ipotesi in cui l’acquirente sia consapevole del carattere fraudolento delle operazioni, salvo nelle ipotesi:

- di contrasto con i principi di effettività, inerenza, competenza, certezza e determinatezza o determinabilità;

- di costi relativi a beni o servizi direttamente utilizzati per il compimento di un delitto colposo.

Tali costi non danno invece diritto alla detrazione dell’IVA, concessa solo se il cessionario prova la sua buona fede.

Dunque, niente detrazione dell'IVA, pur mantenendo la possibilità di deduzione delle imposte sui redditi.

Nel caso di specie, la Cassazione hanno rigettato il ricorso di una S.r.l. contro l’Agenzia delle entrate. In tema di imposte sui redditi, hanno osservato i giudici supremi, ai sensi dell’art. 14 comma 4-bis della Legge 24 dicembre 1993, n. 537, sono deducibili i costi delle operazioni soggettivamente inesistenti – inserite oppure no in una frode carosello – per il solo fatto che siano stati sostenuti, a meno che non si tratti di costi in contrasto con i “principi di effettività, inerenza, competenza, certezza, determinatezza o determinabilità, oppure di costi relativi a beni o servizi direttamente utilizzati per il compimento di un delitto non colposo”.

In merito all'IVA, la Corte ha espresso che in ambito di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti, “l'IVA che il cessionario assume di aver pagato al cedente […] non è detraibile, perché pagata ad un soggetto che non era legittimato alla rivalsa, né era assoggettato all'obbligo di pagamento dell'imposta: e ciò in quanto […] il diritto di detrarre l’IVA fatturata è connesso, come regola generale, all’effettiva realizzazione di un’operazione imponibile”.

Pertanto, l’esercizio di tale diritto non si estende all’imposta dovuta solo perché indicata in fattura.

 

9) F24: ecco la causale contributo “LAV1” denominata “Ente Bilaterale Nazionale EBILAV”

Istituita dall’Agenzia delle entrate una causale contributo per la riscossione, tramite modello F24, dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Bilaterale Nazionale “EBILAV”.

L’ente bilaterale, tramite apposita convenzione sottoscritta con l’Inps, ha affidato all’istituto previdenziale la riscossione, tramite modello F24, delle somme di propria spettanza.

Pronta la causale contributo “LAV1”, che deve essere indicata nell’apposito campo della delega di pagamento (modello F24) per consentire il versamento degli importi da destinare al finanziamento dell’ente bilaterale nazionale “Ebilav”.Nella risoluzione n. 82/E del 1° ottobre 2015, anche le istruzioni per la corretta compilazione del modello.

L’istituzione della causale scaturisce dalla convenzione dello scorso 7 luglio, sottoscritta da Inps ed Ebilav, per affidare all’istituto previdenziale il servizio di riscossione, tramite modello F24, dei contributi per il finanziamento dell’ente bilaterale.L’Inps, infatti, sulla base della convenzione 9 gennaio 2008 (e successivi rinnovi) stipulata con l’Agenzia delle Entrate, si occupa della riscossione dei contributi che le competono e di quelli previsti dalla legge 311/1973 (tale norma riconobbe la possibilità, per gli enti previdenziali, di provvedere all’esazione dei contributi associativi dovuti dagli iscritti e di quelli per assistenza contrattuale stabiliti dai contratti di lavoro).

La “neonata” causale contributo va esposta nell’apposito campo presente nella sezione “Inps”, in corrispondenza della colonna “importi a debito versati”.Inoltre, devono essere indicati:

- il codice della sede Inps competente, nel campo “codice sede”;

- la matricola Inps dell’azienda, nel campo “matricola Inps/codice Inps/filiale azienda”;

- il mese e l’anno di riscossione del contributo, nel campo “periodo di riferimento”, colonna “da mm/aaaa” (la colonna “a mm/aaaa” non va compilata).

 

10) Verifiche ispettive per le aziende che hanno usufruito dell’esonero contributivo

Il Ministero del Lavoro, con il comunicato stampa del 30 settembre 2015, informa circa il rafforzamento delle attività ispettive, in collaborazione con INPS, per identificare i casi di precostituzione irregolare delle condizioni per beneficiare della decontribuzione previdenziale (prevista dalla Legge n. 190/2014 – Legge di Stabilità 2015).

La Direzione generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del lavoro ha avviato, già dal mese di giugno, degli specifici accertamenti, che ora vengono rafforzati attraverso una stretta collaborazione con l’INPS.

I possibili comportamenti elusivi volti alla precostituzione artificiosa delle condizioni utili a godere dell’esonero saranno oggetto di attenzione attraverso l’incrocio delle banche dati già esistenti. L’INPS fornirà infatti a ciascuna Direzione territoriale del lavoro la lista delle imprese interessate e, in relazione ad esse, saranno esaminate le posizioni lavorative, anche precedenti, del personale per il quale si fruisce dell’esonero.

Già sulla base di un’attenta attività di intelligence sarà dunque possibile evidenziare quei comportamenti fraudolenti, rispetto ai quali saranno attivate specifiche iniziative ispettive e adottati gli opportuni provvedimenti penali e civili, che potranno coinvolgere anche eventuali soggetti terzi che abbiano contribuito alla realizzazione di questi comportamenti.

Il Ministero del Lavoro era già intervenuto sull’argomento emanando la lettera circolare n. 9960 del 17 giugno 2015, con la quale aveva fornito, ai propri ispettori, indicazioni operative finalizzate ad identificare i casi di fruizione indebita dell’esonero contributivo triennale.

 

Vincenzo D’Andò