Diario quotidiano del 2 ottobre 2015: lo studio di settore non è ritrattabile; Voluntary disclosure: decreto in G.U.

 

 Indice:
 1) Studio di settore non ritrattabile: cassazione ribadisce
 2) Erario: é possibile permutare l’auto senza avere negative conseguenze fiscali
 3) Atti fiscali firmati dai dirigenti illegittimi: la nullità può essere chiesta anche in udienza
 4) Cessione auto: dal prossimo 5 ottobre debuttano i certificati digitali
 5) Dall’Agenzia delle Dogane tutti i chiarimenti sull’abuso del diritto
 6) Voluntary disclosure: decreto in Gazzetta Ufficiale
 7) Dall’Inps arriva la stop all’indennità ASpI per i lavoratori sospesi
 8) Costi da fatture false deducibili ?
 9) Modello F24: ecco la causale contributo “LAV1” denominata “Ente Bilaterale Nazionale EBILAV”
 10) Verifiche ispettive per le aziende che hanno usufruito dell’esonero contributivo
 

 
1) Studio di settore non ritrattabile: cassazione ribadisce
La Suprema Corte rimarca i paletti sulla possibilità per il contribuente di correggere i dati. A poco tempo dalla precedente decisione viene ribadito che la dichiarazione statistica non si emenda con l’adeguamento. La dichiarazione dei redditi non è emendabile con l’adeguamento agli studi di settore, trattandosi di un atto negoziale e non di un mero errore materiale. Questo anche se il contribuente lo attribuisce a problemi del software.
Ecco perché, ha affermato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 19410 del 30 settembre 2015, il Fisco può emettere la cartella di pagamento sulla base di quanto dichiarato dal cittadino.
Per evitare l’atto impositivo, il contribuente avrebbe dovuto provare un’obiettiva riconoscibilità dell’errore contenuto nella dichiarazione, essendo del tutto insufficiente il mero richiamo a problemi del software. È infatti ormai noto che il principio della emendabilità e ritrattabilità di ogni dichiarazione fiscale si riferisce alle sole ipotesi in cui la dichiarazione risulti frutto di un errore, testuale o extratestuale, di fatto o di diritto, essendo peraltro evidente che tale errore debba essere allegato, specificato e provato e che l’errore emendabile deve sempre riguardare il contenuto proprio della dichiarazione di scienza, non la manifestazione di volontà implicita nell’esercizio di un’opzione offerta dal legislatore, come disciplinata dal Dpr n. 131 del 1986, art. 52.
Nota di variazione IVA esclusa per le ulteriori prestazioni
La previsione di servizi aggiuntivi, con funzione incentivante, non incide sul prezzo dell’operazione principale.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19412 del 30 settembre 2015, è tornata a occuparsi della disciplina degli abbuoni e sconti, ovvero delle variazioni in diminuzione del prezzo di vendita, precisando che tali fattispecie non ricorrono nel caso di corrispettivi ricevuti per prestazioni ulteriori rispetto al servizio principale.
In particolare, è stata ritenuta corretta la decisione della Commissione Tributaria Regionale, che, riformando quella del giudice di primo grado, aveva ritenuto legittimi gli avvisi di accertamento dell’Agenzia delle entrate, per effetto dei quali era stata liquidata la maggiore Iva dovuta da una concessionaria a causa della mancata contabilizzazione dei corrispettivi erogati dalla concedente in ragione di servizi aggiuntivi rispetto alla prestazione principale avente ad oggetto la rivendita in concessione di autoveicoli.
 
2) Erario: é possibile permutare l’auto senza avere negative conseguenze fiscali
Permutare l’auto non è antieconomico. È nullo l’accertamento induttivo a carico dell’imprenditore che, pur avendo sopravvalutato l’usato, lo giustifica con la necessità di mercato. Pertanto, non pone in essere una condotta antieconomica tale da…

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