Diario quotidiano dell’1 ottobre 2015: tante novità nella gestione dell’IVA intracomunitaria

Pubblicato il 1 ottobre 2015



per l’ente pubblico niente soggettività Iva se manca il requisito dell’indipendenza; per le Onlus in arrivo nuovi aiuti; agevolazioni sul gasolio per autotrazione: dichiarazione da presentare entro il 31 ottobre 2015; cessioni intracomunitarie non imponibili anche senza la partita Iva dell’acquirente; congresso nazionale dei commercialisti, parte il conto alla rovescia; come assistere il contribuente presso le commissioni tributarie; Entrate: servizi telematici potenziati, CIVIS e PEC risposte entro 10 giorni; Iva e-commerce transfrontaliero: la UE avvia una consultazione per rivitalizzare il settore; la pressione fiscale attanaglia di più le cooperative; ESMA: documento di consultazione sul formato elettronico unico di comunicazione delle relazioni finanziarie annuali

 

 Indice:

 1) Per l’ente pubblico niente soggettività Iva se manca il requisito dell’indipendenza

 2) Per le Onlus in arrivo nuovi aiuti

 3) Agevolazioni sul gasolio per autotrazione: dichiarazione da presentare entro il 31 ottobre 2015

 4) Cessioni intracomunitarie non imponibili anche senza la partita Iva dell’acquirente

 5) Congresso nazionale dei commercialisti, parte il conto alla rovescia

 6) Come assistere il contribuente presso le commissioni tributarie

 7) Entrate: servizi telematici potenziati, CIVIS e PEC risposte entro 10 giorni

 8) Iva e-commerce transfrontaliero: la UE avvia una consultazione per rivitalizzare il settore

 9) La pressione fiscale attanaglia di più le cooperative

 10) ESMA: documento di consultazione sul formato elettronico unico di comunicazione delle relazioni finanziarie annuali

 

 

1) Per l’ente pubblico niente soggettività Iva se manca il requisito dell’indipendenza

Si tratta di unità dell’ente pubblico che non sono dotate di personalità giuridica propria.

Secondo la Corte di Giustizia UE, sentenza del 29 settembre 2015 (causa C-276/14), le unità organizzative di un comune non possiedono una soggettività passiva IVA distinta da quella dell’ente locale se non soddisfano il criterio di indipendenza previsto dalla direttiva n. 2006/112/CE. Tale situazione ricorre quando le unità organizzative, da un lato, svolgono le attività commerciali loro assegnate in nome e per conto del comune e non rispondono dei danni provocati da tali attività e, dall’altro, non si assumono il rischio economico legato all’esercizio delle attività in parola non disponendo di un proprio patrimonio, non generano entrate proprie e non si assumono i costi relativi alle attività in questione.

È questa la conclusione a cui è pervenuta la Corte di Giustizia UE in merito alla questione volta a stabilire se le unità organizzative iscritte al bilancio del comune, come le scuole e i circoli culturali, possano considerarsi soggetti passivi IVA anche se prive di autonomia nell’esercizio delle loro attività.

La controversia comunitaria, che ha visto contrapposti un ente di diritto pubblico polacco e l’amministrazione fiscale nazionale, verte sull’interpretazione dell’articolo 9 della citata direttiva 112.

Un comune polacco svolge i compiti pubblici ad esso affidati mediante circa 300 unità iscritte al bilancio e diverse aziende territoriali pubbliche come scuole, istituti culturali, ispettorati distrettuali e polizia. Per adempiere ai propri obblighi tributari, lo stesso Comune interessa il competente ministero delle Finanze polacco per chiedere un espresso parere in materia di soggetti passivi Iva. A giudizio dell’amministrazione locale, infatti, poiché solo il comune soddisfaceva il criterio previsto all’articolo 15 della legge nazionale sull’Iva, relativo all’esercizio in modo autonomo di un’attività economica, si doveva ritenere che solo il comune stesso potesse essere soggetto passivo dell’Iva, anche per tutte quelle attività economiche realizzate da unità e aziende ad esso facenti riferimento. Il ministero delle Finanze sosteneva, però, che poiché dette unità erano iscritte al bilancio del comune stesso ed erano dallo stesso giuridicamente distinte, realizzavano attività economiche in modo indipendente per cui dovevano essere considerate a loro volta veri e propri soggetti passivi dell’Iva.Contro tali interpretazioni ministeriali, il comune proponeva ricorso in annullamento dinanzi la competente magistratura amministrativa polacca che svolgeva un’attenta analisi sia del diritto interno in materia di Iva che della normativa europea applicabile al caso di specie. Rilevava, dunque, che l’articolo 9, paragrafo 1, della direttiva Iva, deve essere interpretato, conformemente alla giurisprudenza della Corte, nel senso che chiunque eserciti un’attività economica in modo indipendente sia soggetto all’Iva. D’altro canto, però, analizzando lo status particolare delle unità iscritte al bilancio comunale si evince che queste ultime sono unità organizzative prive di personalità giuridica, che non dispongono di beni propri ma si limitano a gestire alcuni beni di pertinenza comunale. I giudici amministrativi polacchi hanno quindi ritenuto che un’unità iscritta al bilancio comunale, data la mancanza di autonomia nell’esercizio di un’attività economica, non è soggetta all’Iva. Dubbi invece hanno mostrato i giudici territoriali circa il fatto che il medesimo ragionamento possa essere utilizzato con riferimento agli enti di diritto pubblico privi di specifica autonomia che effettuano operazioni soggette all’Iva. Per tale ragione hanno ritenuto corretto interessare i colleghi sovranazionali per domandare loro se alla luce del diritto comunitario un’unità organizzativa di un comune possa e debba essere considerata soggetto passivo dell’Iva qualora effettui operazioni in veste diversa da quella di pubblica autorità ai sensi dell’articolo 13 della direttiva Iva, anche nell’eventualità che non soddisfi il requisito dell’autonomia o indipendenza previsto dall’articolo 9, paragrafo 1, della medesima direttiva.

Per quanto concerne il diritto dell’Unione europea, l’articolo 9, paragrafo 1, della direttiva Iva 2006/112/CE statuisce che si considera soggetto passivo chiunque esercita, in modo indipendente e in qualsiasi luogo, un’attività economica, indipendentemente dallo scopo o dai risultati di detta attività. Si considera invece attività economica ogni attività di produzione, di commercializzazione o di prestazione di servizi. Il successivo articolo 13, prevede che gli Stati, le regioni, le province, i comuni e gli altri enti di diritto pubblico non sono considerati soggetti passivi per le attività od operazioni che esercitano in quanto pubbliche autorità, anche quando, in relazione a tali attività od operazioni, percepiscono diritti, canoni, contributi o retribuzioni. A tale disposizione fa eccezione il caso in cui il non assoggettamento ad iva rischi di provocare concrete distorsioni della concorrenza.

Per quanto riguarda invece il diritto polacco, l’articolo 15, paragrafi 1 e 6, della legge dell’11 marzo 2004 sull’imposta sui beni e sui servizi, dispone che sono considerati soggetti passivi le persone giuridiche, le unità organizzative senza personalità giuridica nonché le persone fisiche che esercitano in modo autonomo una delle attività economiche espressamente previste, indipendentemente dallo scopo o dai risultati di tale attività. A tale regola generale è prevista una chiara eccezione, ed infatti non sono considerati soggetti passivi né gli organi delle pubbliche autorità né gli organismi alle dipendenze di queste ultime, relativamente ai compiti assegnati dalle norme di leggi speciali, per la cui attuazione sono stati designati, ad eccezione delle operazioni effettuate sulla base di contratti di diritto privato.

Chiamati a pronunciarsi sulla questione pregiudiziale sollevata dalla magistratura polacca, gli eurogiudici hanno innanzitutto chiarito come per delimitare la portata di una disposizione di diritto dell’Unione sia necessario tener conto, ad un tempo solo, del suo tenore letterale, del suo contesto e delle sue finalità. Per quanto concerne la direttiva Iva occorre, per permettere un’applicazione più uniforme possibile di tale normativa, che le nozioni che definiscono tale sfera di applicazione, quali quelle di operazioni imponibili, di soggetti passivi e di attività economiche, siano interpretate in modo autonomo e uniforme, indipendentemente dagli scopi e dai risultati delle operazioni contingenti. Ai sensi del richiamato articolo 9, paragrafo 1, della direttiva, affinché un ente di diritto pubblico possa essere qualificato come soggetto passivo ai fini Iva, esso deve esercitare in modo indipendente un’attività economica. Relativamente alla fattispecie sottoposta alla loro attenzione, i giudici di lussemburgo hanno rilevato come non sia in discussione il fatto che si sia in presenza di vere e proprie attività di natura economica, non rientranti, tra l’altro, nella vista eccezione rappresentata dall’articolo 13 della medesima direttiva. La questione è quindi quella di stabilire se unità iscritte al bilancio comunale esercitino le attività economiche di cui trattasi in modo indipendente e debbano perciò essere soggette all’Iva o meno. E per far ciò, ha sottolineato la Corte, occorre indagare in che tipo di rapporto quest’ultima si trovi nell’esplicazione della propria attività, se sia ovvero in rapporto di subordinazione nei confronti del comune cui è collegata o meno. Nel caso in questione hanno rilevato i togati comunitari, risulta che le unità iscritte al bilancio del comune polacco svolgono le attività economiche loro assegnate in nome e per conto del comune stesso, che si assume rischi e oneri di tali attività, compreso il rischio economico. Ne consegue, secondo i giudici sovranazionali, che deve essere sposata appieno la tesi sostenuta dalla magistratura amministrativa della Polonia secondo la quale il comune e le unità iscritte al suo bilancio devono essere considerati, ai fini dell’imposizione sul valore aggiunto, un solo ed unico soggetto passivo ai sensi dell’articolo 9, paragrafo 1, della direttiva Iva.

Per tutto quanto sopra la Corte di giustizia Ue ha chiarito, risolvendo definitivamente la questione pregiudiziale alla stessa sottoposta, che “l’articolo 9, paragrafo 1, della direttiva Iva dev’essere interpretato nel senso che enti di diritto pubblico, quali le unità iscritte al bilancio comunale di cui al procedimento principale, non possono essere qualificati come soggetti passivi ai fini dell’Iva in quanto non soddisfano il criterio di indipendenza previsto da tale disposizione.”.

 

2) Per le Onlus in arrivo nuovi aiuti

Per promuovere la diffusione e il rafforzamento dell'economia sociale è stato istituito un regime di aiuto volto a sostenere la nascita e la crescita delle imprese operanti, in tutto il territorio nazionale, per il perseguimento degli interessi generali e delle finalità di utilità sociale con il Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 3 luglio 2015, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 224 del 26 settembre 2015.

Il suddetto decreto istituisce un regime di aiuto volto a sostenere la nascita e la crescita delle imprese operanti, in tutto il territorio nazionale, per il perseguimento degli interessi generali e delle finalità di utilità sociale.

Possono beneficiare degli interventi le seguenti imprese:

- imprese sociali costituite in forma di società;

- cooperative sociali anche non aventi qualifica di imprese sociali e relativi consorzi;

- società cooperative aventi qualifica di ONLUS;

Le agevolazioni saranno concesse nella forma di finanziamenti a tasso agevolato, con un tasso d’interesse pari almeno allo 0,50% annuo, con durata non superiore a 15 anni. Il finanziamento agevolato potrà essere assistito da idonea garanzia ed il contratto dovrà prevedere che il rimborso avvenga secondo un piano di ammortamento a rate semestrali costanti posticipate, scadenti il 30 giugno e il 31 dicembre di ogni anno.

Il decreto prevede inoltre che i finanziamenti agevolati saranno concessi a valere sul FRI, previa assegnazione delle risorse disposta dal CIPE.

Con successivo provvedimento a firma del direttore generale della Direzione generale per gli incentivi alle imprese che sarà pubblicato nel sito internet del Ministero dello Sviluppo Economico verrà indicata la data di apertura dei termini e le relative modalità.

Ecco di seguito i tratti salienti del nuovo strumento agevolativo.

Beneficiari

Sono ammesse all’agevolazione:

- imprese sociali, costituite in forma di società;

- cooperative sociali, anche non aventi qualifica di imprese sociali;

- società cooperative aventi qualifica di ONLUS.

Programmi ammissibili

I programmi di investimento, finalizzati alla creazione o allo sviluppo delle predette imprese e da realizzarsi in 36 mesi, devono essere:

- compatibili con le rispettive finalità statutarie;

- organici e funzionali all'attività esercitata;

- avviati dopo la presentazione della domanda di agevolazione (ovvero la data di inizio dei lavori relativi all'investimento oppure la data del primo impegno giuridicamente vincolante ad ordinare attrezzature deve avvenire dopo l’invio dell’istanza. L'acquisto del suolo aziendale e i lavori preparatori quali la richiesta di permessi o la realizzazione di studi di fattibilità non sono considerati come avvio del programma);

- che presentino spese ammissibili, al netto dell'IVA, non inferiori a 200.000 euro e non superiori a 10.000.000 di euro.

Agevolazione

Le agevolazioni sono concesse nella forma di finanziamenti a tasso agevolato con le seguenti caratteristiche:

- tasso d'interesse almeno pari allo 0,50% annuo;

- durata non superiore a 15 anni (comprensiva di un periodo di preammortamento commisurato alla durata in anni interi del programma e, comunque, non superiore a 4 anni decorrenti dalla data di sottoscrizione del contratto di finanziamento);

- eventuale prestazione di garanzia;

- rimborso secondo un piano di ammortamento a rate semestrali costanti posticipate, scadenti il 30 giugno e il 31 dicembre di ogni anno. Gli interessi di preammortamento sono corrisposti alle medesime scadenze.

 

3) Agevolazioni sul gasolio per autotrazione: dichiarazione da presentare entro il 31 ottobre 2015

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha reso disponibile il software per la compilazione della dichiarazione sui consumi di gasolio effettuati dagli autotrasportatori, relativa al terzo trimestre 2015. La dichiarazione deve essere presentata entro il prossimo 31 ottobre.

In particolare, l’Agenzia delle Dogane, con la nota n. 104552/RU del 29 settembre 2015, ha precisato che:

- è disponibile il software aggiornato per la compilazione e la stampa della dichiarazione;

- tenuto conto dei rimborsi riconosciuti in ragione dei precedenti aumenti dell’aliquota di accisa sul gasolio usato come carburante, la misura del beneficio riconoscibile è pari a 214,18609 euro per mille litri di prodotto, in relazione ai consumi effettuati tra il 1° luglio e il 30 settembre 2015.

Ferma restando l’esclusione dei soggetti che operano con mezzi di peso inferiore a 7,5 tonnellate, possono usufruire dell’agevolazione:

- gli esercenti l’attività di autotrasporto merci con veicoli di massa massima complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate;

- gli enti pubblici e le imprese pubbliche locali esercenti l’attività di trasporto ex D.Lgs. n. 422/1997;

- c) le imprese esercenti autoservizi di competenza statale, regionale e locale;

- gli enti pubblici e le imprese esercenti trasporti a fune in servizio pubblico per trasporto di persone.

Sono esclusi dall’agevolazione i soggetti che operano con mezzi di peso inferiore a 7,5 tonnellate, e vengono evidenziati quelli che possono usufruirne.

Il rimborso va chiesto tramite apposita dichiarazione agli Uffici di competenza entro il 31 ottobre 2015, i crediti potranno essere utilizzati in compensazione fino al 31 dicembre 2016. Dopo tale ultima data, può essere richiesto il rimborso in denaro per i crediti non utilizzati (in tal caso l’istanza dovrà essere presentata entro il 30 giugno 2017).

 

4) Cessioni intracomunitarie non imponibili anche senza la partita Iva dell’acquirente

Rimane non imponibile la cessione intracomunitaria, questo anche se l’acquirente non abbia più una partita IVA valida. Quello che conta è la buona fede del cedente.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 19368 del 29 settembre 2015.

Peraltro, la Commissione Tributaria Regionale aveva respinto il ricorso delle Entrate e di fatto annullato l’avviso di accertamento per IVA e la conseguente cartella di pagamento relativamente ad alcune cessioni poste in essere dalla società contribuente nei confronti di tre acquirenti di paesi comunitari: secondo l’Erario, tali cessioni dovevano considerarsi imponibili poiché gli acquirenti non erano più in possesso di una partita IVA valida al momento dell’effettuazione delle operazioni.

La CTR ha precisato che il cedente non ha l’obbligo automatico di controllare ogni singola operazione di vendita effettuata nel corso di un rapporto commerciale regolarmente iniziato. Quello che più rileva é la buona fede del contribuente.

Nell’ordinanza viene, quindi, osservato dalla Suprema Corte che: “La mancata attribuzione di un numero di identificazione o nella sua conferma assumono uno specifico rilievo, ai fini del diniego della non imponibilità della cessione, solo qualora tale violazione formale abbia l’effetto di impedire la dimostrazione certa che i requisiti sostanziali dell’operazione intracomunitaria siano stati soddisfatti, posto che tali omissioni di per sé non giustificano il diniego”.

 

5) Congresso nazionale dei commercialisti, parte il conto alla rovescia

“Semplificare per crescere. I commercialisti, energia per lo sviluppo”: è il titolo del Congresso nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, in programma a Milano il 15 e 16 ottobre

“Semplificare per crescere. I commercialisti, energia per lo sviluppo”: è il titolo del Congresso nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, in programma a Milano il 15 e 16 ottobre, presso il MiCo, presentato nel corso di una conferenza stampa. Due giorni di confronto con un programma fittissimo: due sessioni plenarie e 11 workshop ai quali prenderanno parte esponenti delle istituzioni, della politica e delle professioni.

Fisco, beni sequestrati alle mafie, insediamenti produttivi strategici, enti pubblici, imprese, terzo settore, diritto societario, lavoro, evoluzione tecnologica saranno i temi al centro dei dibattiti dai quali emergeranno dettagliate proposte di semplificazione e di razionalizzazione, messe “nero su bianco” dai commercialisti per essere “donate” alla politica.

“Questo congresso – spiega il presidente nazionale della categoria, Gerardo Longobardi – sarà fortemente caratterizzato dalla concretezza delle proposte che presenteremo, in ambiti tra loro diversi ma tutti egualmente decisivi per un migliore funzionamento del sistema economico. Le nostre assise cadono in un momento particolare per l’economia del Paese, in cui sempre più decisi sembrano farsi i segnali di ripresa. Una fase in cui le specializzazioni e le competenze della nostra professione possono davvero fare la differenza”.

“Siamo convinti – prosegue Longobardi – che la ripresa economica vada aiutata anche con una radicale semplificazione del nostro sistema fiscale e normativo. Ma siamo anche certi che semplificazione debba fare necessariamente rima con stabilità e certezza del diritto. Un fronte sul quale l’Italia è ancora in ritardo, con conseguenze negative sull’appeal complessivo del sistema Paese. L’impegno dei commercialisti italiani è quello di fornire alla politica e alle istituzioni un pacchetto di proposte concrete che puntano proprio a colmare questo ritardo. Dal nostro congresso emergerà con forza il profilo di una professione al servizio di cittadini e imprese”.

Concetti condivisi da Alessandro Solidoro, presidente dell’Ordine dei commercialisti di Milano. “L’Italia – afferma - non riporta sempre consensi incoraggianti in ambito internazionale. La legislazione è complessa, diffusi i dubbi interpretativi con alto rischio di contenzioso, i costi di compliance sono elevati, i rapporti tra fisco e contribuenti sono spesso basati su principi di reciproca diffidenza. Un quadro che scoraggia le imprese italiane a insediarsi all’estero ma anche le aziende straniere a investire in Italia. Occorre elaborare un nuovo progetto fiscale che permetta al Paese di competere nello scenario internazionale, con vantaggi tangibili tanto per l’internazionalizzazione delle imprese italiane, quanto nell’insediamento in Italia d’imprenditori stranieri”.

“Al congresso nazionale – conclude - presenteremo le nostre proposte di una legislazione ad hoc che sappia coniugare la certezza del diritto con l’equa imposizione della base imponibile. Serve un passo in avanti imperniato sulla sostanza economica delle operazioni e non su un premeditato, reciproco, sospetto. Occorre una piattaforma condivisa che impegni cittadini, imprese, politica, amministrazione e professionisti”.

(CNDCEC, comunicato del 30 settembre 2015)

 

6) Come assistere il contribuente presso le commissioni tributarie

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il 30 settembre 2015, ha pubblicato sul proprio sito internet la guida su come assistere il contribuente presso le commissioni tributarie. Si tratta di una carta dei servizi per il procedimento amministrativo.

In particolare, tale guida è stata redatta dalla Direzione della Giustizia Tributaria (D.G.T.), in un’ottica di trasparenza, orientamento e garanzia nei confronti del cittadino, rendendo, così, disponibile un documento guida per il procedimento amministrativo di autorizzazione all’esercizio dell’assistenza tecnica dinanzi le Commissioni tributarie (art. 63, comma 3, del DPR 600/1973).

Il documento, nelle vesti di “carta dei servizi”, illustra le modalità, i tempi, e le risorse materiali e umane coinvolte nel citato procedimento, dettagliando i relativi vincoli normativi.

Nella prima parte, la guida fornisce le coordinate degli uffici interessati dal procedimento. Successivamente il documento illustra la normativa di riferimento sulla rappresentanza tributaria che, si ricorda, prevede l’obbligo generalizzato di farsi assistere da un difensore, ad eccezione delle controversie tributarie di valore inferiore a 2582,28 euro (limite che sarà elevato a € 3.000,00 appena verrà attuata la delega fiscale), che possono essere proposte direttamente dalle parti interessate.

Oltre alla difesa riconosciuta ai professionisti abilitati (quali avvocati, commercialisti, ecc.) l’articolo 63, comma 3 del DPR 600/1973 prevede che “Il Ministero delle Finanze può autorizzare all’esercizio dell’assistenza e della rappresentanza davanti alle commissioni tributarie gli impiegati delle carriere dirigenziali direttiva e di concetto dell’amministrazione finanziaria nonché gli ufficiali e i sottufficiali della guardia di finanza collocati a riposo dopo almeno 20 anni di effettivo servizio. L’autorizzazione può essere revocata in ogni tempo con provvedimento motivato. Il Ministero tiene l’elenco delle persone autorizzate e comunica alle segreterie delle commissioni tributarie le relative variazioni”.

Il successivo comma 4 prevede, comunque, che “a coloro che hanno appartenuto all’amministrazione finanziaria e alla guardia di finanza, ancorché iscritti in un albo professionale o nell’elenco previsto nel precedente comma, è vietato, per due anni dalla data di cessazione del rapporto d’impiego, di esercitare funzioni di assistenza e di rappresentanza presso gli uffici finanziari e davanti le commissioni tributarie”.

A tal fine la guida contiene in allegato un fac-simile della domanda di autorizzazione, corredata dalla dichiarazione sostitutiva di atto notorio da inviare, previo assolvimento dell’imposta di bollo vigente, all’Ufficio VII della Direzione della Giustizia Tributaria.

L’Ufficio, nei 30 giorni successivi al ricevimento della documentazione, provvederà ad effettuare i dovuti controlli e, in caso di dichiarazioni mendaci, al mancato accoglimento della richiesta si accompagnerà anche l’adozione di un provvedimento di revoca dell’autorizzazione.

Il rilascio dell’autorizzazione comporta l’inserimento del nominativo del soggetto autorizzato in un apposito elenco pubblicato sul portale del MEF e della Giustizia Tributaria, in una sezione di prossima attivazione.

Avverso il provvedimento di diniego o di improcedibilità amministrativa potrà essere presentato, alternativamente, ricorso giurisdizionale al TAR entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento, ovvero ricorso straordinaria al Presidente della Repubblica.

Segnalazioni di disservizi

In caso di mancato rispetto degli impegni indicati nella presente Carta dei Servizi, gli interessati possono segnalare per iscritto gli eventuali disservizi riscontrati, anche al seguente indirizzo di posta elettronica: df.dgt.uff07@finanze.it, indicando le proprie generalità, l’oggetto e il motivo del reclamo. L’Amministrazione fornirà una risposta entro 30 giorni dal ricevimento del reclamo.

 

7) Entrate: servizi telematici potenziati, CIVIS e PEC risposte entro 10 giorni

Servizi online potenziati, adempimenti semplificati. Caf Cisl e Agenzia delle Entrate insieme per promuovere il telematico.

Punta a promuovere l’utilizzo dei canali telematici e a incentivare la semplificazione nei rapporti con i contribuenti l’accordo quadro siglato dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, e il presidente del Caf Cisl, Pietro Cerrito.

L’obiettivo comune è quello di rafforzare i canali web Civis e Pec per ottimizzare l’utilizzo delle risorse rendendo più facile e veloce l’adempimento da parte dei contribuenti.

Un impegno reciproco: Il Caf Cisl si impegna ad intraprendere iniziative di formazione su tutto il territorio nazionale per promuovere la cultura dell’utilizzo del canale telematico. In particolare, si propone di sensibilizzare le società convenzionate ad adoperare il canale Civis e il servizio Pec. L’Agenzia delle Entrate, a sua volta, si impegna a fornire risposte e assistenza richieste tramite questi due canali entro un termine massimo di 10 giorni lavorativi, oltre che a prevedere le modalità per fornire al rappresentante delle organizzazioni territoriali un appuntamento prioritario, in caso non sia disponibile una modalità telematica per il servizio richiesto o la richiesta tramite Civis o Pec non sia andata a buon fine.

Un osservatorio per monitorare le attività: L’Agenzia e il Caf Cisl hanno istituito un osservatorio, costituito da propri rappresentanti, per monitorare lo stato di avanzamento delle attività intraprese sul territorio in base all’accordo, valutare eventuali problemi nell’erogazione e nella fruizione dei servizi fiscali e individuare le relative soluzioni.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 152 del 30 settembre 2015)

 

8) Iva e-commerce transfrontaliero: la UE avvia una consultazione per rivitalizzare il settore

La Commissione Europea ha lanciato una consultazione pubblica - disponibile in lingua italiana: “Consultazione sulla modernizzazione dell’IVA per il commercio elettronico transfrontaliero” (scadenza 18 dicembre 2015).

La Commissione Europea, inoltre, ha lanciato una consultazione pubblica - disponibile non in lingua italiana: “Consultazione sulla revisione della legislazione in vigore sulla struttura dei diritti delle accise sull’alcole e sulle bevande alcoliche” (scadenza 27 novembre 2015).

(Ministero dell’Economia e Finanze, nota del 30 settembre 2015)

 

9) La pressione fiscale attanaglia di più le cooperative

Cooperative spremute dal fisco più delle SpA. Nel 2013 la pressione fiscale è stata superiore per le cooperative rispetto alle società per azioni (7,7% per le prime contro il 6,8% per le seconde) soprattutto a seguito del maggior peso degli oneri sociali e delle imposte sui redditi da lavoro. È quanto è emerso dal un rapporto sulla cooperazione, realizzato da Euricse e presentato il 30 settembre 2015 a Roma da Alleanza delle Cooperative Italiane. Tra il 2007 e il 2013 le cooperative hanno versato alle casse dello Stato 5,4 miliardi di euro in più di quelli che avrebbero versato se avessero mantenuto la produzione al livello del 2007 mentre nello stesso periodo le SpA hanno ridotto il loro contributo di ben 15,7 miliardi. Nonostante questa maggiore pressione tributaria, le cooperative italiane hanno continuato a creare posti di lavoro.

Secondo i dati Inps il numero di posizioni lavorative nelle cooperative alla fine di dicembre di ogni anno è aumentato, tra il 2008 e il 2013, di 80.575 unità, pari al 6,8%. Se si escludono le imprese agricole e i lavoratori con contratti di lavoro parasubordinati, l’aumento degli occupati dipendenti in cooperativa ha superato le centomila unità (quasi 102.000) con un aumento tra il 2009 e il 2013 del 10%. Nello stesso periodo gli occupati nelle imprese private diverse dalle cooperative sono diminuiti di poco meno di 500.000 unità (-5%).

L’andamento delle cooperative è stato migliore in tutti i settori, anche in quelli con calo dell’occupazione, ed è possibile stimare un contributo complessivo della cooperazione all’occupazione nel corso della crisi superiore a 220.000 posti di lavoro.

 

10) ESMA: documento di consultazione sul formato elettronico unico di comunicazione delle relazioni finanziarie annuali

Il 25 settembre 2015, l’ESMA ha pubblicato un documento di consultazione per l’elaborazione di standard tecnici volti a specificare il formato elettronico unico di comunicazione (“European Single Electronic Format” o “ESEF”) delle informazioni finanziarie delle società quotate.

Ai sensi della direttiva 2013/50/UE che modifica la direttiva Transparency, tutte le relazioni finanziarie annuali dovranno essere predisposte in un formato elettronico unico di comunicazione a partire dal 1° gennaio 2020 (art. 4).

La direttiva ha affidato all’ESMA il compito di elaborare standard di norme tecniche di regolamentazione, volte a specificare il formato elettronico unico di comunicazione, che dovranno poi essere adottate dalla Commissione Europea. La direttiva ha inoltre subordinato l’applicazione della disposizione al preventivo svolgimento di un’analisi sui costi e i benefici da parte della stessa ESMA.

Il documento di consultazione contiene:

(i) l’analisi degli obiettivi di policy sottesi all’introduzione dell’ESEF;

(ii) una rassegna delle pratiche correntemente seguite per la pubblicazione delle relazioni finanziarie;

(iii) la descrizione delle diverse opzioni possibili per l’implementazione dell’ESEF;(iv) le proposte della Commissione (si veda in particolare pag. 55 “Overall Preliminary Conclusions” e l'Allegato 4 su Draft Regulatory technical standard); (v) l’analisi costi-benefici (Allegato 3).

La Commissione chiede commenti sulle proposte di standard tecnici (si veda in particolare il questionario contenuto nell’Allegato 2) e sull’analisi costi-benefici.

La consultazione si chiude il 24 dicembre 2015.

ESMA – Rapporto Finale – Progetto di norme tecniche relative all’accesso alle informazioni regolamentate a livello europeo

Il 25 settembre 2015, l’ESMA ha pubblicato il Rapporto Finale sul progetto di norme tecniche relative all’accesso alle informazioni regolamentate a livello europeo.

L’art. 21-bis della direttiva 2013/50/UE che modifica la direttiva Transparency ha previsto un sistema di interconnessione dei meccanismi designati ufficialmente e l’istituzione, entro il 1 gennaio 2018, di un portale che funge da punto di accesso elettronico europeo alle informazioni regolamentate. L’art. 22 ha affidato all’ESMA il compito di elaborare i progetti di norme tecniche di regolamentazione che definiscono alcuni requisiti tecnici in merito all’accesso alle informazioni previste dalla regolamentazione a livello UE.

Il Rapporto Finale contiene le proposte di standard tecnici (v. Allegato 4) che l’ESMA deve presentare, dopo la pubblicazione, alla Commissione Europea per l’adozione; la Commissione ha tre mesi per decidere sull'endorsement.

(Assonime, nota del 30 settembre 2015)

 

Vincenzo D’Andò