Prelievi non giustificati e tassa sul bancomat: le prospettive dal decreto in essere

 
Siamo tornati al punto di partenza ed il Governo, chiamato alla seconda lettura ed approvazione dello schema di decreto avente ad oggetto la revisione delle sanzioni, ha deciso di non abolire più le presunzioni relative ai prelevamenti bancari delle imprese e dei professionisti.
L’Esecutivo ha tenuto conto delle osservazioni delle competenti commissioni parlamentari che chiedevano l’eliminazione della sanzione amministrativa dal 10% al 50% delle somme prelevate e non indicate nella contabilità, senza che il contribuente fosse in grado di fornire il nominativo del beneficiario. Trattandosi di un comportamento potenzialmente in grado di ostacolare le finalità di controllo la prima versione del Decreto legislativo prevedeva, in questo caso, l’irrogazione di una sanzione amministrativa.
Gli operatori, ma anche le stesse Commissioni parlamentari. hanno richiesto l’abrogazione di tale sanzione ed il Governo, accogliendo la richiesta, ha reintrodotto la presunzione secondo la quale i prelevamenti non giustificati sono ancora considerati come compensi o ricavi in “nero”. Siamo di fatto tornati al punto di partenza come se il decreto delegato non fosse mai intervenuto sul punto specifico.
Sarà necessario però verificare, quando il testo normativo tornerà all’esame del Governo, se la presunzione in rassegna non sarà abrogata. Qualora la scelta fosse quella della mancata abrogazione l’ambito applicativo della presunzione interesserà esclusivamente i titolari di reddito di impresa. Infatti, gli esercenti arti e professioni potranno invocare la sentenza della Corte Costituzionale n. 228/2014 che ha riconosciuto l’irragionevolezza della corrispondenza del prelevamento ad un costo in “nero” a sua volta in grado di originare un compenso anch’esso in “nero”. Secondo la Consulta è arbitraria l’omogeneità di trattamento tra lavoratore autonomo e imprenditore con l’applicazione anche nei confronti degli esercenti arti e professioni della presunzione che inizialmente, in base al testo originario dell’art. 32, comma 1 del D.P.R. n. 600/1973 riguardava esclusivamente i titolari di reddito d’impresa.
 
Conseguentemente qualora in futuro l’Agenzia delle entrate dovesse applicare la presunzione in rassegna nei confronti degli esercenti arti e professioni, sarà sufficiente chiedere l’applicazione della sentenza della Corte Costituzionale al fine di ottenere una sentenza favorevole del giudice tributario.
I problemi maggiori riguarderanno, ove la presunzione in rassegna non venga abrogata dalla versione definitiva del decreto legislativo sulle sanzioni, i titolari di reddito di impresa. Tuttavia, anche i predetti soggetti non dovranno rinunciare a fare valere le proprie ragioni. Secondo quanto precisato dalla Circ. n. 32/E del 2006 “i verificatori devono astenersi da una valutazione rigida dei dati acquisiti, non trascurando le eventuali dimostrazioni, anche di natura presuntiva, che trattasi di spese non aventi rilevanza fiscale sia per la loro esiguità, sia per la loro occasionalità e, comunque, per la loro coerenza con il tenore di vita rapportato al volume di affari dichiarato”.
 
Pur apprezzando lo sforzo dell’Agenzia delle entrate i chiarimenti lasciano esposto il contribuente ad una serie di valutazioni soggettive del singolo verificatore. Non sarà agevole comprendere se la spesa (il prelevamento) non giustificata possa essere considerata occasionale o coerente con il proprio tenore di vita. La ricerca di parametri di tipo oggettivo è sicuramente più idonea ad ottenere la disapplicazione della presunzione. Ad esempio i prelevamenti non giustificati non dovrebbero determinare alcun effetto ai fini dell’accertamento qualora di importo non superiore all’utile di …

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