Le esclusioni da Irap: rassegna mensile di giurisprudenza

Premessa
Riprendiamo, dopo la pausa estiva, con il filone relativo all’ambito di applicazione dell’ IRAP, giunto alla sua ultima puntata, almeno per il momento, in quanto la giurisprudenza del 2015 sta già producendo interessante materiale per una successiva puntata.
Dedichiamo la puntata odierna a casi particolari, come quello dei professionisti che svolgono l’attività in locali altrui, o di quelli che hanno un reddito alto, passando da quelli che hanno una modesta struttura organizzativa o che utilizzano più studi. Infine, merita attenzione l’ultima sentenza, particolarmente interessante, che si occupa dell’aspetto sanzionatorio,
 
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Il professionista che eroga elevati compensi a terzi.
Ai fini dell’applicazione dell’Irap rileva la sussistenza di un’organizzazione di tipo imprenditoriale, a nulla rilevando il mezzo giuridico ovvero la forma societaria attraverso la quale essa sia attuata, purché sia reso possibile lo svolgimento “complesso” della “complessa” attività dei professionisti. L’attività di lavoro autonomo è infatti esclusa dall’applicazione dell’Irap soltanto quando si tratti di attività non autonomamente organizzata, ricorrendo, il requisito dell’autonoma organizzazione, quando il contribuente impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione oppure si avvalga in modo occasionale di lavoro altrui. Con riguardo specifico all’impiego non occasionale di lavoro altrui, costituente una delle possibili condizioni che configurano l’esistenza di un’autonoma organizzazione, la quale è presupposto impositivo dell’Irap, deve ritenersi soggetto ad imposta il professionista che, per prestazioni afferenti l’esercizio della propria attività, eroga elevati compensi a terzi, a nulla rilevando il mancato impiego da parte del contribuente di personale dipendente. Ciò vale anche nell’ipotesi in cui il reddito di lavoro autonomo sia stato conseguito mediante l’impiego, non occasionale, di una organizzazione costituita da una società di servizi retribuita a percentuale. Infatti, quello che rileva, agli effetti impositivi Irap, è la sussistenza di una organizzazione imprenditoriale, restando indifferente il mezzo giuridico col quale quest’ultima è attuata (dipendenti, ovvero società di servizi, ovvero associazione professionale) e che rende possibile lo svolgimento (complesso) della attività dei professionisti.
(Cassazione, sez. V, sentenza n. 22674/2014)
 
Il professionista che eroga compensi a terzi e non ha dipendenti.
E’ illegittima la pretesa recata dal ruolo emesso per IRAP a seguito di attività liquidatoria nei confronti del lavoratore autonomo qualora, non avendo impiegato personale dipendente ma essendosi avvalso di collaboratori saltuari, non abbia integrato per la propria attività il requisito della forma abituale e dell’autonoma organizzazione. Nel caso di specie il contribuente, quale lavoratore autonomo, risultava destinatario a seguito di attività liquidatoria, di un ruolo per IRAP relativa all’anno d’imposta 2005. L’ente impositore non aveva infatti considerato che, pur essendosi egli avvalso di collaboratori occasionali, non aveva integrato nell’esercizio della propria attività il requisito dell’autonoma organizzazione.
(Commissione Tributaria Regionale Lazio, sentenza n. 3422/IX/2014)
 
E’ sempre da motivare la motivazione dell’assoggettamento all’imposta
La Suprema Corte, nel ribadire che il requisito dell’autonoma organizzazione costituisce il presupposto impositivo dell’IRAP, ha cassato con rinvio la decisione del giudice tributario che, in una controversia tra il titolare di una attività di consulenza informatico-commerciale e l’Agenzia delle Entrate, aveva omesso di motivare in ordine alle…

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